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La danza non è un passatempo, la danza è un lavoro, una professione!

«Cosa fai nella vita?»

«Insegno danza.»

«No, intendo che lavoro fai?»

Quante volte un ballerino o un insegnante di danza si è sentito rivolgere questa domanda?

Spesso chi è impiegato nel mondo della danza viene visto come un intrattenitore che fa divertire gli allievi trascorrendo qualche oretta in allegria e svolgendo attività fisica, permettendogli di staccare un po’ dallo studio e dagli impegni lavorativi e familiari.

Per le troppe persone che non conoscono la fatica, la passione, la dedizione totale che danzare richiede, non si tratta di una professione, ma di un passatempo. In quanto tale, non è necessario che sia pagato ed è assolutamente trascurabile.

Niente è più lontano dalla verità della danza di questa convinzione sbrigativa, superficiale e ignorante.

I ballerini fanno sacrifici, spesso svolgono più mestieri assieme per continuare nella loro carriera e creare arte che è una vera e propria terapia per il cervello e il corpo, e di cui c’è estremo bisogno.

La danza quindi influisce positivamente sulla salute ed è uno strumento prezioso per ritrovare l’equilibrio psicofisico. Incoraggia nelle difficoltà instillando forza ed energia, aiuta ad abbracciare le emozioni e sviluppa le abilità cognitive.

Questo è inutile?

I maestri di danza insegnano molto di più della tecnica, educano al rispetto delle regole e degli altri, alla correttezza, alla disciplina e a costruire se stessi. Aiutano gli allievi a conoscere il proprio corpo e le proprie emozioni, e a sperimentare l’arte.

Questo è inutile?

Lo stiamo urlando a gran voce da mesi: danzare produce effetti positivi sul benessere fisico, psicologico e sociale.

Soprattutto in un momento in cui l’insegnamento della danza e la cultura sono considerate attività da porre in secondo piano, la risposta deve essere forte: la danza non è inutile.

In quanto forma d’arte e cultura, è un germoglio di speranza di cui abbiamo estremo bisogno, tutti, e non solo in un periodo storico critico come quello che stiamo vivendo da oltre un anno.

Chi lavora nel mondo della danza come performer, coreografo, insegnante o ballerino non è inutile, al contrario, è essenziale al benessere della società, ed è giusto che questo vada riconosciuto.

Come possiamo ottenere tale riconoscimento, noi che della danza abbiamo fatto la nostra vita? Dobbiamo difendere a testa alta la nostra professione, pretendere rispetto, trasmettere passione ai nostri allievi, non arrenderci mai, e divulgare la lezione più importante della danza: dalle cadute ci si rialza sempre.

E a chi ci rivolge la fatidica domanda, «No, intendo che lavoro fai?», rispondere con fierezza e determinazione che la danza è un lavoro vero, e magari invitare quella persona a provare una lezione, annientando i pregiudizi legati a una realtà tanto meravigliosa quanto trascurata e sminuita.

Stefania Napoli
www.giornaledelladanza.com

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