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Redattori

Il Senior Soloist e coreografo Mario Gaglione “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? Lago dei cigni. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Minus 16. Il teatro a cui sei più legato? Teatro San Carlo di Napoli. Se potessi trasformare un romanzo in balletto, quale sceglieresti? I Promessi Sposi. Quale film trasformeresti in un balletto? Via col vento. Qual è il costume di scena che hai amato di più? Basilio. Di che colore è la danza? Color pesca. Che profumo ha la danza? Profumo di legno, quello che senti quando sali sul palco. Qual è la musica di balletto più bella mai scritta? Passo a due dello Schiaccianoci. Un film sulla danza indispensabile? White Nights. Una leggenda della danza: un uomo e una donna. Julio Bocca e Eva Evdokimova. Qual è il tuo passo o movimento preferito? Fondu. Tra i personaggi del balletto classico, chi vorresti essere nella vita reale? Drosselmeyer dallo Schiaccianoci. Chi è il più grande genio della coreografia? Marius Petipa. Se potessi incontrare Tersicore, cosa le diresti? La ringrazierei per il dono più bello che mi sia stato fatto. In tre parole, come descriveresti la disciplina della danza? Tenacia. Perseveranza. Rispetto. Quando oggi ti guardi allo specchio, cosa vedi? Mi vedo felice e ...

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Scarpette da punta: quante forme può avere una stessa magia?

Quando si parla di danza classica, la scarpetta da punta viene spesso immaginata come un oggetto unico, quasi universale: raso, nastri, punta rigida e quella caratteristica scatola sulla quale la ballerina sembra sfidare le leggi della gravità. In realtà, nel mondo della danza esistono moltissime tipologie di scarpette da punta, differenti per costruzione, forma, durezza, ampiezza della piattaforma e risposta del materiale. E la scelta non è affatto un dettaglio estetico. Una scarpetta da punta è, prima di tutto, uno strumento tecnico. Deve dialogare con il piede, con la forza della caviglia, con l’arco plantare, con il peso della danzatrice e con il tipo di tecnica utilizzata. Per questo la stessa scarpetta che permette a una ballerina di sentirsi perfettamente sostenuta può risultare completamente inadatta a un’altra. Il modello classico presenta una scatola rigida e una piattaforma piatta, cioè la superficie sulla quale la danzatrice sostiene il peso quando è completamente en pointe. È la tipologia più immediatamente associata al balletto accademico. Ma anche qui esistono infinite varianti: scatole più affusolate o più larghe, piattaforme piccole o generose, mascherine più lunghe o più corte, suole più rigide o più morbide. Sono differenze apparentemente minime che possono cambiare radicalmente la sensazione ...

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Quando il balletto divenne teatro fra Molière, Lully e Beauchamp

Il 14 ottobre 1670, nelle sale del Castello di Chambord, la corte di Luigi XIV assiste a uno spettacolo destinato a lasciare un segno nella storia del teatro musicale e della danza europea. Va in scena per la prima volta Le Bourgeois gentilhomme, Il borghese gentiluomo, la commedia di Molière arricchita dalle musiche di Jean-Baptiste Lully e dalle coreografie di Pierre Beauchamp. Non è soltanto una nuova creazione destinata a divertire il sovrano e i suoi ospiti: è una dimostrazione della straordinaria vitalità di un’arte capace di unire parola, musica, gesto e movimento in una forma teatrale originale. Siamo nella Francia del Re Sole, un’epoca in cui la danza occupa una posizione centrale nella vita della corte. Luigi XIV non è soltanto un grande sostenitore delle arti: è stato egli stesso un danzatore appassionato e conosce il potere simbolico del corpo in movimento. A Versailles, come nelle altre residenze reali, il cerimoniale, la musica e lo spettacolo contribuiscono a definire un’immagine precisa della monarchia. La danza è disciplina, eleganza, gerarchia, ma anche un linguaggio attraverso il quale si esprimono prestigio e autorità. In questo ambiente, l’incontro fra Molière, Lully e Beauchamp trova un terreno particolarmente fertile. La vicenda racconta le ...

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Il maître de ballet Alberto Montesso “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? Romeo e Giulietta. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Petite mort di Jiří Kylián. Il teatro a cui sei più legato? Il London Coliseum, perché ormai era diventato casa! Abbiamo fatto così tanti spettacoli con l’English National Ballet che, quando arrivavo al mattino, avevo davvero la sensazione di tornare a casa. Se potessi trasformare un romanzo in balletto, quale sceglieresti? Ce ne sarebbero davvero molti! Ultimamente, però, mi sto appassionando ai libri di Gianluca Gotto. In particolare, il primo che ho letto, e che mi ha letteralmente rapito la fantasia, è Succede sempre qualcosa di meraviglioso. Secondo me, c’è davvero tutto: azione, una storia d’amore e avventura! Quale film trasformeresti in un balletto? Un film, che è anche un libro, che mi piacerebbe molto coreografare è Lasciami entrare. Racconta la storia di amicizia tra un adolescente e una ragazza–vampiro e affronta temi molto attuali, come il bullismo e la sociopatia. Credo che sarebbe davvero interessante trasformarlo in un balletto. Qual è il costume di scena che hai amato di più? Uno solo sarebbe un po’ riduttivo… Al primo posto, però, metterei sicuramente quello di Mercuzio; poi, senza dubbio, quello di In the ...

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A Terni in scena “Carmen_Nous sommes toustes des étoiles”

La Stagione 26/27 di Terni a cura del TSU presenta, domenica 25 ottobre alle ore 16 in Piazza della Repubblica, Carmen_Nous sommes toustes des étoiles, una riscrittura collettiva dell’opera Carmen a cura della coreografa Anna Basti, realizzata con i Dancers del progetto Dance Well – Ricerca e movimento per Parkinson a Terni. Progetto realizzato con la collaborazione di Marta Bichisao, Mela Boev, Camilla Branchetti, Lucia Guarino, Teresa Rospetti, Emma Tramontana, con la partecipazione dei DANCERS di Dance Well Terni; una produzione Chiasma. Carmen_Nous sommes toustes des étoiles emerge dalla piattaforma di ricerca Le classique c’est chic! Il suo obiettivo è quello di immaginare una riscrittura dell’opera di Carmen con gruppi di non professionisti e/o comunità specifiche, mettendo in discussione la gerarchia dei corpi che il balletto classico esprime e le dinamiche relazionali che la trama dell’opera mette in campo. In questo caso specifico il lavoro sarà condotto insieme ai Dancers del progetto Dance Well – che si svolge a Terni dal 2022 presso gli spazi del CAOS – e supportato dalle teachers che conducono le lezioni durante l’anno. Il lavoro sarà quindi un lavoro collettivo. Non ci sarà una Carmen, bensì una moltitudine di Carmencite. Il progetto non si avvale della pratica di trasmissione di ...

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La principal dancer Olha Skrypchenko “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? Non riesco a scegliere un solo balletto classico preferito. Forse Alice nel Paese delle Meraviglie è uno di questi. Ma è più facile scegliere un balletto classico che proprio non mi piace. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Lo stesso vale per il balletto contemporaneo: non riesco a sceglierne uno solo. Ci sono così tanti capolavori meravigliosi. Il teatro a cui sei più legata? L’Opéra di Parigi. È stato davvero speciale assistere a uno spettacolo lì. Se potessi trasformare un romanzo in balletto, quale sceglieresti? Mi piacerebbe vedere un balletto in tre atti intitolato Via col vento. Quale film trasformeresti in un balletto? Lo stesso vale per il libro: Via col vento. Qual è il costume di scena che hai amato di più? I costumi di Manon o Mayerling ti fanno entrare immediatamente nel personaggio. Di che colore è la danza? Per me, il viola è il colore della danza. Che profumo ha la danza? La danza profuma di legno e polvere. Qual è la musica di balletto più bella mai scritta? Per me, la partitura più bella mai scritta per un balletto è Il canto della foresta di Mykhailo Skorulskyi. È ...

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76 anni di English National Ballet: l’eredità di Markova e Dolin

Nella storiografia coreutica occidentale, poche istituzioni incarnano la dialettica tra l’eccellenza accademica e la democratizzazione dell’arte tersicorea come l’English National Ballet. Ricorre il settantaseiesimo anniversario dalla fondazione del fondamento istituzionale di questo organismo, battezzato in origine London Festival Ballet. Era il 24 ottobre 1950 quando due giganti del XX secolo, Dame Alicia Markova e Sir Anton Dolin, diedero vita ad una creatura artistica destinata a mutare per sempre il panorama ballettistico britannico, avvalendosi dell’indispensabile mecenatismo e sostegno finanziario di Julian Braunsweg. Il nome di battesimo trasse la propria suggestione dall’imminente e fervido clima del Festival of Britain, proiettando sin dall’inizio l’istituzione verso una vocazione popolare e itinerante. Anton Dolin, assunto il ruolo di primo direttore artistico, plasmò la compagine come un ensemble strutturalmente votato alle tournée, capace di irradiare la purezza della grande tradizione classica sia capillarmente nel Regno Unito sia sui palcoscenici internazionali. Per comprendere la genesi di questa avventura occorre riavvolgere il nastro della memoria storica fino all’epopea dei Ballets Russes. Markova e Dolin ne erano stati luminosi astri sotto la carismatica guida di Sergej Djagilev; alla drammatica scomparsa dell’impresario russo e alla conseguente dissoluzione della celebre compagnia, fu Ninette de Valois a raccoglierne l’eredità ideale fondando nel ...

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Al Festival Aperto tre coreografie dal continente africano

Sabato 24 ottobre 2026, alle ore 17, la Sala Verdi del Teatro Ariosto di Reggio Emilia accoglie BAMBU, serata di danza che riunisce tre coreografe della scena africana contemporanea: Diana Odhiambo (Kenya), Linda Sarki Johnson (Nigeria) e Stéphanie Mwamba (Congo). Il progetto, nel cartellone della XVIII edizione del Festival Aperto della Fondazione I Teatri, è ideato da Roberto Castello per ALDES e costruito come un dispositivo di scambio: sono gli operatori africani a proporre una rosa di lavori, dalla quale una rete di programmatori italiani seleziona quelli che faranno tournée in Italia — il rovesciamento del modello consueto. Al termine della serata, un incontro delle artiste con il pubblico. La serata accosta tre assoli firmati da tre coreografe della stessa generazione, formate su percorsi diversi del continente. Thin Line di Diana Odhiambo (Kenya, 1993), diplomata nel 2024 all’École des Sables in Senegal. Mahaka di Linda Sarki Johnson (Nigeria, 1998, in arte Eskapee), diplomata alla QSchool di Lagos e danzatrice della QDance Company. Kizazi di Stéphanie Mwamba (Repubblica Democratica del Congo, 1997), nata a Goma, formata al Foyer Culturel della stessa città e fondatrice nel 2019 dell’Ochula Center di Minova: in swahili utero, è il suo primo assolo. BAMBU è ideato ...

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Alla Scala la mostra su “Le Sacre du printemps” di Pina Bausch

Dal 7 al 21 novembre la produzione che suggella la programmazione di Balletto 2025/2026 unisce nel nome di Stravinskij due pietre miliari della danza di tutti i tempi: accanto al ritorno di Apollo di George Balanchine, la serata segna il debutto scaligero di Le Sacre du printemps di Pina Bausch. Pina Bausch ha legato il suo nome alla Scala solo una volta, nel 1983, con il suo Tanztheater Wuppertal in Kontakthof. Ma quello di quest’anno è il primo momento nella storia in cui il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala si confronta con l’universo artistico e il linguaggio di Pina Bausch, attraverso una delle sue opere più potenti e immortali. Si tratta dunque di un evento memorabile per il Teatro alla Scala, per la sua Compagnia e per il pubblico, per mantenere, trasmettere e assorbire la potenza artistica di una produzione che va vissuta dal vivo e che a cinquant’anni dalla sua creazione avvenuta nel 1975 continua a esercitare una presenza intensa e potente sui palcoscenici di tutto il mondo. Per dare il massimo risalto a questo evento, una mostra fotografica dedicata a Le Sacre du printemps di Pina Bausch introduce il pubblico nel processo creativo da cui è ...

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Addio a Irina Gensler: l’anima del carattere Vaganova

La scomparsa di Irina Gensler, avvenuta all’età di novantasette anni, segna la fine di un’epoca irripetibile per la storia della danza mondiale. Considerata una delle più grandi ballerine di carattere di tutti i tempi, la sua figura si intreccia indissolubilmente con l’Età d’Oro del Balletto Sovietico e con il tempio sacro della formazione coreografica: l’Accademia di Balletto Vaganova di San Pietroburgo. Nata in un’epoca di straordinario fervore artistico, Irina Gensler legò la gran parte della sua carriera artistica al Teatro statale accademico dell’Opera e del Balletto Kirov (oggi Teatro Mariinskij). Sul palcoscenico non era semplicemente un’interprete di danze di carattere all’interno dei grandi titoli del repertorio classico (Il lago dei cigni, Don Chisciotte, Raymonda, Le Corsaire), ma una forza della natura capace di infondere in ogni passo — che fosse una czarda, una mazurka o una danza gitana — un temperamento drammatico travolgente, una precisione stilistica ineguagliabile e una vivacità scenica magnetica. La sua danza possedeva la rara virtù di nobilitare il folklore trasformandolo in alta poesia teatrale, unendo il rigore della scuola russa a una solarità e a un carisma scenico che lasciavano il pubblico senza fiato. Ritiratasi dalle scene nel 1981, Irina Gensler ha compiuto la transizione più ...

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