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Rudolf Nureyev, l’uomo che voleva vivere dentro l’arte

Raccontare Rudolf Nureyev attraverso la danza significa raccontare soltanto una parte del suo rapporto con l’arte. La danza, per lui, non era un’isola: era piuttosto il centro di una costellazione vastissima, fatta di musica, pittura, scultura, tessuti, moda, architettura, arredamento, fotografia, teatro e scenografia. Nureyev sembrava avere bisogno di circondarsi di bellezza, ma non di una bellezza ordinata secondo categorie o confini. La cercava ovunque. Era, prima di tutto, un collezionista. E la sua curiosità aveva qualcosa di insaziabile. Durante i viaggi entrava nelle aste, visitava antiquari, cercava nei negozi e nei souk. Comprava dipinti, sculture, incisioni, mobili, strumenti musicali, tessuti, tappeti e oggetti di ogni genere. Non collezionava soltanto per possedere: raccoglieva mondi. Ogni oggetto sembrava poter diventare parte di una geografia personale dell’arte. Nella sua collezione la pittura occupava un posto particolare. Il Centre national du costume de scène, che conserva una parte importante del patrimonio di Nureyev, osserva come i suoi dipinti fossero caratterizzati soprattutto da ritratti maschili e nudi, in larga parte ottocenteschi. È una scelta che sembra quasi dialogare con il suo mestiere, ma senza ridursi a esso. Nureyev conosceva il corpo come strumento della danza: ne conosceva la tensione, l’equilibrio, la forza, la linea. ...

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Loreta Alexandrescu, il ricordo di una grande maestra

Nel giorno dell’anniversario di nascita (19 settembre), il ricordo di Loreta Alexandrescu torna naturalmente alla danza, quella danza che per tutta la vita ha studiato, interpretato e soprattutto trasmesso. Nata in Romania, diplomata all’Accademia Nazionale di Coreografia di Cluj-Napoca nel 1975 e prima ballerina al Teatro Rapsodia di Bucarest dal 1977, Loreta arrivò in Italia nel 1978, portando con sé una solida formazione e una profonda cultura del balletto. Dal 1988 entrò nella Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala, dove per oltre trent’anni fu maestra di danza classico-accademica, danza storica e danza di carattere, formando generazioni di giovani artisti. Tra i suoi allievi vi furono anche Roberto Bolle, Massimo Murru, Marta Romagna, Nicoletta Manni e molti altri interpreti che avrebbero poi portato nel mondo il segno della loro formazione scaligera. Ma ricordare Loreta significa soprattutto ricordare una maestra capace di vedere il danzatore prima ancora dell’allievo. Diceva che il talento non bastava, che occorrevano lavoro, qualità e intelligenza. E forse è proprio questa la sua eredità più preziosa: aver insegnato non soltanto come eseguire un passo, ma come comprenderlo, abitarlo e trasformarlo in danza. Oggi il suo nome continua a vivere nelle sale, nella memoria dei suoi allievi e ...

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Graduation Ball (balletto): storia, personaggi, curiosità e trama

Quando si pensa ai grandi balletti del Novecento, vengono spontaneamente alla mente titoli caratterizzati da atmosfere fiabesche, passioni tormentate e finali drammatici. Graduation Ball appartiene invece a una categoria molto diversa. È un balletto brillante, ironico e pieno di movimento, costruito attorno a una festa durante la quale giovani ragazze e cadetti si incontrano, si osservano, si corteggiano e finiscono inevitabilmente per combinare qualche guaio. Non ci sono maledizioni da spezzare, regni incantati o tragedie d’amore: al centro ci sono la vivacità della giovinezza, l’imbarazzo dei primi approcci, il piacere della danza e una buona dose di comicità. Proprio questa atmosfera leggera rappresenta uno degli elementi più affascinanti dell’opera. Graduation Ball riesce infatti a dimostrare che il balletto classico può raccontare una storia divertente senza rinunciare né alla raffinatezza della tecnica né alla spettacolarità della grande danza. La vicenda è semplice, ma i personaggi sono così ben caratterizzati e le situazioni così teatrali da trasformare una normale festa scolastica in una vera e propria commedia danzata. L’autore di questo originale lavoro è David Lichine, ballerino e coreografo di origine russa appartenente alla generazione di artisti formatasi nella grande tradizione dei Ballets Russes. La sua carriera si sviluppò soprattutto tra Europa, ...

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Festival internazionale nuova danza: a Cagliari si balla sul confine

Dal 19 settembre al 31 ottobre Cagliari si trasforma in una fucina della danza internazionale con la quarantaquattresima edizione di Find- Festival internazionale nuova danza. Organizzato da Maya Inc, con la direzione artistica di Cristiana Camba, Find si fregia del riconoscimento EFFe Label, il sigillo di qualità europeo per i festival artistici di spicco che si distinguono per il loro impegno nel campo delle arti, il coinvolgimento della comunità e l’apertura internazionale. Il tema scelto per quest’anno è “Soglie: ogni corpo è una frontiera; ogni danza, un passaggio”: attraverso il linguaggio della danza contemporanea il corpo incontra l’altro, mettendo in discussione i propri confini e sperimentando nuove possibilità di esistenza. Spiega Cristiana Camba: “Questa edizione del Find non propone un percorso tematico né una lettura univoca del presente. Disegna piuttosto una geografia di attraversamenti, in cui ogni spettacolo invita a sostare nel momento esatto in cui qualcosa cambia: un corpo, una comunità, un’immagine, un paesaggio, una memoria”. In questo contesto anche la città diventa parte attiva con spettacoli che coinvolgono diversi luoghi di Cagliari — dal Bastione Saint Remy a Sa Manifattura, dal Teatro Carmen Melis al Teatro Adriano sino al Giardino sotto le Mura, i bus del CTM, le ...

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COD di Chiara Olivieri: entra Matteo Levaggi nel percorso artistico

COD apre una nuova fase del proprio percorso artistico e produttivo. A partire da settembre 2026, Matteo Levaggi entra nel progetto della compagnia diretta da Chiara Olivieri, assumendo un ruolo di consulenza e curatela artistica, con particolare attenzione alla ricerca coreografica, allo sviluppo del repertorio e alla costruzione di nuove progettualità. Non si tratta di una sostituzione della direzione artistica, ma della costruzione di un dialogo tra esperienze, generazioni e visioni differenti, all’interno di un progetto comune. Chiara Olivieri continuerà a essere la direttrice artistica e coreografa stabile di COD, responsabile dell’identità della compagnia, della scelta degli artisti e dei progetti, delle collaborazioni e delle linee di sviluppo. A questa direzione si affiancherà l’esperienza di Matteo Levaggi, che contribuirà alla definizione di una linea di ricerca e programmazione coreografica e alla valorizzazione del patrimonio autoriale e del repertorio da lui sviluppato nel corso della propria carriera. L’obiettivo è costruire un organismo artistico riconoscibile, capace di produrre, conservare, rielaborare e trasmettere cultura coreografica. «L’ingresso di Matteo Levaggi nel percorso di COD Danza rappresenta per noi un passaggio importante», afferma Chiara Olivieri. «È un’opportunità per mettere in dialogo la nostra ricerca con un’esperienza artistica che ha attraversato importanti momenti della danza contemporanea ...

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Quando il balletto danzava per Re e Regine

Ci sono serate che finiscono quando cala il sipario. E poi ce ne sono altre che continuano a vivere nella memoria, nelle fotografie, nei racconti delle corti e negli archivi dei grandi teatri. Serate nelle quali la danza non è stata soltanto arte, ma cerimonia, prestigio, diplomazia e potere. Per secoli il balletto ha avuto un rapporto privilegiato con la regalità. Prima ancora di diventare uno dei linguaggi artistici più raffinati d’Europa, la danza era uno strumento attraverso il quale il sovrano mostrava la propria magnificenza. Il palcoscenico diventava una seconda corte e il corpo del ballerino, disciplinato fino alla perfezione, raccontava ordine, armonia e autorità. Ancora oggi, quando le porte di un palco reale si aprono e una sovrana, un re, un principe o una principessa prendono posto davanti alla scena, qualcosa di quella tradizione torna inevitabilmente a vivere. Queste sono alcune delle notti in cui la storia della monarchia ha incontrato la storia del balletto. IL RE CHE DIVENNE IL SOLE Versailles, 1653 Tutto comincia con un’immagine. Un giovane Luigi XIV appare sul palcoscenico del Ballet de la Nuit. Ha appena quindici anni e interpreta il Sole. Non è un dettaglio teatrale. È una dichiarazione destinata a diventare ...

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Al via l’atteso “Festival Aperto” di Reggio Emilia, tra danza e musica

In piazza Prampolini, sabato 19 settembre alle 18.45, il pubblico starà in piedi e dentro lo spazio della danza. Dance People, lo spettacolo del coreografo Omar Rajeh e della sua compagnia Maqamat, è una coreografia per dieci interpreti e per chiunque, tra gli spettatori, abbia voglia di unirsi a loro. È il centro della giornata inaugurale di Festival Aperto, che comincia alle 11 del mattino con una colazione e si chiude a sera con un concerto. Al debutto, all’International Festival di Edimburgo nell’agosto 2025, il pubblico aspettava dietro un nastro rosso mentre i danzatori giravano tra la gente e spiegavano le poche regole del gioco. Poi il nastro veniva tagliato e la folla entrava nell’area della danza, tra piattaforme su ruote e scale che si spostavano di continuo. Chi voleva ballava, chi preferiva guardava dai bordi. La musica di Mathias Delplanque e Ziad El Ahmadie è suonata dal vivo, con la voce del cantante libanese Abdul Karim Chaar. Festoso e apertamente politico, lo spettacolo parte da una domanda semplice: in un mondo regolato dagli algoritmi, come si sta insieme in uno spazio pubblico, e chi decide chi guida e chi segue? Festival Aperto è tra i coproduttori. Alle ore 21 ...

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Il linguaggio e lo stile della tecnica Cunningham

Il linguaggio della tecnica Cunningham si distingue per una concezione del movimento basata sull’autonomia del corpo rispetto alla narrazione e all’espressione emotiva. In questa visione la danza non ha il compito di raccontare una storia o rappresentare uno stato d’animo specifico, ma diventa un’esplorazione delle infinite possibilità del movimento nello spazio e nel tempo. Ogni gesto possiede un valore in sé, indipendentemente da un significato simbolico, e nasce dall’interazione tra precisione tecnica, coordinazione e consapevolezza del corpo. Lo stile della tecnica Cunningham è caratterizzato da grande chiarezza formale, controllo e complessità. Il busto mantiene generalmente una posizione eretta e stabile, mentre braccia e gambe si muovono con estrema indipendenza, dando vita a sequenze articolate che richiedono equilibrio, rapidità e precisione. Cambi improvvisi di direzione, variazioni ritmiche, salti, rotazioni e spostamenti nello spazio si alternano con continuità, creando un movimento dinamico e imprevedibile. La tecnica valorizza la neutralità espressiva del danzatore, privilegiando la qualità dell’esecuzione piuttosto che l’interpretazione drammatica. Un elemento fondamentale del linguaggio Cunningham è il rapporto con lo spazio. Ogni punto della scena può diventare il centro dell’azione, senza una gerarchia prestabilita tra primo piano e sfondo. I danzatori si muovono in tutte le direzioni, costruendo percorsi complessi che ...

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Ninette de Valois, la donna che inventò il balletto britannico

Nel giorno dell’anniversario della sua nascita, il ricordo di una pioniera che trasformò un sogno in una delle più grandi tradizioni coreutiche del Novecento. Il 6 giugno 1898 nasceva a Baltyboys, nella contea di Wicklow in Irlanda, una bambina destinata a cambiare per sempre la storia della danza. Il suo nome era Edris Stannus, ma il mondo l’avrebbe conosciuta come Ninette de Valois: ballerina, coreografa, pedagoga, visionaria. Una donna che non si limitò a interpretare il balletto, ma ne costruì le fondamenta di una nuova identità nazionale. Quando Ninette iniziò a studiare danza nei primi anni del Novecento, la Gran Bretagna non possedeva una tradizione classica paragonabile a quella francese, russa o italiana. Il balletto era considerato soprattutto un’arte d’importazione. Fu proprio questa assenza a suggerirle una missione che avrebbe occupato tutta la sua vita: creare una scuola inglese, una compagnia inglese e un repertorio inglese. Dopo gli esordi sulle scene londinesi, entrò a far parte dei leggendari Ballets Russes di Serge Diaghilev, la più rivoluzionaria compagnia del secolo. Fu un’esperienza determinante. Lavorando accanto a figure come Léonide Massine e Bronislava Nijinska, comprese che il balletto non era soltanto tecnica, ma anche organizzazione, cultura, educazione e visione artistica. Negli anni ...

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La danza dipinta “viaggio tra i capolavori”: Pierre-Auguste Renoir

Nel celebre Ballo al Moulin de la Galette, realizzato nel 1876 da Pierre-Auguste Renoir, la danza diventa il cuore pulsante di una scena di vita quotidiana, trasformata in un’immagine vibrante e luminosa che cattura lo spirito della Parigi moderna. Ambientato nel quartiere di Montmartre, presso il noto luogo di ritrovo popolare Moulin de la Galette, il dipinto raffigura un pomeriggio festivo all’aperto, in cui uomini e donne si incontrano, conversano e soprattutto danzano sotto la luce filtrata degli alberi. Renoir costruisce la scena con una straordinaria attenzione alla resa della luce e del movimento, elementi fondamentali anche per restituire il senso della danza. Le coppie non sono isolate o poste in primo piano in modo teatrale, ma immerse in una folla viva e dinamica, dove i gesti si intrecciano e si moltiplicano. La danza non è presentata come spettacolo da osservare, bensì come esperienza condivisa, spontanea e collettiva. I movimenti dei ballerini, spesso appena accennati, emergono attraverso tocchi rapidi di colore e pennellate leggere, che suggeriscono più che definire le posture. Ciò che rende il dipinto particolarmente significativo in relazione all’arte della danza è proprio questa capacità di evocare il movimento senza fissarlo rigidamente. Renoir non disegna contorni netti né ...

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