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Flamenco a Nîmes: il festival invernale più atteso della Francia

Ogni gennaio, Nîmes si trasforma in un vero e proprio epicentro di flamenco: il Festival de Flamenco de Nîmes. Dal 13 al 18 gennaio, la città, con il suo Théâtre de Nîmes e i teatri sparsi nel centro storico, vibra al ritmo di spettacoli travolgenti, creando un’atmosfera che mescola intimità e grande energia. Per chi ama la danza, il festival non è solo un evento: è un’occasione per vivere il flamenco come esperienza totale, fatta di musica, movimento e passione pura. Chi passeggia tra le vie della città durante il festival avverte un cambiamento: le luci, i suoni, persino l’aria sembrano seguire un battito unico. Il pubblico, variegato e curioso, si mescola agli artisti, creando momenti di spontaneità inaspettati: una conversazione improvvisata con un ballerino, una chitarra che risuona in un cortile nascosto, il fragore ritmico di un palmo sul palco che fa vibrare l’intera sala. È questa fusione tra formalità teatrale e magia urbana a rendere il festival così speciale. Tra i talenti in evidenza, Paula Comitre emerge come vera rivelazione della giovane generazione. In scena con Florencia Oz e Carmen Angulo, il trio esplora un tema profondo e universale: la bellezza, la forza e la fragilità dell’essere umano. ...

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A Solomeo la danza con Israel Galván e Marlene Monteiro Freitas

La Stagione 25/26 del Teatro Cucinelli di Solomeo, a cura del TSU, ospita la grande danza internazionale con RI TE, uno spettacolo nato dall’incontro tra due mondi apparentemente lontani, quello del flamenco di Israel Galván e della danza contemporanea di Marlene Monteiro Freitas. In scena giovedì 15 e venerdì 16 gennaio alle ore 21. L’incontro tra i due artisti sembrava destinato ad avvenire. È come se un filo invisibile unisse la coreografa capoverdiana e il danzatore sivigliano. A un capo c’è Monteiro Freitas, la cui coreografia combina estrema precisione e libertà, movimenti meccanici ed espressionismo. All’altro capo c’è Galván, uno dei bailaores più noti al mondo, il cui marchio di fabbrica – un rapidissimo gioco di piedi – è punteggiato da immobilità e silenzio. Da tempo desideravano far incontrare i loro due mondi apparentemente lontani, uniti dalla passione per il ritmo e dalla capacità di coniugare tensione ed espressività ardente. Sono in scena, con un muro alle loro spalle, inevitabilmente esposti allo sguardo del pubblico. Di fronte l’uno all’altra, tessono una comunicazione nuova – eppure immediata –: una grammatica composta di passi coreografici, gesti scattanti e improvvise interruzioni. Interagiscono come creature che si studiano a vicenda, mescolando sfida e seduzione ...

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Il danzatore Vincenzo Petronzi “allo specchio”

Balletto classico preferito? La Bayadère. Balletto contemporaneo preferito? Woolf Works di Wayne McGregor. Teatro del tuo cuore? Il Teatro alla Scala. Un romanzo da trasformare in balletto? Cime tempestose di Emily Brontë, per l’intensità emotiva e la ricchezza dei personaggi, perfettamente traducibili nel linguaggio del balletto. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Il Gattopardo di Luchino Visconti. Il costume di scena indossato che hai preferito? Il costume del primo atto del pas de deux de Lo Schiaccianoci all’Accademia del Teatro alla Scala, perché non mi faceva sentire distante da ciò che sono, anche fuori dal palcoscenico. A quale colore associ la danza? Bianco. Che odore ha la danza? Ambra, perché è un profumo che si costruisce lentamente e resta nel tempo, proprio come la danza. La musica più bella mai scritta per il balletto? Ludwig Minkus, La Bayadère. Un film di danza indimenticabile? Dancer (2016), il documentario su Sergei Polunin, perché racconta il talento assoluto insieme alla fragilità del percorso. Due miti della danza del passato: uomo e donna? Carla Fracci e Vladimir Vasiliev. Il tuo passo di danza preferito? L’arabesque, perché è il passo in cui la danza rinuncia a tutto ciò che è superfluo ...

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Ana Laguna: un’arte viva che continua a ispirare

Nel vasto panorama della danza contemporanea e del balletto del XX secolo, il nome di Ana Laguna brilla con una luce particolare. Non solo per il suo talento straordinario, ma per la sua capacità unica di fondere emozione, tecnica e umanità in ogni movimento. Nata a Zaragoza, in Spagna, nel 1954, Laguna è diventata una delle ballerine più influenti del suo tempo, lasciando un’impronta indelebile nella storia della danza, in particolare in Svezia, dove ha trascorso la maggior parte della sua carriera. Ana Laguna iniziò la sua formazione di danza a Madrid, dove mostrò fin da giovanissima una naturale predisposizione per il movimento e l’espressione corporea. Tuttavia, fu il trasferimento in Svezia a cambiare il corso della sua vita e della sua carriera. Entrò a far parte del Cullberg Ballet, una compagnia allora diretta dalla pioniera della danza moderna Birgit Cullberg, che riconobbe subito in Laguna una presenza scenica eccezionale e una versatilità rara. Il momento di svolta nella carriera di Ana Laguna arrivò con l’incontro con il coreografo Mats Ek, figlio di Birgit Cullberg. Ek, noto per il suo stile innovativo, drammatico e profondamente teatrale, trovò in Laguna l’interprete ideale per le sue creazioni più audaci. La loro collaborazione ...

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“Acosta Danza” porta la magia cubana nel Regno Unito

Il mondo del balletto internazionale si prepara a un evento unico: la celebre compagnia Acosta Danza, guidata dal leggendario Carlos Acosta, sbarca nel Regno Unito con una tournée che promette di incantare pubblico e critica. Ad accompagnare la compagnia ci saranno due stelle del balletto cubano: Anette Delgado e Dani Hernández, prima ballerina e primo ballerino del Ballet Nacional de Cuba, pronti a portare tutta la loro eleganza e tecnica impeccabile sul palcoscenico britannico. Lo spettacolo in programma è Nutcracker in Havana una versione originale e coinvolgente de Lo Schiaccianoci, che attraverserà sette città tra gennaio e febbraio 2026: da Sheffield a Aberdeen, passando per Inverness, Chester, York, Edimburgo e Norwich. Ogni rappresentazione promette di trasformare i teatri in un luogo dove il classico e il contemporaneo si incontrano in un gioco di movimenti, colori e ritmo. La magia dello spettacolo nasce dall’incontro tra la precisione della danza classica e la vitalità della cultura cubana: passi eleganti si mescolano a esplosioni di energia, creando una narrazione visiva che cattura lo spettatore dall’inizio alla fine. La musica originale, reinterpretata con influenze cubane, accompagna le coreografie, conferendo a ogni scena un fascino unico e inconfondibile. Delgado e Hernández, interpreti di caratura internazionale, ...

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Al Maggiore di Verbania “Callas Callas Callas” in danza

Il Maggiore di Verbania (Venerdì 16 gennaio alle ore 21) all’interno della Stagione 2025/2026 del MAGGIORE_DANZA a cura della Fondazione Egri – Centro di Rilevante Interesse per la Danza, in collaborazione con Il Maggiore all’interno de IPUNTIDANZA network diffuso di programmazione e produzione, accoglie il 2026 con Callas Callas Callas per rivivere la Divina nel centenario della nascita. Tra omaggi già celebrati e altri in corso, quello della COB Compagnia Opus Ballet diretta da Rosanna Brocanello, ha una particolare valenza anche per l’originalità che l’ha ispirato: affidare a tre giovani e affermati coreografi, pièce che riflettono la loro personale visione della leggendaria artista. Tre sguardi differenti che invitano lo spettatore, a scoprire o ritrovare la propria Callas. O magari un’altra, inedita, che la danza può suggerire, evocare, imprimere nell’atmosfera e nella memoria. Di sicuro riconosceremo, contaminate o appena palesate, tre celebri arie da Tosca, Norma, Carmen. STANDPOINTS Roberto Tedesco amalgama le note di Vissi d’arte sulla partitura musicale elettronica composta da Giuseppe Villarosa dentro la quale mixa anche brani d’interviste e interferenze di voci. Nelle parole della celebre aria, estrapolate da Tosca, il coreografo calabrese identifica il momento in cui Callas è in punto di morte, e vuol ribadire a ...

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Il primo ballerino e maître de ballet Antonino Sutera “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Lo Schiaccianoci è un balletto molto importante per me perché è stato il primo al quale ho partecipato quando ero ancora allievo della Scuola di Ballo, inizialmente nella “danzetta”. Nel corso degli anni, all’epoca, veniva rappresentato ogni Natale e ho interpretato diversi ruoli: il tamburino, il soldatino, il topo, praticamente quasi tutti, soprattutto quando sono cresciuto e sono entrato in compagnia. La coreografia di Nureyev, per me, è la più difficile e al tempo stesso la più bella che esista; per questo Lo Schiaccianoci rappresenta l’emblema stesso del balletto classico. L’altro balletto è Romeo e Giulietta di Kenneth MacMillan: con questo titolo sono stato nominato primo ballerino alla Scala ed è quindi il balletto del mio cuore. Inoltre racchiude due ruoli per me fondamentali, Romeo e soprattutto Mercuzio che è stato il mio vero cavallo di battaglia. Il balletto contemporaneo prediletto? Ripensandoci, quello che mi ha segnato in modo particolare è stato Romeo e Giulietta di Sasha Waltz, perché da lì è iniziata una bellissima collaborazione con la sua compagnia, Sasha Waltz & Guests. Sono stato ospite in diversi spettacoli che abbiamo portato in tournée in tutta Europa: è stato un momento molto importante sia per ...

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GD AWARDS 2025 – L’eccellenza tra memoria, identità e futuro

Dal 2010, anno della loro nascita, i GD Awards di giornaledelladanza.com rappresentano una bussola autorevole per orientarsi nel complesso e affascinante panorama della danza internazionale. In quindici edizioni, il premio ha saputo costruire una vera e propria mappa culturale dell’arte coreutica, capace di tenere insieme la grande tradizione accademica e le più innovative espressioni contemporanee. Anche nel 2025, come da consuetudine a fine anno, i lettori del giornale, l’intera redazione, il direttore Sara Zuccari, il vicedirettore Lorena Coppola e il caporedattore e coordinatore del Premio Michele Olivieri, hanno decretato le eccellenze della danza, riconoscendo artisti, istituzioni e personalità che hanno inciso in modo determinante sul presente e sul futuro di quest’arte. Nel segno delle grandi scuole storiche si collocano i premi assegnati alle Stelle Internazionali, categoria che vede protagonisti Maia Makhateli, prima ballerina del Dutch National Ballet, Julian Mackay, primo ballerino del Bavarian State Ballet, Guillaume Diop, danseur étoile del Ballet de l’Opéra de Paris – teatro fondato nel 1661 da Luigi XIV e matrice stessa del balletto accademico –, Chloe Misseldine, prima ballerina dell’American Ballet Theatre, Giorgi Potskhishvili, primo ballerino del Dutch National Ballet, e Matthew Ball, primo ballerino del Royal Ballet, emblema della tradizione britannica sviluppatasi nel Novecento ...

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New York City Ballet 2026: bellezza e innovazione

Nel cuore del Lincoln Center, il David H. Koch Theater si trasforma nel 2026 in un laboratorio di bellezza e innovazione coreografica, dove il classico convive con la sperimentazione contemporanea. Ogni spettacolo offre un’esperienza unica, fatta di precisione tecnica, poesia visiva e pura emozione. La stagione invernale apre le sue danze il 20 gennaio con un omaggio alle radici neoclassiche della compagnia. Il repertorio alterna le opere iconiche di Balanchine, come Serenade e Prodigal Son, con la moderna eleganza di Paquita di Alexei Ratmansky. Il pubblico si immerge nella musica e nella narrazione del movimento, vivendo un perfetto equilibrio tra passato e presente. Tra i momenti più attesi ci sono le prime mondiali: il 29 gennaio Justin Peck presenta una nuova creazione, mentre il 5 febbraio Alexei Ratmansky porta la sua visione innovativa, rinnovando continuamente il linguaggio del balletto. L’inverno vede anche il trionfo dei grandi classici: The Sleeping Beauty domina il palcoscenico con quattordici repliche, un caleidoscopio di virtuosismo e sontuosità scenica. Con l’arrivo della primavera, il palcoscenico si veste di luce e novità. Il 21 aprile l’inaugurazione è affidata a Symphonie Concertante di Balanchine, una coreografia rara e raffinata. Il Gala del 7 maggio offre al pubblico la ...

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La prima ballerina e maestra Daniela Maccari “allo specchio”

Balletto classico preferito? Giselle e Don Chisciotte. Balletto contemporaneo preferito? Ifigenia in Tauride di Pina Bausch e Frammenti dal diario di Nijinsky di Lindsay Kemp. Teatro del tuo cuore? Il Teatro Verdi di Pisa, il Teatro Goldoni di Livorno e il Teatro Lope de Vega di Siviglia. Un romanzo da trasformare in balletto? I Promessi Sposi! Ma forse più che a romanzi, penserei a grandi figure della tragedia greca come Medea, Antigone o alla meravigliosa storia di Didone raccontata da Virgilio nell’Eneide. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Le notti di Cabiria di Fellini e Roma città aperta di Rossellini. Mi affascinano grandi ruoli femminili!  Il costume di scena indossato che hai preferito? Il tutù strappato, disegnato da Lindsay Kemp per la Ballerina in Nijinsky. A quale colore associ la danza? Rosso. Che odore ha la danza? Quell’odore di teatro, misto di legno, polvere, pece e linoleum del tappeto danza. La musica più bella mai scritta per il balletto? Forse il Romeo e Giulietta di Prokofiev. Un film di danza indimenticabile? Due vite e una svolta (The turning point) e, anche se vado un po’ fuori tema: Grease! Due miti della danza del passato: uomo e ...

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