Ti sei diplomata in Belgio al “Ballet Royal des Flandres”, come mai questa scelta per una danzatrice italiana? Fin da piccola, sono sempre stata una perfezionista. Qualsiasi cosa facessi, dovevo farla bene, con impegno e col massimo risultato. Volevo sempre sapere il perché di tutto. Mi sono sempre piaciute le competizioni e le sfide, ma quelle costruttive, quelle con me stessa, quelle che servono a migliorare ed acquisire nuove conoscenze. Ero minuta, fragile e timidissima. Scoprii il mondo della danza in una scuola di monache francesi, presso le quali frequentavo l’asilo. Da allora sono entrata in un’altra dimensione e non ne sono più uscita! Mi piacque tantissimo e non mi bastavano quelle poche ore: volevo imparare di più, sapere di più, migliorare, andare avanti. Così io, pur piccolissima, costringevo i miei a fare un tour de force durante la settimana e frequentavo tre scuole di danza contemporaneamente perché in ognuna di esse c’era qualcosa che mi piaceva (in una l’espressività, in un’altra il rigore accademico russo, nell’altra, infine, tenuta da un maestro, la cura dei salti e dei giri). Crescendo, ed essendo aumentato l’impegno scolastico, ero costretta a studiare di notte. L’italiano, il latino, il greco, la storia, mi ...
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