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Il danzatore del Bayerisches Andrea Cipolla “allo specchio”

Il balletto classico preferito? La Bella Addormentata. Il balletto contemporaneo prediletto? Le Table Verte di Kurt Jooss. Il Teatro del cuore? Teatro alla Scala e Bayerisches Staastsoper. Un romanzo da trasformare in balletto? Non è esattamente un romanzo, ma la biografia di Edith Piaf. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Sabrina del 1954 di Billy Wilder. Il costume di scena indossato che hai preferito? Red scottish nella Sylphide, versione di Pierre Lacotte. Il primo costume in cui mi sono sentito un ballerino professionista. Spero in futuro di indossare quello di James. Quale colore associ alla danza? Vermiglio. Che profumo ha la danza? Legnoso. La musica più bella scritta per balletto? Ce ne sono tante. Ma il Grand pas de deux dal secondo atto de Lo Schiaccianoci credo sia il maggiore capolavoro di Tchaikovsky. Il film di danza irrinunciabile? Carla di Emanuele Imbucci. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Fernando Bujones e Natalia Makarova. Il tuo “passo di danza” preferito? Entrelacé. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Onegin. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Sicuramente Marius Petipa. Negli ultimi anni ...

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Perché i giovani dovrebbero iniziare a studiare danza

Studiare danza non significa solo imparare passi e coreografie: significa imparare a conoscere sé stessi e a comunicare senza parole. Per un giovane, avvicinarsi alla danza è un atto di scoperta, sia fisica sia emotiva. Il corpo diventa strumento di espressione, ma anche palestra di disciplina, resistenza e consapevolezza: ogni movimento richiede controllo, concentrazione e ascolto, qualità che si riflettono in ogni aspetto della vita quotidiana. La danza insegna anche il valore della perseveranza. Non esistono scorciatoie: ogni pirouette perfetta, ogni salto alto, ogni equilibrio stabile nasce da ore di allenamento, di tentativi e di cadute. Questa esperienza di mettersi alla prova costantemente sviluppa fiducia in sé stessi e capacità di affrontare sfide con resilienza. Inoltre, la danza è una scuola di socialità e collaborazione. Studiare insieme significa condividere emozioni, sostenersi nei momenti difficili e costruire un linguaggio comune che va oltre le parole. Attraverso la danza, i giovani imparano a rispettare i compagni e a valorizzare la diversità dei talenti, scoprendo che il successo individuale è spesso legato alla capacità di muoversi armoniosamente con gli altri. Infine, la danza nutre la creatività e l’immaginazione. Ogni gesto diventa opportunità di inventare, raccontare storie e sperimentare nuove forme di espressione. In ...

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La già solista scaligera e maestra Daniela Cavalleri “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Don Chisciotte. Il balletto contemporaneo prediletto? Petite Mort di Jiří Kylián. Il Teatro del cuore? Il Teatro alla Scala, ovviamente! Un romanzo da trasformare in balletto? Novecento di Alessandro Baricco. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Titanic. Il costume di scena indossato che hai preferito? Senza dubbio il tutù del Valzer dei fiocchi di neve nello Schiaccianoci di Rudolf Nureyev. Quale colore associ alla danza? Il rosa. Che profumo ha la danza? Di palcoscenico, di legno, di pece… La musica più bella scritta per balletto? Il passo a due dello Schiaccianoci di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Il film di danza irrinunciabile? Flashdance. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Michail Baryšnikov e Alessandra Ferri. Il tuo “passo di danza” preferito? Gli equilibri… adoravo farli! Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Kitri. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Jiří Kylián e John Neumeier. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? La ringrazierei perché mi ha reso felice! Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Determinazione forza e bellezza. Come ti vedi oggi allo specchio? Mi sento ...

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Romeo e Giulietta con le marionette Carlo Colla & Figli

Nella prospettiva dei grandi classici e dei grandi autori interpretati dai piccoli attori di legno, la Compagnia Marionettistica Carlo Colla & Figli, per questa stagione ha scelto di arricchire il proprio repertorio con la tragedia Romeo e Giulietta, l’opera di Shakespeare forse più rappresentata e anche una delle storie d’amore più famose e popolari al mondo. Affrontando questa nuova produzione che va ad affiancarsi ad altre opere shakespeariane quali La tempesta tradotta e interpretata da Eduardo De Filippo (Venezia, Teatro Goldoni 1985), Macbeth realizzato in collaborazione con il Chicago Shakespeare Theater (Chicago, 2007) e Sogno di una notte di mezza estate (Piccolo Teatro Grassi, 2018), le marionette vogliono raccontare una storia d’amore che nel tempo ha assunto un valore simbolico, archetipo dell’amore ideale contrastato da faide familiari e tensioni sociali. Questo nuovo allestimento ha come cifra narrativa una commistione fra momenti di prosa interpretati dai principali protagonisti del testo e momenti di pantomima dove le marionette si muovono su brani musicali tratti dall’omonimo balletto di Sergej Prokof’ev. Sull’impianto scenico che evoca il Globe Theatre si alternano sfondi diversi sui quali si muovono le 70 marionette (un “piccolo” spettacolo, quindi, secondo la compagnia) di cui la metà sono state realizzate ex ...

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San Valentino al Teatro Giuditta Pasta di Saronno: 2 visioni dell’amore

Quest’anno il Teatro Giuditta Pasta di Saronno (VA) celebra San Valentino con un doppio appuntamento che promette di sorprendere, divertire e far riflettere. Due spettacoli distinti per linguaggio e stile, ma entrambi accomunati da un’attenzione intensa e originale all’amore: da quello viscerale e glamour, a quello ironico, dissacrante e critico. Sabato 14 febbraio 2026, ore 20.45 – Ring of Love: il glam dell’amore in otto round “L’amore non ha riguardi nelle sue scelte… l’amore piomba su quelli che sono indifesi” – parole di David Bowie che aprono Ring of Love, uno spettacolo multimediale che trasforma il palcoscenico in un ring ideale, dove gli incontri e scontri emotivi diventano danza, musica e canto dal vivo. Coreografia di Raphael Bianco, Ring of Love è una celebrazione intensa e travolgente dell’amore in tutte le sue forme: romantico, tormentato, impetuoso, tenero, selvaggio. La Compagnia EgriBiancoDanza, guidata da Bianco, attraversa otto round simbolici, dove ogni passo, ogni gesto e ogni nota musicale diventa un colpo, una carezza, un abbraccio improvviso. La colonna sonora dello spettacolo è un viaggio nel glam rock e oltre: Bowie, Bryan Ferry, Radiohead, Talking Heads, The Stooges, Depeche Mode e Amy Winehouse. Dal trucco scintillante alle luci sgargianti, dai costumi glamour ...

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Paul Taylor: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Da nuotatore a coreografo rivoluzionario: Paul Taylor non iniziò come danzatore: da giovane praticava nuoto e pittura. Scoprì la danza relativamente tardi, ma in pochissimo tempo divenne una figura centrale della modern dance. Talento fulmineo, zero percorso “classico”. Ha lavorato con Martha Graham (ma ha rotto le regole): Fu danzatore nella compagnia di Martha Graham, la più autorevole coreografa del Novecento. Ma mentre Graham puntava su dramma e tensione, Taylor sviluppò uno stile più ironico, fluido e ambiguo, quasi in opposizione. Ironia e oscurità nella stessa coreografia: Una delle sue firme è il contrasto: movimenti leggeri e gioiosi che convivono con temi inquietanti, violenza, caos, morte. Opere come Aureole sembrano luminose, altre come Scudorama sono disturbanti e provocatorie. Amava la musica “non da danza”: Taylor usava spesso musica barocca, rock, blues o silenzi totali, scelte insolite per la danza moderna. In Aureole (1967) l’uso di Händel cambiò per sempre il rapporto tra danza moderna e musica classica. Un lascito enorme e una compagnia ancora viva: Fondò la Paul Taylor Dance Company nel 1954 e creò oltre 140 coreografie. Anche dopo la sua morte (2018), la compagnia continua a esibirsi nel mondo, mantenendo vivo un repertorio considerato fondamentale per la danza ...

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EXIT

“EXIT”: il gesto della fuga come atto di trasformazione

Due compagnie, una ricerca condivisa sul movimento: EXIT, un dittico di danza contemporanea nato dalla collaborazione tra Yellowbiz Art Collective e Cornelia Dance Company, che insieme portano in scena due opere – Salopette e Next – esplorando il desiderio di uscita da uno stato di disagio fisico ed emotivo. Il progetto, in scena dal 19 al 22 febbraio 2026, è stato realizzato con il supporto del Teatro Nazionale Croato di Varaždin, dello Zagreb Dance Center e della Casa della Cultura Croata (HKD) di Sušak, all’interno dell’iniziativa Creative Currents: International development built by sharing, con il sostegno finanziario della Fondazione “Kultura nova”. Al centro di EXIT c’è un’urgenza condivisa: il desiderio di uscire da una condizione di disagio, fisico ed emotivo, che attraversa il corpo e la mente. Le due creazioni affrontano questo impulso da prospettive diverse, tracciando un percorso che va dalla relazione con l’altro all’ascolto profondo di sé. Ideato e coreografato da Michele Pastorini, María Matarranz de las Heras e Valentin Chou, SALOPETTE è un passo a due interpretato dagli stessi María Matarranz de las Heras e Valentin Chou. La creazione si concentra su una relazione di lunga durata, su quel legame che, proprio perché consolidato nel tempo, rischia ...

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Erik Bruhn: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Il principe del balletto maschile: Erik Bruhn è considerato il modello del danzatore classico moderno: linee pure, tecnica impeccabile, eleganza naturale. Ha ridefinito l’idea del ballerino come protagonista, non solo come “partner” della ballerina. Il leggendario Albrecht in Giselle: Il suo Albrecht è entrato nella storia: famoso per la perfezione dei salti, l’equilibrio assoluto e soprattutto per l’intensità drammatica. Molti lo considerano ancora oggi un punto di riferimento insuperato. Una carriera internazionale da giovanissimo: Debuttò come primo ballerino al Royal Danish Ballet a soli 18 anni e divenne rapidamente una star mondiale, danzando con le più grandi compagnie, tra cui American Ballet Theatre e Opéra di Parigi. Difensore della tradizione bournonvilliana: Bruhn fu un custode rigoroso dello stile Bournonville: leggerezza, musicalità, modestia apparente della tecnica. Lo studiò a fondo e lo trasmise come maestro e direttore artistico, soprattutto durante la sua direzione del National Ballet of Canada. Un artista colto e riservato: Amava la letteratura, la filosofia e l’arte visiva. Fu una persona estremamente discreta sulla propria vita privata, ma è noto il suo legame profondo con Rudolf Nureyev, fatto di stima, confronto artistico e sentimento. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ Riproduzione riservata

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Adieu à l’Opéra di Yonathan Kellerman [RECENSIONE]

In Adieu à l’Opéra, Yonathan Kellerman firma un documentario di rara delicatezza, capace di guardare al mondo del balletto non attraverso l’abbaglio della perfezione scenica, ma dal punto esatto in cui la luce si spegne e resta il silenzio. È un film sull’addio, certo, ma soprattutto sul tempo: quello che modella i corpi, ridefinisce le identità e impone scelte irrevocabili. Il regista costruisce il racconto intrecciando tre traiettorie molto diverse all’interno dell’Opéra di Parigi. Da un lato le Étoiles Alice Renavand e Stéphane Bullion, figure consacrate, corpi che hanno incarnato l’ideale assoluto del balletto classico; dall’altro Aurélia Bellet, ballerina del corpo di ballo, presenza essenziale ma invisibile, che ha vissuto l’arte senza mai godere del riconoscimento pubblico. Kellerman evita ogni gerarchia retorica: la fama e l’anonimato vengono messi sullo stesso piano, accomunati dalla stessa fine obbligata. La forza del documentario risiede nella sua messa in scena sobria e rispettosa. La macchina da presa osserva, attende, non invade. I momenti più intensi non sono le prove o gli applausi, ma le pause: uno sguardo nello specchio della sala danza, un gesto ripetuto per l’ultima volta, il rumore secco delle scarpette sul pavimento. È lì che emerge la verità del film: il ...

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Quattro cignetti, un solo respiro: la danza dell’armonia

Nel cuore del balletto Il Lago dei Cigni, composto da Pëtr Il’ič Čajkovskij nel 1875-76, si trova uno dei momenti più iconici della danza classica: la Danza dei Piccoli Cigni (Pas de Quatre), conosciuta anche come la Danza dei Quattro Cigni. La danza fu creata da Lev Ivanov per la versione classica del balletto nel 1895, nel contesto della coreografia definitiva del Lago dei Cigni al teatro Mariinsky di San Pietroburgo. I piccoli cigni rappresentano una comunità fragile che sopravvive grazie alla collaborazione. In contrasto con i temi più drammatici del balletto, questa danza introduce un momento di leggerezza e candore. La breve (90 secondi circa) ma intensissima coreografia appare nel secondo atto del balletto: elegante, precisa e geometricamente perfetta è diventata uno dei momenti più riconoscibili e amati del balletto classico accademico. L’illusione è quella di una creatura sola composta da più “ali”. È interpretata da quattro ballerine che rappresentano giovani cigni, legate fisicamente — spesso incrociando le braccia o tenendosi per mano — eseguono una serie di passi piccoli, rapidi e sincronizzati, chiamati pas de bourrée. Non c’è spazio per respirare o aggiustare: la musica comanda, il corpo deve seguirla alla perfezione. Il fascino di questo pezzo non ...

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