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Analisi del personaggio di Clara: tecnica, interpretazione e storia

Il personaggio di Clara, protagonista de Lo Schiaccianoci, occupa un posto singolare nel repertorio del balletto classico, poiché si colloca al confine tra infanzia e maturazione artistica, tra racconto fiabesco e costruzione coreografica di grande raffinatezza. Analizzare Clara significa confrontarsi con un ruolo che, pur non essendo tecnicamente virtuosistico quanto altri grandi ruoli del repertorio ottocentesco, richiede una sensibilità interpretativa estremamente precisa e una consapevolezza stilistica che varia sensibilmente a seconda delle tradizioni coreografiche. Dal punto di vista storico, Lo Schiaccianoci nasce alla fine del XIX secolo nel contesto del teatro imperiale russo, su musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij e coreografia originaria di Marius Petipa, poi realizzata in larga parte da Lev Ivanov. Il libretto si ispira al racconto di E. T. A. Hoffmann, filtrato attraverso una versione più addolcita di Alexandre Dumas padre. In questo contesto, Clara emerge come una figura centrale ma sfuggente: una bambina borghese, immersa nell’atmosfera natalizia, che attraversa una dimensione onirica dove il confine tra realtà e fantasia si dissolve progressivamente. Originariamente, il ruolo di Clara (talvolta chiamata Masha nella tradizione russa, oppure Marie nella tradizione russa e nella versione di Balanchine) era affidato a una giovane allieva della scuola imperiale, il che spiega l’assenza ...

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Cotillon (balletto): storia, personaggi, curiosità e trama

Cotillon di George Balanchine rappresenta una delle creazioni più enigmatiche e affascinanti del primo periodo americano del coreografo, un’opera che riflette pienamente il suo passaggio verso una nuova concezione del balletto, sospesa tra memoria della tradizione e sperimentazione neoclassica. Creato nel 1932 su musica di Emmanuel Chabrier, il balletto si inserisce in un contesto artistico profondamente diverso rispetto a quello dei Ballets Russes, segnando una fase di transizione in cui Balanchine inizia a sviluppare un linguaggio sempre più personale. Dal punto di vista storico, Cotillon nasce in un’epoca in cui il balletto europeo stava attraversando una crisi di identità, mentre negli Stati Uniti si aprivano nuove possibilità creative. Dopo la morte di Sergej Djagilev nel 1929, molti artisti legati ai Ballets Russes si trovarono a ridefinire il proprio percorso. Balanchine, trasferitosi negli Stati Uniti, iniziò a lavorare in un contesto meno vincolato dalle convenzioni europee, dando vita a una serie di opere che esploravano nuove forme di espressione coreografica. Cotillon si distingue per la sua struttura apparentemente narrativa, che richiama l’atmosfera dei balli aristocratici ottocenteschi, ma che in realtà si sviluppa in una dimensione quasi onirica e simbolica. Il titolo stesso evoca una danza sociale, elegante e codificata, ma Balanchine utilizza questo riferimento ...

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Viareggio Capitale Internazionale della Danza, edizione 2026

L’arte coreutica torna protagonista sul litorale toscano. Presentata ufficialmente la VI Edizione del Festival della Danza Città di Viareggio e le International Ballet Master Classes (IBMC). L’iniziativa, promossa con lungimiranza dal Comune di Viareggio fin dal 2021, si conferma un appuntamento di respiro globale capace di coniugare alta formazione, spettacolo e solidarietà. Sotto la guida del Primo Ballerino Andrea Volpintesta al suo quinto anno di Direzione Artistica, e in collaborazione con la Fondazione Festival Pucciniano, l’edizione 2026 trasformerà il Gran Teatro Giacomo Puccini di Torre del Lago nel cuore pulsante della danza d’eccellenza. Alta Formazione e Perfezionamento con l’Accademia Pucciniana Le IBMC 2026 (27 aprile-3 maggio) si confermano una porta d’accesso privilegiata al professionismo. Durante la settimana di Master Classes, si terranno le selezioni per l’accesso diretto al Corso di Formazione e Perfezionamento di Danza Classica e Contemporanea 2026/27 dell’Accademia Pucciniana, istituzione che vanta la Direzione Artistica del Maestro Placido Domingo. Il settore danza dell’Accademia sarà curato personalmente da Sabrina Brazzo (Étoile, già Prima Ballerina del Teatro alla Scala) e Andrea Volpintesta. Il parterre di docenti per le IBMC 2026 schiera nomi di rilievo internazionale provenienti dai più prestigiosi contesti Accademici Internazionali: Sabrina Brazzo & Andrea Volpintesta (Teatro alla Scala); ...

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Analisi di Drosselmeyer: tecnica, interpretazione e storia

Drosselmeyer è una delle figure più enigmatiche e affascinanti del balletto Lo Schiaccianoci, un personaggio che sfugge a definizioni univoche e che, proprio per questa sua natura ambigua, rappresenta una sfida interpretativa di grande profondità. Non è semplicemente un comprimario o un narratore, ma il motore stesso della vicenda: colui che innesca il passaggio dal mondo reale a quello fantastico, dal quotidiano all’onirico. Analizzarne la tecnica, l’interpretazione e la storia significa entrare nel cuore stesso del linguaggio del balletto classico e del suo rapporto con il teatro e la narrazione. Dal punto di vista storico, Drosselmeyer nasce nell’adattamento coreografico del racconto romantico di E.T.A. Hoffmann, Schiaccianoci e il re dei topi, filtrato attraverso la versione più edulcorata di Alexandre Dumas. Quando il balletto debuttò nel 1892 con la musica di Čajkovskij e la coreografia iniziale di Marius Petipa (sviluppata poi da Lev Ivanov), il personaggio di Drosselmeyer si configurò immediatamente come figura liminale: padrino della protagonista Clara (o Marie, a seconda delle versioni), inventore eccentrico, mago, burattinaio, ma anche potenziale manipolatore degli eventi. Nel corso delle diverse riprese storiche, il suo ruolo si è ampliato o contratto, ma ha sempre mantenuto questa aura di mistero. Dal punto di vista tecnico, ...

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I Familie Flöz tornano a incantare il pubblico di Piacenza

I Familie Flöz tornano a incantare il pubblico di Piacenza, con le grandi maschere che hanno reso celebre la compagnia berlinese in tutto il mondo. Gruppo di punta del teatro di figura contemporaneo europeo, acclamati dai pubblici di tutte le età e dalla critica, saranno in scena con FESTE martedì 21 aprile alle ore 21 al Teatro Municipale a chiusura del cartellone ALTRI PERCORSI della Stagione di Prosa 2025/2026 del Teatro Municipale curata da Teatro Gioco Vita con la direzione artistica di Diego Maj e Jacopo Maj, la XXII organizzata dal centro di produzione teatrale piacentino con Fondazione Teatri e Comune di Piacenza e il sostegno di Fondazione di Piacenza e Vigevano e Iren. Scoperti dal pubblico piacentino al Teatro Filodrammatici nel 2007 con Ristorante immortale grazie a Teatro Gioco Vita, che li ha poi ospitati al Teatro Municipale nel 2025 con Hotel Paradiso e più recentemente nel 2024 con Teatro Delusio, li vedremo ora con una favola per adulti senza parole ma straordinariamente eloquente grazie alle grandi maschere che sono il tratto distintivo dei Familie Flöz, in una poetica miscela di tragedia e slapstick. Un’opera di Andres Angulo, Björn Leese, Johannes Stubenvoll, Thomas van Ouwerkerk, Michael Vogel. Quest’ultimo firma ...

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Marie Sallé e l’espressività moderna nel balletto del XVIII secolo

La figura di Marie Sallé (spesso italianizzata in Maria Sallé) occupa un posto di singolare rilievo nella storia del balletto europeo del primo Settecento, non solo per la qualità della sua arte interpretativa, ma soprattutto per il valore riformatore delle sue scelte estetiche, che prefigurano alcuni dei principi destinati a trovare sistemazione teorica qualche decennio più tardi con Jean-Georges Noverre e il suo ballet d’action*. Nata a Parigi nel 1707 in una famiglia di artisti itineranti – il padre Étienne e la madre Françoise erano entrambi danzatori e attori – Sallé fu precocemente immersa in un ambiente teatrale che favorì una formazione non rigidamente accademica, bensì aperta alla contaminazione tra danza, pantomima e recitazione. Questo dato biografico, apparentemente marginale, risulta invece determinante per comprendere la sua successiva presa di distanza dalle convenzioni codificate dell’Académie Royale de Musique. La sua carriera si svolse tra Parigi e Londra, due centri nevralgici della cultura spettacolare europea, e fu proprio nella capitale inglese che ella poté sperimentare con maggiore libertà le proprie intuizioni. Nel contesto del Royal Opera House (all’epoca noto come Covent Garden), Sallé collaborò con George Frideric Handel, partecipando a produzioni operistiche e coreutiche che le permisero di affinare una concezione drammatica ...

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Analisi del personaggio di Nikiya: tecnica, interpretazione e storia

Nikiya è una delle figure più emblematiche del repertorio classico, protagonista de La Bayadère, balletto che incarna l’estetica e le contraddizioni del grande teatro ottocentesco. Analizzare questo ruolo significa entrare in un territorio complesso in cui tecnica accademica, sensibilità interpretativa e stratificazione storica si intrecciano in modo indissolubile. Nikiya non è soltanto una danzatrice del tempio: è un archetipo tragico, una presenza sospesa tra sacro e umano, tra amore e morte, tra realtà e visione. Dal punto di vista storico, La Bayadère nasce nella Russia imperiale del XIX secolo, in un contesto artistico fortemente influenzato dall’orientalismo europeo. L’immaginario dell’India, filtrato attraverso uno sguardo occidentale, diventa lo sfondo esotico per una vicenda di amore proibito e destino ineluttabile. Nikiya, devadasi consacrata al tempio, rappresenta una figura idealizzata, quasi simbolica, che riflette più le fantasie romantiche europee che una realtà culturale autentica. Tuttavia, proprio questa distanza tra realtà e rappresentazione contribuisce alla sua forza scenica: Nikiya diventa un’icona, una figura universale di purezza e sacrificio. Tecnicamente, il ruolo di Nikiya è tra i più esigenti del repertorio classico. Richiede una padronanza assoluta della tecnica accademica, ma anche una qualità del movimento che trascenda la mera esecuzione. Le linee devono essere morbide e ...

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A Foligno “La Duse – Nessuna Opera” di Opus Ballet

Mercoledì 22 aprile alle ore 21 presso il Politeama Clarici di Foligno, per la Stagione 25/26, in scena la danza con lo spettacolo LA DUSE – Nessuna Opera, per la coreografia di Adriano Bolognino – uno dei coreografi dell’apertura dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026 – e Rosaria Di Maro, prodotta dalla Compagnia Opus Ballet diretta da Rosanna Brocanello. Le danzatrici: Giuliana Bonaffini, Rosaria Di Maro, Ginevra Gioli, Gaia Mondini, Giulia Orlando, Cristina Roggerini, Giovanna Santoro, Sara Schiavo, Rebeca Zucchegni. Spiegano gli autori: “Il lavoro si divide in due, e la divisione segue la marcia della Duse verso un’arte sempre più consapevole. Una prima parte “squisitamente artefatta” e un’ultima Duse, ormai anziana, “tutta luce immacolata”. È una NON OPERA, un inno alle donne. Un ringraziamento doveroso al testo di Mirella Schino, Eleonora Duse – Storia e immagini di una rivoluzione teatrale, per aver raccontato questa straordinaria donna, trascendendo le influenze maschili che hanno confuso le sue tracce e liberandola dai cliché che oscurano il genio femminile. È stato il punto di partenza indiscusso di tutta la ricerca.” Nessuna Opera, Eleonora Duse: “Recitare? Che brutta parola! Se si trattasse di recitare soltanto; io sento che non ho mai saputo né saprò ...

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La Concurrence (balletto): storia, personaggi, curiosità e trama

La Concurrence di George Balanchine rappresenta un esempio particolarmente significativo della fase iniziale della sua carriera, quando il giovane coreografo, formatosi nella tradizione imperiale russa, iniziava a confrontarsi con i fermenti artistici dell’Europa occidentale e con una nuova concezione del balletto, più libera, sperimentale e aperta alle contaminazioni musicali e culturali del Novecento. Creato nel 1928 su musica di Georges Bizet, il balletto si inserisce nel contesto delle produzioni dei Ballets Russes, un ambiente in cui innovazione e tradizione convivevano in una tensione costante. Dal punto di vista storico, La Concurrence nasce in un momento di transizione, non solo per Balanchine ma per l’intero linguaggio del balletto. Dopo l’eredità monumentale di Marius Petipa, il balletto classico si trovava a dover ridefinire i propri codici in un’epoca segnata dalle avanguardie artistiche. Sergej Djagilev, con i suoi Ballets Russes, aveva già avviato questo processo, promuovendo collaborazioni con artisti, musicisti e coreografi innovativi. In questo contesto, Balanchine sviluppa una sensibilità coreografica che, pur radicata nella tecnica accademica, tende verso una maggiore essenzialità e una nuova relazione con la musica. La Concurrence si distingue per il suo carattere leggero, quasi ironico, lontano dalla narrazione drammatica dei grandi balletti ottocenteschi. Il titolo stesso suggerisce una dimensione competitiva, un ...

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Sasha Waltz & Guests al Teatro Ponchielli di Cremona

La compagnia di danza Sasha Waltz & Guests, fondata da Sasha Waltz e Jochen Sandig nel 1993 a Berlino, approda al Teatro Ponchielli di Cremona mercoledì 22 aprile (ore 20.30) con Beethoven 7, lavoro dal forte impatto visivo, di grande forza scenografica e d’intensità emotiva, costruito sulle note della celeberrima Settima Sinfonia del grande compositore tedesco. Un appuntamento imperdibile che chiude la rassegna Danza 2026. Considerata l’erede per eccellenza di Pina Bausch, la coreografa tedesca Sasha Waltz si distingue per la capacità di indagare le pieghe più nascoste dell’animo umano, la sua meravigliosa vulnerabilità e fragile bellezza, e per la capacità di tradurre questa indagine esistenziale in teatro-danza, ponendoci di fronte a questioni e temi universali. Con Beethoven 7, Waltz prosegue la sua ricerca sulla relazione tra danza e musica: quattordici danzatori della sua compagnia si confrontano con la Sinfonia no. 7 in La maggiore Op. 92 di Ludwig van Beethoven e con le sonorità elettroniche di Freiheit/Extasis, nuovo lavoro appositamente commissionato al compositore cileno Diego Noguera come risposta ai temi e alle domande poste da questo monumento della cultura musicale mondiale. Nel 1812 Beethoven annotava nel suo diario: “Le persone reali sono schiave dell’ambiente in cui vivono o possono ...

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