
Il balletto classico preferito?
Non ho un balletto classico preferito, direi la triade tchaikovskiana Lago dei Cigni, Bella Addormentata e Schiaccianoci.
Il balletto contemporaneo prediletto?
Se il termine contemporaneo abbraccia la creazione coreografica del Novecento scelgo La Dama delle Camelie di John Neumeier.
Il Teatro del cuore?
Teatro alla Scala.
Un romanzo da trasformare in balletto?
L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera.
Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto?
Orgoglio e pregiudizio, tratto dal romanzo di Jane Austen, con la regia di Joe Wright.
Il costume di scena indossato che hai preferito?
Il costume della Fata dei Lillà.
Quale colore associ alla danza?
Il rosa chiaro.
Che profumo ha la danza?
Il profumo della sala, della pece.
La musica più bella scritta per balletto?
La sagra della primavera di Igor Stravinsky.
Il film di danza irrinunciabile?
Due vite e una svolta (The Turning Point) diretto da Herbert Ross con protagonista Michail Baryšnikov.
Due miti della danza del passato, uomo e donna?
Michail Baryšnikov e Silvye Guillem.
Il tuo “passo di danza” preferito?
Non ne ho uno in particolare.
Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico?
Margherite della Dama delle Camelie.
Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica?
George Balanchine.
Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti?
La ringrazierei per avermi trasmesso una passione così speciale.
Tre parole per descrivere la disciplina della danza?
Rigorosa, straordinaria, magica.
Come ti vedi oggi allo specchio?
Vedo una persona che finalmente ha trovato il proprio “daimon”.
Michele Olivieri
www.giornaledelladanza.com
© Riproduzione riservata
Giornale della Danza La prima testata giornalistica online in Italia di settore