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Momix, Botanica – Season 2: la natura rinasce al Teatro Romano di Verona

Dopo il successo internazionale di Botanica, Moses Pendleton torna a coltivare il suo immaginario più iconico con Botanica – Season 2, il nuovo capitolo firmato Momix che approda al Teatro Romano di Verona dal 27 luglio all’8 agosto 2026 (con pausa il 2 agosto), nell’ambito dell’Estate Teatrale Veronese. Dodici repliche per uno degli appuntamenti più attesi della stagione estiva, destinato a richiamare pubblico italiano e internazionale.

Se il primo Botanica, nato nel 2008, rappresentava un inno visionario al mondo vegetale, questa nuova versione non è un semplice riallestimento, ma una vera rifioritura creativa. Come spiega lo stesso Moses Pendleton, direttore artistico e fondatore della compagnia: «Con Botanica – Season 2 siamo tornati al nostro giardino originario e abbiamo lasciato che nuove idee mettessero radici.» Un’affermazione che sintetizza perfettamente lo spirito dello spettacolo: ripartire da un grande classico per reinventarlo attraverso nuovi linguaggi scenici e tecnologie contemporanee.

Ancora una volta la cifra stilistica dei Momix si rivela inconfondibile. La danza si fonde con l’illusionismo, l’acrobatica dialoga con il teatro visivo, mentre sofisticati giochi di luce, videoproiezioni tridimensionali e sorprendenti effetti scenografici trasformano il palcoscenico in un gigantesco ecosistema pulsante. I corpi dei danzatori cessano di appartenere alla dimensione umana per diventare fiori, tronchi, insetti, rami mossi dal vento, creature fantastiche che sembrano emergere direttamente dal cuore della natura.

La poetica di Pendleton continua così a esplorare il tema della metamorfosi, cifra distintiva della compagnia sin dalla sua fondazione nel 1980. Nei Momix nulla è mai ciò che appare: il corpo si deforma, si moltiplica, scompare e riemerge sotto nuove sembianze, dando vita a immagini che oscillano continuamente tra sogno e realtà. È proprio questa capacità di sorprendere lo spettatore, facendo convivere tecnica virtuosistica e leggerezza poetica, ad aver reso la compagnia americana uno dei fenomeni più longevi e riconoscibili della danza contemporanea internazionale.

In Botanica – Season 2 la natura non viene raccontata in modo descrittivo, ma evocata attraverso continue trasformazioni. La crescita delle piante, il movimento degli alberi, il volo degli insetti, la forza invisibile della fotosintesi diventano materia coreografica. La scena si anima come un terrario vivente nel quale ogni elemento sembra respirare, suggerendo una riflessione sulla vitalità del pianeta e sul rapporto profondo tra uomo e ambiente.

Lo spettacolo mantiene la struttura di circa novanta minuti con intervallo, ma introduce nuove soluzioni sceniche e un impianto visivo completamente rinnovato, capace di amplificare quell’effetto di meraviglia che costituisce il marchio di fabbrica della compagnia. Pendleton costruisce una partitura di immagini che non segue una narrazione lineare: ogni quadro è autonomo e invita lo spettatore ad abbandonarsi all’immaginazione, lasciandosi guidare dalla forza evocativa del movimento.

La scelta del Teatro Romano di Verona conferisce inoltre un valore simbolico particolare alla produzione. La pietra millenaria dell’antico anfiteatro dialoga con una creazione fortemente proiettata verso il futuro, in cui la tecnologia diventa strumento poetico e non semplice effetto spettacolare. La cornice all’aperto amplifica ulteriormente il legame con gli elementi naturali, rendendo l’esperienza immersiva e suggestiva.

Da oltre quarant’anni i Momix continuano a rinnovare il proprio linguaggio senza tradire la propria identità. Botanica – Season 2 conferma questa straordinaria capacità di reinventarsi, offrendo uno spettacolo che parla a pubblici di ogni età attraverso immagini universali, capaci di superare le barriere linguistiche e culturali.

Più che uno spettacolo di danza, è un viaggio sensoriale nel quale il corpo diventa paesaggio, la luce si trasforma in materia e la natura ritrova il suo spazio teatrale. Un invito, come suggerisce lo stesso Pendleton, a uscire dal teatro “con un po’ meno gravità nel passo”, ricordando che anche nel buio della scena può compiersi il piccolo miracolo della fotosintesi.

 
 
Sara Zuccari
www.giornaledelladanza.com
© Riproduzione riservata

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