
Galina Pavlovna Ulanova (1910-1998) occupa un posto di rilievo nella storia del balletto mondiale, incarnando una fusione rara di virtuosismo tecnico, profondità emotiva e raffinata musicalità.
Nata a Pietrogrado, oggi San Pietroburgo, Ulanova fu figlia d’arte: il padre era cantante d’opera e la madre ballerina.
Questa precoce immersione in un ambiente artistico fece sì che la sua vocazione fosse nutrita fin dall’infanzia da un contesto familiare in cui disciplina e sensibilità estetica coesistevano in armonia.
Ulanova studiò alla celebre Accademia Vaganova, allora nota come Scuola Imperiale di Balletto, sotto la guida di Agrippina Vaganova, figura che rivoluzionò la pedagogia classica russa.
La sua formazione fu caratterizzata da un rigoroso allenamento tecnico, ma ciò che la distingueva era la capacità di trasformare ogni gesto in espressione emotiva.
Al suo debutto sul palco del Kirov (oggi Teatro Mariinskij) a soli diciotto anni, Ulanova mostrò immediatamente quella fusione di precisione e lirismo che sarebbe divenuta il tratto distintivo della sua arte.
L’arte di Ulanova si distingueva per un equilibrio straordinario tra tecnica e interpretazione.
A differenza di molti ballerini del suo tempo, la sua virtuosità non era fine a se stessa: ogni salto, ogni arabesque, ogni port de bras sembrava veicolare una narrativa interiore, un pathos sottile ma incisivo.
Critici e studiosi hanno spesso sottolineato la sua capacità di parlare con il corpo, trasformando il balletto in un medium emotivo capace di comunicare a un pubblico universale.
In termini stilistici, Ulanova incarnava la continuità della tradizione classica russa, pur imprimendole un timbro personale: le linee erano armoniose, mai forzate; la dinamica tra leggerezza e gravità era calibrata con naturalezza, rendendo ogni interpretazione un perfetto equilibrio tra realtà scenica e illusione poetica.
Durante la sua carriera al Teatro Bolshoj, Ulanova divenne simbolo culturale dell’Unione Sovietica.
Il suo ruolo di ambasciatrice del balletto russo nel mondo non era solo artistico ma anche politico: ogni tournée internazionale rappresentava un’occasione di soft power, attraverso cui la cultura sovietica mostrava la propria raffinatezza e profondità.
Tuttavia, Ulanova non cedette mai al mero strumentalismo: il suo impegno era autenticamente artistico, e il suo virtuosismo al servizio della bellezza piuttosto che della propaganda.
Galina Ulanova ha lasciato un’impronta indelebile nella storia del balletto, non solo per le interpretazioni leggendarie di Odette/Odile in Il Lago dei Cigni, Giselle in Giselle, e Juliet in Romeo e Giulietta, ma anche come figura pedagogica e ispirazione per generazioni successive di danzatori.
Il suo approccio, centrato sull’integrazione tra tecnica impeccabile e autenticità espressiva, continua a essere studiato nelle accademie di danza di tutto il mondo.
In sintesi, Galina Ulanova rappresenta un archetipo del ballerino totale: un artista in cui la perfezione formale non sacrifica mai l’anima dell’interpretazione.
La sua vita e il suo lavoro testimoniano che il balletto non è solo un esercizio estetico, ma una forma di comunicazione universale, capace di trascendere tempi e confini geografici.
Michele Olivieri
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