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Tag Archives: Ali Chahrour

Annunciata la 56esima edizione di Santarcangelo Festival

Dal 3 al 12 luglio 2026 è in programma la 56esima edizione di Santarcangelo Festival: deep pressures. La rassegna, multidisciplinare e diffusa a Santarcangelo di Romagna, diretta per il quinto e ultimo anno dal curatore, drammaturgo e critico polacco Tomasz Kirenczuk trasformerà per dieci giorni il borgo romagnolo in una città-festival, affidando alle arti performative un’importante funzione di dialogo con la realtà sociale e politica d’oggi. In un presente schiacciato da forti pressioni, in un clima geopolitico sempre più complicato e preoccupante, deep pressures vuole essere una dichiarazione di metodo: un andare più a fondo, anno dopo anno, nelle pratiche femministe, queer, antirazziste e decoloniali, ma anche un invito a un’esperienza immersiva, intensa e travolgente. La pressione diventa così un esercizio condiviso in cui il contatto fisico, la vicinanza, il movimento del corpo, la danza e la performance, sono il modo di sentire realmente l’altro. Anche quest’anno il Festival popolerà strade, piazze, teatri, cortili e spazi inconsueti del borgo medievale, configurandosi come un dispositivo continuo in cui è possibile entrare e restare, lasciandosi trasformare. Scrive Tomasz Kirenczuk: “Mi piace pensare a questa edizione come a un momento di respiro comune. Un momento di rottura, pausa, presenza e intensità, dove incontrare ...

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Il coreografo e danzatore Ali Chahrour alla Triennale di Milano

Prendendo spunto da un’esperienza personale, vissuta nei recenti anni di guerra, il coreografo e danzatore libanese Ali Chahrour presenta una performance che celebra le lotte e la resilienza delle lavoratrici domestiche migranti in Libano, trasformando la memoria in un canto di resistenza. Quando nel settembre 2024 l’esercito israeliano bombardò alcune zone di Beirut, Chahrour cercò infatti rifugio sulla costa insieme ai suoi familiari provenienti dal sud. Lì venne a conoscenza anche della sorte delle domestiche migranti: i datori di lavoro libanesi avevano abbandonato le donne a sé stesse mentre si mettevano in salvo. Alcune erano rimaste chiuse nelle case. Altre, senza passaporto e senza soldi, erano finite a vagabondare sulla Corniche di Beirut, dove Chahour le ha notate. When I Saw the Sea dà voce a queste donne. In scena, per la prima volta in assoluto su un palcoscenico, ci sono Zena e Tenei, originarie dell’Etiopia, e l’artista libanese Rania, vittime del sistema della Kafala, un regime di “sponsorizzazione” che lega il permesso di soggiorno al “padrone”, negando diritti, tutele e libertà, tra sfruttamento e violenze. Attraverso la danza, il testo e la musica, raccontano storie che finora non sono state ascoltate, dando voce anche a innumerevoli altre lavoratrici provenienti ...

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