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Alla Scala la mostra su “Le Sacre du printemps” di Pina Bausch

Dal 7 al 21 novembre la produzione che suggella la programmazione di Balletto 2025/2026 unisce nel nome di Stravinskij due pietre miliari della danza di tutti i tempi: accanto al ritorno di Apollo di George Balanchine, la serata segna il debutto scaligero di Le Sacre du printemps di Pina Bausch. Pina Bausch ha legato il suo nome alla Scala solo una volta, nel 1983, con il suo Tanztheater Wuppertal in Kontakthof. Ma quello di quest’anno è il primo momento nella storia in cui il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala si confronta con l’universo artistico e il linguaggio di Pina Bausch, attraverso una delle sue opere più potenti e immortali. Si tratta dunque di un evento memorabile per il Teatro alla Scala, per la sua Compagnia e per il pubblico, per mantenere, trasmettere e assorbire la potenza artistica di una produzione che va vissuta dal vivo e che a cinquant’anni dalla sua creazione avvenuta nel 1975 continua a esercitare una presenza intensa e potente sui palcoscenici di tutto il mondo. Per dare il massimo risalto a questo evento, una mostra fotografica dedicata a Le Sacre du printemps di Pina Bausch introduce il pubblico nel processo creativo da cui è ...

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Il London City Ballet torna al Joyce Theater di New York

Il prestigioso London City Ballet si prepara a fare il suo atteso ritorno al The Joyce Theater di New York, dal 27 ottobre al 1° novembre 2026. Sotto la guida del Direttore Artistico Christopher Marney, la rinomata compagnia – fondata nel 1978 da Harold King e un tempo residenza artistica del Sadler’s Wells, con Diana, Principessa del Galles come patrona reale – presenta due imperdibili programmi che uniscono capolavori storici del XX e XXI secolo a nuove e audaci commissioni contemporanee. Il Programma A (in scena il 27, 28 e 31 ottobre 2026 alle 19:30) punta i riflettori sulla riflessione e sull’emozione profonda. Al suo interno spicca Ghost Light del maestro John Neumeier, un’intensa evocazione degli spiriti degli artisti che hanno popolato i teatri, impreziosita dalla partecipazione straordinaria della celebre ballerina Alina Cojocaru. La serata offre inoltre il ritorno a New York di Quiet City di Jerome Robbins – assente dai palcoscenici della metropoli dal 1991 – accanto a Mephisto Waltz di Ashley Page e al lavoro contemporaneo Soon di Tasha Chu. Il Programma B (programmato per il 29 e il 30 ottobre 2026 alle 19:30, con repliche pomeridiane del 31 ottobre 2026 e del 1° novembre alle 14:00) celebra ...

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Addio a Irina Gensler: l’anima del carattere Vaganova

La scomparsa di Irina Gensler, avvenuta all’età di novantasette anni, segna la fine di un’epoca irripetibile per la storia della danza mondiale. Considerata una delle più grandi ballerine di carattere di tutti i tempi, la sua figura si intreccia indissolubilmente con l’Età d’Oro del Balletto Sovietico e con il tempio sacro della formazione coreografica: l’Accademia di Balletto Vaganova di San Pietroburgo. Nata in un’epoca di straordinario fervore artistico, Irina Gensler legò la gran parte della sua carriera artistica al Teatro statale accademico dell’Opera e del Balletto Kirov (oggi Teatro Mariinskij). Sul palcoscenico non era semplicemente un’interprete di danze di carattere all’interno dei grandi titoli del repertorio classico (Il lago dei cigni, Don Chisciotte, Raymonda, Le Corsaire), ma una forza della natura capace di infondere in ogni passo — che fosse una czarda, una mazurka o una danza gitana — un temperamento drammatico travolgente, una precisione stilistica ineguagliabile e una vivacità scenica magnetica. La sua danza possedeva la rara virtù di nobilitare il folklore trasformandolo in alta poesia teatrale, unendo il rigore della scuola russa a una solarità e a un carisma scenico che lasciavano il pubblico senza fiato. Ritiratasi dalle scene nel 1981, Irina Gensler ha compiuto la transizione più ...

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L’Illusione della leggerezza: la danza è una disciplina per ‘duri’

Nell’immaginario collettivo è diffusa l’idea che la danza sia una disciplina delicata, fatta di tutù, scarpette di raso e leggerezza senza fatica. È una visione che confonde il risultato finale con il percorso. La realtà è molto diversa: la danza è una disciplina per gente tosta. Richiede una soglia di tolleranza alla fatica che poche altre attività domandano. Mentre in altri contesti al primo segno di disagio ci si ferma, il ballerino impara a convivere con il limite. I danzatori sono atleti d’élite che non possono permettersi di mostrare lo sforzo. Devono eseguire movimenti complessi mantenendo un’espressione serena. Questo implica sviluppare il dominio sul corpo e sulla mente. Niente e nessuno è spietato come lo specchio della sala danza. Non ha filtri, mostra ed evidenzia ogni errore, ogni imperfezione tecnica. Stare di fronte ai propri limiti, giorno dopo giorno, necessita di un coraggio smisurato. La convinzione di poter migliorare richiede un’umiltà fuori dal comune. La danza infatti distrugge l’ego fragile e forgia una resilienza che nessun’altra disciplina potrà mai insegnare. Per guadagnarsi tre minuti di palcoscenico servono mesi di sudore e sacrifici. Significa rinunciare alle uscite con gli amici per andare alle prove, ripresentarsi in sala anche quando si è ...

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Frola/Nijinsky nella coreografia di Neumeier [RECENSIONE]

Il Wiener Staatsballett affronta una delle creazioni più profonde del repertorio contemporaneo. Al centro, Alessandro Frola nel ruolo di Vaslav Nijinsky, protagonista di una partitura coreografica che esige virtuosismo, maturità interpretativa e una rara capacità di introspezione. Un debutto di rilievo per la compagnia guidata da Alessandra Ferri, valorizzato dalla direzione musicale di Nathan Brock e dalla scelta della Wiener Staatsoper di rendere lo spettacolo accessibile gratuitamente in streaming  Ci sono opere che chiedono ai danzatori di esibire la propria eccellenza tecnica e altre che li chiamano a un compito più impegnativo: trasformare il movimento in pensiero, dare consistenza fisica alla memoria e rendere leggibile ciò che, nell’esperienza umana, sfugge a ogni definizione. Nijinsky di John Neumeier appartiene a questa seconda categoria. È un balletto nel quale la virtuosità non rappresenta un punto d’arrivo, ma il presupposto di una ricerca interpretativa che investe l’identità dell’artista, la fragilità dell’individuo e il rapporto, spesso doloroso, fra il corpo celebrato dal pubblico e la coscienza che lo abita. Portare questa creazione alla Wiener Staatsoper significa confrontarsi con una delle opere più articolate della produzione di Neumeier, autore che ha fatto della biografia un territorio drammaturgico di straordinaria ricchezza. La sua scrittura non procede ...

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Yanghee Lee arriva a Milano per FOG con “Shimmering”

Artista sud-coreana che esplora attraverso la coreografia i punti di incontro tra tradizione e performance contemporanea, Yanghee Lee arriva per la prima volta in Italia con un suo spettacolo nell’ambito della nona edizione di FOG, per presentare il suo ultimo lavoro Shimmering, tassello conclusivo della sua trilogia Dance’s Pleasure dopo Gesamtkunstwerk (2019) e Hail (2020). Combinando la danza tradizionale Shinmuyong e la cultura rave degli anni ’90 con l’arte visiva, la moda e la musica elettronica, il lavoro si snoda come una sinfonia, con un susseguirsi di temi, composizioni e variazioni, che intrecciano le forme del canone classico, fondate su una rigorosa disciplina e sulla ripetizione, con le pulsanti texture visive e sonore della cultura rave degli anni Novanta. Le 12 interpreti – tra le quali la stessa coreografa – si muovono all’interno di un ritmo collettivo che combina tecnica e improvvisazione, dispiegandosi in una costellazione luminosa di corpi, uno spazio vivido fatto di intensità fisica, memoria culturale e piacere condiviso. Il linguaggio coreografico trasforma la scena in un luogo vibrante, dove il passato e il presente si incontrano in un’esperienza rituale ed estatica. La prima dello spettacolo sarà seguita venerdì 23 ottobre da uno speciale incontro del ciclo Meet ...

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“Gloria Il Musical” che celebra il repertorio di Umberto Tozzi

Debutta – in prima assoluta – al TAM Teatro Arcimboldi Milano il 23 ottobre 2026 GLORIA IL MUSICAL, il primo musical che celebra l’iconico repertorio di uno degli artisti italiani più conosciuti e amati al mondo, UMBERTO TOZZI, che ne firma anche la direzione musicale. A dare volto e voce a questa storia saranno i giovani e talentuosi Valeria Mancini (Gloria) e Nick Casciaro (Marco), affiancati da un cast d’eccezione composto da Gloria Miele (Eva), Emanuela Fresi (Sara), Toni Fornari (Luca), Elisa Marangon (Carla), Fabio Pappacena (Pietro) e Laura Ruocco (Diomira). Si tratta di una storia originale, costruita sulle note dei più grandi successi di Umberto Tozzi, che diventano il motore narrativo di uno spettacolo capace di parlare a un pubblico multigenerazionale. Il brano nato dalla storica collaborazione tra Umberto Tozzi e Giancarlo Bigazzi è il successo discografico internazionale che tutto il mondo conosce. Oggi Gloria diventa un musical con una colonna sonora formata da canzoni scritte dallo stesso Umberto Tozzi, dai grandi successi storici firmati da Tozzi e Giancarlo Bigazzi e, ancora, da brani scritti con Raf. Saranno proprio questi brani a diventare il motore narrativo di uno spettacolo capace di parlare ed emozionare un pubblico multigenerazionale. Gloria è ...

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Vittoria Ottolenghi e la rivoluzione della sua Maratona d’Estate

Per oltre un quarantennio, l’esegesi della danza in Italia ha riconosciuto nella figura di Vittoria Ottolenghi la sua declinazione più alta, nitida e feconda. Figura d’intellettuale di rara statura, la saggista e critica romana non si è limitata a interpretare con acume e rigore le morfologie del gesto e le metamorfosi della scena coreutica: ne ha riscritto il destino sociale, restituendo all’arte del movimento la sua statura di linguaggio universale e pensiero incarnato. Il suo capolavoro d’ingegneria culturale, la celeberrima Maratona d’Estate — palinsesto ed evento corale entusiasmante diffuso dal servizio radiotelevisivo pubblico —, ha rappresentato una frattura epistemologica di portata storica. In un’epoca in cui la grande coreografia restava gelosamente custodita nei templi chiusi e talvolta aristocratici delle fondazioni liriche, Ottolenghi ha compiuto un gesto di autentica e visionaria audacia: scardinare la distanza elitaria per insediare il balletto e la danza contemporanea nel cuore vivo e pulsante del pubblico immaginario, trasformando il piccolo schermo in una grande agorà della bellezza.   Una visione oltre il tempo: la televisione come spazio sacro e popolare La Maratona d’Estate non fu un mero contenitore d’intrattenimento, bensì un manifesto di politica culturale e poetica della visione. Vittoria Ottolenghi comprese prima d’altri la potenza ...

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Il linguaggio e lo stile della tecnica Cunningham

Il linguaggio della tecnica Cunningham si distingue per una concezione del movimento basata sull’autonomia del corpo rispetto alla narrazione e all’espressione emotiva. In questa visione la danza non ha il compito di raccontare una storia o rappresentare uno stato d’animo specifico, ma diventa un’esplorazione delle infinite possibilità del movimento nello spazio e nel tempo. Ogni gesto possiede un valore in sé, indipendentemente da un significato simbolico, e nasce dall’interazione tra precisione tecnica, coordinazione e consapevolezza del corpo. Lo stile della tecnica Cunningham è caratterizzato da grande chiarezza formale, controllo e complessità. Il busto mantiene generalmente una posizione eretta e stabile, mentre braccia e gambe si muovono con estrema indipendenza, dando vita a sequenze articolate che richiedono equilibrio, rapidità e precisione. Cambi improvvisi di direzione, variazioni ritmiche, salti, rotazioni e spostamenti nello spazio si alternano con continuità, creando un movimento dinamico e imprevedibile. La tecnica valorizza la neutralità espressiva del danzatore, privilegiando la qualità dell’esecuzione piuttosto che l’interpretazione drammatica. Un elemento fondamentale del linguaggio Cunningham è il rapporto con lo spazio. Ogni punto della scena può diventare il centro dell’azione, senza una gerarchia prestabilita tra primo piano e sfondo. I danzatori si muovono in tutte le direzioni, costruendo percorsi complessi che ...

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Ninette de Valois, la donna che inventò il balletto britannico

Nel giorno dell’anniversario della sua nascita, il ricordo di una pioniera che trasformò un sogno in una delle più grandi tradizioni coreutiche del Novecento. Il 6 giugno 1898 nasceva a Baltyboys, nella contea di Wicklow in Irlanda, una bambina destinata a cambiare per sempre la storia della danza. Il suo nome era Edris Stannus, ma il mondo l’avrebbe conosciuta come Ninette de Valois: ballerina, coreografa, pedagoga, visionaria. Una donna che non si limitò a interpretare il balletto, ma ne costruì le fondamenta di una nuova identità nazionale. Quando Ninette iniziò a studiare danza nei primi anni del Novecento, la Gran Bretagna non possedeva una tradizione classica paragonabile a quella francese, russa o italiana. Il balletto era considerato soprattutto un’arte d’importazione. Fu proprio questa assenza a suggerirle una missione che avrebbe occupato tutta la sua vita: creare una scuola inglese, una compagnia inglese e un repertorio inglese. Dopo gli esordi sulle scene londinesi, entrò a far parte dei leggendari Ballets Russes di Serge Diaghilev, la più rivoluzionaria compagnia del secolo. Fu un’esperienza determinante. Lavorando accanto a figure come Léonide Massine e Bronislava Nijinska, comprese che il balletto non era soltanto tecnica, ma anche organizzazione, cultura, educazione e visione artistica. Negli anni ...

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