
Nel febbraio 2026 il Royal Ballet rende omaggio ad una delle figure più rivoluzionarie della danza del Novecento celebrando il centenario della nascita di Glen Tetley con la ripresa di Pierrot Lunaire, opera simbolo della sua visione coreografica. Non si tratta soltanto di una commemorazione, ma di un ritorno necessario: riportare in scena Tetley oggi significa interrogarsi su cosa sia davvero il balletto contemporaneo e su come sia nato il linguaggio che ancora abita i palcoscenici internazionali.
Glen Tetley, nato nel 1926, è stato uno dei primi coreografi ad infrangere in modo consapevole e radicale il confine tra balletto classico e danza moderna. Formatosi tra Europa e Stati Uniti, collaboratore di compagnie storiche come lo Stuttgart Ballet e il Royal Ballet stesso, Tetley ha saputo unire la purezza della linea accademica alla forza espressiva, spesso aspra, della modern dance. Pierrot Lunaire, creato nel 1962, rappresenta forse meglio di ogni altra opera questa fusione audace.
Il balletto prende ispirazione dall’omonima composizione di Arnold Schoenberg, caposaldo della musica atonale del primo Novecento. La scelta non è casuale: la partitura, inquieta e frammentata, diventa per Tetley un terreno fertile su cui costruire un movimento spezzato, nervoso, lontano da ogni compiacimento decorativo. Il personaggio di Pierrot — figura malinconica e ambigua della commedia dell’arte — si trasforma in un corpo attraversato da tensioni interiori, ironia crudele e fragilità emotiva.
La ripresa del Royal Ballet di Londra, in programma al Linbury Theatre dal 10 al 20 febbraio 2026, restituisce Pierrot Lunaire nella sua essenzialità: pochi interpreti, una scena spoglia, una danza che non cerca la bellezza tradizionale ma l’urgenza espressiva. È proprio questa nudità a rendere l’opera sorprendentemente attuale. In un’epoca in cui il balletto dialoga sempre più con altri linguaggi artistici, Tetley appare come un precursore, un coreografo che aveva già intuito la necessità di superare le etichette.
Onorare Tetley significa anche riconoscere il suo impatto duraturo sul Royal Ballet. La compagnia londinese, storicamente legata al grande repertorio classico, ha trovato in Tetley una spinta verso l’apertura e la sperimentazione. La sua presenza ha contribuito a trasformare l’identità della compagnia, dimostrando che tradizione e innovazione non sono forze opposte, ma elementi che possono coesistere e rafforzarsi a vicenda.
Così a cento anni dalla nascita del coreografo, il Royal Ballet non celebra soltanto un anniversario, ma riafferma una scelta artistica: quella di dare spazio ad opere che hanno cambiato il modo di pensare la danza. Pierrot Lunaire torna in scena non come reliquia del passato, ma come opera viva, capace di parlare ancora al presente.
Interpreti nei diversi cast: Marcelino Sambé, Mayara Magri, Matthew Ball, Sergey Levitin, Amelie Roussel e Joshua Junker, Natalia Osipova, Patricio Revé, Sergey Levitin, Amelie Roussel.
Michele Olivieri
Foto di Andrej Uspenski/RBO
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