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I Grandi della Danza

Ricordando Carla Fracci nello sceneggiato RAI “Verdi”

C’è uno sceneggiato RAI che, più di altri, sembra appartenere a una stagione irripetibile della televisione italiana: Verdi, trasmesso nel 1982, racconto in quattro puntate della vita di Giuseppe Verdi, della sua musica e del suo tempo. Un’opera televisiva ambiziosa, colta, popolare nel senso più alto del termine. Ma se oggi lo si ricorda con un’emozione particolare, è anche – e forse soprattutto – per la presenza luminosa e inattesa di Carla Fracci, chiamata a incarnare Giuseppina Strepponi, la donna che fu compagna, musa e destino del compositore. Carla Fracci arrivava da un altro mondo: quello del balletto assoluto, del rigore classico, del silenzio carico di senso che precede ogni passo. Eppure, davanti alla macchina da presa, non portò con sé soltanto la fama della più grande étoile italiana, ma una qualità rarissima: la capacità di abitare un personaggio senza mai sovrastarlo. La sua Strepponi non è un’icona né un’ombra: è una donna viva, vulnerabile, intensa, trattenuta. Nel racconto televisivo, Giuseppina Strepponi è spesso osservata attraverso gli occhi di Verdi e del mondo che la giudica. Ex cantante lirica, segnata da una carriera precoce e da una salute fragile, donna “scomoda” in un’Italia ancora profondamente moralista, Strepponi porta con sé ...

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Ana Laguna: un’arte viva che continua a ispirare

Nel vasto panorama della danza contemporanea e del balletto del XX secolo, il nome di Ana Laguna brilla con una luce particolare. Non solo per il suo talento straordinario, ma per la sua capacità unica di fondere emozione, tecnica e umanità in ogni movimento. Nata a Zaragoza, in Spagna, nel 1954, Laguna è diventata una delle ballerine più influenti del suo tempo, lasciando un’impronta indelebile nella storia della danza, in particolare in Svezia, dove ha trascorso la maggior parte della sua carriera. Ana Laguna iniziò la sua formazione di danza a Madrid, dove mostrò fin da giovanissima una naturale predisposizione per il movimento e l’espressione corporea. Tuttavia, fu il trasferimento in Svezia a cambiare il corso della sua vita e della sua carriera. Entrò a far parte del Cullberg Ballet, una compagnia allora diretta dalla pioniera della danza moderna Birgit Cullberg, che riconobbe subito in Laguna una presenza scenica eccezionale e una versatilità rara. Il momento di svolta nella carriera di Ana Laguna arrivò con l’incontro con il coreografo Mats Ek, figlio di Birgit Cullberg. Ek, noto per il suo stile innovativo, drammatico e profondamente teatrale, trovò in Laguna l’interprete ideale per le sue creazioni più audaci. La loro collaborazione ...

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Bianca Gallizia: la custode del balletto italiano tra palco e scuola

Tra le grandi protagoniste della danza italiana del Novecento, Bianca Gallizia si distingue non solo come stella del palcoscenico, ma soprattutto come artefice instancabile della rinascita e della formazione del balletto nel nostro paese. Nata a Milano nel 1902, Bianca si formò nella prestigiosa Accademia della Scala, dove assorbì i principi tecnici e artistici di maestri come Enrico Cecchetti, nome leggendario della danza classica. Fu proprio questa solida base a permetterle di muovere i primi passi da prima ballerina nei teatri più importanti d’Italia, da Napoli a Venezia, da Genova a Palermo, senza dimenticare le esperienze internazionali che ne arricchirono il percorso. Ma Bianca Gallizia non si limitò a brillare sotto i riflettori. Negli anni difficili della guerra, quando il mondo della danza in Italia attraversava una fase di crisi, fu chiamata a un compito di grande responsabilità: ricostruire il Corpo di Ballo del Teatro San Carlo di Napoli, un simbolo della tradizione coreutica italiana. Ancora più importante fu la sua opera di riapertura della storica Scuola di Ballo del San Carlo, soppressa da più di un secolo. Con passione e rigore, Bianca mise in piedi un istituto che tornò a formare generazioni di ballerini, fondendo la tecnica classica Cecchetti ...

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La metamorfosi di una grandiosa ballerina: Diana Vishneva

Diana Vishneva è una delle ballerine più celebrate del nostro tempo, un’icona del balletto classico e contemporaneo che ha lasciato un’impronta indelebile nei teatri più prestigiosi del mondo. Nata a San Pietroburgo nel 1976, Diana è stata una delle allieve più brillanti dell’Accademia Vaganova, la stessa scuola che ha formato leggende come Anna Pavlova e Rudolf Nureyev. È entrata a far parte del Mariinsky Ballet (Kirov Ballet) nel 1995 e, in breve tempo, ne è diventata prima ballerina. Successivamente ha danzato anche come principal dancer per l’American Ballet Theatre (ABT) di New York. Poliglotta della danza Nonostante le sue radici classiche, Vishneva ha sempre cercato nuove strade espressive. Ha lavorato con coreografi contemporanei come Mats Ek e Ohad Naharin, dimostrando una straordinaria versatilità. “Beauty and Power” Diana è nota non solo per la sua tecnica impeccabile, ma anche per una presenza scenica magnetica. I critici spesso parlano di lei come di una perfetta fusione tra bellezza e forza, controllo e passione. Ha ispirato stilisti e artisti Il suo stile e la sua grazia hanno attratto l’attenzione del mondo della moda. È stata musa per fotografi come Patrick Demarchelier e ha posato per varie campagne di alta moda. Fondatrice e mecenate ...

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Anniversario della nascita di Bronislava Nijinska, straordinaria artista

Nelle intricate pieghe della storia della danza del Novecento, il nome di Bronislava Nijinska è spesso percepito all’ombra – luminosa, ingombrante, tragica – di quello del fratello, Vaslav Nijinsky. Tuttavia, uno sguardo attento e consapevole rivela come la figura di Bronislava emerga con una forza autonoma e inconfondibile, capace di incidere profondamente sulla traiettoria evolutiva dell’arte coreutica contemporanea. La sua importanza non si limita al ruolo di sorella o di interprete: essa costituisce l’esempio di un’artista completa, di una mente creativa che seppe incarnare una delle più rilevanti transizioni nella storia della danza, dalla grazia idealizzata e simmetrica del balletto classico alla tensione strutturata e concettualmente avanzata della danza moderna. Nata a Minsk l’8 gennaio 1891, in una Russia ancora zarista ma già segnata da fermenti e contraddizioni che avrebbero preannunciato il crollo dell’impero, Bronislava crebbe in un contesto familiare in cui l’arte non era semplice ornamento, ma vera e propria forma di sopravvivenza. Figlia di ballerini itineranti, fu immersa fin dall’infanzia in un mondo dove la disciplina della danza non era concessione, bensì linguaggio primario, strumento di educazione del corpo e della mente. A soli cinque anni, la sua straordinaria predisposizione fu riconosciuta con l’ammissione alla Scuola Imperiale di ...

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Galina Ulanova: Icona del Balletto Russo e Universale

Galina Pavlovna Ulanova (1910-1998) occupa un posto di rilievo nella storia del balletto mondiale, incarnando una fusione rara di virtuosismo tecnico, profondità emotiva e raffinata musicalità. Nata a Pietrogrado, oggi San Pietroburgo, Ulanova fu figlia d’arte: il padre era cantante d’opera e la madre ballerina. Questa precoce immersione in un ambiente artistico fece sì che la sua vocazione fosse nutrita fin dall’infanzia da un contesto familiare in cui disciplina e sensibilità estetica coesistevano in armonia. Ulanova studiò alla celebre Accademia Vaganova, allora nota come Scuola Imperiale di Balletto, sotto la guida di Agrippina Vaganova, figura che rivoluzionò la pedagogia classica russa. La sua formazione fu caratterizzata da un rigoroso allenamento tecnico, ma ciò che la distingueva era la capacità di trasformare ogni gesto in espressione emotiva. Al suo debutto sul palco del Kirov (oggi Teatro Mariinskij) a soli diciotto anni, Ulanova mostrò immediatamente quella fusione di precisione e lirismo che sarebbe divenuta il tratto distintivo della sua arte. L’arte di Ulanova si distingueva per un equilibrio straordinario tra tecnica e interpretazione. A differenza di molti ballerini del suo tempo, la sua virtuosità non era fine a se stessa: ogni salto, ogni arabesque, ogni port de bras sembrava veicolare una narrativa ...

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Michaela DePrince: nascere nella luce, danzare contro ogni destino

Nel giorno dell’anniversario della sua nascita ricordiamo Michaela DePrince (Sierra Leone, 6 gennaio 1995 – 13 settembre 2024). Oggi non è solo un giorno di memoria, ma di profonda gratitudine per una vita che, pur segnata da dolore e ingiustizia, si è trasformata in bellezza, forza e ispirazione. Nata con il nome di Mabinty Bangura, Michaela crebbe orfana in Sierra Leone dopo essere stata condotta da uno zio in un orfanotrofio durante la guerra civile. In quegli anni durissimi conobbe la fame, i maltrattamenti e l’emarginazione: a causa della vitiligine veniva derisa e chiamata “figlia del diavolo”. Dopo il bombardamento dell’orfanotrofio riuscì a fuggire in un campo profughi. Nel 1999, a soli quattro anni, fu adottata insieme a un’altra bambina da una coppia di Cherry Hill, nel New Jersey, e portata negli Stati Uniti. Lì iniziò una nuova vita. A ispirarla fu una semplice immagine: la copertina di una rivista di danza che aveva trovato e custodito gelosamente in Sierra Leone. Da quel sogno nacque la determinazione che la portò a formarsi come ballerina classica negli Stati Uniti, partecipando anche allo Youth America Grand Prix. Studiò alla Rock School for Dance Education di Filadelfia, affiancando alla rigorosa formazione artistica gli ...

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I grandi ballerini di Broadway che hanno fatto la storia

Broadway non è solo una strada di New York: è un luogo simbolico in cui la danza ha cambiato il modo di raccontare storie. Tra luci, orchestra dal vivo e palcoscenici affollati, sono nati ballerini che non hanno semplicemente eseguito passi, ma hanno ridefinito il rapporto tra corpo, musica e teatro. La storia di Broadway è anche la storia dei suoi grandi danzatori, artisti capaci di fondere tecnica, carisma e narrazione in uno stile inconfondibile. Fred Astaire, l’eleganza che ha insegnato a volare Anche se il cinema lo ha reso immortale, Fred Astaire nasce artisticamente a Broadway. Negli anni Venti e Trenta porta sul palcoscenico una danza nuova, leggera, raffinata, in cui il tip tap diventa poesia. Astaire non cercava l’esibizione muscolare, ma la naturalezza assoluta: il suo stile ha insegnato che la danza può sembrare semplice pur essendo estremamente complessa. A Broadway, ha posto le basi di un’idea fondamentale: il ballerino come narratore elegante, mai sopra le righe. Gene Kelly, il corpo che rompe le regole Se Astaire rappresentava la grazia, Gene Kelly incarnava l’energia. Prima di conquistare Hollywood, Kelly porta a Broadway un corpo atletico, terreno, potente. La sua danza rompe con l’idea aristocratica del ballerino e introduce ...

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Due rivoluzioni parallele: Rudolf Nureyev e Paolo Bortoluzzi

Nella storia della danza del Novecento esistono figure che non si limitano a eccellere, ma che spostano l’asse stesso del linguaggio coreutico. Rudolf Nureyev e Paolo Bortoluzzi appartengono a questa rara categoria: artisti diversi per geografia, temperamento e destino, ma sorprendentemente affini nella loro funzione storica. Il parallelismo tra loro non è immediato, e proprio per questo è fecondo: entrambi hanno incarnato una idea nuova del danzatore, capace di farsi autore, interprete totale e simbolo culturale. Prima di Nureyev, il balletto classico occidentale era ancora fortemente gerarchico: la ballerina come fulcro lirico, il danzatore come sostegno. Nureyev spezza questa simmetria con una forza quasi brutale. Il suo corpo non accompagna: domina, racconta, seduce, sfida. Il virtuosismo non è ornamento, ma affermazione di identità. Ogni salto, ogni giro diventa una dichiarazione di libertà. Paolo Bortoluzzi, in un contesto diverso e meno mitizzato, compie un gesto analogo in Italia. Formatosi in una tradizione solida ma ancora legata a modelli ottocenteschi, porta in scena un danzatore che non è più solo esecutore ma interprete pensante, capace di attraversare stili, epoche e linguaggi. Come Nureyev, anche Bortoluzzi ridefinisce il baricentro della scena: il danzatore non è più funzione, ma presenza. Il corpo di Nureyev ...

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Ricordando Éric Vu-An nel giorno della sua nascita

Ci sono artisti che attraversano il palcoscenico. E poi ci sono quelli che lo abitano, lasciando un’impronta che resta anche quando il sipario è calato.  Éric Vu-An appartiene senza esitazione a questa seconda, rarissima categoria. Nel giorno che segna la sua nascita, il 3 gennaio, ricordiamo non soltanto un danzatore straordinario, ma una figura che ha saputo incarnare la danza come linguaggio totale: fisico, intellettuale, emotivo. Nato a Parigi nel 1964, Éric Vu-An entra giovanissimo all’École de Danse dell’Opéra di Parigi. Il suo talento è evidente fin dall’inizio, ma ciò che colpisce davvero è altro: una presenza magnetica, una qualità interpretativa che va oltre la pura perfezione tecnica. Non danza soltanto i ruoli, li trasforma. Ancora adolescente, entra nel corpo di ballo dell’Opéra con una deroga eccezionale. È il segnale di un destino già in movimento, di un artista che non seguirà mai percorsi ordinari. La sua carriera conosce uno degli episodi più emblematici della storia della danza francese quando Maurice Béjart lo proclama danseur étoile. Un riconoscimento potente, simbolico, immediatamente annullato. Ma se il titolo gli viene negato, la statura artistica resta incontestabile. Quel momento segna una frattura solo apparente: Vu-An sceglie la libertà. Diventa artista ospite nei più ...

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