C’è qualcosa di sorprendente nel modo in cui alcune tradizioni riescono a sopravvivere quasi intatte al passare del tempo, come se avessero trovato un equilibrio così perfetto da non aver bisogno di essere reinventate. È il caso dello stile Bournonville, che sembra sfidare le mode e le trasformazioni del balletto per restare fedele a una propria idea di movimento, di corpo e persino di spazio. In un’epoca in cui il balletto romantico tendeva a trasformare la ballerina in una figura eterea, quasi sospesa in un mondo irreale, Bournonville compie una scelta che incuriosisce ancora oggi: non riduce il ruolo maschile a semplice sostegno, ma lo riporta al centro della scena. È come se volesse raccontare una storia più equilibrata, dove il dialogo tra i corpi conta quanto la loro leggerezza. Il risultato non è solo una questione tecnica, ma un diverso modo di guardare alla danza, più dinamico e meno gerarchico. Questa visione si riflette anche nella qualità del movimento. Il lavoro dei piedi, rapido e preciso, cattura l’attenzione quasi come un linguaggio segreto, fatto di piccoli dettagli che sfuggono a uno sguardo distratto. Non è una velocità fine a se stessa, ma una sorta di energia compressa che si ...
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