
Nel cuore di Vienna, tempio della grande tradizione musicale europea, la Wiener Staatsoper apre le sue porte a una serata che guarda decisamente al futuro: Visionary Dances.
Non un semplice trittico coreografico, ma un manifesto estetico che mette in dialogo tre firme fondamentali della danza contemporanea internazionale, intrecciando energia urbana, spiritualità astratta e virtuosismo atletico.
In programma tre lavori iconici – diversi per linguaggio, atmosfera e radici culturali – accomunati da una stessa tensione: superare i confini del balletto classico senza rinnegarne la tecnica.
Ad aprire la serata è Heatscape di Justin Peck, tra i coreografi più influenti della nuova generazione americana. Creato nel 2015, il pezzo è un’esplosione di ritmo e colore, ispirata all’energia di Miami Beach. Peck costruisce una coreografia fluida e pulsante, dove i corpi si attraggono e si respingono come in un paesaggio attraversato da correnti termiche. Le linee classiche vengono piegate in torsioni improvvise, salti rapidi e intrecci di coppia che evocano tanto la danza accademica quanto l’immediatezza della street culture. Le scenografie e i costumi, firmati dall’artista Shepard Fairey, introducono una componente visiva grafica e contemporanea: geometrie accese e contrasti cromatici che trasformano il palcoscenico in una tela dinamica. Il risultato è un balletto che respira aria salmastra e modernità, mantenendo una precisione tecnica impeccabile.
Il secondo quadro cambia radicalmente atmosfera. Con Yugen, Wayne McGregor – mente visionaria del balletto britannico – esplora l’ineffabile. Il termine giapponese “yūgen” rimanda a una bellezza profonda, sottile, quasi inafferrabile. La coreografia, costruita su strutture musicali che dialogano con i Chichester Psalms di Leonard Bernstein, sviluppa un linguaggio fisico spinto ai limiti dell’anatomia: linee spezzate, estensioni iperboliche, equilibri che sembrano sfidare la gravità. I danzatori appaiono come sculture in movimento, immersi in un ambiente visivo essenziale e luminoso. McGregor non racconta una storia: suggerisce stati interiori. La danza diventa meditazione visiva, tensione tra controllo e abbandono. È un momento di sospensione che costringe lo spettatore a rallentare, a osservare il dettaglio, a percepire la vibrazione interna del gesto.
La chiusura è affidata ad un classico contemporaneo: In the Upper Room di Twyla Tharp. Creato nel 1986, il balletto continua a sprigionare una forza sorprendentemente attuale. Sulle musiche minimaliste e ipnotiche di Philip Glass, la scena si anima di una comunità in movimento costante. Le danzatrici in punta dialogano con colleghi in sneakers, cancellando la distinzione tra danza classica e moderna. Il risultato è un flusso continuo di corse, diagonali, salti e variazioni di gruppo che richiedono resistenza atletica e precisione millimetrica. L’opera è un inno alla vitalità collettiva: la tecnica accademica si fonde con un’energia quasi maratonetica, portando lo spettatore a vivere un crescendo fisico ed emotivo fino all’ultima nota.
Presentare Visionary Dances alla Wiener Staatsoper significa affermare una scelta curatoriale chiara: accanto al grande repertorio ottocentesco, il balletto del XXI secolo trova spazio e dignità istituzionale.
La compagnia di balletto viennese diretta da Alessandra Ferri affronta qui tre scritture coreografiche estremamente diverse, mettendo in luce versatilità e maturità tecnica.
Dalla fluidità americana di Peck alla cerebralità britannica di McGregor, fino all’eclettismo di Tharp, il programma costruisce un percorso che attraversa quarant’anni di innovazione coreografica.
Informazioni utili
- Luogo: Wiener Staatsoper, Vienna (Austria)
- Durata: circa 2 ore e 20 minuti (con intervalli)
- Periodo di rappresentazione: 28/30 marzo, 1, 4, 6, 7, 10, 14, 17 aprile 2026
Visionary Dances non è soltanto una serata di balletto: è un laboratorio di idee in movimento. In un’unica esperienza convivono calore urbano, spiritualità astratta e pura energia cinetica.
Per il pubblico viennese e internazionale rappresenta l’occasione di osservare come il linguaggio classico possa trasformarsi senza perdere identità. Per gli appassionati di danza, è un viaggio attraverso tre visioni che hanno segnato – e continuano a segnare – il panorama coreografico globale.
Michele Olivieri
Foto di Andrej Uspenski
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