Nel giorno dell’anniversario della sua nascita (5 febbraio 1949 – 30 dicembre 2023) il nome di Bruno Vescovo torna a risuonare come una presenza viva nella storia della danza italiana. Primo ballerino del Teatro alla Scala, Vescovo ha incarnato un’idea di arte che andava oltre la perfezione tecnica, toccando quella zona più profonda in cui il movimento diventa linguaggio dell’anima. Alla Scala, tempio mondiale del balletto, Bruno Vescovo non è stato soltanto un interprete, ma un punto di riferimento. Il suo stile univa rigore e naturalezza, disciplina e libertà espressiva. Ogni gesto appariva necessario, mai superfluo; ogni passo sembrava nascere da un ascolto intimo della musica e dello spazio. Non danzava solo per esibirsi, ma per raccontare, per dare forma a emozioni che altrimenti sarebbero rimaste senza voce. Chi lo ha visto in scena ricorda la sua capacità di abitare il palco con una presenza sobria e magnetica. Non c’era enfasi gratuita nei suoi ruoli, ma una profondità silenziosa che conquistava lo sguardo dello spettatore. Vescovo sapeva rendere umano anche il virtuosismo più astratto, trasformando la tecnica in strumento di verità espressiva. Essere primo ballerino alla Scala significava, per lui, assumere una responsabilità artistica e morale: rappresentare una tradizione prestigiosa, ma ...
Read More »I Grandi della Danza
Fanny Cerrito: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita
Una delle pochissime coreografe donne dell’Ottocento: In un’epoca dominata dagli uomini, Fanny Cerrito non fu solo ballerina ma anche coreografa: un fatto rarissimo allora. Creò e firmò diversi balletti, dimostrando un controllo artistico totale sul proprio lavoro. Rivale (e collega) di Marie Taglioni: Fu spesso messa a confronto con Marie Taglioni. Se Taglioni incarnava l’etereo e lo spirituale, Cerrito era famosa per la brillantezza tecnica, la vivacità e il temperamento. Due stili diversi, entrambe icone assolute. Un successo internazionale: Nata a Napoli, conquistò le più importanti scene d’Europa: Parigi, Londra, Milano, Vienna. In particolare a Londra fu una vera celebrità, amatissima dal pubblico inglese. Protagonista del leggendario “Pas de Quatre”: Nel 1845 danzò nel celebre Pas de Quatre, insieme a Marie Taglioni, Carlotta Grisi e Lucile Grahn: un evento storico che riunì le quattro più grandi ballerine viventi dell’epoca sullo stesso palco. Una carriera lunghissima e una vita indipendente: Ballò ad altissimo livello fino a un’età avanzata per l’epoca e, dopo il ritiro, visse in modo indipendente, dedicandosi all’insegnamento e alla gestione dei propri affari — una vera donna moderna ante litteram. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ Riproduzione riservata
Read More »Erik Bruhn: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita
Il principe del balletto maschile: Erik Bruhn è considerato il modello del danzatore classico moderno: linee pure, tecnica impeccabile, eleganza naturale. Ha ridefinito l’idea del ballerino come protagonista, non solo come “partner” della ballerina. Il leggendario Albrecht in Giselle: Il suo Albrecht è entrato nella storia: famoso per la perfezione dei salti, l’equilibrio assoluto e soprattutto per l’intensità drammatica. Molti lo considerano ancora oggi un punto di riferimento insuperato. Una carriera internazionale da giovanissimo: Debuttò come primo ballerino al Royal Danish Ballet a soli 18 anni e divenne rapidamente una star mondiale, danzando con le più grandi compagnie, tra cui American Ballet Theatre e Opéra di Parigi. Difensore della tradizione bournonvilliana: Bruhn fu un custode rigoroso dello stile Bournonville: leggerezza, musicalità, modestia apparente della tecnica. Lo studiò a fondo e lo trasmise come maestro e direttore artistico, soprattutto durante la sua direzione del National Ballet of Canada. Un artista colto e riservato: Amava la letteratura, la filosofia e l’arte visiva. Fu una persona estremamente discreta sulla propria vita privata, ma è noto il suo legame profondo con Rudolf Nureyev, fatto di stima, confronto artistico e sentimento. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ Riproduzione riservata
Read More »Margot Fonteyn: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita
Danzò fino alla maturità: Molti ballerini classici si ritirano relativamente giovani, spesso intorno ai 35 anni. Fonteyn invece continuò a danzare da protagonista fino ai 60 anni. Questo grazie a una disciplina ferrea e a una tecnica impeccabile che le permise di adattare il suo stile alle capacità del corpo in età più avanzata. La sua longevità sulla scena è quasi unica nel balletto classico. Partnership leggendaria con Rudolf Nureyev: La partnership con Nureyev iniziò quando lui era ancora un giovane defezionista sovietico nel 1961. L’alchimia tra i due fu immediata: Fonteyn, già una stella consolidata, e Nureyev, un talento emergente, crearono insieme interpretazioni memorabili di balletti come Giselle e Romeo e Giulietta. La loro collaborazione fu così intensa che molti spettatori li ricordano come “l’incarnazione del balletto stesso”. Una vita privata sorprendentemente complessa: Fonteyn sposò Roberto Arias, un politico panamense, e visse esperienze difficili legate alla sua salute e alla politica. Durante il tentativo di colpo di stato in Panama nel 1964, il marito fu gravemente ferito. Fonteyn si dedicò a lui con estrema devozione, gestendo la famiglia e la carriera allo stesso tempo. Un’icona della Royal Ballet: Fonteyn fu ballerina principale del Royal Ballet di Londra per decenni, ...
Read More »Paolo Bortoluzzi: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita
La gioia della danza incarnata: Maurice Béjart lo definì come colui che incarnava la gioia più pura della danza, grazie alla sua eleganza, fluidità e straordinaria presenza scenica. Stella del Ballet du XXe Siècle: Dal 1960 al 1972 fu uno dei principali danzatori della compagnia di Béjart a Bruxelles, partecipando a quasi tutte le creazioni e diventando interprete ideale dei balletti moderni più iconici. Maestro di classico e moderno: Bortoluzzi riuscì a spaziare tra repertorio classico e contemporaneo. Dopo l’esperienza con Béjart, danzò come primo ballerino in compagnie prestigiose come l’American Ballet Theatre, interpretando Giselle, Il lago dei cigni e altri classici. Direttore artistico di grandi compagnie: Non si limitò a danzare: fu direttore del Balletto alla Scala di Milano (1981‑84), poi del Balletto di Düsseldorf e del Ballet de Bordeaux, portando la sua visione artistica anche dietro le quinte. Collaborazioni e sperimentazioni coreografiche: Fu anche coreografo, con lavori come La Valse e Cinderella, e collaborò in scena con grandi artisti, tra cui Rudolf Nureyev, in pezzi memorabili come Chant du compagnon errant. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ Riproduzione riservata
Read More »Alexander Godunov: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita
Dalla Russia agli Stati Uniti: Nato a Riga nel 1949 e cresciuto nel Bolshoi Ballet, Godunov fece notizia nel 1979 quando chiese asilo politico negli Stati Uniti durante una tournée a New York, in un gesto che segnò profondamente la cultura della Guerra Fredda. Fisico imponente e tecnica raffinata: Con i suoi quasi 2 metri di altezza e una forza scenica incredibile, eccelleva in ruoli classici come Swan Lake e Giselle, combinando potenza atletica e grazia artistica, tanto da vincere la medaglia d’oro al Concorso Internazionale di Mosca nel 1973. Primo ballerino in America: Dopo la defezione, fu accolto dall’American Ballet Theatre come primo ballerino. La sua presenza dominava il palco, e la sua tecnica drammatica conquistava il pubblico americano, consolidando la sua fama internazionale. Passaggio al grande schermo: Godunov non si limitò alla danza: recitò in film di successo come Witness (1985) e Die Hard (1988), portando sul cinema la stessa forza scenica e carisma che lo aveva reso celebre nelle sale da balletto. Una vita intensa e breve: La sua carriera e la sua vita furono piene di passione, amicizie celebri e relazioni importanti, tra cui quella con Jacqueline Bisset. Morì prematuramente a soli 45 anni, nel 1995, ...
Read More »Anna Pavlova: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita
Un fisico considerato “non ideale”: Da giovane, Pavlova aveva caviglie sottilissime e un corpo molto esile, caratteristiche che all’epoca non erano considerate adatte al balletto classico. Trasformò però questi limiti in punti di forza, sviluppando uno stile etereo e leggerissimo che divenne la sua firma. “La morte del cigno”, il suo ruolo immortale: La coreografia La morte del cigno, creata per lei da Michail Fokin nel 1905, la rese famosa in tutto il mondo. Non faceva parte di un balletto narrativo, ma era un assolo breve ed estremamente espressivo, perfetto per la sua sensibilità artistica. Ambasciatrice del balletto nel mondo: Pavlova fu una delle prime ballerine a portare il balletto fuori dai grandi teatri europei. Si esibì in America, Asia, Australia e Sud America, contribuendo in modo decisivo alla diffusione della danza classica a livello globale. Una vita interamente dedicata alla danza: Anna Pavlova non ebbe figli e non si sposò mai ufficialmente. La danza fu il centro assoluto della sua vita, seguita e sostenuta dal suo compagno e manager Viktor Dandré, che organizzò le sue lunghe tournée internazionali. Arte, mito e leggenda: La sua morte nel 1931 contribuì a costruirne il mito. Si racconta che le sue ultime parole ...
Read More »Maria Taglioni: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita
La prima “sylphide” del balletto: Maria Taglioni divenne leggendaria interpretando La Sylphide (1832), balletto creato appositamente per lei dal padre Filippo Taglioni. Con questo ruolo incarnò l’ideale romantico della creatura eterea, soprannaturale e irraggiungibile. L’uso rivoluzionario delle punte: Non fu la prima a salire sulle punte, ma fu la prima a farlo in modo artistico e poetico, non acrobatico. Le punte servivano a dare l’illusione di leggerezza e sospensione, come se fluttuasse nell’aria. Un’arte costruita con disciplina estrema: Da giovane non era considerata naturalmente dotata. Il padre la sottopose a un allenamento durissimo (ore e ore al giorno per anni), trasformando una ballerina “normale” in un’icona assoluta del palcoscenico. Ha influenzato il costume del balletto: Il celebre tutù romantico (lungo fino al polpaccio, in tulle leggero) è indissolubilmente legato alla sua immagine. Prima di lei i costumi erano molto più pesanti e meno adatti a evocare leggerezza. Una fama enorme, ma una vita finale modesta: Fu adorata in tutta Europa e pagata cifre altissime, ma negli ultimi anni visse in modo piuttosto semplice, dedicandosi all’insegnamento del balletto. Non cercò mai la mondanità, restando fedele a un ideale di arte pura. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ Riproduzione riservata
Read More »Mikhail Baryshnikov: 5 curiosità tecniche sulla sua arte
Precisione matematica nei salti: I suoi grand jeté e i tour en l’air sembrano leggeri come piume, ma dietro c’è un calcolo incredibile: valutava angoli, velocità e impatto con il suolo come un ingegnere, permettendogli di saltare più in alto e atterrare con controllo perfetto. Piedi “strumenti da musica”: La flessibilità e la forza dei piedi erano impressionanti: riusciva a suonare letteralmente il ritmo della musica con le punte, accentuando ogni battito senza perdere l’eleganza. Questo dava alla sua danza una musicalità unica. Giroscopio umano: Le pirouettes di Baryshnikov erano celebri: il segreto era un core solido come una roccia, abbinato a una testa leggermente inclinata e occhi fissi su un punto. Così riusciva a girare più volte senza perdere l’equilibrio o il centro. Controllo dei muscoli invisibile: Molti ballerini affidano l’equilibrio solo alla forza delle gambe; lui attivava anche addominali profondi, dorsali e piccoli muscoli stabilizzatori. Questo permetteva movimenti quasi “fluttuanti” senza sforzo apparente. Trasparenza emotiva nella tecnica: Il suo segreto più sorprendente: ogni movimento tecnico era al servizio della storia. Anche il salto più difficile o la rotazione più complessa sembravano naturali, perché la tecnica invisibile non distruggeva mai l’illusione artistica. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ Riproduzione riservata
Read More »Loïe Fuller: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita
Trasformò il corpo in pura forma: Nelle sue danze il corpo quasi scompariva: grazie a lunghissimi veli di seta mossi con bacchette nascoste, Fuller creava figure astratte come fiori, fiamme o farfalle, rompendo con la danza narrativa tradizionale. Fu una pioniera dell’illuminazione teatrale: Sperimentò luci colorate, riflettori mobili e proiezioni, arrivando a brevettare sistemi di illuminazione scenica. Il suo lavoro anticipò l’uso creativo della luce nel teatro e nel cinema. Collaborò con scienza e tecnologia: Era affascinata dalla scienza e frequentò ambienti scientifici d’avanguardia: collaborò anche con Marie Curie, interessandosi agli effetti luminosi di sostanze fosforescenti e radioattive (all’epoca non ancora considerate pericolose). In America non fu capita, in Europa idolatrata: Negli Stati Uniti il suo stile fu giudicato troppo sperimentale; in Francia invece divenne un mito della Belle Époque, celebrata da artisti come Toulouse-Lautrec e Stéphane Mallarmé. Simbolo di emancipazione femminile e queer: Loïe Fuller fu una donna indipendente, imprenditrice di se stessa, con una compagnia composta quasi solo da donne e relazioni affettive femminili. Oggi è considerata una figura chiave della storia queer e femminista delle arti performative. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ Riproduzione riservata
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