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Nei Teatri di Città di Castello e Spoleto va in scena la danza

Le Stagioni 25/26 del Teatro degli Illuminati di Città di Castello e del Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti di Spoleto, organizzate dal TSU e dalle amministrazioni comunali, proseguono all’insegna della danza: venerdì 10 aprile alle 20.45 a Città di Castello in scena Stabat Mater della Compagnia Artemis Danza, una coreografia firmata da Monica Casadei per 14 danzatori; sabato 11 aprile alle 20.45, per la chiusura della Stagione, Ballade di MM Contemporary Dance Company: uno spettacolo composto da due coreografie, Ballade ed Elegia, firmate da due autori italiani, Mauro Bigonzetti ed Enrico Morelli. La creazione Stabat Mater è dedicata all’opera di Gioachino Rossini; un tributo corale all’anima delle donne, al loro amore universale, incarnato dalla madre per eccellenza. Il corpo diventa il mezzo per raccontare l’esperienza emotiva di chi affronta la trasformazione del legame primordiale tra madre e figlio. La performance si fa grido e sussurro, fragore e silenzio, dando voce a un amore che trascende la perdita e che non cessa mai di illuminare, anche nei momenti più bui. Stabat Mater offre un profondo e commovente affresco della maternità, in una tensione profonda e lirica tra dolore e speranza, che rende la sofferenza della madre un simbolo universale di empatia e ...

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A Genova il Balletto Civile con La Fenicie tra gesto e parola

Un ritorno alla dimensione teatrale per Balletto Civile, un focus di lavoro tra gesto coreografico e parola. Le fenicie di Euripide nella visione di Balletto Civile si trasforma in una profonda riflessione sugli orrori della guerra. I corpi dei performer di Balletto Civile disegnano la caduta inarrestabile della casata dei Labdaciti narrata da Euripide ne Le fenicie. Un ritorno alla dimensione teatrale per il collettivo che ritrova nella sofferenza di Tebe tremende «assonanze con le guerre che sono alle porte dei nostri confini». La tragedia prende il titolo dal coro di donne straniere, fredde e marginali osservatrici delle drammatiche vicende proprio come noi «di fronte agli orrori che ogni giorno vediamo […] e al massacro di intere generazioni», scrive Balletto Civile. Il collettivo intreccia gesto coreografico e parola, per una danza che non sia descrittiva bensì narrativa: «non c’è per noi bellezza estetica se non quella piegata al senso – scrivono gli artisti – e ora più che mai ci sembra urgente danzare una partitura di parole, prestando i nostri corpi come testimoni a un vero e proprio elogio alla democrazia, un ennesimo rifiuto della tirannia e una viscerale riflessione sul non senso della lotta civile». Durata: 80 minuti Balletto Civile, fondato nel ...

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Presentata la nona edizione di Pompeii Theatrum Mundi

Presentata la nona edizione di POMPEII THEATRUM MUNDI in scena dal 18 giugno al 12 luglio 2026 al Teatro Grande di Pompei. Il Festival Pompeii Theatrum Mundi che ogni anno il Teatro Nazionale di Napoli realizza in collaborazione con il Parco Archeologico è una preziosa occasione di confronto tra i classici della cultura greca e i grandi temi della contemporaneità. Un maestro della scena come Theodoros Terzopoulos sceglie ancora una volta Le Baccanti e dichiara che il viaggio di Dioniso segue lo stesso destino dell’arte del teatro, “un viaggio infinito percorso da persone in fuga”. Per il regista greco Dioniso rappresenta infatti l’archetipo del rifugiato che, partito da Tmolos tremila anni fa, ha attraversato il Medio Oriente in guerra per approdare infine sulle coste di Creta o di Lampedusa. Ma è anche il medium per un viaggio nel paesaggio intricato della memoria, “una ricerca delle chiavi perdute dell’unità fra il corpo e il linguaggio”, come diceva molto bene Heiner Müller. Àlex Ollè dirige la tragedia I Persiani e dice che metterla in scena oggi significa parlare al nostro presente di “guerre, politica, potere e dolore collettivo”. Il regista catalano sembra voler mostrare attraverso la sua rilettura del testo di Eschilo ...

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L’8 aprile 1924 nasceva l’illustre Vittoria Ottolenghi

Nel giorno dell’anniversario di nascita di Vittoria Ottolenghi, il ricordo si fa inevitabilmente riflessione sul peso che una singola voce può esercitare nel plasmare un intero panorama culturale. Non si tratta soltanto di celebrare una figura eminente della critica di danza, ma di riconoscere un’intelligenza capace di attraversare epoche, linguaggi e mutamenti sociali, mantenendo sempre una lucidità rara e una passione inesauribile. Nata a Roma l’8 aprile 1924, Ottolenghi cresce in un contesto in cui l’arte è già parte integrante della vita quotidiana, ma sarà la danza, in particolare, a diventare il suo territorio privilegiato di indagine. In un’Italia che usciva lentamente dalle macerie della guerra e cercava nuovi codici espressivi, la sua voce si impose con un rigore e una sensibilità fuori dal comune. Non era una semplice osservatrice: era una mediatrice tra il gesto scenico e il pubblico, tra l’effimero della performance e la permanenza della parola scritta. La sua scrittura si distingueva per una qualità rara: la capacità di rendere visibile ciò che per natura è destinato a svanire. La danza vive nell’istante, si consuma nel tempo di un’esecuzione; Ottolenghi, invece, riusciva a fissarla sulla pagina senza tradirne l’essenza. Nei suoi articoli e saggi, il movimento non ...

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Prima tournée italiana per la compagnia norvegese di Jo Strømgren

La JO STRØMGREN KOMPANI, una delle più importanti compagnie indipendenti della Scandinavia, è pronta per la sua prima tournée italiana con un titolo che punta dritto al cuore della più grande passione nazionale. A dance tribute to the art of football, in scena al Teatro Municipale di Casale Monferrato (10 aprile) per le stagioni di Piemonte dal Vivo, a Il Maggiore di Verbania (12 aprile) e al Teatro della Tosse di Genova (14 aprile), rende omaggio a una pratica sportiva che non ha uguali nel nostro paese e nel mondo intero, il calcio. La scelta del coreografo norvegese Jo Stromgren di dedicare uno spettacolo allo sport più seguito e praticato al mondo, porta con sé un evidente quesito: cosa accomuna il calcio, lo sport della “working class”, alla danza, a lungo privilegio delle classi sociali più abbienti? La risposta è uno spettacolo che, proprio come una partita di pallone, porta in scena agonismo, rabbia, gioia, sudore e momenti di appassionante e collettiva esaltazione. Dal suo debutto, nel 1998, A dance tribute to the art of football ha dimostrato di essere un unico nel suo genere. Per questo motivo, dopo una pausa, il titolo va in scena ininterrottamente dal 2009. Fondata ...

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Le Corsaire (balletto): storia, personaggi, curiosità e trama

Le Corsaire occupa un posto peculiare nella storia del balletto romantico ottocentesco, configurandosi come un’opera che, pur nascendo nel solco dell’estetica esotica e narrativa dell’epoca, si distingue per la complessità delle sue stratificazioni coreografiche e drammaturgiche. Ispirato al poema omonimo di Lord Byron, il balletto debutta a metà del XIX secolo e, nel corso del tempo, subisce numerose revisioni, aggiunte e rielaborazioni, fino a diventare una sorta di organismo vivente che riflette le trasformazioni del gusto teatrale europeo e russo. La sua identità attuale è infatti il risultato di un processo cumulativo, nel quale diversi coreografi e compositori hanno contribuito a ridefinire non solo la struttura narrativa, ma anche il linguaggio coreografico, rendendo Le Corsaire un caso esemplare di opera aperta all’interno del repertorio classico. La vicenda si sviluppa attorno alla figura di Conrad, un corsaro animato da ideali di libertà e giustizia che lo distinguono da una rappresentazione stereotipata del pirata. Egli incarna piuttosto una versione romantica dell’eroe byroniano: tormentato, generoso e disposto a sfidare le convenzioni sociali per affermare un principio morale superiore. Il suo incontro con Medora, giovane donna ridotta in schiavitù e destinata a un harem, costituisce il fulcro emotivo dell’opera. Medora non è semplicemente un ...

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Noesis

“NOĒSIS”: il divenire verso l’ignoto

La siepe del divieto, e dietro, le infinite possibilità della libertà. La libertà di fare, la libertà di scegliere e di rompere in fine i lacci del potere. Cinque danzatori esplorano il dubbio, si interrogano sul significato della parola equilibrio, ricercano il fondamento della condizione umana. E portano in scena il divenire verso l’ignoto. L’11 e il 12 aprile 2026 il Teatro Bellini di Napoli accoglierà NOĒSIS, creazione coreografica di Vincenzo Capasso che interroga il corpo come luogo primario del pensiero, spazio in cui equilibrio e libertà non si definiscono come stati acquisiti, ma come processi continuamente esposti al rischio della trasformazione. Il titolo rimanda alla noēsis della filosofia greca: l’atto del comprendere intuitivo, una conoscenza che precede la parola e che si manifesta come esperienza diretta. In questa prospettiva, il movimento diventa gesto pensante, capace di produrre senso senza bisogno di traduzione verbale. La scena si configura così come un campo percettivo in cui il sapere non viene rappresentato, ma accade. La siepe del divieto, e dietro, le infinite possibilità della libertà. La libertà di fare, la libertà di scegliere e di rompere in fine i lacci del potere. Cinque danzatori abitano uno spazio instabile, attraversato da forze opposte: ...

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“Danza in Corsia” l’iniziativa del Balletto di Siena di Marco Batti

“Danza in Corsia”: a Siena la danza entra nei reparti dell’ospedale Santa Maria alle Scotte come progetto di welfare culturale per l’umanizzazione delle cure. Portare la bellezza della danza nei luoghi dell’assistenza e offrire ai pazienti e agli operatori sanitari un momento di sollievo ed emozione. È questo l’obiettivo di “Danza in Corsia”, il progetto promosso dall’Azienda ospedaliero-universitaria Senese in collaborazione con la Compagnia Balletto di Siena per “curare anche con la cultura”. L’iniziativa, ideata dal Direttore Artistico del Balletto di Siena, dottor Marco Batti è stato accolto con entusiasmo dal Direttore generale dell’Aou Senese, professor Antonio Barretta, ed è curato dalla dottoressa Ines Ricciato, direttrice UOC Comunicazione, Informazione e Accoglienza. L’iniziativa nasce nella stagione estiva 2025 come esperienza sperimentale, con l’idea di portare l’arte direttamente negli spazi ospedalieri attraverso brevi performance coreutiche dedicate ai pazienti in terapia. Il primo appuntamento si è svolto nel day hospital dell’Oncologia medica, dove i primi ballerini del Balletto di Siena Chiara Gagliardo e Giuseppe Giacalone si sono esibiti sulle note de Il Lago dei cigni di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Una performance accolta con grande partecipazione da pazienti e operatori sanitari, che ha segnato il primo ingresso della danza all’interno dell’ospedale senese. In occasione ...

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Balanchine e il balletto americano: una storia narrata in libro

Nel panorama degli studi dedicati alla danza del Novecento, il volume Balanchine Finds His America: A Tale of Love Lost and Ballet Reborn, scritto dalla storica della danza Elizabeth Kendall, rappresenta uno dei contributi più recenti e penetranti alla comprensione della figura di George Balanchine e del momento in cui il balletto, giunto sulle coste degli Stati Uniti come tradizione importata dall’Europa, cominciò a trasformarsi in un’arte autenticamente americana. Il libro non è soltanto una biografia del coreografo, né una semplice cronaca delle sue creazioni: è piuttosto il racconto di un passaggio storico, quello in cui una tradizione artistica profondamente radicata nella cultura europea trova una nuova forma e una nuova vitalità nel contesto culturale degli Stati Uniti. Quando Balanchine arriva in America nel 1933, non è ancora la figura leggendaria che diventerà negli anni successivi. Nato a San Pietroburgo e formato nella rigorosa disciplina della scuola imperiale russa, aveva già vissuto la stagione tumultuosa della rivoluzione e aveva partecipato alle esperienze artistiche più innovative dell’Europa tra le due guerre. Tuttavia il suo arrivo negli Stati Uniti segna un momento di incertezza. L’America che lo accoglie è un Paese nel quale il balletto non possiede ancora una tradizione stabile; il ...

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Erik Bruhn: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Il principe del balletto maschile: Erik Bruhn è considerato il modello del danzatore classico moderno: linee pure, tecnica impeccabile, eleganza naturale. Ha ridefinito l’idea del ballerino come protagonista, non solo come “partner” della ballerina. Il leggendario Albrecht in Giselle: Il suo Albrecht è entrato nella storia: famoso per la perfezione dei salti, l’equilibrio assoluto e soprattutto per l’intensità drammatica. Molti lo considerano ancora oggi un punto di riferimento insuperato. Una carriera internazionale da giovanissimo: Debuttò come primo ballerino al Royal Danish Ballet a soli 18 anni e divenne rapidamente una star mondiale, danzando con le più grandi compagnie, tra cui American Ballet Theatre e Opéra di Parigi. Difensore della tradizione bournonvilliana: Bruhn fu un custode rigoroso dello stile Bournonville: leggerezza, musicalità, modestia apparente della tecnica. Lo studiò a fondo e lo trasmise come maestro e direttore artistico, soprattutto durante la sua direzione del National Ballet of Canada. Un artista colto e riservato: Amava la letteratura, la filosofia e l’arte visiva. Fu una persona estremamente discreta sulla propria vita privata, ma è noto il suo legame profondo con Rudolf Nureyev, fatto di stima, confronto artistico e sentimento. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ Riproduzione riservata

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