
L’apertura coreografica della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 a San Siro ha scelto una via chiara e coraggiosa: affidarsi all’immaginario plastico dell’arte italiana, assumendo come matrice visiva e concettuale uno dei suoi capolavori assoluti, Amore e Psiche di Antonio Canova.
La coreografia firmata da Sasha Riva e Simone Repele non ha tentato una trasposizione letterale del gruppo scultoreo, ma ne ha distillato l’essenza: il momento sospeso dell’incontro, l’intimità che nasce nel gesto, la tensione tra abbandono e risveglio.
Al centro della scena, Antonella Albano e Claudio Coviello, primi ballerini del Teatro alla Scala diretti dal maestro Frédéric Olivieri, hanno incarnato questa dimensione non come figure mitologiche, ma come presenze umane attraversate da un sentimento archetipico.
Non si è trattato di un semplice pas de deux celebrativo — come lo stesso Coviello sottolinea — bensì di un segmento coreografico compatto, raffinato e carismatico, costruito per esistere dentro un contesto monumentale senza perdere densità emotiva.
Il riferimento a Canova si è percepito soprattutto nella qualità del movimento: le prese morbide, i sostegni continui, la sensazione costante di un corpo che nasce dall’altro.
Albano ha lavorato su una danza di abbandono controllato, fatta di curve, inclinazioni e sospensioni, mentre Coviello ha dato forma a una fisicità protettiva e insieme vibrante, mai puramente esibita, mostrando carisma, sensibilità e tecnica raffinata.
Il loro dialogo non era narrativo in senso tradizionale, ma scultoreo nel tempo, come se la materia del marmo si fosse improvvisamente animata.
Fondamentale, in questo senso, il contributo dei settanta talenti dell’Accademia di Ballo della Scala diretti da Frédéric Olivieri, che non hanno funzionato da semplice cornice, ma da amplificazione simbolica del gesto centrale.
La massa danzante ha costruito intorno ai due protagonisti un ambiente vivo, pulsante, quasi un paesaggio umano che faceva risuonare il tema della condivisione.
In un evento olimpico — per definizione collettivo — la scelta di affiancare i primi ballerini ai giovani dell’Accademia ha assunto un valore ulteriore: continuità, trasmissione, futuro.
La coreografia di Riva e Repele ha mostrato una notevole intelligenza nel dialogo con lo spazio di San Siro.
In un luogo dominato dall’ampiezza e dalla distanza, il movimento non si è disperso, ma ha puntato sulla leggibilità dei gesti essenziali, su immagini chiare, riconoscibili anche a distanza e in ripresa televisiva.
La monumentalità non ha schiacciato l’intimità: al contrario, l’ha resa più preziosa.
Questo Amore e Psiche non ha cercato l’effetto spettacolare fine a sé stesso, ma ha offerto un atto di fiducia nella bellezza come linguaggio universale.
In un contesto spesso dominato dalla velocità e dalla retorica dell’evento, la danza ha introdotto la serata inaugurale con un suggestivo respiro e un tempo diverso.
Un omaggio all’arte italiana e all’eccellenza della Scala che non si è limitato a citarle, ma le ha fatte vivere nel corpo, nello spazio e nel presente.
Michele Olivieri
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