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All’Arena ‘La Traviata’ e la danza simbolo della Belle Époque

L’Opera lirica e il French Cancan. La Traviata di Verdi e la danza simbolo della Belle Époque. Due mondi che si incontrano grazie alla musica. E a un nuovo progetto artistico. Nel cuore di Parigi, Fondazione Arena di Verona e Moulin Rouge hanno presentato ufficialmente la straordinaria collaborazione internazionale che darà vita alla nuova produzione de La Traviata, titolo inaugurale del 103° Arena di Verona Opera Festival. Per la prima volta nella loro storia, due simboli assoluti dello spettacolo mondiale, il tempio della lirica e il più celebre cabaret parigino, scelgono di unire le proprie identità artistiche in un progetto destinato a lasciare il segno. Sul palcoscenico del Moulin Rouge si sono incontrati il Canto lirico italiano, riconosciuto Patrimonio Immateriale dell’Umanità, e il leggendario French Cancan, per cui è stata presentata la candidatura: un dialogo tra culture, tradizioni e visioni artistiche capace di trasformarsi in un evento di portata internazionale. Ad esibirsi il soprano Martina Russomanno, che sarà Violetta all’inaugurazione dell’Opera Festival 2026, e il tenore Renè Barbera, che nel corso dell’estate interpreterà Alfredo. Ad accompagnarli al pianoforte Cecilia Gasdia. E poi gli artisti del Moulin Rouge che hanno acceso l’atmosfera con la danza più emblematica del Moulin Rouge, il ...

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Il danzatore e coreografo Gianni Melfi “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Dal repertorio classico, il mio preferito è Giselle. Drammatico, delicato e struggente. Il balletto contemporaneo prediletto? I lavori di Alexander Ekman sono tra i miei preferiti. Davvero non riesco a sceglierne uno soltanto. Il Teatro del cuore? L’Opera Nazionale Polacca, dove attualmente lavoro. Un romanzo da trasformare in balletto? Direi Cime tempestose di Emily Brontë. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Questo non lo dirò! Sto lavorando proprio ora a un progetto del genere, quindi niente spoiler. Il costume di scena indossato che hai preferito? Quello dell’Ammiratore di Manon, da Dama delle Camelie di John Neumeier. Quale colore associ alla danza? Il bianco. Che profumo ha la danza? Del calore delle luci che scaldano il vetro dei riflettori, percepibile anche da dietro le quinte. Del trucco di scena, del velluto dei costumi e del linoleum consumato delle sale prove. La musica più bella scritta per balletto? Il Grand pas de deux de Lo Schiaccianoci di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Il film di danza irrinunciabile? Billy Elliot. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Rudolf Nureyev e Carla Fracci. Il tuo “passo di danza” preferito? L’arabesque. Forza ed eleganza insieme. Chi ti sarebbe piaciuto essere ...

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Al via la 19° edizione del Milano Flamenco Festival 2026

Giunto alla sua diciannovesima edizione, il Milano Flamenco Festival torna sul palco del Piccolo Teatro Strehler dal 15 al 19 giugno 2026. A partire dal 3 giugno, la città si trasformerà in un palcoscenico aperto con attività complementari sociali, inclusive e divulgative in diversi spazi urbani. L’edizione di quest’anno mette al centro la figura di Federico García Lorca e il suo profondo legame con il flamenco, nel 90° anniversario della sua morte. Tre artisti di primo piano — Úrsula López, Manuel Liñán e José Maya — portano in scena, in prima nazionale, tre mondi diversi che si illuminano reciprocamente, riflettendo il mondo del grande artista granadino: visceralmente flamenco, poetico, visionario, sociale, politico e identitario. Le loro creazioni condividono la capacità di rinascere, di ridisegnare i confini dell’identità e di interrogare la tradizione, aprendola al presente. Proiezioni, incontri con gli artisti, performance diffuse completeranno il programma del Festival. Fin dalla sua nascita, il festival è stato un punto di riferimento nella danza internazionale, ospitando più di 70 compagnie e riunendo sia icone mondiali del flamenco che artisti emergenti e d’avanguardia. Nel 2024 Milano Flamenco Festival ha contribuito all’assegnazione all’Italia del Premio Catedral del Cante. Il premio è stato consegnato all’Ambasciatore Buccino ...

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Il Teatro alla Scala ha annunciato la Stagione di Balletto 26/27

La seconda Stagione di Balletto firmata da Frédéric Olivieri fa della continuità la propria forza e il vero propulsore per nuove sfide artistiche e stilistiche; tornano importanti titoli del repertorio, per coinvolgere l’intera Compagnia, fare tesoro della maturazione acquisita dagli artisti già cimentatisi nei ruoli, ma anche per offrire chances alle nuove generazioni, del Corpo di Ballo e quelle che sempre più accorrono in Teatro; si accolgono nuove firme, per permettere agli artisti di affrontare stili inconsueti consolidando le doti di curiosità, versatilità e impegno che tanto consenso hanno generato nel pubblico con le recenti proposte in cartellone. La nuova Stagione propone sette programmi, ma nove titoli, essendo una serata a dittico e una a trittico; cinque le riprese, di cui tre a serata intera, e quattro nuovi ingressi, tra cui, vero momento clou nella nuova programmazione, l’acclamata rivisitazione di Giselle firmata da Akram Khan: nata nel 2016 come produzione esclusiva dell’English National Ballet, viene ora affidata agli artisti del Balletto della Scala. E sarà una prima nazionale, non essendo mai stata rappresentata prima d’ora nel nostro Paese. Dal grande repertorio, torna ad allietare le feste Lo Schiaccianoci di Rudolf Nureyev, che apre la Stagione; titolo ideale e sempre atteso, ...

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Intervista esclusiva a Vasily Medvedev e Stanislav Fečo

Il Petipa Award 2025-2026 si è affermato come uno dei riconoscimenti più autorevoli nel panorama internazionale del balletto classico: quale visione ha guidato la sua creazione da parte della Petipa Ballet Association? Vasily Medvedev: La “Petipa Ballet Association” svolge un ruolo importante nella conservazione e nella promozione dell’eredità di Marius Petipa, uno dei più grandi coreografi della storia del balletto. Il nostro obiettivo è proteggere la ricchezza del balletto classico mantenendolo vivo per il pubblico e gli artisti di oggi. Attraverso spettacoli, progetti educativi, collaborazioni con compagnie di balletto ed eventi internazionali, cerchiamo di creare una comprensione più profonda dell’opera di Petipa e della sua influenza sul balletto contemporaneo. Allo stesso tempo, vogliamo ispirare ballerini e coreografi a continuare a sviluppare questa tradizione in modo significativo. Il “Petipa Award” è stato creato non solo per onorare artisti importanti, ma anche per costruire un ponte tra passato e presente — tra patrimonio storico e futuro del balletto. In qualità di fondatori, come definite oggi il concetto di “tradizione vivente” nel linguaggio coreografico contemporaneo? Stanislav Fečo: Una “tradizione vivente” è qualcosa che continua a crescere ed evolversi. Da questa prospettiva, da molti anni teniamo conferenze e masterclass sull’eredità di Marius Petipa, basate ...

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Il primo ballerino e modello Cory Stearns “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Manon. Ma il Romeo di MacMillan è quello che ha più significato per me. Il balletto contemporaneo prediletto? In the Upper Room di Twyla Tharp. Il teatro del cuore? La Royal Opera House. Un romanzo da trasformare in balletto? Il gabbiano di Jonathan Livingston. Un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Il filo nascosto (Phantom Thread) diretto da Paul Thomas Anderson. Il costume di scena che hai preferito indossare? Romeo ed Oberon. Quale colore associ alla danza? Tutti. Che profumo ha la danza? Sudore. La musica più bella scritta per balletto? Chopin per La Dame aux camélias e Massenet per Manon. Il film di danza irrinunciabile? ABT Now. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Anthony Dowell e Irina Kolpakova. Il tuo passo di danza preferito? Piqué arabesque enveloppé en dehors, il primo passo della variazione di Des Grieux nel primo atto di Manon. Chi ti sarebbe piaciuto essere, nella vita reale, tra i personaggi del grande repertorio della danza? Sicuramente nessuno di loro. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Kenneth MacMillan. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Esisti davvero!? Tre parole per descrivere la disciplina della ...

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Luciana Savignano nel “Rito di primavera” di Susanna Beltrami

Domenica 31 maggio, alle ore 21.00, i Bagni Misteriosi del Teatro Franco Parenti di Milano diventeranno il palcoscenico di Rito di primavera, la potente creazione coreografica firmata da Susanna Beltrami con protagonista l’étoile Luciana Savignano insieme a settanta danzatori di DanceHaus. All’interno della Festa di primavera ai Bagni Misteriosi, l’evento si annuncia come uno dei momenti più attesi: una performance immersiva capace di fondere danza contemporanea, musica, natura e architettura urbana in un’unica grande esperienza collettiva. Nella luce sospesa della sera, tra acqua riflessa, geometrie di vetro e silenzi urbani, il Rito di primavera prende forma come una cerimonia laica dedicata alla rinascita. La celebre partitura di Igor Stravinsky rivive attraverso il linguaggio fisico e visionario di Susanna Beltrami, che da anni esplora il rapporto tra corpo, memoria e trasformazione. La coreografia si sviluppa come un grande affresco umano: movimenti corali, tensioni ancestrali, impulsi vitali attraversano la scena trasformando i Bagni Misteriosi in uno spazio rituale dove il pubblico non assiste semplicemente a uno spettacolo, ma viene coinvolto in un’esperienza sensoriale e quasi ipnotica. Il dialogo con l’acqua, elemento centrale della location, amplifica la forza evocativa della performance. Le superfici liquide diventano specchi di luce e movimento, mentre il corpo ...

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Il principal dancer Filippo Montanari “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Giselle di Jean Coralli e Jules Perrot. Il balletto contemporaneo prediletto? In The Middle, Somewhat Elevated di William Forsythe. Il Teatro del cuore? Il Teatro dell’Opera di Tbilisi occupa un grande spazio nel mio cuore in quanto ho debuttato con i miei primi grandi ruoli. Ma il “primo vero amore” è stato il Teatro Bonci di Cesena che mi fece capire che la vita in teatro era ciò che mi serviva. Un romanzo da trasformare in balletto? Cime Tempestose di Emily Brontë. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Blue Valentine di Derek Cianfrance. Il costume di scena indossato che hai preferito? Il costume dell’ultima scena di Romeo e Giulietta. Quale colore associ alla danza? Bianco e Nero. Che profumo ha la danza? È davvero difficile associare la danza ad un “profumo”. Io la danza la associo agli odori più basici e oggettivi: per me è l’odore di uno studio, del palcoscenico da dietro le quinte, della platea, quello è il “profumo della danza”. La musica più bella scritta per balletto? Tante musiche mi piacciono, ma quella che mi fa crollare anche dopo averla ascoltata più volte è Romeo e Giulietta di Prokofiev. ...

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Oltre il riflesso nello specchio: la danza come modo di essere

Di recente la danza viene spesso vista e considerata attraverso la lente deformante dei social media: sequenze frenetiche di passi, coreografie virali da quindici secondi finalizzate a catturare like. In questo triste scenario, il corpo rischia di diventare un oggetto da esibire e la danza mero strumento dell’ego. Ma la vera danza, quella che attraversa la storia dell’umanità fin dai suoi albori, non ha niente a che fare con l’esibizionismo. Al contrario, è un atto di umiltà. L’esibizionismo si nutre del giudizio esterno, ha bisogno di un pubblico da impressionare e di un primato da affermare. La danza, invece, nasce da una necessità interiore. Non lascia spazio al pensiero calcolatore perché la mente è interamente occupata a percepire il corpo, il movimento e le emozioni. Ballare non significa mostrare quanto si è bravi, ma scoprire quanto si è sinceri. Nel movimento autentico cadono le maschere sociali che indossiamo ogni giorno. La danza diventa una zona franca in cui l’ansia da prestazione lascia il posto alla meraviglia della presenza vera. Dal punto di vista psicologico, infatti, la danza agisce come catalizzatore emotivo, permette di incanalare e metabolizzare rabbia, tristezza, ansia e altre emozioni negative attraverso il gesto fisico. Eseguire un passo ...

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Il direttore artistico e coreografo Iñaki Urlezaga “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Giselle. Il balletto contemporaneo prediletto? La sagra della primavera. Il teatro del cuore? Teatro Mariinskij. Un romanzo da trasformare in balletto? Ragione e sentimento di Jane Austen. Un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Ragione e sentimento di Ang Lee. Il costume di scena che hai preferito indossare? Qualsiasi di quelli disegnati da Yannis Georgiadis. Quale colore associ alla danza? Cambia ad ogni balletto. Che profumo ha la danza? Libertà. La musica più bella scritta per balletto? Quella di Prokofiev per Romeo e Giulietta. Il film di danza irrinunciabile? Un americano a Parigi. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Rudolf Nureyev e Isadora Duncan. Il tuo passo di danza preferito? Tutti i piccoli passi. Chi ti sarebbe piaciuto essere, nella vita reale, tra i personaggi del grande repertorio della danza? Spartacus. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Marius Petipa. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Grazie per tutte le meravigliose melodie. Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Intelligenza, sensibilità e passione. Come ti vedi oggi allo specchio? Sorridente. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com © Riproduzione riservata

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