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Al Teatro Massimo “La bella addormentata” di Reginaldo Oliveira

Il Corpo di ballo del Teatro Massimo torna in scena dal 3 ottobre con il capolavoro fiabesco di Pëtr Il’ič Čajkovskij, La bella addormentata, nell’innovativo allestimento del Landestheater di Salisburgo firmato dal coreografo Reginaldo Oliveira. Sul podio il Maestro Filippo Conti. Capolavoro del repertorio romantico del XIX secolo, “La bella addormentata” di Pëtr Il’ič Čajkovskij, basato sulla fiaba di Charles Perrault, segna il ritorno in scena dal 3 al 9 ottobre del Corpo di ballo della Fondazione Teatro Massimo, diretto da Jean-Sébastien Colau. L’allestimento scenico del Landestheater di Salisburgo è firmato dal Reginaldo Oliveira, coreografo dalla brillante carriera internazionale, che con il suo linguaggio coreografico – tra mondi futuristici e risvegli contemporanei – è capace di coniugare il rigore della tecnica classica con una visione drammaturgica moderna e innovativa. Il team artisticio vede Matthias Kronfuss firmare scenografia e disegno luci, Judith Adam i costumi. Sul podio, alla guida dell’Orchestra del Teatro Massimo, sale il Maestro Filippo Conti affermatosi alla guida di importanti complessi nazionali e internazionali, tra cui il Teatro di San Pietroburgo, Bratislava e Minsk. Completano la squadra di produzione Vincenzo Veneruso (assistente alla coreografia), Rosaria Passavia (assistente alle scene) e Vincenzo Traina (ripresa luci). Nei ruoli principali si ...

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Gennaro Chianese del Ballett Theater Magdeburg “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? Giselle, per la sua narrativa ed estetica senza tempo. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Bella Figura di Jiří Kylián. Il teatro a cui sei più legato? Ogni teatro in cui ho danzato ha un posto speciale nel mio cuore, ma la Royal Swedish Opera di Stoccolma, dove ho mosso i primi passi della mia carriera professionale e dove ho scoperto la mia passione per l’opera lirica, occupa un posto particolare. Se potessi trasformare un romanzo in balletto, quale sceglieresti? Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar, essendo uno dei miei romanzi preferiti. Quale film trasformeresti in un balletto? Il Gattopardo, di Luchino Visconti, si presterebbe a una grande reinterpretazione danzata. Qual è il costume di scena che hai amato di più? Quello de Lo Specchio di Biancaneve, nella reinterpretazione coreografica di Jörg Mannes. Il costume di Louise Flanagan prevedeva anche delle applicazioni argentate sul viso e sui capelli. Mi ha particolarmente ispirato e fatto sentire nel personaggio. Di che colore è la danza? La danza è una moltitudine di colori, perché cambia continuamente sfumature con ciò che racconta e con il momento della vita in cui la si attraversa. Che profumo ha ...

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Don-Quixote

“Don Quixote” inaugura la Stagione di Balletto 2026/2027 del TAM Teatro Arcimboldi Milano

Domenica 4 ottobre 2026 si alzerà il sipario sulla nuova Stagione di Balletto 2026/2027 del TAM Teatro Arcimboldi Milano, con Don Quixote, primo dei cinque titoli in programma. Un appuntamento inaugurale particolarmente atteso, che segna anche il ritorno in scena del TAM Ballet, la compagnia residente del teatro milanese. Su musiche di Ludwig Minkus e nella celebre matrice coreografica di Marius Petipa, Don Quixote rappresenta una delle più compiute espressioni del repertorio accademico ottocentesco: un titolo nel quale virtuosismo, musicalità, brillantezza tecnica e caratterizzazione scenica convergono in una struttura coreografica di straordinaria complessità. La sua apertura di stagione assume così un valore programmatico, riaffermando il rapporto tra tradizione repertoriale e interpreti capaci di restituirne la forza performativa attraverso una sensibilità contemporanea. A rendere particolarmente prestigioso l’appuntamento inaugurale sarà la presenza di due protagonisti della scena internazionale: Anna Tsygankova e Giorgi Potskhishvili, primi ballerini del Dutch National Ballet. Entrambi interpreti di riferimento del repertorio classico, porteranno in scena una cifra interpretativa fondata sull’equilibrio tra il rigore della tecnica accademica, la qualità musicale, l’intensità espressiva e la presenza scenica. L’apertura di stagione con Don Quixote delinea con nettezza la direttrice culturale e artistica che guiderà l’intero cartellone: un dialogo fecondo e rigoroso ...

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The Great Silence di Dunja Jocić: la nuova MicroDanza di Aterballetto debutta al Festival Verdi

La danza incontra l’architettura, il patrimonio artistico e gli spazi della città in un’esperienza immersiva e ravvicinata. È questo il cuore delle MicroDanze del Centro Coreografico Nazionale / Aterballetto, progetto che il 9 ottobre 2026 celebra il quinto anniversario dal debutto e che torna protagonista al Festival Verdi di Parma con una nuova creazione firmata dalla pluripremiata coreografa e regista Dunja Jocić. The Great Silence, commissionata dal Festival Verdi del Teatro Regio di Parma, debutterà in prima assoluta il 9 ottobre e sarà replicata l’11 ottobre, inserendosi in un itinerario che attraversa alcuni dei luoghi più suggestivi della città. Il pubblico sarà accompagnato in un percorso composto da cinque MicroDanze, concepite per dialogare con gli spazi che le ospitano. L’esperienza prende avvio a Palazzo Marchi con Soft P. di Diego Tortelli, per proseguire alla Biblioteca di San Giovanni con Near Life Experience di Angelin Preljocaj. Gli spettatori si divideranno quindi in due gruppi: uno raggiungerà la Pinacoteca Stuard per Afterimage di Philippe Kratz, l’altro la Sala delle Colonne del Chiostro della Fontana per Platform02 di Ina Lesnakowski. I due gruppi si riuniranno poi per Eppur si muove di Francesca Lattuada, prima di convergere al Ridotto del Teatro Regio, dove andrà ...

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Excelsior (balletto): storia, personaggi, curiosità e trama

Tra i grandi balletti italiani dell’Ottocento, Excelsior occupa un posto singolare. È un’opera spettacolare, visionaria e fortemente legata allo spirito della Belle Époque, capace di trasformare il palcoscenico in una celebrazione del progresso, della scienza, dell’elettricità e delle nuove invenzioni. Presentato per la prima volta a Milano nel 1881, Excelsior nacque in un’epoca affascinata dalle conquiste della tecnica. Treni, navi a vapore, telegrafo, elettricità e nuovi mezzi di comunicazione stavano modificando rapidamente la vita quotidiana. Il balletto portò questa fiducia nel futuro direttamente sulla scena, trasformandola in una grandiosa allegoria danzata. La sua importanza non risiede soltanto nella storia del balletto italiano. Excelsior è anche una straordinaria testimonianza dell’immaginario europeo di fine Ottocento, quando il progresso tecnologico sembrava promettere all’umanità un futuro luminoso e quasi illimitato. Excelsior debuttò al Teatro alla Scala di Milano l’11 gennaio 1881. La coreografia era di Luigi Manzotti, mentre la musica fu composta da Romualdo Marenco. Il libretto, anch’esso attribuito a Manzotti, costruiva una grande allegoria nella quale il progresso e la civiltà si opponevano all’oscurantismo e alla violenza. Il successo fu immediato. Lo spettacolo apparteneva a una forma di teatro spettacolare nella quale danza, pantomima, musica, scenografia e macchine teatrali collaboravano alla costruzione di ...

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La Hōshō Nō Family alla Pergola di Firenze tra gesto, musica, canto e danza

La Hōshō Nō Family, tra le più antiche e importanti scuole di teatro classico giapponese, porta in Italia, in prima nazionale al Teatro della Pergola il 1° ottobre, ore 19, una serata di Kyōgen e Teatro Nō, forme d’arte patrimonio immateriale UNESCO, per celebrare il 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone. Cosa può ancora raccontarci una forma teatrale nata più di seicento anni fa? Un’occasione rara per incontrare una delle più antiche tradizioni teatrali ancora vive al mondo. Tra gesto, musica, canto e danza, due forme complementari della scena tradizionale giapponese compongono una serata capace di attraversare registri molto diversi: dalla comicità paradossale di Fukuro Yamabushi (L’eremita e il gufo) alla dimensione poetica e soprannaturale di Funa-Benkei (Benkei sulla barca), uno dei drammi più celebri del repertorio Nō. Un incontro con un teatro essenziale e potentissimo, nel quale ogni movimento, suono e silenzio è parte di un linguaggio affinato nei secoli e ancora capace di parlare al presente. Se la Hōshō Nō Family mette in scena il teatro classico giapponese, incentrato sulla tradizione secolare delle maschere antiche e degli oggetti di scena rituali, la mostra nella Sala Oro della Pergola che inaugura il 1° ottobre, ore 17, ...

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Jean-Christophe Maillot entra nel repertorio dell’Opéra national de Paris

Creato il 29 dicembre 1995 nella Salle Garnier dell’Opéra de Monte-Carlo, Vers un pays sage è un balletto di 28 minuti che sposa la musica Fearful Symmetries di John Adams. Jean-Christophe Maillot vi rende omaggio a suo padre, il pittore Jean Maillot, scomparso prematuramente dopo aver firmato quasi 260 scenografie e costumi per opere, balletti e opere teatrali. Caratterizzata da una fisicità decisa, l’opera lancia una sfida ai ballerini: superarsi artisticamente per portare a termine questi ventotto minuti di movimento continuo. Bandendo i momenti di stasi, Jean-Christophe Maillot celebra la vita a immagine di un padre che vi ha dedicato un’energia sfrontata; Vers un pays sage è un’ode alla gioia di vivere. Questo ingresso nel repertorio fa parte della serata Paysages intérieurs, presentata dall’11 ottobre al 7 novembre 2026 al Palais Garnier, che riunisce tre brani incentrati sull’esplorazione intima delle emozioni e del movimento. Insieme al pezzo di Jean-Christophe Maillot saranno presentati Rearray di William Forsythe e Busk della coreografa canadese Aszure Barton, che fa anch’essa il suo debutto all’Opéra de Paris. La rappresentazione del 16 ottobre 2026 sarà preceduta dal tradizionale Défilé du Ballet. La trasmissione del balletto ai ballerini del Ballet de l’Opéra national de Paris è affidata a ...

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Il linguaggio e lo stile della tecnica Cunningham

Il linguaggio della tecnica Cunningham si distingue per una concezione del movimento basata sull’autonomia del corpo rispetto alla narrazione e all’espressione emotiva. In questa visione la danza non ha il compito di raccontare una storia o rappresentare uno stato d’animo specifico, ma diventa un’esplorazione delle infinite possibilità del movimento nello spazio e nel tempo. Ogni gesto possiede un valore in sé, indipendentemente da un significato simbolico, e nasce dall’interazione tra precisione tecnica, coordinazione e consapevolezza del corpo. Lo stile della tecnica Cunningham è caratterizzato da grande chiarezza formale, controllo e complessità. Il busto mantiene generalmente una posizione eretta e stabile, mentre braccia e gambe si muovono con estrema indipendenza, dando vita a sequenze articolate che richiedono equilibrio, rapidità e precisione. Cambi improvvisi di direzione, variazioni ritmiche, salti, rotazioni e spostamenti nello spazio si alternano con continuità, creando un movimento dinamico e imprevedibile. La tecnica valorizza la neutralità espressiva del danzatore, privilegiando la qualità dell’esecuzione piuttosto che l’interpretazione drammatica. Un elemento fondamentale del linguaggio Cunningham è il rapporto con lo spazio. Ogni punto della scena può diventare il centro dell’azione, senza una gerarchia prestabilita tra primo piano e sfondo. I danzatori si muovono in tutte le direzioni, costruendo percorsi complessi che ...

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Ninette de Valois, la donna che inventò il balletto britannico

Nel giorno dell’anniversario della sua nascita, il ricordo di una pioniera che trasformò un sogno in una delle più grandi tradizioni coreutiche del Novecento. Il 6 giugno 1898 nasceva a Baltyboys, nella contea di Wicklow in Irlanda, una bambina destinata a cambiare per sempre la storia della danza. Il suo nome era Edris Stannus, ma il mondo l’avrebbe conosciuta come Ninette de Valois: ballerina, coreografa, pedagoga, visionaria. Una donna che non si limitò a interpretare il balletto, ma ne costruì le fondamenta di una nuova identità nazionale. Quando Ninette iniziò a studiare danza nei primi anni del Novecento, la Gran Bretagna non possedeva una tradizione classica paragonabile a quella francese, russa o italiana. Il balletto era considerato soprattutto un’arte d’importazione. Fu proprio questa assenza a suggerirle una missione che avrebbe occupato tutta la sua vita: creare una scuola inglese, una compagnia inglese e un repertorio inglese. Dopo gli esordi sulle scene londinesi, entrò a far parte dei leggendari Ballets Russes di Serge Diaghilev, la più rivoluzionaria compagnia del secolo. Fu un’esperienza determinante. Lavorando accanto a figure come Léonide Massine e Bronislava Nijinska, comprese che il balletto non era soltanto tecnica, ma anche organizzazione, cultura, educazione e visione artistica. Negli anni ...

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La danza dipinta “viaggio tra i capolavori”: Pierre-Auguste Renoir

Nel celebre Ballo al Moulin de la Galette, realizzato nel 1876 da Pierre-Auguste Renoir, la danza diventa il cuore pulsante di una scena di vita quotidiana, trasformata in un’immagine vibrante e luminosa che cattura lo spirito della Parigi moderna. Ambientato nel quartiere di Montmartre, presso il noto luogo di ritrovo popolare Moulin de la Galette, il dipinto raffigura un pomeriggio festivo all’aperto, in cui uomini e donne si incontrano, conversano e soprattutto danzano sotto la luce filtrata degli alberi. Renoir costruisce la scena con una straordinaria attenzione alla resa della luce e del movimento, elementi fondamentali anche per restituire il senso della danza. Le coppie non sono isolate o poste in primo piano in modo teatrale, ma immerse in una folla viva e dinamica, dove i gesti si intrecciano e si moltiplicano. La danza non è presentata come spettacolo da osservare, bensì come esperienza condivisa, spontanea e collettiva. I movimenti dei ballerini, spesso appena accennati, emergono attraverso tocchi rapidi di colore e pennellate leggere, che suggeriscono più che definire le posture. Ciò che rende il dipinto particolarmente significativo in relazione all’arte della danza è proprio questa capacità di evocare il movimento senza fissarlo rigidamente. Renoir non disegna contorni netti né ...

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