La danza viene ancora troppo spesso raccontata come un esercizio di narcisismo e individualismo. Questa però è una narrazione parziale e fallace perché, a un’osservazione più profonda, la danza rivela una natura radicalmente opposta: è una delle migliori scuole di altruismo che l’essere umano abbia a disposizione. In un’epoca caratterizzata da empatia astratta e confinata alle parole, la danza insegna un altruismo incarnato nella percezione e nella fisica del movimento. Danzare con altri richiede un ridimensionamento del proprio egocentro e riesce a trasformare la predisposizione verso il prossimo. In un corpo di ballo, infatti, accade un fenomeno neurobiologico e sociale preciso: la sincronizzazione ritmica. Quando più corpi si muovono allo stesso tempo, la percezione dei confini individuali si attenua. Il cervello riduce l’attività neurale responsabile del pensiero auto referenziale e dell’iper-focalizzazione su di sé. Il danzatore comprende che il proprio movimento ha senso solo se sintonizzato su quello del compagno: un passaggio in cui il successo del singolo viene volontariamente subordinato alla responsabilità verso la collettività. L’altruismo è la capacità di percepire ed entrare in relazione con la sofferenza e la fatica altrui. Vedere il sudore e il limite fisico di un compagno attiva il sistema dei neuroni specchio. Chi balla impara ...
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