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“Il Grande Gatsby – The Show” al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano

Dal 21 al 25 ottobre 2026 arriva per la prima volta in Italia Il Grande Gatsby – The Show, al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano. L’emozione di potersi esibire su questo celebre palco si amplifica, per molti, nell’emozione di un vero ritorno a casa. Tra i talenti internazionali del cast figurano infatti numerosi artisti italiani e che hanno svolto in Italia gran parte della loro formazione. A firmare lo spettacolo è Enrique Gasa Valga, coreografo e regista alla guida dell’omonima compagnia internazionale, che fonde danza, jazz e musica dal vivo in un racconto fedele alla modernità del romanzo di Fitzgerald. Credo che la storia di Gatsby si colleghi perfettamente ai nostri tempi, afferma Gasa Valga, anch’essi segnati da incertezze e dalla ricerca di un aiuto, sia monetario che affettivo. Sotto la sua direzione il cast intreccia voci internazionali e talenti italiani, cresciuti in alcune delle scuole di danza e musica più prestigiose del Paese. IL CAST Locke Venturato, Jay Gatsby Sotto la guida di Enrique Gasa Valga, questo talento australiano dà corpo e voce al tormentato protagonista del romanzo di Fitzgerald. Interpretare Jay Gatsby è un’emozione unica. Ogni sera porto in scena un personaggio affascinante, tra adrenalina, entusiasmo e ...

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L’addio dei Ballets Russes al palcoscenico (1929)

Il 26 luglio 1929, alla Royal Opera House di Covent Garden a Londra, i Ballets Russes tennero quella che sarebbe passata alla storia come la loro ultima rappresentazione. Nessuno degli artisti presenti poteva immaginare che quella serata avrebbe segnato la fine della compagnia che, per vent’anni, aveva rivoluzionato il balletto e influenzato profondamente tutte le arti del Novecento. Fondati nel 1909 da Sergej Pavlovič Djagilev, i Ballets Russes trasformarono il concetto stesso di spettacolo, dando vita a un’inedita sintesi tra danza, musica, pittura, scenografia e costume. Attorno a Djagilev si riunirono alcuni dei più grandi protagonisti dell’arte moderna: i coreografi Michel Fokine, Vaslav Nijinsky, Léonide Massine, Bronislava Nijinska e George Balanchine; i compositori Igor Stravinskij, Claude Debussy, Maurice Ravel, Sergej Prokof’ev ed Erik Satie; gli artisti Léon Bakst, Alexandre Benois, Pablo Picasso, Henri Matisse, Georges Braque e Joan Miró, autori di scene e costumi destinati a entrare nella storia dell’arte. L’ultima stagione londinese del 1929 fu organizzata personalmente da Djagilev nonostante le crescenti difficoltà economiche e il progressivo peggioramento delle sue condizioni di salute. Fu una stagione di straordinaria vitalità creativa, nella quale debuttarono nuovi balletti come Le Bal, con musica di Vittorio Rieti e coreografia di George Balanchine, e ...

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Rudolf Nureyev, l’uomo che voleva vivere dentro l’arte

Raccontare Rudolf Nureyev attraverso la danza significa raccontare soltanto una parte del suo rapporto con l’arte. La danza, per lui, non era un’isola: era piuttosto il centro di una costellazione vastissima, fatta di musica, pittura, scultura, tessuti, moda, architettura, arredamento, fotografia, teatro e scenografia. Nureyev sembrava avere bisogno di circondarsi di bellezza, ma non di una bellezza ordinata secondo categorie o confini. La cercava ovunque. Era, prima di tutto, un collezionista. E la sua curiosità aveva qualcosa di insaziabile. Durante i viaggi entrava nelle aste, visitava antiquari, cercava nei negozi e nei souk. Comprava dipinti, sculture, incisioni, mobili, strumenti musicali, tessuti, tappeti e oggetti di ogni genere. Non collezionava soltanto per possedere: raccoglieva mondi. Ogni oggetto sembrava poter diventare parte di una geografia personale dell’arte. Nella sua collezione la pittura occupava un posto particolare. Il Centre national du costume de scène, che conserva una parte importante del patrimonio di Nureyev, osserva come i suoi dipinti fossero caratterizzati soprattutto da ritratti maschili e nudi, in larga parte ottocenteschi. È una scelta che sembra quasi dialogare con il suo mestiere, ma senza ridursi a esso. Nureyev conosceva il corpo come strumento della danza: ne conosceva la tensione, l’equilibrio, la forza, la linea. ...

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Recensione del libro “Il volo di Tersicore”

Con Il volo di Tersicore. Una storia per immagini del balletto russo 1636-2009, Concetta Lo Iacono affronta un’impresa tanto ambiziosa quanto necessaria: restituire, attraverso il dialogo serrato fra parola e immagine, la complessa vicenda del balletto russo, dalle sue origini seicentesche fino alla contemporaneità. Pubblicato da Massimiliano Piretti Editore, il volume (640 pagine) si colloca in quella rara zona della saggistica dedicata alla danza nella quale la ricerca storica non si limita alla ricostruzione documentaria, ma diventa anche strumento di interpretazione estetica e culturale. Il primo merito dell’autrice risiede nella scelta di assumere l’immagine non come semplice corredo illustrativo, ma come vera fonte narrativa. È una prospettiva particolarmente felice per raccontare un’arte per sua natura effimera, destinata a consumarsi nell’istante della rappresentazione e dunque affidata, per la propria memoria, a fotografie, bozzetti, manifesti, documenti e testimonianze visive. Nel caso del balletto russo questa esigenza è ancora più evidente: la sua storia coincide infatti con una straordinaria stratificazione di corpi, scuole, compagnie, teatri, scenografie, costumi e personalità artistiche che hanno progressivamente trasformato la danza in un fenomeno culturale di portata internazionale. Lo Iacono segue questo lungo arco cronologico con l’intento di mettere in luce la formazione e l’evoluzione di una tradizione ...

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Il direttore artistico Stéphane Fournial “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? Giselle, senza alcun dubbio. Credo sia uno dei più grandi capolavori mai creati nella storia della danza. È un balletto che riesce a unire tecnica, poesia, teatro e musica in un equilibrio perfetto. Ogni volta che lo guardo o lo rivivo, mi ricorda una lezione fondamentale: la tecnica è indispensabile, ma da sola non basta. Diventa arte soltanto quando smette di mettersi in mostra e si mette completamente al servizio dell’emozione e del racconto. È proprio questo che rende Giselle immortale. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Ho avuto la fortuna di lavorare con un artista che considero un autentico genio: Joseph Lazzini. Opere come Ecce Homo, E = mc², Il Mandarino Meraviglioso e Salomé erano incredibilmente avanti rispetto al loro tempo. Ma ciò che mi ha lasciato non è stato soltanto un patrimonio coreografico. Da lui ho imparato che una coreografia non è fatta soltanto di passi. È fatta di atmosfera, di silenzi, di luci, di spazio, di ritmo teatrale. Mi ha insegnato a vedere il palcoscenico come un luogo dove ogni elemento racconta qualcosa e dove nulla è lasciato al caso. È un insegnamento che mi accompagna ancora oggi. Il ...

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I grandi coreografi nella storia della danza: Pierre Lacotte

Nel vasto panorama della danza del Novecento e del nuovo millennio, Pierre Lacotte occupa un posto singolare e prezioso: quello di un artista che ha saputo trasformare la memoria in creazione, il passato in presenza viva. La sua arte non si è limitata alla coreografia intesa come invenzione di nuovi movimenti, ma si è sviluppata come un raffinato esercizio di ascolto della storia, una ricerca appassionata delle tracce lasciate dai grandi maestri del balletto romantico e classico. Lacotte possedeva una sensibilità rara, capace di cogliere il valore poetico di ciò che sembrava perduto. Nelle sue mani, antichi libretti, incisioni, annotazioni, disegni di costumi e testimonianze frammentarie diventavano materia viva, strumenti attraverso cui restituire al pubblico opere che il tempo aveva cancellato dalle scene. Tuttavia, il suo lavoro non era mai una semplice operazione archeologica. Egli comprendeva che la danza non può essere conservata come un oggetto in un museo: deve respirare, emozionare, parlare agli spettatori del presente. Per questo le sue ricostruzioni erano sempre animate da una profonda intelligenza teatrale, capaci di unire rigore storico e forza espressiva. L’eleganza rappresentava forse il tratto più distintivo della sua poetica. Un’eleganza che non coincideva con il puro virtuosismo tecnico, ma con una ...

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La grande bellezza nella danza classica

La danza classica possiede una qualità rara e preziosa: riesce a parlare direttamente all’anima senza bisogno di parole. È un linguaggio antico eppure sempre vivo, fatto di gesti codificati che, paradossalmente, non imprigionano l’espressione ma la rendono universale. In ogni arabesque, in ogni salto sospeso nel tempo, si cela una tensione verso qualcosa di più alto, quasi un tentativo di sottrarsi alla gravità non solo fisica, ma anche emotiva. Chi osserva un balletto viene trascinato in una dimensione altra, dove il racconto si dipana attraverso la musica e il corpo, e dove ogni movimento diventa significato. La precisione tecnica, frutto di anni di disciplina rigorosa, si dissolve agli occhi dello spettatore, lasciando spazio a una leggerezza che appare naturale, inevitabile. È proprio in questo contrasto — tra sforzo e grazia, tra controllo e abbandono — che nasce l’emozione più autentica. La danza classica non si limita a rappresentare storie: le trasfigura. L’amore, il dolore, la perdita, la speranza diventano materia visibile, prendono forma nei corpi dei danzatori e si riflettono negli occhi di chi guarda. Un semplice gesto della mano può evocare nostalgia, un’inclinazione del capo può suggerire malinconia, un giro perfetto può trasmettere gioia pura. È un’arte che richiede ...

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Omaggio a Michel Fokine al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo

Il 29 marzo 2026 il Mariinsky Theatre di San Pietroburgo offrirà al suo pubblico un’esperienza rara e preziosa: un recital dedicato ai balletti di Michel Fokine. Si tratta di una serata che non si limita alla semplice esecuzione di coreografie, ma che intende restituire la visione e l’anima di uno dei coreografi più rivoluzionari del XX secolo, il cui lavoro ha profondamente trasformato il linguaggio del balletto classico. La scelta di ospitare un programma così composito in forma di recital è significativa: permette di attraversare diverse sfumature della sua arte, dai pezzi più lirici e poetici a quelli di marcata teatralità, ripercorrendo l’evoluzione di un pensiero coreografico che ha cercato di liberare il corpo dai vincoli della pura tecnica accademica per restituirgli una voce espressiva completa. Michel Fokine, nato a San Pietroburgo nel 1880, si formò all’interno dell’Accademia Imperiale di Danza, dove il rigore tecnico era assoluto e le regole coreografiche codificate. Tuttavia, già in giovane età, il suo spirito critico lo portò a interrogarsi sulla rigidità di quel sistema, convinto che il balletto potesse essere molto più di una sequenza di movimenti eleganti. La sua visione prevedeva un’armonia totale tra danza, musica, scenografia e costumi, concependo ogni spettacolo come ...

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Sergej Diaghilev: il potere di vedere prima degli altri

Sergej Diaghilev non fu semplicemente un impresario: fu un catalizzatore, una mente che trasformò l’arte in un organismo vivo capace di attraversare confini, discipline e sensibilità. La sua figura si muove tra contraddizioni affascinanti: aristocratico senza fortuna, visionario senza tecnica specifica, organizzatore senza compromessi. Eppure proprio da queste tensioni nacque una delle rivoluzioni culturali più decisive del primo Novecento. Nato nella Russia imperiale, Diaghilev crebbe in un ambiente in cui la cultura era segno di distinzione sociale ma anche spazio di sperimentazione. Sin da giovane mostrò una predisposizione non tanto per la creazione artistica diretta, quanto per il riconoscimento del talento altrui. Questa capacità, apparentemente secondaria, si rivelò invece il fulcro della sua grandezza: vedere prima degli altri, comprendere ciò che ancora non era stato pienamente espresso, e metterlo nelle condizioni di esistere. Il suo primo campo d’azione fu quello delle arti visive e della critica. Ma ben presto intuì che il vero salto non stava nel perfezionare un linguaggio, bensì nel metterli tutti in relazione. Fu qui che nacque la sua idea più radicale: l’arte totale non come semplice somma di elementi, ma come collisione fertile tra forme diverse. La danza, la musica, la pittura, la scenografia e il ...

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Tutto esaurito per Lo Schiaccianoci dell’Accademia Teatro alla Scala

Tutte esaurite al Teatro Strehler di Milano le 14 recite de Lo Schiaccianoci, affidato fino al 21 dicembre all’interpretazione di allieve e allievi della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala, con la coreografia del Direttore, Frédéric Olivieri. L’appuntamento che da sempre è sinonimo di festa si rinnova ormai da quindici anni nel raffinato allestimento scaligero firmato da Roberta Guidi di Bagno. I numeri di questa edizione confermano il successo di una collaborazione sempre più stretta e proficua fra l’Accademia e il Piccolo: 145 talenti in scena fra i 12 e i 18 anni, uno staff tecnico dietro le quinte di oltre 60 persone (attrezzisti, elettricisti, macchinisti, maestri alla fonica, ai movimenti di scena, responsabili di produzione), fra cui diplomati e allievi del Dipartimento palcoscenico dell’Accademia dell’area sartoria, trucco e acconciatura, allestimento scenico e multimedia, uno staff creativo che annovera professionisti di prim’ordine per coreografia, scenografia, costumi e luci. In una produzione in due atti e cinque scene, sfilano 133 costumi e oltre 100 le acconciature con maschere e cappelli per 15 cambi veloci nel retropalco. Numeri che traducono l’incanto di una coreografia che Frédéric Olivieri ha confezionato su misura per le étoile di domani. Sulle indimenticabili musiche di Pëtr ...

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