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Cinque iconici artisti di colore che hanno cambiato la storia della danza

Numerosi danzatori di origine africana hanno spinto la danza nel futuro, cambiandola per sempre. Nella loro coraggiosa e spesso faticosa ricerca artistica, hanno infranto barriere culturali e sociali, diventando pionieri di un nuovo corso della storia della danza. Pearl Primus non aveva intenzione di diventare una ballerina. Nata a Trinidad nel 1919 e cresciuta a New York City, si era inizialmente dedicata allo studio della biologia per intraprendere la carriera di ricercatrice medica, ma a causa della discriminazione razziale non ha portato a termine il suo progetto. Ha deciso quindi di studiare danza moderna ed ha finito per esibirsi come solista in numerose produzioni, anche a Broadway. Primus ha ottenuto una borsa di studio per viaggiare in Africa a studiare la danza tradizionale, e al suo rientro in America, ha fondato la sua compagnia, il New Dance Group, introducendo il pubblico statunitense alla danza africana, cambiando così per sempre la danza moderna americana. Katherine Dunham è nata a Chicago nel 1909 ed è stata una delle prime donne afroamericane a frequentare l’Università di Chicago, dove ha conseguito ben tre lauree in antropologia. Nel frattempo studiava danza e ha viaggiato nei Caraibi per imparare i balli culturali alla fonte e creare nuovi ...

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“Ailey”: debutta al Sundance Film Festival il documentario sul grande coreografo

      La storia di Alvin Ailey, della sua danza e della sua forza, tutto in un documentario: Ailey, diretto da Jamila Wignot, è stato presentato la scorsa settimana in anteprima al Sundance Film Festival di Park City, Utah. Ailey esplora la vita dell’artista e coreografo e il suo legame con l’attuale compagnia di danza che porta il suo nome. Interviste audio mai ascoltate prima registrate nell’ultimo anno della sua vita e rare esibizioni di danza dell’ensemble Ailey raccontano al meglio questo artista, che ha trovato la salvezza attraverso la danza e, allo stesso tempo, ha aperto la strada ad un nuovo tipo di coreografia, incentrata sulla storia afroamericana. In Ailey si descrive al meglio come il grande artista abbia dovuto vincere razzismo e omofobia; ma anche dipendenze e malattie mentali. Per vederlo in Italia, o sulle principali piattaforme in streaming, bisognerà aspettare ancora un po’. Ma l’attesa vale la pena, ne siamo certi.   www.giornaledelladanza.com Foto – Courtesy of Sundance Film Festival  

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Alvin Ailey Dance Theatre online con una prima visione “The Hunt”

Dal 28 maggio fino al 4 giugno l’Alvin Ailey Dance Theatre online con una prima visione. In programma uno dei titoli più famosi e applauditi del suo attuale direttore, Robert Battle. l brivido dell’inseguimento non è mai stato così intenso come nella danza di Robert Battle per sei uomini. The Hunt è un rituale primordiale con un’atmosfera distintamente urbana alimentata da una colonna sonora di percussioni tonante di Les Tambours du Bronx. Forse l’opera più popolare di Battle, esplora il rapporto tra gli sport moderni e i riti dei gladiatori. La battaglia ha trovato ispirazione per il suo lavoro nel suo background nelle arti marziali, replicando l’intensità e le posizioni combattive. In costume con lunghe gonne nere con sotto strati di rosso, sei uomini si lanciano nel movimento, godendosi il brivido della caccia. È un’opera che mette alla prova i limiti fisici e la resistenza emotiva anche degli uomini di Ailey notoriamente indomiti. Ha detto il direttore delle prove e l’artista ospite Matthew Rushing, “a volte Robert ci ha dato le immagini di essere in un rave club, scatenandoci e scatenandoci e non preoccupandoci della tecnica o della forma – semplicemente buttando fuori energia. Molte volte sembra che tu ‘ stai combattendo ...

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“Ailey All Access”: la nuova piattaforma online della Alvin Ailey American Dance Theater

Alvin Ailey

A causa delle attuali restrizioni dovute al COVID-19 e agli obblighi di distanziamento sociale imposti dalla pandemia, la Alvin Ailey American Dance Theater ha dovuto purtroppo cancellare le date di molti suoi spettacoli ma, per restare in contatto col suo affezionatissimo pubblico, ha deciso di lanciare in rete la piattaforma Ailey All Access, inaugurata il 30 marzo 2020, data dell’anniversario della data della prima rappresentazione della compagnia. La piattaforma ospiterà video full-length degli spettacoli della compagnia, lezioni di danza in remoto aperte a tutti nei vari stili di danza attraverso il canale Ailey Extension, con l’iniziativa “Keep Dancing with Ailey”, e brevi video realizzati dai danzatori della compagnia che saranno raccolti in una serie intitolata #TheShowMustGoOn. Sul sito della compagnia si legge: Poiché non possiamo riunirci in teatro e in classe, speriamo che lo spirito Ailey continui a raggiungere voi e le vostre famiglie per portare gioia in questo momento di grande incertezza. Ci stiamo impegnando a fare tutto il possibile per supportare i nostri ballerini, i nostri insegnanti istruttori e tutti coloro che lavorano per noi. Siamo ispirati dall’idea di unità tra ballerini in tutto il mondo che condividono lezioni a casa e video di danza online. Per continuare ...

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Una questione di sensibilità: intervista a Massimo Leanti

  Massimo Leanti nasce a Torino dove comincia a studiare danza con Don Marasigan per la tecnica Jazz, con Ileana Iliescu, Joan Bosiok e Giulio Cantello per la tecnica classica, arricchendo poi la propria formazione presso il “Joe Tremaine Dance Center” e presso l’“EDGE Studio di Hollywood CA”. Partecipa a numerosi workshop con insegnanti di fama internazionale tra cui Luigi, Cloude Thompson, Alex Magno, Wes Veldink. Intraprende la carriera di insegnante di Modern Jazz a partire dal 1988 presso la scuola del Teatro di Torino sotto la direzione artistica di Loredana Furno, dove rimane per tre anni. Nel 1991 si trasferisce a Ravenna dove apre la scuola “Progetto Danza” cominciando parallelamente a sviluppare l’interesse per la coreografia che lo porta a partecipare e vincere innumerevoli concorsi. Vittoria Ottolenghi lo chiama ospite nel 1997 all’Estate Fiesolana e a “Ballo è bello” presso il Teatro di Comacchio. Nel 2000 presso il “Todi Festival”. Nel frattempo, nel 1998, crea una coreografia per i Percussionisti della Scala, nell’ambito della manifestazione “Ravenna Festival”. Per il M.A.S di Milano, Accademia all’epoca diretta da Susanna Beltrami per la quale lavora dal 1998 al 2000, crea il suo primo spettacolo coreografato dal titolo “Wo-man” presentato a Roma al ...

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Da Piacenza al Royal Ballet: intervista a Giacomo Rovero

Da Piacenza al Royal Ballet: intervista a Giacomo Rovero

  Il ballerino italiano Giacomo Rovero è un Artist del “The Royal Ballet”. È entrato a far parte del “The Royal Ballet’s Aud Jebsen Young Dancers Programme” all’inizio della stagione 2016/17 per poi entrare definitivamente nella Compagnia come Artist dall’inizio della stagione 2017/18. Rovero è nato a Piacenza. Ha studiato localmente all’“Accademia di Danza Domenichino da Piacenza” con Giuseppina Campolonghi, Michela Arcelli ed Elisabetta Rossi. Premi conseguiti includono la medaglia d’oro al “Youth America Grand Prix” nel 2011. Continua poi gli studi con Christian Schön presso la scuola dell’“Hamburg Ballet” diretta da John Neumeier, prima di diplomarsi alla “The Royal Ballet Upper School” (2013/2016). I ruoli interpretati da studente all’Accademia del Royal includono: “Classical Symphony” di Liam Scarlett, “Soirées Musicales” di Kenneth Macmillan, “Concerto Grosso” di Helgi Tomasson e “Vertigo Maze” di Stijn Celis. I suoi ruoli con il “Royal Ballet” includono “Symphonic Dances” di Liam Scarlett. E le sue creazioni con la Compagnia includono “Void and Fire” di Robert Binet. Gentile Giacomo, qual è stato il tuo primissimo approccio con la danza e come hai scoperto la passione per tale disciplina? Fin da piccolo mi è sempre piaciuto muovermi a tempo di musica e ballare. Ho iniziato facendo ginnastica ...

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Danza, canto e recitazione: intervista a Lorenza Mario

Danza, canto e recitazione: intervista a Lorenza Mario

  Lorenza Mario, padovana, inizia a studiare danza classica all’età di nove anni e a sedici entra a far parte della compagnia semiprofessionale “Veneto Balletto” di Padova, con la quale nell’86 vince il premio “Vignale Danza”. nel 1990, dopo aver conseguito la maturità linguistica, esordisce nella commedia “La sorpresa dell’amore” di Pierre de Marivaux con Ottavia Piccolo e Remo Girone. Percorrendo le principali tappe professionali, tra le altre, ricordiamo nei primi anni novanta l’inizio della sua carriera televisiva, con la partecipazione come ballerina in “Acqua calda” per la regia di Gino Landi e ne “Il grande gioco dell’oca” ideato e diretto da Jocelyn Hattab entrambi su Rai 2. Successivamente partecipa, come prima ballerina, a due edizioni di “Buona Domenica” su Canale 5 e a “Re per una notte” su Italia 1 e a “Fantastica italiana” su Rai 1. Nel 1996 viene scelta come prima donna dello spettacolo del Bagaglino “Rose Rosse”, su Canale 5, ruolo che mantiene anche nel 1997 nel successivo “Viva l’Italia”, e “Viva le italiane”, sempre su Canale 5. Negli stessi anni partecipa all’operetta “Al Cavallino bianco” per la regia di Filippo Crivelli e a “Orfeo all’inferno” per la regia di Vito Molinari entrambi al Teatro Massimo ...

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Il festival delle estati parigine porta in Europa l’Alvin Ailey American Dance Theatre

Se state programmando un viaggio all’estero in luglio, Parigi è la vostra meta. Convincere i vostri compagni di viaggio non sarà difficile, Parigi è sempre Parigi, e quest’anno la compagnia ospite del festival Les étés de la danse è l’Alvin Ailey American Dance Theatre diretta da Robert Battle. Giunto all’undicesima edizione, questo festival porta ogni anno una compagnia estera in Francia, per un intero mese e con le sue produzioni più belle. Dal 7 luglio al 1 agosto al Théatre du Chatelet, dunque, andranno in scena i ballerini della Alvin Ailey American Dance Theatre, compagnia nota in tutto il mondo per la sua qualità, nata nel 1958 e in occasione dei 50 anni di attività nominata “ambasciatrice culturale degli Stati Uniti nel mondo”, nomina perfettamente onorata con tournée in 71 Paesi e con all’attivo più di 200 creazioni di 80 diversi coreografi, tra cui proprio Ailey, che prima di andarsene nel 1989 nominò sua erede artistica la ballerina Judith Jamison, che ha portato la compagnia alla fama di cui gode ora e che ha poi lasciato la carica di direttore artistico a Robert Battle. A Parigi saranno in scena con 27 rappresentazioni, sia di Ailey, che è riconoscibile nel suo stile ...

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Al Teatro dell’Opera di Roma va in scena la danza americana con il trittico “Ailey, Limón, Rhoden”

È un debutto con i fiocchi quello a cui il pubblico romano non vede l’ora di partecipare il prossimo 9 aprile: alle 20, infatti, di giovedì, il Teatro Costanzi apre le porte alla grande danza americana di Ailey, Limón, Rhoden. In scena il Corpo di Ballo, dal podio dirige l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma il Maestro David Levi. Un trittico speciale, composto da And So It Is…, prima assoluta della creazione di Dwight Rhoden su musica di Johann Sebastian Bach. Il coreografo, direttore Artistico del Complexions Contemporary Ballet, è al suo debutto al teatro capitolino. Secondo pezzo in programma, uno dei maggiori capolavori ideati per la José Limón American Dance Company, è The Moor’s Pavane di José Limón (1949), musica di Henry Purcell. Il balletto in un atto per quattro ballerini, in cui si condensa la tragedia dell’Otello di Shakespeare, viene ripreso da Sarah Stackhouse. Chiude la serata The River di Alvin Ailey, musica di Duke Ellington, ormai nel repertorio del Corpo di Ballo dell’Opera di Roma. Creato nel 1970 per l’American Ballet Theater, verrà ripreso da Clifton Brown, danzatore dell’Alvin Ailey American Dance Theater, che ne sarà nuovamente interprete sul palcoscenico del Costanzi. Protagonisti della serata, con il ...

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Alvin Ailey American Dance Theater : Un capolavoro di colori e forza

Dal 15 al 27 luglio 2014, la Alvin Ailey American Dance Theater porterà a Colonia, in Germania, il suo entusiasmo e la sua forza, proponendo alcune delle sue coreografie più belle, appassionate e famose nel mondo. Alvin Ailey American Dance Theater nasce nel 1958 dall’intuito e alla passione di Alvin Aley Jr., danzatore e coreografo statunitense, che, lasciato il Texas ancora adolescente si trasferì a Los Angeles, venendo a contatto con la danza di Katherine Dunham (danzatrice, coreografa e antropologa statunitense) e studiando successivamente con Lester Horton, danzatore e coreografo statunitense, noto per la tecnica che prende il suo nome (‘tecnica Horton’, appunto) che consiste in mix di principi coreutici diversi, tra cui la danza dei Nativi americani, elementi di danza giapponese, afro-caraibica, giavanese, dando grande risalto a movimento di occhi, testa e mani. La tecnica Horton privilegia una visione del corpo nella sua interezza, un approccio anatomico che a flessibilità, forza, coordinazione, associa la consapevolezza spaziale, per consentire illimitata libertà di espressione. Ailey, fortemente influenzato da questa tecnica, decide di costruire il suo stile basandosi su questi elementi per comunicare un messaggio: diffondere la cultura afroamericana nel mondo, tramite l’elaborazione di una tecnica di danza del tutto particolare, che ...

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