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Novità editoriale: “Infinite Steps” di Gavin Larsen e Gene Schiavone

Il libro Infinite Steps: Thirty-Three Dancers and Their Lives in Ballet, è un’opera che si colloca a metà strada tra saggio, ritratto umano e racconto poetico del mondo del balletto. Fresco di stampa (marzo 2026) pubblicato dalla University Press of Florida, il volume raccoglie le storie di trentatré danzatori provenienti da diverse generazioni e contesti culturali, offrendo uno sguardo intimo e profondo su ciò che significa dedicare la propria vita alla danza. Il balletto è un’arte fragile e fugace: vive nel momento in cui accade e scompare appena il sipario si chiude. Infinite Steps nasce proprio dal desiderio di preservare qualcosa di quella esperienza effimera, raccontando le vite di coloro che dedicano il proprio corpo e la propria esistenza alla danza. Attraverso parole e immagini, il libro apre al lettore una finestra su un universo fatto di disciplina, sacrificio, passione e silenziosa resilienza. L’autrice, che per diciotto anni è stata ballerina professionista e principal all’Oregon Ballet Theatre, costruisce una serie di ritratti narrativi che vanno oltre la semplice biografia artistica. Ogni capitolo è un incontro: un dialogo con un danzatore che racconta il proprio percorso, dalle prime lezioni di danza fino ai momenti cruciali della carriera o alla vita dopo ...

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“Rhythm is a Dancer” al Teatro Filodrammatici di Piacenza

Una performance nata dalla ricerca di una relazione coreografica tra il corpo e la batteria, che insieme costituiscono un ventaglio infinito di possibilità sonore, ritmiche e dinamiche. È RHYTHM IS A DANZER di e con Mattia Quintavalle (Sly) e Giacomo Turati, i due danzatori che si confrontano con una batteria scomposta. La creazione, vincitrice di Danza Urbana XL 2024, va in scena a Piacenza per il cartellone DANZA curato da Emma Chiara Perotti e inserito nella Stagione di Prosa 2025/2026 organizzata da Teatro Gioco Vita, direzione artistica di Diego Maj e Jacopo Maj, con Fondazione Teatri e Comune di Piacenza e il sostegno di Fondazione di Piacenza e Vigevano e Iren. Appuntamento al Teatro Filodrammatici venerdì 20 marzo alle ore 21. Lo spettacolo serale sarà preceduto nella mattinata da un laboratorio tra corpo e ritmo che vedrà i due artisti al lavoro con la classe 2AC del Liceo “Gioia”, seguita nel progetto dalle docenti Maria Roda e Lucia Vaienti, dalle ore 10 alle ore 13 circa al Teatro Gioia. Il laboratorio intensivo di teatro fisico “Una mattinata tra corpo e ritmo” proposto da Mattia Quintavalle e Giacomo Turati parte dalla relazione coreografica tra il corpo e il suono. Obiettivi: l’integrazione ...

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Al Teatro Comunale Niccolini nuovo debutto per “Compagnia Xe”

Attraverso le crepe filtra limpida la gioia è un lavoro che esplora lungo tutto il suo percorso di ricerca, quel sentimento profondo e incontenibile che è la gioia attraverso spunti creativi e fonti d’ispirazione come il ritmo che può avere la richiesta di aiuto come anche il ritmo della fiducia; tre specifici quadri del pittore Nicolas De Staël, ognuno dei quali evoca una sfumatura diversa della gioia; sequenze di danza create condividendo cosa è per ciascuno questo sentimento. L’aver affidato a giovani danzatori un estratto dal repertorio della Compagnia Xe tratto dallo spettacolo Judith e l’angelo, ci accompagna in una dimensione più riflessiva e di ascolto. Questo spettacolo nasce dalla collaborazione con la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano all’interno del Corso di Diploma Accademico di I livello in Danza Contemporanea. Il lavoro è frutto dell’insegnamento dell’ultimo biennio della coreografa Julie Ann Anzilotti ed è stato qui ripensato con l’inserimento di due danzatori della Compagnia Xe. Fondata nel 1991 da Julie Ann Anzilotti, la Compagnia Xe nasce come laboratorio di ricerca teatrale e coreografica, un luogo dove danza, movimento e parola si intrecciano in un linguaggio unico e originale. Fin dai primi anni, la compagnia ha cercato di ...

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“Decisione consapevole” di Roberto Tedesco al Teatro Ponchielli

Quattro danzatori confrontano le loro scelte in uno spazio coreografico vuoto, da riempire e liberare grazie alla loro consapevolezza e al potenziale delle loro decisioni, questo è Decisione Consapevole di Roberto Tedesco, in scena al Teatro Ponchielli sabato 21 marzo (ore 20.30). Un esperimento che si fa rappresentazione. Quattro parole chiave: Isolamento, Intimità, Comunicazione, Comunità guidano quattro corpi in un campo d’azione denso e definito al punto tale da lasciare spazio solo all’io e all’incontro con l’altro. Decisione Consapevole nasce come una mappa concettuale per guidare le sessioni di improvvisazione istantanea, con la funzione di definire uno schema da seguire, un punto di riferimento per costruire un lavoro coreografico che vede quattro danzatori confrontarsi con le loro scelte. Uno spazio vuoto, da riempire e liberare grazie alla loro consapevolezza e al potenziale delle loro decisioni. Isolamento, Intimità, Comunicazione, Comunità: quattro parole chiave guidano quattro corpi, in un campo d’azione denso e definito al punto tale da non lasciare spazio a nulla se non all’io e all’incontro con l’altro. Infinite sono le possibilità che ogni singola parola suggerisce. Ciascuna parola apre un ventaglio di modalità possibili, dove l’occhio esterno s’inserisce per dare forma alla composizione e creare uno spazio comune d’azione. ...

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L’Adagio nella danza classica: tecnica, controllo e finezza

Nella danza classica accademica, il termine adagio mantiene la sua originale denominazione italiana, poiché deriva direttamente dall’indicazione musicale con cui vengono eseguiti questi esercizi. In ambito coreutico, infatti, la stretta relazione tra musica e movimento è fondamentale: il carattere, la qualità e il tempo della musica influenzano profondamente l’interpretazione tecnica ed espressiva del danzatore. Con Adagio si definiscono tutti quei passi — o, più frequentemente, le legazioni di passi — eseguiti con movimenti lenti, controllati e armoniosamente collegati tra loro. Non si tratta semplicemente di andare piano, ma di sviluppare una qualità di movimento fluida e continua, priva di interruzioni brusche, nella quale ogni passaggio nasce naturalmente dal precedente. L’Adagio mette in evidenza l’equilibrio, la stabilità, la coordinazione e la consapevolezza del proprio asse corporeo, richiedendo forza e controllo muscolare profondi. Durante la lezione di danza classica, l’Adagio viene praticato sia alla sbarra sia al centro. Alla sbarra consente di lavorare sul controllo dell’arto in movimento, sull’allineamento e sulla tenuta dell’en-dehors; al centro, invece, diventa un banco di prova per l’equilibrio, la gestione dello spazio e la qualità espressiva. In questa fase lo studente impara a sostenere sviluppés, relevés, arabesques e pose in equilibrio, curando la precisione delle linee e ...

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Al Coccia di Novara “Romeo e Giulietta” con il Balletto del Sud

Prende il via la stagione di Danza 2026 del Teatro Coccia di Novara con ROMEO E GIULIETTA, portato in scena dal Balletto del Sud, Sabato 21 marzo alle ore 20.30 e Domenica 22 marzo alle ore 16.00. La tragedia di William Shakespeare, Romeo e Giulietta, è sicuramente la storia d’amore più popolare di ogni tempo e luogo. La vicenda dei due amanti ha assunto nel tempo un valore simbolico, diventando l’archetipo dell’amore perfetto ma avversato dalla società. Il Balletto del Sud presenta Romeo e Giulietta, sull’omonima partitura di Sergej Prokof’ev, del 1936. Il coreografo Fredy Franzutti crea il balletto nel 1998 ambientando la vicenda nell’Italia violenta e retriva degli Aragonesi, ispirandosi al prototesto di Masuccio Salernitano, che per primo raccontò le disavventure degli infelici amanti. Le scene, realizzate da Francesco Palma, sono tratte dai dipinti di Giotto, Piero della Francesca e Cimabue e ci introducono in un mondo illustrativo bidimensionale, sospeso e fluttuante. I costumi sono ricostruttivi dell’età umanista. Il fascino arcaico è stato considerato uno dei punti di forza della produzione. ROMEO E GIULIETTA balletto in due atti basato sull’omonima tragedia di William Shakespeare nella versione originale di Masuccio il Salernitano coreografia di Fredy Franzutti Op. n° 7 F/98 ...

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Balanchine e il balletto americano: una storia narrata in libro

Nel panorama degli studi dedicati alla danza del Novecento, il volume Balanchine Finds His America: A Tale of Love Lost and Ballet Reborn, scritto dalla storica della danza Elizabeth Kendall, rappresenta uno dei contributi più recenti e penetranti alla comprensione della figura di George Balanchine e del momento in cui il balletto, giunto sulle coste degli Stati Uniti come tradizione importata dall’Europa, cominciò a trasformarsi in un’arte autenticamente americana. Il libro non è soltanto una biografia del coreografo, né una semplice cronaca delle sue creazioni: è piuttosto il racconto di un passaggio storico, quello in cui una tradizione artistica profondamente radicata nella cultura europea trova una nuova forma e una nuova vitalità nel contesto culturale degli Stati Uniti. Quando Balanchine arriva in America nel 1933, non è ancora la figura leggendaria che diventerà negli anni successivi. Nato a San Pietroburgo e formato nella rigorosa disciplina della scuola imperiale russa, aveva già vissuto la stagione tumultuosa della rivoluzione e aveva partecipato alle esperienze artistiche più innovative dell’Europa tra le due guerre. Tuttavia il suo arrivo negli Stati Uniti segna un momento di incertezza. L’America che lo accoglie è un Paese nel quale il balletto non possiede ancora una tradizione stabile; il ...

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Erik Bruhn: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Il principe del balletto maschile: Erik Bruhn è considerato il modello del danzatore classico moderno: linee pure, tecnica impeccabile, eleganza naturale. Ha ridefinito l’idea del ballerino come protagonista, non solo come “partner” della ballerina. Il leggendario Albrecht in Giselle: Il suo Albrecht è entrato nella storia: famoso per la perfezione dei salti, l’equilibrio assoluto e soprattutto per l’intensità drammatica. Molti lo considerano ancora oggi un punto di riferimento insuperato. Una carriera internazionale da giovanissimo: Debuttò come primo ballerino al Royal Danish Ballet a soli 18 anni e divenne rapidamente una star mondiale, danzando con le più grandi compagnie, tra cui American Ballet Theatre e Opéra di Parigi. Difensore della tradizione bournonvilliana: Bruhn fu un custode rigoroso dello stile Bournonville: leggerezza, musicalità, modestia apparente della tecnica. Lo studiò a fondo e lo trasmise come maestro e direttore artistico, soprattutto durante la sua direzione del National Ballet of Canada. Un artista colto e riservato: Amava la letteratura, la filosofia e l’arte visiva. Fu una persona estremamente discreta sulla propria vita privata, ma è noto il suo legame profondo con Rudolf Nureyev, fatto di stima, confronto artistico e sentimento. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ Riproduzione riservata

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Adieu à l’Opéra di Yonathan Kellerman [RECENSIONE]

In Adieu à l’Opéra, Yonathan Kellerman firma un documentario di rara delicatezza, capace di guardare al mondo del balletto non attraverso l’abbaglio della perfezione scenica, ma dal punto esatto in cui la luce si spegne e resta il silenzio. È un film sull’addio, certo, ma soprattutto sul tempo: quello che modella i corpi, ridefinisce le identità e impone scelte irrevocabili. Il regista costruisce il racconto intrecciando tre traiettorie molto diverse all’interno dell’Opéra di Parigi. Da un lato le Étoiles Alice Renavand e Stéphane Bullion, figure consacrate, corpi che hanno incarnato l’ideale assoluto del balletto classico; dall’altro Aurélia Bellet, ballerina del corpo di ballo, presenza essenziale ma invisibile, che ha vissuto l’arte senza mai godere del riconoscimento pubblico. Kellerman evita ogni gerarchia retorica: la fama e l’anonimato vengono messi sullo stesso piano, accomunati dalla stessa fine obbligata. La forza del documentario risiede nella sua messa in scena sobria e rispettosa. La macchina da presa osserva, attende, non invade. I momenti più intensi non sono le prove o gli applausi, ma le pause: uno sguardo nello specchio della sala danza, un gesto ripetuto per l’ultima volta, il rumore secco delle scarpette sul pavimento. È lì che emerge la verità del film: il ...

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Quattro cignetti, un solo respiro: la danza dell’armonia

Nel cuore del balletto Il Lago dei Cigni, composto da Pëtr Il’ič Čajkovskij nel 1875-76, si trova uno dei momenti più iconici della danza classica: la Danza dei Piccoli Cigni (Pas de Quatre), conosciuta anche come la Danza dei Quattro Cigni. La danza fu creata da Lev Ivanov per la versione classica del balletto nel 1895, nel contesto della coreografia definitiva del Lago dei Cigni al teatro Mariinsky di San Pietroburgo. I piccoli cigni rappresentano una comunità fragile che sopravvive grazie alla collaborazione. In contrasto con i temi più drammatici del balletto, questa danza introduce un momento di leggerezza e candore. La breve (90 secondi circa) ma intensissima coreografia appare nel secondo atto del balletto: elegante, precisa e geometricamente perfetta è diventata uno dei momenti più riconoscibili e amati del balletto classico accademico. L’illusione è quella di una creatura sola composta da più “ali”. È interpretata da quattro ballerine che rappresentano giovani cigni, legate fisicamente — spesso incrociando le braccia o tenendosi per mano — eseguono una serie di passi piccoli, rapidi e sincronizzati, chiamati pas de bourrée. Non c’è spazio per respirare o aggiustare: la musica comanda, il corpo deve seguirla alla perfezione. Il fascino di questo pezzo non ...

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