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L’assistente eterna di Micha van Hoecke: Miki Matsuse “allo specchio”

Il balletto classico preferito?
La morte del cigno.

Il balletto contemporaneo prediletto?
La Sagra della Primavera di Maurice Béjart.

Il Teatro del cuore?
Il Teatro Alighieri di Ravenna.

Un romanzo da trasformare in balletto?
Tattoos di Yasunari Kawabata.

Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto?
Story of an Unknown Actor diretto da Aleksandr Zarkhi.

Il costume di scena indossato che hai preferito?
L’abito bianco di Marella Ferrera.

Quale colore associ alla danza?
Rosso scuro/bordeaux.

Che profumo ha la danza?
Di canfora… ha ha ha!

La musica più bella scritta per balletto?
Il compositore è C. W. Gluck, ma non saprei scegliere un’opera in particolare.

Il film di danza irrinunciabile?
West Side Story di Jerome Robbins, indimenticabile George Chakiris.

Due miti della danza del passato, uomo e donna?
Vladimir Vassiliev ed Ekaterina Maximova.

Il tuo “passo di danza” preferito?
Il pas de liaison, in genere.

Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico?
Mio marito, Micha Van Hoecke.

Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica?
Sergej Diaghilev.

Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti?
Esistere pienamente, lasciandosi attraversare dalla gioia della vita.

Tre parole per descrivere la disciplina della danza?
L’espressione, la musicalità e il fuoco sacro. L’insegnamento di Olga Preobrajenska, che Micha non ha mai dimenticato.

Come ti vedi oggi allo specchio?
Quando mi guardo allo specchio, non sono mai sola. Dietro di me ci sono tutti quelli che non ci sono più: i miei genitori, Micha, Marina, Ati. Sono presenze che non vedo, ma che sento. Persone che mi hanno dato tantissimo, che mi hanno formata, sostenuta, attraversata. Se oggi ci sono io, è anche perché ci sono loro. Vivono in ciò che sono diventata.

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

© Riproduzione riservata

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