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“Cinderella” di Matthew Bourne in tour nel Regno Unito

A trent’anni dalla sua creazione, Cinderella di Matthew Bourne si prepara a riconquistare i palcoscenici britannici con una vasta tournée 2026–2027, celebrando uno dei titoli più iconici del repertorio di New Adventures. Nato come evento rivoluzionario — primo e tuttora unico balletto a debuttare direttamente nel West End londinese — lo spettacolo ha segnato una svolta nel modo di raccontare la danza narrativa nel Regno Unito, fondendo tradizione classica e sensibilità teatrale contemporanea. La nuova tournée prenderà il via al Theatre Royal Plymouth dal 16 al 21 novembre 2026, per poi fare tappa al The Lowry dal 24 al 28 novembre. Il cuore della stagione sarà come sempre il Sadler’s Wells di Londra, che ospiterà lo spettacolo dal 1° dicembre 2026 al 17 gennaio 2027, in occasione della 24ª residenza natalizia della compagnia nello storico teatro, da anni punto di riferimento internazionale per la danza d’autore. Nuove date e dettagli sul cast per il 2027 verranno annunciati a breve. La produzione, riallestita nel 2010 con un importante rinnovamento visivo e tecnico, si distingue per l’impatto scenico di grande suggestione: le scene e i costumi di Lez Brotherston, premiati con l’Olivier Award, dialogano con le raffinate luci di Neil Austin, mentre ...

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Olga Spessivtseva: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Un’icona romantica del balletto: Spessivtseva era celebre per il suo stile etereo, malinconico e intensamente poetico. Non puntava sulla forza atletica, ma su una espressività quasi spirituale, che la rese unica. La Giselle “definitiva”: Il suo ruolo più famoso fu Giselle. Molti critici la considerano ancora oggi la Giselle ideale, capace di incarnare perfettamente sia l’innocenza del primo atto sia la dimensione tragica e ultraterrena del secondo. Formazione rigorosissima a San Pietroburgo: Si formò alla Scuola Imperiale di Balletto, erede della tradizione classica russa più severa. Questa base accademica le permise una tecnica purissima, anche se lei la usava in modo estremamente introspettivo. Una vita segnata dalla fragilità emotiva: Dietro la grazia sul palco, Olga soffrì per tutta la vita di gravi problemi psicologici. Questa fragilità, però, contribuì anche alla profondità emotiva delle sue interpretazioni. Dalla gloria all’oblio: Dopo aver danzato nei maggiori teatri europei e con i Ballets Russes, si ritirò dalle scene e trascorse molti anni in modo anonimo negli Stati Uniti. Un destino triste, in forte contrasto con la sua fama leggendaria. Un aneddoto singolare legato alla sua Giselle: Nel 1932, al Ballet de l’Opéra de Paris, Spessivtseva danzò Giselle, il ruolo romantico per eccellenza. La sua ...

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A Bevagna in scena lo spettacolo “Oltre il respiro” di Philippe Kratz

La Stagione 25/26 del Teatro Torti di Bevagna, organizzata dal Teatro Stabile dell’Umbria insieme al Comune di Bevagna, ospita la danza con lo spettacolo Oltre il respiro, da un progetto di Philippe Kratz. In scena, venerdì 20 febbraio alle ore 20.45, cinque diverse brevi coreografie: MM di Giovanni Insaudo, Nero è il colore dei capelli del mio vero amore di Davide Di Giovanni, DUSK di Philippe Kratz, Midnight Youth e O di Philippe Kratz. Lo spettacolo celebra la continuità e la trasformazione: la memoria di una grande tradizione si intreccia con una visione artistica proiettata verso il futuro di autori contemporanei italiani che lavorano a livello internazionale. La serata diventa così un atto di presenza e di ascolto: il gesto che rompe l’attesa, il respiro che riaccende il movimento collettivo sempre in evoluzione. In scena, i danzatori incarnano l’urgenza di ritrovare un linguaggio comune, fatto di corpi che si incontrano, si scontrano, si sostengono. Ogni movimento è una dichiarazione di identità, una ricerca di senso nel fluire del presente. Tra soli, duetti e composizioni d’insieme, la danza si fa specchio del tempo: fragile, dinamica, in costante metamorfosi. Sotto la guida di Kratz, la danza diventa riflessione e rinascita. Oltre il respiro è un varco simbolico ...

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Al Fraschini di Pavia Marcos Morau con La Veronal presenta Sonoma

Sabato 21 febbraio, ore 20.30, al Teatro Fraschini di Pavia è di scena Marcos Morau con La Veronal – Sonoma. Il rituale, il sacro, il sogno: quando la danza diventa eco dell’umanità. Con Sonoma, il coreografo spagnolo Marcos Morau, figura chiave della scena internazionale, presenta una creazione che è già considerata un capolavoro del teatro-danza contemporaneo. Il titolo unisce le radici greche e latine di soma (corpo) e sonum (suono): il “corpo che suona”, il “suono del corpo”. Sul palco, nove donne danno vita ad un universo rituale dove corpo, voce, tamburi e immagini poetiche si intrecciano in una liturgia laica. Morau parte dal surrealismo di Luis Buñuel e dai rituali popolari dell’Aragona (celebre la tradizione dei tamburi di Calanda), per costruire una drammaturgia che attraversa sacro e profano, femminile e collettivo, sogno e memoria. Un’estetica visionaria. Gli elementi scenici, croci, grandi bauli, maschere, cappelli rituali, creano un paesaggio drammaturgico tra medioevo e contemporaneità. Il linguaggio del movimento è preciso, meccanico, a tratti convulso: i corpi sembrano macchine viventi che si scompongono e si ricompongono in un flusso continuo. Un canto, un grido, un atto di resistenza. Il lavoro è costruito come un crescendo emotivo: si apre con un sussurro; ...

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International Talent Award: al via l’edizione 2026

Il Comitato “Metti le Ali al Talento” annuncia ufficialmente l’edizione 2026 dell’International Talent Award, svelando un nome di assoluto prestigio: Liudmila Konovalova, Guest Principal del Balletto dell’Opera di Vienna, che sarà protagonista al Teatro della Regina di Cattolica. Dal 19 al 22 febbraio 2026, la città romagnola accoglierà quattro giornate dedicate all’eccellenza coreutica internazionale, culminando nella tradizionale e attesissima Soirée de Danse. Anche per il 2026 l’International Talent Award riunisce interpreti, coreografi e direttori provenienti dalle più prestigiose istituzioni mondiali, confermando una rassegna ambiziosa e in costante crescita. Accanto a Liudmila Konovalova, madrina dell’edizione 2026, saranno presenti personalità di spicco del panorama accademico e professionale internazionale: Fabienne Cerutti, dell’École de Danse de l’Opéra de Paris; Jessica Clarke, Artistic Manager della Royal Ballet School di Londra; Lynne Charles, Artistic Director della English National Ballet School; Dario Elia, Deputy Artistic Director della Dutch National Ballet Academy; Christian Schön, della Hamburg Ballet School; Gaia Straccamore, étoile del Teatro dell’Opera di Roma; Michele Merola, direttore artistico della MM Contemporary Dance Company e co-direttore dell’Agora Coaching Project di Reggio Emilia; Stephen Delattre, direttore della Delattre Dance Company e dell’Evolution Dance Platform di Mainz; Antonia Čop, per la Iwanson International School of Contemporary Dance; Giorgia Maddamma ...

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Le Maschere di Franzutti: echi senza tempo [RECENSIONE]

Nel cuore del Teatro Municipale di Piacenza – gioiello di armoniosa eleganza neoclassica, tempio della tradizione e custode di memorie melodrammatiche e tersicoree – si è celebrato un pomeriggio di squisita fattura (domenica 15 febbraio), concepito quale omaggio al Carnevale e, più sottilmente, quale raffinato itinerario storico-coreutico attorno alla figura della maschera. A guidare con sensibilità e acume il teatro di tradizione piacentino è Cristina Ferrari, che ne tutela l’identità con intelligente apertura a progetti di alta caratura culturale. L’idea di riunire sotto il segno della maschera una costellazione di pagine coreografiche tra Ottocento e primo Novecento – intrecciando repertorio e nuove creazioni – rivela non solo gusto antiquario, ma consapevolezza storica. La maschera, del resto, è archetipo scenico prima ancora che accessorio festivo: figura liminare fra identità e finzione, fra rituale popolare e trasfigurazione teatrale. Nel balletto romantico e post-romantico essa si fa simbolo di ambiguità amorosa, di brio virtuosistico, di grazia miniaturizzata in porcellana viva. Non è stato soltanto il palcoscenico a vestirsi di travestimento: poiché la data coincideva con il Carnevale, il pubblico era stato invitato a presentarsi in maschera. E così, fra velluti e stucchi, la platea si è popolata di figure di ogni età – ...

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Al Teatro Grande di Brescia le coreografie di Giannini e Ajmone

Mercoledì 18 febbraio si terrà la prima delle due Serate danza previste nella Stagione 2026 del Teatro Grande: un’occasione per apprezzare due diverse coreografie che portano la firma di due giovani artisti italiani: Giovanfrancesco Giannini e Annamaria Ajmone. Il lavoro Nico, Desertshore – Site Specific del coreografo e performer Giovanfrancesco Giannini verrà proposto in doppia replica alle ore 19.00 e alle ore 21.00 nel Salone delle Scenografie. Concepita appositamente per il Salone delle Scenografie, la performance di Giovanfrancesco Giannini – che vanta collaborazioni con artisti di rilievo internazionale come Alessandro Sciarroni, Francesca Foscarini, Dimitris Papaioannou – si ispirerà alla voce e all’universo musicale di Christa Päffgen (in arte Nico) e si dispiegherà in un viaggio poetico tra suono, memoria e danza. Seguendo alcune tracce musicali di Desertshore (1970) – album di culto della cantante tedesca, musa dei Velvet Underground – i danzatori costruiranno un vero e proprio paesaggio visivo, attraversato da echi di memoria e di poesia, con corpi che si muoveranno in un’atmosfera sospesa e rarefatta senza mai toccarsi. Nella stessa serata alle ore 20.00, in Sala Palcoscenico Borsoni, si esibirà invece Annamaria Ajmone con il lavoro I pianti e i lamenti dei pesci fossili, un’opera visionaria che toccherà ...

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Erik Bruhn: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Il principe del balletto maschile: Erik Bruhn è considerato il modello del danzatore classico moderno: linee pure, tecnica impeccabile, eleganza naturale. Ha ridefinito l’idea del ballerino come protagonista, non solo come “partner” della ballerina. Il leggendario Albrecht in Giselle: Il suo Albrecht è entrato nella storia: famoso per la perfezione dei salti, l’equilibrio assoluto e soprattutto per l’intensità drammatica. Molti lo considerano ancora oggi un punto di riferimento insuperato. Una carriera internazionale da giovanissimo: Debuttò come primo ballerino al Royal Danish Ballet a soli 18 anni e divenne rapidamente una star mondiale, danzando con le più grandi compagnie, tra cui American Ballet Theatre e Opéra di Parigi. Difensore della tradizione bournonvilliana: Bruhn fu un custode rigoroso dello stile Bournonville: leggerezza, musicalità, modestia apparente della tecnica. Lo studiò a fondo e lo trasmise come maestro e direttore artistico, soprattutto durante la sua direzione del National Ballet of Canada. Un artista colto e riservato: Amava la letteratura, la filosofia e l’arte visiva. Fu una persona estremamente discreta sulla propria vita privata, ma è noto il suo legame profondo con Rudolf Nureyev, fatto di stima, confronto artistico e sentimento. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ Riproduzione riservata

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Adieu à l’Opéra di Yonathan Kellerman [RECENSIONE]

In Adieu à l’Opéra, Yonathan Kellerman firma un documentario di rara delicatezza, capace di guardare al mondo del balletto non attraverso l’abbaglio della perfezione scenica, ma dal punto esatto in cui la luce si spegne e resta il silenzio. È un film sull’addio, certo, ma soprattutto sul tempo: quello che modella i corpi, ridefinisce le identità e impone scelte irrevocabili. Il regista costruisce il racconto intrecciando tre traiettorie molto diverse all’interno dell’Opéra di Parigi. Da un lato le Étoiles Alice Renavand e Stéphane Bullion, figure consacrate, corpi che hanno incarnato l’ideale assoluto del balletto classico; dall’altro Aurélia Bellet, ballerina del corpo di ballo, presenza essenziale ma invisibile, che ha vissuto l’arte senza mai godere del riconoscimento pubblico. Kellerman evita ogni gerarchia retorica: la fama e l’anonimato vengono messi sullo stesso piano, accomunati dalla stessa fine obbligata. La forza del documentario risiede nella sua messa in scena sobria e rispettosa. La macchina da presa osserva, attende, non invade. I momenti più intensi non sono le prove o gli applausi, ma le pause: uno sguardo nello specchio della sala danza, un gesto ripetuto per l’ultima volta, il rumore secco delle scarpette sul pavimento. È lì che emerge la verità del film: il ...

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Quattro cignetti, un solo respiro: la danza dell’armonia

Nel cuore del balletto Il Lago dei Cigni, composto da Pëtr Il’ič Čajkovskij nel 1875-76, si trova uno dei momenti più iconici della danza classica: la Danza dei Piccoli Cigni (Pas de Quatre), conosciuta anche come la Danza dei Quattro Cigni. La danza fu creata da Lev Ivanov per la versione classica del balletto nel 1895, nel contesto della coreografia definitiva del Lago dei Cigni al teatro Mariinsky di San Pietroburgo. I piccoli cigni rappresentano una comunità fragile che sopravvive grazie alla collaborazione. In contrasto con i temi più drammatici del balletto, questa danza introduce un momento di leggerezza e candore. La breve (90 secondi circa) ma intensissima coreografia appare nel secondo atto del balletto: elegante, precisa e geometricamente perfetta è diventata uno dei momenti più riconoscibili e amati del balletto classico accademico. L’illusione è quella di una creatura sola composta da più “ali”. È interpretata da quattro ballerine che rappresentano giovani cigni, legate fisicamente — spesso incrociando le braccia o tenendosi per mano — eseguono una serie di passi piccoli, rapidi e sincronizzati, chiamati pas de bourrée. Non c’è spazio per respirare o aggiustare: la musica comanda, il corpo deve seguirla alla perfezione. Il fascino di questo pezzo non ...

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