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Beppe Menegatti, nel ricordo del suo anniversario di nascita

Nel ricordare Beppe Menegatti, nel giorno dell’anniversario della sua nascita, la prima immagine che viene alla mente non è forse quella dell’uomo che si mette in posa davanti a un obiettivo. È piuttosto quella di un uomo di teatro: attento, curioso, immerso nel lavoro, con gli occhi rivolti alla scena e a ciò che sulla scena stava per accadere. Perché Menegatti è stato soprattutto questo: un regista innamorato del teatro e della danza, un uomo che ha attraversato per decenni il mondo del balletto cercando di restituirgli una dimensione narrativa, umana, drammatica. Era nato a Firenze nel 1929 e la sua formazione si era sviluppata nel cuore della grande cultura teatrale italiana. L’incontro professionale con Luchino Visconti rappresentò una tappa fondamentale: accanto a uno dei maggiori registi del Novecento imparò il rigore della costruzione scenica, il valore della parola ma anche quello del silenzio, l’importanza di ogni dettaglio. Una lezione che avrebbe portato con sé quando la danza divenne sempre più il centro del suo lavoro. Menegatti non guardava al balletto soltanto come a un’arte di movimento. Lo considerava teatro. E in questa parola c’era tutta la sua idea di regia. Il corpo del danzatore doveva raccontare, la musica doveva ...

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Il “dAS Festival” di Piacenza giunge alla IV edizione

Giunge alla IV edizione dAS FESTIVAL, festival multidisciplinare ideato e diretto dal coreografo piacentino Riccardo Buscarini che porta la danza, la musica e le arti dal vivo all’interno di Palazzi signorili, dimore storiche e giardini nobiliari della città. Il Festival è un omaggio alla figura di Domenichino da Piacenza, maestro di buone maniere che del lavoro presso le famiglie nobili fece il fulcro della sua attività, considerato il primo coreografo della storia per aver composto il trattato De Arte Saltandi (dAS nel titolo), il cui manoscritto è conservato presso la Bibliothèque Nationale Française di Parigi. In programma dal 17 al 20 settembre 2026, la IV edizione di dAS Festival è emblematicamente intitolata Tema e Variazioni e ci conduce in un immaginario simposio sul tema dei classici. Modelli da seguire, ispirazioni da cui trarre nuove forme, guida per gli interrogativi universali del passato e del presente: i classici ci accompagnano anche quando vorremmo fuggire da loro. Tema portante degli eventi di dAS Festival 2026 è proprio il dualismo tra storia e rivisitazione declinato in varie sfaccettature. È affidata come da tradizione alla musica l’inaugurazione, giovedì 17 settembre all’Auditorium Santa Margherita, con il concerto di Giulia Zaniboni (soprano) e Luca Fraternali (pianoforte) ...

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Sir Anton Dolin, leggenda del balletto del Novecento

Sir Anton Dolin è stato una delle figure più affascinanti e influenti del balletto del Novecento, un artista che seppe unire il rigore della grande tradizione classica alla sensibilità moderna, lasciando un’impronta profonda non soltanto come interprete, ma anche come coreografo, storico e instancabile custode dell’arte della danza. Nato il 27 luglio 1904 a Slinfold, nel Sussex, con il nome di Sydney Francis Patrick Chippendall Healey-Kay, Anton Dolin appartenne a quella generazione di pionieri che contribuirono a trasformare il balletto da disciplina di élite a forma d’arte capace di parlare a un pubblico internazionale. Fin da giovanissimo manifestò una naturale inclinazione per il palcoscenico e intraprese gli studi di danza alla prestigiosa scuola di Royal Ballet School, allora legata alla tradizione sviluppata attorno al teatro britannico. Il talento precoce lo portò presto ad affermarsi negli ambienti artistici londinesi, fino a entrare in contatto con alcune delle personalità più innovative della danza europea. La sua carriera prese una svolta decisiva quando entrò a far parte dei celebri Ballets Russes de Serge Diaghilev, compagnia leggendaria che, nei primi decenni del Novecento, aveva rivoluzionato il rapporto tra danza, musica, arti visive e teatro. L’incontro con l’universo di Sergej Djagilev e con artisti di straordinario ...

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Il futuro della danza risiede nell’umanità del gesto

Nel corso della storia, ogni forma d’arte ha attraversato momenti in cui la ricerca della perfezione tecnica ha rischiato di diventare il suo stesso limite. La danza non fa eccezione. Se da un lato l’evoluzione delle capacità fisiche dei danzatori ha raggiunto livelli straordinari, dall’altro si è aperta una domanda sempre più urgente: cosa resta dell’arte quando il virtuosismo diventa il fine e non più il mezzo? La tecnica rappresenta il vocabolario del corpo. È indispensabile, perché consente al danzatore di ampliare le proprie possibilità espressive e di affrontare linguaggi coreografici sempre più complessi. Tuttavia, nessun vocabolario ha valore se non è accompagnato da un pensiero. Le parole, da sole, non generano poesia. Allo stesso modo, una sequenza impeccabile di salti, pirouette o equilibri non garantisce la nascita di un’opera capace di lasciare un’impronta nello spettatore. Negli ultimi decenni, la danza è stata profondamente influenzata dalla cultura della performance. Competizioni internazionali, piattaforme digitali e social media hanno contribuito a valorizzare l’impatto immediato dell’esecuzione spettacolare. La velocità, la flessibilità estrema e la precisione assoluta sono diventate spesso criteri predominanti di valutazione. Ma l’arte non coincide con la dimostrazione atletica. Il rischio è quello di trasformare il palcoscenico in una vetrina di ...

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Site Dance 2026 ‒ “She Screams” e “Miniatures: Ground Studies”

Prosegue il percorso della settima edizione di SITE DANCE, la rassegna itinerante dedicata alla danza contemporanea diretta da Simona Bucci e Marika Errigo, progetto della Compagnia degli Istanti realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura (MIC), della Regione Toscana e della Fondazione CR Firenze. Il 19 settembre 2026 ‒ in una serata a programma multiplo, che vedrà in scena Ritorno Altrove, di e con Luca Campanella e Françoise Parlanti, e Miniatures: Ground Studies, di Camilla Giani ‒ la Compagnia Egribianco Danza presenterà She Screams, intensa creazione di Raphael Bianco che affronta il tema dell’amore nella sua dimensione più autentica e contraddittoria. Passione e dolore, fragilità e forza, dolcezza e follia si intrecciano in un racconto costruito attorno a tre figure femminili, dando vita a un mosaico di emozioni che restituisce tutta la potenza di un sentimento capace di essere al tempo stesso devastante e rigeneratore. Lontano da ogni rappresentazione idealizzata, il coreografo costruisce un viaggio emotivo attraverso sentimenti estremi e complementari: passione e sofferenza, fragilità e resilienza, desiderio e perdita, abbandono e rinascita. Al centro della scena tre danzatrici ‒ Erika Fisicaro, Carlotta Gravina e Julia Niekowal ‒ che diventano simboli di un universo femminile attraversato da tensioni, memorie e trasformazioni, componendo un ritratto ...

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NID Platform 2026, la danza italiana disegna il possibile

C’è un momento, nella vita della danza, in cui il presente smette di essere soltanto una fotografia e diventa una mappa. È quello che accade alla NID Platform – Nuova Piattaforma della Danza Italiana, che nel 2026 raggiunge la sua decima edizione e approda per la prima volta in Piemonte. Dal 1° al 4 settembre Torino, Collegno, Moncalieri e Venaria Reale diventano un unico grande palcoscenico diffuso, chiamando a raccolta artisti, compagnie, operatori, programmatori, istituzioni, giornalisti e pubblico. Il titolo scelto per questa edizione, “Coreografie del possibile”, non è soltanto una dichiarazione d’intenti, ma sembra restituire con precisione il momento che sta attraversando la danza italiana. Una danza che continua a interrogarsi sul corpo, sul gesto, sullo spazio e sul tempo, ma che soprattutto cerca nuove forme di relazione: con i territori, con gli spettatori, con le istituzioni, con i linguaggi contemporanei e con una dimensione internazionale sempre più necessaria. Nata nel 2012 con l’obiettivo di promuovere la produzione coreutica italiana e favorirne la circuitazione, la NID è progressivamente diventata uno degli appuntamenti più importanti per comprendere dove sta andando la danza del nostro Paese. Non una semplice vetrina, dunque, ma un luogo di incontro e di confronto nel quale ...

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I grandi coreografi nella storia della danza: Kenneth MacMillan

C’è una tensione particolare nella danza di Kenneth MacMillan, una corrente sotterranea che attraversa la forma classica e la incrina dall’interno senza mai distruggerla. Il suo linguaggio non cerca la perfezione come fine, ma come punto di partenza da cui deviare, scivolare, talvolta persino cadere. È proprio in queste deviazioni che la sua arte trova una verità più profonda, meno rassicurante, ma intensamente umana. Nel suo universo coreografico, il corpo non è mai soltanto strumento di armonia: è luogo di conflitto, di desiderio, di fragilità esposta. Le linee accademiche si piegano sotto il peso di emozioni che non si lasciano contenere; i passi si allungano, si spezzano, si trattengono come se portassero con sé un pensiero irrisolto. Non c’è mai compiacimento nel gesto, ma una ricerca continua di autenticità, anche quando questa conduce verso territori scomodi. La sua eleganza non è levigata, bensì inquieta. È fatta di contrasti: tra controllo e abbandono, tra slancio e resistenza, tra ciò che appare e ciò che si nasconde. Nei pas de deux, in particolare, emerge una scrittura coreografica che sembra interrogare il rapporto stesso tra i corpi: non solo incontro, ma confronto, talvolta lotta silenziosa. Le prese non sono mai puramente decorative; hanno ...

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Marge Champion, la ballerina dietro i movimenti di Biancaneve

Il 2 settembre 1919 nasceva a Los Angeles, in California, Marjorie Celeste Champion, conosciuta come Marge Champion, destinata a diventare una delle figure più versatili e longeve dello spettacolo americano del Novecento. Ballerina, attrice, coreografa e insegnante, attraversò quasi un secolo di storia della danza, del cinema, della televisione e del teatro musicale, lasciando un’impronta particolarmente significativa anche nell’evoluzione dell’animazione cinematografica. Figlia del ballerino e insegnante Ernestine Stodel e di Ernest Champion, Marge crebbe in un ambiente profondamente legato alla danza e iniziò a studiare fin da bambina nella scuola del padre. La sua formazione classica e la naturale eleganza dei movimenti attirarono presto l’attenzione degli ambienti cinematografici di Hollywood. Nel 1936, quando aveva appena sedici anni, venne scelta dagli allora Walt Disney Studios come modello dal vivo per la realizzazione di Biancaneve nel primo lungometraggio animato della Disney, Snow White and the Seven Dwarfs, distribuito nel 1937 e conosciuto in Italia come Biancaneve e i sette nani. Il suo contributo fu particolarmente innovativo per l’epoca. Champion non si limitò infatti a posare per i disegnatori: interpretava fisicamente le scene, eseguendo passi, gesti, movimenti e atteggiamenti che gli animatori potevano osservare e utilizzare come riferimento. Attraverso questa tecnica, destinata a ...

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Il monumento a Vladimir Shklyarov celebra il suo ultimo volo

A San Pietroburgo, nel silenzio del Cimitero Smolensk, Vladimir Shklyarov è tornato a danzare. Non su un palcoscenico, non accompagnato dall’orchestra e dagli applausi del pubblico, ma attraverso il bronzo di un monumento che sembra aver catturato per sempre l’attimo più autentico della sua arte: quello del volo. Il 27 luglio 2026 è stata inaugurata la scultura dedicata al grande primo ballerino del Teatro Mariinskij, scomparso tragicamente nel novembre del 2024, a soli 39 anni. L’opera, realizzata dallo scultore Andrey Korobtsov e concepita con il coinvolgimento del ballerino e coreografo Yuri Smekalov, della famiglia di Shklyarov e del Teatro Mariinskij, restituisce alla città una delle figure più amate e rappresentative della danza russa contemporanea. Il titolo dell’opera, Il volo dell’anima, racchiude già in sé il significato più profondo dell’intero progetto. Shklyarov è raffigurato nel momento di un grande salto, sospeso nello spazio, con il corpo proiettato verso l’alto. Non è una posa statica, celebrativa o semplicemente commemorativa: è un’immagine viva, dinamica, quasi impossibile da separare dalla sua identità artistica. Per un ballerino, il salto rappresenta uno dei momenti più affascinanti e complessi della danza, perché è proprio lì che il corpo sembra liberarsi, anche solo per una frazione di secondo, ...

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Il linguaggio e lo stile della tecnica Cunningham

Il linguaggio della tecnica Cunningham si distingue per una concezione del movimento basata sull’autonomia del corpo rispetto alla narrazione e all’espressione emotiva. In questa visione la danza non ha il compito di raccontare una storia o rappresentare uno stato d’animo specifico, ma diventa un’esplorazione delle infinite possibilità del movimento nello spazio e nel tempo. Ogni gesto possiede un valore in sé, indipendentemente da un significato simbolico, e nasce dall’interazione tra precisione tecnica, coordinazione e consapevolezza del corpo. Lo stile della tecnica Cunningham è caratterizzato da grande chiarezza formale, controllo e complessità. Il busto mantiene generalmente una posizione eretta e stabile, mentre braccia e gambe si muovono con estrema indipendenza, dando vita a sequenze articolate che richiedono equilibrio, rapidità e precisione. Cambi improvvisi di direzione, variazioni ritmiche, salti, rotazioni e spostamenti nello spazio si alternano con continuità, creando un movimento dinamico e imprevedibile. La tecnica valorizza la neutralità espressiva del danzatore, privilegiando la qualità dell’esecuzione piuttosto che l’interpretazione drammatica. Un elemento fondamentale del linguaggio Cunningham è il rapporto con lo spazio. Ogni punto della scena può diventare il centro dell’azione, senza una gerarchia prestabilita tra primo piano e sfondo. I danzatori si muovono in tutte le direzioni, costruendo percorsi complessi che ...

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