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John Cranko: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Trasformò lo Stuttgart Ballet in una compagnia di fama mondiale: Quando nel 1961 divenne direttore dello Stuttgart Ballet, la compagnia non era particolarmente nota. In pochi anni la trasformò in un centro creativo internazionale, dando vita al cosiddetto miracolo di Stoccarda. Maestro del balletto narrativo moderno: Cranko era un genio nel raccontare storie attraverso la danza. I suoi balletti come Romeo e Giulietta (1962), Onegin (1965) e La bisbetica domata (1969) sono ancora oggi pilastri del repertorio internazionale per la forza drammatica e la profondità psicologica dei personaggi. Collaborò con grandi compositori… del passato: Non lavorava con musiche originali contemporanee, ma sceglieva partiture già esistenti, spesso poco utilizzate per il balletto. Ad esempio, per Onegin usò brani orchestrali di Čajkovskij riarrangiati da Kurt-Heinz Stolze. Fu mentore di grandi stelle della danza: Sotto la sua guida emersero danzatori straordinari come Marcia Haydée, Richard Cragun ed Egon Madsen, che contribuirono a definire lo stile espressivo e teatrale tipico delle sue creazioni. Fondò una scuola per garantire il futuro della compagnia: Nel 1971 istituì la John Cranko Schule a Stoccarda, con l’idea di formare danzatori secondo la sua visione artistica articolata in forte tecnica classica unita a grande capacità interpretativa. La scuola è ...

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Alla Fonderia “Dance Week. Omaggio alla creatività femminile”

Dal 1 all’8 marzo 2026 la Fonderia di Reggio Emilia si trasforma in uno spazio di visioni plurali, accogliendo Dance Week. Omaggio alla creatività femminile – Girls just wanna have…, una settimana interamente dedicata alle artiste e alle coreografe che, con linguaggi diversi e sensibilità eterogenee, interrogano il presente attraverso il corpo e il movimento. Un percorso che intreccia spettacoli, prove aperte, incontri e laboratori, dando forma a un mosaico di esperienze in cui il corpo diventa luogo di piacere e resistenza, immaginazione e trasformazione. Dal dialogo con il mito alla relazione con la tecnologia, dall’ironia alla potenza condivisa del gesto fino alla dimensione poetica del respiro e alla magia della narrazione per i più piccoli, la Dance Week celebra la ricchezza e la complessità dell’universo creativo femminile nella scena contemporanea. Sabato 7 marzo dalle 15.30 alle 16.30 un momento esclusivo e imperdibile: il caffè con le artiste. Un momento di incontro e dialogo dedicato al tema della creatività femminile nella danza contemporanea, che vede protagoniste Antonella Bertoni, Simona Bertozzi, Monica Casadei e Lara Guidetti. Condotto dalla studiosa e curatrice Ariadne Mikou, Caffè con le artiste è uno spazio di conversazione aperta, pensato per dare voce alle diverse pratiche, visioni ...

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Uwe Scholz: analisi dello stile, spazio scenico e movimento

Uwe Scholz (1958-2004) ha segnato in modo indelebile la danza europea contemporanea, con una cifra stilistica immediatamente riconoscibile: linee precise, geometrie architettoniche e un’intensa musicalità. Formatosi nella tradizione classica tedesca e influenzato dal balletto russo, Scholz non ha mai separato tecnica e poesia: ogni gesto, anche il più virtuoso, nasce da una profonda armonia con la musica. Le sue opere rappresentano una sintesi tra rigore tecnico e leggerezza espressiva, creando una danza che comunica emozione attraverso la forma stessa del movimento. Ne prendiamo in esame alcune, tra le più significative: Romeo und Julia (1984) In questo balletto, Scholz reinterpreta il dramma di Shakespeare attraverso una rigorosa disciplina coreografica. La scenografia minimale e l’uso simmetrico dello spazio permettono ai danzatori di muoversi come elementi di un disegno armonico. Le sequenze di passo, pur tecnicamente complesse, trasmettono fluidità: il gesto dei protagonisti comunica passione e tensione narrativa senza ricorrere a gesti teatrali superflui. Scholz mostra qui la sua capacità di fondere la classicità del passo con la drammaturgia emotiva, facendo emergere la narrazione attraverso la struttura stessa del movimento. Mozartiana (1987) Tributo all’eleganza e alla leggerezza della musica di Mozart, questa coreografia alterna ensemble e duetti che evidenziano il contrasto tra precisione ...

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Nureyev Couture: quando la moda incontra il mito di Rudy

C’è un momento, sulla scena, in cui il corpo sembra sospeso tra gravità e desiderio. È in quell’istante che vive ancora oggi lo stile di Rudolf Nureyev — non solo nella memoria del balletto, ma nelle trame, nei tagli e nei volumi della moda contemporanea. Nureyev non è stato semplicemente un interprete straordinario: è stato un’estetica vivente. Ribelle e aristocratico, disciplinato e selvaggio, capace di trasformare ogni gesto in dichiarazione identitaria. La moda, da sempre sensibile alle personalità che superano il proprio tempo, ha trovato in lui una musa inesauribile. Nel 2011, John Galliano firma uno degli omaggi più intensi e stratificati al mondo ballettistico. La sua collezione uomo Autunno/Inverno diventa un racconto scenico ispirato all’universo dei Ballets Russes, in dialogo ideale con la grande mostra dedicata alla compagnia al Victoria and Albert Museum di Londra. Non è una semplice citazione stilistica. È una messa in scena. Cappotti monumentali, pellicce teatrali, silhouette allungate, maglieria aderente da sala prove, stratificazioni drammatiche: Galliano costruisce un personaggio che attraversa la Russia imperiale, l’esilio, la disciplina, l’eccesso. In filigrana si legge la biografia emotiva di Nureyev — il danzatore che fuggì verso l’Occidente portando con sé un’estetica di tensione e splendore. Il corpo, in ...

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Houston Ballet: stagione 26/27 tra mito, passione e rivoluzione

La stagione 2026–2027 dello Houston Ballet si presenta come un racconto articolato e coerente, capace di attraversare epoche, stili e immaginari senza perdere unità. Non è soltanto una successione di titoli prestigiosi, ma un disegno artistico che mette in dialogo la grande tradizione del balletto con nuove forme di narrazione scenica. Ad aprire il percorso è Pecos Bill, balletto ispirato alla leggendaria figura del West americano. L’eroe folklorico diventa materia coreografica in uno spettacolo che unisce teatralità, energia e identità culturale. È una scelta significativa: partire da un mito nazionale significa affermare una voce americana all’interno di un’arte storicamente europea, dimostrando come il balletto possa raccontare anche l’epica popolare. Accanto a questa dimensione narrativa si colloca Manon, il grande dramma coreografico di Kenneth MacMillan. Qui il linguaggio si fa più intenso, psicologico, profondamente emotivo. L’amore, l’ambizione, la caduta: ogni passo diventa gesto drammaturgico. Inserire Manon in stagione significa offrire ai danzatori un banco di prova interpretativo di altissimo livello e al pubblico un’esperienza emotiva potente. La tensione verso l’innovazione emerge con Where’s Alice?, produzione immersiva che rilegge l’universo di Lewis Carroll attraverso una lente contemporanea. Non solo balletto frontale, ma esperienza scenica che coinvolge lo spettatore in modo più diretto, ...

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George Balanchine e la forma assoluta della danza

Nella cartografia del balletto del Novecento, il nome di George Balanchine si staglia con la solennità di un monumento intellettuale e artistico. Coreografo di statura universale, teorico della forma, demiurgo di geometrie corporee, egli non si limita a creare danze: plasma un linguaggio in cui ogni gesto, ogni arabesque, ogni plié è sintesi di rigore formale e intuizione poetica. Alla guida del New York City Ballet, istituzione da lui fondata nel 1948, Balanchine innalza la tecnica accademica a paradigma estetico e simbolico, trasformandola in uno strumento capace di incarnare la musica, l’armonia e lo spirito del tempo. La sua prima affermazione in territorio americano, Serenade (1934), inaugura quella che può definirsi la poetica balanchiniana: un sistema coreografico in cui il gruppo e il singolo dialogano come archi di un’orchestra, traducendo in gestualità la partitura di Tchaikovsky con sublime naturalezza. In quest’opera emerge già la tensione tra precisione matematica e lirismo sospeso: ogni corpo è misura, ritmo e immaginazione, quasi una microcosmica architettura del movimento. Successivamente, opere come Symphony in C (1947) consacrano la capacità di Balanchine di fondere virtuosismo tecnico e costruzione formale. In questo capolavoro, il tessuto musicale di Bizet si trasfigura in geometria corporea, ciascun movimento risultando calcolato ...

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Erik Bruhn: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Il principe del balletto maschile: Erik Bruhn è considerato il modello del danzatore classico moderno: linee pure, tecnica impeccabile, eleganza naturale. Ha ridefinito l’idea del ballerino come protagonista, non solo come “partner” della ballerina. Il leggendario Albrecht in Giselle: Il suo Albrecht è entrato nella storia: famoso per la perfezione dei salti, l’equilibrio assoluto e soprattutto per l’intensità drammatica. Molti lo considerano ancora oggi un punto di riferimento insuperato. Una carriera internazionale da giovanissimo: Debuttò come primo ballerino al Royal Danish Ballet a soli 18 anni e divenne rapidamente una star mondiale, danzando con le più grandi compagnie, tra cui American Ballet Theatre e Opéra di Parigi. Difensore della tradizione bournonvilliana: Bruhn fu un custode rigoroso dello stile Bournonville: leggerezza, musicalità, modestia apparente della tecnica. Lo studiò a fondo e lo trasmise come maestro e direttore artistico, soprattutto durante la sua direzione del National Ballet of Canada. Un artista colto e riservato: Amava la letteratura, la filosofia e l’arte visiva. Fu una persona estremamente discreta sulla propria vita privata, ma è noto il suo legame profondo con Rudolf Nureyev, fatto di stima, confronto artistico e sentimento. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ Riproduzione riservata

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Adieu à l’Opéra di Yonathan Kellerman [RECENSIONE]

In Adieu à l’Opéra, Yonathan Kellerman firma un documentario di rara delicatezza, capace di guardare al mondo del balletto non attraverso l’abbaglio della perfezione scenica, ma dal punto esatto in cui la luce si spegne e resta il silenzio. È un film sull’addio, certo, ma soprattutto sul tempo: quello che modella i corpi, ridefinisce le identità e impone scelte irrevocabili. Il regista costruisce il racconto intrecciando tre traiettorie molto diverse all’interno dell’Opéra di Parigi. Da un lato le Étoiles Alice Renavand e Stéphane Bullion, figure consacrate, corpi che hanno incarnato l’ideale assoluto del balletto classico; dall’altro Aurélia Bellet, ballerina del corpo di ballo, presenza essenziale ma invisibile, che ha vissuto l’arte senza mai godere del riconoscimento pubblico. Kellerman evita ogni gerarchia retorica: la fama e l’anonimato vengono messi sullo stesso piano, accomunati dalla stessa fine obbligata. La forza del documentario risiede nella sua messa in scena sobria e rispettosa. La macchina da presa osserva, attende, non invade. I momenti più intensi non sono le prove o gli applausi, ma le pause: uno sguardo nello specchio della sala danza, un gesto ripetuto per l’ultima volta, il rumore secco delle scarpette sul pavimento. È lì che emerge la verità del film: il ...

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Quattro cignetti, un solo respiro: la danza dell’armonia

Nel cuore del balletto Il Lago dei Cigni, composto da Pëtr Il’ič Čajkovskij nel 1875-76, si trova uno dei momenti più iconici della danza classica: la Danza dei Piccoli Cigni (Pas de Quatre), conosciuta anche come la Danza dei Quattro Cigni. La danza fu creata da Lev Ivanov per la versione classica del balletto nel 1895, nel contesto della coreografia definitiva del Lago dei Cigni al teatro Mariinsky di San Pietroburgo. I piccoli cigni rappresentano una comunità fragile che sopravvive grazie alla collaborazione. In contrasto con i temi più drammatici del balletto, questa danza introduce un momento di leggerezza e candore. La breve (90 secondi circa) ma intensissima coreografia appare nel secondo atto del balletto: elegante, precisa e geometricamente perfetta è diventata uno dei momenti più riconoscibili e amati del balletto classico accademico. L’illusione è quella di una creatura sola composta da più “ali”. È interpretata da quattro ballerine che rappresentano giovani cigni, legate fisicamente — spesso incrociando le braccia o tenendosi per mano — eseguono una serie di passi piccoli, rapidi e sincronizzati, chiamati pas de bourrée. Non c’è spazio per respirare o aggiustare: la musica comanda, il corpo deve seguirla alla perfezione. Il fascino di questo pezzo non ...

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Al via a Napoli la XXVIII edizione di Second Hand

Second Hand torna a Napoli per la sua ventottesima edizione, dall’11 al 14 dicembre 2025 presso la Sala Assoli. Diretta da Gabriella Stazio e parte del progetto Dance Ecosystem – Supporting Artists Under 35 2025–2027, la rassegna conferma la sua vocazione: giovane coreografia d’autore, dialogo tra artisti nazionali e internazionali, scambio intergenerazionale tra artisti junior e senior, sperimentazione sui temi della contemporaneità. Un laboratorio che prende il titolo provocatorio scelto da Merce Cunningham nel 1970, dove frammenti già esistenti venivano ricombinati in creazioni originali. La serata inaugurale dell’11 dicembre alle 20:30 propone tre lavori distinti per poetiche e linguaggi: Oscure Luminiscenze di Lucas Monteiro Delfino, Flavia Dule, Angela Valeria Russo esplora gli angoli più remoti dell’interiorità umana, con drammaturgia e regia di Senio Giovanni Barbaro Dattena, interpretata da Flavia Dule e Manolo Perazzi, prodotta da Asmed – Balletto di Sardegna e co-prodotta da Danzeventi. Segue Dilatazione di un Attimo (Noemi De Rosa e Pierfrancesco Vicinanza), vincitore del Bando MUD C.Re.A.Re. Campania, un’indagine sul tempo e sull’ecosistema che unisce gesto, spazio e quarta dimensione, interpretato da Noemi De Rosa, con luci di Classico Light e produzione Compagnia Borderlinedanza 2024. Chiude la serata Desdemona (Monica Casadei), un duetto ispirato a Shakespeare e Verdi, con Alfonso Donnarumma e Christian Pellino, elaborazioni musicali di Luca Vianini e Fabio Fiandrini, prodotto da Compagnia Artemis Danza. Il ...

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