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I grandi coreografi nella storia della danza: Heinz Spoerli

Nel panorama della danza contemporanea Heinz Spoerli occupa un posto singolare, quello di un artista capace di unire la purezza della forma classica alla libertà espressiva del movimento moderno. La sua arte nasce da un profondo rispetto per la tradizione, ma non si limita mai alla conservazione: ogni gesto, ogni linea del corpo, ogni relazione nello spazio diventa per lui un’occasione per rivelare una nuova sensibilità. La danza, nelle sue creazioni, non è soltanto tecnica o virtuosismo, ma un linguaggio poetico in cui disciplina e immaginazione convivono con straordinaria armonia. Il tratto distintivo della coreografia di Spoerli risiede nella capacità di trasformare la precisione accademica in emozione pura. Il corpo del danzatore, educato attraverso un rigoroso controllo, non appare mai prigioniero della forma, ma al contrario sembra trovare nella regola una possibilità di libertà. Le sue composizioni sono caratterizzate da una musicalità raffinata, da un’attenzione quasi architettonica alle geometrie del movimento e da una continua ricerca dell’equilibrio tra individuo e insieme. Nei suoi lavori il balletto diventa un tessuto vivo, dove ogni interprete contribuisce alla costruzione di un’immagine collettiva senza perdere la propria identità. La grandezza di Spoerli emerge anche nel modo in cui ha saputo guardare ai capolavori della ...

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Giselle, balletto all’aperto e consigli per l’autunno a Vienna

Chi non vuole rinunciare al balletto nemmeno durante i mesi estivi avrà un’ottima occasione il 2 agosto. Nell’ambito del Film Festival in Rathausplatz a Vienna sarà proiettato sul grande schermo Giselle, una splendida opportunità per vivere uno dei balletti classici più amati in un’atmosfera unica, sotto il cielo aperto. L’autunno inaugura poi la nuova stagione con un appuntamento speciale: Living Legacies riunisce a settembre tre capolavori di George Balanchine, Christopher Wheeldon e Frederick Ashton. Con Divertimento n. 15, Within the Golden Hour e Rhapsody, questa serata di balletto in tre parti attraversa la tradizione neoclassica fino al linguaggio della danza contemporanea, rendendo omaggio a tre coreografi che hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia del balletto. Un altro grande appuntamento seguirà già a ottobre: con Nijinsky, il Balletto di Stato di Vienna porterà sul palcoscenico dell’Opera di Stato di Vienna il celebre balletto narrativo di John Neumeier, dedicato alla vita del leggendario ballerino Vaslav Nijinsky. Quest’opera, acclamata a livello internazionale, ripercorre la straordinaria vicenda umana e artistica di uno dei più grandi interpreti del XX secolo ed è considerata una delle più intense biografie coreografiche del repertorio moderno. La coreografia di Giselle creata da Elena Tschernischova per Vienna, ispirata alla leggenda ...

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Fairytale Ballets: quando le fiabe danzano in alta definizione

Il balletto classico ha sempre trovato nelle fiabe una delle sue fonti d’ispirazione più inesauribili. Principesse addormentate, fanciulle trasformate dalla magia, cigni incantati e bambole che prendono vita hanno attraversato oltre un secolo di storia della danza, conquistando generazioni di spettatori. Oggi questo patrimonio torna protagonista grazie al cofanetto Fairytale Ballets pubblicato da Opus Arte, una raccolta che offre l’occasione di riscoprire alcuni dei titoli più rappresentativi del repertorio del Royal Ballet. L’interesse di questa pubblicazione non risiede soltanto nella qualità tecnica delle registrazioni, realizzate con immagini in alta definizione e una ripresa capace di valorizzare ogni dettaglio della coreografia. Il vero valore del cofanetto è la possibilità di osservare come il linguaggio del balletto continui a parlare al pubblico contemporaneo senza rinunciare alla propria identità. Ogni titolo racconta una diversa sfaccettatura del mondo delle fiabe. La bella addormentata rappresenta il trionfo dell’eleganza accademica, con la sua struttura monumentale e il celebre vocabolario coreografico derivato dalla tradizione di Marius Petipa. Cenerentola, nella raffinata versione di Frederick Ashton, unisce poesia, ironia e teatralità, dimostrando come una storia universalmente conosciuta possa acquisire nuova profondità attraverso il movimento. Coppélia introduce invece un tono brillante e leggero, giocando sul confine tra realtà e fantasia, ...

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Il cosiddetto tutù Degas: tra arte, scena e immaginario del balletto

L’espressione tutù Degas è una definizione comunemente utilizzata per descrivere il costume da balletto immortalato dal pittore francese Edgar Degas nelle sue celebri opere dedicate alle ballerine. Più che un capo specifico, rappresenta un’icona visiva che racchiude l’estetica del balletto nella seconda metà dell’Ottocento, unendo realtà teatrale e interpretazione artistica. A differenza del tutù classico rigido, sviluppatosi pienamente tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, il cosiddetto tutù Degas era caratterizzato da una gonna morbida composta da numerosi strati di tulle leggero, generalmente lunga fino al ginocchio o appena sotto. Il tessuto, privo della rigidità che contraddistingue i modelli moderni, seguiva con naturalezza i movimenti della danzatrice, creando un effetto di leggerezza che Degas seppe tradurre magistralmente nelle sue tele e nei suoi pastelli. Questa foggia rifletteva l’evoluzione del costume teatrale iniziata con il balletto romantico. Le gonne, progressivamente accorciate rispetto agli abiti di scena del primo Ottocento, permettevano una maggiore libertà di movimento e rendevano più visibile il lavoro tecnico delle gambe e dei piedi. Il pubblico poteva così apprezzare con maggiore chiarezza la precisione dell’esecuzione, mentre la silhouette della ballerina acquistava un equilibrio tra eleganza e funzionalità. Nelle opere di Degas, il costume assume però ...

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Alicia Alonso e il tempo eterno della leggenda

Attorno alla figura di Alicia Alonso il tempo ha compiuto un’operazione singolare: ha attenuato il ricordo degli avvenimenti, lasciando invece intatta un’impressione. Non quella di una carriera esemplare, ma di una presenza destinata a superare il proprio secolo. Le grandi personalità della danza del Novecento sembravano nascere in un’epoca in cui il palcoscenico possedeva ancora il potere di creare leggende. Erano anni in cui il pubblico riconosceva negli interpreti qualcosa che oggi appare quasi perduto: una distanza. Non la distanza dell’inaccessibilità, ma quella del mito. L’artista non era soltanto visto; era immaginato. Attorno al suo nome si costruiva un racconto che oltrepassava gli spettacoli, trasformando la memoria in una forma di attesa. Alicia Alonso appartiene a quella stagione. Non tanto perché ne sia stata una protagonista, quanto perché continua a rappresentarne l’essenza. La sua immagine sembra provenire da un tempo in cui la danza custodiva ancora un’aura quasi sacrale, quando il sipario divideva due mondi e il teatro conservava il privilegio dell’irripetibile. Oggi, nell’epoca della riproduzione infinita delle immagini, quella dimensione appare remota. Proprio per questo la sua figura acquista un valore che supera il dato storico. Il mito, del resto, non nasce dall’assenza di realtà, ma dalla capacità della ...

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Consumare passi o imparare a danzare? La sfida della didattica coreutica oggi

Viviamo nell’era della sovrastimolazione e della fame insaziabile del nuovo. Se qualcosa non cambia o succede subito, ci si annoia. Questa dinamica disfunzionale ha contagiato anche le sale di danza, dove sempre più spesso si scambia la quantità di materiale coreografico con la qualità dell’insegnamento: più passi, più sequenze, più novità. Ma accumulare movimenti non significa imparare. La pedagogia e le neuroscienze infatti ricordano una verità fondamentale: il cervello ama la novità, ma il corpo cresce con la ripetizione. Il sistema nervoso è biologicamente programmato per reagire agli stimoli rilasciando dopamina. Il “nuovo” ci dà una scossa immediata di gratificazione, ma è una soddisfazione effimera. Quando questa logica viene applicata alla danza, si crea un cortocircuito, allievi che consumano passi e coreografie senza mai metabolizzarli davvero. Accelerare i tempi per inseguire la ridotta soglia di attenzione produce esecutori di movimenti, non ballerini e annulla una parte fondamentale della danza, il lato artistico. Il cervello ha bisogno di tempo per introiettare le informazioni, viverle, tradurle in movimento e comunicarle. Ogni volta che un gesto viene eseguito con intenzione, ripetuto nel tempo e corretto, i circuiti neurali si rafforzano. La guaina mielinica che avvolge i neuroni si ispessisce, trasformando un movimento in ...

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I grandi coreografi nella storia della danza: Ben Stevenson

Esistono coreografi che rivoluzionano il linguaggio della danza attraverso la sperimentazione e altri che riescono a rinnovare la tradizione senza tradirne l’essenza. Ben Stevenson appartiene a questa seconda, preziosa categoria. La sua arte è la dimostrazione che il balletto classico può continuare a parlare al presente quando viene attraversato da una sensibilità autentica, capace di coniugare rigore tecnico, intensità narrativa ed emozione. Nelle sue creazioni la danza non si limita a essere una successione di passi perfettamente eseguiti, ma diventa una forma di racconto in cui il movimento sostituisce le parole e ogni gesto acquista il valore di un pensiero. Stevenson ha costruito un linguaggio raffinato, fondato sulla purezza della linea classica, senza mai rinunciare alla profondità psicologica dei personaggi. La tecnica è sempre al servizio dell’espressione, e l’equilibrio tra virtuosismo e sentimento rappresenta una delle cifre più riconoscibili della sua poetica. Il suo teatro è permeato da una sensibilità lirica che restituisce centralità all’essere umano. Le grandi storie del repertorio diventano così occasioni per esplorare emozioni universali: l’amore, la perdita, il sacrificio, la speranza. Ogni balletto è costruito con una straordinaria attenzione al ritmo drammatico, dove la musica e la coreografia si fondono in un dialogo continuo, capace di ...

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Žarko Prebil, il Maestro che ha cambiato la scuola italiana di danza. L’omaggio dell’Accademia Nazionale di Danza a dieci anni dalla scomparsa

A dieci anni dalla sua scomparsa, il nome di Žarko Prebil continua a rappresentare uno dei punti di riferimento imprescindibili della pedagogia coreutica europea. Non soltanto un maître di straordinario rigore tecnico, ma un autentico costruttore di generazioni di artisti, capace di trasmettere una concezione della danza fondata sul rispetto della tradizione accademica, sull’eleganza dello stile e sulla profonda conoscenza del repertorio classico. Per questo motivo, il 16 luglio 2026, il Teatro Grande dell’Accademia Nazionale di Danza di Roma ha ospitato una intensa serata commemorativa organizzata dall’Accademia per ricordare il Maestro nel decennale della sua scomparsa. Un appuntamento che ha riunito allievi, docenti, artisti e personalità della danza italiana e internazionale, confermando quanto il suo insegnamento sia ancora vivo nella memoria della comunità coreutica. Dalla Croazia ai grandi teatri europei Nato a Zagabria nel 1939, Žarko Prebil si forma secondo la rigorosa tradizione della scuola russa, assorbendone i principi tecnici ed estetici che avrebbero caratterizzato tutta la sua attività artistica e didattica. Dopo gli studi diventa primo ballerino del Teatro Nazionale Croato, affrontando il grande repertorio classico e romantico. La sua carriera si sviluppa rapidamente anche come maître de ballet e pedagogo, qualità che lo porteranno a essere chiamato in ...

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Divinamente Diva, Tamara Karsavina

Vi sono artiste che attraversano la scena come un lampo, lasciando dietro di sé una scia di stupore, e altre che, con passo più lieve, insinuano la loro presenza nella memoria fino a diventarne parte silenziosa e persistente. Tamara Karsavina apparteneva a questa seconda, rarissima specie: non conquistava, ma avvolgeva; non abbagliava, ma illuminava. La sua danza non era mai un’esibizione, bensì una rivelazione. In lei, ogni gesto si compiva con una naturalezza tanto perfetta da sembrare inevitabile, come se il movimento non fosse stato scelto, ma semplicemente accaduto. Era un’arte priva di attrito, dove la tecnica — pur rigorosa e impeccabile — si dissolverà in una grazia che appariva spontanea, quasi inconsapevole. Non vi era nulla di forzato nel suo modo di abitare la scena: ella non imponeva una presenza, ma la lasciava emergere, con una delicatezza che aveva qualcosa di profondamente aristocratico. Il suo corpo parlava una lingua fatta di sfumature, di pause eloquenti, di silenzi che avevano il peso di un’intera frase. E proprio in quelle sospensioni si percepiva il segreto della sua arte: la capacità di suggerire più di quanto mostrasse. A differenza di chi cerca il culmine nell’apice del virtuosismo, Tamara Karsavina sembrava trovare la ...

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86 anni fa, iniziava il viaggio di Pina Bausch

C’era un luogo dove il silenzio imparava a danzare. Tu lo hai abitato con passi fragili e necessari, come chi attraversa la pioggia senza chiedere al cielo di smettere. Non cercavi la perfezione, ma la verità nascosta in una mano che trema, in uno sguardo che sfugge, in un corpo che ricorda ciò che le parole dimenticano. Hai insegnato che ogni gesto porta il peso di una vita, che una caduta può essere un abbraccio, che ripetere è scavare fino a trovare il cuore delle cose. Sul palcoscenico hai seminato domande, mai risposte. E il pubblico, uscendo, portava addosso un pezzo di sé che prima non aveva visto. Ora il sipario si apre ancora, e in ogni danza che osa essere umana, nelle lacrime che diventano movimento, nei fiori sparsi sul pavimento, c’è ancora la tua voce. Perché alcuni artisti finiscono con il tempo. Tu, Pina, continui a nascere ogni volta che qualcuno ha il coraggio di danzare la propria verità. Nel cuore del Novecento, tra le rovine di una Germania che cercava di rialzarsi, nacque una voce capace di riscrivere il linguaggio del corpo: Pina Bausch. Coreografa, danzatrice e visionaria, Bausch ha rivoluzionato la danza contemporanea fondendo gesto, parola ...

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