La figura di Marie Sallé (spesso italianizzata in Maria Sallé) occupa un posto di singolare rilievo nella storia del balletto europeo del primo Settecento, non solo per la qualità della sua arte interpretativa, ma soprattutto per il valore riformatore delle sue scelte estetiche, che prefigurano alcuni dei principi destinati a trovare sistemazione teorica qualche decennio più tardi con Jean-Georges Noverre e il suo ballet d’action*. Nata a Parigi nel 1707 in una famiglia di artisti itineranti – il padre Étienne e la madre Françoise erano entrambi danzatori e attori – Sallé fu precocemente immersa in un ambiente teatrale che favorì una formazione non rigidamente accademica, bensì aperta alla contaminazione tra danza, pantomima e recitazione. Questo dato biografico, apparentemente marginale, risulta invece determinante per comprendere la sua successiva presa di distanza dalle convenzioni codificate dell’Académie Royale de Musique. La sua carriera si svolse tra Parigi e Londra, due centri nevralgici della cultura spettacolare europea, e fu proprio nella capitale inglese che ella poté sperimentare con maggiore libertà le proprie intuizioni. Nel contesto del Royal Opera House (all’epoca noto come Covent Garden), Sallé collaborò con George Frideric Handel, partecipando a produzioni operistiche e coreutiche che le permisero di affinare una concezione drammatica ...
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