
1. Trasformò lo Stuttgart Ballet in una compagnia di fama mondiale
Quando nel 1961 John Cranko divenne direttore dello Stuttgart Ballet, la compagnia non era ancora particolarmente conosciuta a livello internazionale. Cranko riuscì però, in pochissimo tempo, a trasformarla in uno dei più importanti centri della danza europea. Attorno a lui si riunirono giovani danzatori di grande talento, ai quali offrì la possibilità di sviluppare non solo una tecnica impeccabile, ma anche una forte personalità artistica. Il periodo della sua direzione è passato alla storia con l’espressione “miracolo di Stoccarda”: la compagnia iniziò infatti a conquistare rapidamente fama internazionale e a esibirsi sui palcoscenici più prestigiosi. Cranko creò un ambiente estremamente stimolante, nel quale coreografi, danzatori, scenografi, costumisti e musicisti potevano collaborare alla costruzione di spettacoli innovativi. La sua grande intuizione fu quella di non considerare il balletto soltanto come una successione di passi tecnicamente difficili, ma come una forma di teatro capace di raccontare storie, emozioni e conflitti. Lo Stuttgart Ballet divenne così il luogo ideale per sviluppare la sua idea di balletto narrativo moderno, destinata a influenzare profondamente la danza internazionale.
2. Fu un maestro del balletto narrativo moderno
John Cranko possedeva uno straordinario talento nel raccontare storie attraverso il movimento. Nei suoi balletti la tecnica classica non era mai fine a se stessa: ogni gesto, ogni passo e ogni variazione dovevano contribuire alla costruzione del personaggio e allo sviluppo della vicenda. Tra le sue creazioni più celebri troviamo Romeo e Giulietta (1962), Onegin (1965) e La bisbetica domata (1969). Questi lavori sono ancora oggi presenti nel repertorio di importanti compagnie internazionali proprio perché riescono a unire la tradizione del grande balletto classico a una sensibilità profondamente teatrale. Una delle caratteristiche più originali di Cranko era la sua attenzione alla psicologia dei protagonisti. I personaggi non erano semplicemente figure che eseguivano coreografie: dovevano vivere la storia attraverso il corpo. Uno sguardo, una pausa, un avvicinamento o un gesto potevano avere un preciso significato drammatico. Per questo i suoi balletti vengono spesso considerati vere e proprie opere teatrali senza parole. Il pubblico riesce a comprendere ciò che i personaggi provano anche senza dialoghi, perché le emozioni vengono comunicate attraverso il movimento, la musica e l’interpretazione dei danzatori.
3. Collaborò con grandi compositori… del passato
Un’altra curiosità riguarda il suo rapporto con la musica. Cranko non lavorava necessariamente con compositori contemporanei incaricati di scrivere una partitura completamente nuova per ogni balletto. Preferiva spesso partire da musiche già esistenti, alcune delle quali non erano state originariamente pensate per la danza. Un esempio particolarmente importante è Onegin. Per la sua celebre coreografia Cranko utilizzò musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij, selezionate e riorganizzate da Kurt-Heinz Stolze. Le composizioni di Čajkovskij vennero così adattate alle esigenze narrative del balletto, creando una struttura musicale capace di accompagnare le diverse fasi della storia. Questa scelta dimostra quanto Cranko considerasse fondamentale il rapporto tra musica e drammaturgia. La musica non doveva semplicemente accompagnare i passi, ma contribuire a definire l’atmosfera, i sentimenti e l’evoluzione dei personaggi. In questo modo Cranko riusciva anche a dare nuova vita a musiche del passato, reinterpretandole attraverso una sensibilità coreografica moderna. La sua capacità di mettere in dialogo repertorio musicale e linguaggio della danza fu uno degli elementi che resero così originali le sue produzioni.
4. Fu il mentore di grandi stelle della danza e fondò una scuola per il futuro
Cranko ebbe un ruolo fondamentale nella formazione di alcuni dei più importanti danzatori della sua generazione. Tra gli artisti legati allo Stuttgart Ballet spiccano Marcia Haydée, Richard Cragun ed Egon Madsen, interpreti che contribuirono in modo decisivo a diffondere lo stile espressivo e teatrale del coreografo. Cranko aveva un modo particolare di lavorare con i suoi danzatori: non si limitava a insegnare loro i passi, ma cercava di comprendere le loro caratteristiche personali e di sfruttarle nel processo creativo. Spesso costruiva i personaggi pensando proprio agli interpreti che li avrebbero danzati. La sua attenzione alla formazione lo portò inoltre, nel 1971, alla fondazione della John Cranko Schule a Stoccarda. L’obiettivo era formare giovani ballerini secondo una concezione della danza basata sulla solidità della tecnica classica, ma anche sulla musicalità, sull’espressività e sulla capacità di interpretare un personaggio. La scuola rappresentava quindi una sorta di investimento nel futuro della compagnia e della danza. Cranko aveva compreso che il successo di uno Stuttgart Ballet internazionale non poteva dipendere soltanto dai grandi interpreti del presente: era necessario creare le condizioni per formare continuamente nuovi talenti. Ancora oggi la scuola porta avanti questa eredità ed è considerata una delle istituzioni più prestigiose per la formazione di giovani danzatori.
5. Onegin fu costruito pensando a Marcia Haydée: un rapporto tra coreografo e interprete unico
Una delle curiosità più affascinanti riguarda il rapporto tra Cranko e Marcia Haydée durante la creazione di Onegin nel 1965. Il ruolo di Tat’jana era strettamente legato alle straordinarie qualità interpretative della ballerina, che rappresentava una delle muse artistiche predilette del coreografo. Cranko non concepiva i suoi personaggi in modo astratto: spesso li modellava sulle caratteristiche degli interpreti. Durante le prove lavorava quindi con Haydée non soltanto sui passi, ma anche sulle emozioni e sulla psicologia di Tat’jana. Voleva che la ballerina comprendesse profondamente la trasformazione della protagonista: dalla giovane ragazza ingenua e innamorata fino alla donna adulta, consapevole e capace di controllare i propri sentimenti. Particolarmente importante era la scena finale, quando Tat’jana respinge Onegin nonostante provi ancora qualcosa per lui. Cranko voleva evitare un’interpretazione eccessivamente melodrammatica: il dolore doveva essere intenso ma trattenuto, perché la vera forza del personaggio risiedeva nella dignità con cui sceglieva di rinunciare all’amore. Haydée riuscì a rendere questa contraddizione — amare ancora Onegin, ma scegliere comunque di lasciarlo — con una straordinaria intensità scenica. È proprio questa profondità psicologica a rendere il finale di Onegin uno dei momenti più celebri del repertorio di Cranko. Il loro sodalizio artistico fu così importante che, dopo la morte improvvisa di Cranko nel 1973, fu proprio Marcia Haydée a contribuire in maniera decisiva alla conservazione della sua eredità artistica, assumendo successivamente la direzione dello Stuttgart Ballet. In questo modo il rapporto tra i due non si concluse con la scomparsa del coreografo, ma continuò attraverso la trasmissione delle sue opere e della sua visione della danza alle generazioni successive.
Di seguito alcune citazioni di Cranko:
- «La danza è la poesia del movimento.»
- «Un balletto deve avere qualcosa da dire.»
- «La cosa più importante per un artista è essere sé stesso.»
- «Il pubblico deve poter sentire ciò che i danzatori sentono.»
- «La tecnica è soltanto il mezzo; l’espressione è il fine.»
Michele Olivieri
Foto di Hannes Kilian
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