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Tag Archives: Rudolf Nureyev

La direttrice Anna Maria Galeotti “allo specchio”

Balletto classico preferito? Lago dei cigni. Balletto contemporaneo preferito? Un Ballo di Jiří Kylián. Teatro del tuo cuore? Teatro dell’Opera di Roma. Un romanzo da trasformare in balletto? Il linguaggio segreto dei fiori di Vanessa Diffenbaugh. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Amadeus di Miloš Forman. Il costume di scena indossato che hai preferito? Tutù bianco del 2 e 4 atto del Lago dei cigni. A quale colore associ la danza? Turchese. Che odore ha la danza? Odore del mare. La musica più bella mai scritta per il balletto? La sagra della primavera di Igor’ Fëdorovič Stravinskij. Un film di danza indimenticabile? Pina di Wim Wenders. Due miti della danza del passato: uomo e donna? Rudolf Nureyev e Carla Fracci. Il tuo passo di danza preferito? Grand jeté. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Giselle. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Pina Bausch. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Grazie per avermi fatto capire quanto e importante esprimere le mie emozioni attraverso la danza. Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Amore, Passione, Autodisciplina. Come ti vedi allo specchio ...

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Ana Laguna: un’arte viva che continua a ispirare

Nel vasto panorama della danza contemporanea e del balletto del XX secolo, il nome di Ana Laguna brilla con una luce particolare. Non solo per il suo talento straordinario, ma per la sua capacità unica di fondere emozione, tecnica e umanità in ogni movimento. Nata a Zaragoza, in Spagna, nel 1954, Laguna è diventata una delle ballerine più influenti del suo tempo, lasciando un’impronta indelebile nella storia della danza, in particolare in Svezia, dove ha trascorso la maggior parte della sua carriera. Ana Laguna iniziò la sua formazione di danza a Madrid, dove mostrò fin da giovanissima una naturale predisposizione per il movimento e l’espressione corporea. Tuttavia, fu il trasferimento in Svezia a cambiare il corso della sua vita e della sua carriera. Entrò a far parte del Cullberg Ballet, una compagnia allora diretta dalla pioniera della danza moderna Birgit Cullberg, che riconobbe subito in Laguna una presenza scenica eccezionale e una versatilità rara. Il momento di svolta nella carriera di Ana Laguna arrivò con l’incontro con il coreografo Mats Ek, figlio di Birgit Cullberg. Ek, noto per il suo stile innovativo, drammatico e profondamente teatrale, trovò in Laguna l’interprete ideale per le sue creazioni più audaci. La loro collaborazione ...

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Il primo ballerino e maître de ballet Antonino Sutera “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Lo Schiaccianoci è un balletto molto importante per me perché è stato il primo al quale ho partecipato quando ero ancora allievo della Scuola di Ballo, inizialmente nella “danzetta”. Nel corso degli anni, all’epoca, veniva rappresentato ogni Natale e ho interpretato diversi ruoli: il tamburino, il soldatino, il topo, praticamente quasi tutti, soprattutto quando sono cresciuto e sono entrato in compagnia. La coreografia di Nureyev, per me, è la più difficile e al tempo stesso la più bella che esista; per questo Lo Schiaccianoci rappresenta l’emblema stesso del balletto classico. L’altro balletto è Romeo e Giulietta di Kenneth MacMillan: con questo titolo sono stato nominato primo ballerino alla Scala ed è quindi il balletto del mio cuore. Inoltre racchiude due ruoli per me fondamentali, Romeo e soprattutto Mercuzio che è stato il mio vero cavallo di battaglia. Il balletto contemporaneo prediletto? Ripensandoci, quello che mi ha segnato in modo particolare è stato Romeo e Giulietta di Sasha Waltz, perché da lì è iniziata una bellissima collaborazione con la sua compagnia, Sasha Waltz & Guests. Sono stato ospite in diversi spettacoli che abbiamo portato in tournée in tutta Europa: è stato un momento molto importante sia per ...

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GD AWARDS 2025 – L’eccellenza tra memoria, identità e futuro

Dal 2010, anno della loro nascita, i GD Awards di giornaledelladanza.com rappresentano una bussola autorevole per orientarsi nel complesso e affascinante panorama della danza internazionale. In quindici edizioni, il premio ha saputo costruire una vera e propria mappa culturale dell’arte coreutica, capace di tenere insieme la grande tradizione accademica e le più innovative espressioni contemporanee. Anche nel 2025, come da consuetudine a fine anno, i lettori del giornale, l’intera redazione, il direttore Sara Zuccari, il vicedirettore Lorena Coppola e il caporedattore e coordinatore del Premio Michele Olivieri, hanno decretato le eccellenze della danza, riconoscendo artisti, istituzioni e personalità che hanno inciso in modo determinante sul presente e sul futuro di quest’arte. Nel segno delle grandi scuole storiche si collocano i premi assegnati alle Stelle Internazionali, categoria che vede protagonisti Maia Makhateli, prima ballerina del Dutch National Ballet, Julian Mackay, primo ballerino del Bavarian State Ballet, Guillaume Diop, danseur étoile del Ballet de l’Opéra de Paris – teatro fondato nel 1661 da Luigi XIV e matrice stessa del balletto accademico –, Chloe Misseldine, prima ballerina dell’American Ballet Theatre, Giorgi Potskhishvili, primo ballerino del Dutch National Ballet, e Matthew Ball, primo ballerino del Royal Ballet, emblema della tradizione britannica sviluppatasi nel Novecento ...

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La prima ballerina e maestra Daniela Maccari “allo specchio”

Balletto classico preferito? Giselle e Don Chisciotte. Balletto contemporaneo preferito? Ifigenia in Tauride di Pina Bausch e Frammenti dal diario di Nijinsky di Lindsay Kemp. Teatro del tuo cuore? Il Teatro Verdi di Pisa, il Teatro Goldoni di Livorno e il Teatro Lope de Vega di Siviglia. Un romanzo da trasformare in balletto? I Promessi Sposi! Ma forse più che a romanzi, penserei a grandi figure della tragedia greca come Medea, Antigone o alla meravigliosa storia di Didone raccontata da Virgilio nell’Eneide. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Le notti di Cabiria di Fellini e Roma città aperta di Rossellini. Mi affascinano grandi ruoli femminili!  Il costume di scena indossato che hai preferito? Il tutù strappato, disegnato da Lindsay Kemp per la Ballerina in Nijinsky. A quale colore associ la danza? Rosso. Che odore ha la danza? Quell’odore di teatro, misto di legno, polvere, pece e linoleum del tappeto danza. La musica più bella mai scritta per il balletto? Forse il Romeo e Giulietta di Prokofiev. Un film di danza indimenticabile? Due vite e una svolta (The turning point) e, anche se vado un po’ fuori tema: Grease! Due miti della danza del passato: uomo e ...

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Giunge alla quinta edizione il Gala Fracci al Teatro alla Scala

Prosegue il tributo del Teatro alla Scala e dei suoi artisti a Carla Fracci, figura cardine della storia della danza e fonte di ispirazione per intere generazioni di giovani non solo nel mondo del balletto. Il direttore Frédéric Olivieri porta avanti la tradizione istituita dal 2022 da Manuel Legris volta a celebrare la danza e il balletto nel nome di questa artista eccezionale. Sulla scia del tutto esaurito delle precedenti edizioni l’appuntamento raddoppia: nell’anno che coincide con i 5 anni dalla scomparsa e con i 90 anni dalla nascita di Carla Fracci saranno due le date in cui viene omaggiato il suo mito attraverso lo smisurato e ricchissimo repertorio dei suoi ruoli d’elezione e dei balletti da lei interpretati, che rivivranno attraverso il Corpo di Ballo, i Solisti, i Primi ballerini, le Étoile e gli ospiti internazionali: il 3 febbraio torna alla Scala Marianela Nuñez, stella del Royal Ballet, e il 31 gennaio Jacopo Tissi, primo ballerino presso il Dutch National Ballet; in debutto sul palcoscenico del Piermarini sempre il 31 gennaio Maia Makhateli, prima ballerina al Dutch National Ballet, e su entrambe le recite Patricio Revé, già primo ballerino del Queensland Ballet e del Balletto Nazionale di Cuba, guest ...

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Il demi-solista Rinaldo Venuti “allo specchio”

Balletto classico preferito? L’histoire de Manon di Kenneth MacMillan. Balletto contemporaneo preferito? The statement di Crystal Pite. Teatro del tuo cuore? L’Opera di Vienna, dove ho visto il mio primo balletto. Un romanzo da trasformare in balletto? Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Call me by your name (Chiamami col tuo nome) di Luca Guadagnino. Il costume di scena indossato che hai preferito? Rubies nel balletto Jewels di George Balanchine. A quale colore associ la danza? Per me la danza è azzurra: come un cielo che alterna sole e pioggia. Che odore ha la danza? Di aria fresca. La musica più bella mai scritta per il balletto? Sicuramente il Grand Pas de Deux dello Schiaccianoci di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Un film di danza indimenticabile? Center Stage (Il ritmo del successo) di Nicholas Hytner. Due miti della danza del passato: uomo e donna? Rudolf Nureyev e Margot Fonteyn. Il tuo passo di danza preferito? Probabilmente un manèje di jetè. Mi esprime libertà. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Nella vita reale nessuno. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte ...

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La metamorfosi di una grandiosa ballerina: Diana Vishneva

Diana Vishneva è una delle ballerine più celebrate del nostro tempo, un’icona del balletto classico e contemporaneo che ha lasciato un’impronta indelebile nei teatri più prestigiosi del mondo. Nata a San Pietroburgo nel 1976, Diana è stata una delle allieve più brillanti dell’Accademia Vaganova, la stessa scuola che ha formato leggende come Anna Pavlova e Rudolf Nureyev. È entrata a far parte del Mariinsky Ballet (Kirov Ballet) nel 1995 e, in breve tempo, ne è diventata prima ballerina. Successivamente ha danzato anche come principal dancer per l’American Ballet Theatre (ABT) di New York. Poliglotta della danza Nonostante le sue radici classiche, Vishneva ha sempre cercato nuove strade espressive. Ha lavorato con coreografi contemporanei come Mats Ek e Ohad Naharin, dimostrando una straordinaria versatilità. “Beauty and Power” Diana è nota non solo per la sua tecnica impeccabile, ma anche per una presenza scenica magnetica. I critici spesso parlano di lei come di una perfetta fusione tra bellezza e forza, controllo e passione. Ha ispirato stilisti e artisti Il suo stile e la sua grazia hanno attratto l’attenzione del mondo della moda. È stata musa per fotografi come Patrick Demarchelier e ha posato per varie campagne di alta moda. Fondatrice e mecenate ...

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Semionova e Andrijashenko nella “Bella” di Nureyev [RECENSIONE]

La riproposizione su Rai5 de La bella addormentata nella versione di Rudolf Nureyev, registrata alla Scala nel 2019, ha offerto l’occasione di rivedere uno dei titoli più monumentali del repertorio classico in un allestimento di grande rigore stilistico e ambizione coreografica. In questo contesto complesso e densissimo, l’interpretazione dei due protagonisti, Polina Semionova e Timofej Andrijashenko, si è imposta come vero fulcro espressivo della serata. Polina Semionova affronta il ruolo di Aurora con un’eleganza che va oltre la pura perfezione tecnica. Il suo è un debutto (o comunque una lettura) che privilegia la musicalità e la qualità del movimento, rendendo credibile l’evoluzione del personaggio dall’adolescenza luminosa del primo atto alla regalità pienamente consapevole dell’atto finale. Nei celebri equilibri dell’Adagio della Rosa, Semionova mostra un controllo assoluto, ma senza ostentazione: ciò che colpisce è la naturalezza con cui la difficoltà tecnica viene assorbita in un fraseggio morbido, continuo, sempre sostenuto da un port de bras raffinato. Nel secondo atto, la sua Aurora “in visione” è eterea, sospesa, quasi irreale, mentre nel terzo atto la ballerina restituisce una principessa matura, serena, capace di dominare la scena con autorità quieta e luminosa. Accanto a lei, Timofej Andrijashenko costruisce un Principe Desiré di spessore. ...

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Due rivoluzioni parallele: Rudolf Nureyev e Paolo Bortoluzzi

Nella storia della danza del Novecento esistono figure che non si limitano a eccellere, ma che spostano l’asse stesso del linguaggio coreutico. Rudolf Nureyev e Paolo Bortoluzzi appartengono a questa rara categoria: artisti diversi per geografia, temperamento e destino, ma sorprendentemente affini nella loro funzione storica. Il parallelismo tra loro non è immediato, e proprio per questo è fecondo: entrambi hanno incarnato una idea nuova del danzatore, capace di farsi autore, interprete totale e simbolo culturale. Prima di Nureyev, il balletto classico occidentale era ancora fortemente gerarchico: la ballerina come fulcro lirico, il danzatore come sostegno. Nureyev spezza questa simmetria con una forza quasi brutale. Il suo corpo non accompagna: domina, racconta, seduce, sfida. Il virtuosismo non è ornamento, ma affermazione di identità. Ogni salto, ogni giro diventa una dichiarazione di libertà. Paolo Bortoluzzi, in un contesto diverso e meno mitizzato, compie un gesto analogo in Italia. Formatosi in una tradizione solida ma ancora legata a modelli ottocenteschi, porta in scena un danzatore che non è più solo esecutore ma interprete pensante, capace di attraversare stili, epoche e linguaggi. Come Nureyev, anche Bortoluzzi ridefinisce il baricentro della scena: il danzatore non è più funzione, ma presenza. Il corpo di Nureyev ...

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