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I Grandi della Danza

Merce Cunningham, il movimento della libertà

Nell’anniversario della nascita di Merce Cunningham, torna naturale interrogarsi su quanto il suo pensiero continui a riverberare nel modo in cui guardiamo e costruiamo la danza contemporanea. Non si tratta soltanto di celebrare un coreografo che ha segnato un’epoca, ma di riconoscere una trasformazione radicale: Cunningham ha scardinato gerarchie, smontato convenzioni, ridefinito il rapporto tra movimento, musica e spazio con una lucidità che ancora oggi appare sorprendentemente attuale. Nato il 16 aprile 1919 nello stato di Washington, Cunningham si formò inizialmente nel solco della danza moderna americana, ma ben presto mostrò un’inquietudine creativa che lo portò oltre i confini tracciati dai suoi predecessori. La svolta più decisiva arrivò con l’incontro con il compositore John Cage, compagno di vita e di ricerca, con cui condivise un’idea rivoluzionaria: danza e musica potevano coesistere senza subordinarsi l’una all’altra. Non più coreografie costruite sulla partitura, ma elementi indipendenti destinati a incontrarsi solo nello spazio della performance. Questa scelta, apparentemente semplice, ha aperto un orizzonte completamente nuovo, in cui il caso, l’imprevisto e l’autonomia dei linguaggi diventano strumenti creativi. Cunningham introdusse il concetto di “chance operations”, procedure aleatorie che affidavano parte delle decisioni coreografiche al caso. L’ordine delle sequenze, la disposizione dei danzatori, persino la ...

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L’8 aprile 1924 nasceva l’illustre Vittoria Ottolenghi

Nel giorno dell’anniversario di nascita di Vittoria Ottolenghi, il ricordo si fa inevitabilmente riflessione sul peso che una singola voce può esercitare nel plasmare un intero panorama culturale. Non si tratta soltanto di celebrare una figura eminente della critica di danza, ma di riconoscere un’intelligenza capace di attraversare epoche, linguaggi e mutamenti sociali, mantenendo sempre una lucidità rara e una passione inesauribile. Nata a Roma l’8 aprile 1924, Ottolenghi cresce in un contesto in cui l’arte è già parte integrante della vita quotidiana, ma sarà la danza, in particolare, a diventare il suo territorio privilegiato di indagine. In un’Italia che usciva lentamente dalle macerie della guerra e cercava nuovi codici espressivi, la sua voce si impose con un rigore e una sensibilità fuori dal comune. Non era una semplice osservatrice: era una mediatrice tra il gesto scenico e il pubblico, tra l’effimero della performance e la permanenza della parola scritta. La sua scrittura si distingueva per una qualità rara: la capacità di rendere visibile ciò che per natura è destinato a svanire. La danza vive nell’istante, si consuma nel tempo di un’esecuzione; Ottolenghi, invece, riusciva a fissarla sulla pagina senza tradirne l’essenza. Nei suoi articoli e saggi, il movimento non ...

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Sospiri di piume: l’evocativo silenzio di Anna Pavlova

Anna Pavlova divenne famosa soprattutto per l’assolo La morte del cigno (The Dying Swan), creato per lei dal coreografo Michel Fokine nel 1905 sulle note del compositore Camille Saint-Saëns. Era una coreografia brevissima — appena tre minuti — ma talmente intensa da commuovere il pubblico in tutto il mondo. Durante una tournée negli anni ’10 del Novecento in Sud America, Pavlova portava con sé un piccolo zoo personale: cani, uccelli e persino un vero cigno. Era famosa per il suo amore quasi ossessivo per questi animali, che considerava una fonte di ispirazione per studiare il movimento. Un giorno, mentre la compagnia si trovava in una grande villa presa in affitto per le prove, la ballerina passò ore a osservare il suo cigno nuotare nello stagno del giardino. Non si limitava a guardarlo: cercava di imitare ogni gesto… come il collo si piegava lentamente, come le ali si aprivano con lentezza, come il corpo scivolava sull’acqua quasi senza peso. Secondo alcuni membri della compagnia, Pavlova si mise addirittura a provare movimenti nel prato, piegando le braccia e camminando sulle punte mentre osservava l’animale. Pare che i domestici della villa, vedendola dalla finestra, pensassero che la famosa ballerina fosse impazzita. Dopo quell’osservazione, ...

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Addio a Ninel Petrova, scompare a 102 anni una leggenda del balletto

La scomparsa della ballerina russa Ninel Alexandrovna Petrova, avvenuta il 7 marzo 2026 a San Pietroburgo, ha suscitato commozione negli ambienti della danza classica internazionale. Con lei se ne va una delle ultime testimoni dirette di un’epoca cruciale nella storia del balletto russo, una generazione di artisti cresciuti all’ombra della grande tradizione accademica di Leningrado e formatisi in un periodo storico segnato da profondi mutamenti politici e culturali. La sua lunga vita, durata oltre un secolo, attraversò infatti alcune delle fasi più drammatiche e allo stesso tempo più feconde della cultura coreutica del Novecento, dalla stagione sovietica del dopoguerra fino alla rinascita artistica della Russia contemporanea. Nata a Leningrado il 15 marzo 1924, Petrova crebbe in una città che rappresentava uno dei centri mondiali del balletto. Fin dall’infanzia entrò in contatto con quell’ambiente artistico straordinariamente ricco che aveva ereditato la tradizione del balletto imperiale russo. La madre di Ninel Petrova era amica della famosa ballerina Vera Fokina, moglie del grande maestro Michel Fokine, ballerino e coreografo tra i più influenti innovatori del balletto del XX secolo il quale collaborò con figure del calibro di Anna Pavlova e Sergei Diaghilev. Le due famiglie erano inoltre vicine di casa, circostanza che contribuì ...

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Patrick Dupond, l’étoile che fece risplendere la danza francese

Nel firmamento della danza classica del secondo Novecento, il nome di Patrick Dupond brilla con una luce singolare: quella dei talenti destinati a trasformare la disciplina in poesia e il gesto in memoria. Nato a Parigi il 14 marzo 1959, Dupond incarnò per oltre tre decenni l’eleganza ardente della scuola francese, diventando uno dei più carismatici interpreti della sua generazione. La sua formazione avvenne nel tempio stesso del balletto nazionale, l’Opéra National de Paris, dove entrò ancora bambino nella celebre scuola di danza. Il suo talento, precoce e travolgente, emerse con rapidità quasi vertiginosa: nel 1980, a soli ventun anni, venne nominato étoile del Balletto dell’Opéra, consacrazione riservata ai pochi artisti capaci di incarnare l’eccellenza assoluta. Dupond univa alla perfezione tecnica una presenza scenica magnetica. Il suo stile, potente e solare, sembrava fondere il rigore accademico con una vitalità quasi teatrale, rendendo ogni apparizione un evento. Nei grandi ruoli del repertorio classico — da Giselle al Lago dei cigni, fino ai capolavori del Novecento coreografico — la sua danza era insieme slancio e precisione, energia e lirismo. Nel 1990, lo Stato francese gli affidò una responsabilità storica: divenne direttore della danza dell’Opéra National de Paris. In quel ruolo guidò una ...

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Arte e destino di Vaslav Nijinsky: l’istante dell’eternità

Nella storia della danza esistono figure che appartengono pienamente al loro tempo e altre che sembrano provenire da una regione più rara dell’esperienza artistica, dove il talento si mescola al mistero e alla fragilità. Tra queste ultime si colloca Vaslav Nijinsky, una delle presenze più enigmatiche e folgoranti del balletto del Novecento, un interprete che trasformò il movimento in un linguaggio quasi metafisico e la scena in un luogo di rivelazione. Nato il 12 marzo 1889 a Kiev, Nijinsky crebbe all’interno di una famiglia di danzatori itineranti. Il teatro fu per lui un ambiente naturale prima ancora che una scelta. Il bambino fragile e silenzioso mostrò presto una sensibilità fuori dal comune, accompagnata da una disciplina fisica straordinaria. Quando entrò alla Scuola Imperiale di Balletto a San Pietroburgo, gli insegnanti compresero quasi immediatamente di trovarsi davanti a qualcosa di eccezionale. Non si trattava soltanto di una tecnica impeccabile, ma di una qualità scenica difficilmente definibile: Nijinsky sembrava abitare la danza con una concentrazione assoluta, come se ogni gesto fosse parte di un rito antico. I contemporanei rimasero soprattutto colpiti dalla sua capacità nel salto. Molti raccontarono di aver avuto l’impressione che il suo corpo sfidasse la gravità, che il tempo ...

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Marius Petipa, il maestro per eccellenza del Balletto Classico

Nel panorama della storia della danza, pochi nomi possiedono il peso e l’eredità di Marius Petipa, il coreografo che più di ogni altro ha definito l’estetica e la grammatica del balletto classico. Nel giorno dell’anniversario della sua nascita — avvenuta a Marsiglia l’11 marzo 1818 — il mondo della danza celebra non soltanto un artista straordinario, ma l’architetto di un linguaggio scenico che continua a vivere nei teatri di tutto il mondo. Figlio di una famiglia di artisti itineranti, Petipa crebbe immerso nell’atmosfera del teatro europeo dell’Ottocento. Tuttavia, fu nella Russia imperiale che il suo talento trovò il terreno più fertile. Trasferitosi a San Pietroburgo a metà del secolo, divenne progressivamente la figura centrale del balletto dei Teatri Imperiali, trasformando la compagnia in una delle istituzioni artistiche più prestigiose d’Europa. Il suo nome è indissolubilmente legato ad alcuni dei capolavori assoluti del repertorio. Tra questi spiccano La Bayadère, il monumentale Don Quixote e soprattutto The Sleeping Beauty, creato nel 1890 sulle musiche di Pyotr Ilyich Tchaikovsky. In quest’ultima opera Petipa raggiunse una sintesi perfetta tra coreografia, musica e spettacolo scenico, stabilendo uno standard estetico che avrebbe definito il balletto classico per generazioni. Il suo contributo non fu soltanto artistico, ma ...

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Tamara Karsavina, eterna nel respiro e nell’anima del balletto

Nel grande affresco della storia del balletto europeo tra XIX e XX secolo, la figura di Tamara Karsavina emerge con una luminosità singolare, come incarnazione di un’epoca nella quale la tradizione imperiale russa si incontrò con le avanguardie artistiche della modernità. La sua vicenda artistica non rappresenta soltanto la carriera di una ballerina straordinaria, ma si intreccia profondamente con le trasformazioni estetiche e culturali che ridefinirono il linguaggio della danza nel primo Novecento. In lei si condensarono infatti la disciplina raffinata della scuola accademica di San Pietroburgo, la sensibilità drammatica del teatro moderno e l’audacia sperimentale che caratterizzò la rivoluzione dei Ballets Russes. Nata a San Pietroburgo il 9 marzo 1885, in una città che allora costituiva uno dei più splendidi centri artistici dell’Europa imperiale, Karsavina crebbe in un ambiente nel quale la danza non era soltanto professione ma autentica tradizione familiare. Suo padre, il ballerino Platon Karsavin, apparteneva al prestigioso corpo di ballo del Teatro Mariinsky, istituzione nella quale la tradizione coreutica russa aveva raggiunto uno dei vertici della propria perfezione tecnica e stilistica. In quel contesto, la giovane Tamara venne educata secondo i severi principi della scuola accademica imperiale, frequentando la Scuola di Balletto Imperiale, laboratorio pedagogico nel ...

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Cyd Charisse: il passo perfetto tra balletto e cinema

L’8 marzo si ricorda la nascita di Cyd Charisse (Amarillo, 8 marzo 1922 – Los Angeles, 17 giugno 2008), una delle figure più eleganti e magnetiche della storia del musical cinematografico. Celebre per le sue linee perfette, per l’eccezionale tecnica classica e per un carisma scenico unico, Charisse fu acclamata dalla critica del suo tempo come una delle più grandi ballerine mai apparse sul grande schermo. Nel 2000 fu anche la prima artista a ricevere il prestigioso Premio Nižinskij per la danza, riconoscimento che suggellò definitivamente il suo ruolo nella storia della danza. La sua formazione affonda le radici nella grande tradizione del balletto europeo trapiantata negli Stati Uniti. Ancora bambina, trasferitasi con la famiglia a Los Angeles per motivi di salute (la danza era stata consigliata dai medici per rinforzarne il fisico dopo una malattia infantile), iniziò a studiare presso la scuola dei maestri russi Adolph Bolm e Bronislawa Nijinska, due figure fondamentali della diffusione della cultura coreutica dei Ballets Russes negli Stati Uniti. Il talento della giovane Tula Ellice Finklea – questo il suo vero nome – si rivelò precocemente: a soli tredici anni entrò infatti nella compagnia dei Ballets Russes con il nome d’arte di Siderova, iniziando ...

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Tamara Karsavina: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Non era la “classica” ballerina virtuosa: Karsavina non puntava solo sulla tecnica spettacolare: era celebre soprattutto per l’intelligenza interpretativa, la musicalità e la capacità di “recitare danzando”. Questo la rese perfetta per i balletti innovativi di Diaghilev. Musa di coreografi e artisti d’avanguardia: Fu protagonista di opere rivoluzionarie come L’Oiseau de feu (1910) di Stravinskij/Fokine e Petrushka (1911), contribuendo a cambiare il volto del balletto moderno. Partner ideale di Nijinsky: Danzò spesso accanto a Vaslav Nijinsky, insieme formarono una coppia leggendaria, famosa per l’intensità emotiva più che per il puro virtuosismo. Dalla Russia all’Inghilterra, senza tornare indietro: Dopo la Rivoluzione russa del 1917, Karsavina non fece più ritorno in patria. Si stabilì in Inghilterra, dove divenne una figura centrale nello sviluppo del balletto britannico. Fondatrice della Royal Academy of Dance: Nel 1920 partecipò alla fondazione della Royal Academy of Dance, contribuendo a definire un metodo di insegnamento che è tuttora uno dei più diffusi al mondo. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ Riproduzione riservata

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