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Interpretare un mondo (come danzatrice e non solo): intervista a Sara Orselli

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Nel suo incontro con i giornalisti, pubblicato martedì su queste pagine, Carolyn Carlson fa il nome di una sua collaboratrice, apparso più volte su queste pagine perché assistente coreografa e interprete della compagnia, ma anche protagonista dell’assolo Mandala ideato finalmente per lei: Sara Orselli.

Perugina, fresca di compleanno festeggiato con l’esibizione al Teatro Remondini di Bassano del Grappa per Operaestate, è nella compagnia di Carolyn Carlson da circa quindici anni, e segue la coreografa anche nella costruzione dei suoi lavori; ma è anche un’interprete di rara energia, dove virtuosismi ed emozione si bilanciano in una padronanza del movimento ideale per le coreografie della Carlson, qualità sottolineate proprio nell’assolo Mandala.  

Questo, saltellando per riscaldarsi in attesa delle prove generali (e anche perché è così energica ed entusiasta che le è impossibile stare ferma, e a lungo andare viene voglia di danzare con lei, tanto che è anche per questo che nell’intervista è impossibile usare il “lei”…), è quello che ci ha raccontato di sé e della sua esperienza di danzatrice, strettamente legata al percorso di Carolyn Carlson degli ultimi 15 anni…

Come sei entrata in compagnia?

Ho incontrato Carolyn a Parigi nel 1998, circa, per un workshop che non ha mai avuto luogo perché eravamo entrambe influenzate (Sincronicità, ci viene da pensare…). Poco dopo Carolyn ha aperto Isola Danza a Venezia per la Biennale, e io, grazie anche alle mie insegnanti di Perugia che hanno inviato la mia candidatura, sono entrata in accademia, e poi sono stata scelta per la compagnia. Da lì è iniziato il mio percorso.

Come è cambiato il tuo stile, il tuo approccio alla danza dopo l’incontro con Carolyn?

Il mio percorso è anomalo, forse. Ho fatto per tanti anni nuoto, e ho iniziato “tardi” a danzare: a vent’anni o poco meno, alla scuola Dance Gallery di Perugia dove le mie insegnanti, Valentina Romito e Rita Petrone, vengono anch’esse dalla scuola di Nikolais in quanto a stile. Perciò ero già abbastanza vicina a Carolyn. In seguito, c’è stato il passaggio da una fase di apprendimento di una coreografia a una fase da vera interprete, in modo da cercare di dire le cose della coreografia come le direi io, portando il mio contributo di interprete.

Come interprete, come lavori sulle coreografie?

Dopo 15 anni di esperienza, posso dirvi che Carolyn di suo lavora tanto sulla personalità del ballerino: si parte da un’idea precisa e si lavora poi molto di improvvisazione. Quindi parti da un materiale, da un vocabolario tuo di movimenti e cerchi di andare incontro al suo universo. Questo è quello che cerco di fare da interprete: captare veramente quello che cerca di dire.

E come assistente?

Il lavoro è un po’ simile, soprattutto quando la affianco nel lavoro con compagnie diverse, che non conoscono il suo metodo di lavoro fino in fondo: faccio da collegamento tra i due mondi. Perché spesso siamo portati a fare solo quello che sappiamo già fare, e quando incontriamo qualcosa di nuovo è difficile essere subito aperti a una nuova proposta. E quello che Carolyn invece cerca è proprio la tua proposta, il tuo modo di fare che va incontro alla sua idea! Quindi aiuto i danzatori ad avere un occhio esterno che li guidi nel loro percorso verso Carolyn.

Parlaci dell’assolo Mandala.

È stato creato nel 2010, dopo 10 anni di collaborazione. Abbiamo deciso di fare un assolo per me, anche se Carolyn mi prendeva in giro dicendomi che già avevo una marea di assoli essendo in compagnia da un pezzo! Ma questo è creato proprio per me. Abbiamo lavorato sull’idea del Mandala, partendo anche dal libro di Richard Moss “Il mandala dell’essere”; e anche la coreografia ha gesti che portano come a liberarsi di tutte le sovrastrutture, di tutte le cose futili, per arrivare alla presenza, non in quanto ego ma in quanto semplicità nell’essere. C’è poi anche il progetto luci che gettano disegni a terra per rendere l’idea dei cerchi nel grano, altra idea di partenza; e io stessa danzo in un cono di luce. Ma non solo, c’è il discorso del percorso di una vita, di questo preciso percorso che alla fine fa ritornare ciascuno al proprio centro, all’essere. Mi piace la fine del pezzo…che ci sia il gesto di aprire le mani, perché è come dire che alla fine del percorso siamo tutti uguali, aperti, e non andiamo via con qualcosa per le mani.

Progetti futuri?

Progetti di assistenza e repertorio soprattutto: come interprete certo; ma vado anche nelle compagnie per fare assistenza nel passaggio delle creazioni di Carolyn ad altri. Ad esempio sarò ad Helsinki per “dare” alla compagnia dell’Opera If to leave is to remember creato nel 2006 per il Ballettheater de Munich, ma sto anche seguendo miei progetti che coinvolgano colleghe di Perugia.

Cos’è la danza per te?

Per me…la mia forma di comunicazione con il resto del mondo!

E, aggiungiamo noi, quale migliore comunicazione di una poesia danzata?

Greta Pieropan

Foto: compagnia

www.giornaledelladanza.com

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