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Théophile Gautier, il poeta che fece danzare la parola

Il 30 agosto 1811 nasceva a Tarbes Théophile Gautier, poeta, scrittore, giornalista e critico d’arte, figura tra le più originali del Romanticismo francese. Ma ricordarlo significa anche tornare a uno degli aspetti più moderni della sua sensibilità: il rapporto con la danza. Gautier fu infatti tra i primi grandi intellettuali dell’Ottocento a riconoscere al balletto una piena dignità artistica, intuendo che il corpo in movimento poteva diventare una forma di poesia. In un’epoca in cui il balletto romantico stava conquistando i teatri europei, la danza assumeva un nuovo linguaggio fatto di leggerezza, sogno e dimensione soprannaturale. La ballerina sulle punte sembrava liberarsi dalla gravità, trasformandosi in una creatura quasi immateriale. Gautier seppe cogliere la forza di quella rivoluzione estetica e guardò alla scena con gli occhi del poeta, più che con quelli del semplice cronista teatrale. Nei suoi scritti la ballerina non è soltanto un’interprete: è una figura capace di incarnare la bellezza, il desiderio, la malinconia e persino la morte. Il suo nome è indissolubilmente legato a Giselle, uno dei massimi capolavori del balletto romantico, rappresentato per la prima volta all’Opéra di Parigi nel 1841. Gautier contribuì alla concezione del libretto insieme a Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges, su musica ...

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Michael Jackson: un ricordo nel giorno della sua nascita

Michael Jackson (29 agosto 1958 – 25 giugno 2009) non ha semplicemente danzato. Ha cambiato il modo stesso di concepire il movimento nel mondo dello spettacolo. Ha trasformato il passo in un linguaggio, il gesto in una frase, il corpo in uno strumento capace di raccontare ciò che le parole, a volte, non riuscivano a dire. Nella sua arte, la danza non era un elemento decorativo della musica: era parte integrante della narrazione, un’altra voce attraverso cui emozionare, sorprendere e comunicare. Per Michael, ogni movimento aveva un peso. Ogni inclinazione del corpo, ogni scatto, ogni rotazione, ogni arresto improvviso sembrava nascere da un’intenzione precisa. Il suo modo di danzare aveva qualcosa di apparentemente impossibile: leggerezza e potenza, precisione e istinto, controllo assoluto e libertà. Sin da giovanissimo, Michael mostrò una sensibilità fuori dal comune per il movimento. Osservava, studiava, assorbiva. Non si limitava a imparare i passi: cercava di comprenderne l’anima. Era affascinato dai grandi interpreti che lo avevano preceduto, da Fred Astaire a James Brown, e da loro raccolse insegnamenti fondamentali. Ma quelle influenze, nelle sue mani, non rimasero semplici citazioni: vennero trasformate, reinventate, spinte verso qualcosa di nuovo. Poi arrivò il suo passo. Negli anni Ottanta la danza ...

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I grandi coreografi nella storia della danza: Alwin Nikolais

Alwin Nikolais appartiene alla schiera degli artisti che hanno ampliato i confini della danza trasformandola in un’esperienza totale, dove il movimento dialoga con la luce, il suono, lo spazio e l’immaginazione. La sua arte nasce da una visione profondamente innovativa del palcoscenico, concepito non soltanto come luogo in cui il corpo si esibisce, ma come universo creativo in cui ogni elemento contribuisce alla nascita di una nuova forma poetica. Nelle sue opere la danza si libera dalla necessità di raccontare una storia tradizionale e diventa pura esplorazione della percezione, del ritmo e della fantasia. Il linguaggio di Nikolais si distingue per una straordinaria capacità di trasformare il corpo umano in materia scenica, in un elemento capace di mutare continuamente forma e significato. Il danzatore non è più soltanto protagonista individuale, ma parte di un organismo più ampio in cui movimento, costume, ambiente e tecnologia si fondono. Questa concezione porta a una nuova idea di presenza scenica: il corpo diventa spazio in movimento, immagine in trasformazione, strumento di una composizione visiva e sonora complessa. La sua danza possiede una qualità quasi astratta, ma non per questo distante dall’emozione. Al contrario, attraverso forme insolite e mondi immaginari Nikolais riesce a evocare sensazioni ...

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OnDance 2026, Milano torna a danzare con Roberto Bolle

Milano torna a danzare. Dall’11 al 13 settembre 2026 la città ospiterà la nona edizione di OnDance – La festa della danza, il grande appuntamento ideato e diretto da Roberto Bolle che, anno dopo anno, porta la danza fuori dai luoghi tradizionalmente deputati allo spettacolo per trasformarla in un’esperienza aperta a tutti. Per tre giorni il Castello Sforzesco, Piazza Duomo e il Parco Sempione diventeranno il palcoscenico di lezioni, incontri, performance e momenti di festa, in un programma che punta ancora una volta a mettere al centro la partecipazione e il rapporto diretto tra artisti, danzatori e pubblico. Il filo conduttore scelto per questa edizione è la felicità, intesa non soltanto come sentimento, ma come una vera e propria condizione che la danza può contribuire a generare. Ballare significa infatti entrare in relazione con il proprio corpo e con gli altri, condividere uno spazio, una musica, un ritmo. È un linguaggio che può superare differenze e distanze e che, proprio per la sua immediatezza, riesce a coinvolgere persone molto diverse tra loro. La scelta del tema appare quindi perfettamente in linea con la filosofia di OnDance, nata con l’obiettivo di rendere la danza sempre più popolare, accessibile e presente nella ...

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D.Off

D.Off ‒ InArt 2026: La danza contemporanea torna a Matelica per la tredicesima edizione

Dopo le tappe di Firenze, Marano Lagunare e Magliano in Toscana, il Festival D.Off – Incontro tra la danza e la città approda a Matelica per la sua tredicesima edizione, intitolata quest’anno InArt. Promossa da Art Hub e diffusa in cinque regioni (Toscana, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Calabria e Puglia), la manifestazione si avvale della direzione artistica di Roberto Lori e della direzione organizzativa di Marika Errigo. Questa tappa marchigiana  gode del patrocinio e del contributo del Comune di Matelica, in collaborazione con AMAT Marche, Pro Matelica e Fondazione Il Vallato. Il sipario si alzerà ufficialmente lunedì 31 agosto 2026 (ore 21:15) alla Fondazione Il Vallato con Dove il giallo si sfoglia, una coproduzione tra Compagnia Arearea e Compagnia degli Istanti, nata dalla residenza di Irene Ferrara e Angelica Margherita. Le due autrici e interpreti portano in scena un duetto che esplora il colore giallo nelle sue diverse sfumature emotive e visive. La serata proseguirà con Lumii, un assolo di e con Francesca Gianelli ‒ coreografia selezionata tramite bando e sviluppata proprio grazie alla residenza al festival ‒ che racconta in modo simbolico il tentativo di piccole creature di tuffarsi nel mondo e la sfida quotidiana di ciascuno di noi per ...

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Lindsay Kemp e la nascita della cultura pop di Tim Curry

Prima di Frank-N-Furter c’era Solange. Prima che Tim Curry diventasse l’icona immortale di The Rocky Horror Show e del cinema, esisteva un’altra creatura teatrale, nata nel 1971 sul palcoscenico del Citizens Theatre di Glasgow: Solange, la cameriera di Jean Genet interpretata da Curry nella visionaria messinscena di Lindsay Kemp. È lì che bisogna tornare per comprendere una parte fondamentale della genesi di Frank-N-Furter, perché molto di ciò che sarebbe diventato il linguaggio fisico e visivo del personaggio era già comparso, in embrione, in quell’esperienza teatrale. Lindsay Kemp non era semplicemente un regista. Era un artista della metamorfosi, un maestro capace di trasformare il corpo dell’attore in materia scenica, di cancellare i confini fra maschile e femminile, fra realtà e artificio, fra teatro e performance. Il suo universo era fatto di trucco, costumi, sensualità, gestualità esasperata, ambiguità e libertà. Portare in scena The Maids di Jean Genet significava quindi entrare in un mondo nel quale l’identità poteva essere indossata, reinventata e portata all’estremo. Per Tim Curry, allora giovane attore, fu un’esperienza destinata a lasciare un’impronta profonda. Nel ruolo di Solange, Curry entrò completamente nella dimensione estetica di Kemp e affrontò una trasformazione fisica che sarebbe rimasta nella sua memoria. Il corpo ...

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Site Dance ‒ “Ritorno Altrove”: la danza della nostalgia

Continua la programmazione di “Site Dance” – la rassegna di danza itinerante diretta da Simona Bucci e Marika Errigo, giunta quest’anno alla sua settima edizione – con un appuntamento dedicato alla memoria, al desiderio e a quei luoghi interiori che continuano ad abitare il nostro presente. Il 19 settembre 2026, alle ore 18:00, il Piccolo Teatro della Rosa di Scandicci ospiterà Ritorno Altrove, duetto ideato, interpretato e firmato da Luca Campanella e Françoise Parlanti. Lo spettacolo si muove sulle tracce della nostalgia, un sentimento complesso e sfaccettato, capace di racchiudere insieme mancanza, memoria e trasformazione. Attraverso il linguaggio della danza, i due interpreti costruiscono un viaggio emotivo in cui i ricordi diventano materia viva, riportando alla luce relazioni, luoghi e momenti che appartengono al passato ma continuano a risuonare nel presente. Ritorno Altrove non racconta soltanto il desiderio di ciò che è stato perduto, ma esplora una nostalgia più profonda e intima: quella rivolta verso un possibile “altrove”, uno spazio dell’anima in cui convivono sogni, possibilità non percorse e progetti rimasti sospesi. Un territorio misterioso e personale, fatto di immagini, attese e domande ancora aperte. Il duetto diventa così un dialogo tra corpi e ricordi, un’indagine poetica sulle tracce lasciate ...

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Il linguaggio e lo stile della tecnica Cunningham

Il linguaggio della tecnica Cunningham si distingue per una concezione del movimento basata sull’autonomia del corpo rispetto alla narrazione e all’espressione emotiva. In questa visione la danza non ha il compito di raccontare una storia o rappresentare uno stato d’animo specifico, ma diventa un’esplorazione delle infinite possibilità del movimento nello spazio e nel tempo. Ogni gesto possiede un valore in sé, indipendentemente da un significato simbolico, e nasce dall’interazione tra precisione tecnica, coordinazione e consapevolezza del corpo. Lo stile della tecnica Cunningham è caratterizzato da grande chiarezza formale, controllo e complessità. Il busto mantiene generalmente una posizione eretta e stabile, mentre braccia e gambe si muovono con estrema indipendenza, dando vita a sequenze articolate che richiedono equilibrio, rapidità e precisione. Cambi improvvisi di direzione, variazioni ritmiche, salti, rotazioni e spostamenti nello spazio si alternano con continuità, creando un movimento dinamico e imprevedibile. La tecnica valorizza la neutralità espressiva del danzatore, privilegiando la qualità dell’esecuzione piuttosto che l’interpretazione drammatica. Un elemento fondamentale del linguaggio Cunningham è il rapporto con lo spazio. Ogni punto della scena può diventare il centro dell’azione, senza una gerarchia prestabilita tra primo piano e sfondo. I danzatori si muovono in tutte le direzioni, costruendo percorsi complessi che ...

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Ninette de Valois, la donna che inventò il balletto britannico

Nel giorno dell’anniversario della sua nascita, il ricordo di una pioniera che trasformò un sogno in una delle più grandi tradizioni coreutiche del Novecento. Il 6 giugno 1898 nasceva a Baltyboys, nella contea di Wicklow in Irlanda, una bambina destinata a cambiare per sempre la storia della danza. Il suo nome era Edris Stannus, ma il mondo l’avrebbe conosciuta come Ninette de Valois: ballerina, coreografa, pedagoga, visionaria. Una donna che non si limitò a interpretare il balletto, ma ne costruì le fondamenta di una nuova identità nazionale. Quando Ninette iniziò a studiare danza nei primi anni del Novecento, la Gran Bretagna non possedeva una tradizione classica paragonabile a quella francese, russa o italiana. Il balletto era considerato soprattutto un’arte d’importazione. Fu proprio questa assenza a suggerirle una missione che avrebbe occupato tutta la sua vita: creare una scuola inglese, una compagnia inglese e un repertorio inglese. Dopo gli esordi sulle scene londinesi, entrò a far parte dei leggendari Ballets Russes di Serge Diaghilev, la più rivoluzionaria compagnia del secolo. Fu un’esperienza determinante. Lavorando accanto a figure come Léonide Massine e Bronislava Nijinska, comprese che il balletto non era soltanto tecnica, ma anche organizzazione, cultura, educazione e visione artistica. Negli anni ...

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La danza dipinta “viaggio tra i capolavori”: Pierre-Auguste Renoir

Nel celebre Ballo al Moulin de la Galette, realizzato nel 1876 da Pierre-Auguste Renoir, la danza diventa il cuore pulsante di una scena di vita quotidiana, trasformata in un’immagine vibrante e luminosa che cattura lo spirito della Parigi moderna. Ambientato nel quartiere di Montmartre, presso il noto luogo di ritrovo popolare Moulin de la Galette, il dipinto raffigura un pomeriggio festivo all’aperto, in cui uomini e donne si incontrano, conversano e soprattutto danzano sotto la luce filtrata degli alberi. Renoir costruisce la scena con una straordinaria attenzione alla resa della luce e del movimento, elementi fondamentali anche per restituire il senso della danza. Le coppie non sono isolate o poste in primo piano in modo teatrale, ma immerse in una folla viva e dinamica, dove i gesti si intrecciano e si moltiplicano. La danza non è presentata come spettacolo da osservare, bensì come esperienza condivisa, spontanea e collettiva. I movimenti dei ballerini, spesso appena accennati, emergono attraverso tocchi rapidi di colore e pennellate leggere, che suggeriscono più che definire le posture. Ciò che rende il dipinto particolarmente significativo in relazione all’arte della danza è proprio questa capacità di evocare il movimento senza fissarlo rigidamente. Renoir non disegna contorni netti né ...

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