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Gran Galà di danza: a Marcellina la danza celebra trent’anni di emozioni con La Gioia di Danzare

Sabato 12 settembre, alle ore 21, Piazza Cesare Battisti a Marcellina si trasformerà in un grande palcoscenico a cielo aperto per il Gran Galà di danza della scuola di danza e di balletto, diretta da Sara Zuccari “La Gioia di Danzare”, una realtà che dal 1997 accompagna intere generazioni attraverso l’arte, la disciplina e la magia della danza. Una serata speciale, voluta dalla Pro Loco di Marcellina nell’ambito dei festeggiamenti dedicati a Santa Maria delle Grazie, patrona del paese, che quest’anno assume un significato ancora più importante: la scuola, infatti, dà ufficialmente il via ai festeggiamenti per il suo trentennale di attività, 1997-2027. Sarà un vero viaggio attraverso epoche, atmosfere e linguaggi differenti, con protagonisti tutti gli allievi della scuola, dai più piccoli ai più grandi, chiamati a condividere con il pubblico il frutto di un intero anno di studio, passione e lavoro. La storia de “La Gioia di Danzare” è impreziosita, in questi trent’anni, anche dalla presenza di grandi ospiti del mondo della danza e dello spettacolo. Tra gli incontri più significativi, impossibile non ricordare Carla Fracci, étoile internazionale e icona della danza italiana, che nel 2015 è diventata cittadina onoraria di Marcellina, anche grazie al legame di amicizia ...

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Il direttore artistico Ted Brandsen “allo specchio”

Il balletto classico preferito? La bella addormentata. Il balletto contemporaneo prediletto? Troppo difficile sceglierne uno! Adoro The Four Seasons di David Dawson, Solitude di Alexei Ratmansky, la serie Blake Works di William Forsythe, qualsiasi lavoro di Hans van Manen… e la lista potrebbe continuare! Il Teatro del cuore? Il nostro teatro di Amsterdam, il Dutch National Opera & Ballet, dove ho trascorso quarant’anni, fin dalla sua apertura. Un romanzo da trasformare in balletto? Nessuno. Il balletto può fare a meno delle storie, anche se adoro un buon balletto narrativo. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Lo stesso: nessuno in particolare. Il costume di scena indossato che hai preferito? Semplici body e calzamaglie. Quale colore associ alla danza? L’azzurro del cielo. Che profumo ha la danza? Di sudore e di rose. La musica più bella scritta per balletto? Agon di Igor Stravinskij, oppure qualsiasi composizione di Čajkovskij. Il film di danza irrinunciabile? Scarpette rosse (The Red Shoes) e Due vite, una svolta (The Turning Point). Due miti della danza del passato, uomo e donna? La nostra coppia d’oro della danza olandese: Han Ebbelaar e Alexandra Radius. Il tuo “passo di danza” preferito? Impossibile sceglierne uno solo dall’intero ...

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Recensione del libro “Giselle nostra contemporanea”

  Ci sono balletti che il tempo consegna alla storia e balletti che, al contrario, sembrano sottrarsi alla storia proprio per continuare a interrogarla. Giselle appartiene a questa seconda, più rara categoria. Ogni epoca che l’ha incontrata ha finito per riconoscervi qualcosa di sé: il Romanticismo vi proiettò il desiderio dell’assoluto, la fascinazione per il soprannaturale e la morte, il Novecento ne fece un banco di prova per la grande tradizione accademica, mentre la contemporaneità ha scoperto nel suo fragile fantasma una materia sorprendentemente disponibile alla reinvenzione. È da questa inesauribile capacità di mutare senza cessare di essere Giselle che prende le mosse Giselle nostra contemporanea. Conversazioni, ricostruzioni e riletture, il volume curato da Roberta Albano e Maria Venuso, pubblicato da Piretti Editore (348 pagine con numerosi contributi critici in italiano e inglese e fotografie). Il titolo contiene già una dichiarazione di poetica. Quel “nostra” non indica soltanto la vicinanza cronologica, né pretende di attualizzare artificiosamente un capolavoro dell’Ottocento. Indica piuttosto un’appartenenza: Giselle continua a essere nostra perché ogni generazione è costretta a ridefinire il proprio rapporto con la memoria della danza. E proprio la memoria, in questo libro, assume un valore tutt’altro che nostalgico. È materia viva, instabile, continuamente ...

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La danza è il risveglio dell’eleganza

    È nel confine tra l’intenzione e il movimento che risiede l’eleganza, qualità che spesso rimane addormentata, schiacciata dal peso della frenesia quotidiana e dalla postura da scrivania o banco scolastico. Neurobiologicamente, l’essere umano possiede un senso innato delle proporzioni, del ritmo e dell’equilibrio. Il cervello è cablato per cercare l’armonia biomeccanica. La danza agisce come un catalizzatore. Stimola i recettori propriocettivi, quella rete di sensori che informa il cervello su dove si trovi il corpo nello spazio. Insegna a percepire l’asse verticale, ossia la colonna vertebrale, come canale di energia. L’eleganza latente viene risvegliata: le spalle si abbassano, il collo si allunga, il peso si distribuisce in modo uniforme. Il corpo smette di subire la gravità, ci dialoga, la sfida e la trasforma. La danza, più di altre discipline fisiche, ha il potere di perfezionare questo tratto grazie all’unione di tre elementi fondamentali. Consapevolezza dello spazio e del limite. Ballare richiede di conoscere i confini e lo spazio altrui. Il ballerino impara a muoversi con precisione, a eliminare il gesto superfluo, la rigidità e l’inutile dispendio energetico. Economia del gesto, la vera grazia. Un movimento è elegante quando sembra privo di sforzo. La danza addestra i muscoli stabilizzatori ...

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Addio a Sir Richard Alston, il grande coreografo britannico

Ci sono coreografi che costruiscono spettacoli e altri che, nel corso della loro vita, finiscono per costruire una parte della storia della danza. Sir Richard Alston apparteneva alla seconda categoria. È morto il 7 settembre 2026, a 77 anni, nella sua casa, dopo un periodo di malattia. Con lui scompare una delle figure più importanti della danza contemporanea britannica degli ultimi cinquant’anni, ma soprattutto un artista che ha sempre difeso una convinzione semplice e profondissima: la danza non ha bisogno di spiegare la musica, deve renderla visibile. Alston era nato nel Sussex nel 1948. Il suo primo percorso, curiosamente, non sembrava destinato alla danza: studiò arte e teatro prima di entrare alla London School of Contemporary Dance. Poi arrivò l’incontro con la danza americana e, in particolare, con Merce Cunningham, che studiò a New York. Da Cunningham raccolse una lezione fondamentale, ma senza mai diventare un epigono: la trasformò in un linguaggio personale, fatto di precisione, libertà, musicalità e straordinaria attenzione alla qualità del movimento. Nel 1972 fondò Strider, una delle prime esperienze indipendenti della danza contemporanea britannica. Fu l’inizio di un percorso nel quale Alston avrebbe contribuito a cambiare profondamente il panorama della danza inglese, lavorando con compagnie e ...

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Boston Ballet 26-27 celebra il repertorio e la contemporaneità

Il Boston Ballet inaugura la stagione 2026-2027 con un cartellone che racconta l’identità di una delle compagnie più autorevoli degli Stati Uniti: un equilibrio raffinato tra grandi classici, capolavori del Novecento e creazioni contemporanee capaci di dialogare con il pubblico di oggi. Sotto la direzione artistica di Mikko Nissinen, la nuova stagione si sviluppa come un viaggio attraverso linguaggi differenti, dove tradizione e innovazione convivono senza contrapporsi. Il risultato è una programmazione pensata per conquistare sia gli appassionati del balletto classico sia gli spettatori più curiosi, desiderosi di scoprire le evoluzioni della danza internazionale. Ad aprire la stagione sarà Fall Experience (10-20 settembre 2026), un programma che mette al centro due firme di assoluto prestigio della coreografia contemporanea. Da una parte Vertical Road (Reimagined 2023) di Akram Khan, intensa riflessione sul rapporto tra spiritualità, natura umana e ritualità collettiva; dall’altra Cacti di Alexander Ekman, lavoro ironico e brillante che gioca con i codici della danza contemporanea, alternando virtuosismo tecnico e humor teatrale. L’appuntamento natalizio sarà naturalmente affidato a The Nutcracker, nella celebre versione firmata da Mikko Nissinen. Da anni questo spettacolo rappresenta uno degli eventi culturali più attesi di Boston, capace di richiamare migliaia di spettatori e di confermare il ...

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Heather Ogden, l’ultimo inchino della grande Principal canadese

Una delle interpreti più amate e rappresentative del balletto canadese si prepara a lasciare il palcoscenico. Heather Ogden concluderà la sua straordinaria carriera al National Ballet of Canada al termine della stagione 2026/27. Ma il suo addio sarà, in realtà, un arrivederci. C’è un momento, nella carriera di ogni grande artista, in cui il sipario che si chiude non rappresenta soltanto la fine di uno spettacolo, ma la conclusione di un’intera epoca. Per Heather Ogden, quel momento arriverà al termine della stagione 2026/27, quando la Principal del National Ballet of Canada saluterà ufficialmente la compagnia dopo una delle carriere più importanti e celebrate della danza canadese. Originaria di Vancouver, Ogden tornerà però nella sua città proprio in occasione di uno degli appuntamenti più simbolici della prossima stagione. Il pubblico avrà infatti l’opportunità di assistere a una delle sue ultime esibizioni da Principal del National Ballet of Canada durante la tournée inaugurale di Ballet Vancouver, l’11 e 12 settembre al Vancouver Playhouse, nel programma Apollo & Other Works. Un ritorno a casa dal forte valore emotivo: la città che l’ha vista crescere artisticamente potrà così accompagnare una delle sue figlie più illustri verso l’ultimo capitolo di una carriera costruita ai vertici ...

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Il linguaggio e lo stile della tecnica Cunningham

Il linguaggio della tecnica Cunningham si distingue per una concezione del movimento basata sull’autonomia del corpo rispetto alla narrazione e all’espressione emotiva. In questa visione la danza non ha il compito di raccontare una storia o rappresentare uno stato d’animo specifico, ma diventa un’esplorazione delle infinite possibilità del movimento nello spazio e nel tempo. Ogni gesto possiede un valore in sé, indipendentemente da un significato simbolico, e nasce dall’interazione tra precisione tecnica, coordinazione e consapevolezza del corpo. Lo stile della tecnica Cunningham è caratterizzato da grande chiarezza formale, controllo e complessità. Il busto mantiene generalmente una posizione eretta e stabile, mentre braccia e gambe si muovono con estrema indipendenza, dando vita a sequenze articolate che richiedono equilibrio, rapidità e precisione. Cambi improvvisi di direzione, variazioni ritmiche, salti, rotazioni e spostamenti nello spazio si alternano con continuità, creando un movimento dinamico e imprevedibile. La tecnica valorizza la neutralità espressiva del danzatore, privilegiando la qualità dell’esecuzione piuttosto che l’interpretazione drammatica. Un elemento fondamentale del linguaggio Cunningham è il rapporto con lo spazio. Ogni punto della scena può diventare il centro dell’azione, senza una gerarchia prestabilita tra primo piano e sfondo. I danzatori si muovono in tutte le direzioni, costruendo percorsi complessi che ...

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Ninette de Valois, la donna che inventò il balletto britannico

Nel giorno dell’anniversario della sua nascita, il ricordo di una pioniera che trasformò un sogno in una delle più grandi tradizioni coreutiche del Novecento. Il 6 giugno 1898 nasceva a Baltyboys, nella contea di Wicklow in Irlanda, una bambina destinata a cambiare per sempre la storia della danza. Il suo nome era Edris Stannus, ma il mondo l’avrebbe conosciuta come Ninette de Valois: ballerina, coreografa, pedagoga, visionaria. Una donna che non si limitò a interpretare il balletto, ma ne costruì le fondamenta di una nuova identità nazionale. Quando Ninette iniziò a studiare danza nei primi anni del Novecento, la Gran Bretagna non possedeva una tradizione classica paragonabile a quella francese, russa o italiana. Il balletto era considerato soprattutto un’arte d’importazione. Fu proprio questa assenza a suggerirle una missione che avrebbe occupato tutta la sua vita: creare una scuola inglese, una compagnia inglese e un repertorio inglese. Dopo gli esordi sulle scene londinesi, entrò a far parte dei leggendari Ballets Russes di Serge Diaghilev, la più rivoluzionaria compagnia del secolo. Fu un’esperienza determinante. Lavorando accanto a figure come Léonide Massine e Bronislava Nijinska, comprese che il balletto non era soltanto tecnica, ma anche organizzazione, cultura, educazione e visione artistica. Negli anni ...

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La danza dipinta “viaggio tra i capolavori”: Pierre-Auguste Renoir

Nel celebre Ballo al Moulin de la Galette, realizzato nel 1876 da Pierre-Auguste Renoir, la danza diventa il cuore pulsante di una scena di vita quotidiana, trasformata in un’immagine vibrante e luminosa che cattura lo spirito della Parigi moderna. Ambientato nel quartiere di Montmartre, presso il noto luogo di ritrovo popolare Moulin de la Galette, il dipinto raffigura un pomeriggio festivo all’aperto, in cui uomini e donne si incontrano, conversano e soprattutto danzano sotto la luce filtrata degli alberi. Renoir costruisce la scena con una straordinaria attenzione alla resa della luce e del movimento, elementi fondamentali anche per restituire il senso della danza. Le coppie non sono isolate o poste in primo piano in modo teatrale, ma immerse in una folla viva e dinamica, dove i gesti si intrecciano e si moltiplicano. La danza non è presentata come spettacolo da osservare, bensì come esperienza condivisa, spontanea e collettiva. I movimenti dei ballerini, spesso appena accennati, emergono attraverso tocchi rapidi di colore e pennellate leggere, che suggeriscono più che definire le posture. Ciò che rende il dipinto particolarmente significativo in relazione all’arte della danza è proprio questa capacità di evocare il movimento senza fissarlo rigidamente. Renoir non disegna contorni netti né ...

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