
Nel giorno che ne celebra la nascita, Maurice Béjart si impone alla memoria collettiva come una delle figure più alte e determinanti della danza del Novecento.
Nato il 1° gennaio 1927, Béjart ha segnato in modo profondo e duraturo il linguaggio coreografico contemporaneo, contribuendo a ridefinirne i confini estetici, culturali e spirituali.
Coreografo di straordinaria visione, Béjart ha saputo coniugare rigore e audacia, tradizione e innovazione.
La sua opera si distingue per la capacità di dialogare con la grande musica — da Stravinskij a Beethoven, da Ravel a Mahler — e di tradurla in una scrittura coreografica intensa, riconoscibile, universale.
Balletto, teatro, filosofia e mito si intrecciano nei suoi lavori in un equilibrio raro, capace di parlare tanto allo spettatore esperto quanto a un pubblico più ampio.
Uno degli aspetti più rivoluzionari del suo percorso è stato l’aver restituito centralità al corpo come strumento di pensiero.
Nella visione di Béjart, il danzatore non è mai mero esecutore, ma interprete consapevole, portatore di una responsabilità artistica e umana.
Il movimento diventa così veicolo di significato, capace di esprimere tensioni interiori, interrogativi esistenziali e aspirazioni collettive.
Fondatore di compagnie e scuole che hanno formato intere generazioni di artisti, Béjart ha lasciato un’eredità che va oltre le singole coreografie.
Il suo impegno pedagogico ha contribuito a diffondere una concezione della danza come disciplina totale, in cui la tecnica è al servizio dell’espressione e la scena diventa luogo di confronto con il mondo.
La sua influenza continua a vivere nei danzatori, nei coreografi e nelle istituzioni che ne portano avanti lo spirito.
Celebrarne oggi l’anniversario di nascita significa riconoscere la portata di un’opera che ha saputo attraversare il suo tempo senza mai esaurirsi in esso.
Maurice Béjart rimane un punto di riferimento imprescindibile, un maestro la cui visione continua a ispirare e a interrogare.
La sua danza, ancora oggi, invita alla riflessione, all’ascolto e alla consapevolezza del corpo come luogo privilegiato dell’arte e del pensiero.
Michele Olivieri
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