
Il periodo barocco, esteso approssimativamente tra la fine del XVI e la metà del XVIII secolo, è ricordato come una stagione artistica dominata dall’opulenza, dal dinamismo e da una visionarietà teatrale senza precedenti. La danza, in questo contesto, non fu solo un’arte destinata all’intrattenimento delle corti europee, ma anche un raffinato strumento di comunicazione sociale e politica. Le sale dei palazzi reali si trasformarono in veri e propri palcoscenici, dove i movimenti del corpo erano codificati con la stessa precisione con cui compositori e architetti orchestravano le loro opere.
Una società che danza: il ruolo sociale del ballo
Nelle corti barocche la danza era parte essenziale dell’educazione dell’aristocrazia. Imparare a muoversi con grazia, rispettare il ritmo, mantenere l’equilibrio nei passi più complessi era considerato indispensabile quanto saper parlare latino o conoscere le arti del governo. Ogni gesto portava con sé un significato: la postura eretta comunicava nobiltà, l’apertura delle braccia invitava al dialogo, mentre la precisione dei passi era percepita come riflesso dell’armonia interiore. Le danze diventavano così una forma di linguaggio sociale, attraverso cui affermare rango, educazione e prestigio. Non a caso, nelle grandi cerimonie politiche o nei matrimoni tra casate, i balli assumevano un ruolo rituale, quasi diplomatico.
Formalismi e libertà: la nascita della danza teatrale moderna
Il Barocco fu anche un laboratorio di innovazione. È in questo periodo che la danza comincia ad emanciparsi dal semplice contesto sociale per diventare un’arte scenica codificata. A Parigi, le accademie reali introdussero i primi metodi sistematici per descrivere le posizioni dei piedi, la terminologia tecnica e l’uso di figure simmetriche nello spazio. Non solo si danzava: si costruiva una grammatica del movimento. Parallelamente, si diffondeva il gusto per la spettacolarità. Nelle corti italiane e francesi comparivano macchine sceniche capaci di far volare i ballerini, effetti cromatici ottenuti con lanterne e specchi, e vere e proprie coreografie narrative, precursori del ballet d’action che dominerà il Settecento.
Le danze più rappresentative del Barocco
Il repertorio di danze barocche è ricco e variegato, ma alcune forme assunsero un ruolo particolarmente emblematico:
Allemanda – Di origine tedesca, caratterizzata da un ritmo moderato e da movimenti fluidi. Era spesso la danza di apertura nelle suite strumentali, simbolo di ordine e compostezza.
Courante – Più vivace e saltellante, proveniva dalla tradizione francese. Il suo intreccio di passi leggeri la rese ideale per esprimere galanteria e spirito aristocratico.
Sarabanda – Una danza lenta e solenne, dal fascino quasi meditativo. Le origini ispaniche le conferirono un tono sensuale che, nel Barocco, fu trasformato in eleganza cerimoniale.
Giga – Agitata e rapida, con forte carattere popolare, chiudeva spesso le suite come esplosione di energia dopo le danze più contenute.
Minuetto – Dalla Francia si diffuse in tutta Europa come simbolo di raffinatezza. Il suo passo misurato e simmetrico divenne la quintessenza dello stile cortigiano.
Queste forme, nate in contesti geografici diversi, vennero rielaborate e idealizzate dalla cultura barocca, che amava trasformare il quotidiano in spettacolo.
Musica e danza: un dialogo indissolubile
Nel Barocco, la danza era inseparabile dalla musica. I compositori scrivevano pensando ai movimenti dei ballerini, e i danzatori interpretavano ritmi e accenti musicali con un’attenzione quasi filologica. Questo legame diede origine alla celebre suite, una raccolta di danze stilizzate che furono elevate a forma musicale autonoma da maestri come Bach, Couperin o Händel. Ma nelle sale di danza, gli strumenti più amati erano quelli dal timbro nitido e penetrante: violini, cembali, tiorbe, flauti e oboi. La musica barocca, con il suo alternarsi di tensioni, ornamenti e improvvisazioni controllate, rappresentava il compagno ideale per i movimenti raffinati della danza.
Un’eredità che vive ancora
Oggi le danze barocche vivono una nuova stagione di riscoperta, grazie a compagnie specializzate nella danza storica e a musicisti che riportano in vita strumenti d’epoca e prassi esecutive originali. Riviste alla luce della sensibilità contemporanea, rivelano ancora la loro potenza espressiva: un equilibrio raro tra rigore e fantasia, formalismo e emozione. Il Barocco ci ha lasciato un’idea di danza che è insieme disciplina e poesia, codice e libertà. Nel gesto misurato di un minuetto o nella corsa sfrenata di una giga si può ancora percepire la voce di un’epoca che cercava, attraverso l’arte, di dare un ordine armonico al mondo.
Michele Olivieri
Foto di Fabrizio Sansoni-Opera di Roma 2025
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