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I Grandi della Danza

In memoria della nascita di Maurice Béjart

Nel giorno che ne celebra la nascita, Maurice Béjart si impone alla memoria collettiva come una delle figure più alte e determinanti della danza del Novecento. Nato il 1° gennaio 1927, Béjart ha segnato in modo profondo e duraturo il linguaggio coreografico contemporaneo, contribuendo a ridefinirne i confini estetici, culturali e spirituali. Coreografo di straordinaria visione, Béjart ha saputo coniugare rigore e audacia, tradizione e innovazione. La sua opera si distingue per la capacità di dialogare con la grande musica — da Stravinskij a Beethoven, da Ravel a Mahler — e di tradurla in una scrittura coreografica intensa, riconoscibile, universale. Balletto, teatro, filosofia e mito si intrecciano nei suoi lavori in un equilibrio raro, capace di parlare tanto allo spettatore esperto quanto a un pubblico più ampio. Uno degli aspetti più rivoluzionari del suo percorso è stato l’aver restituito centralità al corpo come strumento di pensiero. Nella visione di Béjart, il danzatore non è mai mero esecutore, ma interprete consapevole, portatore di una responsabilità artistica e umana. Il movimento diventa così veicolo di significato, capace di esprimere tensioni interiori, interrogativi esistenziali e aspirazioni collettive. Fondatore di compagnie e scuole che hanno formato intere generazioni di artisti, Béjart ha lasciato un’eredità ...

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Dieci anni dall’addio alle scene di Sylvie Guillem

Il 30 dicembre 2015, davanti al pubblico giapponese, Sylvie Guillem danzò per l’ultima volta. Non fu una serata d’addio nel senso tradizionale del termine, ma la conclusione naturale di un percorso coerente, lucido, radicalmente libero. La tournée mondiale Life in Progress si chiuse così, lontano dall’Europa che l’aveva consacrata, in un luogo simbolico per una danzatrice che aveva sempre preferito il dialogo silenzioso con il movimento alle celebrazioni ufficiali. Con quel gesto finale, Guillem non abbandonava soltanto il palcoscenico: chiudeva un’epoca della danza e ne lasciava aperta un’altra, fatta di domande, possibilità e nuove forme di presenza artistica. Entrata all’Opéra di Parigi giovanissima, Sylvie Guillem fu nominata étoile a soli diciannove anni da Rudolf Nureyev, che intuì immediatamente la portata rivoluzionaria del suo talento. Ma sarebbe un errore ridurre la sua grandezza alla precocità o alla perfezione tecnica. Guillem possedeva sì una linea fuori dal comune, un’estensione che sfidava l’anatomia e una forza fisica allora rara nel corpo femminile del balletto classico; tuttavia, ciò che la distingueva davvero era l’intelligenza del movimento. Fin dall’inizio, rifiutò l’idea della ballerina come figura decorativa o puramente esecutiva. Ogni ruolo diventava per lei un territorio da esplorare, da mettere in discussione. La tecnica non ...

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La danzatrice che non smette di rinascere: Alessandra Ferri e Vienna

Nel mondo del balletto esistono figure che non soltanto interpretano la danza, ma la trasformano. Alessandra Ferri è una di queste. Per oltre quattro decenni ha incarnato un’idea di femminilità scenica che fonde tecnica, intensità emotiva e una qualità narrativa rara. Nel 2025 inaugura un nuovo capitolo alla guida del Wiener Staatsballett, dopo una carriera che da sola basterebbe a riempire le pagine di un manuale di storia della danza. L’ascesa di Ferri comincia a Londra, dove si forma alla Royal Ballet School. Qui, sotto gli occhi attenti dei maestri che hanno fatto la storia del balletto britannico, rivela una maturità espressiva sorprendente per la sua età. Non è una sorpresa, quindi, che il Royal Ballet la promuova principal dancer appena diciannovenne: un record che segna il primo tratto di una carriera destinata a non conoscere confini. Dopo Londra, New York: all’American Ballet Theatre diventa partner di star assolute come Baryshnikov, consolidando la sua fama di ballerina capace di coniugare virtuosismo e drammaturgia. Poi Milano, dove dal 1992 diventa étoile del Teatro alla Scala. È qui che interpreta i ruoli che la renderanno immortale: Manon, Giselle, Marguerite and Armand, Romeo and Juliet. Ogni personaggio prende vita attraverso la sua sensibilità ...

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Rudolf Nureyev, il mito intramontabile

Ci sono figure che attraversano le epoche senza mai diventare nostalgia. Rudolf Nureyev è una di queste. A distanza di decenni dalla sua scomparsa, il suo nome continua a evocare ribellione, genialità e un’idea di danza che non smette di interrogare il presente. Nureyev non è solo un grande ballerino del passato: è un mito vivo, perché ha cambiato per sempre il modo di concepire il corpo, il ruolo dell’artista e il confine tra disciplina e libertà. Nureyev non incarnava semplicemente l’eccellenza tecnica. Era una presenza magnetica, inquieta, impossibile da contenere in uno stile o in una tradizione. Sul palco portava un’energia nuova, quasi selvaggia, che rompeva con l’idea del danzatore maschile come figura di supporto. Con lui, l’uomo diventa protagonista assoluto della scena, non per forza, ma per intensità, carisma e necessità espressiva. Ogni sua apparizione sembrava dire che la danza non è ornamento, ma urgenza. Il mito di Nureyev nasce anche da una scelta che va oltre l’arte: la fuga dall’Unione Sovietica nel 1961. Quel gesto lo ha trasformato in simbolo universale di libertà individuale, di affermazione del sé contro ogni forma di controllo. Ma ciò che rende questa vicenda ancora attuale è il modo in cui quella ...

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Le indimenticabili interpretazioni di Natal’ja Makarova

Natal’ja Romanovna Makarova, nata a Leningrado nel 1940, è una delle figure più luminose della storia del balletto. Con la sua tecnica cristallina, una presenza scenica magnetica e un’arte interpretativa capace di fondere perfezione e poesia, Makarova ha lasciato un’impronta indelebile nei teatri di tutto il mondo. Fuggita dall’Unione Sovietica nel 1970 per abbracciare la libertà artistica, divenne un punto di riferimento assoluto per il repertorio classico e romantico, grazie a interpretazioni entrate nella leggenda. Di seguito, un viaggio nelle sue più grandi e indimenticabili interpretazioni. Odette/Odile – Il Lago dei Cigni Tra i ruoli che più hanno consacrato Makarova spicca senza dubbio la doppia interpretazione di Odette e Odile.
 La sua Odette era pura liricità: linee morbide, port de bras di una fluidità quasi liquida, sguardo timido e dolente. Odile, al contrario, era una creatura affilata, elegante e magnetica, costruita con una precisione tecnica impeccabile ma soprattutto con un carisma drammatico capace di incantare platee intere. Makarova riusciva a rendere il contrasto tra i due personaggi con una naturalezza sorprendente, quasi scolpendo due identità completamente distinte. Giselle – Giselle La sua Giselle è considerata da molti critici una delle più commoventi del XX secolo. 
Nel primo atto incarnava una ...

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Le frasi più belle e luminose di Natalia Makarova

Natalia Makarova non è stata soltanto una delle più grandi ballerine del Novecento: è stata una voce rara, capace di trasformare il linguaggio della danza in un pensiero vivo, in una filosofia dell’esistenza. Le sue parole — proprio come i suoi arabesque leggendari — non si limitano a “mostrare”: raccontano, illuminano, rivelano. Chi la ascolta scopre un universo dove il movimento diventa conoscenza, e lo sforzo quotidiano del danzatore si trasforma in un modo diverso di abitare il mondo. In questo articolo vengono raccolte le su e frasi più significative, ricostruendo non solo ciò che ha detto, ma ciò che la sua voce sembra voler suggerire ancora oggi. Anche ciò che non si vede deve danzare. Questa idea, più volte evocata da Makarova, riassume la sua poetica: la danza non è solo ciò che il pubblico percepisce, ma ciò che vibra “dentro”. È un invito a essere presenti con ogni parte del corpo e dell’essere — ascolto, respiro, intenzione. Per lei anche il silenzio, anche l’attesa, anche un millimetro di energia invisibile era parte dello spettacolo. Una ballerina abita lo spazio con la sua anima, non solo con la tecnica. Nelle sue interviste Makarova ha sempre insistito su un punto: la ...

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Roberto Fascilla, un ricordo nell’anniversario di nascita

Nel giorno dell’anniversario della nascita di Roberto Fascilla, la danza sembra rallentare il suo respiro. C’è un momento, ogni anno, in cui il tempo si fa più sottile, quasi trasparente, e lascia intravedere l’eco di chi ha attraversato il palcoscenico con grazia, rigore e mistero. È un momento che non appartiene al calendario, ma alla memoria collettiva: quella memoria che non smette di ricordare i passi di chi ha trasformato il movimento in linguaggio, e il linguaggio in destino. Roberto Fascilla nasce di nuovo ogni volta che lo si nomina. E non perché il ricordo pretenda celebrazioni solenni, ma perché la sua Storia contiene qualcosa che non smette di fiorire: una disciplina gentile, un’inquietudine creativa, una dedizione che non si esaurisce nemmeno quando si spengono le luci del teatro. In questo giorno particolare, sembra quasi di vederlo ancora bambino, quando iniziò a danzare per rafforzare un corpo troppo fragile. Eppure, già allora, la fragilità non era un limite: era una promessa. Un richiamo silenzioso a cercare, nel gesto, una forma di equilibrio che il mondo non sempre sa offrire. La danza, per lui, non fu mai solo mestiere: fu un luogo in cui imparare a stare al mondo, un rifugio ...

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Le frasi più celebri dell’immenso Mikhail Baryshnikov

È stato il simbolo vivente dell’eccellenza tecnica. Ma chi lo riduce al solo virtuosismo ne coglie solo la superficie. Perché Baryshnikov ha usato la danza come una forma di pensiero. E alcune delle sue frasi sono ancora oggi piccoli manifesti di libertà e visione. 1. “I do not try to dance better than anyone else. I only try to dance better than myself.” “Non cerco di danzare meglio degli altri. Cerco solo di danzare meglio di me stesso.” Questa frase è la sua filosofia riassunta in una riga: la danza non è competizione, è ricerca. È una battaglia privata tra chi sei oggi e chi puoi diventare domani. In un’epoca dominata da confronti e algoritmi, Baryshnikov ci ricorda che la vera sfida è interna. È una chiamata alla crescita personale, non alla vittoria sugli altri. 2. “Your body actually reminds you about your age and your injuries – it’s like your biography is written on your body.” “Il tuo corpo ti ricorda costantemente la tua età e le tue ferite – è come se la tua biografia fosse scritta su di esso.” Per chi ha vissuto la danza come una religione del corpo, l’invecchiamento è una rivoluzione interiore. Baryshnikov, con ...

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La danza acquatica della sirena di Hollywood: Esther Williams

Nel grande affresco del cinema classico hollywoodiano, pochi nomi evocano l’immagine di grazia, forza e spettacolo come quello di Esther Williams. Non fu solo una stella del nuoto sincronizzato ma una vera pioniera nel portare la danza in un ambiente mai esplorato fino ad allora dal musical cinematografico: l’acqua. Esther Williams non era un’attrice tradizionale e nemmeno una ballerina nel senso stretto del termine. Era una nuotatrice olimpionica mancata (a causa della cancellazione dei Giochi del 1940 per la guerra), scoperta a Hollywood grazie al suo talento straordinario nelle esibizioni acquatiche. La MGM trasformò quel talento in oro cinematografico, rendendola protagonista di una nuova forma di spettacolo: il “musical acquatico”. In film come Bathing Beauty (1944), Million Dollar Mermaid (1952) e Dangerous When Wet (1953), la Williams diventava protagonista di coreografie eseguite non solo sulla terraferma, ma anche — e soprattutto — sott’acqua. Un ibrido tra balletto classico, nuoto sincronizzato e puro virtuosismo tecnico. Possedeva la capacità di muoversi nell’acqua con una padronanza paragonabile a quella dei più grandi ballerini sul palco: giravolte, sospensioni, immersioni e risalite calibrate al ritmo della musica orchestrale. Esther Williams ha creato un linguaggio coreografico senza precedenti, fondendo arte, sport, danza e cinema. Dietro la ...

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Margot Fonteyn: un omaggio alla divina nel 106° dalla nascita

  Dame Margaret Evelyn Hookham, conosciuta con il nome d’arte di Margot Fonteyn (Reigate, 18 maggio 1919 – Panama, 21 febbraio 1991) è considerata tra le più grandi ballerine di tutti i tempi. Ha trascorso l’intera carriera come artista del Royal Ballet (ex Sadler’s Wells Theatre Company), ed è stata nominata prima ballerina assoluta. Essere riconosciute con tale titolo è un grande onore, tradizionalmente riservato solo a ballerine eccezionali. La Fonteyn fu designata nel 1979, come premio per il suo 60º compleanno. Il titolo fu ratificato dalla Regina Elisabetta II in qualità di patrona della compagnia inglese di balletto. I primi anni li trascorse in Cina, dove la famiglia si trasferì per seguire il lavoro del padre. All’inizio della sua carriera, Margaret trasformò il cognome Fontes in Fonteyn (lo stesso fece suo fratello) e iniziò a prendere lezioni di danza classica all’età di quattro anni, studiando sia in Inghilterra che in Cina. La sua formazione a Shanghai avvenne con il ballerino russo espatriato Georgy Goncharov, contribuendo al suo continuo interesse per il balletto russo. La compagna di Goncharov, Vera Volkova, divenne in seguito influente nella carriera e nella formazione di Fonteyn. Tornata a Londra all’età di quattordici anni, si formò ...

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