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"Smoking Rooms"

Torinodanza 2026: “Smoking Rooms” di Michele Di Stefano| Compagnia MK

Il 23 settembre 2026 alle ore 20:45 alle Fonderie Limone di Moncalieri (Sala Grande), in occasione del Torinodanza Festival 2026, la Compagnia MK presenterà la prima nazionale di Smoking Rooms, ultima creazione firmata da Michele Di Stefano, autore tra i più incisivi e radicali del panorama europeo. L’opera indaga la nozione di prossimità forzata, assumendo a proprio campo d’indagine la topografia liminale di luoghi transitori e de-individualizzati come sale d’attesa, smoking lounge e anticamere d’ufficio. In questo regime spaziale, le biografie e le identità dei performer restano differite, sospese in un tempo d’attesa che genera un peculiare ambiente del possibile. Lo stile coreografico mutua l’impostazione solistica e spregiudicata dei contest di strada, innestandola sull’energia cinetica e urbana di una folla in movimento per mettere in scena la fragilità strutturale che connota ogni collettività temporanea. La partitura musicale cuce insieme frammenti classici, tra cui i Vier Letzte Lieder – Im Abendrot di Richard Strauss, e traiettorie elettroniche originali firmate da Lorenzo Bianchi Hoesch, convogliando l’impressione di una provenienza da un altrove invisibile. Il cast vede in scena i performer Biagio Caravano, Sebastiano Geronimo, Luciano Ariel Lanza, Flora Orciari, Laura Scarpini e Francesca Ugolini, con il disegno luci di Giulia Broggi. Lo ...

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I grandi coreografi nella storia della danza: Maurice Béjart

Parlare di Maurice Béjart significa evocare una delle personalità più visionarie e influenti della danza del Novecento. La sua arte non si limitò a rinnovare il linguaggio coreografico, ma trasformò il balletto in un’esperienza culturale totale, capace di dialogare con la filosofia, la musica, la spiritualità e le inquietudini dell’uomo contemporaneo. In un’epoca in cui la danza rischiava talvolta di apparire confinata entro codici estetici consolidati, Béjart ne ampliò gli orizzonti, restituendole una forza comunicativa diretta e universale. Le sue creazioni possedevano una straordinaria capacità di parlare a pubblici diversi, abbattendo le barriere che spesso separano l’arte colta dalla sensibilità popolare. Nei suoi spettacoli il gesto non era mai puro esercizio formale, ma diventava veicolo di pensiero, emozione e ricerca interiore. Ogni movimento sembrava nascere da una necessità profonda, come se il corpo potesse esprimere ciò che le parole non riescono a raccontare. L’universo artistico di Béjart si caratterizza per una costante tensione verso l’assoluto. Le sue coreografie attingevano a tradizioni culturali differenti, fondendo Oriente e Occidente, sacro e profano, rigore classico e slancio contemporaneo. In questa sintesi risiedeva gran parte della sua originalità: la danza diventava un luogo di incontro tra culture, idee e sensibilità, una forma di conoscenza ...

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Torinodanza 2026: alle Fonderie Limone “Fantasie minor” di Marco da Silva Ferreira

Torinodanza Festival si prepara ad accogliere uno degli appuntamenti più attesi della sua programmazione: il 23 settembre 2026, la Sala Piccola delle Fonderie Limone di Moncalieri ospiterà (con doppio turno, alle ore 19:30 e alle ore 22:15) Fantasie minor, firmato dal celebre coreografo portoghese Marco da Silva Ferreira per la collezione Tout-Terrain di OASES. Nato su proposta del Centre Chorégraphique National de Caen en Normandie, il progetto unisce la rigorosa classicità della musica da camera alle radici viscerali della cultura hip-hop, dancehall e house dance. Protagonisti in scena sono i giovani danzatori Anka Postic e Chloé Robidoux ‒ legati da un sodalizio artistico e personale che dura dall’infanzia ‒, impegnati in un serrato dialogo coreografico ispirato alla celebre Fantasia in fa minore op. 103 di Franz Schubert, scritta per pianoforte a quattro mani (qui eseguita dai pianisti Lígia Madeira e Luís Duarte). Fantasie minor è una sorta di rito di passaggio, idea sottolineata anche dalla Fantasia in fa minore di Schubert, l’ultimo brano che ha composto prima della sua morte, all’età di 31 anni ‒ spiega Marco da Silva Ferreira nelle sue note di regia. La performance si distingue per il forte senso di vicinanza con il pubblico, reso possibile ...

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Il 9 ottobre 2026 si celebra la 3ª edizione del World Ballet Pianists Day

Una giornata internazionale dedicata ai pianisti della danza Il 9 ottobre 2026 si celebra la terza edizione del World Ballet Pianists Day, l’iniziativa internazionale nata per dare visibilità, riconoscimento e voce artistica ai pianisti che lavorano quotidianamente nel mondo della danza. Ideato nel 2024 dal pianista e compositore Massimiliano Greco, il World Ballet Pianists Day vuole mettere in luce una professione fondamentale per la formazione e la vita artistica dei danzatori e, più in generale, per la trasmissione del patrimonio musicale e coreografico del balletto. Il Maes al pianoforte per la danza non è semplicemente un accompagnatore: è un musicista che interpreta il movimento, costruisce con il danzatore il tempo, il fraseggio, il carattere e l’energia della lezione, della prova e della scena. Il World Ballet Pianists Day nasce per raccontare e valorizzare questa specifica identità artistica.   LE NOVITÀ DELLA TERZA EDIZIONE Il 2026 segna una nuova fase nello sviluppo del progetto, a partire dal nuovo sito ufficiale: www.worldballetpianistsday.com Uno spazio internazionale dedicato alla conoscenza della professione, alla sua storia, alle iniziative del World Ballet Pianists Day e alla costruzione di una comunità sempre più ampia di pianisti, danzatori, insegnanti e istituzioni. Il World Ballet Pianists Day sta inoltre ...

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Rudolf Nureyev, l’uomo che voleva vivere dentro l’arte

Raccontare Rudolf Nureyev attraverso la danza significa raccontare soltanto una parte del suo rapporto con l’arte. La danza, per lui, non era un’isola: era piuttosto il centro di una costellazione vastissima, fatta di musica, pittura, scultura, tessuti, moda, architettura, arredamento, fotografia, teatro e scenografia. Nureyev sembrava avere bisogno di circondarsi di bellezza, ma non di una bellezza ordinata secondo categorie o confini. La cercava ovunque. Era, prima di tutto, un collezionista. E la sua curiosità aveva qualcosa di insaziabile. Durante i viaggi entrava nelle aste, visitava antiquari, cercava nei negozi e nei souk. Comprava dipinti, sculture, incisioni, mobili, strumenti musicali, tessuti, tappeti e oggetti di ogni genere. Non collezionava soltanto per possedere: raccoglieva mondi. Ogni oggetto sembrava poter diventare parte di una geografia personale dell’arte. Nella sua collezione la pittura occupava un posto particolare. Il Centre national du costume de scène, che conserva una parte importante del patrimonio di Nureyev, osserva come i suoi dipinti fossero caratterizzati soprattutto da ritratti maschili e nudi, in larga parte ottocenteschi. È una scelta che sembra quasi dialogare con il suo mestiere, ma senza ridursi a esso. Nureyev conosceva il corpo come strumento della danza: ne conosceva la tensione, l’equilibrio, la forza, la linea. ...

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Loreta Alexandrescu, il ricordo di una grande maestra

Nel giorno dell’anniversario di nascita (19 settembre), il ricordo di Loreta Alexandrescu torna naturalmente alla danza, quella danza che per tutta la vita ha studiato, interpretato e soprattutto trasmesso. Nata in Romania, diplomata all’Accademia Nazionale di Coreografia di Cluj-Napoca nel 1975 e prima ballerina al Teatro Rapsodia di Bucarest dal 1977, Loreta arrivò in Italia nel 1978, portando con sé una solida formazione e una profonda cultura del balletto. Dal 1988 entrò nella Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala, dove per oltre trent’anni fu maestra di danza classico-accademica, danza storica e danza di carattere, formando generazioni di giovani artisti. Tra i suoi allievi vi furono anche Roberto Bolle, Massimo Murru, Marta Romagna, Nicoletta Manni e molti altri interpreti che avrebbero poi portato nel mondo il segno della loro formazione scaligera. Ma ricordare Loreta significa soprattutto ricordare una maestra capace di vedere il danzatore prima ancora dell’allievo. Diceva che il talento non bastava, che occorrevano lavoro, qualità e intelligenza. E forse è proprio questa la sua eredità più preziosa: aver insegnato non soltanto come eseguire un passo, ma come comprenderlo, abitarlo e trasformarlo in danza. Oggi il suo nome continua a vivere nelle sale, nella memoria dei suoi allievi e ...

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Graduation Ball (balletto): storia, personaggi, curiosità e trama

Quando si pensa ai grandi balletti del Novecento, vengono spontaneamente alla mente titoli caratterizzati da atmosfere fiabesche, passioni tormentate e finali drammatici. Graduation Ball appartiene invece a una categoria molto diversa. È un balletto brillante, ironico e pieno di movimento, costruito attorno a una festa durante la quale giovani ragazze e cadetti si incontrano, si osservano, si corteggiano e finiscono inevitabilmente per combinare qualche guaio. Non ci sono maledizioni da spezzare, regni incantati o tragedie d’amore: al centro ci sono la vivacità della giovinezza, l’imbarazzo dei primi approcci, il piacere della danza e una buona dose di comicità. Proprio questa atmosfera leggera rappresenta uno degli elementi più affascinanti dell’opera. Graduation Ball riesce infatti a dimostrare che il balletto classico può raccontare una storia divertente senza rinunciare né alla raffinatezza della tecnica né alla spettacolarità della grande danza. La vicenda è semplice, ma i personaggi sono così ben caratterizzati e le situazioni così teatrali da trasformare una normale festa scolastica in una vera e propria commedia danzata. L’autore di questo originale lavoro è David Lichine, ballerino e coreografo di origine russa appartenente alla generazione di artisti formatasi nella grande tradizione dei Ballets Russes. La sua carriera si sviluppò soprattutto tra Europa, ...

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Il linguaggio e lo stile della tecnica Cunningham

Il linguaggio della tecnica Cunningham si distingue per una concezione del movimento basata sull’autonomia del corpo rispetto alla narrazione e all’espressione emotiva. In questa visione la danza non ha il compito di raccontare una storia o rappresentare uno stato d’animo specifico, ma diventa un’esplorazione delle infinite possibilità del movimento nello spazio e nel tempo. Ogni gesto possiede un valore in sé, indipendentemente da un significato simbolico, e nasce dall’interazione tra precisione tecnica, coordinazione e consapevolezza del corpo. Lo stile della tecnica Cunningham è caratterizzato da grande chiarezza formale, controllo e complessità. Il busto mantiene generalmente una posizione eretta e stabile, mentre braccia e gambe si muovono con estrema indipendenza, dando vita a sequenze articolate che richiedono equilibrio, rapidità e precisione. Cambi improvvisi di direzione, variazioni ritmiche, salti, rotazioni e spostamenti nello spazio si alternano con continuità, creando un movimento dinamico e imprevedibile. La tecnica valorizza la neutralità espressiva del danzatore, privilegiando la qualità dell’esecuzione piuttosto che l’interpretazione drammatica. Un elemento fondamentale del linguaggio Cunningham è il rapporto con lo spazio. Ogni punto della scena può diventare il centro dell’azione, senza una gerarchia prestabilita tra primo piano e sfondo. I danzatori si muovono in tutte le direzioni, costruendo percorsi complessi che ...

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Ninette de Valois, la donna che inventò il balletto britannico

Nel giorno dell’anniversario della sua nascita, il ricordo di una pioniera che trasformò un sogno in una delle più grandi tradizioni coreutiche del Novecento. Il 6 giugno 1898 nasceva a Baltyboys, nella contea di Wicklow in Irlanda, una bambina destinata a cambiare per sempre la storia della danza. Il suo nome era Edris Stannus, ma il mondo l’avrebbe conosciuta come Ninette de Valois: ballerina, coreografa, pedagoga, visionaria. Una donna che non si limitò a interpretare il balletto, ma ne costruì le fondamenta di una nuova identità nazionale. Quando Ninette iniziò a studiare danza nei primi anni del Novecento, la Gran Bretagna non possedeva una tradizione classica paragonabile a quella francese, russa o italiana. Il balletto era considerato soprattutto un’arte d’importazione. Fu proprio questa assenza a suggerirle una missione che avrebbe occupato tutta la sua vita: creare una scuola inglese, una compagnia inglese e un repertorio inglese. Dopo gli esordi sulle scene londinesi, entrò a far parte dei leggendari Ballets Russes di Serge Diaghilev, la più rivoluzionaria compagnia del secolo. Fu un’esperienza determinante. Lavorando accanto a figure come Léonide Massine e Bronislava Nijinska, comprese che il balletto non era soltanto tecnica, ma anche organizzazione, cultura, educazione e visione artistica. Negli anni ...

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La danza dipinta “viaggio tra i capolavori”: Pierre-Auguste Renoir

Nel celebre Ballo al Moulin de la Galette, realizzato nel 1876 da Pierre-Auguste Renoir, la danza diventa il cuore pulsante di una scena di vita quotidiana, trasformata in un’immagine vibrante e luminosa che cattura lo spirito della Parigi moderna. Ambientato nel quartiere di Montmartre, presso il noto luogo di ritrovo popolare Moulin de la Galette, il dipinto raffigura un pomeriggio festivo all’aperto, in cui uomini e donne si incontrano, conversano e soprattutto danzano sotto la luce filtrata degli alberi. Renoir costruisce la scena con una straordinaria attenzione alla resa della luce e del movimento, elementi fondamentali anche per restituire il senso della danza. Le coppie non sono isolate o poste in primo piano in modo teatrale, ma immerse in una folla viva e dinamica, dove i gesti si intrecciano e si moltiplicano. La danza non è presentata come spettacolo da osservare, bensì come esperienza condivisa, spontanea e collettiva. I movimenti dei ballerini, spesso appena accennati, emergono attraverso tocchi rapidi di colore e pennellate leggere, che suggeriscono più che definire le posture. Ciò che rende il dipinto particolarmente significativo in relazione all’arte della danza è proprio questa capacità di evocare il movimento senza fissarlo rigidamente. Renoir non disegna contorni netti né ...

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