C’è qualcosa di profondamente contemporaneo nel ritorno di Martha Graham al centro della scena culturale newyorkese. A oltre trent’anni dalla sua scomparsa, la figura che ha rivoluzionato la danza del Novecento continua infatti a parlare al presente con una forza rara, quasi inquieta, come se il suo linguaggio corporeo non appartenesse al passato ma a una dimensione ancora irrisolta dell’animo umano. È proprio da questa tensione emotiva che nasce Martha Graham: The Mother of Psychological Dance, la nuova mostra inaugurata il 20 maggio presso la New York Public Library for the Performing Arts, un progetto curatoriale firmato da Jack Ferver che non si limita a celebrare un mito della danza moderna, ma prova a raccontare come Martha Graham abbia cambiato per sempre il modo di concepire il corpo sulla scena. L’esposizione si sviluppa come un viaggio dentro la mente creativa della coreografa americana, evitando la retorica museale della commemorazione per privilegiare invece un dialogo intimo con il suo universo artistico. Non è la semplice cronologia di una carriera straordinaria, ma il ritratto di una donna che trasformò la danza in una forma di autobiografia emotiva. Graham non cercava la grazia nel senso classico del termine; ciò che la interessava era ...
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