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Mostra fotografica alla Scala: la Sagra di Bausch [RECENSIONE]

Nel solco di una memoria visiva che non cessa di interrogare il senso profondo dell’atto coreutico, la mostra fotografica allestita presso il Ridotto dei Palchi Arturo Toscanini del Teatro alla Scala si impone come una meditazione viscerale e al contempo storiografica su uno dei capolavori imprescindibili del Novecento: Le Sacre du printemps di Pina Bausch. In concomitanza con lo storico e attesissimo ingresso del titolo nel repertorio della Compagnia del Teatro alla Scala, l’esposizione – frutto della preziosa collaborazione con la Pina Bausch Foundation – si distanzia nettamente dall’intento puramente documentale per farsi saggio iconografico sulla gravità, sulla carne e sulla sacralità del movimento. Il percorso espositivo, articolato attraverso una selezione di diciotto pannelli di rigorosa sobrietà, rifiuta l’ingombro didascalico per affidare l’intera campitura espressiva alla forza primordiale dello scatto. Gli obiettivi storici di Guy Delahaye, Ulli Weiss, Oliver Look e Susanne Esche catturano la genesi e la stratificazione di una creazione che ha ridefinito le coordinate del Tanztheater. Accanto alle immagini, brevi frammenti di testimonianze d’archivio e citazioni di storiche interpreti risuonano come echi sommessi, restituendo la temperatura emotiva delle prove a Wuppertal nel dicembre del 1975 e la forza travolgente delle successive tournée internazionali. Da uno sguardo analitico ...

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Come scegliere una scuola di danza: tra formazione, passione e qualità dell’insegnamento

Dalla preparazione degli insegnanti alla qualità degli ambienti, passando per il metodo didattico e il progetto formativo: scegliere una scuola di danza significa affidarsi a un percorso educativo e artistico che può accompagnare bambini, ragazzi e adulti nella scoperta del linguaggio del movimento. Scegliere una scuola di danza è il primo passo di un viaggio che, per molti, comincia durante l’infanzia e può trasformarsi nel tempo in una vera e propria passione, in un percorso di crescita personale o persino in una professione. Ma come orientarsi tra le tante proposte presenti sul territorio? Quali sono gli elementi che distinguono una scuola di qualità da una semplice attività dedicata al tempo libero? In un panorama nel quale l’offerta formativa è sempre più articolata, dalla danza classica alla contemporanea, dalla moderna all’hip hop, fino alle numerose discipline che compongono il mondo della danza, la scelta non dovrebbe essere dettata soltanto dalla vicinanza geografica o dal costo dell’iscrizione. Dietro una scuola di danza ci sono un progetto didattico, una metodologia di insegnamento, competenze professionali e, soprattutto, una precisa idea di formazione. Il primo elemento da considerare riguarda proprio la preparazione degli insegnanti. La qualità di un percorso formativo dipende in larga misura dalla ...

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“Turning of Bones” di Akram Khan: la danza come rito, identità e memoria

Dopo lo straordinario successo registrato a Orsolina28 Art Foundation e al Colours International Dance Festival di Stoccarda nel giugno 2025, dal 19 al 22 novembre 2026, Turning of Bones arriva sul palco del Theaterhaus Stuttgart con la Gauthier Dance // Dance Company. Firmata da Akram Khan — tra i coreografi più influenti e visionari della scena contemporanea — la creazione propone un’intensa riflessione su memoria, identità e temporalità, mettendo in dialogo la danza con le grandi questioni del presente: dalle crisi ambientali alle fratture culturali e spirituali.  Il titolo prende forma dalla tradizione ancestrale del Famadihana malgascio, un rito di riscoperta e rinnovamento delle relazioni con gli antenati, attraverso la risistemazione fisica e simbolica dei loro resti ossei. Lungi dall’essere un gesto funerario o macabro, esso rappresenta un atto d’amore e di continuità generazionale, una riconnessione viva tra presente e passato che assume connotati di resistenza culturale e spirituale. Akram Khan coglie in questa pratica la chiave per una riflessione coreografica che va oltre l’autobiografia: Turning of Bones diventa un archetipo attraverso cui sondare le tensioni della contemporaneità, in cui il ritorno alle radici si configura come una necessità profonda di ricostruzione dell’identità, sia personale che collettiva. In un mondo ...

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Cristina Caprioli a Residenze Lievito: la politica del corpo e il rischio come motore della danza

La politica del corpo, il rischio come motore della creazione artistica e la danza intesa come strumento di riflessione critica sul presente. Sono questi i temi al centro dell’incontro con Cristina Caprioli, tra le figure più autorevoli della coreografia contemporanea internazionale, attesa sabato 7 novembre alle ore 18.30 a Residenze Lievito, presso il Podere La Capacciola di Sinalunga, in provincia di Siena. Leone d’Oro alla carriera alla Biennale Danza di Venezia 2024, la coreografa, danzatrice e teorica della scena svedese sarà protagonista dell’appuntamento dal titolo “Standing on the edge: imprudenza, precarietà e politica del corpo e della danza”, nel quale dialogherà con la drammaturga Carlotta Scioldo, ricercatrice ed esperta di politiche culturali. Un’occasione per approfondire il pensiero e la ricerca di un’artista che ha fatto della sperimentazione, della complessità e della messa in discussione dei linguaggi convenzionali i tratti distintivi della propria poetica. A partire dalle parole pronunciate in occasione del conferimento del Leone d’Oro, «La comodità è incompatibile con il lavoro», Caprioli rifletterà sul valore dell’incertezza, del rischio e della precarietà come condizioni necessarie per mantenere viva l’urgenza della ricerca artistica. Fondatrice, a metà degli anni Novanta, dell’organizzazione indipendente ccap, ha sviluppato nel corso della sua carriera un percorso ...

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I grandi coreografi nella storia della danza: Aleksandr Gorskij

Quando si parla di lui, spesso il pensiero corre immediatamente a Don Chisciotte, a Il Lago dei Cigni, a Raymonda, a La Bayadère. Ma limitarsi a considerarlo il grande autore delle riprese dei balletti di Petipa sarebbe riduttivo. Gorskij fu molto più di un abilissimo maître de ballet: fu uno dei primi artisti russi a intuire che il balletto poteva diventare più teatrale, più umano, più vicino alla realtà dei personaggi e delle situazioni. Fu uno dei principali rappresentanti del balletto realistico e un autentico riformatore, accostandolo per importanza innovativa a Michail Fokin. Nato a San Pietroburgo nel 1871, Gorskij si formò alla Scuola Imperiale di Ballo e fu allievo, fra gli altri, di Pavel Gerdt e dello stesso Marius Petipa. Entrò poi nel Mariinskij, dove danzò ruoli del repertorio classico e di carattere. È interessante ricordare che prima di diventare uno dei grandi riformatori della coreografia russa Gorskij fu dunque un danzatore profondamente immerso nella tradizione che avrebbe successivamente contribuito a trasformare. Questa è forse la chiave per comprenderlo. Gorskij non volle distruggere il balletto di Petipa. Lo conosceva troppo bene per farlo. Voleva piuttosto restituirgli una maggiore forza teatrale. Nel 1900 arrivò al Bol’šoj di Mosca, dove avrebbe ...

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Al Grimaldi Forum di Monte-Carlo arrivano “Bronia” e “Altro Canto”

La stagione invernale della Principauté de Monaco si veste di grande danza d’autore. Dal 19 al 21 dicembre 2026, il prestigioso palcoscenico della Salle des Princes al Grimaldi Forum ospiterà una serata evento firmata dai Ballets de Monte-Carlo che mette a confronto due generazioni di coreografi: l’universo contemporaneo e viscerale del duo spagnolo Kor’sia e la perfezione plastica e spirituale del Direttore-Coreografo Jean-Christophe Maillot. In programma due opere di straordinaria intensità, accomunate da un profondo dialogo con la storia del balletto, la memoria storica e l’alta moda. Bronia: l’omaggio dei Kor’sia a Bronislava Nijinska A dare il via alla serata sarà Bronia, creazione concepita da Mattia Russo e Antonio de Rosa, fondatori del collettivo internazionale Kor’sia. L’opera è un accorato tributo alla figura di Bronislava Nijinska (1891-1972), icona dell’avanguardia coreografica del Novecento, danzatrice, pedagoga e mente rivoluzionaria. Sorella del celebre Vaslav Nižinskij, Nijinska ha segnato la storia della danza affrancandosi dall’ombra del fratello e firmando capolavori immortali per i Ballets Russes di Sergej Djagilev – diversi dei quali creati proprio a Monte Carlo. Con Bronia, Russo e De Rosa (avvalendosi della drammaturgia di Agnès López-Río) evocano lo spirito indomito di un’artista che ha fatto della scena uno spazio di resistenza, ...

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I grandi coreografi nella storia della danza: Michel Fokine

Michel Fokine fu uno dei più importanti coreografi del balletto del Novecento e una figura centrale nella profonda trasformazione della danza classica. Nato a San Pietroburgo nel 1880, si formò presso il Teatro Imperiale, dove iniziò il proprio percorso artistico come danzatore, per affermarsi successivamente come coreografo innovatore. La sua notorietà internazionale crebbe soprattutto grazie alla collaborazione con i Ballets Russes di Sergej Djagilev, esperienza che gli permise di portare la propria concezione della danza sui più importanti palcoscenici europei. Fokine contribuì in maniera decisiva al rinnovamento del linguaggio coreografico, sostenendo la necessità di superare le convenzioni del balletto accademico tradizionale. Secondo la sua visione, tecnica, musica, scenografia e interpretazione non dovevano essere elementi separati, ma parti di un’unica creazione artistica. La danza, quindi, non doveva ridursi a una successione di passi spettacolari o a una dimostrazione di abilità fisica: il movimento doveva nascere dalla musica, dall’atmosfera e dal significato dell’opera, diventando uno strumento autentico di espressione. Questa concezione innovativa diede origine ad alcune delle opere più celebri della storia del balletto, tra cui L’uccello di fuoco, Petrushka e Les Sylphides. In particolare, quest’ultima rappresenta uno degli esempi più significativi della sua idea di danza. Attraverso Les Sylphides, Fokine volle ...

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Vittoria Ottolenghi e la rivoluzione della sua Maratona d’Estate

Per oltre un quarantennio, l’esegesi della danza in Italia ha riconosciuto nella figura di Vittoria Ottolenghi la sua declinazione più alta, nitida e feconda. Figura d’intellettuale di rara statura, la saggista e critica romana non si è limitata a interpretare con acume e rigore le morfologie del gesto e le metamorfosi della scena coreutica: ne ha riscritto il destino sociale, restituendo all’arte del movimento la sua statura di linguaggio universale e pensiero incarnato. Il suo capolavoro d’ingegneria culturale, la celeberrima Maratona d’Estate — palinsesto ed evento corale entusiasmante diffuso dal servizio radiotelevisivo pubblico —, ha rappresentato una frattura epistemologica di portata storica. In un’epoca in cui la grande coreografia restava gelosamente custodita nei templi chiusi e talvolta aristocratici delle fondazioni liriche, Ottolenghi ha compiuto un gesto di autentica e visionaria audacia: scardinare la distanza elitaria per insediare il balletto e la danza contemporanea nel cuore vivo e pulsante del pubblico immaginario, trasformando il piccolo schermo in una grande agorà della bellezza.   Una visione oltre il tempo: la televisione come spazio sacro e popolare La Maratona d’Estate non fu un mero contenitore d’intrattenimento, bensì un manifesto di politica culturale e poetica della visione. Vittoria Ottolenghi comprese prima d’altri la potenza ...

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Il linguaggio e lo stile della tecnica Cunningham

Il linguaggio della tecnica Cunningham si distingue per una concezione del movimento basata sull’autonomia del corpo rispetto alla narrazione e all’espressione emotiva. In questa visione la danza non ha il compito di raccontare una storia o rappresentare uno stato d’animo specifico, ma diventa un’esplorazione delle infinite possibilità del movimento nello spazio e nel tempo. Ogni gesto possiede un valore in sé, indipendentemente da un significato simbolico, e nasce dall’interazione tra precisione tecnica, coordinazione e consapevolezza del corpo. Lo stile della tecnica Cunningham è caratterizzato da grande chiarezza formale, controllo e complessità. Il busto mantiene generalmente una posizione eretta e stabile, mentre braccia e gambe si muovono con estrema indipendenza, dando vita a sequenze articolate che richiedono equilibrio, rapidità e precisione. Cambi improvvisi di direzione, variazioni ritmiche, salti, rotazioni e spostamenti nello spazio si alternano con continuità, creando un movimento dinamico e imprevedibile. La tecnica valorizza la neutralità espressiva del danzatore, privilegiando la qualità dell’esecuzione piuttosto che l’interpretazione drammatica. Un elemento fondamentale del linguaggio Cunningham è il rapporto con lo spazio. Ogni punto della scena può diventare il centro dell’azione, senza una gerarchia prestabilita tra primo piano e sfondo. I danzatori si muovono in tutte le direzioni, costruendo percorsi complessi che ...

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Ninette de Valois, la donna che inventò il balletto britannico

Nel giorno dell’anniversario della sua nascita, il ricordo di una pioniera che trasformò un sogno in una delle più grandi tradizioni coreutiche del Novecento. Il 6 giugno 1898 nasceva a Baltyboys, nella contea di Wicklow in Irlanda, una bambina destinata a cambiare per sempre la storia della danza. Il suo nome era Edris Stannus, ma il mondo l’avrebbe conosciuta come Ninette de Valois: ballerina, coreografa, pedagoga, visionaria. Una donna che non si limitò a interpretare il balletto, ma ne costruì le fondamenta di una nuova identità nazionale. Quando Ninette iniziò a studiare danza nei primi anni del Novecento, la Gran Bretagna non possedeva una tradizione classica paragonabile a quella francese, russa o italiana. Il balletto era considerato soprattutto un’arte d’importazione. Fu proprio questa assenza a suggerirle una missione che avrebbe occupato tutta la sua vita: creare una scuola inglese, una compagnia inglese e un repertorio inglese. Dopo gli esordi sulle scene londinesi, entrò a far parte dei leggendari Ballets Russes di Serge Diaghilev, la più rivoluzionaria compagnia del secolo. Fu un’esperienza determinante. Lavorando accanto a figure come Léonide Massine e Bronislava Nijinska, comprese che il balletto non era soltanto tecnica, ma anche organizzazione, cultura, educazione e visione artistica. Negli anni ...

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