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Tag Archives: rinuncia

Mikhail Baryshnikov e il silenzio di Benedetto XVI

Il 21 novembre 2019 il New Riga Theatre (Jaunais Rīgas Teātris) ospitò la prima mondiale di The White Helicopter, spettacolo scritto e diretto dal regista lettone Alvis Hermanis, con Mikhail Baryshnikov nei panni di Papa Benedetto XVI (Joseph Ratzinger). L’opera nacque a partire da un episodio destinato a restare tra i più singolari della storia recente della Chiesa cattolica: le dimissioni del pontefice, annunciate l’11 febbraio 2013 ed effettive dal 28 febbraio dello stesso anno. Il teatro di Hermanis non cercò mai la ricostruzione storica né la spettacolarizzazione del potere ecclesiastico. Al contrario, scelse un dispositivo scenico sobrio, quasi trattenuto, per osservare le ore che precedettero il congedo definitivo di un papa che, per la prima volta dopo secoli, aveva deciso di rinunciare al proprio ministero. Il titolo stesso rimandava all’elicottero bianco che, nel pomeriggio dell’ultimo giorno di pontificato, allontanò Benedetto XVI dal Vaticano verso Castel Gandolfo: un’immagine che nel tempo aveva assunto il valore di un’icona contemporanea della rinuncia. La drammaturgia si sviluppò in uno spazio essenziale, lontano dalla monumentalità delle rappresentazioni religiose e politiche. L’azione scenica si concentrò su frammenti di quotidianità, conversazioni private e silenzi, costruendo una narrazione che procedeva per sottrazione più che per accumulo. Il ...

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Gioie e dolori della danza: l’arte che nasce dal sacrificio

La danza è una promessa di leggerezza che spesso nasconde un peso profondo. Chi la guarda da fuori vede grazia, armonia, bellezza; chi la vive dall’interno conosce anche la fatica, la rinuncia e il silenzio del dolore. È proprio in questo equilibrio fragile tra luce e ombra che la danza trova la sua verità più autentica. La prima gioia della danza nasce dal corpo che scopre di poter parlare senza parole. Ogni passo diventa un’estensione dell’anima, ogni salto una dichiarazione di libertà. C’è un momento, durante una lezione o una prova, in cui il corpo risponde senza sforzo apparente: è una sensazione di pienezza rara, quasi euforica, che ripaga di ore di studio e disciplina. Ballare significa anche appartenere a qualcosa di più grande: una compagnia, una coreografia, una tradizione. Sul palcoscenico, sotto le luci, il tempo sembra sospendersi. In quell’istante la danza non è più esercizio, ma verità pura, condivisa con il pubblico. Accanto alla gioia, la danza porta con sé un dolore spesso invisibile. È un dolore fisico, fatto di muscoli che bruciano, articolazioni affaticate, piedi segnati dal lavoro quotidiano. Ma è anche un dolore più sottile, emotivo: la paura di non essere all’altezza, il confronto continuo, l’attesa ...

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