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“La Divina Commedia Opera Musical”: le date del tour 2026

  Dopo l’acclamata tournée in Cina nel 2025, La Divina Commedia Opera Musical torna in Italia dal 24 gennaio 2026.  Il kolossal teatrale prodotto da MIC International Company si ripresenta al pubblico rinnovato, più potente e visionario che mai. Al centro di questa imponente macchina teatrale la regia di Andrea Ortis, che firma anche i testi insieme a Gianmario Pagano, mentre le musiche originali portano la firma di Marco Frisina, capaci di fondere solennità orchestrale ed emozione contemporanea. A guidare lo spettatore nel viaggio ultraterreno è la voce narrante inconfondibile di Giancarlo Giannini, che restituisce al poema dantesco una profondità intima e universale. La Divina Commedia Opera Musical non è una semplice trasposizione, ma una vera e propria rinascita scenica del capolavoro di Dante. Inferno, Purgatorio e Paradiso diventano spazi concreti e immersivi grazie a un uso spettacolare delle tecnologie: proiezioni in 3D di ultima generazione, scenografie mobili ideate da Lara Carissimi, luci scolpite con precisione pittorica da Valerio Tiberi, e ambienti visivi firmati da Virginio Levrio che trasformano il palcoscenico in un libro animato, in continuo mutamento. La tecnologia non è mai fine a sé stessa, ma parte integrante della narrazione: è linguaggio poetico, è carne e visione, è ...

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La danza tra alchimia, intelligenza e trasformazione profonda

La danza attua una graduale, sottile, ma profonda trasformazione. Nel tempo il corpo acquisisce forza e flessibilità, ma è la mente a subire la metamorfosi più significativa: attraverso il movimento, accede all’intuizione, alle emozioni e alla creatività, all’intelligenza ancestrale,  un’abilità o una sensibilità impressa nel nostro inconscio. Essa permette di riconoscere bias cognitivi e pregiudizi, così da superarli, diventando persone più aperte, sagaci e perspicace. È una sorta di alchimia che, nel mondo della danza, non è una metafora, ma un processo che si compie ogni volta che un danzatore entra in sala. Egli unisce e armonizza elementi concreti come fatica, disciplina e tecnica, con l’ascolto di sé, dando vita a qualcosa che trascende la mera esecuzione. I danzatori imparano infatti ad agire sui propri limiti come su materie grezze da affinare. L’allenamento quotidiano genera un cambiamento che coinvolge la percezione di sé e della realtà. In questo processo, chi danza impara a convertire tensioni, frustrazioni e insicurezze in energia positiva e creativa. Il ballerino sperimenta ogni giorno la necessità di abbandonare vecchie abitudini, di reinventarsi e di trovare nuove soluzioni ai problemi che incontra. Questo processo continuo permea la personalità, contribuisce a formare individui curiosi e capaci di affrontare ...

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A Modena “Lo Schiaccianoci” nella nuova versione di Mauro Bigonzetti

Va in scena domenica 18 gennaio 2026 alle ore 17.30, in prima italiana per la stagione Modena Danza al Teatro Comunale di Modena, Lo Schiaccianoci, classico titolo su musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij nella nuova veste coreografica firmata da Mauro Bigonzetti per la MM Contemporary Dance Company. Lo spettacolo è prodotto da LAC Lugano Arte e Cultura, dove ha debuttato lo scorso 19 dicembre, in coproduzione con MM Contemporary Dance Company e con la collaborazione produttiva della Fondazione Teatro Comunale di Modena. Lo Schiaccianoci, l’opera più compiuta della maturità di Pëtr Il’ič Čajkovskij, è un capolavoro musicale oltre che ballettistico. Fu composta su richiesta del coreografo Marius Petipa e del direttore dei Teatri Imperiali di San Pietroburgo Ivan Vsevoložskij per il balletto omonimo in due atti che vide la luce il 18 dicembre del 1892. Da allora Lo Schiaccianoci è considerato un titolo cardine del grande repertorio, proposto dai teatri di tutto il mondo. Numerose le rivisitazioni in oltre centotrent’anni di storia, immaginate anche in chiave avanguardistica, contemporanea, con interpretazioni psicanalitiche del libretto originale, come è noto ispirato dal racconto di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann Lo Schiaccianoci e il Re dei Topi. Raramente però gli autori dei remake rinunciano alla ...

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Al Filodrammatici di Piacenza Vittorio Pagani in Superstella

Ispirata al mito delle STELLE del cinema e in dialogo con “8 ½” del grande Federico Fellini, una performance intreccia video, sampling, danza e parola – contro il buio, contro ogni previsione. Si tratta di SUPERSTELLA di e con Vittorio Pagani, che inaugura a Piacenza il cartellone DANZA curato da Emma Chiara Perotti e inserito nella Stagione di Prosa 2025/2026 organizzata da Teatro Gioco Vita, direzione artistica di Diego Maj e Jacopo Maj, con Fondazione Teatri e Comune di Piacenza e il sostegno di Fondazione di Piacenza e Vigevano e Iren. Appuntamento al Teatro Filodrammatici venerdì 16 gennaio alle ore 21, serata dedicata alla giovane danza d’autore proposta nell’ambito delle iniziative collegate all’adesione di Teatro Gioco Vita alla rete Anticorpi. Si tratta di un ritorno a Piacenza per Vittorio Pagani, che avevamo visto nel 2024 con la pièce “A Solo in the Spotlights”, di cui il danzatore prosegue la ricerca artistica. Cosa vuol dire creare danza al giorno d’oggi? L’atto creativo può veramente ignorare giudizio esterno ed esperienza personale? Continuando le ricerche iniziate con “A Solo in the Spotlights” (creazione prodotta nel 2022), Vittorio Pagani si interroga sui meccanismi di produzione e diffusione delle opere di danza mettendo in scena ...

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A Parigi il “Gala des jeunes solistes internationaux”

C’è un momento, nella storia della danza, in cui il corpo diventa memoria e il movimento si fa linguaggio universale. È il XIX secolo, epoca fondatrice del balletto classico, quando le grandi scene europee hanno dato forma a un ideale di bellezza destinato a superare i secoli. Tornare oggi a quelle coreografie significa riaprire un dialogo con le origini, restituendo al presente un patrimonio fatto di eleganza, rigore e sogno. Venerdì 30 gennaio 2026, alle ore 19.30, la Seine Musicale di Boulogne-Billancourt a Parigi ospiterà Les Beautés de la danse, una serata concepita come un vero e proprio viaggio nel cuore dell’Ottocento coreografico. Un omaggio alla giovinezza eterna del balletto ottocentesco. In programma, una selezione raffinata di estratti celebri e rarità preziose che riportano in vita le opere di Auguste Bournonville, Marius Petipa, Arthur Saint-Léon, Marie Taglioni e Joseph Mazilier, figure fondamentali nella costruzione del linguaggio classico. Particolarmente significativo è il lavoro di ricostruzione affidato a Pierre Lacotte per le coreografie di Taglioni e Mazilier: un gesto di profonda responsabilità storica che consente a questo repertorio fragile e prezioso di tornare a respirare sulla scena, non come semplice testimonianza museale, ma come materia viva. A incarnare questo patrimonio sono giovani ...

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La prima ballerina internazionale Maria Eichwald “allo specchio”

Il tuo balletto classico preferito? Ne ho diversi: Giselle, La Bayadère, Il Lago dei Cigni, La Bella Addormentata. Il tuo balletto contemporaneo preferito? Bella Figura di Jiří Kylián. Il teatro del cuore? Staatstheater Stuttgart e Teatro alla Scala. Un romanzo da trasformare in balletto? Onegin, La signora delle camelie. Il costume di scena che hai preferito indossare? La signora delle camelie di Jürgen Rose. Che colore associ alla danza? Bianco. Che odore ha la danza? Per me ha l’odore che si sente dietro il sipario (colofonia, pavimento in linoleum, lacca per capelli e così via…). La musica più bella mai scritta per il balletto? Quella di Čajkovskij (Lo Schiaccianoci, La Bella Addormentata). Il tuo “passo di danza” preferito? Arabesque. Chi avresti voluto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio classico? Clara dello Schiaccianoci: amo il dramma in scena, ma non nella vita reale. Chi è stato il genio per eccellenza dell’arte coreografica? John Neumeier. Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Concentrazione, costanza, grande pazienza. Come ti vedi oggi allo specchio? Rilassata. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com © Riproduzione riservata

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Edgar Degas, il respiro segreto della danza

Nessun artista ha saputo ascoltare la danza come Edgar Degas. Non l’ha semplicemente osservata: l’ha inseguita, studiata, trattenuta nel silenzio febbrile dei suoi pastelli. Nei corpi sospesi delle ballerine, nei loro equilibri provvisori, si apre un universo fragile e potente, dove la grazia non cancella la fatica ma ne nasce, dove la bellezza non è un dono ma una conquista quotidiana. La danza, per Degas, non è illusione: è esercizio, disciplina, resistenza. Egli non dipingeva la danza come spettacolo, ma come esperienza vissuta. La spiava da dietro le quinte, la respirava nel sudore degli allenamenti, la seguiva nei momenti in cui il corpo cede e si ricompone. In quel movimento regolato, severo, trovava il riflesso più autentico della vita moderna: una vita fatta di ripetizione, di sforzo, di sogni trattenuti. Degas non amava esporsi. Preferiva l’ombra alle luci della ribalta, le quinte dell’Opéra di Parigi al centro della scena. È lì che la verità si fa visibile, dove il sogno teatrale si sfalda e lascia spazio alla realtà nuda. Le sue ballerine non sono apparizioni eteree, ma giovani lavoratrici del gesto. Le vediamo stirarsi, allacciare le scarpette con dita pazienti, massaggiarsi i piedi gonfi, attendere il proprio turno sotto lo ...

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Quattro cignetti, un solo respiro: la danza dell’armonia

Nel cuore del balletto Il Lago dei Cigni, composto da Pëtr Il’ič Čajkovskij nel 1875-76, si trova uno dei momenti più iconici della danza classica: la Danza dei Piccoli Cigni (Pas de Quatre), conosciuta anche come la Danza dei Quattro Cigni. La danza fu creata da Lev Ivanov per la versione classica del balletto nel 1895, nel contesto della coreografia definitiva del Lago dei Cigni al teatro Mariinsky di San Pietroburgo. I piccoli cigni rappresentano una comunità fragile che sopravvive grazie alla collaborazione. In contrasto con i temi più drammatici del balletto, questa danza introduce un momento di leggerezza e candore. La breve (90 secondi circa) ma intensissima coreografia appare nel secondo atto del balletto: elegante, precisa e geometricamente perfetta è diventata uno dei momenti più riconoscibili e amati del balletto classico accademico. L’illusione è quella di una creatura sola composta da più “ali”. È interpretata da quattro ballerine che rappresentano giovani cigni, legate fisicamente — spesso incrociando le braccia o tenendosi per mano — eseguono una serie di passi piccoli, rapidi e sincronizzati, chiamati pas de bourrée. Non c’è spazio per respirare o aggiustare: la musica comanda, il corpo deve seguirla alla perfezione. Il fascino di questo pezzo non ...

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Al via a Napoli la XXVIII edizione di Second Hand

Second Hand torna a Napoli per la sua ventottesima edizione, dall’11 al 14 dicembre 2025 presso la Sala Assoli. Diretta da Gabriella Stazio e parte del progetto Dance Ecosystem – Supporting Artists Under 35 2025–2027, la rassegna conferma la sua vocazione: giovane coreografia d’autore, dialogo tra artisti nazionali e internazionali, scambio intergenerazionale tra artisti junior e senior, sperimentazione sui temi della contemporaneità. Un laboratorio che prende il titolo provocatorio scelto da Merce Cunningham nel 1970, dove frammenti già esistenti venivano ricombinati in creazioni originali. La serata inaugurale dell’11 dicembre alle 20:30 propone tre lavori distinti per poetiche e linguaggi: Oscure Luminiscenze di Lucas Monteiro Delfino, Flavia Dule, Angela Valeria Russo esplora gli angoli più remoti dell’interiorità umana, con drammaturgia e regia di Senio Giovanni Barbaro Dattena, interpretata da Flavia Dule e Manolo Perazzi, prodotta da Asmed – Balletto di Sardegna e co-prodotta da Danzeventi. Segue Dilatazione di un Attimo (Noemi De Rosa e Pierfrancesco Vicinanza), vincitore del Bando MUD C.Re.A.Re. Campania, un’indagine sul tempo e sull’ecosistema che unisce gesto, spazio e quarta dimensione, interpretato da Noemi De Rosa, con luci di Classico Light e produzione Compagnia Borderlinedanza 2024. Chiude la serata Desdemona (Monica Casadei), un duetto ispirato a Shakespeare e Verdi, con Alfonso Donnarumma e Christian Pellino, elaborazioni musicali di Luca Vianini e Fabio Fiandrini, prodotto da Compagnia Artemis Danza. Il ...

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L’incanto degli atti bianchi nel balletto accademico

Nel mondo della danza classica, pochi momenti riescono a evocare un senso di incanto e mistero quanto gli atti bianchi. Queste sezioni del balletto, in cui i danzatori si vestono di bianco e si muovono in un’atmosfera rarefatta, rappresentano un’esperienza unica di sospensione e trasfigurazione, capace di incantare chiunque si trovi a osservarle. L’atto bianco è caratterizzato da un’estetica dominata dal colore bianco, che si traduce in costumi leggeri e vaporosi, spesso tutù lunghi, capaci di trasformare i danzatori in creature quasi evanescenti. Questo momento coreografico viene solitamente collocato nel cuore del balletto, spesso nel secondo atto, e si distingue per la sua atmosfera fiabesca e quasi irreale. Questa scelta stilistica non è casuale: il bianco, simbolo di purezza e spiritualità, suggerisce un passaggio dal mondo tangibile ad uno spazio onirico, popolato da spiriti, fate o presenze ultraterrene. L’atto bianco nasce con il Romanticismo, un’epoca in cui la danza si fa veicolo di emozioni profonde e di mondi fantastici. Il balletto Giselle è l’esempio più celebre: nel suo secondo atto, le Wilis – fantasmi di giovani donne tradite – appaiono vestite di bianco, creando un’atmosfera di mistero e malinconia. Da allora, questo momento si è trasformato in una tradizione iconica: ...

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