Le sbarre da danza, oggi considerate un elemento strutturale e imprescindibile di qualsiasi sala di balletto, nascono da un’esigenza tanto elementare quanto fondamentale: offrire al danzatore un sostegno stabile durante l’apprendimento e il perfezionamento della tecnica. Tuttavia, ridurre la loro storia a un semplice ausilio funzionale significherebbe trascurare la profonda evoluzione culturale e pedagogica che le accompagna. La sbarra è, a tutti gli effetti, un dispositivo storico: testimonianza concreta della trasformazione della danza da arte di corte a disciplina accademica codificata. LE ORIGINI ALLA CORTE DI LUIGI XIV Per comprendere la nascita della sbarra occorre tornare al XVII secolo, alla corte di Luigi XIV, il Re Sole, sovrano che non fu soltanto mecenate ma egli stesso danzatore appassionato. La danza, all’epoca, non era mera esibizione teatrale: rappresentava uno strumento politico, simbolo di ordine, gerarchia e potere. Il corpo disciplinato del ballerino incarnava l’ideale di controllo e armonia che rifletteva l’assolutismo monarchico. In questo contesto, gli esercizi tecnici si svolgevano senza attrezzature specifiche. I danzatori si sostenevano utilizzando elementi architettonici già presenti nei palazzi: caminetti monumentali, corrimano, schienali di sedie robuste o bordi di tavoli. Non esisteva ancora la sbarra come oggetto codificato; esisteva piuttosto la necessità di stabilità durante il lavoro ...
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