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Il danzatore del Cleveland Ballet Lorenzo Maria Pontiggia “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Adoro tutti i balletti classici molto drammatici, ma il mio preferito è sicuramente L’Histoire de Manon di Kenneth MacMillan. Il balletto contemporaneo prediletto? Sicuramente Playlist di William Forsythe. Il Teatro del cuore? Ho avuto l’onore di ballare al Teatro alla Scala quando ero in Accademia e per me resterà sempre il mio teatro del cuore. Un romanzo da trasformare in balletto? Il rosso e il nero di Stendhal perché il romanzo è un avvicendarsi di eventi drammatici, avventurosi e passionali. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Le pagine della nostra vita è la storia perfetta. Potrebbe essere la nuova versione di Romeo e Giulietta ma ambientato negli anni ‘40. Il costume di scena indossato che hai preferito? Il costume che ho indossato allo YAGP per la variazione di Albrecht, indossato da Julio Bocca. Quale colore associ alla danza? Mi viene in mente il bianco. Per citare Martha Graham, “La danza è il linguaggio nascosto dell’anima” e l’anima per me è segno di purezza che associo al bianco. Che profumo ha la danza? Ha il profumo di camelia perché è un fiore dal sentore dolce, delicato, raffinato ed elegante. È un fiore antico ...

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Leoni Biennale Danza 2026

I Leoni della Biennale Danza 2026

La Biennale di Venezia annuncia i Leoni della Biennale Danza 2026: il Leone d’oro alla carriera è assegnato a Bangarra Dance Theatre, principale compagnia di danza delle Prime Nazioni australiane e prima formazione interamente composta da danzatori aborigeni a ricevere questo riconoscimento, mentre il Leone d’argento va alla danzatrice, coreografa, regista e attivista sudafricana Mamela Nyamza. Con queste scelte, la Biennale celebra due realtà artistiche che hanno trasformato il linguaggio della danza contemporanea attraversandolo con la forza vitale delle rispettive culture originarie e radicandolo in una relazione profonda con memoria, paesaggio e identità. Sin dall’inizio del mio mandato – afferma il direttore artistico Wayne McGregor – ho cercato di sostenere artisti e compagnie la cui influenza vada oltre il loro specifico lavoro creativo: i Leoni di quest’anno riconoscono protagonisti che hanno determinato un cambiamento epocale nella nostra comprensione della danza e del contesto culturale in cui essa si esprime, superando ostacoli e resistenze con integrità, passione e forza. I premi, approvati dal Consiglio di Amministrazione su proposta di McGregor, saranno consegnati nel corso del 20. Festival Internazionale di Danza Contemporanea, in programma a Venezia dal 17 luglio 2026 all’1 agosto 2026. Con i suoi diciotto straordinari danzatori aborigeni delle isole ...

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Alessandra Ferri nominata Officier des Arts et des Lettres dalla Repubblica Francese

Alessandra Ferri, direttrice del Wiener Staatsballett e prima ballerina assoluta, è stata appena insignita dalla Repubblica Francese del titolo di Officier de l’Ordre desArts et des Lettres, uno dei più alti gradi della massima onorificenza culturale francese. Nel messaggio ufficiale che accompagna la distinzione, la Ministra della Cultura Rachida Dati sottolinea che il prestigioso premio è destinato a personalità che si siano distinte per creatività e per il sostegno alla valorizzazione del patrimonio culturale francese. Attraverso questa nomina, la Francia rende omaggio al contributo di Alessandra Ferri alla diffusione delle arti e delle opere in Francia e nel mondo. Un riconoscimento che celebra non solo la sua straordinaria carriera di artista celebrata in tutto il mondo, ma anche il suo impegno per l’arte della danza e la sua promozione. Il conferimento giunge a pochi giorni dal grande successo del suo primo Vienna Opera Ball, uno degli appuntamenti mondani più osservati del calendario europeo, durante il quale sedici coppie di ballerini del Wiener Staatsballett si sono esibite indossando costumi firmati da Giorgio Armani, in uno degli ultimi progetti curati dallo stilista e nato proprio dal legame con l’étoile. Nel suo discorso di ringraziamento, Alessandra Ferri ha accolto l’onorificenza «con profonda gratitudine ...

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La Scuola della Scala al Teatro Valentino Garavani di Voghera

La Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala, diretta da Frédéric Olivieri, sabato 21 febbraio alle 20.30 sarà ospitata al Teatro Valentino Garavani di Voghera, nell’ambito della Stagione 2025/26 Abitare le emozioni a cura di Daniele Cipriani Entertainment, per una serata dal titolo Soirée de danse, con un programma composito che va dal Divertissement tratto da Paquita di Marius Petipa al Passo a due de Lo Schiaccianoci dello stesso Olivieri, fino ad alcuni estratti di Rossini Cards di Mauro Bigonzetti. Lo spettacolo si apre con il Divertissement da Paquita, balletto classico fra i più noti del repertorio, rimontato da Tatiana Nikonova e Leonid Nikonov sulla versione creata da Marius Petipa nel 1881 e che con il celebre finale, il Grand Pas Classique, eseguito spesso come pezzo a sé stante, è diventato la versione coreografica di riferimento. Nella Spagna invasa da Napoleone, la giovane Paquita, che vive fra gli zingari ignara delle sue nobili origini, si innamora dell’ufficiale Lucien d’Hervilly. La Suite eseguita dalla Scuola di Ballo dopo l’Adagio che impegna la coppia principale e quattordici allieve, esplode nell’Allegro della Variation après l’Adagio, le variazioni solistiche e la chiusura della Coda. L’esperienza offre ai giovani talenti la possibilità di esplorare la ...

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Akram Khan tra forza ancestrale e la potenza dei rituali

Domenica 1° marzo alle ore 17:00 al LAC si esibirà Akram Khan Company, una delle compagnie di danza più innovative e influenti del panorama internazionale. La compagnia presenta Thikra: Night of Remembering, creazione recente che rende omaggio agli antenati attraverso la tradizione, attingendo alla forza ancestrale dei rituali; un’immersione nei miti e nelle cerimonie del paesaggio desertico di Wadi AlFann e dei suoi abitanti, dove memoria e spiritualità diventano strumenti per connettere passato, presente e futuro. Immaginato come un raduno annuale, Thikra mette in scena una tribù di donne che, per una sola notte, si riunisce per risvegliare lo spirito di chi le ha precedute. Attraverso gesti rituali e memorie condivise, il tempo si sospende e si ricompone in un profondo atto di rinnovamento collettivo. Il coreografo anglo-bengalese Akram Khan, tra i più premiati e influenti artisti della scena contemporanea – vincitore del Laurence Olivier Award per l’eccellenza nella danza (2019) – è noto per la sua cifra stilistica unica, che fonde la  danza classica indiana  Kathak con il linguaggio della   danza contemporanea. La scenografia e i costumi, firmati dalla pluripremiata artista saudita Manal AlDowayan, accompagnano e amplificano una riflessione sulle risonanze di un passato segnato dalla colonizzazione. Interpretato da ...

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La danza non è un’attività, è una mentalità

La danza non è semplice attività da praticare nel tempo libero. È un modo di essere, una dimensione che permea la vita di chi la sceglie e che coinvolge l’individuo in ogni aspetto della sua esistenza, ben oltre la pratica tecnica e fisica. Non si tratta solo di allenamenti, esercizi e spettacoli, ma di una mentalità, un’attitudine che si riflette nel modo di camminare, di ragionale, di affrontare le difficoltà quotidiane e di relazionarsi con gli altri. Per il danzatore, infatti, ogni gesto e ogni scelta sono influenzati dalla disciplina interiore che la danza instilla, rendendo impossibile separare il movimento dal pensiero. La fusione tra arte e identità personale si manifesta nella costanza con cui il ballerino si allena, nella dedizione che trasforma la fatica in crescita, nell’umiltà di chi sa che ogni conquista è un punto di partenza. La danza diventa così una lente attraverso cui osservare il mondo: trasmette il valore della resilienza, della precisione e del rispetto, qualità che si radicano nel carattere della persona. Non è un caso che chi vive la danza con autenticità si definisca come un ‘danzatore’ e non come ‘uno che pratica danza’. Questa prospettiva spinge a una continua evoluzione, a una ...

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Vilnius riscrive Coppélia per il centenario [RECENSIONE]

In occasione del centenario del Balletto di Stato Lituano, il sipario del Teatro Nazionale Lituano dell’Opera e del Balletto si è alzato su una Coppélia (premiére il 4 dicembre 2025, disponibile attualmente in streaming) che non rappresenta soltanto un tributo alla memoria, ma una dichiarazione d’intenti sul futuro della compagnia. Il capolavoro di Léo Delibes, nato nel 1870 come perfetto congegno di grazia, ironia e brillantezza musicale, ritrova oggi una nuova tensione interpretativa nella visione del coreografo e direttore del balletto Martynas Rimeikis con l’arrangiamento musicale a cura di Jievaras Jasinskis. Rimeikis non altera l’impianto narrativo di Coppélia, ma ne approfondisce le stratificazioni psicologiche: la civetteria di Swanilda diventa percorso di consapevolezza, l’automa Coppélia si carica di significati che travalicano il semplice artificio teatrale, trasformandosi in riflessione sull’identità e sull’illusione del controllo. La pantomima tradizionale viene snellita, integrata in un flusso coreografico più continuo che dialoga con la partitura di Delibes, esaltandone le trasparenze orchestrali e i contrasti dinamici. Sul piano visivo, l’allestimento evita il pittoresco convenzionale e costruisce uno spazio sospeso tra fiaba e modernità: linee pulite, cromatismi misurati, un disegno luci sofisticato. Il laboratorio di Coppélius perde la dimensione meramente caricaturale e si configura come metafora di una ...

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Erik Bruhn: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Il principe del balletto maschile: Erik Bruhn è considerato il modello del danzatore classico moderno: linee pure, tecnica impeccabile, eleganza naturale. Ha ridefinito l’idea del ballerino come protagonista, non solo come “partner” della ballerina. Il leggendario Albrecht in Giselle: Il suo Albrecht è entrato nella storia: famoso per la perfezione dei salti, l’equilibrio assoluto e soprattutto per l’intensità drammatica. Molti lo considerano ancora oggi un punto di riferimento insuperato. Una carriera internazionale da giovanissimo: Debuttò come primo ballerino al Royal Danish Ballet a soli 18 anni e divenne rapidamente una star mondiale, danzando con le più grandi compagnie, tra cui American Ballet Theatre e Opéra di Parigi. Difensore della tradizione bournonvilliana: Bruhn fu un custode rigoroso dello stile Bournonville: leggerezza, musicalità, modestia apparente della tecnica. Lo studiò a fondo e lo trasmise come maestro e direttore artistico, soprattutto durante la sua direzione del National Ballet of Canada. Un artista colto e riservato: Amava la letteratura, la filosofia e l’arte visiva. Fu una persona estremamente discreta sulla propria vita privata, ma è noto il suo legame profondo con Rudolf Nureyev, fatto di stima, confronto artistico e sentimento. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ Riproduzione riservata

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Adieu à l’Opéra di Yonathan Kellerman [RECENSIONE]

In Adieu à l’Opéra, Yonathan Kellerman firma un documentario di rara delicatezza, capace di guardare al mondo del balletto non attraverso l’abbaglio della perfezione scenica, ma dal punto esatto in cui la luce si spegne e resta il silenzio. È un film sull’addio, certo, ma soprattutto sul tempo: quello che modella i corpi, ridefinisce le identità e impone scelte irrevocabili. Il regista costruisce il racconto intrecciando tre traiettorie molto diverse all’interno dell’Opéra di Parigi. Da un lato le Étoiles Alice Renavand e Stéphane Bullion, figure consacrate, corpi che hanno incarnato l’ideale assoluto del balletto classico; dall’altro Aurélia Bellet, ballerina del corpo di ballo, presenza essenziale ma invisibile, che ha vissuto l’arte senza mai godere del riconoscimento pubblico. Kellerman evita ogni gerarchia retorica: la fama e l’anonimato vengono messi sullo stesso piano, accomunati dalla stessa fine obbligata. La forza del documentario risiede nella sua messa in scena sobria e rispettosa. La macchina da presa osserva, attende, non invade. I momenti più intensi non sono le prove o gli applausi, ma le pause: uno sguardo nello specchio della sala danza, un gesto ripetuto per l’ultima volta, il rumore secco delle scarpette sul pavimento. È lì che emerge la verità del film: il ...

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Quattro cignetti, un solo respiro: la danza dell’armonia

Nel cuore del balletto Il Lago dei Cigni, composto da Pëtr Il’ič Čajkovskij nel 1875-76, si trova uno dei momenti più iconici della danza classica: la Danza dei Piccoli Cigni (Pas de Quatre), conosciuta anche come la Danza dei Quattro Cigni. La danza fu creata da Lev Ivanov per la versione classica del balletto nel 1895, nel contesto della coreografia definitiva del Lago dei Cigni al teatro Mariinsky di San Pietroburgo. I piccoli cigni rappresentano una comunità fragile che sopravvive grazie alla collaborazione. In contrasto con i temi più drammatici del balletto, questa danza introduce un momento di leggerezza e candore. La breve (90 secondi circa) ma intensissima coreografia appare nel secondo atto del balletto: elegante, precisa e geometricamente perfetta è diventata uno dei momenti più riconoscibili e amati del balletto classico accademico. L’illusione è quella di una creatura sola composta da più “ali”. È interpretata da quattro ballerine che rappresentano giovani cigni, legate fisicamente — spesso incrociando le braccia o tenendosi per mano — eseguono una serie di passi piccoli, rapidi e sincronizzati, chiamati pas de bourrée. Non c’è spazio per respirare o aggiustare: la musica comanda, il corpo deve seguirla alla perfezione. Il fascino di questo pezzo non ...

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