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La ballerina che fece innamorare Nureyev della danza

C’è un istante preciso in cui un destino smette di attendere e decide di farsi materia, suono, respiro. Per Rudolf, quell’istante portava il nome di Zaytuna.

Era un freddo pomeriggio d’inverno a Ufa, un tempo in cui la neve sembrava voler inghiottire ogni colore, riducendo il mondo a una tela monocroma di attese. Ma varcata la soglia del teatro, l’aria cambiava temperamento: profumava di legno lucidato, di velluto stanco e di quell’elettricità sottile che anticipa sempre le rivelazioni.

Tra la folla degli spalti, un ragazzino dai tratti affilati e dallo sguardo troppo grande per il suo viso siede in silenzio. Il suo nome non dice ancora nulla al mondo, ma nei suoi occhi abita già una fame sconfinata.

Poi, il sipario si solleva.

Non fu solo musica ad entrare in scena, fu Zaytuna Nasretdinova.

Prima ballerina dell’Opera di Bashkir, Zaytuna non calpestava il palcoscenico: lo sfiorava come una piuma posata sulla superficie di un lago calmo. I suoi movimenti non appartenevano alla terra; erano un’architettura di respiro e seta, una geometria liquida capaci di sospendere il tempo. Ogni suo développé era un verso d’amore scritto nell’aria, ogni pirouette una sfida aggraziata alla gravità.

In quel momento preciso, nella penombra di una galleria periferica, il cuore di Rudolf Nureyev smise di essere semplicemente il cuore di un bambino per diventare l’anima di un ballerino.

Non fu la tecnica pura a stregarlo, bensì l’assoluta aristocratica libertà di Zaytuna. In lei, la danza non era un esercizio di disciplina, ma un atto di rivelazione spirituale. Attraverso il movimento di quella donna luminosa, Nureyev intuì che il corpo umano poteva farsi strumento divino, capace di valicare ogni confine, di spezzare ogni catena.

Vidi la bellezza farsi carne e il vento farsi forma.
Capii che non c’era altro posto sulla Terra
in cui avrei voluto consumare la mia vita.

Zaytuna Nasretdinova danzava quel pomeriggio ignara che dagli spalti due occhi la stavano bevendo con una sete immortale. Ignara che quell’eleganza nativa stesse battendo il ferro del più grande talento che la danza classica avrebbe mai conosciuto.

Quando le luci si spensero e il sipario toccò di nuovo le assi del palco, il pubblico applaudì la ballerina. Ma dentro Rudolf, il silenzio era diventato una promessa: da quel giorno in poi, la sua vita non sarebbe stata altro che un inseguimento infinito di quell’unica, indimenticabile visione di grazia.

Ci sono vite che nascono nel rumore del ferro e nel silenzio dei campi, per poi trovare nella seta e nell’aria la propria vera dimora.

Non c’era sfarzo nell’infanzia di Zaytuna, figlia del lavoro e delle rotaie della ferrovia di Ufa, né in quella di Khalyaf, cresciuto tra le fatiche di una numerosa famiglia contadina. La vita, per loro, aveva i contorni della rinuncia e la durezza dei tempi scuri.

Eppure, lo sguardo visionario del giovane coreografo Faizi Gaskarov seppe scorgere la scintilla nascosta sotto la polvere dell’ordinario. Selezionò quattordici anime pure, quattordici piccoli talenti da affidare alla grazia.

Per loro si aprirono le porte dell’Accademia Vaganova di Leningrado: un tempio di marmo e rigore, una città sognante dove la danza non era un semplice studio, ma una disciplina sacra impartita dai più grandi maestri dell’epoca.

Lì, tra le pareti austere dell’Accademia, il destino annodò per la prima volta i passi di Zaytuna e Khalyaf. Nati in mondi semplici, svelarono insieme un’eleganza innata, trasformandosi fin dai banchi di scuola in una coppia indissolubile, un perfetto duetto di cigni capace di muoversi all’unisono come un unico respiro.

Nel 1941, mentre il mondo attorno minacciava di andare in fiamme, Zaytuna terminò gli studi e fece ritorno a casa, diventando la stella polare del Teatro dell’Opera e del Balletto Bashkir.

Non era soltanto la perfezione della sua tecnica a incantare, ma quella devozione totale che trasformava ogni suo gesto in poesia, quella capacità di ascoltare la musica con l’anima prima ancora che con l’udito.

Fu proprio questa luce pura a ispirare il compositore Lev Stepanov e lo stesso Gaskarov: per lei e su di lei fu cucito il ruolo di Zaitungul nel celebre balletto Il Canto della Gru.

Con la stessa intensità con cui dava vita al volo della gru, Zaytuna abitava le grandi eroine della danza classica: passava dalla drammatica regalità di Zarema alla delicatezza di Maria nella Fontana di Bakhchisarai, dall’esotismo di Tao Hoa nel Fiore Rosso e Zafira nella Fiaba della Montagna, fino a toccare le vette dell’incantesimo tragico di Giselle.

Nelle sue braccia la musica non si limitava a risuonare:
si fece forma, sospiro, traiettoria invisibile.

Insieme a Khalyaf Safiullin — divenuto nel tempo non solo il suo compagno d’arte ma il marito e il custode della sua vita — Zaytuna portò la maestria della scuola russa oltre ogni confine, incantando i teatri della Germania, della Polonia, della Mongolia, portando ovunque un soffio di bellezza incorruttibile.

La loro intesa era miracolosa: un filo invisibile li legava su ogni palcoscenico. E quando quel filo si spezzò con la scomparsa di Khalyaf, la musica, per Zaytuna, perse per sempre la sua armonia principale. Senza il suo cigno accanto, la ballerina scelse il silenzio.

Congedandosi dalle scene con sovrana dignità, ripose le scarpette, consapevole che un duetto perfetto non può trasformarsi in un assolo.

Zaytuna Nasretdinova (Ufa, 14 agosto 1923 – 1° ottobre 2009) resta scolpita nel tempo come la prima poetessa del gesto, la donna che con il suo volo mostrò al mondo — e a un giovanissimo Nureyev — che la danza è l’unico modo umano per sfiorare l’infinito.

Zaytuna Nasretdinova e Rudolf Nureyev non hanno mai ballato insieme sul palcoscenico. La loro relazione artistica e storica si basa esclusivamente sul potere dell’ispirazione e del mito, rendendo la loro storia ancora più affascinante.

Quando il piccolo Rudolf vide Zaytuna per la prima volta a Ufa (nel celebre balletto Il Canto della Gru), lui era soltanto un bambino di appena sette anni, seduto tra il pubblico della galleria, senza alcuna formazione formale. Zaytuna era già la prima ballerina incontrastata, una stella affermata.

Quando Nureyev iniziò finalmente a studiare danza in modo sistematico a Ufa e poi all’Accademia Vaganova di Leningrado (dal 1955 al 1958), Nasretdinova era nel pieno della sua matura carriera professionistica.

Zaytuna ha danzato quasi esclusivamente in coppia con suo marito, Khalyaf Safiullin, formando – come già accennato – il celebre duetto di cigni della Bashkiria. Nureyev, dal canto suo, una volta diplomatosi alla Vaganova entrò al Balletto Kirov (Mariinsky) di Leningrado, dove debuttò e danzò con partner come Ninel Kurgapkina, Natalia Dudinskaya e Alla Sizova, prima del celebre salto verso l’Occidente nel 1961.

Zaytuna fu per Nureyev la stella polare, la visione folgorante che accese la miccia del suo genio. Non fu mai la sua partner sulla scena, ma fu la primissima musa che gli insegnò cosa significasse volare.

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

©️ Riproduzione riservata

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