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Il Demi Solista Federico D’Ortenzi “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Il mio balletto preferito è Le Jeune Homme et la Mort di Roland Petit. Penso sia un balletto bellissimo e molto intenso, probabilmente uno dei sogni di tanti ballerini da interpretare. È davvero spettacolare, sia artisticamente che emotivamente, e spero un giorno di avere l’opportunità di danzarlo. Il balletto contemporaneo prediletto? Il mio balletto contemporaneo preferito è Petite Mort di Jiří Kylián. Anche se forse viene considerato più neoclassico che contemporaneo, è un balletto che amo davvero tantissimo. Penso abbia una combinazione incredibile di musicalità, eleganza ed emozione. Il Teatro del cuore? Come teatro del cuore, penso che per me rimarrà sempre il Palais Garnier. Non è soltanto uno dei teatri più belli al mondo, ma è anche un luogo pieno di storia, dove hanno danzato alcuni dei più grandi ballerini della danza classica. Ho avuto anche l’opportunità indimenticabile di esibirmi lì durante il periodo del Covid, ed è qualcosa che porterò sempre con me. Per me rimane davvero un teatro speciale e bellissimo. Un romanzo da trasformare in balletto? È una domanda molto interessante. La prima cosa che mi viene in mente è I Promessi Sposi, anche se probabilmente finirebbe per avere un’atmosfera simile a ...

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Covent Garden celebra la Royal Ballet School a cielo aperto

Quest’estate Covent Garden a Londra si trasformerà in un palcoscenico a cielo aperto per celebrare il centenario della Royal Ballet School, una delle istituzioni più prestigiose al mondo nella formazione dei danzatori classici. Per sei giorni, dal 22 giugno, il cuore del West End londinese ospiterà un ricco programma di eventi che porterà il balletto fuori dai teatri e direttamente tra il pubblico. La storica Piazza accoglierà proiezioni, performance, attività interattive e momenti di partecipazione collettiva pensati per avvicinare visitatori e appassionati al mondo della danza. Tra le iniziative più attese figurano le trasmissioni gratuite delle lezioni della Royal Ballet School sul grande schermo di Covent Garden, un’opportunità senza precedenti per osservare da vicino il lavoro quotidiano degli studenti e il percorso che conduce alla carriera professionale. Fondata nel 1926 da Ninette de Valois, la Royal Ballet School rappresenta da un secolo un punto di riferimento internazionale per la formazione di ballerini d’eccellenza. La sua presenza a Covent Garden, dove si trova la sede dell’Upper School accanto alla Royal Opera House, ha contribuito in modo significativo alla vita culturale del quartiere e al suo prestigio artistico. Accanto agli eventi dal vivo, il pubblico potrà assistere a una rassegna cinematografica dedicata ...

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Shéhérazade (balletto): storia, personaggi, curiosità e trama

Pochi balletti nella storia della danza hanno saputo incarnare il fascino dell’Oriente immaginato dall’Europa del primo Novecento quanto Shéhérazade. Sensuale, lussureggiante, provocatorio e rivoluzionario, questo capolavoro nato per i Ballets Russes di Sergej Djagilev rappresenta ancora oggi una delle pietre miliari del teatro coreografico moderno. A più di un secolo dalla sua creazione, il suo nome continua a evocare immagini di palazzi favolosi, sete preziose, passioni travolgenti e una libertà espressiva che cambiò profondamente il modo di concepire il balletto. Presentato per la prima volta il 4 giugno 1910 all’Opéra di Parigi, Shéhérazade nacque dall’incontro di alcune delle più straordinarie personalità artistiche dell’epoca. La musica era quella dell’omonima suite sinfonica composta nel 1888 da Nikolaj Rimskij-Korsakov, mentre la coreografia venne affidata a Michail Fokine. A rendere l’opera un evento destinato a entrare nella leggenda furono soprattutto le scenografie e i costumi di Léon Bakst, il cui immaginario cromatico trasformò il palcoscenico in un’esplosione di colori, tessuti e suggestioni orientali mai viste prima. L’ispirazione deriva liberamente dalle celebri raccolte delle Mille e una notte, ma il balletto non racconta la storia della narratrice Shéhérazade. Al contrario, sviluppa una vicenda autonoma ambientata in un harem persiano, dove desiderio, tradimento e vendetta si ...

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La danza è un diritto biologico e appartiene a tutti

Per vivere la danza non è necessario essere ballerini professionisti. L’idea che un’arte appartenga solo a chi la domina tecnicamente è un grande equivoco. La danza infatti è una funzione biologica ed esistenziale dell’essere umano. Un bambino piccolo, non appena sente la musica, inizia a muoversi a ritmo. Non ha preso lezioni, non conosce la tecnica, eppure balla. Il nostro primo contatto con il mondo è ritmico, il battito cardiaco materno nei mesi di gestazione. Siamo programmati per rispondere al ritmo che è insito nel DNA umano. La danza quindi è un diritto di nascita che va poi incanalato nella struttura e nella disciplina per poterlo sviluppare appieno. Senza studio, il movimento rischia di rimanere una reazione istintiva e ripetitiva. Le lezioni sono una sorta di laboratorio protetto. Costringono a esplorare percorsi motori inediti, direzioni nello spazio, consentono di scoprire e allenare muscoli che non si sapeva di avere. Sviluppano coordinazione e concentrazione, arricchendo l’alfabeto corporeo: più movimenti il corpo impara, più sfumature emotive sarà in grado di provare, comprendere ed esprimere. La tecnica è il mezzo, non il fine. Tuttavia, la consapevolezza corporea è la chiave per accedere all’essenza della danza e comprenderne la bellezza e l’importanza. Lo studio ...

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Josephine Baker, un secolo di coraggio e rivoluzione

Celebrare oggi la nascita di Josephine Baker significa ricordare una delle figure più straordinarie del Novecento, un’artista capace di attraversare e incarnare alcune delle grandi trasformazioni culturali, sociali e politiche del suo tempo. Cantante, ballerina, attrice, resistente, attivista per i diritti civili, Baker fu molto più di una stella dello spettacolo: divenne un simbolo internazionale di emancipazione, libertà e lotta contro ogni forma di discriminazione. Nata il 3 giugno 1906 a Saint Louis, nel Missouri, come Freda Josephine McDonald, crebbe in un’America profondamente segnata dalla segregazione razziale. La sua infanzia fu segnata dalla povertà e dalla violenza sociale che caratterizzavano la condizione degli afroamericani negli Stati Uniti dell’inizio del secolo. Ancora bambina lavorò come domestica e conobbe da vicino le disuguaglianze di una società rigidamente divisa secondo il colore della pelle. Quelle esperienze avrebbero lasciato un segno profondo nella sua coscienza civile e nella sua futura attività politica. Fin da giovanissima mostrò uno straordinario talento per la danza e il palcoscenico. Dopo le prime esperienze nei circuiti del vaudeville e del musical afroamericano, negli anni Venti si trasferì a New York, dove prese parte all’effervescente stagione artistica della Harlem Renaissance, il grande movimento culturale che vide scrittori, musicisti e artisti ...

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120 anni dalla nascita di Dmitrij Šostakovič: il genio del balletto sovietico

Nel 2026 ricorrono i 120 anni dalla nascita di Dmitrij Dmitrievič Šostakovič, figura centrale della musica del XX secolo, la cui opera ha attraversato i confini della musica sinfonica, del cinema e, non meno importante, della danza. Ha composto tre balletti principali negli anni ’30, caratterizzati da satira, realismo socialista e melodie vivaci: L’età dell’oro (1930), Il bullone (1931) e Il rivo chiaro (1935). Nato il 25 settembre 1906 a San Pietroburgo, Šostakovič si affermò come uno dei compositori più innovativi e controversi della sua epoca, capace di combinare modernismo e lirismo in forme musicali spesso complesse e drammatiche. Nonostante Šostakovič sia universalmente noto per le sue sinfonie e i suoi quartetti, il balletto rappresenta un capitolo fondamentale della sua carriera musicale. Le sue composizioni per balletto dimostrano una sensibilità unica nel tradurre la narrativa e l’emozione in musica, sfruttando ritmi intricati, armonie sorprendenti e orchestrazioni che rivelano una profonda comprensione del corpo e del movimento. Uno dei suoi lavori più celebri è La Preghiera dei Cantori (anche se meno noto rispetto alle sinfonie), in cui il compositore sovietico sperimenta con temi folkloristici russi e coreografie astratte, anticipando in parte il linguaggio musicale contemporaneo. Tuttavia, il balletto che ha consolidato ...

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Il principal dancer Federico Ievoli “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Il balletto classico per eccellenza che preferisco è La Bella Addormentata. Amo però più titoli drammatici come Manon, Onegin, Romeo e Giulietta. Il balletto contemporaneo prediletto? Gods and Dogs di Jiří Kylián. Il Teatro del cuore? Il Teatro Nazionale di Praga e l’Opera di Stato. Un romanzo da trasformare in balletto? Memorie di una Geisha di Arthur Golden. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Il labirinto del fauno di Guillermo del Toro. Il costume di scena indossato che hai preferito? Il costume del ballo di Romeo, disegnato da Jürgen Rose nella produzione di John Cranko. Quale colore associ alla danza? Rosso. Che profumo ha la danza? Il profumo del backstage di un teatro. La musica più bella scritta per balletto? Romeo e Giulietta di Prokofiev. Il film di danza irrinunciabile? Center Stage. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Carla Fracci e Anthony Dowell. Il tuo “passo di danza” preferito? Le Pirouettes. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Des Grieux in Manon di Kenneth MacMillan. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? George Balanchine. Tornando indietro, se ...

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Festival Aperto celebra la sua XVIII edizione a Reggio Emilia

Oltre 30 spettacoli, più di 60 repliche, 15 tra produzioni e coproduzioni, prime assolute e prime italiane. Musica e danza contemporanea, performance, jazz, circo contemporaneo. Tra Teatro Municipale Valli, Teatro Ariosto, Teatro Cavallerizza, Sala Verdi, Collezione Maramotti, Reggiane Parco Innovazione, Teatro Piccolo Orologio, Palestra della Scuola Aosta e altri luoghi della città. “Benvenuti in tempi interessanti” è il titolo di un libro di Slavoj Žižek, che riprende quella che viene spesso citata come un’antica maledizione cinese: possa tu vivere in tempi interessanti.  Eppure, in quella formula, convivono minaccia e promessa. Augurio e maledizione, interessante e inquietante, sono come il sorriso e il ghigno: lo scarto è minimo, ma grande è la differenza che esso innesca, quella fra una chiusura e un’apertura di prospettiva. L’arte, il pensiero, il teatro, scorgono e abitano quel piccolo spostamento d’asse fecondo di conseguenze, visioni, immaginazione: il destino non è scritto, l’impossibile accade. Il programma è costruito tra musica, danza, arti performative, una fitta rete di partner italiani ed europei, e una schiera di artisti — italiani e internazionali — che attraversano le frontiere dei linguaggi e delle geografie. Le Reggiane, dentro la città Aperto esce dai teatri. Quest’anno con più decisione che mai. Il Parco Innovazione ...

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Buon compleanno a Maguy Marin, la danza come atto di resistenza

Nel giorno del suo compleanno, rendiamo omaggio a Maguy Marin, una delle personalità più significative e innovative della danza contemporanea internazionale. Nata a Tolosa il 2 giugno 1951 da una famiglia di esuli repubblicani spagnoli, Marin ha costruito nel corso di oltre quarant’anni una ricerca artistica rigorosa e profondamente originale, capace di trasformare la scena in uno spazio di interrogazione politica, sociale e umana. Formatasi al Mudra di Bruxelles, la scuola fondata da Maurice Béjart, Maguy Marin ha presto sviluppato una voce autonoma, distante dalle forme spettacolari della danza tradizionale e orientata invece verso una riflessione critica sul mondo contemporaneo. Fin dagli esordi, il suo lavoro si è distinto per la capacità di fondere movimento, teatro, musica e arti visive in un linguaggio personale, dove il corpo non è mai semplice strumento espressivo, ma luogo di memoria, conflitto e trasformazione. Il suo nome è indissolubilmente legato a May B (1981), opera diventata un classico della danza contemporanea. Ispirata all’universo di Samuel Beckett, la creazione mette in scena un’umanità fragile, grottesca e commovente: figure ricoperte di argilla che avanzano, attendono, resistono. A oltre quarant’anni dalla sua prima rappresentazione, May B continua a essere presentata nei teatri di tutto il mondo, confermando ...

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La prima ballerina Maria Lozanova-Buzincu “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Giselle. Il balletto contemporaneo prediletto? Radio and Juliet di Edward Clug. Il Teatro del cuore? La mia prima compagnia — Balletto Nazionale di Sofia. Un romanzo da trasformare in balletto? Via col vento. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Le sei mogli di Enrico VIII. Il costume di scena indossato che hai preferito? Tutù di Odile. Quale colore associ alla danza? Rosa. Che profumo ha la danza? Libertà e gioia. La musica più bella scritta per balletto? Čajkovskij, Il lago dei cigni — IV atto. Il film di danza irrinunciabile? Center Stage. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Sylvie Guillem e Vladimir Vasiliev. Il tuo “passo di danza” preferito? Piroette. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Kitri — Don Chisciotte. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Marius Petipa. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Per favore, danza per me. Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Mente forte, desiderio, forza. Come ti vedi oggi allo specchio? Felice. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com © Riproduzione riservata

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