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“Au Revoir Miroir” – L’eterno viaggio alla ricerca della felicità

Dal 19 al 22 febbraio 2026, il Piccolo Bellini di Napoli ospita AU REVOIR MIROIR, una creazione intensa e poetica con coreografie di Paolo Mohovich e drammaturgia e testo di Cosimo Morleo, prodotta da Teatro dell’Altro.  AU REVOIR MIROIR è un’opera scenica che intreccia danza, prosa e musica dando forma a un’esperienza scenica profonda e suggestiva. Al centro della creazione vi è il rapporto con il riflesso, declinato come confronto con la memoria, con l’immagine di sé e con lo sguardo dell’altro. I cinque specchi presenti in scena non sono semplici elementi scenografici, ma vere e proprie soglie drammaturgiche: superfici che moltiplicano le identità, frammentano la percezione e rendono visibile il conflitto tra ciò che siamo e ciò che crediamo di essere. Riflettersi significa qui esporsi, perdersi e, talvolta, riconoscersi. In scena sette danzatori dell’EkoDance Project – Francesca Raballo, Gaia Triacca, Andrea Carozzi, Miu Sasaki, Leonardo Urgese, Chiara Colombo, Jennifer Mauri – e cinque attori di Teatro dell’Altro – Andrea Car, Davide Bombardelli, Marco Greco, Sara Mozzi Zangari, Davide Sardella. I corpi danzanti e le voci attoriali costruiscono una drammaturgia stratificata, fatta di quadri, attraversamenti e ritorni, in cui il gesto precede la parola e la parola tenta di afferrare ...

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Anniversario della nascita di Bronislava Nijinska, straordinaria artista

Nelle intricate pieghe della storia della danza del Novecento, il nome di Bronislava Nijinska è spesso percepito all’ombra – luminosa, ingombrante, tragica – di quello del fratello, Vaslav Nijinsky. Tuttavia, uno sguardo attento e consapevole rivela come la figura di Bronislava emerga con una forza autonoma e inconfondibile, capace di incidere profondamente sulla traiettoria evolutiva dell’arte coreutica contemporanea. La sua importanza non si limita al ruolo di sorella o di interprete: essa costituisce l’esempio di un’artista completa, di una mente creativa che seppe incarnare una delle più rilevanti transizioni nella storia della danza, dalla grazia idealizzata e simmetrica del balletto classico alla tensione strutturata e concettualmente avanzata della danza moderna. Nata a Minsk l’8 gennaio 1891, in una Russia ancora zarista ma già segnata da fermenti e contraddizioni che avrebbero preannunciato il crollo dell’impero, Bronislava crebbe in un contesto familiare in cui l’arte non era semplice ornamento, ma vera e propria forma di sopravvivenza. Figlia di ballerini itineranti, fu immersa fin dall’infanzia in un mondo dove la disciplina della danza non era concessione, bensì linguaggio primario, strumento di educazione del corpo e della mente. A soli cinque anni, la sua straordinaria predisposizione fu riconosciuta con l’ammissione alla Scuola Imperiale di ...

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La danza invita a guardarsi dentro con onestà e ad accogliere i propri limiti

  ‘Imparare a danzare troppo faticoso’, ‘Non ci riesco, quindi non ci provo nemmeno.’ In una società che impone di conformarci, di azzerare le possibilità di errore e di diventare schiavi del giudizio altrui, queste frasi sono all’ordine del giorno. Eppure, affermare di non poter danzare è come dire di non poter respirare: la danza, nel suo senso più originario, è espressione spontanea e istintiva di ciò che siamo. Ogni passo e ogni gesto portano con sé un messaggio unico e personale che poi viene codificato in tecnica e disciplina, e reso più comprensibile al danzatore stesso. Quando si danza, non si può mentire: le tensioni, le esitazioni, la gioia, la paura, tutto viene tradotto in gesti che parlano una lingua immediata. La danza, in questo senso, diventa un atto di coraggio e autenticità. Chi dichiara ‘non posso danzare’ è limitato dal giudizio, proprio e altrui, non da un effettivo limite fisico e si rifugia dietro una ‘scusa’ che non esiste. Accettare di ballare, anche impacciati all’inizio, significa concedersi un’occasione rara: esprimere ciò che non trova parole, ascoltare la voce interna che la routine zittisce, imparare a mettersi alla prova. Così si impara anche a liberarsi da remore infondate che ...

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Il TAM Ballet torna agli Arcimboldi con “Il Lago dei Cigni”

Il TAM Ballet, la nuova compagnia residente del TAM Teatro Arcimboldi Milano, torna a brillare sul palco e affronta uno dei capolavori assoluti del balletto classico: Il Lago dei Cigni, in scena sabato 10 e domenica 11 gennaio. Sarà una grande opportunità per il pubblico assistere a uno dei più famosi e acclamati balletti del XIX secolo, musicato da Pëtr Il’ič Čajkovskij, nella sua versione più tradizionale interpretato per la dal TAM Ballet, la compagnia di balletto del Teatro Arcimboldi diretta da Caterina Calvino Prina. In questa occasione la compagnia avrà l’onore di ospitare i primi ballerini Elisabeth Beyer e Michael de la Nuez dell’American Ballet Theatre. I costumi iconici, le coreografie straordinarie, la colonna sonora immortale celebrata nei teatri di tutto il mondo eseguita dal vivo dall’Orchestra Filarmonica di Modena diretta da Marco Dallara, trasporteranno la platea nel sogno della danza più pura. TAM Ballet è la nuova compagnia di balletto del TAM Teatro Arcimboldi Milano nata un anno fa dalla collaborazione tra Gianmario Longoni (direttore artistico del teatro) e la ventennale esperienza di Caterina Calvino Prina (direttrice dell’Accademia Ucraina di Balletto) nel mondo della danza, con l’obiettivo comune di creare, presentare, preservare e ampliare il grande repertorio della ...

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Galina Ulanova: Icona del Balletto Russo e Universale

Galina Pavlovna Ulanova (1910-1998) occupa un posto di rilievo nella storia del balletto mondiale, incarnando una fusione rara di virtuosismo tecnico, profondità emotiva e raffinata musicalità. Nata a Pietrogrado, oggi San Pietroburgo, Ulanova fu figlia d’arte: il padre era cantante d’opera e la madre ballerina. Questa precoce immersione in un ambiente artistico fece sì che la sua vocazione fosse nutrita fin dall’infanzia da un contesto familiare in cui disciplina e sensibilità estetica coesistevano in armonia. Ulanova studiò alla celebre Accademia Vaganova, allora nota come Scuola Imperiale di Balletto, sotto la guida di Agrippina Vaganova, figura che rivoluzionò la pedagogia classica russa. La sua formazione fu caratterizzata da un rigoroso allenamento tecnico, ma ciò che la distingueva era la capacità di trasformare ogni gesto in espressione emotiva. Al suo debutto sul palco del Kirov (oggi Teatro Mariinskij) a soli diciotto anni, Ulanova mostrò immediatamente quella fusione di precisione e lirismo che sarebbe divenuta il tratto distintivo della sua arte. L’arte di Ulanova si distingueva per un equilibrio straordinario tra tecnica e interpretazione. A differenza di molti ballerini del suo tempo, la sua virtuosità non era fine a se stessa: ogni salto, ogni arabesque, ogni port de bras sembrava veicolare una narrativa ...

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Il danzatore e coreografo Lorenzo Misuri “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Giselle. Il balletto contemporaneo prediletto? Petite Mort di Jiří Kylián. Il Teatro del cuore? Teatro alla Scala. Un romanzo da trasformare in balletto? L’Alchimista di Paulo Coelho. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? In the Mood for Love di Wong Kar-wai. Il costume di scena che preferisci nel grande repertorio classico? Acolyte da Romeo e Giulietta di Jean-Christophe Maillot. Quale colore associ alla danza? Rosso. Che profumo ha la danza? Floreale. La musica più bella scritta per balletto? Romeo e Giulietta. Il film di danza irrinunciabile? Billy Elliot. I tuoi miti della danza del passato, uomo e donna? Massimo Murru e Sylvie Guillem. Il tuo “passo di danza” preferito? Entrelacé. Chi ti sarebbe piaciuto essere tra i grandi personaggi del balletto classico? Lo Schiaccianoci. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Jiří Kylián. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa Le diresti? Le chiederei un giudizio sulle mie coreografie. Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Libertà, passione, adrenalina. Come ti vedi oggi allo specchio? Più maturo, ma con la stessa curiosità di quando ero bambino. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com © Riproduzione riservata

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Vladimir Malakhov: il compleanno di un poeta della danza

Nel giorno del suo compleanno, il mondo della danza celebra Vladimir Malakhov, uno degli artisti più raffinati e poetici del balletto contemporaneo. Nato il 7 gennaio 1968 a Krivoy Rog, allora Unione Sovietica, Malakhov ha incarnato fin dagli esordi un’idea di danza che unisce tecnica impeccabile, musicalità profonda e un lirismo quasi etereo. Formatosi alla Scuola Coreografica del Teatro Bol’šoj, si è distinto molto presto come un talento fuori dal comune, capace di rendere ogni ruolo non solo un esercizio di virtuosismo, ma un vero racconto emotivo. Vladimir Malakhov è spesso ricordato come uno degli ultimi grandi danseur noble, erede di una tradizione classica che affonda le radici nel balletto romantico, ma capace di parlare al pubblico moderno. Il suo stile, fatto di linee morbide, salti leggeri e una presenza scenica magnetica, ha reso memorabili interpretazioni come Il lago dei cigni, La Bayadère, Giselle e Onegin. A differenza di molti colleghi, Malakhov non ha mai puntato sull’esibizione muscolare, ma su una eleganza interiore, trasformando il movimento in espressione dell’anima. È proprio questa qualità che gli ha permesso di danzare con successo fino a un’età in cui molti ballerini hanno già lasciato il palcoscenico. La sua carriera è stata autenticamente globale. ...

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Quattro cignetti, un solo respiro: la danza dell’armonia

Nel cuore del balletto Il Lago dei Cigni, composto da Pëtr Il’ič Čajkovskij nel 1875-76, si trova uno dei momenti più iconici della danza classica: la Danza dei Piccoli Cigni (Pas de Quatre), conosciuta anche come la Danza dei Quattro Cigni. La danza fu creata da Lev Ivanov per la versione classica del balletto nel 1895, nel contesto della coreografia definitiva del Lago dei Cigni al teatro Mariinsky di San Pietroburgo. I piccoli cigni rappresentano una comunità fragile che sopravvive grazie alla collaborazione. In contrasto con i temi più drammatici del balletto, questa danza introduce un momento di leggerezza e candore. La breve (90 secondi circa) ma intensissima coreografia appare nel secondo atto del balletto: elegante, precisa e geometricamente perfetta è diventata uno dei momenti più riconoscibili e amati del balletto classico accademico. L’illusione è quella di una creatura sola composta da più “ali”. È interpretata da quattro ballerine che rappresentano giovani cigni, legate fisicamente — spesso incrociando le braccia o tenendosi per mano — eseguono una serie di passi piccoli, rapidi e sincronizzati, chiamati pas de bourrée. Non c’è spazio per respirare o aggiustare: la musica comanda, il corpo deve seguirla alla perfezione. Il fascino di questo pezzo non ...

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Al via a Napoli la XXVIII edizione di Second Hand

Second Hand torna a Napoli per la sua ventottesima edizione, dall’11 al 14 dicembre 2025 presso la Sala Assoli. Diretta da Gabriella Stazio e parte del progetto Dance Ecosystem – Supporting Artists Under 35 2025–2027, la rassegna conferma la sua vocazione: giovane coreografia d’autore, dialogo tra artisti nazionali e internazionali, scambio intergenerazionale tra artisti junior e senior, sperimentazione sui temi della contemporaneità. Un laboratorio che prende il titolo provocatorio scelto da Merce Cunningham nel 1970, dove frammenti già esistenti venivano ricombinati in creazioni originali. La serata inaugurale dell’11 dicembre alle 20:30 propone tre lavori distinti per poetiche e linguaggi: Oscure Luminiscenze di Lucas Monteiro Delfino, Flavia Dule, Angela Valeria Russo esplora gli angoli più remoti dell’interiorità umana, con drammaturgia e regia di Senio Giovanni Barbaro Dattena, interpretata da Flavia Dule e Manolo Perazzi, prodotta da Asmed – Balletto di Sardegna e co-prodotta da Danzeventi. Segue Dilatazione di un Attimo (Noemi De Rosa e Pierfrancesco Vicinanza), vincitore del Bando MUD C.Re.A.Re. Campania, un’indagine sul tempo e sull’ecosistema che unisce gesto, spazio e quarta dimensione, interpretato da Noemi De Rosa, con luci di Classico Light e produzione Compagnia Borderlinedanza 2024. Chiude la serata Desdemona (Monica Casadei), un duetto ispirato a Shakespeare e Verdi, con Alfonso Donnarumma e Christian Pellino, elaborazioni musicali di Luca Vianini e Fabio Fiandrini, prodotto da Compagnia Artemis Danza. Il ...

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L’incanto degli atti bianchi nel balletto accademico

Nel mondo della danza classica, pochi momenti riescono a evocare un senso di incanto e mistero quanto gli atti bianchi. Queste sezioni del balletto, in cui i danzatori si vestono di bianco e si muovono in un’atmosfera rarefatta, rappresentano un’esperienza unica di sospensione e trasfigurazione, capace di incantare chiunque si trovi a osservarle. L’atto bianco è caratterizzato da un’estetica dominata dal colore bianco, che si traduce in costumi leggeri e vaporosi, spesso tutù lunghi, capaci di trasformare i danzatori in creature quasi evanescenti. Questo momento coreografico viene solitamente collocato nel cuore del balletto, spesso nel secondo atto, e si distingue per la sua atmosfera fiabesca e quasi irreale. Questa scelta stilistica non è casuale: il bianco, simbolo di purezza e spiritualità, suggerisce un passaggio dal mondo tangibile ad uno spazio onirico, popolato da spiriti, fate o presenze ultraterrene. L’atto bianco nasce con il Romanticismo, un’epoca in cui la danza si fa veicolo di emozioni profonde e di mondi fantastici. Il balletto Giselle è l’esempio più celebre: nel suo secondo atto, le Wilis – fantasmi di giovani donne tradite – appaiono vestite di bianco, creando un’atmosfera di mistero e malinconia. Da allora, questo momento si è trasformato in una tradizione iconica: ...

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