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Danza, distanziamento sociale e opportunità di cambiamento

Una delle principali barriere per i ballerini e i coreografi durante la pandemia sono le limitazioni al contatto fisico e il cosiddetto distanziamento sociale. La danza, infatti, richiede vicinanza, fisica ed emotiva, tra compagni e con insegnanti e pubblico.

Il Lincoln Center, il Teatro Bolshoi, la Royal Opera House ora sono vuoti, gli eventi culturali di tutto il mondo sono stati posticipati, cancellati o digitalizzati. Il settore del balletto, già finanziariamente instabile, ha subito inevitabilmente un grave contraccolpo finanziario.

Il New York City Ballet ha annunciato il rinvio della sua stagione a settembre 2021, ma non sono solo le grandi compagnie a risentire della pandemia. Tutta la danza ne ha sofferto, i ballerini hanno trasformato i loro salotti in studi di danza, gli insegnanti si sono attrezzati per poter continuare le lezioni su Zoom.

Tuttavia, com’è tipico dell’arte, dalla crisi e dalla difficoltà sono emerse nuove possibilità e nuove idee.

American Ballet Theater e New York City Ballet hanno incrementato i loro contenuti digitali con discussioni, prove aperte e conferenze, eventi solitamente riservati ai sostenitori economici delle compagnie, e che ora sono disponibili online e raggiungono un pubblico più ampio.

Il National Canadian Ballet ha annunciato una partnership con VIBE Art, organizzazione dedicata all’educazione di bambini e giovani. Dall’inizio di novembre offre contenuti virtuali destinati al pubblico dei più giovani, con laboratori organizzati da danzatori, insegnanti e membri dello staff.

Australian Ballet ha ideato ‘At Home with Ballet TV‘ in risposta al COVID-19, spiegando che ‘nel corso dei suoi secoli di storia, il balletto ha sempre offerto la più meravigliosa fuga dai tempi difficili“. Nell’arco di questo progetto, sono stati prodotti e filmati spettacoli di numerose coreografie famose, tra cui, La bella addormentata, Cenerentola, Romeo & Giulietta, Paquita, Giselle e Il lago dei cigni.

Esplorando il concetto di distanziamento, il coreografo belga Jos Baker e i ballerini di The Human Expression Dance Company hanno infranto le barriere imposte alla danza trasformando il processo coreografico in uno spazio creativo virtuale, conquistando un nuovo territorio.

La prima fase del lavoro, intitolata Contactless, è iniziata nell’ottobre 2020 e ha esplorato le frustrazioni, le sfide e le opportunità generate dallo spazio coreografico online. Il movimento è diventato il mezzo per decifrare il modo in cui comunichiamo quando la fisicità è costretta a svanire e la tecnologia ne prende il posto.

New York City Ballet ha creato lo spettacolo “New Works Festival” che consiste in riprese video di cinque diverse coreografie ideate da cinque diversi coreografi. Andrea Miller, uno dei coreografi coinvolti nel progetto, ha paragonato gli edifici vuoti destinati allo studio della danza a “un tempio senza preghiera, senza persone sono solo pietre“, e ha individuato nelle esibizioni nelle strade l’evocazione della dedizione richiesta dalla danza.

Perché la danza, in realtà, è ovunque ci siano amore, condivisione e passione.

Stefania Napoli
© www.giornaledelladanza.com

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