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La danzatrice del San Carlo, Vittoria Bruno “allo specchio”

Il balletto classico preferito?
Il lago dei cigni.

Il balletto contemporaneo prediletto?
Sagra della primavera di Pina Bausch.

Il Teatro del cuore?
Il Teatro alla Scala e la mia casa di oggi, il Teatro San Carlo.

Un romanzo da trasformare in balletto?
Cime tempestose di Emily Brontë.

Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto?
La favorita (The Favourite) di Yorgos Lanthimos.

Il costume di scena indossato che hai preferito?
Direi in assoluto quello di Kitri in Don Quixote.

Quale colore associ alla danza?
Il bianco, un colore puro ed etereo.

Che profumo ha la danza?
Il profumo del palcoscenico… di libertà, avvolgente ed intenso.

La musica più bella scritta per balletto?
Il IV atto del Lago dei cigni di Tchaikovsky, carica di tensione emotiva e senso del destino, è incredibile.

Il film di danza irrinunciabile?
Il film della mia infanzia: Il ritmo del successo (Center Stage) di Nicholas Hytner.

Due miti della danza del passato, uomo e donna?
Rudolf Nureyev e Sylvie Guillem.

Il tuo “passo di danza” preferito?
Gran jeté.

Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico?
Nessuno in particolare. I personaggi del grande repertorio portano quasi sempre con sé una dimensione tragica, ed è proprio questo che rende il nostro lavoro così affascinante: possiamo incarnare emozioni estreme, raccontarle con il corpo e poi lasciarle andare.

Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica?
George Balanchine e William Forsythe.

Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti?
Le direi grazie, anche quando è stato difficile.

Tre parole per descrivere la disciplina della danza?
Rigore, pazienza e dedizione.

Come ti vedi oggi allo specchio?
Vedo ancora quella bimba che continua a ripetere “si può fare sempre meglio”.

Michele Olivieri

Foto di Amedeo Volpe

www.giornaledelladanza.com

© Riproduzione riservata

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