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Rubriche

Il direttore artistico e coreografo Francesco Annarumma “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Paquita. Il balletto contemporaneo prediletto? One flat thing, reproduced is a ballet by William Forsythe. Il Teatro del cuore? Gärtnerplatz theatre. Un romanzo da trasformare in balletto? Romeo e Giulietta di William Shakespeare. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? The Pianist… Meraviglioso film! Il costume di scena indossato che hai preferito? Nel principe della Bella Addormentata (versione di Karl Alfred Schreiner). Quale colore associ alla danza? Nero. Che profumo ha la danza? Il legno del palcoscenico. La musica più bella scritta per balletto? La Bella Addormentata di Čajkovskij. È per me l’equilibrio perfetto tra eleganza classica, raffinatezza musicale e magia teatrale. Il film di danza irrinunciabile? Billy Elliot. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Michail Baryšnikov e Natalija Makarova. Il tuo “passo di danza” preferito? Adagio. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Principe Siegfried nel Lago dei Cigni. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Pina Bausch. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Grazie! Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Rigore. Dedizione. Bellezza. Come ti vedi oggi allo specchio? Maturo. Michele Olivieri ...

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La danza delle geishe: storia, ritualità e grazia senza tempo

La danza delle geishe è molto più di un intrattenimento: è un linguaggio codificato, un rituale, un’arte millenaria che fonde corpo, musica e cultura in una sintesi raffinata. Dietro l’eleganza dei kimono, il lento ondeggiare dei ventagli e il passo misurato, si cela una tradizione che racconta la storia sociale e culturale del Giappone, tra rituale, intrattenimento e disciplina estetica. La figura della geisha emerge tra il XVII e il XVIII secolo, durante il periodo Edo, come interprete e custode di raffinate arti tradizionali. La parola geisha significa letteralmente persona dell’arte: il loro compito principale era intrattenere con musica, canto e danza nelle case da tè, nei teatri e negli incontri sociali. La danza delle geishe, nota come Mai, si distingue da altre forme giapponesi per la sua lentezza controllata, la postura eretta e la gestualità simbolica. Non è improvvisazione: ogni movimento è studiato, codificato e legato a significati culturali, stagionali e narrativi. In un’epoca in cui il Giappone era rigidamente gerarchico, la danza delle geishe rappresentava un equilibrio tra bellezza, discrezione e disciplina sociale. La danza delle geishe è lenta, armoniosa e misurata. I passi sono brevi, gli spostamenti composti, i movimenti delle mani e delle braccia altamente stilizzati. ...

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Le jeune homme et la mort: storia, personaggi, curiosità e trama

Tra i capolavori più intensi del Novecento coreografico, Le jeune homme et la mort occupa un luogo singolare: breve ma devastante, essenziale eppure carico di simboli, è un balletto che non cerca consolazione. Creato da Roland Petit nel 1946 su libretto di Jean Cocteau e musica di Johann Sebastian Bach, quest’opera è un pugno nello stomaco travestito da danza, una tragedia moderna che trasforma il palcoscenico in una stanza senza vie d’uscita. Il balletto nasce nella Parigi del dopoguerra, città ferita ma febbrile, dove le arti cercano nuovi linguaggi per dire l’indicibile. Roland Petit, allora giovanissimo e già ribelle alle convenzioni accademiche, incontra Jean Cocteau, poeta e intellettuale inquieto, ossessionato dal tema della morte e del doppio. Da questo sodalizio nasce un’opera che rompe con il lirismo rassicurante del balletto classico. La scelta musicale è spiazzante: la Passacaglia e Fuga in do minore di Bach. Una musica sacra, severa, geometrica, che contrasta violentemente con l’ambientazione sordida e realistica voluta da Cocteau. È proprio in questa frizione che si accende la forza del balletto: l’eterno dialoga con il contingente, l’assoluto con la disperazione quotidiana. Alla prima rappresentazione, il pubblico resta diviso. Alcuni gridano al capolavoro, altri allo scandalo. Ma Le jeune homme ...

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La maestra accademica Elisa Scala “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Non ho un balletto classico preferito, direi la triade tchaikovskiana Lago dei Cigni, Bella Addormentata e Schiaccianoci. Il balletto contemporaneo prediletto? Se il termine contemporaneo abbraccia la creazione coreografica del Novecento scelgo La Dama delle Camelie di John Neumeier. Il Teatro del cuore? Teatro alla Scala. Un romanzo da trasformare in balletto? L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Orgoglio e pregiudizio, tratto dal romanzo di Jane Austen, con la regia di Joe Wright. Il costume di scena indossato che hai preferito? Il costume della Fata dei Lillà. Quale colore associ alla danza? Il rosa chiaro. Che profumo ha la danza? Il profumo della sala, della pece. La musica più bella scritta per balletto? La sagra della primavera di Igor Stravinsky. Il film di danza irrinunciabile? Due vite e una svolta (The Turning Point) diretto da Herbert Ross con protagonista Michail Baryšnikov. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Michail Baryšnikov e Silvye Guillem. Il tuo “passo di danza” preferito? Non ne ho uno in particolare. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Margherite della ...

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Le Loup (balletto): storia, personaggi, curiosità e trama

Le Loup è un balletto in un atto creato nel 1953 da Roland Petit per la sua compagnia, Les Ballets de Paris. La prima rappresentazione ebbe luogo al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi, uno spazio simbolo dell’avanguardia artistica del Novecento. Il balletto nasce dall’incontro di alcune tra le menti più brillanti della cultura francese del tempo. La musica fu commissionata a Henri Dutilleux, che compose una partitura raffinata e modernissima, capace di fondere lirismo, tensione e ironia. Il soggetto e il libretto furono firmati da Jean Anouilh e Georges Neveux, drammaturghi di primo piano del teatro francese, e conferiscono all’opera un tono ambiguo, sospeso tra fiaba, simbolismo e psicologia. Con Le Loup, Petit si allontana dal balletto puramente narrativo ottocentesco e propone un teatro danzato essenziale, incisivo, profondamente moderno, in cui gesto, musica e dramma sono inscindibili. Il balletto presenta pochi personaggi, fortemente caratterizzati: Il Lupo: figura centrale e ambigua, incarnazione del desiderio, dell’istinto e della trasgressione. Non è solo una bestia, ma una presenza seducente e minacciosa. La Ragazza: giovane promessa sposa, divisa tra innocenza e attrazione verso l’ignoto. Il Fidanzato (o Giovane): rappresenta l’ordine sociale, la normalità e la sicurezza. Personaggi del villaggio: comparse che definiscono il contesto ...

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L’importanza della propedeutica nella danza classica

La danza classica è un’arte che unisce rigore e poesia, disciplina e leggerezza. Dietro l’apparente naturalezza dei movimenti, si nasconde un lavoro lungo e meticoloso, fatto di preparazione, ascolto e consapevolezza. In questo percorso, la propedeutica rappresenta una fase fondamentale e irrinunciabile: è il terreno su cui germoglia il danzatore, il momento in cui il corpo e la mente vengono educati al linguaggio della danza. La propedeutica nella danza classica non è una “danza semplificata”, ma un processo educativo profondo. Attraverso esercizi mirati, il corpo impara a riconoscere l’asse, l’equilibrio, la coordinazione e la relazione con lo spazio. Prima ancora di affrontare posizioni codificate e passi complessi, l’allievo sviluppa una percezione chiara del proprio corpo e delle sue possibilità. Questo lavoro preliminare permette di costruire una base funzionale, evitando forzature e compensazioni. Ogni movimento nasce così da una struttura corretta, rendendo la danza più fluida, armoniosa e sicura. Uno degli aspetti più importanti della propedeutica è la prevenzione degli infortuni. Nella danza classica, dove precisione e ripetizione sono essenziali, un’impostazione errata può causare tensioni, dolori e problematiche fisiche nel tempo. La propedeutica educa al rispetto del corpo, insegnando ad ascoltarlo e a riconoscerne i limiti. Attraverso un lavoro graduale su ...

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L’étoile e docente di repertorio Gabriella Cohen “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Da ballare, Giselle, in generale Il Lago dei Cigni. Il balletto contemporaneo prediletto? Apollon Musagète di George Balanchine, L’Enfant et les Sortileges di Jiří Kylián, Steps in the Street di Martha Graham. Il Teatro del cuore? La Scala per la mia giovinezza, il San Carlo per la mia crescita artistica, sempre grata ad Ugo Dell’Ara che per primo mi aprì le porte di questo grandioso Teatro. Un romanzo da trasformare in balletto? Novembre alle Porte di Chaim Potok e La promessa dell’Alba di Roman Gary. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Rebecca – La prima moglie di Alfred Hitchcock. Il costume di scena indossato che hai preferito? Tutti…Ognuno recava in sé il mistero ed il fascino del Personaggio. Quale colore associ alla danza? Banale e scontato ma, il rosa! Che profumo ha la danza? Pece mista a fatica ed impegno. La musica più bella scritta per balletto? I tre masterpieces ciaikovskiani… Il film di danza irrinunciabile? Il sole a Mezzanotte e l’intramontabile Scarpette Rosse. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Michail Baryšnikov e Natalija Makarova e, ovviamente Carla Fracci! Il tuo “passo di danza” preferito? Pas de basque scenico; ...

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Il maître de ballet Marco Bellone “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Lago dei cigni. Il balletto contemporaneo prediletto? Decadence di Ohad Naharin. Il Teatro del cuore? Teatro Massimo di Palermo (non solo perché è il teatro della mia città natale, ma principalmente per le esperienze che mi ha regalato). Un romanzo da trasformare in balletto? Il ritratto di Dorian Grey di Oscar Wilde. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? La città incantata di Hayao Miyazaki. Il costume di scena indossato che hai preferito? Il Cinese in Parade disegnato da Pablo Picasso. Quale colore associ alla danza? Tutti per le sue infinite sfaccettature. Che profumo ha la danza? L’odore del dietro le quinte. La musica più bella scritta per balletto? Romeo e Giulietta di Sergej Prokof’ev. Il film di danza irrinunciabile? Il sole a mezzanotte (White Nights) di Taylor Hackford, con protagonista Michail Baryšnikov. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Rudolf Nureyev e Carla Fracci. Il tuo “passo di danza” preferito? Tour en l’air. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Mercuzio. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Pina Baush. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Grazie. ...

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Dalle cinque posizioni accademiche alla sesta e alla settima

La danza classica è una disciplina che unisce tecnica, grazia e rigore, costruita su fondamenta precise che ne definiscono l’estetica e il movimento. Alla base di questa arte troviamo le cinque posizioni fondamentali dei piedi, codificate nel XVII secolo alla corte del Re Sole, Luigi XIV, e ancora oggi immutate nei metodi delle principali scuole di balletto del mondo. Queste posizioni non sono semplici pose, ma rappresentano il punto di partenza di ogni passo, salto o rotazione. Vediamole una per una: Prima posizione: la prima posizione è l’essenza della danza classica: i talloni si toccano e le punte dei piedi si aprono verso l’esterno, idealmente formando una linea retta. Il peso è distribuito equamente su entrambi i piedi e il corpo si eleva verso l’alto con leggerezza. È una posizione di stabilità e controllo, ma anche di apertura verso il movimento. Seconda posizione: a partire dalla prima posizione, i piedi si allontanano lateralmente mantenendo le punte rivolte all’esterno. La distanza tra i talloni è di circa una lunghezza di piede. Questa posizione offre maggiore stabilità e prepara il corpo ai movimenti ampi, come plié o port de bras, favorendo una postura ben radicata ma fluida. Terza posizione: un piede si ...

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Il principal dancer Alessandro Riga “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Giselle. Il balletto contemporaneo prediletto? God and Dogs di Jiří Kylián. Il Teatro del cuore? Teatro dell’Opera di Roma. Un romanzo da trasformare in balletto? Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Guerre stellari (Star Wars) di George Lucas. Il costume di scena indossato che hai preferito? Albrecht. Quale colore associ alla danza? Verde. Che profumo ha la danza? Dipende dal tipo di balletto ma direi che in generale profumo di legno. La musica più bella scritta per balletto? Morte di Giulietta, composta da Sergej Prokof’ev. Il film di danza irrinunciabile? Il ritmo del successo (Center Stage) diretto da Nicholas Hytner. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Sylvie Guillem e Michail Barysnikov. Il tuo “passo di danza” preferito? Fondu. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Drosselmeyer. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? George Balanchine. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Sii più clemente con le punte per le danzatrici. Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Estetica, emozione, passione. Come ti vedi oggi allo specchio? Che ancora ...

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