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Merce Cunningham, il movimento della libertà


Nell’anniversario della nascita di Merce Cunningham, torna naturale interrogarsi su quanto il suo pensiero continui a riverberare nel modo in cui guardiamo e costruiamo la danza contemporanea.

Non si tratta soltanto di celebrare un coreografo che ha segnato un’epoca, ma di riconoscere una trasformazione radicale: Cunningham ha scardinato gerarchie, smontato convenzioni, ridefinito il rapporto tra movimento, musica e spazio con una lucidità che ancora oggi appare sorprendentemente attuale.

Nato il 16 aprile 1919 nello stato di Washington, Cunningham si formò inizialmente nel solco della danza moderna americana, ma ben presto mostrò un’inquietudine creativa che lo portò oltre i confini tracciati dai suoi predecessori.

La svolta più decisiva arrivò con l’incontro con il compositore John Cage, compagno di vita e di ricerca, con cui condivise un’idea rivoluzionaria: danza e musica potevano coesistere senza subordinarsi l’una all’altra.

Non più coreografie costruite sulla partitura, ma elementi indipendenti destinati a incontrarsi solo nello spazio della performance.

Questa scelta, apparentemente semplice, ha aperto un orizzonte completamente nuovo, in cui il caso, l’imprevisto e l’autonomia dei linguaggi diventano strumenti creativi.

Cunningham introdusse il concetto di “chance operations”, procedure aleatorie che affidavano parte delle decisioni coreografiche al caso.

L’ordine delle sequenze, la disposizione dei danzatori, persino la struttura complessiva di un’opera potevano essere determinati da lanci di moneta o altri sistemi non intenzionali.

L’obiettivo non era rinunciare al controllo, ma liberarsi dalle abitudini percettive e dalle scelte automatiche, per lasciare emergere possibilità inattese.

In questo senso, il suo lavoro non è mai stato freddamente sperimentale, ma profondamente poetico: un invito a guardare il movimento come qualcosa che accade, più che come qualcosa che si impone.

Un altro elemento centrale della sua ricerca è il rapporto con lo spazio. Per Cunningham, il palcoscenico non aveva un centro privilegiato; ogni punto poteva essere significativo, ogni direzione poteva diventare asse portante.

Questo ha comportato una ridefinizione anche dello sguardo dello spettatore, chiamato a scegliere dove posarsi, a costruire il proprio percorso visivo all’interno di una scena non gerarchizzata.

La danza smette così di essere un racconto lineare e diventa un campo di possibilità, un sistema aperto. Non meno importante è stato il suo dialogo con le arti visive e le tecnologie.

Cunningham collaborò con artisti come Robert Rauschenberg e Jasper Johns, integrando scenografie e costumi che non illustravano la danza, ma la affiancavano come elementi autonomi.

Negli ultimi decenni della sua carriera, fu tra i primi coreografi a utilizzare software per la creazione del movimento, esplorando le potenzialità del digitale quando ancora erano terreno quasi inesplorato. Anche in questo, dimostrò una straordinaria capacità di rimanere contemporaneo, senza mai adagiarsi sulle conquiste già ottenute.

A distanza di anni, il lascito di Cunningham non si esaurisce in uno stile riconoscibile, ma in un metodo, in un’attitudine. La sua eredità vive in ogni pratica artistica che mette in discussione le gerarchie, che accetta l’incertezza come parte del processo creativo, che rifiuta l’idea di un significato unico e definitivo.

In un’epoca in cui le arti performative continuano a interrogarsi sul proprio senso e sul proprio linguaggio, il suo lavoro resta un punto di riferimento non tanto per ciò che ha stabilito, ma per ciò che ha reso possibile.

Ricordarlo oggi significa, in fondo, riaffermare un’idea di libertà: quella di creare senza dover necessariamente spiegare, di costruire senza imporre, di lasciare che il movimento esista per se stesso.

Cunningham ci ha insegnato che la danza può essere un luogo di pensiero, oltre che di espressione, e che proprio nella sottrazione di certezze può emergere una forma più autentica di verità.

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

©️ Riproduzione riservata

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