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La danza è ovunque: ogni giorno è una coreografia irripetibile

La danza è ovunque. Non abita soltanto i palcoscenici illuminati o le sale prova rivestite di specchi; respira nelle cucine all’alba, nei marciapiedi affollati, nei corridoi silenziosi degli uffici. È un linguaggio antico quanto il battito del cuore, eppure così quotidiano da passare inosservato. La danza non è solo arte: è ritmo incarnato, è corpo che risponde al tempo. Ogni mattina comincia con una coreografia inconsapevole. Il gesto di scostare le lenzuola, l’equilibrio precario mentre si infilano le pantofole, la traiettoria quasi perfetta del cucchiaio che gira il caffè nella tazza: sono movimenti che si ripetono, si perfezionano, diventano sequenze. Il corpo conosce già la partitura, come se un invisibile coreografo avesse scritto per noi una variazione personale sul tema del risveglio. Camminare per strada è un passo a due con il mondo. Evitiamo uno sconosciuto con una torsione del busto, acceleriamo il ritmo per attraversare sulle strisce, rallentiamo davanti a una vetrina. È una danza urbana, simile a quella celebrata nella Giornata Internazionale della Danza promossa dall’International Dance Council: un invito a riconoscere che il movimento è cultura, relazione, identità. Anche chi non ha mai studiato un plié partecipa a questa grande coreografia collettiva. La danza vive nei gesti ...

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In scena “Après La Pluie” con le Ballet de l’Opéra Nice Côte d’Azur

Questo programma riunisce due opere che affrontano la condizione umana da due poli opposti: uno segnato dalla perdita, l’altro dal risveglio. Dancing on the Front Porch of Heaven si rivolge all’interno, mentre Petrichor si apre all’esterno, alla vita, al desiderio e alla connessione. Ulysses Dove ha creato Dancing on the Front Porch of Heaven nel 1993, su una composizione di Arvo Pärt, in canoni sovrapposti che crollano nel silenzio. La coreografia trasforma il virtuosismo tecnico classico in uno stile raffinato e architettonico, radicale nella sua sobrietà. Dove, ex membro del Gruppo di Ricerca Coreografica dell’Opéra di Parigi, ha composto quest’opera in risposta alla perdita di persone care durante la crisi dell’AIDS, una malattia che gli avrebbe tolto la vita tre anni dopo. Questa è la prima esecuzione del pezzo in Francia. Petrichor, la prima opera di Pontus Lidberg per il Nice Opera Ballet, è stata creata per il Miami City Ballet. Il titolo si riferisce al profumo della terra dopo la pioggia. Sulle note di un concerto di Philip Glass, questo vibrante balletto, in bilico tra minimalismo strutturale e lirismo emotivo, attinge alla tecnica classica, rifiutandone però la simmetria. I ballerini, come uccelli del paradiso, combinano fluidità e precisione per ...

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A Milano “Peter Pan il musical” per il 20° anniversario

Milano torna a volare verso l’Isola che non c’è con un’edizione speciale di PETER PAN – IL MUSICAL, che celebra i vent’anni dalla sua nascita. Un anniversario imperdibile per uno degli spettacoli più amati dal pubblico italiano in una nuova, emozionante produzione arricchita da musica dal vivo, effetti speciali e la magia intramontabile di un racconto capace di affascinare intere generazioni di spettatori. Nato nel 2006 dall’incontro fortunato tra il produttore Gianmario Longoni, il regista Maurizio Colombi e il genio creativo di Edoardo Bennato, Peter Pan il musical si appresta a celebrare i suoi vent’anni di vita tornando sul palco dove tutto ha avuto inizio, il TAM Teatro Arcimboldi Milano. Questo anniversario non è un traguardo numerico, ma il riconoscimento di un impatto culturale profondo che ha visto lo spettacolo accompagnare nel tempo il proprio pubblico, arrivando a vedere quei bambini del 2006 portare oggi i propri figli a teatro, in un rito di passaggio che unisce nonni, genitori e bambini nel segno della fantasia. Un’intuizione visionaria tutta italiana, che in pochi anni diventa un fenomeno nazionale, un vero e proprio Must-see show, che ha insegnato a volare a tre generazioni di spettatori e ha conquistato oltre un milione di ...

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Mozart / Rachmaninov: l’eredità di Uwe Scholz rivive a Lipsia

A Lipsia torna in scena l’eredità luminosa di Uwe Scholz. Con Mozart / Rachmaninow, il Leipzig Ballet rende omaggio a uno dei coreografi che più profondamente hanno segnato l’identità artistica della città, riaffermando la centralità del suo linguaggio coreografico nel panorama europeo. Il dittico accosta due vertici del repertorio pianistico: il Piano Concerto No. 9 “Jeunehomme” di Wolfgang Amadeus Mozart e il Piano Concerto No. 3 di Sergei Rachmaninov. Due opere lontane per temperamento e visione, unite dalla capacità di Scholz di trasformare la musica in architettura scenica. La limpida eleganza mozartiana diventa geometria pura, trasparenza, equilibrio; la scrittura ampia e passionale di Rachmaninov si traduce in slanci emotivi, tensioni dinamiche e profondità espressive. La cifra stilistica di Scholz – rigorosa, musicale fino al dettaglio, capace di rendere visibile la struttura della partitura – trova qui una sintesi esemplare. Ogni gesto nasce dal suono, ogni linea coreografica sembra scolpita nello spazio con precisione quasi sinfonica. La danza non illustra la musica: la incarna. La produzione è in scena all’Opernhaus Leipzig (dopo la première del 22 febbraio) con repliche il 7, 15 e 21 marzo 2026. Come da tradizione, mezz’ora prima di ogni spettacolo è prevista un’introduzione per il pubblico nel foyer ...

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Serenade: l’alba del balletto neoclassico

Il 1° marzo 1935, all’Adelphi Theatre di New York City, debuttava ufficialmente Serenade, uno dei balletti più popolari di George Balanchine. Creato sulla Serenade for Strings di Pëtr Il’ič Čajkovskij, il lavoro era stato preceduto da alcune presentazioni degli allievi della School of American Ballet e segnava un momento storico: fu il primo balletto coreografato da Balanchine in America. Nato quasi come esercitazione didattica per l’American Ballet, Serenade si trasformò rapidamente in un manifesto poetico. Balanchine, da poco arrivato negli Stati Uniti, trovò in quest’opera il terreno ideale per affermare la propria visione: una danza che non racconta una storia lineare, ma che rende visibile la musica attraverso la geometria del movimento. Serenade è uno dei celebri “balletti senza trama” di Balanchine. Eppure, paradossalmente, nasce da episodi concreti e accidentali: una caduta durante le prove, un ballerino arrivato in ritardo, una disposizione imprevista delle danzatrici in scena. Elementi casuali che il coreografo decise di conservare, trasformandoli in struttura artistica. In seguito, alcuni interpreti e ricostruzioni sceniche suggerirono un’eco narrativa più marcata: un pas de deux centrale, una figura femminile enigmatica spesso identificata come un Angelo Oscuro. Ma nulla viene mai dichiarato esplicitamente. La narrazione resta sospesa, come un sogno che ...

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Torna in scena ‘Ma a che serve la luce?’ di Virgilio Sieni

3 >4 mar h 20 | 6>7 mar h 19 | 8 mar h 17 | Cango Cantieri Goldonetta stagione la democrazia del corpo La prima dell’ultimo spettacolo di Virgilio Sieni riserva alle spettatrici e agli spettatori più giovani un’occasione speciale. Alla prima di martedì 3 marzo ore 20.00 di Ma a che serve la luce? da Le ceneri di Gramsci (1954) di Pier Paolo Pasolini le ragazze e i ragazzi under 25 anni hanno diritto al biglietto a prezzo ridotto. Virgilio Sieni Ma a che serve la luce? da Le ceneri di Gramsci (1954) di Pier Paolo Pasolini coreografia, regia e interpretazione Virgilio Sieni voce registrata Pier Paolo Pasolini musica a cura di Virgilio Sieni (Johann Sebastian Bach, William Basinski, Odetta Holmes) luci Virgilio Sieni, Marco Cassini disegno del suono Mauro Forte produzione Teatro della Toscana, Centro Nazionale di Produzione della danza Cango/Firenze in occasione del 50°anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini Ma a che serve la luce? ha debuttato in prima assoluta al Teatro della Pergola di Firenze il 26 novembre 2025, in occasione del 50° anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini. Virgilio Sieni attraversa Le ceneri di Gramsci proseguendo il percorso dello spettacolo-manifesto Solo Golberg Variations ...

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Storia della danza sul palco del Festival di Sanremo

La danza ha avuto un ruolo meno evidente rispetto alla musica, ma tutt’altro che marginale, nella storia del Festival della Canzone Italiana di Sanremo. Fin dalle prime edizioni al Teatrino del Casinò di Sanremo, a partire dal 1951, il festival era pensato come una serata elegante, più vicina al mondo della radio che a quello dello spettacolo televisivo: orchestra dal vivo, cantanti immobili al microfono, pubblico in abito da sera. In quel contesto, la danza era quasi assente, relegata a momenti di intrattenimento collaterale. Con il passaggio alla televisione e soprattutto con l’approdo al Teatro Ariston nel 1977, il Festival cambia pelle. La regia televisiva diventa più dinamica, la scenografia si amplia, e la danza inizia a trovare spazio come elemento spettacolare. Negli anni Ottanta e Novanta, con l’evoluzione del linguaggio televisivo e l’influenza dei varietà del sabato sera, i corpi di ballo diventano parte integrante delle serate, accompagnando ospiti italiani e internazionali. Momenti iconici hanno contribuito a consolidare questo legame tra musica e movimento. Le coreografie che hanno accompagnato artisti pop, le esibizioni di grandi étoile invitate come ospiti speciali, o le performance spettacolari di star internazionali hanno mostrato come il palco dell’Ariston potesse trasformarsi in uno spazio performativo ...

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“Rituel: Boulez, Millepied, Stravinsky & Bartók” [RECENSIONE]

La serata Rituel – Boulez & Millepied, Stravinsky e Bartók si configura come un vero e proprio viaggio attraverso il corpo e la musica, in cui ogni gesto coreografico nasce dall’ascolto attento della partitura e ne riflette le complessità interne. La messinscena, che unisce le coreografie di Benjamin Millepied per L.A. Dance Project alla musica di Pierre Boulez, Igor Stravinsky e Béla Bartók, ha debuttato il 26 marzo 2025 alla Cité de la Musique / Philharmonie de Paris, sotto la direzione musicale di Esa-Pekka Salonen e con l’esecuzione dell’Orchestre de Paris, nell’ambito delle celebrazioni per il centenario di Pierre Boulez. La prima sezione dello spettacolo è dedicata ben appunto a Boulez, il cui linguaggio musicale frammentato e rigoroso viene tradotto in movimenti dal sapore quasi architettonico. Millepied utilizza linee geometriche e sequenze spezzate, in cui i danzatori si muovono come ingranaggi di un meccanismo invisibile. Gli spostamenti diagonali e le rotazioni improvvise rispecchiano le accelerazioni e le pause della partitura, mentre l’uso dei livelli – corpi abbassati e torsioni improvvise – traduce visivamente le tensioni armoniche e le dissonanze orchestrali. I micro-movimenti delle mani e delle braccia accompagnano flauti e percussioni leggere, mentre i passi più ampi coincidono con gli ...

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L’estetica a confronto nei balletti “Giselle” e “La Sylphide”

La comparazione tra i due titoli non può limitarsi all’individuazione di analogie superficiali – la presenza del soprannaturale, la centralità della ballerina, la struttura bipartita – perché ciò che realmente distingue e insieme collega le due opere è il modo in cui ciascuna articola il rapporto tra desiderio, ordine sociale e trascendenza. Se La Sylphide inaugura il paradigma romantico, Giselle lo interiorizza e lo rende drammaturgicamente più complesso, trasformando l’estetica dell’etereo in una riflessione sulla colpa e sulla memoria. Nel balletto del 1832, concepito da Filippo Taglioni per Marie Taglioni, il conflitto nasce dal desiderio maschile di evasione. James abbandona la promessa sposa per inseguire una creatura dell’aria; la sua aspirazione non è sociale ma metafisica. La silfide rappresenta l’ideale irraggiungibile, l’attrazione verso ciò che sfugge alla stabilità del matrimonio e della vita domestica. L’errore di James consiste nell’incapacità di accettare il limite: egli vuole possedere l’inappropriabile. La morte della silfide – provocata dall’oggetto magico che egli stesso utilizza – sancisce l’impossibilità di trattenere l’assoluto. La tragedia è inscritta nella sproporzione tra umano e soprannaturale. In Giselle, invece, il conflitto non si fonda sull’attrazione verso un essere ultraterreno, ma sull’inganno interno all’ordine sociale. Albrecht non desidera un’alterità metafisica; desidera un ...

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L’ultimo passo di una stella: il congedo di Megan Fairchild

C’è un momento, nella vita di ogni grande artista, in cui il tempo sembra rallentare. Le luci si abbassano, il respiro del pubblico si fa sospeso e ogni gesto acquista il peso della memoria. Per Megan Fairchild, quel momento arriverà questa primavera, quando darà il suo ultimo saluto sulle scene come membro della compagnia del New York City Ballet, chiudendo un capitolo che ha segnato in modo indelebile la storia recente della danza americana. Entrata giovanissima nella compagnia, Fairchild ha incarnato per oltre due decenni un’idea di classicismo luminoso e di modernità disciplinata. Tecnica cristallina, musicalità raffinata, presenza scenica capace di unire rigore e spontaneità: la sua cifra artistica si è sempre distinta per un equilibrio raro tra precisione e calore umano. Non solo interprete impeccabile del grande repertorio neoclassico, ma anche musa per coreografi contemporanei che in lei hanno trovato intelligenza, velocità e profonda consapevolezza stilistica. Nel corso della sua carriera ha attraversato ruoli iconici, trasformando ogni variazione in un racconto personale. La sua danza non è mai stata mero virtuosismo: dietro ogni pirouette si avvertiva una narrazione interiore, una tensione emotiva trattenuta con eleganza. È questa qualità — la capacità di rendere umano ciò che è tecnicamente straordinario ...

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