Ci sono vite nella Lanza che finiscono molto tempo dopo l’ultima uscita di scena. Restano nei corpi degli allievi, nei passi trasmessi da un maestro all’altro, nelle fotografie di un’epoca, nella memoria di chi ha visto danzare un’artista quando il suo nome apparteneva ancora al presente. María Elena Llorente era una di queste figure. La sua morte, avvenuta il 21 settembre 2026 all’Avana, a ottant’anni, chiude una delle pagine più importanti della storia del Ballet Nacional de Cuba. Prima ballerina, maître, insegnante e coreografa, Llorente aveva attraversato più di mezzo secolo di danza cubana. Era nata all’Avana il 20 maggio 1946 e aveva iniziato a studiare ancora bambina alla scuola della Sociedad Pro-Arte Musical, per proseguire poi all’Academia Nacional de Ballet Alicia Alonso. Nella sua formazione aveva incontrato alcuni dei maestri destinati a costruire la scuola cubana: Alicia e Fernando Alonso, Marta Mahr, Alexandra Fedórova e José Parés. Da quest’ultimo, ricordava, aveva imparato soprattutto che la tecnica non è un traguardo in sé, ma lo strumento attraverso il quale il danzatore può arrivare all’espressione. Nel 1962 entrò nel Ballet Nacional de Cuba. Cinque anni più tardi fu promossa solista; nel 1976 raggiunse il grado di prima ballerina. Da quel momento ...
Read More »Redattori
Intervista a Filippo Ferdinando Pagani, nuovo solista del Bolshoi
È arrivata la nomina a solista del Bolshoi, dopo essere stato già demisolista della compagnia. Quando hai ricevuto la notizia, qual è stato il primo pensiero che ti è passato per la testa? È stata subito una grande emozione. Dentro di me ho provato tanta felicità, un senso di tranquillità e, insieme, una grande responsabilità per questa nomina importante. Ora si punta sempre più in alto, senza paura. Hai studiato alla Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala e sei arrivato fino al Bolshoi: quanto della formazione ricevuta a Milano senti ancora oggi nel tuo modo di essere danzatore? Sì, gli insegnamenti appresi in Accademia restano sempre dentro di me. Quando sono arrivato al Bolshoi ho continuato ad arricchirmi, cercando di apprendere il più possibile giorno dopo giorno. Il passaggio da demisolista a solista rappresenta un cambiamento importante anche nella responsabilità artistica. Che cosa significa per te questo nuovo ruolo all’interno del Bolshoi? Questo ruolo mi dà grande soddisfazione: tutti gli sforzi e i sacrifici fatti mi sono stati riconosciuti. Ora la responsabilità è più grande, ma non mi spaventa; anzi, mi dà la forza di credere di poter arrivare sempre più in alto. Essere italiano e diplomato alla Scala ...
Read More »La stagione di danza 26/27 dell’Opéra Grand Avignon
La danza torna protagonista all’Opéra Grand Avignon nella stagione 2026/2027 con un programma che attraversa linguaggi, sensibilità e geografie differenti, confermando la vocazione internazionale di un’istituzione sempre più attenta alla contemporaneità. Il nuovo cartellone intreccia creazioni del Ballet de l’Opéra Grand Avignon, ospitalità di importanti compagnie francesi e internazionali e gli appuntamenti del festival Les Hivernales, costruendo un percorso nel quale il balletto non è soltanto repertorio, ma soprattutto ricerca, confronto e capacità di interrogare il presente. L’apertura della stagione dedicata alla danza è affidata, il 28 novembre 2026, allo Xie Xin Dance Theatre, una delle realtà più interessanti della scena coreografica cinese contemporanea. La presenza della compagnia ad Avignone introduce fin dall’inizio una dimensione internazionale e testimonia la volontà dell’Opéra di mettere in dialogo tradizioni e culture lontane attraverso il linguaggio universale del corpo. È una scelta significativa, perché la nuova stagione sembra nascere proprio dall’idea della danza come territorio d’incontro, nel quale differenti estetiche possono convivere senza rinunciare alla propria identità. A dicembre sarà invece il Ballet de l’Opéra Grand Avignon a occupare il palcoscenico con Prométhée, in programma il 19 e 20 dicembre. La creazione porta la firma di Martin Harriague e si confronta con una delle ...
Read More »I grandi coreografi nella storia della danza: Mark Morris
Parlare di Mark Morris significa parlare di un artista che, più di molti altri, ha saputo restituire alla danza una delle sue dimensioni originarie e più profonde: quella dell’ascolto. Nato a Seattle nel 1956, Morris ha costruito nel corso di oltre quattro decenni una carriera che sfugge alle definizioni troppo semplici. È coreografo, danzatore, regista e direttore d’orchestra, ma soprattutto è un artista per il quale le diverse discipline non rappresentano territori separati. Nella sua opera la musica diventa movimento, il movimento diventa teatro e il teatro torna alla musica in un continuo scambio di significati. È questa circolarità, più ancora della riconoscibilità del suo stile, ad aver reso la sua ricerca così influente. La sua formazione nasce lontano dall’idea di una traiettoria artistica già tracciata. Morris entra in contatto con linguaggi differenti, studia danza e si confronta con esperienze che comprendono anche le tradizioni popolari. È un apprendistato che contribuisce a formare una concezione del corpo libera dai confini rigidi fra alto e basso, fra accademico e popolare, fra disciplina e spontaneità. Nel suo lavoro futuro tutto questo confluirà in una scrittura coreografica estremamente rigorosa, ma mai intimidatoria, capace di conservare qualcosa di concreto, terrestre, persino quotidiano. Nel 1990 ...
Read More »La Solista scaligera Gaia Andreanò “allo specchio”
Il balletto classico preferito? Don Chisciotte. Il balletto contemporaneo prediletto? Wolf works di Wayne McGregor. Il Teatro del cuore? Teatro alla Scala. Un romanzo da trasformare in balletto? Cime tempestose di Emily Brontë. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Orgoglio e pregiudizio. Il costume di scena indossato che hai preferito? Gamzatti. Quale colore associ alla danza? Rosa, come le scarpette da punta. Che profumo ha la danza? Fresia. La musica più bella scritta per balletto? Ovviamente, la musica di Čajkovskij. Il film di danza irrinunciabile? Due vite e una svolta. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Rudolf Nureyev e Carla Fracci. Il tuo “passo di danza” preferito? Grand jeté e gli equilibri. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Kitri. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Dal più classico come Nureyev, ai più innovativi, Balanchine e Forsythe. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Considerando che sono anche la figlia di una maestra di Danza, penso che la ringrazierei per aver doppiamente condiviso l’arte di danzare nella mia famiglia. Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Disciplina, forza ...
Read More »La gestualità di Liliana Cosi nel ‘Fragile’ di Rezart Stafa a Bolzano
In anteprima il 26 settembre 2026 alle ore 18.30, presso il Centro Trevi-TreviLab di Bolzano, l’opera performance FRAGILE mette in scena danza classica, musica sperimentale, parola e videoarte per incarnare il mistero e l’imprevisto della vita. Al centro della scena Liliana Cosi, étoile tra le più celebri della danza classica italiana e già prima ballerina del Teatro alla Scala, e Roberto Fabbriciani, inventore del suono polifonico e tra i massimi esponenti del flauto contemporaneo. Lo spettacolo, con ideazione e regia di Manuel Canelles, sarà anche occasione per celebrare i vent’anni dell’associazione Spazio5 Contemporary Cluster – Studio Openspace nella cornice di BAW – Bolzano Art Weeks 2026. In un tempo in cui il corpo viene continuamente esposto, misurato e ricomposto, la fragilità diventa una forma di resistenza e di ascolto. Una dimensione in cui il gesto, la voce e il suono possono ancora custodire ciò che non si lascia dire: la memoria, il dolore, il desiderio, la possibilità dell’incontro. È così che in FRAGILE, il nuovo progetto multidisciplinare del regista Manuel Canelles, l’unione tra danza, musica, parola e videoarte dà vita a una drammaturgia frammentaria e sensibile, attraversata da una domanda sull’esistenza e sulla possibilità di abitare la propria vulnerabilità. Il ...
Read More »Quando il corpo parla: il significato delle posizioni
Nella danza classica, ogni posizione racconta qualcosa prima ancora che il corpo inizi a muoversi. Non è soltanto una forma da imparare, né un esercizio di precisione destinato a diventare automatico con la pratica: è un modo di abitare lo spazio, di mettere in relazione il corpo con ciò che lo circonda e, soprattutto, di dare un significato al gesto. Le posizioni della danza classica costituiscono una sorta di linguaggio silenzioso, fatto di linee, direzioni, equilibrio e intenzione. Dietro la loro apparente semplicità si nasconde una disciplina che insegna al danzatore a conoscere il proprio corpo e a trasformarlo in uno strumento capace di comunicare. Le cinque posizioni fondamentali dei piedi rappresentano forse l’esempio più evidente di questo principio. Prima ancora di essere il punto di partenza di innumerevoli passi, esse educano il corpo all’ordine, alla simmetria e alla consapevolezza. La prima posizione, con i talloni uniti e le gambe ruotate verso l’esterno, suggerisce un’apertura: il corpo sembra dichiarare di essere pronto a entrare nello spazio, a lasciarsi attraversare dal movimento. La seconda amplia quella sensazione, allontanando i piedi e creando una base più estesa. È una posizione che può essere letta come un’apertura ancora maggiore, quasi come se il ...
Read More »Iniziative di avvicinamento a Giselle in Scala: scena, tv, podcast
Con dieci recite dal 1° al 23 ottobre il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala affida a Giselle la ripartenza della sua Stagione dopo la pausa estiva. Nella classica coreografia di Coralli/Perrot ripresa da Yvette Chauviré per la prima volta alla Scala nel 1950, è una produzione che fa parte dalla storia scaligera, così come l’allestimento firmato appositamente da Aleksandr Benois, conservato e rinnovato nel tempo senza alterarne l’identità. Patrimonio della Scala e dei suoi artisti, che hanno infuso ad ogni ripresa linfa nuova e nuove emozioni, è tra i balletti più rappresentati e rappresentativi della Compagnia, e per questo protagonista di innumerevoli tournée internazionali: dall’Oman al Brasile, dalla Cina alla Francia, dagli Stati Uniti all’Australia, dal Kuwait alla Cina, con la più recente presenza nel 2024 presso il Grand Theatre di Shanghai dove il pubblico cinese è rimasto conquistato da questa produzione e dall’interpretazione del Corpo di Ballo scaligero in uno dei capisaldi del suo repertorio. Anche alla Scala è uno dei titoli più proposti, grazie ai quali apprezzare e mettere a frutto la maturazione artistica di ruoli già affrontati in precedenza, e offrire alle nuove generazioni l’opportunità di cimentarsi in questa produzione; non ultimo, proseguire in uno ...
Read More »Dances at a Gathering (balletto): storia, personaggi, curiosità e trama
Ci sono balletti che raccontano una storia attraverso personaggi, conflitti e destini. E poi ci sono opere come Dances at a Gathering, nelle quali la storia sembra nascere dal semplice incontro di corpi, musica e spazio. Creato da Jerome Robbins nel 1969 sulla musica di Frédéric Chopin, questo balletto è uno dei capolavori più raffinati del repertorio neoclassico americano: un’opera apparentemente spontanea, luminosa e quasi quotidiana, costruita in realtà con straordinaria precisione. La scena è spoglia. Cinque donne e cinque uomini entrano, escono, si incontrano, si separano e ritornano. Non ci sono scenografie narrative, non ci sono protagonisti in senso tradizionale, non c’è una vicenda da seguire. Eppure, in quei gesti, negli sguardi e nelle relazioni che si formano e si sciolgono, emerge qualcosa di profondamente umano: il piacere di stare insieme. Dances at a Gathering nacque in un momento particolarmente significativo della carriera di Jerome Robbins. Dopo una lunga assenza dal New York City Ballet, durante la quale aveva lavorato intensamente anche per Broadway, il coreografo tornò alla compagnia nel 1969 con una nuova creazione. Il balletto debuttò a New York il 22 maggio 1969 al New York State Theater, oggi David H. Koch Theater. L’idea iniziale era molto ...
Read More »Massimiliano Greco celebra Minkus con “La Bayadère Reimagined”
In occasione del bicentenario della nascita di Ludwig Minkus (1826–1917), il pianista e compositore Massimiliano Greco presenta La Bayadère Reimagined – Studies, Reflections and Transformations on Themes by Ludwig Minkus, un nuovo album appena pubblicato su Bandcamp. L’album nasce da un’esperienza creativa direttamente legata al mondo della danza. In occasione della preparazione di Ma Bayadère, la rilettura coreografica di La Bayadère creata da Jean-Christophe Maillot, Direttore-Coreografo de Les Ballets de Monte-Carlo, Greco fu invitato dallo stesso Maillot ad esplorare nuove possibilità ritmiche e stilistiche partendo da alcuni materiali musicali del celebre balletto di Minkus. Da quella richiesta prese forma un lavoro più ampio: non una semplice trascrizione della partitura originale, ma una serie di studi, riflessioni e trasformazioni attraverso le quali il materiale musicale di Minkus viene osservato da prospettive differenti e condotto verso ritmi, atmosfere e linguaggi contemporanei. Le 15 tracce di La Bayadère Reimagined attraversano così territori musicali diversi, mantenendo come punto di partenza l’universo di La Bayadère: alcune elaborazioni conservano un rapporto più evidente con il carattere del materiale originale, mentre altre si spingono verso trasformazioni più radicali, includendo anche suggestioni provenienti dal jazz waltz, dal tango e dai ritmi latini. Il progetto nasce da una domanda ...
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Giornale della Danza La prima testata giornalistica online in Italia di settore