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La femminilità sdoppiata nell’illusione del balletto romantico

Il balletto romantico non nasce come semplice trasformazione stilistica all’interno della storia della danza, ma come fenomeno intimamente legato alla riorganizzazione politica, sociale e tecnologica dell’Europa post-rivoluzionaria. Ridurlo a un repertorio di immagini — la ballerina in bianco, le punte, la foresta notturna — significa isolarlo dal sistema di forze che ne ha reso possibile l’emergere. Per comprenderne la portata occorre collocarlo dentro la Parigi degli anni Trenta dell’Ottocento, in quel momento in cui la città diventa simultaneamente capitale finanziaria, laboratorio industriale e centro simbolico della modernità europea. Dopo il 1830, con l’ascesa al trono di Luigi Filippo d’Orléans, la Francia entra in una fase che la storiografia ha definito monarchia borghese. Non è soltanto un mutamento dinastico: è la consacrazione politica di una classe sociale che aveva già conquistato un ruolo determinante nell’economia. Questa borghesia urbana, alfabetizzata, imprenditoriale, attenta alle dinamiche del mercato e della rispettabilità sociale, costruisce nuovi spazi di visibilità e di autorappresentazione. Il teatro, e in particolare l’Académie Royale de Musique, diventa uno di questi spazi privilegiati. L’Opéra parigina non è un semplice luogo di spettacolo. È un’istituzione ibrida, sostenuta dallo Stato ma costretta a confrontarsi con la logica del profitto, regolata da gerarchie interne rigide, ...

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Torinodanza Extra: “Juliet & Romeo” di Ben Duke

Il 31 marzo 2026, al Teatro Gobetti, torna Torinodanza Extra, il percorso dedicato alla danza e al teatro performativo che, dopo il successo ottenuto nelle due stagioni passate, continua a definire e sottolineare il carattere multidisciplinare e contemporaneo della programmazione del Teatro Stabile di Torino. Nella stagione 2025/2026 Torinodanza Extra si articola in tre appuntamenti. Il primo sarà Juliet & Romeo, ideato e diretto da Ben Duke, talento visionario della scena britannica, e sviluppato dallo stesso Duke insieme a Solène Weinachter a partire dall’opera di William Shakespeare. In scena la performer e coreografa Emily Terndrup e il danzatore John Kendall. Regista associata Raquel Meseguer, progettazione luci Jackie Shemesh, scenografia e costumi James Perkins. Lo spettacolo è stato rappresentato più di centoquaranta volte in sette Paesi diversi ed è prodotto da Lost Dog e commissionato da Battersea Arts Centre e da The Place, con il supporto di Arts Council England. Lo spettacolo ‒ in lingua inglese con sopratitoli in italiano ‒ rimarrà in scena al Teatro Gobetti per la stagione in abbonamento dello Stabile fino a giovedì 2 aprile 2026. E se Romeo e Giulietta fossero sopravvissuti per vivere davvero la loro storia d’amore? Immaginiamoli in crisi di mezza età, costantemente ...

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Tamara Karsavina, eterna nel respiro e nell’anima del balletto

Nel grande affresco della storia del balletto europeo tra XIX e XX secolo, la figura di Tamara Karsavina emerge con una luminosità singolare, come incarnazione di un’epoca nella quale la tradizione imperiale russa si incontrò con le avanguardie artistiche della modernità. La sua vicenda artistica non rappresenta soltanto la carriera di una ballerina straordinaria, ma si intreccia profondamente con le trasformazioni estetiche e culturali che ridefinirono il linguaggio della danza nel primo Novecento. In lei si condensarono infatti la disciplina raffinata della scuola accademica di San Pietroburgo, la sensibilità drammatica del teatro moderno e l’audacia sperimentale che caratterizzò la rivoluzione dei Ballets Russes. Nata a San Pietroburgo il 9 marzo 1885, in una città che allora costituiva uno dei più splendidi centri artistici dell’Europa imperiale, Karsavina crebbe in un ambiente nel quale la danza non era soltanto professione ma autentica tradizione familiare. Suo padre, il ballerino Platon Karsavin, apparteneva al prestigioso corpo di ballo del Teatro Mariinsky, istituzione nella quale la tradizione coreutica russa aveva raggiunto uno dei vertici della propria perfezione tecnica e stilistica. In quel contesto, la giovane Tamara venne educata secondo i severi principi della scuola accademica imperiale, frequentando la Scuola di Balletto Imperiale, laboratorio pedagogico nel ...

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Il mondo della danza nel libro per bambini “Ballet Dancer”

Nel vasto universo dei libri per l’infanzia dedicati alla scoperta delle arti, il balletto continua a esercitare un fascino particolare. La combinazione di musica, movimento, disciplina e immaginazione ha da sempre alimentato storie capaci di catturare lo sguardo e la fantasia dei bambini. In questo contesto si inserisce Ballet Dancer, il nuovo libro illustrato di Phoenix Bright, pubblicato a febbraio 2026 e pensato come un delicato primo incontro con il mondo della danza classica. Il volume si distingue per un intento chiaro ma mai dichiarato in modo didascalico: raccontare ai più piccoli cosa significa davvero diventare ballerini. Non soltanto il momento luminoso dello spettacolo, quando le luci del teatro si accendono e il pubblico trattiene il respiro, ma anche tutto ciò che precede quel momento. Le ore di prova, l’attenzione ai dettagli, la concentrazione necessaria per trasformare un movimento in un gesto preciso e armonioso. La storia segue il percorso di un giovane protagonista che scopre il balletto quasi per caso. All’inizio c’è l’emozione della prima lezione: la sala prove, lo specchio che riflette ogni movimento, la sbarra lungo la parete a cui ci si appoggia per trovare equilibrio. È un ambiente che può sembrare intimidatorio, ma nel libro prende ...

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Giselle 1950: coscienza contemporanea a Helsinki [RECENSIONE]

Debuttata il 18 ottobre 2025 all’Opera Nazionale Finlandese, questa nuova Giselle firmata dal coreografo messicano-finlandese Javier Torres Lopéz (dopo Jean Coralli, Jules Perrot, Marius Petipa) per il Finnish National Ballet si è rivelata fin dalla prima rappresentazione uno degli appuntamenti più curiosi della stagione. L’ambientazione “moderna” nell’Italia degli anni Cinquanta, con il suo portato sociale e simbolico, trova piena realizzazione grazie a un cast di solidità tecnica e intensità interpretativa. Nel ruolo del titolo, Seo Yeun Kim offre una Giselle di notevole finezza. Tecnicamente impeccabile nei passaggi di allegro del primo atto, con batterie leggere e salti sospesi che restituiscono l’innocenza del personaggio, costruisce una scena della follia di notevole controllo drammatico: il lavoro sulle braccia, progressivamente svuotate di energia, e l’uso calibrato degli equilibri instabili rendono credibile il crollo psicologico senza indulgere in eccessi melodrammatici. Nel secondo atto la sua danza si fa diafana, con arabesques filati e développés sostenuti da un controllo del centro che conferisce alla figura una qualità quasi ultraterrena. Accanto a lei, Martin Nudo disegna un Albrecht elegante e tecnicamente autorevole. I suoi tour en l’air sono puliti, ben atterrati, e i manège di grandi salti nel secondo atto mantengono ampiezza e resistenza senza perdere ...

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Venti anni di palcoscenico: la vita di Claudina Cucchi, étoile

Claudina Cucchi nacque a Monza il 6 marzo 1834, in una famiglia che riconosceva e incoraggiava il talento artistico fin dalla tenera età. Fin da bambina mostrò una naturale inclinazione per la danza: i suoi movimenti erano agili, armoniosi e pieni di un’eleganza innata che catturava chiunque la osservasse. La sua passione la portò presto a entrare nella prestigiosa Scuola di Ballo del Teatro alla Scala di Milano, uno dei centri nevralgici della danza ottocentesca. Qui, sotto la guida di maestri rigorosi e visionari come Carlo Blasis e Auguste Hus, Claudina affinò la tecnica, sviluppando un equilibrio raro tra precisione tecnica e leggerezza poetica. La sua formazione non era solo fisica: veniva istruita anche nella teatralità, nella musica e nell’interpretazione, ingredienti fondamentali per diventare una vera étoile del suo tempo. Il debutto di Claudina sui grandi palcoscenici avvenne giovanissima, ma già allora la sua presenza scenica e la sua capacità di comunicare emozioni attraverso il corpo conquistarono il pubblico e la critica. La sua danza era un connubio di virtuosismo e delicatezza: ogni passo, ogni arabesque, sembrava naturale e al contempo studiato nei minimi dettagli. La sua fama crebbe rapidamente, e ben presto i Teatri d’Europa cominciarono a cercarla. Gli anni in cui ...

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Il coreografo e danzatore Ali Chahrour alla Triennale di Milano

Prendendo spunto da un’esperienza personale, vissuta nei recenti anni di guerra, il coreografo e danzatore libanese Ali Chahrour presenta una performance che celebra le lotte e la resilienza delle lavoratrici domestiche migranti in Libano, trasformando la memoria in un canto di resistenza. Quando nel settembre 2024 l’esercito israeliano bombardò alcune zone di Beirut, Chahrour cercò infatti rifugio sulla costa insieme ai suoi familiari provenienti dal sud. Lì venne a conoscenza anche della sorte delle domestiche migranti: i datori di lavoro libanesi avevano abbandonato le donne a sé stesse mentre si mettevano in salvo. Alcune erano rimaste chiuse nelle case. Altre, senza passaporto e senza soldi, erano finite a vagabondare sulla Corniche di Beirut, dove Chahour le ha notate. When I Saw the Sea dà voce a queste donne. In scena, per la prima volta in assoluto su un palcoscenico, ci sono Zena e Tenei, originarie dell’Etiopia, e l’artista libanese Rania, vittime del sistema della Kafala, un regime di “sponsorizzazione” che lega il permesso di soggiorno al “padrone”, negando diritti, tutele e libertà, tra sfruttamento e violenze. Attraverso la danza, il testo e la musica, raccontano storie che finora non sono state ascoltate, dando voce anche a innumerevoli altre lavoratrici provenienti ...

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Erik Bruhn: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Il principe del balletto maschile: Erik Bruhn è considerato il modello del danzatore classico moderno: linee pure, tecnica impeccabile, eleganza naturale. Ha ridefinito l’idea del ballerino come protagonista, non solo come “partner” della ballerina. Il leggendario Albrecht in Giselle: Il suo Albrecht è entrato nella storia: famoso per la perfezione dei salti, l’equilibrio assoluto e soprattutto per l’intensità drammatica. Molti lo considerano ancora oggi un punto di riferimento insuperato. Una carriera internazionale da giovanissimo: Debuttò come primo ballerino al Royal Danish Ballet a soli 18 anni e divenne rapidamente una star mondiale, danzando con le più grandi compagnie, tra cui American Ballet Theatre e Opéra di Parigi. Difensore della tradizione bournonvilliana: Bruhn fu un custode rigoroso dello stile Bournonville: leggerezza, musicalità, modestia apparente della tecnica. Lo studiò a fondo e lo trasmise come maestro e direttore artistico, soprattutto durante la sua direzione del National Ballet of Canada. Un artista colto e riservato: Amava la letteratura, la filosofia e l’arte visiva. Fu una persona estremamente discreta sulla propria vita privata, ma è noto il suo legame profondo con Rudolf Nureyev, fatto di stima, confronto artistico e sentimento. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ Riproduzione riservata

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Adieu à l’Opéra di Yonathan Kellerman [RECENSIONE]

In Adieu à l’Opéra, Yonathan Kellerman firma un documentario di rara delicatezza, capace di guardare al mondo del balletto non attraverso l’abbaglio della perfezione scenica, ma dal punto esatto in cui la luce si spegne e resta il silenzio. È un film sull’addio, certo, ma soprattutto sul tempo: quello che modella i corpi, ridefinisce le identità e impone scelte irrevocabili. Il regista costruisce il racconto intrecciando tre traiettorie molto diverse all’interno dell’Opéra di Parigi. Da un lato le Étoiles Alice Renavand e Stéphane Bullion, figure consacrate, corpi che hanno incarnato l’ideale assoluto del balletto classico; dall’altro Aurélia Bellet, ballerina del corpo di ballo, presenza essenziale ma invisibile, che ha vissuto l’arte senza mai godere del riconoscimento pubblico. Kellerman evita ogni gerarchia retorica: la fama e l’anonimato vengono messi sullo stesso piano, accomunati dalla stessa fine obbligata. La forza del documentario risiede nella sua messa in scena sobria e rispettosa. La macchina da presa osserva, attende, non invade. I momenti più intensi non sono le prove o gli applausi, ma le pause: uno sguardo nello specchio della sala danza, un gesto ripetuto per l’ultima volta, il rumore secco delle scarpette sul pavimento. È lì che emerge la verità del film: il ...

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Quattro cignetti, un solo respiro: la danza dell’armonia

Nel cuore del balletto Il Lago dei Cigni, composto da Pëtr Il’ič Čajkovskij nel 1875-76, si trova uno dei momenti più iconici della danza classica: la Danza dei Piccoli Cigni (Pas de Quatre), conosciuta anche come la Danza dei Quattro Cigni. La danza fu creata da Lev Ivanov per la versione classica del balletto nel 1895, nel contesto della coreografia definitiva del Lago dei Cigni al teatro Mariinsky di San Pietroburgo. I piccoli cigni rappresentano una comunità fragile che sopravvive grazie alla collaborazione. In contrasto con i temi più drammatici del balletto, questa danza introduce un momento di leggerezza e candore. La breve (90 secondi circa) ma intensissima coreografia appare nel secondo atto del balletto: elegante, precisa e geometricamente perfetta è diventata uno dei momenti più riconoscibili e amati del balletto classico accademico. L’illusione è quella di una creatura sola composta da più “ali”. È interpretata da quattro ballerine che rappresentano giovani cigni, legate fisicamente — spesso incrociando le braccia o tenendosi per mano — eseguono una serie di passi piccoli, rapidi e sincronizzati, chiamati pas de bourrée. Non c’è spazio per respirare o aggiustare: la musica comanda, il corpo deve seguirla alla perfezione. Il fascino di questo pezzo non ...

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