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Redattori

Il solista Marco Di Salvo “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Don Quixote. Il balletto contemporaneo prediletto? Obsidian Tear di Wayne McGregor. Il Teatro del cuore? L’Opera di Vienna. Un romanzo da trasformare in balletto? Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Il grande Gatsby di Baz Luhrmann. Il costume di scena indossato che hai preferito? Albrecht in Giselle. Quale colore associ alla danza? Rosso. Che profumo ha la danza? Odora di pelle calda e respiro trattenuto, un misto di legno del palcoscenico e attesa, come un ricordo che sta per nascere. La musica più bella scritta per balletto? L’Adagio di Aram Khachaturian per il balletto Spartacus. Il film di danza irrinunciabile? Il sole a mezzanotte di Taylor Hackford. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Michail Baryshnikov e Carla Fracci. Il tuo “passo di danza” preferito? Cabriole. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Basilio Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Marius Petipa. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Le direi che la danza oggi non cerca la perfezione, ma la verità: ognuno porta la propria storia, ed è ...

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La danza vissuta come esplosione di assoluta libertà

C’è un momento, preciso e quasi impercettibile, in cui il corpo smette di obbedire alle regole del quotidiano e comincia a parlare un linguaggio tutto suo. È il momento in cui la danza diventa libertà pura: una scintilla che supera la tecnica, la logica, la gravità, e si trasforma in un gesto carico di verità. La danza, in fondo, non è solo arte. È una dichiarazione di indipendenza. Ogni passo è un atto di coraggio, ogni salto una sfida, ogni vibrazione un messaggio che nasce da dentro e si riversa nello spazio. Il ballerino non è più contenuto, trattenuto o definito: diventa un flusso inarrestabile, un’energia che scardina le costrizioni e afferma la propria presenza nel mondo. Quando si danza, il corpo non mente. Racconta ciò che le parole non riescono ad afferrare: la nostalgia, il desiderio, il bisogno di superare i limiti imposti dall’esterno o dall’interno. In un’epoca che ci vuole ordinati, rapidi e prevedibili, la danza rompe la linea retta. Ci ricorda che possiamo curveggiare, esplorare, rallentare o accelerare secondo il nostro ritmo. In pista, in sala, sul palco o nel silenzio di una stanza, il movimento diventa liberazione emotiva. 
È come aprire una finestra quando l’aria manca. ...

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A Losanna una mostra che cattura l’essenza della danza

Dal 6 gennaio al 6 febbraio 2026, il Grand-Pont di Losanna ospita la mostra fotografica Carte Blanche – Instants en mouvement, un progetto firmato dal fotografo internazionale Michael Nyembo e realizzato nell’ambito del Prix de Lausanne 2025. L’esposizione, a ingresso libero, si inserisce nel programma culturale che accompagna uno dei più importanti concorsi di danza al mondo, aprendo il dialogo tra arte visiva, movimento e spazio urbano. Ogni anno il Prix de Lausanne affida a un fotografo una carte blanche, offrendo piena libertà creativa per documentare il concorso secondo una visione personale. Per l’edizione 2025, questa responsabilità è stata affidata a Michael Nyembo, autore noto per il suo lavoro nel campo della moda e della fotografia beauty, ma anche per la sua particolare attenzione al linguaggio del corpo. Nyembo ha seguito i giovani danzatori durante l’intera settimana della competizione, osservandoli nei momenti di preparazione, concentrazione e performance. Il risultato non è una semplice documentazione dell’evento, ma un racconto visivo che mette al centro il movimento come espressione di identità, disciplina e aspirazione. La mostra Instants en mouvement si concentra su ciò che spesso resta invisibile allo sguardo dello spettatore: la tensione muscolare prima di un salto, la traiettoria di un ...

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Il direttore artistico e coreografo Roberto Forleo “allo specchio”

Il balletto classico preferito? La Bayadère. Il balletto contemporaneo prediletto? Giselle di Mats Ek. Il Teatro del cuore? Il Teatro Petruzzelli di Bari. Un romanzo da trasformare in balletto? Gli Scorta di Laurent Gaudé. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? 8 Femmes (8 Donne e un mistero) di François Ozon. Il costume di scena che preferisci nel grande repertorio classico? La Morte, dal balletto Don Juan di Thierry Malandain. Quale colore associ alla danza? Verde. Che profumo ha la danza? Lavanda. La musica più bella scritta per balletto? La Bayadère. Il film di danza irrinunciabile? White Nights. I tuoi miti della danza del passato, uomo e donna? Rudolf Nureyev e Monique Loudières Il tuo “passo di danza” preferito? Arabesque. Chi ti sarebbe piaciuto essere tra i grandi personaggi del balletto classico? Romeo. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Ce ne sono tanti, ma Mats Ek è uno dei miei preferiti. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa Le diresti? Grazie di cuore per proteggere l’arte della danza. Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Perseveranza, umiltà e amore. Come ti vedi oggi allo specchio? Mi vedo ricco di esperienze, ma con una sete ...

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Astana Ballet: la stagione 2026 di una compagnia in ascesa m

La stagione 2026 segna per l’Astana Ballet un momento di piena maturità artistica. Dopo anni di crescita costante e di affermazione sulla scena internazionale, la compagnia kazaka si presenta al pubblico con un progetto culturale ambizioso, capace di fondere tradizione accademica, identità nazionale e linguaggi coreografici contemporanei. Il percorso che conduce alla stagione 2026 affonda le radici nei successi recenti del teatro: tournée internazionali, prime assolute e riconoscimenti ottenuti nei maggiori festival di danza hanno rafforzato la reputazione dell’Astana Ballet come istituzione dinamica e autorevole. L’esperienza maturata nel 2025 diventa così il punto di partenza per una programmazione più consapevole e strutturata, pensata per dialogare con un pubblico sempre più globale. La stagione 2026 si distingue per l’equilibrio tra titoli iconici e creazioni dal forte impatto visivo ed emotivo. Opere come Lo Schiaccianoci e Cenerentola tornano in scena non come semplici riprese, ma come riletture curate nei dettagli, capaci di valorizzare l’eccellenza tecnica del corpo di ballo e la raffinatezza della produzione scenica. Accanto ai grandi classici, trovano spazio lavori narrativi dal taglio più moderno, come La Regina delle Nevi, che confermano l’interesse della compagnia verso una danza capace di raccontare storie universali attraverso un linguaggio contemporaneo, accessibile e poetico. ...

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“La Bella Addormentata nel bosco” dalla Scala su Rai 5

La Bella addormentata nel bosco, messo in scena nel 2019 al Teatro alla Scala di Milano con la coreografia di Rudolf Nureyev e le interpretazioni dell’étoile Polina Semionova nel ruolo della principessa Aurora e Timofej Andrijashenko in quello del Principe Désiré. Un appuntamento che Rai Cultura ripropone domenica 4 gennaio alle ore 17.50 su Rai 5. A dirigere la straordinaria partitura di Čajkovskij è i maestro Felix Korobov. Accanto ad Aurora e Désiré, la fata cattiva Carabosse (interpretata da Beatrice Carbone), L’Uccello Blu e la Principessa Fiorina (Claudio Coviello con Vittoria Valerio) e gli interpreti del Passo a cinque: Virna Toppi e Nicola Del Freo, Alessandra Vassallo, Gaia Andreanò, Caterina Bianchi. Con i costumi del premio Oscar Franca Squarciapino, firmati per la Scala nel 1993. La regia tv è di Arnalda Canali.  Il celebre balletto è approdato per la prima volta alla Scala nel 1966 con la coreografia di Marius Petipa, rielaborata da Nureyev, il quale vestiva i panni del Principe insieme a Carla Fracci nel ruolo della principessa Aurora. La fortunata e complessa rivisitazione coreografica di Nureyev continuerà ad essere rappresentata alla Scala negli anni, fino alla recente messa in scena a dicembre 2025 in occasione dell’inaugurazione della nuova ...

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Ricordando Éric Vu-An nel giorno della sua nascita

Ci sono artisti che attraversano il palcoscenico. E poi ci sono quelli che lo abitano, lasciando un’impronta che resta anche quando il sipario è calato.  Éric Vu-An appartiene senza esitazione a questa seconda, rarissima categoria. Nel giorno che segna la sua nascita, il 3 gennaio, ricordiamo non soltanto un danzatore straordinario, ma una figura che ha saputo incarnare la danza come linguaggio totale: fisico, intellettuale, emotivo. Nato a Parigi nel 1964, Éric Vu-An entra giovanissimo all’École de Danse dell’Opéra di Parigi. Il suo talento è evidente fin dall’inizio, ma ciò che colpisce davvero è altro: una presenza magnetica, una qualità interpretativa che va oltre la pura perfezione tecnica. Non danza soltanto i ruoli, li trasforma. Ancora adolescente, entra nel corpo di ballo dell’Opéra con una deroga eccezionale. È il segnale di un destino già in movimento, di un artista che non seguirà mai percorsi ordinari. La sua carriera conosce uno degli episodi più emblematici della storia della danza francese quando Maurice Béjart lo proclama danseur étoile. Un riconoscimento potente, simbolico, immediatamente annullato. Ma se il titolo gli viene negato, la statura artistica resta incontestabile. Quel momento segna una frattura solo apparente: Vu-An sceglie la libertà. Diventa artista ospite nei più ...

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Il maestro e solista internazionale Michel Gascard “allo specchio”

Balletto classico preferito? Spartacus. Balletto contemporaneo preferito? Revelations di Alvin Ailey. Teatro del tuo cuore? Teatro La Fenice di Venezia. Il balletto preferito tratto dalla letteratura? Romeo e Giulietta di Maurice Béjart. Mentre da un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Le salon de musique di Ray Satyajit (1958). Il costume di scena indossato che hai preferito? Il costume di Dioniso che Gianni Versace ha disegnato e confezionato su misura per me. A quale colore associ la danza? Color zafferano indiano. Che odore ha la danza? La colofonia La musica più bella mai scritta per il balletto? La musica di Stravinskij. Un film di danza indimenticabile? West Side Story. Due miti della danza del passato: uomo e donna? Nijinsky ed Eva Evdokimova. Il tuo passo di danza preferito? Gargouillade. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Nessuno. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Maurice Béjart. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Grazie per questa vita da danzatore. Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Generosità, intuizione e amore. Come ti vedi allo specchio oggi? Sono fortunato ad essere stato scelto da Maurice ...

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Il Museo dedicato a Rudolf Nureyev: un viaggio nella sua vita

Nel cuore del Teatro dell’Opera e del Balletto di Bashkir a Ufa si trova un luogo unico al mondo: il Museo dedicato a Rudolf Nureyev. Non è un semplice spazio espositivo, ma un vero e proprio scrigno di memoria, dove la vita di uno dei più grandi ballerini del Novecento viene raccontata attraverso oggetti, costumi, fotografie e locandine originali. Visitare questo museo significa fare un viaggio intimo e completo nella storia di un artista che ha trasformato la danza in linguaggio universale. Il museo non è organizzato come una mostra ordinaria: ogni sala racconta una fase della vita di Nureyev, dal periodo della giovinezza a Ufa fino ai trionfi internazionali. Le pareti sono animate da fotografie rare, immagini di spettacoli, ritratti in bianco e nero che catturano la concentrazione, la forza e la grazia dell’artista. Accanto alle immagini, i suoi effetti personali – lettere, manoscritti, oggetti di uso quotidiano – rivelano l’uomo dietro il mito, la disciplina dietro il virtuosismo. Uno degli aspetti più straordinari del museo sono i costumi originali di scena indossati da Nureyev nei grandi ruoli del repertorio classico e contemporaneo. Ogni abito conserva la memoria del gesto, della postura, dell’energia impiegata in ciascun passo. Osservandoli, si ...

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Capodanno a Venezia in musica e danza [RECENSIONE]

Il Concerto di Capodanno di Venezia 2026 si è confermato un appuntamento capace di unire eleganza musicale e forza visiva, trasformando il tradizionale augurio di inizio anno in un’esperienza artistica completa. Nella cornice suggestiva del Teatro La Fenice, la musica diretta da Michele Mariotti ha inaugurato il nuovo anno con un linguaggio luminoso e accogliente, mentre la danza ha dato corpo ed emozione al suono, diventando il vero fulcro espressivo della serata. La parte musicale, articolata tra pagine del repertorio operistico e sinfonico italiano, ha privilegiato melodia, cantabilità e chiarezza formale. Le orchestrazioni hanno esaltato la ricchezza timbrica senza mai appesantire l’ascolto, alternando momenti di slancio festoso a passaggi più lirici e contemplativi. È però nella danza ideata da Diego Tortelli che il concerto ha trovato la sua anima più profonda (le coreografie sono state registrate precedentemente al Museo di Palazzo Grimani e negli spazi della Biennale Architettura). Lo stile coreografico di Tortelli si è sviluppato come un flusso continuo, coerente con la musica ma mai subordinato ad essa. Tortelli ha scelto per i danzatori del Corpo di Ballo dell’Opera di Roma un linguaggio fisico essenziale e raffinato, fatto di linee pulite, dinamiche fluide e un uso dello spazio che ...

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