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La Strada (balletto): storia, personaggi, curiosità e trama

La Strada è un balletto ispirato all’omonimo film di Federico Fellini, con coreografia di Mario Pistoni, musiche di Nino Rota e scene e costumi di Luciano Damiani. L’opera coreografica nasce dal desiderio di tradurre in linguaggio danzato la poesia malinconica e profondamente umana del celebre film La Strada, uscito nel 1954 e interpretato da Giulietta Masina nel ruolo della fragile e indimenticabile Gelsomina, da Anthony Quinn nel ruolo del rude Zampanò e da Richard Basehart in quello del Matto. Il film, considerato uno dei capolavori del cinema del dopoguerra, contribuì in maniera decisiva alla consacrazione internazionale di Fellini e vinse nel 1957 il premio Oscar come miglior film straniero. La trasposizione coreografica venne presentata per la prima volta nel 1967 al Teatro alla Scala di Milano. I ruoli principali furono affidati a interpreti di grande rilievo della danza italiana: Carla Fracci nel ruolo di Gelsomina, Aldo Santambrogio in quello di Zampanò e lo stesso Mario Pistoni nel ruolo del Matto. La creazione si impose immediatamente per la sua forza teatrale e per la capacità di fondere danza, pantomima e drammaturgia in un linguaggio coreografico intenso e moderno. La musica di Nino Rota, già celebre per il film e caratterizzata da ...

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Festival dei Due Mondi 2026: annunciate le prime cinque anticipazioni dell’edizione 69

“In the bel mezzo of everything” è il claim inedito con cui il Festival dei Due Mondi sceglie di raccontarsi da quando Daniele Cipriani ne è il nuovo Direttore Artistico. Una frase ibrida, volutamente sospesa tra italiano e inglese. Un’espressione che ha il ritmo di una battuta musicale, che si apre in inglese e si posa nell’italiano, unendo due lingue senza tradurle del tutto, per rimanere nel luogo dell’incontro. “Il bel mezzo non è soltanto un luogo fisico” dichiara Cipriani. “È una postura, uno stato mentale. È la scelta di stare nel centro e nell’equilibrio delle cose. Significa scegliere una posizione etica e culturale: stare nel cuore della bellezza e della complessità, nel cuore dell’eccellenza e dell’inclusività, nel dialogo tra la storia e la sperimentazione, tra pubblico e artisti, tra istituzioni e nuove generazioni”. “Nel bel mezzo descrive anche il momento che stiamo vivendo” aggiunge Cipriani “Siamo nel pieno di una grande impresa: la costruzione di un Festival pensato per un pubblico ampio, trasversale, internazionale, soprattutto di nuova generazione”. Il nuovo corso dei Due Mondi riparte così, con una nuova narrazione, una nuova idea di programmazione e una nuova identità visiva che sarà svelata soltanto durante la conferenza stampa ufficiale. ...

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Arte e destino di Vaslav Nijinsky: l’istante dell’eternità

Nella storia della danza esistono figure che appartengono pienamente al loro tempo e altre che sembrano provenire da una regione più rara dell’esperienza artistica, dove il talento si mescola al mistero e alla fragilità. Tra queste ultime si colloca Vaslav Nijinsky, una delle presenze più enigmatiche e folgoranti del balletto del Novecento, un interprete che trasformò il movimento in un linguaggio quasi metafisico e la scena in un luogo di rivelazione. Nato il 12 marzo 1889 a Kiev, Nijinsky crebbe all’interno di una famiglia di danzatori itineranti. Il teatro fu per lui un ambiente naturale prima ancora che una scelta. Il bambino fragile e silenzioso mostrò presto una sensibilità fuori dal comune, accompagnata da una disciplina fisica straordinaria. Quando entrò alla Scuola Imperiale di Balletto a San Pietroburgo, gli insegnanti compresero quasi immediatamente di trovarsi davanti a qualcosa di eccezionale. Non si trattava soltanto di una tecnica impeccabile, ma di una qualità scenica difficilmente definibile: Nijinsky sembrava abitare la danza con una concentrazione assoluta, come se ogni gesto fosse parte di un rito antico. I contemporanei rimasero soprattutto colpiti dalla sua capacità nel salto. Molti raccontarono di aver avuto l’impressione che il suo corpo sfidasse la gravità, che il tempo ...

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Intersezioni & Next Generation rassegna di danza e arti performative di Monica Casadei

Sabato 14 marzo, dalle 15.00 alle 19.00, il Parma Virtual Hub (via Ortles 6/a), nuovo spazio dedicato alla creatività digitale, arti immersive e realtà estesa (XR) per giovani artisti, studenti e formatori, apre le porte al pubblico per un pomeriggio di esperienze artistiche in realtà virtuale, tra danza, cinema immersivo e sperimentazione tecnologica. Parma Virtual Hub nato nel cuore del quartiere San Leonardo, è realizzato grazie ai Fondi europei della Regione Emilia-Romagna, al contributo di Gruppo Chiesi e alla collaborazione di Banca Etica. L’evento, secondo appuntamento di Intersezioni & Next Generation, è a ingresso libero e gratuito ed è realizzato in collaborazione con Zed Festival nell’ambito del progetto PRO|D|ES Caravan. In programma tre performance in virtual reality fruibili tramite visori che permettono agli spettatori di entrare all’interno della scena coreografica, superando i confini tradizionali tra pubblico e performer. Tom Dale Company presenta SURGE VR, versione VR dell’omonima performance di danza che permette al pubblico di esplorare e interagire con una versione digitale della coreografia in una serie di spazi virtuali diversi. Dotata di nuove musiche esclusive di Ital Tek, questa esperienza immersiva dura fino a 15 minuti, durante il quale il pubblico è libero di muoversi nello spazio sia fisicamente ...

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Oltre la grazia: l’allenamento mentale del danzatore

I danzatori sono universalmente riconosciuti come artisti aggraziati e capaci di emozionare il pubblico. Tuttavia, ogni passo cela un’intensa attività mentale e fisica che va ben oltre la performance artistica. L’allenamento di un ballerino non consiste soltanto nell’affinare la tecnica o nell’interpretare coreografie: è una vera e propria sfida cognitiva. Il cervello e il corpo devono elaborare e integrare informazioni sotto pressione e in tempo reale. Si tratta di un costante esercizio di attenzione, memoria e rapidità decisionale, che coinvolge numerose aree cerebrali. Il balletto, per esempio, richiede: una memoria ferrea per memorizzare le sequenze coreografiche; una spiccata capacità di ragionamento spaziale per orientarsi in scena; una regolazione emotiva che consenta di trasmettere sensazioni autentiche senza perdere il controllo del movimento. A queste si aggiungono la pianificazione motoria, per anticipare e coordinare ogni gesto, e l’auto correzione costante, per adattarsi a eventuali imprevisti o errori. Tutto ciò avviene simultaneamente, rendendo la danza una disciplina articolata e completa che favorisce lo sviluppo di competenze preziose. Il cervello dei ballerini si adatta e si rafforza, sviluppando abilità che altre discipline non riescono a stimolare con la medesima intensità. L’integrazione tra pensiero, emozione e movimento potenzia infatti le funzioni esecutive e la connettività ...

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Al Teatro Grande di Brescia un duo internazionale d’eccezione

Il palinsesto dedicato alla Danza nella Stagione 2026 del Teatro Grande prosegue venerdì 13 marzo alle ore 20.00 con la performance Il Cimento dell’Armonia e dell’Inventione, coreografia firmata da Anne Teresa De Keersmaeker e Radouan Mriziga, due tra i nomi di riferimento della danza internazionale. Vincitrice del Praemium Imperiale 2025 dalla Japan Art Association, Anne Teresa De Keersmaeker è figura di culto della danza mondiale: la ricerca spazio-temporale, la polverizzazione minimal, la reiterazione e la musica sempre al centro delle creazioni sono le sue caratteristiche distintive, note che richiamano le rigorose geometrie post-moderne dell’americana Lucinda Childs e certe asprezze e angolosità di Pina Bausch. Il coreografo Radouan Mriziga è tra le voci più interessanti della nuova generazione: il suo lavoro si distingue per la ricerca della relazione del corpo danzante con il pubblico oltre la pura esperienza estetica della performance. Ne Il Cimento dell’Armonia e dell’Inventione i molteplici stilemi tipici dei due artisti si intrecciano e danno vita a un linguaggio coreografico fluido e omogeneo. Lo spettacolo nasce da un’esplorazione tanto musicale quanto esistenziale delle Quattro stagioni di Antonio Vivaldi e si dispiega sulla versione incisa nel 2015 dalla violinista Amandine Beyer con il suo ensemble Gli Incogniti. Condividendo la ...

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A Bologna “An Echo, A Frame” ideato da Philippe Kratz

Venerdì 13 marzo, alle ore 18:30 e alle ore 19.30, e domenica 15 marzo alle ore 11:30 e alle ore 12:30, in occasione della mostra I Preferiti di Marino. Capitolo II – Opus Mundi, in programma fino al 28 giugno 2026 al Centro Arti e Scienze Golinelli, Fondazione Golinelli promuove, in collaborazione con il Centro Coreografico Nazionale / Aterballetto, il progetto performativo AN ECHO, A FRAME, ideato dal coreografo Philippe Kratz. AN ECHO, A FRAME Fondazione Golinelli Via Paolo Nanni Costa, 14, 40133 Bologna 13 marzo 2026 H 18:30 e 19:30 15 marzo 2026 H 11:30 e 12:30 La performance si declina in due forme complementari, entrambe pensate per dialogare in modo diretto con le opere e con lo spazio espositivo: una versione site-specific dal vivo, proposta in date selezionate all’interno degli spazi del Centro Arti e Scienze, e una versione in realtà virtuale, fruibile attraverso i visori presenti in mostra. La versione site-specific dal vivo nasce dal desiderio di creare una danza capace di guidare lo sguardo tra le opere, attraversarle e metterle in moto, attivando lo spazio espositivo come un organismo vivo. All’interno della mostra, le opere sono disposte secondo le grandi transizioni del nostro tempo, non come ...

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Erik Bruhn: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Il principe del balletto maschile: Erik Bruhn è considerato il modello del danzatore classico moderno: linee pure, tecnica impeccabile, eleganza naturale. Ha ridefinito l’idea del ballerino come protagonista, non solo come “partner” della ballerina. Il leggendario Albrecht in Giselle: Il suo Albrecht è entrato nella storia: famoso per la perfezione dei salti, l’equilibrio assoluto e soprattutto per l’intensità drammatica. Molti lo considerano ancora oggi un punto di riferimento insuperato. Una carriera internazionale da giovanissimo: Debuttò come primo ballerino al Royal Danish Ballet a soli 18 anni e divenne rapidamente una star mondiale, danzando con le più grandi compagnie, tra cui American Ballet Theatre e Opéra di Parigi. Difensore della tradizione bournonvilliana: Bruhn fu un custode rigoroso dello stile Bournonville: leggerezza, musicalità, modestia apparente della tecnica. Lo studiò a fondo e lo trasmise come maestro e direttore artistico, soprattutto durante la sua direzione del National Ballet of Canada. Un artista colto e riservato: Amava la letteratura, la filosofia e l’arte visiva. Fu una persona estremamente discreta sulla propria vita privata, ma è noto il suo legame profondo con Rudolf Nureyev, fatto di stima, confronto artistico e sentimento. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ Riproduzione riservata

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Adieu à l’Opéra di Yonathan Kellerman [RECENSIONE]

In Adieu à l’Opéra, Yonathan Kellerman firma un documentario di rara delicatezza, capace di guardare al mondo del balletto non attraverso l’abbaglio della perfezione scenica, ma dal punto esatto in cui la luce si spegne e resta il silenzio. È un film sull’addio, certo, ma soprattutto sul tempo: quello che modella i corpi, ridefinisce le identità e impone scelte irrevocabili. Il regista costruisce il racconto intrecciando tre traiettorie molto diverse all’interno dell’Opéra di Parigi. Da un lato le Étoiles Alice Renavand e Stéphane Bullion, figure consacrate, corpi che hanno incarnato l’ideale assoluto del balletto classico; dall’altro Aurélia Bellet, ballerina del corpo di ballo, presenza essenziale ma invisibile, che ha vissuto l’arte senza mai godere del riconoscimento pubblico. Kellerman evita ogni gerarchia retorica: la fama e l’anonimato vengono messi sullo stesso piano, accomunati dalla stessa fine obbligata. La forza del documentario risiede nella sua messa in scena sobria e rispettosa. La macchina da presa osserva, attende, non invade. I momenti più intensi non sono le prove o gli applausi, ma le pause: uno sguardo nello specchio della sala danza, un gesto ripetuto per l’ultima volta, il rumore secco delle scarpette sul pavimento. È lì che emerge la verità del film: il ...

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Quattro cignetti, un solo respiro: la danza dell’armonia

Nel cuore del balletto Il Lago dei Cigni, composto da Pëtr Il’ič Čajkovskij nel 1875-76, si trova uno dei momenti più iconici della danza classica: la Danza dei Piccoli Cigni (Pas de Quatre), conosciuta anche come la Danza dei Quattro Cigni. La danza fu creata da Lev Ivanov per la versione classica del balletto nel 1895, nel contesto della coreografia definitiva del Lago dei Cigni al teatro Mariinsky di San Pietroburgo. I piccoli cigni rappresentano una comunità fragile che sopravvive grazie alla collaborazione. In contrasto con i temi più drammatici del balletto, questa danza introduce un momento di leggerezza e candore. La breve (90 secondi circa) ma intensissima coreografia appare nel secondo atto del balletto: elegante, precisa e geometricamente perfetta è diventata uno dei momenti più riconoscibili e amati del balletto classico accademico. L’illusione è quella di una creatura sola composta da più “ali”. È interpretata da quattro ballerine che rappresentano giovani cigni, legate fisicamente — spesso incrociando le braccia o tenendosi per mano — eseguono una serie di passi piccoli, rapidi e sincronizzati, chiamati pas de bourrée. Non c’è spazio per respirare o aggiustare: la musica comanda, il corpo deve seguirla alla perfezione. Il fascino di questo pezzo non ...

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