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Marcos Morau e La Veronal in scena al Teatro Bellini con “La Mort i la Primavera”

Dal 6 all’8 novembre 2026, il Teatro Bellini di Napoli accoglierà uno degli appuntamenti più suggestivi della danza contemporanea: La Mort i la Primavera, creazione della compagnia catalana La Veronal, diretta dal coreografo e regista Marcos Morau. Un’opera visionaria e perturbante che intreccia corpo, memoria e immaginario, esplorando il sottile confine tra distruzione e rinascita, tra fine e trasformazione. Lo spettacolo nasce dall’omonimo romanzo postumo della scrittrice catalana Mercè Rodoreda, un’opera intensa e simbolica in cui la morte e la rinascita si intrecciano in un universo rituale, attraversato da inquietudini esistenziali. A partire da questo materiale letterario, Morau e i performer de La Veronal danno vita a una trasposizione scenica in cui la parola si dissolve nel movimento, trasformandosi in un linguaggio fisico, evocativo e viscerale. La scena diventa così uno spazio di sperimentazione in cui la ricerca formale incontra una riflessione più ampia sull’individuo e sulla società. Attraverso un immaginario oscuro e visionario, la creazione indaga le tensioni che attraversano l’essere umano di fronte ai cambiamenti, interrogando il rapporto tra natura, cultura e identità. Il cuore di La Mort i la Primavera risiede nella rappresentazione di un mondo in continua trasformazione, sospeso tra la fine di ciò che esiste ...

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Goecke / Robbins / Bausch: tre riletture di grandi capolavori della danza al Teatro dell’Opera di Roma

Dal 27 ottobre all’8 novembre al Teatro Costanzi tre capolavori della danza internazionale nel segno dei Ballets Russes. In scena Afternoon of a Faun, Petruschka e Le Sacre du printemps, con il Corpo di Ballo dell’Opera di Roma e l’Orchestra diretta da Andrew Litton. Tre coreografi, tre visioni artistiche e altrettante opere che hanno segnato la storia della danza. Il Teatro dell’Opera di Roma presenta, dal 27 ottobre all’8 novembre, Goecke / Robbins / Bausch, secondo Trittico Contemporaneo della stagione 2025/26. Un programma che riunisce le creazioni di Jerome Robbins, Marco Goecke e Pina Bausch, affidando al Corpo di Ballo capitolino un confronto con alcuni dei titoli più significativi del repertorio novecentesco e contemporaneo. L’iniziativa, che si inserisce nel percorso artistico promosso dalla direttrice del Corpo di Ballo Eleonora Abbagnato, rende omaggio a Sergej Djagilev e alla rivoluzione dei Ballets Russes, la compagnia che trasformò il balletto attraverso l’incontro tra coreografi, compositori e artisti visivi. Un legame storico con il Teatro Costanzi, che ospitò la prima esibizione italiana dei Ballets Russes nel 1911. Tre i titoli in programma: Afternoon of a Faun di Jerome Robbins, Petruschka nella versione di Marco Goecke e Le Sacre du printemps di Pina Bausch, con ...

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Il Senior Soloist e coreografo Mario Gaglione “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? Lago dei cigni. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Minus 16. Il teatro a cui sei più legato? Teatro San Carlo di Napoli. Se potessi trasformare un romanzo in balletto, quale sceglieresti? I Promessi Sposi. Quale film trasformeresti in un balletto? Via col vento. Qual è il costume di scena che hai amato di più? Basilio. Di che colore è la danza? Color pesca. Che profumo ha la danza? Profumo di legno, quello che senti quando sali sul palco. Qual è la musica di balletto più bella mai scritta? Passo a due dello Schiaccianoci. Un film sulla danza indispensabile? White Nights. Una leggenda della danza: un uomo e una donna. Julio Bocca e Eva Evdokimova. Qual è il tuo passo o movimento preferito? Fondu. Tra i personaggi del balletto classico, chi vorresti essere nella vita reale? Drosselmeyer dallo Schiaccianoci. Chi è il più grande genio della coreografia? Marius Petipa. Se potessi incontrare Tersicore, cosa le diresti? La ringrazierei per il dono più bello che mi sia stato fatto. In tre parole, come descriveresti la disciplina della danza? Tenacia. Perseveranza. Rispetto. Quando oggi ti guardi allo specchio, cosa vedi? Mi vedo felice e ...

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Scarpette da punta: quante forme può avere una stessa magia?

Quando si parla di danza classica, la scarpetta da punta viene spesso immaginata come un oggetto unico, quasi universale: raso, nastri, punta rigida e quella caratteristica scatola sulla quale la ballerina sembra sfidare le leggi della gravità. In realtà, nel mondo della danza esistono moltissime tipologie di scarpette da punta, differenti per costruzione, forma, durezza, ampiezza della piattaforma e risposta del materiale. E la scelta non è affatto un dettaglio estetico. Una scarpetta da punta è, prima di tutto, uno strumento tecnico. Deve dialogare con il piede, con la forza della caviglia, con l’arco plantare, con il peso della danzatrice e con il tipo di tecnica utilizzata. Per questo la stessa scarpetta che permette a una ballerina di sentirsi perfettamente sostenuta può risultare completamente inadatta a un’altra. Il modello classico presenta una scatola rigida e una piattaforma piatta, cioè la superficie sulla quale la danzatrice sostiene il peso quando è completamente en pointe. È la tipologia più immediatamente associata al balletto accademico. Ma anche qui esistono infinite varianti: scatole più affusolate o più larghe, piattaforme piccole o generose, mascherine più lunghe o più corte, suole più rigide o più morbide. Sono differenze apparentemente minime che possono cambiare radicalmente la sensazione ...

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Quando il balletto divenne teatro fra Molière, Lully e Beauchamp

Il 14 ottobre 1670, nelle sale del Castello di Chambord, la corte di Luigi XIV assiste a uno spettacolo destinato a lasciare un segno nella storia del teatro musicale e della danza europea. Va in scena per la prima volta Le Bourgeois gentilhomme, Il borghese gentiluomo, la commedia di Molière arricchita dalle musiche di Jean-Baptiste Lully e dalle coreografie di Pierre Beauchamp. Non è soltanto una nuova creazione destinata a divertire il sovrano e i suoi ospiti: è una dimostrazione della straordinaria vitalità di un’arte capace di unire parola, musica, gesto e movimento in una forma teatrale originale. Siamo nella Francia del Re Sole, un’epoca in cui la danza occupa una posizione centrale nella vita della corte. Luigi XIV non è soltanto un grande sostenitore delle arti: è stato egli stesso un danzatore appassionato e conosce il potere simbolico del corpo in movimento. A Versailles, come nelle altre residenze reali, il cerimoniale, la musica e lo spettacolo contribuiscono a definire un’immagine precisa della monarchia. La danza è disciplina, eleganza, gerarchia, ma anche un linguaggio attraverso il quale si esprimono prestigio e autorità. In questo ambiente, l’incontro fra Molière, Lully e Beauchamp trova un terreno particolarmente fertile. La vicenda racconta le ...

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Il maître de ballet Alberto Montesso “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? Romeo e Giulietta. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Petite mort di Jiří Kylián. Il teatro a cui sei più legato? Il London Coliseum, perché ormai era diventato casa! Abbiamo fatto così tanti spettacoli con l’English National Ballet che, quando arrivavo al mattino, avevo davvero la sensazione di tornare a casa. Se potessi trasformare un romanzo in balletto, quale sceglieresti? Ce ne sarebbero davvero molti! Ultimamente, però, mi sto appassionando ai libri di Gianluca Gotto. In particolare, il primo che ho letto, e che mi ha letteralmente rapito la fantasia, è Succede sempre qualcosa di meraviglioso. Secondo me, c’è davvero tutto: azione, una storia d’amore e avventura! Quale film trasformeresti in un balletto? Un film, che è anche un libro, che mi piacerebbe molto coreografare è Lasciami entrare. Racconta la storia di amicizia tra un adolescente e una ragazza–vampiro e affronta temi molto attuali, come il bullismo e la sociopatia. Credo che sarebbe davvero interessante trasformarlo in un balletto. Qual è il costume di scena che hai amato di più? Uno solo sarebbe un po’ riduttivo… Al primo posto, però, metterei sicuramente quello di Mercuzio; poi, senza dubbio, quello di In the ...

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A Terni in scena “Carmen_Nous sommes toustes des étoiles”

La Stagione 26/27 di Terni a cura del TSU presenta, domenica 25 ottobre alle ore 16 in Piazza della Repubblica, Carmen_Nous sommes toustes des étoiles, una riscrittura collettiva dell’opera Carmen a cura della coreografa Anna Basti, realizzata con i Dancers del progetto Dance Well – Ricerca e movimento per Parkinson a Terni. Progetto realizzato con la collaborazione di Marta Bichisao, Mela Boev, Camilla Branchetti, Lucia Guarino, Teresa Rospetti, Emma Tramontana, con la partecipazione dei DANCERS di Dance Well Terni; una produzione Chiasma. Carmen_Nous sommes toustes des étoiles emerge dalla piattaforma di ricerca Le classique c’est chic! Il suo obiettivo è quello di immaginare una riscrittura dell’opera di Carmen con gruppi di non professionisti e/o comunità specifiche, mettendo in discussione la gerarchia dei corpi che il balletto classico esprime e le dinamiche relazionali che la trama dell’opera mette in campo. In questo caso specifico il lavoro sarà condotto insieme ai Dancers del progetto Dance Well – che si svolge a Terni dal 2022 presso gli spazi del CAOS – e supportato dalle teachers che conducono le lezioni durante l’anno. Il lavoro sarà quindi un lavoro collettivo. Non ci sarà una Carmen, bensì una moltitudine di Carmencite. Il progetto non si avvale della pratica di trasmissione di ...

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Vittoria Ottolenghi e la rivoluzione della sua Maratona d’Estate

Per oltre un quarantennio, l’esegesi della danza in Italia ha riconosciuto nella figura di Vittoria Ottolenghi la sua declinazione più alta, nitida e feconda. Figura d’intellettuale di rara statura, la saggista e critica romana non si è limitata a interpretare con acume e rigore le morfologie del gesto e le metamorfosi della scena coreutica: ne ha riscritto il destino sociale, restituendo all’arte del movimento la sua statura di linguaggio universale e pensiero incarnato. Il suo capolavoro d’ingegneria culturale, la celeberrima Maratona d’Estate — palinsesto ed evento corale entusiasmante diffuso dal servizio radiotelevisivo pubblico —, ha rappresentato una frattura epistemologica di portata storica. In un’epoca in cui la grande coreografia restava gelosamente custodita nei templi chiusi e talvolta aristocratici delle fondazioni liriche, Ottolenghi ha compiuto un gesto di autentica e visionaria audacia: scardinare la distanza elitaria per insediare il balletto e la danza contemporanea nel cuore vivo e pulsante del pubblico immaginario, trasformando il piccolo schermo in una grande agorà della bellezza.   Una visione oltre il tempo: la televisione come spazio sacro e popolare La Maratona d’Estate non fu un mero contenitore d’intrattenimento, bensì un manifesto di politica culturale e poetica della visione. Vittoria Ottolenghi comprese prima d’altri la potenza ...

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Il linguaggio e lo stile della tecnica Cunningham

Il linguaggio della tecnica Cunningham si distingue per una concezione del movimento basata sull’autonomia del corpo rispetto alla narrazione e all’espressione emotiva. In questa visione la danza non ha il compito di raccontare una storia o rappresentare uno stato d’animo specifico, ma diventa un’esplorazione delle infinite possibilità del movimento nello spazio e nel tempo. Ogni gesto possiede un valore in sé, indipendentemente da un significato simbolico, e nasce dall’interazione tra precisione tecnica, coordinazione e consapevolezza del corpo. Lo stile della tecnica Cunningham è caratterizzato da grande chiarezza formale, controllo e complessità. Il busto mantiene generalmente una posizione eretta e stabile, mentre braccia e gambe si muovono con estrema indipendenza, dando vita a sequenze articolate che richiedono equilibrio, rapidità e precisione. Cambi improvvisi di direzione, variazioni ritmiche, salti, rotazioni e spostamenti nello spazio si alternano con continuità, creando un movimento dinamico e imprevedibile. La tecnica valorizza la neutralità espressiva del danzatore, privilegiando la qualità dell’esecuzione piuttosto che l’interpretazione drammatica. Un elemento fondamentale del linguaggio Cunningham è il rapporto con lo spazio. Ogni punto della scena può diventare il centro dell’azione, senza una gerarchia prestabilita tra primo piano e sfondo. I danzatori si muovono in tutte le direzioni, costruendo percorsi complessi che ...

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Ninette de Valois, la donna che inventò il balletto britannico

Nel giorno dell’anniversario della sua nascita, il ricordo di una pioniera che trasformò un sogno in una delle più grandi tradizioni coreutiche del Novecento. Il 6 giugno 1898 nasceva a Baltyboys, nella contea di Wicklow in Irlanda, una bambina destinata a cambiare per sempre la storia della danza. Il suo nome era Edris Stannus, ma il mondo l’avrebbe conosciuta come Ninette de Valois: ballerina, coreografa, pedagoga, visionaria. Una donna che non si limitò a interpretare il balletto, ma ne costruì le fondamenta di una nuova identità nazionale. Quando Ninette iniziò a studiare danza nei primi anni del Novecento, la Gran Bretagna non possedeva una tradizione classica paragonabile a quella francese, russa o italiana. Il balletto era considerato soprattutto un’arte d’importazione. Fu proprio questa assenza a suggerirle una missione che avrebbe occupato tutta la sua vita: creare una scuola inglese, una compagnia inglese e un repertorio inglese. Dopo gli esordi sulle scene londinesi, entrò a far parte dei leggendari Ballets Russes di Serge Diaghilev, la più rivoluzionaria compagnia del secolo. Fu un’esperienza determinante. Lavorando accanto a figure come Léonide Massine e Bronislava Nijinska, comprese che il balletto non era soltanto tecnica, ma anche organizzazione, cultura, educazione e visione artistica. Negli anni ...

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