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La saggezza e la forza della danza in sei punti

La danza è preziosa, non solo per i ballerini, ma per l’intera società, ce lo stiamo dicendo da molti mesi.

Il valore della danza non riguarda quindi semplicemente le doti fisiche, ma è collegato a una continua ricerca di miglioramento di sé e di conoscenza che potremmo chiamare saggezza.

La saggezza può essere definita come un insieme di capacità che portano l’individuo alla massima espressione delle proprie potenzialità. Quindi, la scuola di danza è il luogo in cui le persone imparano non solo come eseguire particolari movimenti, ma come vivere appieno e al meglio la loro esistenza.

Possiamo riassumere la saggezza della danza in sei punti.

  1. Ogni movimento del corpo è rilevante.

Ogni contrazione, ogni rilascio, ogni estensione espandono e raffinano la consapevolezza sensoriale, creano nuovi pensieri ed emozioni, squarciano il presente che si rivela in tutta la sua importanza.

La danza ci insegna che tutto ciò che facciamo nella vita deve essere frutto di una scelta cosciente, ed è proprio tale consapevolezza ad attribuire alla nostra decisione valore e significato.

  1. I movimenti più piccoli contano di più.

Nella danza è facile lasciarsi abbagliare da virtuosismi, altissimi grand jetè, en dehors estremi, decine di tour fouettés, eppure il successo di quei passi dipende interamente dai piccoli movimenti preparatori, come demi plié, tendu, flessioni ed estensioni della punta.

Piccoli movimenti, infatti, risvegliano la consapevolezza sensoriale di un arto, della flessione di un’articolazione, mappandone la portata e i limiti. Esercitano i tessuti connettivi, aiutano il ‘sé corporeo’ a dispiegare i potenziali di movimento.

Ogni gesto dunque, soprattutto il più piccolo, è una potente fonte di conoscenza per ascoltare e conoscere il proprio corpo che viene così addestrato a compiere movimenti più complessi e appaganti per il ballerino.

  1. Non si può eseguire lo stesso identico movimento due volte.

Non importa quanto si cerchi di ricreare gli stessi schemi di attenzione e sforzo. In ogni attimo in cui danza, il ballerino è diverso da come era il momento precedente. Più o meno stanco, attento, fiducioso o dubbioso. La sfida, quindi, è come conoscere e sfruttare chi si è in quel momento, trasformare tale conoscenza in un movimento tecnico che esprime l’interiorità.

Gli esseri umani sono abitudinari. Eseguire i soliti rituali quotidiani li rassicura e li fa sentire meno in balia degli eventi e degli altri. Eppure la danza insegna che ciò di cui abbiamo bisogno è l’inaspettato, la diversità, la capacità di sbagliare e usare l’errore per imparare a fidarci di noi stessi e di conseguenza degli altri.

Ciò che un ballerino esercita nell’apparente replica di un salto o di una pirouette non è un’abilità robotica di ripetizione, bensì la capacità di percepire e adattarsi alle micro-differenze presenti in ogni nuovo momento, ai differenti impulsi che stimolano la potenzialità del movimento. Tale abilità sarà quindi funzionale anche al miglioramento della qualità della sua vita.

  1. La consapevolezza sensoriale va allenata.

I neuroscienziati si interrogano su un fenomeno con cui i ballerini lavorano ogni giorno. Un essere umano può alzare il braccio spontaneamente per bloccare una palla che sfreccia verso la sua testa, può anche immaginare di sollevare il braccio, arrivando a provare la sensazione di farlo mentre l’arto è fermo.

Allo stesso modo, un essere umano può sollevare il braccio consapevolmente, immaginando il movimento, riflettendoci e attuandolo, tutto in una sola volta. Dal punto di vista neurologico, è difficile capire la differenza, perché si attivano gli stessi neuroni, ma dal punto di vista della danza tale differenza è enorme.

Il ballerino lo sa: per compiere un movimento secondo uno schema predefinito, bisogna attivare la consapevolezza sensoriale e far corrispondere quell’immagine al movimento, rispondendo immediatamente al flusso di informazioni prodotte dall’azione, liberando così il potenziale di quel movimento e della sua abilità neuro-motoria.

  1. Corpo e mente lavorano insieme.

La danza insegna ciò che la mancanza di auto-consapevolezza e l’ego spesso impediscono, ossia il progresso umano e artistico. Ballare e vivere, infatti, implicano la comprensione della tensione tra ideale e realtà, sforzo e semplicità, tra dare e ricevere. L’alleanza tra corpo, mente, conoscenza di sé, umiltà e curiosità, ci dimostra che i movimenti che possiamo compiere sono infiniti e infinitamente creativi, e che dipendono da noi.

  1. Il centro è dentro di noi.

Nella danza, il centro è ciò che accade nel danzatore mentre esegue determinati movimenti allineati al potenziale corporeo. Quando ci si sposta e si torna al proprio asse, quando il respiro diviene consapevole secondo schemi precisi, emerge il centro che cambia a seconda dei movimenti che danno origine ad altri.

Il centro dunque non è qualcosa che troviamo al di fuori di noi o che possiamo imparare da qualcun altro, è una consapevolezza sensoriale di come e dove riceviamo gli impulsi e su come indirizzarli per realizzare le nostre intenzioni.

 

Federico Garcia Lorca scriveva: “Colui che danza cammina sull’acqua e dentro una fiamma“. Questa frase fa ben comprendere quanto sia complesso, intimo e delicato il movimento messo in atto da un ballerino.

Per nascere ed essere portato a compimento, un gesto deve essere accompagnato dalla conoscenza dei propri mezzi e dei propri limiti, dalla predisposizione alla gentilezza e alla generosità, dalla padronanza della tecnica e di sé, dall’espressività, dalla conoscenza e da un forte equilibrio psicofisico.

Tutto questo fa parte della saggezza della danza. Tutto questo è la danza. Danzare, infatti, ci riconnette con noi stessi, riattiva e libera la nostra energia, forgia esseri umani migliori e più saggi.

Stefania Napoli
www.giornaledelladanza.com

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