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Sospiri di piume: l’evocativo silenzio di Anna Pavlova

Anna Pavlova divenne famosa soprattutto per l’assolo La morte del cigno (The Dying Swan), creato per lei dal coreografo Michel Fokine nel 1905 sulle note del compositore Camille Saint-Saëns. Era una coreografia brevissima — appena tre minuti — ma talmente intensa da commuovere il pubblico in tutto il mondo.

Durante una tournée negli anni ’10 del Novecento in Sud America, Pavlova portava con sé un piccolo zoo personale: cani, uccelli e persino un vero cigno. Era famosa per il suo amore quasi ossessivo per questi animali, che considerava una fonte di ispirazione per studiare il movimento.

Un giorno, mentre la compagnia si trovava in una grande villa presa in affitto per le prove, la ballerina passò ore a osservare il suo cigno nuotare nello stagno del giardino. Non si limitava a guardarlo: cercava di imitare ogni gesto… come il collo si piegava lentamente, come le ali si aprivano con lentezza, come il corpo scivolava sull’acqua quasi senza peso.

Secondo alcuni membri della compagnia, Pavlova si mise addirittura a provare movimenti nel prato, piegando le braccia e camminando sulle punte mentre osservava l’animale. Pare che i domestici della villa, vedendola dalla finestra, pensassero che la famosa ballerina fosse impazzita.

Dopo quell’osservazione, Pavlova modificò leggermente il finale di The Dying Swan. Prima di allora, la coreografia terminava con un gesto più teatrale. Lei invece introdusse un movimento molto più fragile: le braccia tremavano come ali che perdono forza e il corpo si abbassava lentamente.

Quel dettaglio divenne il momento più celebre del balletto. Quando lo eseguiva, spesso in teatro si faceva un silenzio totale. Alcuni spettatori raccontarono di aver sentito persone piangere.

La cosa più sorprendente è che Pavlova non era considerata perfetta fisicamente per il balletto. Al Mariinsky Ballet di San Pietroburgo molti maestri la giudicavano troppo fragile: piedi molto arcuati, caviglie sottilissime, corpo esile. Proprio per compensare queste caratteristiche sviluppò una tecnica personale e una sensibilità interpretativa straordinaria.

Alla fine della sua carriera aveva danzato The Dying Swan più di 4.000 volte in tutto il mondo. Quando nel 1931 si ammalò gravemente durante una tournée nei Paesi Bassi, a L’Aia, i medici le dissero che per salvarsi avrebbe dovuto smettere definitivamente di danzare. La leggenda racconta che lei rispose con una frase rimasta famosa nella storia del balletto: “Se non posso più danzare, preferisco morire.”

Prima di spegnersi chiese soltanto una cosa: che il suo costume da cigno fosse preparato per lo spettacolo. Quella sera, sul palco, le luci illuminarono il costume vuoto mentre l’orchestra suonava la musica di Saint-Saëns — come se il cigno di Pavlova fosse tornato per un ultimo, silenzioso saluto.

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

©️ Riproduzione riservata

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