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Il direttore artistico e coreografo Vasily Medvedev “allo specchio”

Balletto classico preferito? La Bayadère. Balletto contemporaneo preferito? Swan Lake di Matthew Bourne. Teatro del tuo cuore? Teatro Mariinskij, Opéra di Parigi. Un romanzo che vorresti trasformare in un balletto? Il Fantasma dell’Opera di Gaston Leroux. Un film/serie che potrebbe diventare un balletto? Bridgerton (basato sui romanzi di Julia Quinn). Il costume di scena che hai amato di più? Un costume da “Principe”. A quale colore associ la danza? Bianco. Che odore ha la danza? Sudore, pece e libertà. La musica più bella mai scritta per il balletto? Il Lago dei Cigni di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Un film di danza indimenticabile? La troisième jeunesse (su Petipa). Due miti della danza del passato: uomo e donna? Anna Pavlova e Vaslav Nižinskij. Il tuo passo di danza preferito? Grand jeté. Quale personaggio del balletto classico ti piacerebbe essere nella vita reale? Conrad de Il Corsaro. Chi era il genio dei geni della coreografia? Marius Petipa. Se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? “Grazie”. Tre parole che descrivono la disciplina della danza? Lavoro, fede, abnegazione. Come ti vedi allo specchio oggi? Cerco di non guardarmi troppo allo specchio. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com © Riproduzione riservata

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Con la danza nel cuore: 2026 auguri a tutti voi

Cari lettori, la danza è molto più di una disciplina: è un linguaggio universale, un respiro condiviso, un’emozione che prende forma nel movimento. In ogni passo, in ogni salto, in ogni silenzio tra una nota e l’altra, si racconta una storia che unisce palcoscenico e platea, artisti e pubblico, sogni e realtà. In questo momento speciale dell’anno, Il Giornale della Danza – con il suo direttore e la redazione tutta – desidera rivolgere a ciascuno di voi un augurio sincero e profondo. Grazie per aver camminato (e danzato) con noi: per la curiosità con cui seguite le novità, per la passione con cui sostenete i giovani talenti, per l’attenzione che dedicate alla tradizione e all’innovazione del nostro mondo. Che i prossimi mesi siano colmi di ispirazione, di studio, di crescita e di bellezza. Che le sale prova risuonino di energia positiva, che i teatri tornino a vibrare di applausi, che ogni danzatore trovi la forza di credere nel proprio percorso e ogni spettatore la magia di emozionarsi ancora. Continueremo a raccontare la danza con lo stesso impegno e la stessa cura, dando voce a chi vive di movimento e a chi, nel movimento, trova libertà. A tutti voi, lettori, artisti, ...

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Il danzatore e coreografo Ahmad Joudeh “allo specchio”

Il balletto classico preferito? La Bayadère (“la danzatrice del tempio”). Porta con sé l’essenza del desiderio spirituale, del destino e della devozione. Il balletto contemporaneo prediletto? Boléro: il suo ritmo ipnotico è come un battito cardiaco che non si ferma mai. Il Teatro del cuore? Il Teatro Romano di Palmira, in Siria. È lì che ho ballato la mia prima esibizione… e la mia ultima in Siria. Ho ballato lì da solo per dire agli estremisti che i teatri sono per l’arte, non per uccidere. Un mese dopo è stato bombardato. Sono diventato l’ultimo ballerino ad esibirsi su quel palco. Sarà per sempre il mio tempio. Un romanzo da trasformare in balletto? L’Alchimista di Paulo Coelho: perché ogni ballerino è un viaggiatore alla ricerca del tesoro interiore. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? The Fountain – L’albero della vita diretto da Darren Aronofsky: i suoi temi di amore, sacrificio e rinascita sono pura coreografia in attesa di essere realizzata. Il costume di scena che preferisci nel grande repertorio classico? Rothbart nel Lago dei Cigni. Potere, mistero e libertà in un unico ruolo. Quale colore associ alla danza? Il bianco: perché è divino, pacifico e porta con ...

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Dieci tipi di danze che hanno conquistato i Social nel 2025

I Social continuano a trasformare il modo in cui balliamo: ciò che nasce in una sala prove può diventare virale in poche ore, mentre stili di nicchia trovano una nuova vita grazie a coreografi digitali e community globali.
 Ecco i 10 tipi di danza che nel 2025 sono esplosi su TikTok, Instagram e YouTube, tra challenge, remix e contaminazioni. 1. Afrobeats Fusion Energia allo stato puro: 
movimenti fluidi, spalle vibranti, footwork veloce: l’Afrobeats continua a dominare i trend grazie ad artisti che mescolano elementi tradizionali con stili moderni.
 È lo stile che più spesso genera coreografie virali in pochi giorni. 2. Heels Dance Tacchi, tecnica e tanta presenza scenica: il 2025 ha visto una nuova ondata di Heels: più inclusiva, aperta a tutte le corporature, e sempre più focalizzata sulla performance cinematografica. 
I video “one shot” in sala prove hanno spopolato. 3. K-pop Dance Cover 2.0: le cover non passano mai di moda, ma ora arrivano in versione “2.0” con inquadrature multiple, tagli stile videoclip, gruppi con outfit identici agli originali. 
Le fandom mantengono questo stile in cima ai trend quasi senza sforzo. 4. Latin Sensual (Bachata e Salsa Fusion): durante il 2025 cresce la popolarità delle coreografie “social-friendly”; meno ...

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Il Valzer di Capodanno: eleganza, tradizione e festa in movimento

Ogni 31 dicembre, mentre il mondo si prepara a salutare l’anno trascorso, c’è un’antica tradizione che continua a brillare con la stessa eleganza di sempre: il valzer. Più che un semplice ballo, è un simbolo di rinascita, un invito a entrare nel nuovo anno con passo leggero e spirito gioioso. Nato tra le comunità rurali dell’Europa centrale e poi adottato dall’aristocrazia viennese, il valzer è riuscito a trasformare un ballo popolare in una delle forme più raffinate della danza da sala. Il suo ritmo in tre quarti avvolge i ballerini in un movimento circolare che sembra sospendere il tempo, rendendolo il protagonista ideale delle notti dedicate alla festa. Vienna, con le sue sale sfarzose e la tradizione degli Strauss, ha contribuito a rendere questa danza un’icona della notte di San Silvestro, esportandone il fascino in tutto il mondo. Il valzer è spesso associato alla fortuna e alla prosperità. In molti paesi europei si ritiene che iniziare l’anno “girando” su una pista porti equilibrio e serenità nei mesi futuri. Non sorprende quindi che, allo scoccare della mezzanotte, le prime note a risuonare siano spesso quelle di Sul bel Danubio blu, un vero e proprio inno al nuovo inizio. La danza diventa ...

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2025 un anno di danza e balletto: resoconto generale

Il 2025 si è rivelato un anno di straordinaria vitalità per la danza e il balletto a livello globale, confermando il ruolo centrale di quest’arte nel panorama culturale internazionale. Le stagioni dei grandi teatri, i festival e le tournée hanno restituito un’immagine di forte equilibrio tra fedeltà al repertorio classico e spinta verso la sperimentazione contemporanea, con un’attenzione crescente alla multidisciplinarità, al dialogo interculturale e all’innovazione dei linguaggi scenici. Il repertorio classico: continuità, riletture e nuove generazioni Nel corso del 2025 i grandi titoli del balletto classico hanno continuato a occupare un posto di rilievo nei cartelloni dei principali teatri del mondo. Il lago dei cigni, Giselle, La bella addormentata, Don Chisciotte e Lo Schiaccianoci sono stati riproposti da numerose compagnie, spesso in allestimenti rinnovati dal punto di vista scenografico e drammaturgico. Molti direttori artistici hanno scelto di lavorare su nuove letture dei classici, mantenendo intatta la struttura coreografica tradizionale ma aggiornando costumi, luci e dinamiche interpretative. In diversi casi, le produzioni hanno messo in risalto una maggiore profondità psicologica dei personaggi, avvicinando il balletto narrativo alla sensibilità del pubblico contemporaneo. Il 2025 ha anche segnato l’ascesa di una nuova generazione di primi ballerini e ballerine nonché di solisti ed ...

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Agrippina Vaganova, la grande architetta del balletto russo

Agrippina Jakovlevna Vaganova (San Pietroburgo, 1879 – Leningrado, 1951) è una delle figure più fondamentali nella storia della danza classica. Ballerina, insegnante e teorica, la sua influenza è talmente profonda che ancora oggi il suo nome è sinonimo di perfezione tecnica e rigore artistico. Figlia di un soldato, Vaganova entrò giovanissima all’Accademia Imperiale di Danza di San Pietroburgo, dove studiò con alcuni dei maestri più importanti dell’epoca. Dopo il diploma, entrò a far parte del Teatro Mariinskij, ma la sua carriera di interprete non fu particolarmente brillante: la sua tecnica e la sua presenza scenica furono a lungo considerate meno spettacolari rispetto a quelle delle grandi stelle del tempo. Tuttavia, proprio in quegli anni Vaganova maturò una sensibilità particolare per la struttura del movimento, l’equilibrio tra forza e grazia, e il legame profondo tra corpo e musica. Quando lasciò la scena per dedicarsi all’insegnamento, rivelò la sua vera vocazione. Negli anni Venti e Trenta, in un’epoca di grandi cambiamenti culturali, Vaganova divenne docente all’Accademia di Ballo del Teatro Kirov (oggi Accademia Vaganova di San Pietroburgo), dove elaborò un metodo sistematico per l’insegnamento della danza classica. Il metodo Vaganova sintetizzava l’eleganza della tradizione francese, la forza e il virtuosismo italiani e ...

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Quattro cignetti, un solo respiro: la danza dell’armonia

Nel cuore del balletto Il Lago dei Cigni, composto da Pëtr Il’ič Čajkovskij nel 1875-76, si trova uno dei momenti più iconici della danza classica: la Danza dei Piccoli Cigni (Pas de Quatre), conosciuta anche come la Danza dei Quattro Cigni. La danza fu creata da Lev Ivanov per la versione classica del balletto nel 1895, nel contesto della coreografia definitiva del Lago dei Cigni al teatro Mariinsky di San Pietroburgo. I piccoli cigni rappresentano una comunità fragile che sopravvive grazie alla collaborazione. In contrasto con i temi più drammatici del balletto, questa danza introduce un momento di leggerezza e candore. La breve (90 secondi circa) ma intensissima coreografia appare nel secondo atto del balletto: elegante, precisa e geometricamente perfetta è diventata uno dei momenti più riconoscibili e amati del balletto classico accademico. L’illusione è quella di una creatura sola composta da più “ali”. È interpretata da quattro ballerine che rappresentano giovani cigni, legate fisicamente — spesso incrociando le braccia o tenendosi per mano — eseguono una serie di passi piccoli, rapidi e sincronizzati, chiamati pas de bourrée. Non c’è spazio per respirare o aggiustare: la musica comanda, il corpo deve seguirla alla perfezione. Il fascino di questo pezzo non ...

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Al via a Napoli la XXVIII edizione di Second Hand

Second Hand torna a Napoli per la sua ventottesima edizione, dall’11 al 14 dicembre 2025 presso la Sala Assoli. Diretta da Gabriella Stazio e parte del progetto Dance Ecosystem – Supporting Artists Under 35 2025–2027, la rassegna conferma la sua vocazione: giovane coreografia d’autore, dialogo tra artisti nazionali e internazionali, scambio intergenerazionale tra artisti junior e senior, sperimentazione sui temi della contemporaneità. Un laboratorio che prende il titolo provocatorio scelto da Merce Cunningham nel 1970, dove frammenti già esistenti venivano ricombinati in creazioni originali. La serata inaugurale dell’11 dicembre alle 20:30 propone tre lavori distinti per poetiche e linguaggi: Oscure Luminiscenze di Lucas Monteiro Delfino, Flavia Dule, Angela Valeria Russo esplora gli angoli più remoti dell’interiorità umana, con drammaturgia e regia di Senio Giovanni Barbaro Dattena, interpretata da Flavia Dule e Manolo Perazzi, prodotta da Asmed – Balletto di Sardegna e co-prodotta da Danzeventi. Segue Dilatazione di un Attimo (Noemi De Rosa e Pierfrancesco Vicinanza), vincitore del Bando MUD C.Re.A.Re. Campania, un’indagine sul tempo e sull’ecosistema che unisce gesto, spazio e quarta dimensione, interpretato da Noemi De Rosa, con luci di Classico Light e produzione Compagnia Borderlinedanza 2024. Chiude la serata Desdemona (Monica Casadei), un duetto ispirato a Shakespeare e Verdi, con Alfonso Donnarumma e Christian Pellino, elaborazioni musicali di Luca Vianini e Fabio Fiandrini, prodotto da Compagnia Artemis Danza. Il ...

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L’incanto degli atti bianchi nel balletto accademico

Nel mondo della danza classica, pochi momenti riescono a evocare un senso di incanto e mistero quanto gli atti bianchi. Queste sezioni del balletto, in cui i danzatori si vestono di bianco e si muovono in un’atmosfera rarefatta, rappresentano un’esperienza unica di sospensione e trasfigurazione, capace di incantare chiunque si trovi a osservarle. L’atto bianco è caratterizzato da un’estetica dominata dal colore bianco, che si traduce in costumi leggeri e vaporosi, spesso tutù lunghi, capaci di trasformare i danzatori in creature quasi evanescenti. Questo momento coreografico viene solitamente collocato nel cuore del balletto, spesso nel secondo atto, e si distingue per la sua atmosfera fiabesca e quasi irreale. Questa scelta stilistica non è casuale: il bianco, simbolo di purezza e spiritualità, suggerisce un passaggio dal mondo tangibile ad uno spazio onirico, popolato da spiriti, fate o presenze ultraterrene. L’atto bianco nasce con il Romanticismo, un’epoca in cui la danza si fa veicolo di emozioni profonde e di mondi fantastici. Il balletto Giselle è l’esempio più celebre: nel suo secondo atto, le Wilis – fantasmi di giovani donne tradite – appaiono vestite di bianco, creando un’atmosfera di mistero e malinconia. Da allora, questo momento si è trasformato in una tradizione iconica: ...

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