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Galina Ulanova: Icona del Balletto Russo e Universale

Galina Pavlovna Ulanova (1910-1998) occupa un posto di rilievo nella storia del balletto mondiale, incarnando una fusione rara di virtuosismo tecnico, profondità emotiva e raffinata musicalità. Nata a Pietrogrado, oggi San Pietroburgo, Ulanova fu figlia d’arte: il padre era cantante d’opera e la madre ballerina. Questa precoce immersione in un ambiente artistico fece sì che la sua vocazione fosse nutrita fin dall’infanzia da un contesto familiare in cui disciplina e sensibilità estetica coesistevano in armonia. Ulanova studiò alla celebre Accademia Vaganova, allora nota come Scuola Imperiale di Balletto, sotto la guida di Agrippina Vaganova, figura che rivoluzionò la pedagogia classica russa. La sua formazione fu caratterizzata da un rigoroso allenamento tecnico, ma ciò che la distingueva era la capacità di trasformare ogni gesto in espressione emotiva. Al suo debutto sul palco del Kirov (oggi Teatro Mariinskij) a soli diciotto anni, Ulanova mostrò immediatamente quella fusione di precisione e lirismo che sarebbe divenuta il tratto distintivo della sua arte. L’arte di Ulanova si distingueva per un equilibrio straordinario tra tecnica e interpretazione. A differenza di molti ballerini del suo tempo, la sua virtuosità non era fine a se stessa: ogni salto, ogni arabesque, ogni port de bras sembrava veicolare una narrativa ...

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Il danzatore e coreografo Lorenzo Misuri “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Giselle. Il balletto contemporaneo prediletto? Petite Mort di Jiří Kylián. Il Teatro del cuore? Teatro alla Scala. Un romanzo da trasformare in balletto? L’Alchimista di Paulo Coelho. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? In the Mood for Love di Wong Kar-wai. Il costume di scena che preferisci nel grande repertorio classico? Acolyte da Romeo e Giulietta di Jean-Christophe Maillot. Quale colore associ alla danza? Rosso. Che profumo ha la danza? Floreale. La musica più bella scritta per balletto? Romeo e Giulietta. Il film di danza irrinunciabile? Billy Elliot. I tuoi miti della danza del passato, uomo e donna? Massimo Murru e Sylvie Guillem. Il tuo “passo di danza” preferito? Entrelacé. Chi ti sarebbe piaciuto essere tra i grandi personaggi del balletto classico? Lo Schiaccianoci. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Jiří Kylián. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa Le diresti? Le chiederei un giudizio sulle mie coreografie. Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Libertà, passione, adrenalina. Come ti vedi oggi allo specchio? Più maturo, ma con la stessa curiosità di quando ero bambino. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com © Riproduzione riservata

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Vladimir Malakhov: il compleanno di un poeta della danza

Nel giorno del suo compleanno, il mondo della danza celebra Vladimir Malakhov, uno degli artisti più raffinati e poetici del balletto contemporaneo. Nato il 7 gennaio 1968 a Krivoy Rog, allora Unione Sovietica, Malakhov ha incarnato fin dagli esordi un’idea di danza che unisce tecnica impeccabile, musicalità profonda e un lirismo quasi etereo. Formatosi alla Scuola Coreografica del Teatro Bol’šoj, si è distinto molto presto come un talento fuori dal comune, capace di rendere ogni ruolo non solo un esercizio di virtuosismo, ma un vero racconto emotivo. Vladimir Malakhov è spesso ricordato come uno degli ultimi grandi danseur noble, erede di una tradizione classica che affonda le radici nel balletto romantico, ma capace di parlare al pubblico moderno. Il suo stile, fatto di linee morbide, salti leggeri e una presenza scenica magnetica, ha reso memorabili interpretazioni come Il lago dei cigni, La Bayadère, Giselle e Onegin. A differenza di molti colleghi, Malakhov non ha mai puntato sull’esibizione muscolare, ma su una eleganza interiore, trasformando il movimento in espressione dell’anima. È proprio questa qualità che gli ha permesso di danzare con successo fino a un’età in cui molti ballerini hanno già lasciato il palcoscenico. La sua carriera è stata autenticamente globale. ...

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La Royal Opera House annuncia la stagione estiva 2026

Il Royal Ballet and Opera ha svelato la sua stagione estiva 2026 al Royal Opera House di Londra, con due programmi distinti curati da figure di spicco del balletto: Marianela Núñez e Carlos Acosta. MARIANELA – TIMELESS Questo è un programma speciale curato da Marianela Núñez, étoile del Royal Ballet, come tributo alla compagnia e al repertorio che hanno segnato la sua carriera. La serata includerà una selezione di balletti in un atto dal repertorio del Royal Ballet, insieme a divertissements(piccoli pezzi di balletto) eseguiti con altri danzatori della compagnia. Le opere scelte rifletteranno le collaborazioni, le influenze e il repertorio che hanno plasmato la carriera di Núñez, offrendo al pubblico uno sguardo sul suo percorso artistico. Carlos Acosta: Myths and Modern Masters Parallelamente al programma di Núñez, Carlos Acosta presenterà un programma separato intitolato Myths and Modern Masters. Il programma includerà una combinazione di opere classiche e contemporanee, con artisti ospiti del Birmingham Royal Ballet e della sua compagnia Acosta Danza, mostrando lavori legati alla sua carriera.  Date e biglietti MARIANELA – TIMELESS si terrà dal 29 luglio al 2 agosto 2026 al Royal Opera House di Londra. Maggiori dettagli sui programmi completi e sui biglietti saranno disponibili a ...

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L’étoile Emanuela Bianchini “allo specchio”

Balletto classico preferito? Lago dei cigni. Balletto contemporaneo preferito? Petite Mort di Jiří Kylián. Teatro del tuo cuore? Teatro Casinò de Paris. Un romanzo da trasformare in balletto? La Casa di Bernarda Alba di Federico García Lorca. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? L’attimo fuggente di Peter Weir. Il costume di scena indossato che hai preferito? Carmen. A quale colore associ la danza? Bianco: l’eleganza. Che odore ha la danza? Fiori freschi e muschio, una combinazione di freschezza e profondità. La musica più bella mai scritta per il balletto? La morte del cigno di Camille Saint-Saëns. Un film di danza indimenticabile? Fame di Alan Parker. Un film che mi ha fatto capire che per danzare bisogna fare sacrifici. Due miti della danza del passato: uomo e donna? Vladimir Vassiliev e Silvie Guillem: due personaggi con grande forza interpretativa, tecnici, versatili poliedrici ed eclettici. Il tuo passo di danza preferito? Il fouetté, il passo noto per la sua grande difficoltà tecnica e per il suo effetto spettacolare. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? La Carmen. È un personaggio maturo, non “giovane e ingenuo”: richiede forza interiore, ...

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Ivona a Roma con lo spettacolo di danza “Selective Breeding”

Selective Breeding è l’ultima produzione della compagnia fondata e diretta da Pablo Girolami, e dopo vari tour all’estero (Germania, Svizzera, Bulgaria, Lituania, Polonia) ritorna in Italia. La performance esplora temi complessi legati alla sopravvivenza, alla manipolazione genetica e alle implicazioni etiche riguardo al miglioramento delle specie attraverso la selezione artificiale ed usa il concetto di caleidoscopio per riflettere su questi temi, mettendo in discussione il rapporto tra uomo e consumismo, terra e sfruttamento, dignità e tutela della vita dell’ecosistema. Si tratta quindi di tracciare uno scenario, che lasci spazio a una nuova e ritrovata consapevolezza. I protagonisti sono alcuni degli attori che hanno abitato finora più di 3,5 miliardi di anni di evoluzione sulla terra, essenziali per la sopravvivenza dell’homo sapiens. Abbracciando il pensiero di Darwin, basato sull’evoluzione attraverso la selezione naturale, osserviamo come non sia necessariamente l’individuo più forte a sopravvivere, ma colui che riesce meglio ad adattarsi all’ambiente circostante. La riproduzione selettiva, d’altro canto, favorisce solo la sopravvivenza dell’uomo, nella prosperità e nel lusso; una certa arroganza è innegabile di fronte a qualsiasi manipolazione dell’uomo sulla natura. Sebbene lo studio di Darwin e la pratica della riproduzione selettiva siano distanti, hanno una similitudine: la sopravvivenza. Questa contraddizione è ...

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Michaela DePrince: nascere nella luce, danzare contro ogni destino

Nel giorno dell’anniversario della sua nascita ricordiamo Michaela DePrince (Sierra Leone, 6 gennaio 1995 – 13 settembre 2024). Oggi non è solo un giorno di memoria, ma di profonda gratitudine per una vita che, pur segnata da dolore e ingiustizia, si è trasformata in bellezza, forza e ispirazione. Nata con il nome di Mabinty Bangura, Michaela crebbe orfana in Sierra Leone dopo essere stata condotta da uno zio in un orfanotrofio durante la guerra civile. In quegli anni durissimi conobbe la fame, i maltrattamenti e l’emarginazione: a causa della vitiligine veniva derisa e chiamata “figlia del diavolo”. Dopo il bombardamento dell’orfanotrofio riuscì a fuggire in un campo profughi. Nel 1999, a soli quattro anni, fu adottata insieme a un’altra bambina da una coppia di Cherry Hill, nel New Jersey, e portata negli Stati Uniti. Lì iniziò una nuova vita. A ispirarla fu una semplice immagine: la copertina di una rivista di danza che aveva trovato e custodito gelosamente in Sierra Leone. Da quel sogno nacque la determinazione che la portò a formarsi come ballerina classica negli Stati Uniti, partecipando anche allo Youth America Grand Prix. Studiò alla Rock School for Dance Education di Filadelfia, affiancando alla rigorosa formazione artistica gli ...

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Quattro cignetti, un solo respiro: la danza dell’armonia

Nel cuore del balletto Il Lago dei Cigni, composto da Pëtr Il’ič Čajkovskij nel 1875-76, si trova uno dei momenti più iconici della danza classica: la Danza dei Piccoli Cigni (Pas de Quatre), conosciuta anche come la Danza dei Quattro Cigni. La danza fu creata da Lev Ivanov per la versione classica del balletto nel 1895, nel contesto della coreografia definitiva del Lago dei Cigni al teatro Mariinsky di San Pietroburgo. I piccoli cigni rappresentano una comunità fragile che sopravvive grazie alla collaborazione. In contrasto con i temi più drammatici del balletto, questa danza introduce un momento di leggerezza e candore. La breve (90 secondi circa) ma intensissima coreografia appare nel secondo atto del balletto: elegante, precisa e geometricamente perfetta è diventata uno dei momenti più riconoscibili e amati del balletto classico accademico. L’illusione è quella di una creatura sola composta da più “ali”. È interpretata da quattro ballerine che rappresentano giovani cigni, legate fisicamente — spesso incrociando le braccia o tenendosi per mano — eseguono una serie di passi piccoli, rapidi e sincronizzati, chiamati pas de bourrée. Non c’è spazio per respirare o aggiustare: la musica comanda, il corpo deve seguirla alla perfezione. Il fascino di questo pezzo non ...

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Al via a Napoli la XXVIII edizione di Second Hand

Second Hand torna a Napoli per la sua ventottesima edizione, dall’11 al 14 dicembre 2025 presso la Sala Assoli. Diretta da Gabriella Stazio e parte del progetto Dance Ecosystem – Supporting Artists Under 35 2025–2027, la rassegna conferma la sua vocazione: giovane coreografia d’autore, dialogo tra artisti nazionali e internazionali, scambio intergenerazionale tra artisti junior e senior, sperimentazione sui temi della contemporaneità. Un laboratorio che prende il titolo provocatorio scelto da Merce Cunningham nel 1970, dove frammenti già esistenti venivano ricombinati in creazioni originali. La serata inaugurale dell’11 dicembre alle 20:30 propone tre lavori distinti per poetiche e linguaggi: Oscure Luminiscenze di Lucas Monteiro Delfino, Flavia Dule, Angela Valeria Russo esplora gli angoli più remoti dell’interiorità umana, con drammaturgia e regia di Senio Giovanni Barbaro Dattena, interpretata da Flavia Dule e Manolo Perazzi, prodotta da Asmed – Balletto di Sardegna e co-prodotta da Danzeventi. Segue Dilatazione di un Attimo (Noemi De Rosa e Pierfrancesco Vicinanza), vincitore del Bando MUD C.Re.A.Re. Campania, un’indagine sul tempo e sull’ecosistema che unisce gesto, spazio e quarta dimensione, interpretato da Noemi De Rosa, con luci di Classico Light e produzione Compagnia Borderlinedanza 2024. Chiude la serata Desdemona (Monica Casadei), un duetto ispirato a Shakespeare e Verdi, con Alfonso Donnarumma e Christian Pellino, elaborazioni musicali di Luca Vianini e Fabio Fiandrini, prodotto da Compagnia Artemis Danza. Il ...

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L’incanto degli atti bianchi nel balletto accademico

Nel mondo della danza classica, pochi momenti riescono a evocare un senso di incanto e mistero quanto gli atti bianchi. Queste sezioni del balletto, in cui i danzatori si vestono di bianco e si muovono in un’atmosfera rarefatta, rappresentano un’esperienza unica di sospensione e trasfigurazione, capace di incantare chiunque si trovi a osservarle. L’atto bianco è caratterizzato da un’estetica dominata dal colore bianco, che si traduce in costumi leggeri e vaporosi, spesso tutù lunghi, capaci di trasformare i danzatori in creature quasi evanescenti. Questo momento coreografico viene solitamente collocato nel cuore del balletto, spesso nel secondo atto, e si distingue per la sua atmosfera fiabesca e quasi irreale. Questa scelta stilistica non è casuale: il bianco, simbolo di purezza e spiritualità, suggerisce un passaggio dal mondo tangibile ad uno spazio onirico, popolato da spiriti, fate o presenze ultraterrene. L’atto bianco nasce con il Romanticismo, un’epoca in cui la danza si fa veicolo di emozioni profonde e di mondi fantastici. Il balletto Giselle è l’esempio più celebre: nel suo secondo atto, le Wilis – fantasmi di giovani donne tradite – appaiono vestite di bianco, creando un’atmosfera di mistero e malinconia. Da allora, questo momento si è trasformato in una tradizione iconica: ...

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