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Addio a Irina Gensler: l’anima del carattere Vaganova

La scomparsa di Irina Gensler, avvenuta all’età di novantasette anni, segna la fine di un’epoca irripetibile per la storia della danza mondiale. Considerata una delle più grandi ballerine di carattere di tutti i tempi, la sua figura si intreccia indissolubilmente con l’Età d’Oro del Balletto Sovietico e con il tempio sacro della formazione coreografica: l’Accademia di Balletto Vaganova di San Pietroburgo. Nata in un’epoca di straordinario fervore artistico, Irina Gensler legò la gran parte della sua carriera artistica al Teatro statale accademico dell’Opera e del Balletto Kirov (oggi Teatro Mariinskij). Sul palcoscenico non era semplicemente un’interprete di danze di carattere all’interno dei grandi titoli del repertorio classico (Il lago dei cigni, Don Chisciotte, Raymonda, Le Corsaire), ma una forza della natura capace di infondere in ogni passo — che fosse una czarda, una mazurka o una danza gitana — un temperamento drammatico travolgente, una precisione stilistica ineguagliabile e una vivacità scenica magnetica. La sua danza possedeva la rara virtù di nobilitare il folklore trasformandolo in alta poesia teatrale, unendo il rigore della scuola russa a una solarità e a un carisma scenico che lasciavano il pubblico senza fiato. Ritiratasi dalle scene nel 1981, Irina Gensler ha compiuto la transizione più ...

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Olga Esina lascia le scene: l’addio al Wiener Staatsballett

Il prossimo giugno si concluderà al Wiener Staatsballett una straordinaria carriera di ballerina, costellata di grandi successi fin dagli esordi. Dopo oltre vent’anni di appartenenza alla compagnia, la Prima ballerina Olga Esina si congeda dal palcoscenico. Formatasi all’Accademia di balletto Vaganova nella sua città natale, San Pietroburgo, dopo un periodo al Teatro Mariinskij, nel 2006 è entrata come solista nella compagnia di balletto della Wiener Staatsoper e della Volksoper. Nel 2010 ha raggiunto il grado di Prima ballerina. Grazie alla sua personalità straordinaria, alla ricchezza espressiva, all’eccellenza tecnica e alla brillantezza artistica, Esina è diventata non soltanto una delle interpreti più rappresentative del Wiener Staatsballett, ma anche una delle ballerine di riferimento della sua generazione a livello internazionale. Dal punto di vista stilistico, Esina si muove con la stessa naturalezza nel balletto classico e neoclassico come nelle creazioni contemporanee. Ha interpretato numerosi ruoli da protagonista, tra cui, nelle stagioni più recenti, Il lago dei cigni di Rudolf Nureyev, The Winter’s Tale di Christopher Wheeldon, Die Fledermaus di Roland Petit, Live di Hans van Manen e La signora delle camelie di John Neumeier. In questa stagione sarà inoltre in scena come Romola Nijinska in Nijinsky, dello stesso Neumeier. La direttrice del ...

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La ballerina che fece innamorare Nureyev della danza

C’è un istante preciso in cui un destino smette di attendere e decide di farsi materia, suono, respiro. Per Rudolf, quell’istante portava il nome di Zaytuna. Era un freddo pomeriggio d’inverno a Ufa, un tempo in cui la neve sembrava voler inghiottire ogni colore, riducendo il mondo a una tela monocroma di attese. Ma varcata la soglia del teatro, l’aria cambiava temperamento: profumava di legno lucidato, di velluto stanco e di quell’elettricità sottile che anticipa sempre le rivelazioni. Tra la folla degli spalti, un ragazzino dai tratti affilati e dallo sguardo troppo grande per il suo viso siede in silenzio. Il suo nome non dice ancora nulla al mondo, ma nei suoi occhi abita già una fame sconfinata. Poi, il sipario si solleva. Non fu solo musica ad entrare in scena, fu Zaytuna Nasretdinova. Prima ballerina dell’Opera di Bashkir, Zaytuna non calpestava il palcoscenico: lo sfiorava come una piuma posata sulla superficie di un lago calmo. I suoi movimenti non appartenevano alla terra; erano un’architettura di respiro e seta, una geometria liquida capaci di sospendere il tempo. Ogni suo développé era un verso d’amore scritto nell’aria, ogni pirouette una sfida aggraziata alla gravità. In quel momento preciso, nella penombra di ...

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Il monumento a Vladimir Shklyarov celebra il suo ultimo volo

A San Pietroburgo, nel silenzio del Cimitero Smolensk, Vladimir Shklyarov è tornato a danzare. Non su un palcoscenico, non accompagnato dall’orchestra e dagli applausi del pubblico, ma attraverso il bronzo di un monumento che sembra aver catturato per sempre l’attimo più autentico della sua arte: quello del volo. Il 27 luglio 2026 è stata inaugurata la scultura dedicata al grande primo ballerino del Teatro Mariinskij, scomparso tragicamente nel novembre del 2024, a soli 39 anni. L’opera, realizzata dallo scultore Andrey Korobtsov e concepita con il coinvolgimento del ballerino e coreografo Yuri Smekalov, della famiglia di Shklyarov e del Teatro Mariinskij, restituisce alla città una delle figure più amate e rappresentative della danza russa contemporanea. Il titolo dell’opera, Il volo dell’anima, racchiude già in sé il significato più profondo dell’intero progetto. Shklyarov è raffigurato nel momento di un grande salto, sospeso nello spazio, con il corpo proiettato verso l’alto. Non è una posa statica, celebrativa o semplicemente commemorativa: è un’immagine viva, dinamica, quasi impossibile da separare dalla sua identità artistica. Per un ballerino, il salto rappresenta uno dei momenti più affascinanti e complessi della danza, perché è proprio lì che il corpo sembra liberarsi, anche solo per una frazione di secondo, ...

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Il maestro e direttore d’orchestra Felix Korobov “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? La Bella Addormentata. Il balletto contemporaneo che ami di più? I balletti di John Neumeier. Qual è il teatro del tuo cuore? Il Teatro alla Scala e la compagnia dello Stanislavskij. Quale romanzo vorresti trasformare in balletto? I romanzi di Evelyn Waugh. E quale film potrebbe diventare, secondo te, uno splendido balletto? Un uomo, una donna di Claude Lelouch. Il costume di scena che hai preferito nella storia della danza? Il costume di Anna Pavlova per la Morte del Cigno. A quale colore associ la danza? Il bianco e il crema. Che profumo ha la danza? L’odore delle quinte del teatro: sudore, adrenalina e piacere. La musica più bella mai scritta per un balletto? Quella di Čajkovskij. Il film sulla danza a cui non rinunceresti mai? Perché la gente applauda dell’Accademia Vaganova. Due miti della danza del passato, un uomo e una donna? Enrico Cecchetti e Anna Pavlova. Il tuo “passo di danza” preferito? Ogni passo nel balletto ha la sua bellezza. Tra i personaggi del grande repertorio classico, chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita? Il Boléro di Maurice Béjart. Chi è stato il genio assoluto dell’arte coreografica? Petipa, Neumeier e Baryshnikov. Se oggi ...

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“Nureyev” a Berlino: dalla censura alla luce [RECENSIONE]

Era una presenza che sembrava non appartenere del tutto al mondo visibile, come se la sua essenza fosse già altrove, tesa verso qualcosa di più grande, di più alto, di più intenso. La sua personalità portava con sé una forza rara, una determinazione che non conosceva esitazione, ma anche una fragilità nascosta, custodita dietro una volontà inflessibile. In lui convivevano tensione e grazia, disciplina e impulso, controllo assoluto e desiderio di abbandono. Sul palcoscenico, questa dualità si trasformava in una forma di verità: ogni movimento diventava necessario, ogni gesto sembrava emergere da un’urgenza interiore che non poteva essere contenuta. Non c’era nulla di superfluo, nulla di casuale. La sua danza era un atto di affermazione, ma anche di rischio, come se ogni performance fosse un passo oltre il limite, una sfida al tempo, alla materia, alla gravità stessa. La sua influenza ha ridefinito il modo in cui il corpo può esprimersi nel balletto, ampliando i confini della tecnica senza mai ridurla a semplice virtuosismo. Ha insegnato che la precisione può convivere con l’anima, che la perfezione tecnica non è fine a sé stessa ma strumento per raggiungere una verità più profonda. In questo equilibrio fragile e potentissimo si è costruita ...

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Natalija Dudinskaya: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Un talento cresciuto a Leningrado (oggi San Pietroburgo): Nata nel 1915 a Pietrogrado, Dudinskaya si formò alla celebre Scuola di Balletto Vaganova, entrando giovanissima nel Balletto del Kirov (oggi Mariinskij). La sua carriera è praticamente intrecciata con la storia del teatro stesso. Una tecnica leggendaria (e fouettés impeccabili): Era famosa per la sua precisione tecnica straordinaria, in particolare per i famigerati 32 fouettés, eseguiti con una sicurezza che divenne un vero marchio di fabbrica. Per il pubblico sovietico, incarnava l’ideale di perfezione accademica. Prima ballerina e volto del balletto sovietico: Negli anni ’40 e ’50 fu una delle principali ambasciatrici del balletto sovietico all’estero, danzando nei grandi classici come Il lago dei cigni, Giselle, Don Chisciotte e Raymonda. Eleganza, brillantezza e forza scenica: un mix irresistibile. Un sodalizio artistico (e sentimentale) storico: Fu sposata con Konstantin Sergeyev, étoile e poi direttore del Balletto del Kirov. Insieme formarono una coppia potentissima, capace di influenzare repertorio, stile e direzione artistica del teatro per decenni. Maestra severa, eredità duratura: Dopo il ritiro dalle scene, Dudinskaya divenne un’insegnante temuta e rispettatissima all’Accademia Vaganova. La sua idea di danza – rigorosa, musicale e tecnicamente inflessibile – ha plasmato generazioni di ballerini e ballerine. Michele Olivieri ...

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Agrippina Vaganova, la grande architetta del balletto russo

Agrippina Jakovlevna Vaganova (San Pietroburgo, 26 giugno 1879 – Leningrado, 5 novembre 1951) è una delle figure più fondamentali nella storia della danza classica. Ballerina, insegnante e teorica, la sua influenza è talmente profonda che ancora oggi il suo nome è sinonimo di perfezione tecnica e rigore artistico. Figlia di un soldato, Vaganova entrò giovanissima all’Accademia Imperiale di Danza di San Pietroburgo, dove studiò con alcuni dei maestri più importanti dell’epoca. Dopo il diploma, entrò a far parte del Teatro Mariinskij, ma la sua carriera di interprete non fu particolarmente brillante: la sua tecnica e la sua presenza scenica furono a lungo considerate meno spettacolari rispetto a quelle delle grandi stelle del tempo. Tuttavia, proprio in quegli anni Vaganova maturò una sensibilità particolare per la struttura del movimento, l’equilibrio tra forza e grazia, e il legame profondo tra corpo e musica. Quando lasciò la scena per dedicarsi all’insegnamento, rivelò la sua vera vocazione. Negli anni Venti e Trenta, in un’epoca di grandi cambiamenti culturali, Vaganova divenne docente all’Accademia di Ballo del Teatro Kirov (oggi Accademia Vaganova di San Pietroburgo), dove elaborò un metodo sistematico per l’insegnamento della danza classica. Il metodo Vaganova sintetizzava l’eleganza della tradizione francese, la forza e ...

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Lo Schiaccianoci al Teatro Mariinsky – Natale 2025

Il Natale al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo è un’esperienza unica, e tra le proposte più attese vi è senza dubbio Lo Schiaccianoci. Per la stagione natalizia 2025, il teatro conferma la sua tradizione offrendo una serie di rappresentazioni della celebre versione coreografica di Vasily Vainonen, una delle più iconiche del repertorio classico. Questa produzione, amata da generazioni di spettatori, unisce il fascino della fiaba originale alla perfezione tecnica dei danzatori della compagnia Mariinsky, creando un’atmosfera magica che trasporta il pubblico nel cuore dello spirito natalizio. Lo spettacolo principale sarà in scena dal 2 dicembre 2025 al 13 gennaio 2026 con la compagnia principale del Mariinsky. Alcune recite prevedono la partecipazione degli studenti dell’Accademia Vaganova, che portano sul palco un’energia fresca e sorprendente, contribuendo a rendere ogni rappresentazione unica. La versione di Vainonen che il Mariinsky porta in scena è rinomata per la sua eleganza narrativa e la cura dei dettagli coreografici. Ogni gesto dei ballerini è studiato per raccontare la storia di Clara, dello Schiaccianoci e del Regno dei Dolci in maniera chiara e suggestiva. Gli scenari e i costumi, caratterizzati da colori vivaci e da elementi fiabeschi, creano un universo magico dove realtà e immaginazione si intrecciano, trasportando ...

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Mariinsky Ballet 25-26: la tradizione verso il futuro

San Pietroburgo si prepara a una nuova stagione del balletto al Mariinsky, e anche stavolta il sipario si alza su una danza che oscilla tra il peso della tradizione e il respiro di un rinnovamento lento ma costante. La stagione 2025-2026 promette di essere più che un semplice calendario di spettacoli: è un manifesto culturale che rivendica l’identità storica del teatro e, al tempo stesso, accenna a nuove traiettorie artistiche, geografiche e persino politiche. I grandi titoli del balletto imperiale restano il fulcro della stagione. La Bayadère, Il lago dei cigni, Don Chisciotte, La bella addormentata, Raymonda: questi capisaldi continuano a formare l’ossatura del programma, con la consueta precisione filologica e virtuosismo tecnico. La scelta di aprire la stagione settembrina a San Pietroburgo proprio con La Bayadère non è casuale: è un omaggio alla grande scuola russa, ma anche un segnale di continuità, quasi a voler dire che, in tempi incerti, il Mariinsky resta fedele a sé stesso. Ma il cartellone non si limita alla riproposizione del repertorio canonico. Torna Le Corsaire, riprende slancio Le Notti Arabe, mentre alcune produzioni più moderne come Phaedra, Les Noces e Petrouchka riaffermano l’interesse per la sperimentazione coreografica e musicale. In particolare, il ritorno ...

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