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La danza Bollywood: un linguaggio tra tradizione, cinema e identità

  La danza Bollywood non nasce su un palcoscenico né in una scuola accademica: nasce davanti alla macchina da presa. È figlia del cinema popolare indiano e, come il cinema da cui prende il nome, vive di eccesso, emozione e trasformazione continua. Più che uno stile codificato, la danza Bollywood è un linguaggio ibrido, capace di unire tradizione e modernità, ritualità e spettacolo, racconto e intrattenimento. A differenza di molte forme di danza, la Bollywood dance non precede il mezzo che la diffonde, ma nasce con esso. A partire dagli anni Quaranta e Cinquanta, il cinema hindi inizia a integrare numeri musicali sempre più elaborati, in cui il movimento diventa parte essenziale della narrazione. Le coreografie non servono solo a stupire: raccontano sentimenti, conflitti, sogni, spesso ciò che non può essere detto apertamente. Nel tempo, la danza Bollywood si è evoluta insieme al pubblico, assorbendo influenze esterne senza mai perdere la sua funzione principale: comunicare emozioni in modo diretto e collettivo. Alla base della danza Bollywood ci sono le danze classiche e popolari indiane. Il Kathak fornisce la precisione ritmica, i giri veloci, il rapporto con la musica percussiva. Il Bharatanatyam contribuisce con l’uso espressivo delle mani e del volto, ...

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Pia Russo pubblica un Saggio di pedagogia del balletto classico

Nel sua affettuosa presentazione a La danza che forma. Il corpo pensante del preadolescente, la grande ballerina classica Liliana Cosi spiega che il suo auspicio sarebbe stato che tutti i ragazzi, almeno fino alle medie, studiassero un po’ di danza classica “perché mi son sempre resa conto di quanto aiuti allo sviluppo di tutta la persona (non certo solo il fisico, ma soprattutto mente, carattere, psiche) che questa disciplina infonde”. Da una simile convinzione nasce questo piccolo volume di Pia Russo, che non a caso si è formata come danzatrice proprio alla scuola di Liliana Cosi e Marinel Stefanescu a Reggio Emilia. Oggi, forte di un’esperienza quarantennale, Pia Russo è tra i docenti di danza e maître de ballet più apprezzati a livello internazionale, non solo nelle compagnie dei grandi enti lirici italiani, ma anche in Europa, Stati Uniti, Asia e Sudafrica, Giappone e Cina. In preadolescenza il corpo cambia in fretta e l’identità cerca nuovi appigli; chiedendosi se la tecnica classico-accademica possa essere non solo “palestra” fisica, ma piuttosto uno strumento educativo profondo per i ragazzi dagli 11 ai 14 anni, Pia Russo capisce che la sala di danza classica, con la sua disciplina quotidiana, può realmente diventare un ...

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L’energia che attraversa il gesto danzato

Ogni gesto è attraversato da un’energia, ma non ogni gesto la rivela. Esiste una differenza sostanziale tra il movimento che occupa lo spazio e quello che lo trasforma; tra l’azione eseguita e l’azione abitata. La qualità dell’energia che attraversa il gesto è ciò che distingue la forma dalla presenza, la tecnica dall’esperienza, il visibile dal percepibile. Nell’osservare un gesto, spesso si è portati a giudicarne la precisione, l’ampiezza, la chiarezza formale. Tuttavia, ciò che realmente colpisce — anche quando non sappiamo nominarlo — è la qualità dell’energia che lo sostiene. Un braccio che si solleva può apparire leggero, teso, fluido, spezzato, trattenuto. La traiettoria è la stessa, ma il significato cambia radicalmente. L’energia non è un’aggiunta al gesto: è la sua sostanza. È ciò che dà al movimento una temperatura, un peso, una direzione interiore. Senza questa qualità, il gesto resta vuoto, funzionale, replicabile; con essa, diventa unico, irripetibile, carico di senso. La qualità dell’energia dipende dalla sua origine. Un gesto che nasce dalla periferia del corpo — una mano, un piede — avrà una dinamica diversa da uno che scaturisce dal centro, dal respiro o dal bacino. Cambia la continuità del movimento, la sua capacità di attraversare il corpo ...

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Il direttore artistico e coreografo Francesco Annarumma “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Paquita. Il balletto contemporaneo prediletto? One flat thing, reproduced is a ballet by William Forsythe. Il Teatro del cuore? Gärtnerplatz theatre. Un romanzo da trasformare in balletto? Romeo e Giulietta di William Shakespeare. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? The Pianist… Meraviglioso film! Il costume di scena indossato che hai preferito? Nel principe della Bella Addormentata (versione di Karl Alfred Schreiner). Quale colore associ alla danza? Nero. Che profumo ha la danza? Il legno del palcoscenico. La musica più bella scritta per balletto? La Bella Addormentata di Čajkovskij. È per me l’equilibrio perfetto tra eleganza classica, raffinatezza musicale e magia teatrale. Il film di danza irrinunciabile? Billy Elliot. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Michail Baryšnikov e Natalija Makarova. Il tuo “passo di danza” preferito? Adagio. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Principe Siegfried nel Lago dei Cigni. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Pina Bausch. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Grazie! Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Rigore. Dedizione. Bellezza. Come ti vedi oggi allo specchio? Maturo. Michele Olivieri ...

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Biarritz Danse 2026: la città basca danza tra arte e mare

Biarritz, la perla della Costa Basca francese, si prepara ad accendere i riflettori sulla danza nel 2026. Tra il fascino delle spiagge atlantiche e le strade che profumano di storia, la città ospiterà eventi che trasformeranno il suo lungomare in un palcoscenico a cielo aperto, celebrando la danza in tutte le sue forme. Al centro della scena c’è l’Académie Internationale de Danse de Biarritz, in programma dal 2 al 7 agosto. L’evento, ormai punto di riferimento internazionale, accoglierà oltre 350 giovani danzatori provenienti da ogni parte del mondo. Una settimana di lezioni intensive, masterclass con maestri di fama mondiale e laboratori di tecnica classica e contemporanea, culminerà in una performance pubblica al Théâtre de la Gare du Midi, prevista per il 4 agosto. Sarà l’occasione per vedere in azione i talenti emergenti, in un intreccio di eleganza e dinamismo, tra passo a due e esercizi di repertorio. Settembre, invece, vedrà Biarritz trasformarsi in un festival urbano con il Le Temps d’Aimer la Danse. Dal 11 al 20 settembre, le strade, le piazze e i teatri ospiteranno spettacoli di compagnie internazionali e workshop aperti al pubblico. Il festival non è solo una celebrazione estetica della danza, ma anche un laboratorio di ...

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La danza delle geishe: storia, ritualità e grazia senza tempo

La danza delle geishe è molto più di un intrattenimento: è un linguaggio codificato, un rituale, un’arte millenaria che fonde corpo, musica e cultura in una sintesi raffinata. Dietro l’eleganza dei kimono, il lento ondeggiare dei ventagli e il passo misurato, si cela una tradizione che racconta la storia sociale e culturale del Giappone, tra rituale, intrattenimento e disciplina estetica. La figura della geisha emerge tra il XVII e il XVIII secolo, durante il periodo Edo, come interprete e custode di raffinate arti tradizionali. La parola geisha significa letteralmente persona dell’arte: il loro compito principale era intrattenere con musica, canto e danza nelle case da tè, nei teatri e negli incontri sociali. La danza delle geishe, nota come Mai, si distingue da altre forme giapponesi per la sua lentezza controllata, la postura eretta e la gestualità simbolica. Non è improvvisazione: ogni movimento è studiato, codificato e legato a significati culturali, stagionali e narrativi. In un’epoca in cui il Giappone era rigidamente gerarchico, la danza delle geishe rappresentava un equilibrio tra bellezza, discrezione e disciplina sociale. La danza delle geishe è lenta, armoniosa e misurata. I passi sono brevi, gli spostamenti composti, i movimenti delle mani e delle braccia altamente stilizzati. ...

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Programmazione speciale al Piccolo Teatro per Milano Cortina 2026

Ai XXV Giochi Olimpici Invernali (6-22 febbraio), il Piccolo Teatro di Milano, primo teatro italiano ad aderire all’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, dedica un mese di programmazione speciale, all’insegna del dialogo tra teatro e sport: l’incantesimo di SLAVA’S SNOWSHOW torna al Teatro Strehler, dal 28 gennaio al 22 febbraio, in una speciale “versione Olimpica”, mentre allo Studio Melato, dal 4 al 15 febbraio, Marco D’Agostin racconta, in equilibrio tra danza e teatro, il suo primo amore: lo sci di fondo. A completare il programma, il ciclo di incontri Agorà della cultura approfondisce il legame tra sport e pratiche culturali. SLAVA’S SNOWSHOW Poetico, universale e senza tempo, Slava’s Snowshow continua ad incantare milioni di spettatori di tutte le nazionalità, generi ed età. Il suo geniale ed eccentrico creatore, Slava Polunin (vincitore degli Olivier e Time Out Awards a Londra, del Drama Desk Award a New York, dello Stanislavski Award a Mosca e del Festival Critics Award a Edimburgo), considerato “il clown più famoso al mondo”, dichiara di amare “il teatro che nasce dai sogni e dalle fiabe, che sfida ogni definizione, ogni interpretazione univoca delle sue azioni e ogni tentativo di limitarne la libertà”. Slava’s Snowshow è proprio questo: libero, ...

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Adieu à l’Opéra di Yonathan Kellerman [RECENSIONE]

In Adieu à l’Opéra, Yonathan Kellerman firma un documentario di rara delicatezza, capace di guardare al mondo del balletto non attraverso l’abbaglio della perfezione scenica, ma dal punto esatto in cui la luce si spegne e resta il silenzio. È un film sull’addio, certo, ma soprattutto sul tempo: quello che modella i corpi, ridefinisce le identità e impone scelte irrevocabili. Il regista costruisce il racconto intrecciando tre traiettorie molto diverse all’interno dell’Opéra di Parigi. Da un lato le Étoiles Alice Renavand e Stéphane Bullion, figure consacrate, corpi che hanno incarnato l’ideale assoluto del balletto classico; dall’altro Aurélia Bellet, ballerina del corpo di ballo, presenza essenziale ma invisibile, che ha vissuto l’arte senza mai godere del riconoscimento pubblico. Kellerman evita ogni gerarchia retorica: la fama e l’anonimato vengono messi sullo stesso piano, accomunati dalla stessa fine obbligata. La forza del documentario risiede nella sua messa in scena sobria e rispettosa. La macchina da presa osserva, attende, non invade. I momenti più intensi non sono le prove o gli applausi, ma le pause: uno sguardo nello specchio della sala danza, un gesto ripetuto per l’ultima volta, il rumore secco delle scarpette sul pavimento. È lì che emerge la verità del film: il ...

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Quattro cignetti, un solo respiro: la danza dell’armonia

Nel cuore del balletto Il Lago dei Cigni, composto da Pëtr Il’ič Čajkovskij nel 1875-76, si trova uno dei momenti più iconici della danza classica: la Danza dei Piccoli Cigni (Pas de Quatre), conosciuta anche come la Danza dei Quattro Cigni. La danza fu creata da Lev Ivanov per la versione classica del balletto nel 1895, nel contesto della coreografia definitiva del Lago dei Cigni al teatro Mariinsky di San Pietroburgo. I piccoli cigni rappresentano una comunità fragile che sopravvive grazie alla collaborazione. In contrasto con i temi più drammatici del balletto, questa danza introduce un momento di leggerezza e candore. La breve (90 secondi circa) ma intensissima coreografia appare nel secondo atto del balletto: elegante, precisa e geometricamente perfetta è diventata uno dei momenti più riconoscibili e amati del balletto classico accademico. L’illusione è quella di una creatura sola composta da più “ali”. È interpretata da quattro ballerine che rappresentano giovani cigni, legate fisicamente — spesso incrociando le braccia o tenendosi per mano — eseguono una serie di passi piccoli, rapidi e sincronizzati, chiamati pas de bourrée. Non c’è spazio per respirare o aggiustare: la musica comanda, il corpo deve seguirla alla perfezione. Il fascino di questo pezzo non ...

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Al via a Napoli la XXVIII edizione di Second Hand

Second Hand torna a Napoli per la sua ventottesima edizione, dall’11 al 14 dicembre 2025 presso la Sala Assoli. Diretta da Gabriella Stazio e parte del progetto Dance Ecosystem – Supporting Artists Under 35 2025–2027, la rassegna conferma la sua vocazione: giovane coreografia d’autore, dialogo tra artisti nazionali e internazionali, scambio intergenerazionale tra artisti junior e senior, sperimentazione sui temi della contemporaneità. Un laboratorio che prende il titolo provocatorio scelto da Merce Cunningham nel 1970, dove frammenti già esistenti venivano ricombinati in creazioni originali. La serata inaugurale dell’11 dicembre alle 20:30 propone tre lavori distinti per poetiche e linguaggi: Oscure Luminiscenze di Lucas Monteiro Delfino, Flavia Dule, Angela Valeria Russo esplora gli angoli più remoti dell’interiorità umana, con drammaturgia e regia di Senio Giovanni Barbaro Dattena, interpretata da Flavia Dule e Manolo Perazzi, prodotta da Asmed – Balletto di Sardegna e co-prodotta da Danzeventi. Segue Dilatazione di un Attimo (Noemi De Rosa e Pierfrancesco Vicinanza), vincitore del Bando MUD C.Re.A.Re. Campania, un’indagine sul tempo e sull’ecosistema che unisce gesto, spazio e quarta dimensione, interpretato da Noemi De Rosa, con luci di Classico Light e produzione Compagnia Borderlinedanza 2024. Chiude la serata Desdemona (Monica Casadei), un duetto ispirato a Shakespeare e Verdi, con Alfonso Donnarumma e Christian Pellino, elaborazioni musicali di Luca Vianini e Fabio Fiandrini, prodotto da Compagnia Artemis Danza. Il ...

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