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Il primo ballerino Andrea Volpintesta “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Scegliere un balletto classico preferito, per un danzatore, è davvero complicato. Ho avuto la fortuna di interpretarne molti e ognuno mi è rimasto nel cuore. Posso dire sinceramente Manon di Kenneth MacMillan, Onegin di John Cranko, ma anche i balletti di Rudolf Nureyev, come Il lago dei cigni, La bella addormentata e Don Chisciotte. Non è uno solo, ma ben cinque: faccio davvero molta fatica a scegliere quale, tra questi, sia il mio preferito. Il balletto contemporaneo prediletto? Sicuramente In the Middle, Somewhat Elevated di William Forsythe e poi il balletto che ha fatto innamorare me e Sabrina Brazzo, quello che ha fatto scattare la scintilla tra di noi e cioè Now and Then di John Neumeier. Il teatro del cuore? Il teatro del cuore non può che essere il Teatro alla Scala. Per me, fin da bambino, è stato il teatro prediletto: il luogo in cui sognavo di arrivare, di studiare, di crescere e di ballare. Non ci sono riuscito subito, perché ho avuto una parentesi all’Aterballetto di Reggio Emilia, ma in età piuttosto giovane ho avuto la fortuna di entrare con la direzione di Elisabetta Terabust. Devo dire che ho realizzato il mio sogno, ...

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Al Teatro Astra due coreografie per la Hung Dance da Taiwan

Glanced Crack è l’omaggio del coreografo Lai Hung-chung alla mitologia della sua terra natale, con le “crepe” come simbolo per esplorare la resilienza della vita e la bellezza della lotta. Il coreografo Lai Hung-chung, originario di una famiglia Hakka a Pingtung, Taiwan, è cresciuto ascoltando la madre raccontare le storie del mito Hakka di Nuwa che ripara il cielo, una narrazione legata al “Giorno della Riparazione del Cielo”. In questa giornata, le persone depongono gli strumenti per permettere al cielo e alla terra di riprendersi, esprimendo gratitudine per la restaurazione di Nuwa. Attraverso i movimenti dei danzatori, le crepe assumono una forma simbolica, riflettendo le relazioni sfaccettate tra l’umanità e la natura, gli individui e i collettivi. Il freddo design dell’illuminazione grigia crea un’atmosfera desolata e apocalittica, con i danzatori che si muovono come placche tettoniche, convergendo e divergendo, per rappresentare l’evoluzione naturale e la tensione sociale. Mitici, di Giovanni lnsaudo, esplora il rapporto tra umani e dèi, la cui intersezione si manifesta come uno strano e cupo corpo alieno. Fondatore de I VESPRI, è un coreografo, danzatore e Art Maker siciliano. Dopo aver studiato presso la Victor Ullate Dance Academy, ha iniziato la sua carriera nella compagnia Junior Dantzaz ...

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Valzer e Can-Can nella “Vedova Allegra” di Abbati al Teatro Ariosto

Valzer, can-can, equivoci amorosi e intrighi diplomatici: La Vedova Allegra torna al Teatro Ariosto di Reggio Emilia sabato 28 febbraio alle ore 20.30 e domenica 1 marzo alle ore 15.30, con la regia di Corrado Abbati, la direzione musicale di Alberto Orlandi e le coreografie di Francesco Frola. Le origini dell’opera, un sempreverde dell’operetta, risalgono al 1861, quando il commediografo Henri Meilhac scrisse il vaudeville da cui è tratta. La versione che conosciamo oggi nacque però nel 1905, con la musica di Franz Lehár. La trama si svolge all’ambasciata del Pontevedro a Parigi, dove si trama per impedire che la ricca vedova Anna Glavari sposi un francese, disperdendo all’estero la sua cospicua eredità. L’ambasciatore punta a farla sposare con il conte Danilo, suo antico amore. Tra equivoci, gelosie e un intrigo parallelo che coinvolge Valencienne e il diplomatico Camillo, la situazione sembra complicarsi — finché l’astuzia di Njegus non scioglie i nodi: Anna e Danilo si dichiarano il loro amore e convolano a nozze, salvando insieme la patria dalla rovina economica. Corrado Abbati, fondatore dell’omonima compagnia nel 1988, ha dedicato la propria carriera alla regia, all’adattamento e all’interpretazione di operette e musical classici, contribuendo a riportare questo genere nei principali ...

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La danza valorizza la timidezza e offre un terreno fertile su cui fiorire

Danza e timidezza appaiono come due mondi distanti, quasi opposti: il palcoscenico implica apertura, comunicazione e voglia di mostrarsi, mentre la timidezza suggerisce il riserbo. Invece, la danza permette di entrare in contatto con se stessi e con gli altri in un ambiente protetto, dove l’attenzione si sposta dal giudizio esterno all’ascolto delle proprie sensazioni. Il corpo diventa un ponte tra l’interiorità e l’esterno, un mezzo per esprimersi. Attraverso il movimento, la persona timida può sperimentare un senso di libertà e scoperta. Per molti giovani, avvicinarsi alla danza significa anche imparare a convivere con le proprie insicurezze e a trasformarle in forza creativa. La tecnica, la disciplina e la concentrazione richiesti dall’arte coreutica aiutano a superare la paura del giudizio. Insegnano a valorizzare ciò che si è, piuttosto che ciò che si pensa di dover essere. È un percorso che si misura in piccoli traguardi continui e personali: il primo sguardo rivolto al pubblico e la sensazione di essere parte di qualcosa di più grande. Il danzatore infatti abbandona la dimensione puramente individuale per entrare in connessione con il gruppo, con la musica, con il pubblico e perfino con la tradizione culturale che la danza rappresenta. Il gesto non appartiene ...

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Satiri: a Panicale in scena la danza con la Compagnia Virgilio Sieni

La Stagione 25/26 del Teatro Caporali di Panicale continua all’insegna della danza, domenica 1° marzo alle ore 18, con Satiri, una produzione della Compagnia Virgilio Sieni che vede in scena i due danzatori Jari Boldrini e Maurizio Giunti accompagnati dalla musica di Johann Sebastian Bach eseguita dal vivo al violoncello da Naomi Berrill. Danze sulla soglia segnano lo spazio, forme di intesa ed empatia che esplodono tra dionisiaco e apollineo. Lo studio del movimento sottrae al quotidiano quelle posture che poi tornano sotto forma di un’altra lingua, non forma in movimento ma corpo che trascolora e, come una nebulosa auratica, si confonde tra lontananza e vicinanza e opera secondo un’attenzione rivolta alla tattilità spaziale che ci comprende. Le note di Virgilio Sieni: “Può darsi che siamo stati raggiunti dall’insegnamento del gesto che irrorandosi con lentezza nel corpo lo forgia senza mai appropriarsene. Questo porsi sulla soglia, che potrebbe sembrare anche un rimbalzo quale restituzione di una cosa solo poco tempo prima sconosciuta, penso si possa definire, o accostare, al senso del gesto poetico. Il Satiro, come ci dice Nietzsche ne La nascita della Tragedia (1872) e per richiamo sapienziale Giorgio Colli ne La nascita della filosofia (1975), potrebbe essere colui ...

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Ekaterina Maximova: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Era soprannominata “Madame Niet”: Maximova era famosa per il suo perfezionismo. Durante le prove non esitava a dire “no” a coreografi o maestri se sentiva che un movimento non rispettava la musica o il personaggio. Questo le valse il soprannome affettuoso (ma significativo) di “Madame Niet”. Coppia artistica (e nella vita) con Vladimir Vasiliev: Fu partner storica – sul palco e nella vita privata – del celebre danzatore Vladimir Vasiliev. I due si sposarono nel 1961 e formarono una delle coppie più iconiche del balletto sovietico, paragonata spesso a Fonteyn e Nureyev per chimica e intensità scenica. Una Giselle leggendaria: La sua interpretazione di Giselle è considerata una delle più poetiche e tecnicamente raffinate del Novecento. Era celebre per la leggerezza quasi irreale nel secondo atto e per la profondità drammatica nel primo, unendo tecnica cristallina ed espressività intensa. Superò un grave infortunio alla colonna vertebrale: Negli anni ’70 subì un serio problema alla schiena che rischiò di interrompere la sua carriera. Con una disciplina ferrea e una lunga riabilitazione, riuscì a tornare sul palco ai massimi livelli, dimostrando una straordinaria forza. Non solo classico, talento drammatico e versatilità: Sebbene fosse una grande interprete del repertorio classico (Il lago dei ...

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Il danzatore del Ballet du Capitole, Roberto Calabrese “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Ho iniziato a danzare a quattro anni, entrando molto presto nel mondo artistico. A sedici anni ho preso il mio primo volo per proseguire gli studi all’Hamburg Ballett di John Neumeier: lì ho compreso davvero il funzionamento del mio lavoro e dell’arte del balletto. Il mio balletto classico preferito è Giselle: un’opera carica di romanticismo, poesia e struggimento. La parte che amo di più è il secondo atto, con le Villi in bianco, che per me rappresenta una magia eterea e senza tempo. Il balletto contemporaneo prediletto? Il balletto contemporaneo che prediligo è Anima Animus di David Dawson. Il teatro del cuore? Il mio teatro del cuore è quello in cui mi trovo attualmente: l’Opéra national du Capitole. Un romanzo da trasformare in balletto? Il romanzo che trasformerei in balletto è Romeo e Giulietta, una storia che per me rappresenta profondamente l’amore giovane, puro e assoluto. Un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Il film da cui trarrei uno spettacolo di balletto è Il grande Gatsby, per la sua atmosfera anni Venti, l’eleganza raffinata e la malinconia che lo attraversa. Il costume di scena che hai preferito indossare? Il costume di scena che ho ...

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A Santarcangelo Festival la prova aperta di “The Last Archive”

Nel 2018 un incendio devasta il Museo Nazionale di Rio de Janeiro, riducendo in rovina quasi il 90% del proprio patrimonio culturale: oltre 20 milioni di oggetti, manufatti indigeni, reperti delle culture afro-brasiliane e del Pacifico, opere dell’antichità egizia e greco-romana. Come può chi non ha mai visitato il museo accedere a un patrimonio che non esiste più? Come si può evocare o visitare un museo privo di collezione, o addirittura di edificio? Parte da qui la ricerca di Carolina Bonfim e Flavio Rodrigo, artisti brasiliani di stanza a Bruxelles, ospiti del Lavatoio in residenza tra le azioni del network R.O.M Residencies on the Move sostenuto da Creative Europe, e su invito di Théâtre La Balsamine con il supporto di Wallonie-Bruxelles International. ll percorso si conclude con un incontro pubblico dedicato alla comunità del territorio: la prova aperta di The Last Archive, ad ingresso gratuito, in programma per giovedì 26 febbraio alle ore 19. Carolina Felice Bonfim è un’artista, ricercatrice e docente brasiliana. Ha conseguito un dottorato di ricerca presso l’Université libre de Bruxelles e l’ENSAV La Cambre, sviluppando una pratica interdisciplinare che combina performance, testo, fotografia e video. Il suo lavoro esplora gli archivi invisibili del corpo e della ...

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Sanremo 2026, danza e leggenda: Timofej Andrijashenko e Patty Pravo

Quando si accendono le luci del Teatro Ariston e parte la sigla del Festival di Sanremo, solitamente l’Italia si ferma. Ma nel 2026 il palco più amato della canzone italiana promette qualcosa di mai visto: un incontro tra la grazia assoluta della danza classica e il carisma magnetico di una delle icone più anticonformiste della nostra musica. Protagonisti della serata dei Duetti (venerdì 27 febbraio) saranno Timofej Andrijashenko, primo ballerino del Teatro alla Scala, e l’inossidabile Patty Pravo, insieme per una versione inedita di Ti lascio una canzone. Un crossover che unisce tradizione, eleganza e memoria collettiva. Un omaggio a Ornella Vanoni, recentemente scomparsa, attraverso uno dei suoi brani più popolari, interpretato in coppia con Gino Paoli, che ne fu anche autore insieme al compianto Peppe Vessicchio per la musica. Nato in Ucraina, Timofej Andrijashenko è oggi uno dei volti più prestigiosi della danza internazionale, sposato con l’étoile scaligera Nicoletta Manni. Dopo aver vinto concorsi di rilievo e aver affinato la tecnica tra virtuosismi classici e intensità interpretativa, entra nel corpo di ballo del Teatro alla Scala fino a diventarne primo ballerino. Il suo repertorio spazia dai grandi titoli del balletto romantico e ottocentesco — come Il lago dei cigni, ...

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All’Opéra di Parigi torna il “Roméo et Juliette” di Noureev

A oltre quarant’anni dalla sua creazione per l’Opéra national de Paris, il mitico Roméo et Juliette di Rudolf Noureev torna per l’undicesima volta sul palcoscenico parigino. Dal 2 aprile al 12 maggio 2026, l’Opéra Bastille ospiterà 21 rappresentazioni di uno degli allestimenti più spettacolari del repertorio novecentesco, su partitura di Sergueï Prokofiev. Portata al rango di mito universale da William Shakespeare, la tragedia degli amanti di Verona ha trovato nel XX secolo una nuova forma espressiva grazie alla musica di Prokofiev (1935), potente e vibrante, capace di tradurre in suono la violenza delle faide e l’estasi dell’amore. Nel 1984 Noureev trasformò questa partitura in un affresco coreografico fastoso e cinematografico, costruendo una Verona rinascimentale ricca di dettagli, tensione e sensualità. L’allestimento si distingue per i suoi 286 costumi, le scenografie monumentali e la presenza in scena di oltre 80 danzatori del Balletto dell’Opéra. Balli sontuosi, schermaglie giovanili e duelli drammatici scandiscono il percorso dei protagonisti: un Romeo che matura sotto il peso della passione e una Giulietta impetuosa che entra tragicamente nell’età adulta. La coreografia di Noureev scava nei caratteri, rendendo la narrazione intensa e quasi cinematografica. Date delle rappresentazioni: Giovedì 2 aprile (19:30) Sabato 4 aprile (19:30) Domenica 5 ...

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