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Un giorno, tre debutti entrati nella storia del balletto

Il 25 giugno emerge nella storia della danza come una data che, a distanza di decenni, sembra richiamare a sé trasformazioni decisive del linguaggio coreutico.

Nel 1910, a Parigi, i Ballets Russes di Sergej Diaghilev presentano L’Oiseau de feu, su musica di Igor Stravinskij, allora giovane compositore destinato a ridefinire il Novecento musicale. La coreografia è di Michel Fokine, che guida una rivoluzione estetica fondata sull’unità tra gesto, musica e immagine. Le scene e i costumi, firmati da Aleksandr Golovin e Léon Bakst, contribuiscono a creare un universo visivo ardente e fiabesco. Tra gli interpreti principali spicca Tamara Karsavina nel ruolo dell’Uccello di Fuoco, figura leggera e luminosa che incarna la nuova poetica del balletto moderno.

Nello stesso contesto debutta anche Les Orientales, ancora legato alla stessa stagione dei Ballets Russes e alla sensibilità coreografica di Fokine con alcuni segmenti di Marius Petipa, dove l’Oriente non è rappresentazione realistica ma costruzione immaginaria, filtrata attraverso il gusto europeo per l’esotico. Anche qui la compagnia riunisce alcuni dei suoi danzatori più rappresentativi, in un mosaico di quadri scenici che privilegiano atmosfera e suggestione più che narrazione. Tra gli interpreti si trovano leggendari artisti: Vaslav Nijinsky (Danse Siamoise e Kobold), Tamara Karsavina (Danza assira), Vera Fokina e Alexander Orlov (Danza dei Saraceni), Catherine Gheltzer e Alexander Volinine (pas de deux ).

Tre decenni più tardi, il 25 giugno ritorna nel 1941 a Rio de Janeiro con una nuova forma di modernità: la versione coreografica del Concerto per pianoforte n. 2 di Pëtr Il’ič Čajkovskij, ideata da George Balanchine per i Ballets Russes de Monte Carlo. Qui il balletto abbandona la fiaba e la decorazione per concentrarsi sulla struttura pura del movimento, in dialogo diretto con la musica. L’opera si inserisce in un clima storico segnato dalla diaspora della danza europea durante la guerra, quando la tradizione dei Ballets Russes si trasforma e si disperde nel mondo, continuando però a generare nuove forme.

Tre debutti, tre estetiche: la rivoluzione simbolista di Fokine, la visione astratta di Balanchine, e l’immaginario orchestrale di Stravinskij. E in mezzo, come un segno ricorrente, una stessa data che attraversa la storia del balletto e ne riflette le metamorfosi.

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

©️ Riproduzione riservata

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