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I grandi coreografi nella storia della danza: Alwin Nikolais

Alwin Nikolais appartiene alla schiera degli artisti che hanno ampliato i confini della danza trasformandola in un’esperienza totale, dove il movimento dialoga con la luce, il suono, lo spazio e l’immaginazione. La sua arte nasce da una visione profondamente innovativa del palcoscenico, concepito non soltanto come luogo in cui il corpo si esibisce, ma come universo creativo in cui ogni elemento contribuisce alla nascita di una nuova forma poetica. Nelle sue opere la danza si libera dalla necessità di raccontare una storia tradizionale e diventa pura esplorazione della percezione, del ritmo e della fantasia. Il linguaggio di Nikolais si distingue per una straordinaria capacità di trasformare il corpo umano in materia scenica, in un elemento capace di mutare continuamente forma e significato. Il danzatore non è più soltanto protagonista individuale, ma parte di un organismo più ampio in cui movimento, costume, ambiente e tecnologia si fondono. Questa concezione porta a una nuova idea di presenza scenica: il corpo diventa spazio in movimento, immagine in trasformazione, strumento di una composizione visiva e sonora complessa. La sua danza possiede una qualità quasi astratta, ma non per questo distante dall’emozione. Al contrario, attraverso forme insolite e mondi immaginari Nikolais riesce a evocare sensazioni ...

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OnDance 2026, Milano torna a danzare con Roberto Bolle

Milano torna a danzare. Dall’11 al 13 settembre 2026 la città ospiterà la nona edizione di OnDance – La festa della danza, il grande appuntamento ideato e diretto da Roberto Bolle che, anno dopo anno, porta la danza fuori dai luoghi tradizionalmente deputati allo spettacolo per trasformarla in un’esperienza aperta a tutti. Per tre giorni il Castello Sforzesco, Piazza Duomo e il Parco Sempione diventeranno il palcoscenico di lezioni, incontri, performance e momenti di festa, in un programma che punta ancora una volta a mettere al centro la partecipazione e il rapporto diretto tra artisti, danzatori e pubblico. Il filo conduttore scelto per questa edizione è la felicità, intesa non soltanto come sentimento, ma come una vera e propria condizione che la danza può contribuire a generare. Ballare significa infatti entrare in relazione con il proprio corpo e con gli altri, condividere uno spazio, una musica, un ritmo. È un linguaggio che può superare differenze e distanze e che, proprio per la sua immediatezza, riesce a coinvolgere persone molto diverse tra loro. La scelta del tema appare quindi perfettamente in linea con la filosofia di OnDance, nata con l’obiettivo di rendere la danza sempre più popolare, accessibile e presente nella ...

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D.Off

D.Off ‒ InArt 2026: La danza contemporanea torna a Matelica per la tredicesima edizione

Dopo le tappe di Firenze, Marano Lagunare e Magliano in Toscana, il Festival D.Off – Incontro tra la danza e la città approda a Matelica per la sua tredicesima edizione, intitolata quest’anno InArt. Promossa da Art Hub e diffusa in cinque regioni (Toscana, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Calabria e Puglia), la manifestazione si avvale della direzione artistica di Roberto Lori e della direzione organizzativa di Marika Errigo. Questa tappa marchigiana  gode del patrocinio e del contributo del Comune di Matelica, in collaborazione con AMAT Marche, Pro Matelica e Fondazione Il Vallato. Il sipario si alzerà ufficialmente lunedì 31 agosto 2026 (ore 21:15) alla Fondazione Il Vallato con Dove il giallo si sfoglia, una coproduzione tra Compagnia Arearea e Compagnia degli Istanti, nata dalla residenza di Irene Ferrara e Angelica Margherita. Le due autrici e interpreti portano in scena un duetto che esplora il colore giallo nelle sue diverse sfumature emotive e visive. La serata proseguirà con Lumii, un assolo di e con Francesca Gianelli ‒ coreografia selezionata tramite bando e sviluppata proprio grazie alla residenza al festival ‒ che racconta in modo simbolico il tentativo di piccole creature di tuffarsi nel mondo e la sfida quotidiana di ciascuno di noi per ...

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Lindsay Kemp e la nascita della cultura pop di Tim Curry

Prima di Frank-N-Furter c’era Solange. Prima che Tim Curry diventasse l’icona immortale di The Rocky Horror Show e del cinema, esisteva un’altra creatura teatrale, nata nel 1971 sul palcoscenico del Citizens Theatre di Glasgow: Solange, la cameriera di Jean Genet interpretata da Curry nella visionaria messinscena di Lindsay Kemp. È lì che bisogna tornare per comprendere una parte fondamentale della genesi di Frank-N-Furter, perché molto di ciò che sarebbe diventato il linguaggio fisico e visivo del personaggio era già comparso, in embrione, in quell’esperienza teatrale. Lindsay Kemp non era semplicemente un regista. Era un artista della metamorfosi, un maestro capace di trasformare il corpo dell’attore in materia scenica, di cancellare i confini fra maschile e femminile, fra realtà e artificio, fra teatro e performance. Il suo universo era fatto di trucco, costumi, sensualità, gestualità esasperata, ambiguità e libertà. Portare in scena The Maids di Jean Genet significava quindi entrare in un mondo nel quale l’identità poteva essere indossata, reinventata e portata all’estremo. Per Tim Curry, allora giovane attore, fu un’esperienza destinata a lasciare un’impronta profonda. Nel ruolo di Solange, Curry entrò completamente nella dimensione estetica di Kemp e affrontò una trasformazione fisica che sarebbe rimasta nella sua memoria. Il corpo ...

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Site Dance ‒ “Ritorno Altrove”: la danza della nostalgia

Continua la programmazione di “Site Dance” – la rassegna di danza itinerante diretta da Simona Bucci e Marika Errigo, giunta quest’anno alla sua settima edizione – con un appuntamento dedicato alla memoria, al desiderio e a quei luoghi interiori che continuano ad abitare il nostro presente. Il 19 settembre 2026, alle ore 18:00, il Piccolo Teatro della Rosa di Scandicci ospiterà Ritorno Altrove, duetto ideato, interpretato e firmato da Luca Campanella e Françoise Parlanti. Lo spettacolo si muove sulle tracce della nostalgia, un sentimento complesso e sfaccettato, capace di racchiudere insieme mancanza, memoria e trasformazione. Attraverso il linguaggio della danza, i due interpreti costruiscono un viaggio emotivo in cui i ricordi diventano materia viva, riportando alla luce relazioni, luoghi e momenti che appartengono al passato ma continuano a risuonare nel presente. Ritorno Altrove non racconta soltanto il desiderio di ciò che è stato perduto, ma esplora una nostalgia più profonda e intima: quella rivolta verso un possibile “altrove”, uno spazio dell’anima in cui convivono sogni, possibilità non percorse e progetti rimasti sospesi. Un territorio misterioso e personale, fatto di immagini, attese e domande ancora aperte. Il duetto diventa così un dialogo tra corpi e ricordi, un’indagine poetica sulle tracce lasciate ...

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I grandi coreografi nella storia della danza: Vladimir Bourmeister

Nella danza di Vladimir Bourmeister si avverte una chiarezza narrativa che non rinuncia mai alla raffinatezza della forma, come se il racconto e la struttura fossero due dimensioni inseparabili, destinate a sostenersi a vicenda. Il suo linguaggio non cerca di sorprendere con l’inedito, ma di approfondire ciò che già esiste, restituendolo con una precisione che illumina ogni dettaglio. Il movimento si dispiega con una naturalezza che sembra inevitabile. Nulla appare forzato, nulla eccede: ogni gesto trova il proprio posto all’interno di un disegno più ampio, in cui la coerenza interna è la vera misura della bellezza. La tradizione classica è presente, riconoscibile, ma attraversata da una sensibilità che la rende più fluida, più vicina al respiro del teatro. C’è, nella sua scrittura, un’attenzione particolare al fluire del racconto, non come semplice successione di eventi, ma come costruzione di atmosfere. Le scene si susseguono con una continuità che evita la frammentazione, permettendo allo spettatore di entrare progressivamente in un mondo che si definisce attraverso il movimento. Anche nei momenti più strutturati, si percepisce sempre una tensione verso la chiarezza, come se ogni elemento fosse chiamato a contribuire a una visione unitaria. I corpi si muovono con una compostezza che non è ...

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La dissoluzione dell’Ego: la danza è una scuola di altruismo

La danza viene ancora troppo spesso raccontata come un esercizio di narcisismo e individualismo. Questa però è una narrazione parziale e fallace perché, a un’osservazione più profonda, la danza rivela una natura radicalmente opposta: è una delle migliori scuole di altruismo che l’essere umano abbia a disposizione. In un’epoca caratterizzata da empatia astratta e confinata alle parole, la danza insegna un altruismo incarnato nella percezione e nella fisica del movimento. Danzare con altri richiede un ridimensionamento del proprio egocentro e riesce a trasformare la predisposizione verso il prossimo. In un corpo di ballo, infatti, accade un fenomeno neurobiologico e sociale preciso: la sincronizzazione ritmica. Quando più corpi si muovono allo stesso tempo, la percezione dei confini individuali si attenua. Il cervello riduce l’attività neurale responsabile del pensiero auto referenziale e dell’iper-focalizzazione su di sé. Il danzatore comprende che il proprio movimento ha senso solo se sintonizzato su quello del compagno: un passaggio in cui il successo del singolo viene volontariamente subordinato alla responsabilità verso la collettività. L’altruismo è la capacità di percepire ed entrare in relazione con la sofferenza e la fatica altrui. Vedere il sudore e il limite fisico di un compagno attiva il sistema dei neuroni specchio. Chi balla impara ...

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Il linguaggio e lo stile della tecnica Cunningham

Il linguaggio della tecnica Cunningham si distingue per una concezione del movimento basata sull’autonomia del corpo rispetto alla narrazione e all’espressione emotiva. In questa visione la danza non ha il compito di raccontare una storia o rappresentare uno stato d’animo specifico, ma diventa un’esplorazione delle infinite possibilità del movimento nello spazio e nel tempo. Ogni gesto possiede un valore in sé, indipendentemente da un significato simbolico, e nasce dall’interazione tra precisione tecnica, coordinazione e consapevolezza del corpo. Lo stile della tecnica Cunningham è caratterizzato da grande chiarezza formale, controllo e complessità. Il busto mantiene generalmente una posizione eretta e stabile, mentre braccia e gambe si muovono con estrema indipendenza, dando vita a sequenze articolate che richiedono equilibrio, rapidità e precisione. Cambi improvvisi di direzione, variazioni ritmiche, salti, rotazioni e spostamenti nello spazio si alternano con continuità, creando un movimento dinamico e imprevedibile. La tecnica valorizza la neutralità espressiva del danzatore, privilegiando la qualità dell’esecuzione piuttosto che l’interpretazione drammatica. Un elemento fondamentale del linguaggio Cunningham è il rapporto con lo spazio. Ogni punto della scena può diventare il centro dell’azione, senza una gerarchia prestabilita tra primo piano e sfondo. I danzatori si muovono in tutte le direzioni, costruendo percorsi complessi che ...

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Ninette de Valois, la donna che inventò il balletto britannico

Nel giorno dell’anniversario della sua nascita, il ricordo di una pioniera che trasformò un sogno in una delle più grandi tradizioni coreutiche del Novecento. Il 6 giugno 1898 nasceva a Baltyboys, nella contea di Wicklow in Irlanda, una bambina destinata a cambiare per sempre la storia della danza. Il suo nome era Edris Stannus, ma il mondo l’avrebbe conosciuta come Ninette de Valois: ballerina, coreografa, pedagoga, visionaria. Una donna che non si limitò a interpretare il balletto, ma ne costruì le fondamenta di una nuova identità nazionale. Quando Ninette iniziò a studiare danza nei primi anni del Novecento, la Gran Bretagna non possedeva una tradizione classica paragonabile a quella francese, russa o italiana. Il balletto era considerato soprattutto un’arte d’importazione. Fu proprio questa assenza a suggerirle una missione che avrebbe occupato tutta la sua vita: creare una scuola inglese, una compagnia inglese e un repertorio inglese. Dopo gli esordi sulle scene londinesi, entrò a far parte dei leggendari Ballets Russes di Serge Diaghilev, la più rivoluzionaria compagnia del secolo. Fu un’esperienza determinante. Lavorando accanto a figure come Léonide Massine e Bronislava Nijinska, comprese che il balletto non era soltanto tecnica, ma anche organizzazione, cultura, educazione e visione artistica. Negli anni ...

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La danza dipinta “viaggio tra i capolavori”: Pierre-Auguste Renoir

Nel celebre Ballo al Moulin de la Galette, realizzato nel 1876 da Pierre-Auguste Renoir, la danza diventa il cuore pulsante di una scena di vita quotidiana, trasformata in un’immagine vibrante e luminosa che cattura lo spirito della Parigi moderna. Ambientato nel quartiere di Montmartre, presso il noto luogo di ritrovo popolare Moulin de la Galette, il dipinto raffigura un pomeriggio festivo all’aperto, in cui uomini e donne si incontrano, conversano e soprattutto danzano sotto la luce filtrata degli alberi. Renoir costruisce la scena con una straordinaria attenzione alla resa della luce e del movimento, elementi fondamentali anche per restituire il senso della danza. Le coppie non sono isolate o poste in primo piano in modo teatrale, ma immerse in una folla viva e dinamica, dove i gesti si intrecciano e si moltiplicano. La danza non è presentata come spettacolo da osservare, bensì come esperienza condivisa, spontanea e collettiva. I movimenti dei ballerini, spesso appena accennati, emergono attraverso tocchi rapidi di colore e pennellate leggere, che suggeriscono più che definire le posture. Ciò che rende il dipinto particolarmente significativo in relazione all’arte della danza è proprio questa capacità di evocare il movimento senza fissarlo rigidamente. Renoir non disegna contorni netti né ...

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