Find the latest bookmaker offers available across all uk gambling sites www.bets.zone Read the reviews and compare sites to quickly discover the perfect account for you.
Home / News / Interviste / Françoise Parlanti: “Il corpo racconta ciò che resta” [INTERVISTA ESCLUSIVA]

Françoise Parlanti: “Il corpo racconta ciò che resta” [INTERVISTA ESCLUSIVA]

Françoise Parlanti

Un dialogo profondo e suggestivo tra il corpo, il ricordo e lo spazio urbano: è questo il cuore di “D. OFF – Incontro tra la danza e la città”, la rassegna diffusa di danza contemporanea diretta da Roberto Lori che, dal 28 luglio al 1° agosto 2026, porta la sua terza tappa a Magliano in Toscana. Protagonista d’eccezione della serata inaugurale al Giardino del Torrione è Françoise Parlanti – danzatrice, coreografa e docente di vasta esperienza internazionale, formatasi all’Accademia Isola Danza di Carolyn Carlson e perfezionatasi nella tecnica Nikolais. Artista associata della Compagnia degli Istanti, Parlanti presenta al festival lo spettacolo Amabili Resti, un’intima esplorazione della memoria e delle tracce del passato. In questa intervista esclusiva, l’artista ripercorre i temi al centro di questa nuova creazione, le suggestioni di un festival che abita luoghi non convenzionali e le tappe fondamentali di una carriera ricca di collaborazioni prestigiose, tra Svizzera, grandi compagnie italiane e un costante impegno nella formazione delle nuove generazioni.

Nella rassegna D. OFF, presenterà la sua coreografia “AMABILI RESTI”. Il testo parla di una ricerca di equilibrio tra armonia e disarmonia attraverso il ricordo: in che modo il Suo corpo traduce visivamente questo concetto di “traccia di ciò che non è più”?

Il punto di partenza visivo e concettuale di “Amabili Resti” nasce dal legame con un abito logorato dal tempo, inteso come custode materiale di una promessa o di un vissuto passato. Da questa suggestione, il corpo traduce la traccia dell’assenza attraverso un’evoluzione dinamica e continua. Inizialmente il movimento si sviluppa in modo lento, sospeso e meditativo: è la dimensione intima del ricordo che riaffiora, dove l’armonia si esprime nella fluidità e nella dilatazione del tempo. Successivamente, si crea frantumazione. La memoria diventa disarmonica e il gesto si fa concitato, spezzato, attraversato da vibrazioni improvvise. Attraverso questo contrasto fisico tra fluidità e frammentazione, il corpo incarna la tensione che si prova nel tentativo di trattenere il passato, lasciando infine sulla scena solo i “resti” di quella memoria. 

Lo spettacolo si avvale delle musiche di Luca D’Alberto. Quale tipo di dialogo si è instaurato tra la sua visione coreografica e la componente sonora per esplorare l’intimità del ricordo?

Lo definirei un dialogo viscerale e profondamente suggestivo. La sua composizione agisce come un vero e proprio spazio acustico ed emotivo che accoglie e trasforma il movimento, introducendo la dimensione intima e fluida del ricordo. Poi, la partitura evolve diventando più densa e incalzante, guidando il corpo verso la frammentazione e la rottura del movimento. Mi piace pensare a questa musica come a un partner invisibile: è una presenza che amplifica l’urgenza di quello che sto danzando.

Lei si è diplomata all’Accademia Isola Danza sotto la direzione di Carolyn Carlson. Qual è l’insegnamento più prezioso che ha portato con sé da quell’esperienza e che ancora oggi risuona nel suo modo di danzare?

Mi sono diplomata allAccademia Isola Danza nel 2000 e per me è stata in assoluto la prima, vera formazione contemporanea. Allepoca ero giovanissima e ancora acerba; mi sono ritrovata immersa in un universo bellissimo e stimolante, con maestri stupendi. Oggi posso dire che quell’esperienza è stata un prezioso regalo che la vita mi ha dato, e porto con me la gratitudine di aver vissuto e conosciuto da vicino la poetica di Carolyn Carlson. Anche se allora non potevo comprenderne appieno ogni sfumatura, quegli insegnamenti sono rimasti dentro di me come semi: nel tempo sono germogliati e oggi risuonano nel mio modo di danzare.  

Nel suo percorso ha studiato tecnica Nikolais, contact-improvisation, tecnica release e composizione coreografica, affiancando a tutto ciò una laurea in Scienze Motorie. In che modo lo studio scientifico del corpo e del movimento ha influenzato il suo approccio alla danza contemporanea?

In realtà non c’è stata un’influenza diretta a livello coreografico o poetico; per me si è trattato di due percorsi nati in parallelo. Tuttavia, lo studio scientifico dell’anatomia e della biomeccanica sono diventate competenze preziose per una maggiore consapevolezza del corpo.

 Lei è stata allieva e assistente di Simona Bucci in progetti di alta formazione e, per la sua Compagnia, è stata interprete in Enter Lady Macbeth”. Quale eredità ha raccolto da questo incontro con Simona Bucci e in che modo questa traccia continua a emergere nel Suo lavoro di oggi?  

Considero Simona Bucci la mia “Maestra”. L’ho conosciuta proprio all’Accademia Isola Danza. Da lì è iniziato un percorso profondo: sotto la sua guida mi sono diplomata come insegnante della tecnica Nikolais, ho danzato in Enter Lady Macbeth e in tanti altri suoi progetti. Ancora oggi sono la sua assistente nei progetti di alta formazione. Inoltre, per ogni progetto coreografico, Simona è la mia consulente artistica fondamentale. Spesso, prima di un debutto o durante la fase di creazione, le mostro i miei lavori perché il suo occhio esterno per me è prezioso. Ho chiaramente una mia visione estetica e sono libera di accogliere o meno i suoi spunti, ma la mia stima nei suoi confronti è totale e la sua impronta è, e rimarrà sempre, la radice più profonda del mio percorso.

Dal 2018 è artista associata della Compagnia degli Istanti, per la quale ha firmato creazioni come “Con-Fine”, “Partie Vide” e “Secret”. Qual è stato il momento o la spinta interiore che l’ha portata a passare dall’essere interprete alla firma autoriale delle coreografie?

Il passaggio dall’essere interprete alla firma autoriale non è stato un distacco netto, ma unevoluzione naturale, quasi necessaria. Dopo anni trascorsi a dare corpo alle visioni di altri grandi coreografi, ho sentito l’urgenza di dare forma a una visione personale del movimento. Diventare artista associata della Compagnia degli Istanti mi ha dato lo spazio di libertà ideale per farlo. Lavori come Con-Fine, Partie Vide, lo stesso Amabili Resti, sono nati dal bisogno di trasformare personali suggestioni in partiture coreografiche, senza però abbandonare lo sguardo profondo e la sensibilità che ho sviluppato stando sul palco come danzatrice.

Il suo percorso l’ha portata a lavorare per anni in Svizzera con la Compagnia Tiziana Arnaboldi. In che modo il confronto con il panorama coreutico estero ha arricchito la sua identità di artista italiana?

Ho iniziato a lavorare in Svizzera dopo aver lasciato la Compagnia Corte Sconta di Milano, spinta dal bisogno di allargare i miei orizzonti e fare nuove esperienze. L’incontro con Tiziana Arnaboldi ha arricchito la mia identità artistica portandomi verso territori per me completamente nuovi, legati al teatro danza. Venivo da un percorso in cui si “danzava” moltissimo nel senso più fisico e tecnico del termine. Con Tiziana invece ho scoperto una ricerca del gesto forse più asciutta, ma ugualmente affascinante, che includeva elementi come l’uso della voce, un linguaggio con cui non mi ero mai misurata prima. Questo confronto ha stratificato la mia esperienza, dandomi una visione più ampia della danza.

 La rassegna “D. OFF” si pone l’obiettivo di far incontrare la danza con la vita urbana. A Suo Avviso, qual è oggi il ruolo sociale della danza contemporanea nel riqualificare o nel dare nuovo significato agli spazi pubblici?

La danza contemporanea negli spazi pubblici ha il potere fondamentale di restituire i luoghi alla comunità. Spesso attraversiamo le nostre città in modo distratto e funzionale; quando la danza abita una piazza, un giardino o un monumento, “costringe” il passante a fermarsi e a cambiare punto di vista. Il ruolo sociale del festival “D. OFF” è proprio questo: non si tratta di riqualificare lo spazio a livello architettonico, ma di riqualificarlo a livello emotivo e umano. Il corpo del danzatore diventa un ponte che riattiva la memoria dei luoghi e crea un momento di condivisione immediato, In questo modo si abbatte la barriera invisibile che di solito c’è tra il palcoscenico e lo spettatore e si rimettere la bellezza al centro della vita quotidiana

 Nella descrizione del Suo lavoro si cita la ricerca di un equilibrio tra ideale e illusione. Personalmente, dopo anni di carriera tra palcoscenici internazionali e ricerca coreografica, che cos’è per Lei oggi la “verità” nel movimento?

Per me la verità nel movimento significa provare a rispondere, nel modo più sincero possibile, a quattro semplici domande : Cosa? Quando? Dove? Come? Qualsiasi azione della nostra vita quotidiana, che ne siamo consapevoli o meno, risponde a queste domande.Nella danza, queste domande trovano una corrispondenza nei concetti di Forma (Cosa?), Spazio (Dove?), Tempo (Quando?) e Dinamica (Come?). Questo è il fondamento assoluto della tecnica Nikolais, ma in fondo è anche la base della nostra esistenza e della mia verità come artista. Quando il corpo risponde a queste domande in modo onesto, la danza si trasforma in movimento consapevole. Per me non si tratta mai di “danzare per danzare”, ma di usare il movimento per trovare queste risposte. È una ricerca che porto con me ogni volta che entro in sala.

Guardando indietro alla sua ricca e variegata carriera, quale filo conduttore unisce tutti i suoi lavori e quale direzione vorrebbe esplorare nei suoi prossimi progetti coreografici?

Il filo conduttore è proprio la ricerca di onestà di cui parlavo prima: quel tentativo costante di mantenere viva la mia poetica legata all’analisi Nikolais. Per il futuro sto lavorando alla costruzione di una trilogia di assoli. Il prossimo passo è La Veglia, un nuovo lavoro che debutterà a breve e che nasce come l’ideale continuazione di Amabili Resti. Questo percorso troverà poi il suo compimento in un terzo assolo successivo. La mia direzione sarà proprio lo sviluppo di questo progetto in tre parti.

 Lorena Coppola

Photo Credits: Giampaolo Becherini

www.giornaledelladanza.com

© Riproduzione riservata

Check Also

Momix, Botanica – Season 2: la natura rinasce al Teatro Romano di Verona

Dopo il successo internazionale di Botanica, Moses Pendleton torna a coltivare il suo immaginario più ...

86 anni fa, iniziava il viaggio di Pina Bausch

C’era un luogo dove il silenzio imparava a danzare. Tu lo hai abitato con passi ...

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. E maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi