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“Dance – Perché balliamo?” Akram Khan guiderà i telespettatori in un viaggio nella danza per Sky Arte

“Dance – Perché balliamo?” si sviluppa in 5 episodi e sarà disponibile su Sky Arte (canali 120 e 400) in contemporanea in 5 Paesi (Italia, Regno Unito, Irlanda, Germania e Austria). Akram Khan guiderà i telespettatori in un viaggio che ripercorre gli stili di danza – dalle danze tradizionali indiane, al jooking, dal balletto classico alla danza contemporanea, al tango, al flamenco, al butoh all’hip hop, alle danze rituali – incontrando di volta in volta nel mondo artisti di riferimento per il genere.

Attraversando continenti e decenni, Akram Khan cercherà risposte alla domanda: “Perché balliamo?”

In ogni episodio ci saranno performances inedite, realizzate per l’occasione, e i contributi originali di alcuni tra i migliori coreografi di tutto il mondo. Dall’inglese Wayne McGregor all’americano Bill T. Jones; da Lin Hwai Min a Christian Spuck; da Angelin Preljocaj ad Alonzo King, dal keniano Fernando Anuang’a al Kathak di Aditi Mangaldas; da Germaine Acogny a Eva Yerbabuena, da Sasha Waltz a Sharon Eyal; da Enzo Cosimi a Jan Fabre, da Boris Charmatz a Lil Buck e al butoh, da Cecilia Bengolea e François Chaignaud alla mixability di Candoco.

Ognuno dei cinque episodi racconta e approfondisce la danza rispetto a un elemento chiave che la definisce nella società, rispondendo alla domanda iniziale: “Perché balliamo?” Tra le risposte, il senso di appartenenza: balliamo per sentirci parte di un disegno più grande, trovare rifugio e unione nella comunità. Balliamo per raccontare delle storie: dalle storie d’amore senza tempo ai miti di fondazione, la danza come racconto. O ancora, balliamo per toccare l’anima: quando la danza ci permette di trovare la pace e l’estasi elevando il nostro spirito. Balliamo per il sesso: per sedurre, creare intimità, sfidare le regole, stuzzicare e scioccare. E infine balliamo per provocare: per ridiscutere le convenzioni, spostare i limiti o riportare l’attenzione su questioni socio-politiche.


 

Akram Khan
 Nato a Londra nel 1974 da una famiglia originaria del Bangladesh, Akram Khan inizia a presentare le sue creazioni negli anni ’90, rimanendo fedele al “kathak” classico indiano e occupandosi allo stesso tempo di danza contemporanea.
Nell’agosto del 2000 insieme al produttore Farooq Chaudhry crea la propria compagnia, Akram Khan Company.
Oggi è uno degli artisti più noti nel mondo della danza.
In poco più di dieci anni ha creato una serie di coreografie, tra le quali: DESH, iTMOi, Vertical Road, Gnosis ezero degrees, collaborando con numerosi artisti di fama mondiale, afferenti a culture e discipline diverse, tra i quali: il National Ballet of China, l’attrice Juliette Binoche, la ballerina Sylvie Guillem, il coreografo-danzatore Sidi Larbi Cherkaoui, la cantante Kylie Minogue, oltre a visual artist come Anish Kapoor, Antony Gormley e Tim Yip, allo scrittore Hanif Kureishi e ai compositori Steve Reich, Nitin Sawhney, Jocelyn Pook e Ben Frost.
Le creazioni di Akram Khan sono note per essere di grande impatto emotivo, la sua narrazione riesce ad essere intima ed epica. Ha ricevuto numerosi premi durante la sua carriera, tra questi: Laurence Olivier Award, ISPA (International Society for the Performing Arts) Distinguished Artist Award, South Bank Sky Arts Award, UK Critics’ Circle National Dance Award e The Age Critics’ Award (Australia).
Dal 2005 è membro dell’Ordine dell’Impero britannico per i suoi meriti artistici nell’ambito della danza, e gli è stata conferita la laurea ad honorem da parte delle Università di Roehampton e di De Montfort, oltre ad essere membro onorario del Trinity Laban Conservatoire of Music and Dance di Londra.
Nel 2012 ha curato una sequenza della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Londra.

Redazione www.giornaledelladanza.com

 

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