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Alta Formazione Artistica e Professionale per Ballerini – 6ª edizione

Sono aperte le iscrizioni al percorso di Alta Formazione Artistica e Professionale per Ballerini, un corso gratuito co-finanziato dal Fondo Sociale Europeo e dalla Regione Emilia-Romagna, giunto alla sua sesta edizione. Nel corso degli anni il progetto ha formato numerosi danzatori che sono successivamente entrati a far parte della compagnia organizzatrice o di altre realtà nazionali e internazionali; l’80% di loro lavora tuttora, spesso ricoprendo ruoli di rilievo in compagnie di danza classica e contemporanea. Finalità del percorso Il corso si propone di preparare figure professionali capaci di operare all’interno di una compagnia o di un corpo di ballo, eseguendo repertori classici e/o contemporanei sulla base di una coreografia e di una partitura musicale. L’obiettivo è sviluppare nei partecipanti: – solide competenze tecniche nella danza classica e contemporanea; – consapevolezza artistica e padronanza del proprio corpo; – capacità di tradurre il tempo musicale in movimento espressivo; – abilità interpretative in relazione allo spazio scenico e al tempo teatrale; – autonomia nell’utilizzo degli spazi teatrali; – preparazione pratica e scenica orientata all’inserimento professionale. Il percorso è rivolto a ballerini che abbiano terminato gli studi accademici e desiderino affacciarsi concretamente alla professione, acquisendo competenze specialistiche finalizzate all’ingresso nel mercato del lavoro, sia ...

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FILM “Dirty Dancing”: il ballo come emancipazione e scoperta di sé

Quando si parla di Dirty Dancing, si pensa subito all’iconica scena del sollevamento finale sulle note di (I’ve Had) The Time of My Life, ma la vera forza del film sta nel modo in cui racconta la danza come trasformazione personale, libertà e linguaggio del desiderio. Ambientato nell’estate del 1963, il film segue la crescita di Frances “Baby” Houseman, una ragazza idealista e inesperta che scopre un mondo nuovo grazie all’incontro con l’insegnante di ballo Johnny Castle, interpretato da Patrick Swayze, accanto a Jennifer Grey nel ruolo di Baby. Ma più che una semplice storia d’amore, Dirty Dancing è un racconto di formazione che passa interamente attraverso il corpo e il movimento. Nel resort elegante in cui soggiorna la famiglia di Baby, esistono due mondi separati: quello dei ricchi villeggianti e quello dello staff. La danza è il punto d’incontro – e di scontro – tra queste realtà. I balli “ufficiali” sono composti, eleganti, controllati. Al contrario, le feste notturne dello staff esplodono di ritmo, contatto fisico, improvvisazione. Qui la danza è istintiva, sensuale, quasi ribelle. Baby, entrando in questo spazio proibito, attraversa simbolicamente una barriera sociale. Non sta solo imparando dei passi: sta mettendo in discussione le regole del ...

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Il primo ballerino Andrea Volpintesta “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Scegliere un balletto classico preferito, per un danzatore, è davvero complicato. Ho avuto la fortuna di interpretarne molti e ognuno mi è rimasto nel cuore. Posso dire sinceramente Manon di Kenneth MacMillan, Onegin di John Cranko, ma anche i balletti di Rudolf Nureyev, come Il lago dei cigni, La bella addormentata e Don Chisciotte. Non è uno solo, ma ben cinque: faccio davvero molta fatica a scegliere quale, tra questi, sia il mio preferito. Il balletto contemporaneo prediletto? Sicuramente In the Middle, Somewhat Elevated di William Forsythe e poi il balletto che ha fatto innamorare me e Sabrina Brazzo, quello che ha fatto scattare la scintilla tra di noi e cioè Now and Then di John Neumeier. Il teatro del cuore? Il teatro del cuore non può che essere il Teatro alla Scala. Per me, fin da bambino, è stato il teatro prediletto: il luogo in cui sognavo di arrivare, di studiare, di crescere e di ballare. Non ci sono riuscito subito, perché ho avuto una parentesi all’Aterballetto di Reggio Emilia, ma in età piuttosto giovane ho avuto la fortuna di entrare con la direzione di Elisabetta Terabust. Devo dire che ho realizzato il mio sogno, ...

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Al Teatro Astra due coreografie per la Hung Dance da Taiwan

Glanced Crack è l’omaggio del coreografo Lai Hung-chung alla mitologia della sua terra natale, con le “crepe” come simbolo per esplorare la resilienza della vita e la bellezza della lotta. Il coreografo Lai Hung-chung, originario di una famiglia Hakka a Pingtung, Taiwan, è cresciuto ascoltando la madre raccontare le storie del mito Hakka di Nuwa che ripara il cielo, una narrazione legata al “Giorno della Riparazione del Cielo”. In questa giornata, le persone depongono gli strumenti per permettere al cielo e alla terra di riprendersi, esprimendo gratitudine per la restaurazione di Nuwa. Attraverso i movimenti dei danzatori, le crepe assumono una forma simbolica, riflettendo le relazioni sfaccettate tra l’umanità e la natura, gli individui e i collettivi. Il freddo design dell’illuminazione grigia crea un’atmosfera desolata e apocalittica, con i danzatori che si muovono come placche tettoniche, convergendo e divergendo, per rappresentare l’evoluzione naturale e la tensione sociale. Mitici, di Giovanni lnsaudo, esplora il rapporto tra umani e dèi, la cui intersezione si manifesta come uno strano e cupo corpo alieno. Fondatore de I VESPRI, è un coreografo, danzatore e Art Maker siciliano. Dopo aver studiato presso la Victor Ullate Dance Academy, ha iniziato la sua carriera nella compagnia Junior Dantzaz ...

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Valzer e Can-Can nella “Vedova Allegra” di Abbati al Teatro Ariosto

Valzer, can-can, equivoci amorosi e intrighi diplomatici: La Vedova Allegra torna al Teatro Ariosto di Reggio Emilia sabato 28 febbraio alle ore 20.30 e domenica 1 marzo alle ore 15.30, con la regia di Corrado Abbati, la direzione musicale di Alberto Orlandi e le coreografie di Francesco Frola. Le origini dell’opera, un sempreverde dell’operetta, risalgono al 1861, quando il commediografo Henri Meilhac scrisse il vaudeville da cui è tratta. La versione che conosciamo oggi nacque però nel 1905, con la musica di Franz Lehár. La trama si svolge all’ambasciata del Pontevedro a Parigi, dove si trama per impedire che la ricca vedova Anna Glavari sposi un francese, disperdendo all’estero la sua cospicua eredità. L’ambasciatore punta a farla sposare con il conte Danilo, suo antico amore. Tra equivoci, gelosie e un intrigo parallelo che coinvolge Valencienne e il diplomatico Camillo, la situazione sembra complicarsi — finché l’astuzia di Njegus non scioglie i nodi: Anna e Danilo si dichiarano il loro amore e convolano a nozze, salvando insieme la patria dalla rovina economica. Corrado Abbati, fondatore dell’omonima compagnia nel 1988, ha dedicato la propria carriera alla regia, all’adattamento e all’interpretazione di operette e musical classici, contribuendo a riportare questo genere nei principali ...

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BalletBoyz

BalletBoyz festeggia 25 anni con il tour britannico di “Still Pointless”

Venticinque anni dopo il debutto acclamato dalla critica di Pointless al Roundhouse, la compagnia BalletBoyz torna sulle scene britanniche con il tour di Still Pointless, un viaggio attraverso i momenti più memorabili dei suoi 25 anni di attività sul palcoscenico e sullo schermo. Fondata da  Michael Nunn e William Trevitt, BalletBoyz ha ridefinito la danza contemporanea con un approccio innovativo che fonde performance dal vivo e cinema. Still Pointless è descritto come un “documentario performativo”, in cui ogni passo e ogni movimento raccontano la storia della compagnia, dai grandi successi del passato alle nuove collaborazioni. Lo spettacolo debutterà al Sadler’s Wells di Londra dal 12 al 16 maggio 2026, per poi partire per un ampio tour che toccherà 19 teatri regionali, tra cui Cambridge Arts Theatre, Theatre Royal Bath, Nottingham Playhouse, Birmingham Rep e Brighton Theatre Royal. Ulteriori date potrebbero essere annunciate. Il programma include alcune delle opere più celebri della compagnia: Critical Mass di Russell Maliphant; Serpent di Liam Scarlett; Ripple di Xie Xin; Young Men di Ivan Perez; Us di Christopher Wheeldon; Bradley 4:18 di Maxine Doyle; Fallen di Russell Maliphant; Fiction di Javier de Frutos. A queste si aggiunge la prima mondiale di un nuovo lavoro di Seirian ...

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La danza valorizza la timidezza e offre un terreno fertile su cui fiorire

Danza e timidezza appaiono come due mondi distanti, quasi opposti: il palcoscenico implica apertura, comunicazione e voglia di mostrarsi, mentre la timidezza suggerisce il riserbo. Invece, la danza permette di entrare in contatto con se stessi e con gli altri in un ambiente protetto, dove l’attenzione si sposta dal giudizio esterno all’ascolto delle proprie sensazioni. Il corpo diventa un ponte tra l’interiorità e l’esterno, un mezzo per esprimersi. Attraverso il movimento, la persona timida può sperimentare un senso di libertà e scoperta. Per molti giovani, avvicinarsi alla danza significa anche imparare a convivere con le proprie insicurezze e a trasformarle in forza creativa. La tecnica, la disciplina e la concentrazione richiesti dall’arte coreutica aiutano a superare la paura del giudizio. Insegnano a valorizzare ciò che si è, piuttosto che ciò che si pensa di dover essere. È un percorso che si misura in piccoli traguardi continui e personali: il primo sguardo rivolto al pubblico e la sensazione di essere parte di qualcosa di più grande. Il danzatore infatti abbandona la dimensione puramente individuale per entrare in connessione con il gruppo, con la musica, con il pubblico e perfino con la tradizione culturale che la danza rappresenta. Il gesto non appartiene ...

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Erik Bruhn: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Il principe del balletto maschile: Erik Bruhn è considerato il modello del danzatore classico moderno: linee pure, tecnica impeccabile, eleganza naturale. Ha ridefinito l’idea del ballerino come protagonista, non solo come “partner” della ballerina. Il leggendario Albrecht in Giselle: Il suo Albrecht è entrato nella storia: famoso per la perfezione dei salti, l’equilibrio assoluto e soprattutto per l’intensità drammatica. Molti lo considerano ancora oggi un punto di riferimento insuperato. Una carriera internazionale da giovanissimo: Debuttò come primo ballerino al Royal Danish Ballet a soli 18 anni e divenne rapidamente una star mondiale, danzando con le più grandi compagnie, tra cui American Ballet Theatre e Opéra di Parigi. Difensore della tradizione bournonvilliana: Bruhn fu un custode rigoroso dello stile Bournonville: leggerezza, musicalità, modestia apparente della tecnica. Lo studiò a fondo e lo trasmise come maestro e direttore artistico, soprattutto durante la sua direzione del National Ballet of Canada. Un artista colto e riservato: Amava la letteratura, la filosofia e l’arte visiva. Fu una persona estremamente discreta sulla propria vita privata, ma è noto il suo legame profondo con Rudolf Nureyev, fatto di stima, confronto artistico e sentimento. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ Riproduzione riservata

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Adieu à l’Opéra di Yonathan Kellerman [RECENSIONE]

In Adieu à l’Opéra, Yonathan Kellerman firma un documentario di rara delicatezza, capace di guardare al mondo del balletto non attraverso l’abbaglio della perfezione scenica, ma dal punto esatto in cui la luce si spegne e resta il silenzio. È un film sull’addio, certo, ma soprattutto sul tempo: quello che modella i corpi, ridefinisce le identità e impone scelte irrevocabili. Il regista costruisce il racconto intrecciando tre traiettorie molto diverse all’interno dell’Opéra di Parigi. Da un lato le Étoiles Alice Renavand e Stéphane Bullion, figure consacrate, corpi che hanno incarnato l’ideale assoluto del balletto classico; dall’altro Aurélia Bellet, ballerina del corpo di ballo, presenza essenziale ma invisibile, che ha vissuto l’arte senza mai godere del riconoscimento pubblico. Kellerman evita ogni gerarchia retorica: la fama e l’anonimato vengono messi sullo stesso piano, accomunati dalla stessa fine obbligata. La forza del documentario risiede nella sua messa in scena sobria e rispettosa. La macchina da presa osserva, attende, non invade. I momenti più intensi non sono le prove o gli applausi, ma le pause: uno sguardo nello specchio della sala danza, un gesto ripetuto per l’ultima volta, il rumore secco delle scarpette sul pavimento. È lì che emerge la verità del film: il ...

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Quattro cignetti, un solo respiro: la danza dell’armonia

Nel cuore del balletto Il Lago dei Cigni, composto da Pëtr Il’ič Čajkovskij nel 1875-76, si trova uno dei momenti più iconici della danza classica: la Danza dei Piccoli Cigni (Pas de Quatre), conosciuta anche come la Danza dei Quattro Cigni. La danza fu creata da Lev Ivanov per la versione classica del balletto nel 1895, nel contesto della coreografia definitiva del Lago dei Cigni al teatro Mariinsky di San Pietroburgo. I piccoli cigni rappresentano una comunità fragile che sopravvive grazie alla collaborazione. In contrasto con i temi più drammatici del balletto, questa danza introduce un momento di leggerezza e candore. La breve (90 secondi circa) ma intensissima coreografia appare nel secondo atto del balletto: elegante, precisa e geometricamente perfetta è diventata uno dei momenti più riconoscibili e amati del balletto classico accademico. L’illusione è quella di una creatura sola composta da più “ali”. È interpretata da quattro ballerine che rappresentano giovani cigni, legate fisicamente — spesso incrociando le braccia o tenendosi per mano — eseguono una serie di passi piccoli, rapidi e sincronizzati, chiamati pas de bourrée. Non c’è spazio per respirare o aggiustare: la musica comanda, il corpo deve seguirla alla perfezione. Il fascino di questo pezzo non ...

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