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La danza è un’architettura di precisione e di responsabilità

La danza è un sistema rigoroso di formazione, fisica e cognitiva che incide sulla struttura dell’individuo e, di riflesso, sulla società. Essa è prima di tutto un’architettura di precisione e di responsabilità. È disciplina quotidiana, non ammette scorciatoie, richiede investimento di tempo ed energie. Non si tratta solo di ‘esprimersi’ nell’arte, ma di strutturarsi. La danza infatti costruisce l’individuo, ne organizza il sistema nervoso, ne definisce il rigore mentale e fisico, e solo dopo gli permette di comunicare qualcosa. Strutturarsi attraverso la danza significa imparare la biomeccanica, organizzare lo scheletro, attivare la muscolatura profonda, gestire i baricentri e comprendere le leve anatomiche. Ogni passo è una regola geometrica. Il cervello e il corpo del danzatore devono elaborare e sincronizzare costantemente tre variabili simultanee, un errore su una di esse compromette l’intero equilibrio e il sistema. Variabile 1: lo spazio. Ogni passo ha coordinate spaziali esatte. Diagonali, linee della sbarra, distanze dai compagni. Variabile 2: il ritmo. Non basta avere musicalità, bisogna anticipare la frazione di secondo in cui il battito musicale. Il tempo nella danza non è un metronomo esterno, è una legge fisica interna. Variabile 3: empatia motoria. Quando ci si muove in gruppo, il singolo corpo diventa parte ...

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Fasanomusica Il Lago dei Cigni apre la 44ª Stagione Concertistica con TAM Ballet Company

Dalla grande danza classica alla musica sinfonica, dal jazz alla voce d’autore: dodici appuntamenti per la nuova stagione di Fasanomusica, intitolata “Orizzonti Sonori”. Inaugurazione l’8 novembre al Teatro Kennedy con il capolavoro di Čajkovskij e due stelle internazionali del Teatro Nazionale di Belgrado. C’è un’opera che, più di ogni altra, continua ad attraversare il tempo senza perdere nulla del proprio fascino. È Il Lago dei Cigni, il capolavoro di Pëtr Il’ič Čajkovskij, emblema della grande tradizione del balletto classico e autentico inno alla bellezza, alla grazia e alla potenza espressiva della danza. Sarà proprio questo titolo immortale ad aprire ufficialmente, domenica 8 novembre 2026 alle ore 19, al Teatro Kennedy di Fasano, la 44ª Stagione Concertistica di Fasanomusica. Un debutto che assume un significato particolare per la scena coreutica pugliese: per la prima volta nella regione arriva la TAM Ballet Company, prestigiosa compagnia residente del Teatro Arcimboldi di Milano, con una produzione che promette di restituire tutta la magnificenza di uno dei balletti più amati dal pubblico internazionale. A impreziosire lo spettacolo saranno due interpreti di assoluto prestigio, i primi ballerini del Teatro Nazionale di Belgrado, Marharyta Cheromukhina e Oleg Karatsev, chiamati a vestire i panni dei protagonisti Odette/Odile e ...

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In the Night (balletto): storia, personaggi, curiosità e trama

Il 29 gennaio 1970, il palcoscenico del New York State Theatre presso il Lincoln Center di New York fu teatro della prima assoluta di In the Night, una delle creazioni più intime, raffinate e composte dell’intera produzione coreografica di Jerome Robbins. Nato sulla scia dell’eccelsa accoglienza riservata solo un anno prima a Dances at a Gathering, l’opera rappresentò il consolidamento di un dialogo poetico e quasi simbiotico tra il coreografo americano e la produzione pianistica di Frédéric Chopin. Se nel lavoro del 1969 la musica chopiniana serviva da sfondo a una comunità aperta, solare e nostalgica di giovani danzatori, con In the Night Robbins volle calare la riflessione in una dimensione notturna, introspettiva e squisitamente cameristica, scegliendo quattro Notturni del compositore polacco per edificare una meditazione a tre voci sulla complessa anatomia dei rapporti sentimentali. Per dare forma a questo viaggio all’interno della psiche e degli affetti umani, Robbins radunò un cast d’eccezione, selezionando alcuni dei solisti più carismatici ed espressivi del New York City Ballet: Kay Mazzo, Violette Verdy, Patricia McBride, Anthony Blum, Peter Martins e Francisco Moncion. Il balletto si priva volutamente di un’impalcatura drammaturgica tradizionale o di uno sviluppo narrativo lineare con personaggi definiti da un nome; ...

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Mostra fotografica alla Scala: la Sagra di Bausch [RECENSIONE]

Nel solco di una memoria visiva che non cessa di interrogare il senso profondo dell’atto coreutico, la mostra fotografica allestita presso il Ridotto dei Palchi Arturo Toscanini del Teatro alla Scala si impone come una meditazione viscerale e al contempo storiografica su uno dei capolavori imprescindibili del Novecento: Le Sacre du printemps di Pina Bausch. In concomitanza con lo storico e attesissimo ingresso del titolo nel repertorio della Compagnia del Teatro alla Scala, l’esposizione – frutto della preziosa collaborazione con la Pina Bausch Foundation – si distanzia nettamente dall’intento puramente documentale per farsi saggio iconografico sulla gravità, sulla carne e sulla sacralità del movimento. Il percorso espositivo, articolato attraverso una selezione di diciotto pannelli di rigorosa sobrietà, rifiuta l’ingombro didascalico per affidare l’intera campitura espressiva alla forza primordiale dello scatto. Gli obiettivi storici di Guy Delahaye, Ulli Weiss, Oliver Look e Susanne Esche catturano la genesi e la stratificazione di una creazione che ha ridefinito le coordinate del Tanztheater. Accanto alle immagini, brevi frammenti di testimonianze d’archivio e citazioni di storiche interpreti risuonano come echi sommessi, restituendo la temperatura emotiva delle prove a Wuppertal nel dicembre del 1975 e la forza travolgente delle successive tournée internazionali. Da uno sguardo analitico ...

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Come scegliere una scuola di danza: tra formazione, passione e qualità dell’insegnamento

Dalla preparazione degli insegnanti alla qualità degli ambienti, passando per il metodo didattico e il progetto formativo: scegliere una scuola di danza significa affidarsi a un percorso educativo e artistico che può accompagnare bambini, ragazzi e adulti nella scoperta del linguaggio del movimento. Scegliere una scuola di danza è il primo passo di un viaggio che, per molti, comincia durante l’infanzia e può trasformarsi nel tempo in una vera e propria passione, in un percorso di crescita personale o persino in una professione. Ma come orientarsi tra le tante proposte presenti sul territorio? Quali sono gli elementi che distinguono una scuola di qualità da una semplice attività dedicata al tempo libero? In un panorama nel quale l’offerta formativa è sempre più articolata, dalla danza classica alla contemporanea, dalla moderna all’hip hop, fino alle numerose discipline che compongono il mondo della danza, la scelta non dovrebbe essere dettata soltanto dalla vicinanza geografica o dal costo dell’iscrizione. Dietro una scuola di danza ci sono un progetto didattico, una metodologia di insegnamento, competenze professionali e, soprattutto, una precisa idea di formazione. Il primo elemento da considerare riguarda proprio la preparazione degli insegnanti. La qualità di un percorso formativo dipende in larga misura dalla ...

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“Turning of Bones” di Akram Khan: la danza come rito, identità e memoria

Dopo lo straordinario successo registrato a Orsolina28 Art Foundation e al Colours International Dance Festival di Stoccarda nel giugno 2025, dal 19 al 22 novembre 2026, Turning of Bones arriva sul palco del Theaterhaus Stuttgart con la Gauthier Dance // Dance Company. Firmata da Akram Khan — tra i coreografi più influenti e visionari della scena contemporanea — la creazione propone un’intensa riflessione su memoria, identità e temporalità, mettendo in dialogo la danza con le grandi questioni del presente: dalle crisi ambientali alle fratture culturali e spirituali.  Il titolo prende forma dalla tradizione ancestrale del Famadihana malgascio, un rito di riscoperta e rinnovamento delle relazioni con gli antenati, attraverso la risistemazione fisica e simbolica dei loro resti ossei. Lungi dall’essere un gesto funerario o macabro, esso rappresenta un atto d’amore e di continuità generazionale, una riconnessione viva tra presente e passato che assume connotati di resistenza culturale e spirituale. Akram Khan coglie in questa pratica la chiave per una riflessione coreografica che va oltre l’autobiografia: Turning of Bones diventa un archetipo attraverso cui sondare le tensioni della contemporaneità, in cui il ritorno alle radici si configura come una necessità profonda di ricostruzione dell’identità, sia personale che collettiva. In un mondo ...

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I grandi coreografi nella storia della danza: Michel Fokine

Michel Fokine fu uno dei più importanti coreografi del balletto del Novecento e una figura centrale nella profonda trasformazione della danza classica. Nato a San Pietroburgo nel 1880, si formò presso il Teatro Imperiale, dove iniziò il proprio percorso artistico come danzatore, per affermarsi successivamente come coreografo innovatore. La sua notorietà internazionale crebbe soprattutto grazie alla collaborazione con i Ballets Russes di Sergej Djagilev, esperienza che gli permise di portare la propria concezione della danza sui più importanti palcoscenici europei. Fokine contribuì in maniera decisiva al rinnovamento del linguaggio coreografico, sostenendo la necessità di superare le convenzioni del balletto accademico tradizionale. Secondo la sua visione, tecnica, musica, scenografia e interpretazione non dovevano essere elementi separati, ma parti di un’unica creazione artistica. La danza, quindi, non doveva ridursi a una successione di passi spettacolari o a una dimostrazione di abilità fisica: il movimento doveva nascere dalla musica, dall’atmosfera e dal significato dell’opera, diventando uno strumento autentico di espressione. Questa concezione innovativa diede origine ad alcune delle opere più celebri della storia del balletto, tra cui L’uccello di fuoco, Petrushka e Les Sylphides. In particolare, quest’ultima rappresenta uno degli esempi più significativi della sua idea di danza. Attraverso Les Sylphides, Fokine volle ...

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Vittoria Ottolenghi e la rivoluzione della sua Maratona d’Estate

Per oltre un quarantennio, l’esegesi della danza in Italia ha riconosciuto nella figura di Vittoria Ottolenghi la sua declinazione più alta, nitida e feconda. Figura d’intellettuale di rara statura, la saggista e critica romana non si è limitata a interpretare con acume e rigore le morfologie del gesto e le metamorfosi della scena coreutica: ne ha riscritto il destino sociale, restituendo all’arte del movimento la sua statura di linguaggio universale e pensiero incarnato. Il suo capolavoro d’ingegneria culturale, la celeberrima Maratona d’Estate — palinsesto ed evento corale entusiasmante diffuso dal servizio radiotelevisivo pubblico —, ha rappresentato una frattura epistemologica di portata storica. In un’epoca in cui la grande coreografia restava gelosamente custodita nei templi chiusi e talvolta aristocratici delle fondazioni liriche, Ottolenghi ha compiuto un gesto di autentica e visionaria audacia: scardinare la distanza elitaria per insediare il balletto e la danza contemporanea nel cuore vivo e pulsante del pubblico immaginario, trasformando il piccolo schermo in una grande agorà della bellezza.   Una visione oltre il tempo: la televisione come spazio sacro e popolare La Maratona d’Estate non fu un mero contenitore d’intrattenimento, bensì un manifesto di politica culturale e poetica della visione. Vittoria Ottolenghi comprese prima d’altri la potenza ...

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Il linguaggio e lo stile della tecnica Cunningham

Il linguaggio della tecnica Cunningham si distingue per una concezione del movimento basata sull’autonomia del corpo rispetto alla narrazione e all’espressione emotiva. In questa visione la danza non ha il compito di raccontare una storia o rappresentare uno stato d’animo specifico, ma diventa un’esplorazione delle infinite possibilità del movimento nello spazio e nel tempo. Ogni gesto possiede un valore in sé, indipendentemente da un significato simbolico, e nasce dall’interazione tra precisione tecnica, coordinazione e consapevolezza del corpo. Lo stile della tecnica Cunningham è caratterizzato da grande chiarezza formale, controllo e complessità. Il busto mantiene generalmente una posizione eretta e stabile, mentre braccia e gambe si muovono con estrema indipendenza, dando vita a sequenze articolate che richiedono equilibrio, rapidità e precisione. Cambi improvvisi di direzione, variazioni ritmiche, salti, rotazioni e spostamenti nello spazio si alternano con continuità, creando un movimento dinamico e imprevedibile. La tecnica valorizza la neutralità espressiva del danzatore, privilegiando la qualità dell’esecuzione piuttosto che l’interpretazione drammatica. Un elemento fondamentale del linguaggio Cunningham è il rapporto con lo spazio. Ogni punto della scena può diventare il centro dell’azione, senza una gerarchia prestabilita tra primo piano e sfondo. I danzatori si muovono in tutte le direzioni, costruendo percorsi complessi che ...

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Ninette de Valois, la donna che inventò il balletto britannico

Nel giorno dell’anniversario della sua nascita, il ricordo di una pioniera che trasformò un sogno in una delle più grandi tradizioni coreutiche del Novecento. Il 6 giugno 1898 nasceva a Baltyboys, nella contea di Wicklow in Irlanda, una bambina destinata a cambiare per sempre la storia della danza. Il suo nome era Edris Stannus, ma il mondo l’avrebbe conosciuta come Ninette de Valois: ballerina, coreografa, pedagoga, visionaria. Una donna che non si limitò a interpretare il balletto, ma ne costruì le fondamenta di una nuova identità nazionale. Quando Ninette iniziò a studiare danza nei primi anni del Novecento, la Gran Bretagna non possedeva una tradizione classica paragonabile a quella francese, russa o italiana. Il balletto era considerato soprattutto un’arte d’importazione. Fu proprio questa assenza a suggerirle una missione che avrebbe occupato tutta la sua vita: creare una scuola inglese, una compagnia inglese e un repertorio inglese. Dopo gli esordi sulle scene londinesi, entrò a far parte dei leggendari Ballets Russes di Serge Diaghilev, la più rivoluzionaria compagnia del secolo. Fu un’esperienza determinante. Lavorando accanto a figure come Léonide Massine e Bronislava Nijinska, comprese che il balletto non era soltanto tecnica, ma anche organizzazione, cultura, educazione e visione artistica. Negli anni ...

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