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Massimiliano Greco celebra Minkus con “La Bayadère Reimagined”

In occasione del bicentenario della nascita di Ludwig Minkus (1826–1917), il pianista e compositore Massimiliano Greco presenta La Bayadère Reimagined – Studies, Reflections and Transformations on Themes by Ludwig Minkus, un nuovo album appena pubblicato su Bandcamp. L’album nasce da un’esperienza creativa direttamente legata al mondo della danza. In occasione della preparazione di Ma Bayadère, la rilettura coreografica di La Bayadère creata da Jean-Christophe Maillot, Direttore-Coreografo de Les Ballets de Monte-Carlo, Greco fu invitato dallo stesso Maillot ad esplorare nuove possibilità ritmiche e stilistiche partendo da alcuni materiali musicali del celebre balletto di Minkus. Da quella richiesta prese forma un lavoro più ampio: non una semplice trascrizione della partitura originale, ma una serie di studi, riflessioni e trasformazioni attraverso le quali il materiale musicale di Minkus viene osservato da prospettive differenti e condotto verso ritmi, atmosfere e linguaggi contemporanei. Le 15 tracce di La Bayadère Reimagined attraversano così territori musicali diversi, mantenendo come punto di partenza l’universo di La Bayadère: alcune elaborazioni conservano un rapporto più evidente con il carattere del materiale originale, mentre altre si spingono verso trasformazioni più radicali, includendo anche suggestioni provenienti dal jazz waltz, dal tango e dai ritmi latini. Il progetto nasce da una domanda ...

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Recensione del libro “Easy to Remember…” di Natalia Strozzi

Ci sono artisti che affidano la propria memoria alle cronache, alle recensioni, agli archivi dei teatri. E ce ne sono altri che, a un certo punto del proprio percorso, sentono la necessità di fermarsi e di raccontare in prima persona ciò che è stato. È da questa esigenza che nasce Easy to Remember… Album of Memories of an Artist, il libro di Natalia Strozzi, oggi riproposto in lingua inglese da Edizioni Polistampa dopo la sua precedente pubblicazione italiana Facile da ricordare del 2006 e le due versioni russe del 2004 e del 2016. Il titolo è già una dichiarazione d’intenti. Easy to Remember allude alla facilità apparente del ricordare, ma anche alla fragilità della memoria, alla sua capacità di selezionare, sovrapporre, trasformare. Un album di ricordi non è infatti mai un semplice catalogo del passato: è una rilettura del tempo attraverso ciò che è rimasto impresso nella coscienza. E nel caso di un’artista, il corpo stesso diventa parte di questo archivio. Natalia Strozzi costruisce il proprio racconto proprio a partire da questa consapevolezza. La sua è una memoria che non si limita a ripercorrere una carriera, ma cerca di restituire il senso umano e artistico di un’esistenza trascorsa in gran parte all’interno ...

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Recensione del libro “La forma della percezione”

Ci sono libri sulla danza che raccontano una traiettoria artistica e libri che, più radicalmente, provano a interrogare il modo in cui quella traiettoria modifica il nostro sguardo. La forma della percezione. Daniele Albanese, coreografo del presente, scritto da Daniele Albanese, Iolanda Del Pozzo e Alessandro Pontremoli e pubblicato da Cue Press (176 pagine), appartiene alla seconda categoria: non è soltanto un volume dedicato a un autore della scena contemporanea, ma un dispositivo critico attraverso il quale osservare la danza mentre accade, nella sua dimensione più instabile, concreta e percettiva. Il titolo costituisce già una dichiarazione di poetica. La percezione, infatti, non è qui un semplice effetto dello spettacolo: è la materia stessa della coreografia. Nella ricerca di Albanese il corpo non sembra chiedere allo spettatore di essere interpretato quanto, prima ancora, di essere percepito. La danza si colloca in quello spazio sottile nel quale il movimento precede il significato e la presenza fisica diventa una forma di pensiero. È forse questo il tratto più riconoscibile e insieme più sfuggente del lavoro di Albanese: la capacità di sottrarre il corpo all’evidenza immediata senza mai privarlo della sua fisicità. Il gesto è preciso, ma non illustrativo; il movimento è costruito, ma ...

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I grandi coreografi nella storia della danza: Vladimir Bourmeister

Nella danza di Vladimir Bourmeister si avverte una chiarezza narrativa che non rinuncia mai alla raffinatezza della forma, come se il racconto e la struttura fossero due dimensioni inseparabili, destinate a sostenersi a vicenda. Il suo linguaggio non cerca di sorprendere con l’inedito, ma di approfondire ciò che già esiste, restituendolo con una precisione che illumina ogni dettaglio. Il movimento si dispiega con una naturalezza che sembra inevitabile. Nulla appare forzato, nulla eccede: ogni gesto trova il proprio posto all’interno di un disegno più ampio, in cui la coerenza interna è la vera misura della bellezza. La tradizione classica è presente, riconoscibile, ma attraversata da una sensibilità che la rende più fluida, più vicina al respiro del teatro. C’è, nella sua scrittura, un’attenzione particolare al fluire del racconto, non come semplice successione di eventi, ma come costruzione di atmosfere. Le scene si susseguono con una continuità che evita la frammentazione, permettendo allo spettatore di entrare progressivamente in un mondo che si definisce attraverso il movimento. Anche nei momenti più strutturati, si percepisce sempre una tensione verso la chiarezza, come se ogni elemento fosse chiamato a contribuire a una visione unitaria. I corpi si muovono con una compostezza che non è ...

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Il linguaggio e lo stile della tecnica Cunningham

Il linguaggio della tecnica Cunningham si distingue per una concezione del movimento basata sull’autonomia del corpo rispetto alla narrazione e all’espressione emotiva. In questa visione la danza non ha il compito di raccontare una storia o rappresentare uno stato d’animo specifico, ma diventa un’esplorazione delle infinite possibilità del movimento nello spazio e nel tempo. Ogni gesto possiede un valore in sé, indipendentemente da un significato simbolico, e nasce dall’interazione tra precisione tecnica, coordinazione e consapevolezza del corpo. Lo stile della tecnica Cunningham è caratterizzato da grande chiarezza formale, controllo e complessità. Il busto mantiene generalmente una posizione eretta e stabile, mentre braccia e gambe si muovono con estrema indipendenza, dando vita a sequenze articolate che richiedono equilibrio, rapidità e precisione. Cambi improvvisi di direzione, variazioni ritmiche, salti, rotazioni e spostamenti nello spazio si alternano con continuità, creando un movimento dinamico e imprevedibile. La tecnica valorizza la neutralità espressiva del danzatore, privilegiando la qualità dell’esecuzione piuttosto che l’interpretazione drammatica. Un elemento fondamentale del linguaggio Cunningham è il rapporto con lo spazio. Ogni punto della scena può diventare il centro dell’azione, senza una gerarchia prestabilita tra primo piano e sfondo. I danzatori si muovono in tutte le direzioni, costruendo percorsi complessi che ...

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Il primo passo conta: guida alla scelta della scuola di danza

Scegliere la giusta scuola di danza per i propri figli è una decisione importante che può influenzare non solo lo sviluppo fisico, ma anche quello emotivo e sociale del bambino. La danza, infatti, non è soltanto un’attività sportiva: è un linguaggio espressivo che aiuta a costruire disciplina, autostima e creatività. Il primo aspetto da considerare è l’ambiente della scuola. Una buona scuola di danza deve essere accogliente, sicura e stimolante. È fondamentale che i bambini si sentano a proprio agio fin dal primo momento, perché solo in un contesto sereno potranno esprimersi liberamente. Osservare una lezione di prova può essere molto utile per capire il clima che si respira: insegnanti attenti, sorridenti e capaci di coinvolgere fanno spesso la differenza. Altro elemento centrale è la qualità degli insegnanti. Non basta essere bravi ballerini per essere buoni insegnanti, soprattutto quando si lavora con i più piccoli. È importante che il personale abbia competenze pedagogiche, sappia motivare senza forzare e rispetti i tempi di apprendimento di ogni bambino. Un bravo insegnante è colui che sa valorizzare i progressi, anche piccoli, senza creare pressioni inutili. La proposta didattica merita altrettanta attenzione. Alcune scuole puntano su un approccio più ludico, ideale per i bambini ...

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Divi senza voce: il trionfo dei pantomimi nell’antica Roma

Nel mondo antico, ben prima che il balletto classico codificasse i suoi passi e le sue gerarchie, esisteva una figura artistica capace di affascinare folle immense e di sedurre le élite più raffinate: il danzatore pantomimo. Non si trattava semplicemente di un interprete del movimento, ma di un vero e proprio narratore del corpo, un artista totale che, attraverso gesti, espressioni e posture, riusciva a dar vita a storie complesse senza pronunciare una sola parola. In un’epoca in cui il teatro e la danza si intrecciavano profondamente con la vita sociale e politica, il pantomimo occupava un ruolo sorprendentemente centrale, tanto da essere accolto nelle corti imperiali e venerato dal pubblico con un’intensità che oggi riserviamo alle più grandi star della danza. La pantomima, sviluppatasi soprattutto nell’antica Roma a partire dall’età augustea, era una forma spettacolare raffinata e altamente codificata. Il danzatore si esibiva spesso da solo, accompagnato da musicisti e da un coro che narrava la vicenda, mentre lui, con il volto coperto da una maschera e il corpo allenato all’estremo, interpretava tutti i personaggi della storia. Era un’arte di trasformazione continua: in pochi istanti, il performer poteva diventare eroe, amante, divinità o vittima, grazie a una tecnica gestuale ...

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Il movimento eterno: la danza tra classicismo e modernità

Nel lungo percorso della storia dell’arte, poche sfide sono state tanto affascinanti quanto quella di tradurre la danza – fatta di tempo, ritmo e movimento – in una forma solida e immobile come la scultura. Eppure, proprio in questa apparente contraddizione, alcuni tra i più grandi artisti hanno trovato terreno fertile per creare opere capaci di suggerire vita, leggerezza e tensione dinamica anche nella pietra o nel bronzo. Tra i primi a interpretare con straordinaria sensibilità il tema della danza vi fu Antonio Canova, maestro del Neoclassicismo. Nelle sue figure danzanti, la grazia non è mai eccessiva né teatrale: è controllata, ideale, quasi sospesa fuori dal tempo. Le sue ballerine non sembrano impegnate in un movimento reale, ma piuttosto incarnano l’idea stessa della danza, come se appartenessero a un mondo perfetto e immutabile. Il corpo segue linee armoniose, le pose sono studiate per suggerire un equilibrio impeccabile, e ogni dettaglio contribuisce a creare una sensazione di calma eleganza. Con l’Ottocento e la diffusione del balletto romantico, cambia anche il modo di guardare alla danza. Non è più soltanto armonia, ma anche illusione, leggerezza estrema, quasi evanescenza. In questo contesto emerge la figura di Edgar Degas, che rivoluziona completamente l’approccio artistico ...

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Roberto Fascilla, un ricordo nell’anniversario di nascita

Nel giorno dell’anniversario della nascita di Roberto Fascilla, la danza sembra rallentare il suo respiro. C’è un momento, ogni anno, in cui il tempo si fa più sottile, quasi trasparente, e lascia intravedere l’eco di chi ha attraversato il palcoscenico con grazia, rigore e mistero. È un momento che non appartiene al calendario, ma alla memoria collettiva: quella memoria che non smette di ricordare i passi di chi ha trasformato il movimento in linguaggio, e il linguaggio in destino. Roberto Fascilla nasce di nuovo ogni volta che lo si nomina. E non perché il ricordo pretenda celebrazioni solenni, ma perché la sua Storia contiene qualcosa che non smette di fiorire: una disciplina gentile, un’inquietudine creativa, una dedizione che non si esaurisce nemmeno quando si spengono le luci del teatro. In questo giorno particolare, sembra quasi di vederlo ancora bambino, quando iniziò a danzare per rafforzare un corpo troppo fragile. Eppure, già allora, la fragilità non era un limite: era una promessa. Un richiamo silenzioso a cercare, nel gesto, una forma di equilibrio che il mondo non sempre sa offrire. La danza, per lui, non fu mai solo mestiere: fu un luogo in cui imparare a stare al mondo, un rifugio ...

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Danza Classica: un atto di bellezza e cura verso sé stessi

C’è una bellezza silenziosa nella danza classica, che non vive solo sul palcoscenico ma si costruisce, giorno dopo giorno, in sala. Non è fatta di applausi né di riflettori, ma di attenzione, disciplina e amore per ogni dettaglio. È una forma d’arte, sì, ma anche un modo profondo e personale di prendersi cura di sé. Quando si entra in sala danza, si lascia fuori il rumore del mondo. Il tempo si dilata, il respiro si fa più lento, il corpo diventa presenza. Ogni movimento – anche il più semplice – è un atto di consapevolezza: una scelta di esserci, di ascoltarsi, di ricercare armonia tra mente e corpo. A differenza di ciò che molti pensano, la danza classica non è solo rigore. È anche gentilezza: verso i propri limiti, verso il corpo che cambia, verso gli errori che insegnano. Si impara a migliorare senza giudicarsi, a cadere senza punirsi, a riprovare con pazienza. Ogni lezione diventa così una forma di dialogo interiore, in cui la disciplina non è una costrizione, ma una cura quotidiana. In un’epoca in cui il corpo è spesso oggetto di confronto o controllo, la danza classica ci invita a riconoscerlo come casa. Un luogo da ascoltare, ...

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