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Shéhérazade (balletto): storia, personaggi, curiosità e trama

Pochi balletti nella storia della danza hanno saputo incarnare il fascino dell’Oriente immaginato dall’Europa del primo Novecento quanto Shéhérazade. Sensuale, lussureggiante, provocatorio e rivoluzionario, questo capolavoro nato per i Ballets Russes di Sergej Djagilev rappresenta ancora oggi una delle pietre miliari del teatro coreografico moderno. A più di un secolo dalla sua creazione, il suo nome continua a evocare immagini di palazzi favolosi, sete preziose, passioni travolgenti e una libertà espressiva che cambiò profondamente il modo di concepire il balletto. Presentato per la prima volta il 4 giugno 1910 all’Opéra di Parigi, Shéhérazade nacque dall’incontro di alcune delle più straordinarie personalità artistiche dell’epoca. La musica era quella dell’omonima suite sinfonica composta nel 1888 da Nikolaj Rimskij-Korsakov, mentre la coreografia venne affidata a Michail Fokine. A rendere l’opera un evento destinato a entrare nella leggenda furono soprattutto le scenografie e i costumi di Léon Bakst, il cui immaginario cromatico trasformò il palcoscenico in un’esplosione di colori, tessuti e suggestioni orientali mai viste prima. L’ispirazione deriva liberamente dalle celebri raccolte delle Mille e una notte, ma il balletto non racconta la storia della narratrice Shéhérazade. Al contrario, sviluppa una vicenda autonoma ambientata in un harem persiano, dove desiderio, tradimento e vendetta si ...

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La danza è un diritto biologico e appartiene a tutti

Per vivere la danza non è necessario essere ballerini professionisti. L’idea che un’arte appartenga solo a chi la domina tecnicamente è un grande equivoco. La danza infatti è una funzione biologica ed esistenziale dell’essere umano. Un bambino piccolo, non appena sente la musica, inizia a muoversi a ritmo. Non ha preso lezioni, non conosce la tecnica, eppure balla. Il nostro primo contatto con il mondo è ritmico, il battito cardiaco materno nei mesi di gestazione. Siamo programmati per rispondere al ritmo che è insito nel DNA umano. La danza quindi è un diritto di nascita che va poi incanalato nella struttura e nella disciplina per poterlo sviluppare appieno. Senza studio, il movimento rischia di rimanere una reazione istintiva e ripetitiva. Le lezioni sono una sorta di laboratorio protetto. Costringono a esplorare percorsi motori inediti, direzioni nello spazio, consentono di scoprire e allenare muscoli che non si sapeva di avere. Sviluppano coordinazione e concentrazione, arricchendo l’alfabeto corporeo: più movimenti il corpo impara, più sfumature emotive sarà in grado di provare, comprendere ed esprimere. La tecnica è il mezzo, non il fine. Tuttavia, la consapevolezza corporea è la chiave per accedere all’essenza della danza e comprenderne la bellezza e l’importanza. Lo studio ...

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Umbria Danza Festival 2026: il tempo dei corpi che tornano ad abitare la città

Corpi, spazio pubblico, relazione e tempo. Sono queste alcune delle direttrici che attraversano Umbria Danza Festival 2026, in programma a Perugia dall’11 al 21 giugno. Giunto alla sua quinta edizione nella forma di festival diffuso, il progetto promosso da Dance Gallery conferma la propria vocazione a mettere in dialogo danza contemporanea, città e comunità attraverso un articolato programma di spettacoli, performance urbane, creazioni site-specific e percorsi partecipativi. Per undici giorni il capoluogo umbro si trasforma in un grande laboratorio a cielo aperto, animato da artisti italiani e internazionali che esplorano linguaggi e formati differenti: dalla scrittura coreografica alla performance nello spazio pubblico, fino alle pratiche interdisciplinari che intrecciano movimento, arti visive e ricerca sociale. Il tema scelto per l’edizione 2026 è “TIME. TAKE YOUR TIME BACK”, un invito a ripensare il rapporto con il tempo non soltanto all’interno della scena, ma anche nelle relazioni umane, nell’ascolto e nella possibilità di vivere lo spazio urbano in modo condiviso. Il festival propone così una riflessione sul ruolo dei corpi nel presente, immaginando la danza come strumento capace di interpretare la realtà e generare nuove forme di incontro. Come sottolinea la direttrice artistica Valentina Romito, «è tempo di agire, con i corpi, di ...

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Josephine Baker, un secolo di coraggio e rivoluzione

Celebrare oggi la nascita di Josephine Baker significa ricordare una delle figure più straordinarie del Novecento, un’artista capace di attraversare e incarnare alcune delle grandi trasformazioni culturali, sociali e politiche del suo tempo. Cantante, ballerina, attrice, resistente, attivista per i diritti civili, Baker fu molto più di una stella dello spettacolo: divenne un simbolo internazionale di emancipazione, libertà e lotta contro ogni forma di discriminazione. Nata il 3 giugno 1906 a Saint Louis, nel Missouri, come Freda Josephine McDonald, crebbe in un’America profondamente segnata dalla segregazione razziale. La sua infanzia fu segnata dalla povertà e dalla violenza sociale che caratterizzavano la condizione degli afroamericani negli Stati Uniti dell’inizio del secolo. Ancora bambina lavorò come domestica e conobbe da vicino le disuguaglianze di una società rigidamente divisa secondo il colore della pelle. Quelle esperienze avrebbero lasciato un segno profondo nella sua coscienza civile e nella sua futura attività politica. Fin da giovanissima mostrò uno straordinario talento per la danza e il palcoscenico. Dopo le prime esperienze nei circuiti del vaudeville e del musical afroamericano, negli anni Venti si trasferì a New York, dove prese parte all’effervescente stagione artistica della Harlem Renaissance, il grande movimento culturale che vide scrittori, musicisti e artisti ...

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120 anni dalla nascita di Dmitrij Šostakovič: il genio del balletto sovietico

Nel 2026 ricorrono i 120 anni dalla nascita di Dmitrij Dmitrievič Šostakovič, figura centrale della musica del XX secolo, la cui opera ha attraversato i confini della musica sinfonica, del cinema e, non meno importante, della danza. Ha composto tre balletti principali negli anni ’30, caratterizzati da satira, realismo socialista e melodie vivaci: L’età dell’oro (1930), Il bullone (1931) e Il rivo chiaro (1935). Nato il 25 settembre 1906 a San Pietroburgo, Šostakovič si affermò come uno dei compositori più innovativi e controversi della sua epoca, capace di combinare modernismo e lirismo in forme musicali spesso complesse e drammatiche. Nonostante Šostakovič sia universalmente noto per le sue sinfonie e i suoi quartetti, il balletto rappresenta un capitolo fondamentale della sua carriera musicale. Le sue composizioni per balletto dimostrano una sensibilità unica nel tradurre la narrativa e l’emozione in musica, sfruttando ritmi intricati, armonie sorprendenti e orchestrazioni che rivelano una profonda comprensione del corpo e del movimento. Uno dei suoi lavori più celebri è La Preghiera dei Cantori (anche se meno noto rispetto alle sinfonie), in cui il compositore sovietico sperimenta con temi folkloristici russi e coreografie astratte, anticipando in parte il linguaggio musicale contemporaneo. Tuttavia, il balletto che ha consolidato ...

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Il principal dancer Federico Ievoli “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Il balletto classico per eccellenza che preferisco è La Bella Addormentata. Amo però più titoli drammatici come Manon, Onegin, Romeo e Giulietta. Il balletto contemporaneo prediletto? Gods and Dogs di Jiří Kylián. Il Teatro del cuore? Il Teatro Nazionale di Praga e l’Opera di Stato. Un romanzo da trasformare in balletto? Memorie di una Geisha di Arthur Golden. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Il labirinto del fauno di Guillermo del Toro. Il costume di scena indossato che hai preferito? Il costume del ballo di Romeo, disegnato da Jürgen Rose nella produzione di John Cranko. Quale colore associ alla danza? Rosso. Che profumo ha la danza? Il profumo del backstage di un teatro. La musica più bella scritta per balletto? Romeo e Giulietta di Prokofiev. Il film di danza irrinunciabile? Center Stage. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Carla Fracci e Anthony Dowell. Il tuo “passo di danza” preferito? Le Pirouettes. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Des Grieux in Manon di Kenneth MacMillan. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? George Balanchine. Tornando indietro, se ...

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Festival Aperto celebra la sua XVIII edizione a Reggio Emilia

Oltre 30 spettacoli, più di 60 repliche, 15 tra produzioni e coproduzioni, prime assolute e prime italiane. Musica e danza contemporanea, performance, jazz, circo contemporaneo. Tra Teatro Municipale Valli, Teatro Ariosto, Teatro Cavallerizza, Sala Verdi, Collezione Maramotti, Reggiane Parco Innovazione, Teatro Piccolo Orologio, Palestra della Scuola Aosta e altri luoghi della città. “Benvenuti in tempi interessanti” è il titolo di un libro di Slavoj Žižek, che riprende quella che viene spesso citata come un’antica maledizione cinese: possa tu vivere in tempi interessanti.  Eppure, in quella formula, convivono minaccia e promessa. Augurio e maledizione, interessante e inquietante, sono come il sorriso e il ghigno: lo scarto è minimo, ma grande è la differenza che esso innesca, quella fra una chiusura e un’apertura di prospettiva. L’arte, il pensiero, il teatro, scorgono e abitano quel piccolo spostamento d’asse fecondo di conseguenze, visioni, immaginazione: il destino non è scritto, l’impossibile accade. Il programma è costruito tra musica, danza, arti performative, una fitta rete di partner italiani ed europei, e una schiera di artisti — italiani e internazionali — che attraversano le frontiere dei linguaggi e delle geografie. Le Reggiane, dentro la città Aperto esce dai teatri. Quest’anno con più decisione che mai. Il Parco Innovazione ...

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La danza dipinta “viaggio tra i capolavori”: Pierre-Auguste Renoir

Nel celebre Ballo al Moulin de la Galette, realizzato nel 1876 da Pierre-Auguste Renoir, la danza diventa il cuore pulsante di una scena di vita quotidiana, trasformata in un’immagine vibrante e luminosa che cattura lo spirito della Parigi moderna. Ambientato nel quartiere di Montmartre, presso il noto luogo di ritrovo popolare Moulin de la Galette, il dipinto raffigura un pomeriggio festivo all’aperto, in cui uomini e donne si incontrano, conversano e soprattutto danzano sotto la luce filtrata degli alberi. Renoir costruisce la scena con una straordinaria attenzione alla resa della luce e del movimento, elementi fondamentali anche per restituire il senso della danza. Le coppie non sono isolate o poste in primo piano in modo teatrale, ma immerse in una folla viva e dinamica, dove i gesti si intrecciano e si moltiplicano. La danza non è presentata come spettacolo da osservare, bensì come esperienza condivisa, spontanea e collettiva. I movimenti dei ballerini, spesso appena accennati, emergono attraverso tocchi rapidi di colore e pennellate leggere, che suggeriscono più che definire le posture. Ciò che rende il dipinto particolarmente significativo in relazione all’arte della danza è proprio questa capacità di evocare il movimento senza fissarlo rigidamente. Renoir non disegna contorni netti né ...

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Clug presenta Stabat Mater e Carmina Burana a Modena

La compagnia porta in scena due coreografie del suo direttore Edward Clug ispirate a capolavori di Pergolesi e Carl Orff: Stabat Mater e Carmina Burana. Prosegue domenica 19 aprile alle 20.30 la stagione di Danza al Teatro Comunale di Modena con il Balletto di Maribor impegnato in due brani di matrice classico-contemporanea firmati da Edward Clug, direttore della compagnia: Stabat Mater, su musica di Giovanni Battista Pergolesi e, in prima italiana, Carmina Burana, titolo della notissima partitura musicale di Carl Orff. Radicato a Maribor da più di trent’anni, il coreografo rumeno Edward Clug è alla guida del Balletto del Teatro Nazionale Sloveno dal 2003. Con lui, la principale compagnia di danza del Paese sta attraversando un momento di grande popolarità, grazie a un vasto repertorio, tra cui compaiono diversi suoi titoli di successo. Autore capace di reinterpretare tanto la tradizione ballettistica ottocentesca e novecentesca (Schiaccianoci, Coppelia, Petrushka) quanto di incrociare la grande letteratura (Faust, Il maestro e Margherita, Peer Gynt), Clug ha sperimentato audaci accostamenti tra passato e presente. È accaduto con il suo brano cult Radio & Juliet, presentato a Modena nel 2014, nel quale la tragica vicenda shakespeariana degli amanti veronesi incontrava la musica rock dei Radiohead. Molti ...

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Chiude il Peninsula Ballet Theatre: storia e tramonto

La notizia della chiusura del Peninsula Ballet Theatre segna la fine di una realtà significativa nel panorama della danza regionale statunitense, e si inserisce in un momento di trasformazione più ampio che sta interessando molte compagnie di medie dimensioni. Fondata nella seconda metà del Novecento nella penisola di San Francisco, la compagnia ha svolto per decenni un ruolo cruciale nella diffusione del balletto classico e contemporaneo in un’area che, pur essendo culturalmente vivace, non sempre ha potuto contare sulla stessa visibilità delle grandi istituzioni metropolitane. Il Peninsula Ballet Theatre nacque con una missione chiara: rendere la danza accessibile a un pubblico ampio e creare un ponte tra formazione e professione per giovani danzatori. Nel corso degli anni, la compagnia si è distinta per una programmazione eclettica, capace di affiancare titoli del repertorio classico a nuove creazioni, spesso firmate da coreografi emergenti. Questo equilibrio tra tradizione e innovazione ha permesso all’ensemble di costruire una propria identità, mantenendo al contempo un forte radicamento nel territorio. Non si trattava solo di una compagnia di spettacolo, ma di un vero e proprio centro culturale, impegnato anche in attività educative e programmi per la comunità. Elemento fondamentale della sua struttura era il legame con la ...

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