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La danza cura corpo e mente

Esistono esperienze dolorose che si insediano tanto in profondità da compromettere la qualità di vita e talvolta la salute cognitiva. Nei casi di traumi psicologici come un lutto, un abuso o un abbandono, la mente attiva meccanismi di difesa che congelano il ricordo e disconnettono la persona dal proprio vissuto emotivo. Il movimento può diventare la chiave per sbloccare le ferite emotive e la danza, come arte, ha ancor più la possibilità di ristabilire il benessere mentale e fisico. Le memorie traumatiche rimangono nelle strutture subcorticali del cervello sotto forma di tensioni muscolari, risposte d’allarme eccessive o uno stato di rigidità costante. La danza agisce direttamente sui livelli neurobiologici, riequilibra il sistema nervoso e ripristina il senso di controllo. Uno degli effetti più distruttivi del trauma infatti è la perdita di controllo: l’evento traumatico fa sentire la persona impotente e alla mercé degli altri o delle circostanze. Memorizzare un passo, eseguire una sequenza o una coreografia richiedono intenzione e consapevolezza. Ogni volta che il corpo risponde a un comando della mente, il cervello riceve un segnale preciso: ‘ho di nuovo il controllo sui miei movimenti e sul mio spazio’. È qui che scatta la presa di coscienza corporea. Il cervello ...

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Roberto Zappalà protagonista a OperaEstate con due nuove creazioni: dal dialogo tra i vulcani di Brother to Brother alla spiritualità di Bach Dance Concert

Due nuove creazioni, due percorsi artistici profondamente differenti ma accomunati da una stessa ricerca: quella di un dialogo costante tra musica e movimento. È con questa doppia proposta che Roberto Zappalà e la Compagnia Zappalà Danza saranno protagonisti di una personale all’interno di OperaEstate Festival Veneto, portando in scena al Teatro al Castello “Tito Gobbi” di Bassano del Grappa due lavori che confermano la maturità di uno dei più autorevoli coreografi della scena contemporanea italiana. Il primo appuntamento, in programma il 7 agosto, è Brother to Brother – Dall’Etna al Fuji, una creazione che nasce dall’incontro ideale tra due montagne simbolo: l’Etna e il Monte Fuji. Due vulcani, due culture, due identità lontane geograficamente ma accomunate dalla forza primordiale della natura e dal valore spirituale che entrambe rivestono per le rispettive comunità. Zappalà costruisce così un ponte artistico tra Sicilia e Giappone, trasformando il paesaggio naturale in una metafora del dialogo tra popoli. Fondamentale è la presenza dei Munedaiko, maestri del tradizionale tamburo giapponese taiko, la cui esecuzione dal vivo non rappresenta un semplice accompagnamento musicale, ma diventa parte integrante della coreografia. Il ritmo incessante delle percussioni attraversa i corpi dei danzatori, dando vita a un flusso continuo di energia ...

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I grandi coreografi nella storia della danza: Steve Paxton

La ricerca di Steve Paxton non si è limitata a creare un nuovo linguaggio coreografico, ma ha ridefinito il concetto di movimento, restituendo al gesto quotidiano una dignità poetica e al corpo una sorprendente libertà espressiva. La sua arte è sempre stata lontana dalla spettacolarità fine a sé stessa: essenziale, rigorosa, silenziosa, e proprio per questo capace di aprire orizzonti inattesi. Nel lavoro di Paxton il corpo non cerca di imporsi sullo spazio, ma di ascoltarlo. Ogni movimento nasce dall’osservazione delle leggi fisiche che regolano peso, equilibrio, gravità e slancio. La danza smette così di essere una successione di forme prestabilite e diventa un processo in continua evoluzione, un dialogo tra il danzatore e ciò che accade nell’istante presente. L’improvvisazione non rappresenta un’eccezione alla coreografia, ma ne diventa il cuore pulsante: un esercizio di attenzione, disponibilità e fiducia. Questa visione ha trovato la sua espressione più celebre nella Contact Improvisation, pratica che ha rivoluzionato il rapporto tra i corpi in movimento. Attraverso il contatto fisico, i partner condividono il peso, seguono l’energia reciproca e costruiscono insieme una danza che non può essere completamente prevista. Non esiste un leader, né un interprete che domina l’altro; esiste piuttosto una continua negoziazione, fatta ...

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La danza insegna ciò che la vita mette alla prova

Nello scenario attuale, la danza rappresenta una delle poche discipline capaci di restituire valore al tempo, all’attesa e alla costruzione paziente del talento. Non è soltanto un linguaggio artistico, né esclusivamente una forma di spettacolo: è un percorso educativo che modella il carattere prima ancora della tecnica. Chi entra in una sala danza scopre presto che il movimento perfetto non nasce dall’ispirazione, ma dalla ripetizione. Dietro ogni gesto che appare naturale si nascondono ore di studio, correzioni, cadute e ripartenze. È qui che prende forma uno dei più grandi insegnamenti della danza: comprendere che l’eccellenza non è un dono, ma una conquista quotidiana. In un’epoca dominata dalla cultura dell’immediatezza, la danza custodisce una virtù quasi rivoluzionaria: la pazienza. Educa a rimandare la gratificazione, ad accettare che la crescita abbia bisogno di tempo e che ogni progresso sia il risultato di un lavoro silenzioso, spesso invisibile agli occhi degli altri. È una lezione che supera il confine della sala prove e diventa una competenza preziosa per affrontare qualsiasi percorso di vita. Ma la danza non costruisce soltanto ballerini più preparati. Costruisce persone più consapevoli. La disciplina richiesta da una lezione non coincide con la rigidità, bensì con il rispetto: degli orari, ...

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Aristide Rontini

Aristide Rontini a Introdans per la nuova produzione “Skins In Between”

Dal 10 al 28 agosto 2026 il danzatore e coreografo Aristide Rontini sarà in residenza creativa presso Introdans, ad Arnhem, nei Paesi Bassi, per la realizzazione di Skins In Between, nuova produzione commissionata dalla prestigiosa compagnia olandese, da oltre cinquant’anni punto di riferimento della danza contemporanea europea. La residenza rappresenta una fase decisiva del processo creativo dell’opera. Nel corso delle tre settimane di lavoro, Rontini svilupperà la ricerca coreografica direttamente in sala prove, confrontandosi con i danzatori di Introdans e costruendo il linguaggio scenico della nuova creazione attraverso un dialogo costante tra movimento, interpretazione e sperimentazione. Un percorso che consentirà di dare forma a una coreografia pensata appositamente per gli interpreti della compagnia, valorizzandone le qualità tecniche ed espressive. Skins In Between nasce come un’indagine sul corpo e sulle relazioni, esplorando gli spazi di confine tra identità individuale e collettiva, tra ciò che si mostra e ciò che rimane nascosto. Il titolo richiama l’idea di “pelli” e di superfici che separano ma, allo stesso tempo, mettono in contatto, suggerendo una riflessione sulla trasformazione, sulla vulnerabilità e sulla continua negoziazione dell’essere con l’altro. La ricerca coreografica si sviluppa così attraverso un linguaggio fisico intenso, in cui gesto, contatto e dinamica diventano ...

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Orsolina28 Art Foundation: Maurice Béjart | Danae & Dionysios

Sabato 8 agosto 2026 l’Open Air Stage di Orsolina28 Art Foundation ospiterà una serata dedicata alla danza contemporanea, in cui la ricerca coreografica internazionale dialogherà con l’eredità di uno dei più grandi maestri del Novecento, Maurice Béjart. Ad aprire la serata saranno i giovani danzatori del programma Intensive dedicato a Maurice Béjart. La performance rappresenta la restituzione pubblica del percorso di studio svolto durante la settimana di formazione a Orsolina28, offrendo al pubblico l’opportunità di assistere al lavoro sviluppato dagli allievi sul repertorio del grande coreografo. Sul palco si esibiranno gli studenti del corso intensivo sotto la guida di Julien Favreau, Direttore Artistico del Béjart Ballet Lausanne, affiancato da Elisabet Ros e Juichi Kobayashi. Un’occasione per osservare da vicino la trasmissione viva del repertorio, della tecnica e della visione artistica di Maurice Béjart alle nuove generazioni di interpreti. A seguire, protagonista della serata sarà la compagnia Small Axe AMKE, fondata nel 2015 dai coreografi Danae & Dionysos, duo artistico che opera tra Grecia e Filippine. Durante la residenza artistica ospitata da Orsolina28 dal 19 luglio al 9 agosto 2026, i due artisti stanno sviluppando Δράκος – Hymn of Decay, una nuova creazione che esplora la dimensione più autentica dell’essere umano ...

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Il bandeaux: l’acconciatura simbolo del balletto ottocentesco

L’acconciatura a bandeaux rappresentò uno degli elementi più distintivi dell’estetica delle ballerine dell’Ottocento, contribuendo a definire un’immagine di grazia, disciplina e armonia che andava ben oltre il semplice aspetto decorativo. Il termine francese bandeaux indica le ciocche di capelli accuratamente lisciate ai lati del volto, separate da una scriminatura centrale e fatte aderire alle tempie con estrema precisione. Dietro la nuca, i capelli venivano raccolti in uno chignon compatto, spesso fissato con forcine, nastri o sottili retine. Questa pettinatura rispondeva sia a esigenze pratiche sia a precisi canoni estetici. Durante gli spettacoli era fondamentale mantenere il volto completamente libero, evitando che i capelli interferissero con i movimenti o alterassero la pulizia delle linee del corpo. Allo stesso tempo, il bandeaux conferiva al viso un senso di equilibrio e di compostezza, enfatizzando l’espressività dello sguardo e la purezza del profilo, qualità particolarmente apprezzate nel balletto romantico. L’affermazione di questa acconciatura coincise con il periodo d’oro del balletto romantico, quando figure come le celebri étoile dei principali teatri europei contribuirono a diffondere un ideale femminile etereo e raffinato. Le immagini conservate nei dipinti, nelle incisioni e nelle prime fotografie testimoniano come il bandeaux fosse ormai parte integrante dell’identità visiva della ballerina, insieme ...

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Ninette de Valois, la donna che inventò il balletto britannico

Nel giorno dell’anniversario della sua nascita, il ricordo di una pioniera che trasformò un sogno in una delle più grandi tradizioni coreutiche del Novecento. Il 6 giugno 1898 nasceva a Baltyboys, nella contea di Wicklow in Irlanda, una bambina destinata a cambiare per sempre la storia della danza. Il suo nome era Edris Stannus, ma il mondo l’avrebbe conosciuta come Ninette de Valois: ballerina, coreografa, pedagoga, visionaria. Una donna che non si limitò a interpretare il balletto, ma ne costruì le fondamenta di una nuova identità nazionale. Quando Ninette iniziò a studiare danza nei primi anni del Novecento, la Gran Bretagna non possedeva una tradizione classica paragonabile a quella francese, russa o italiana. Il balletto era considerato soprattutto un’arte d’importazione. Fu proprio questa assenza a suggerirle una missione che avrebbe occupato tutta la sua vita: creare una scuola inglese, una compagnia inglese e un repertorio inglese. Dopo gli esordi sulle scene londinesi, entrò a far parte dei leggendari Ballets Russes di Serge Diaghilev, la più rivoluzionaria compagnia del secolo. Fu un’esperienza determinante. Lavorando accanto a figure come Léonide Massine e Bronislava Nijinska, comprese che il balletto non era soltanto tecnica, ma anche organizzazione, cultura, educazione e visione artistica. Negli anni ...

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La danza dipinta “viaggio tra i capolavori”: Pierre-Auguste Renoir

Nel celebre Ballo al Moulin de la Galette, realizzato nel 1876 da Pierre-Auguste Renoir, la danza diventa il cuore pulsante di una scena di vita quotidiana, trasformata in un’immagine vibrante e luminosa che cattura lo spirito della Parigi moderna. Ambientato nel quartiere di Montmartre, presso il noto luogo di ritrovo popolare Moulin de la Galette, il dipinto raffigura un pomeriggio festivo all’aperto, in cui uomini e donne si incontrano, conversano e soprattutto danzano sotto la luce filtrata degli alberi. Renoir costruisce la scena con una straordinaria attenzione alla resa della luce e del movimento, elementi fondamentali anche per restituire il senso della danza. Le coppie non sono isolate o poste in primo piano in modo teatrale, ma immerse in una folla viva e dinamica, dove i gesti si intrecciano e si moltiplicano. La danza non è presentata come spettacolo da osservare, bensì come esperienza condivisa, spontanea e collettiva. I movimenti dei ballerini, spesso appena accennati, emergono attraverso tocchi rapidi di colore e pennellate leggere, che suggeriscono più che definire le posture. Ciò che rende il dipinto particolarmente significativo in relazione all’arte della danza è proprio questa capacità di evocare il movimento senza fissarlo rigidamente. Renoir non disegna contorni netti né ...

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Clug presenta Stabat Mater e Carmina Burana a Modena

La compagnia porta in scena due coreografie del suo direttore Edward Clug ispirate a capolavori di Pergolesi e Carl Orff: Stabat Mater e Carmina Burana. Prosegue domenica 19 aprile alle 20.30 la stagione di Danza al Teatro Comunale di Modena con il Balletto di Maribor impegnato in due brani di matrice classico-contemporanea firmati da Edward Clug, direttore della compagnia: Stabat Mater, su musica di Giovanni Battista Pergolesi e, in prima italiana, Carmina Burana, titolo della notissima partitura musicale di Carl Orff. Radicato a Maribor da più di trent’anni, il coreografo rumeno Edward Clug è alla guida del Balletto del Teatro Nazionale Sloveno dal 2003. Con lui, la principale compagnia di danza del Paese sta attraversando un momento di grande popolarità, grazie a un vasto repertorio, tra cui compaiono diversi suoi titoli di successo. Autore capace di reinterpretare tanto la tradizione ballettistica ottocentesca e novecentesca (Schiaccianoci, Coppelia, Petrushka) quanto di incrociare la grande letteratura (Faust, Il maestro e Margherita, Peer Gynt), Clug ha sperimentato audaci accostamenti tra passato e presente. È accaduto con il suo brano cult Radio & Juliet, presentato a Modena nel 2014, nel quale la tragica vicenda shakespeariana degli amanti veronesi incontrava la musica rock dei Radiohead. Molti ...

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