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Oltre l’apparenza: sette cose che non sono danza (e sette che lo sono davvero)

Negli ultimi anni, il confine tra ciò che è esibizionismo e ciò che è artistico è diventato incredibilmente sottile. Spesso si confonde la performance con l’arte, l’acrobazia con l’espressione, l’individualismo con l’autonomia e la consapevolezza. Ma la danza, quella vera, è tutta un’altra faccenda. Vi proponiamo un viaggio in quattordici punti per esplorare l’universo coreutico per come è davvero. Sette cose che non sono danza. L’esibizionismo vuoto Muovere il corpo allo scopo di catturare l’attenzione altrui, cercando l’approvazione, non è danza. È spettacolarizzazione di sé. Il movimento serve a dire ‘guardami’ e l’arte svanisce. Il culto dell’Ego Pensare di essere il centro della coreografia, superiori ai compagni o immuni alle correzioni. L’ego smisurato irrigidisce il corpo e chiude la mente, trasforma il palcoscenico in un piedistallo sterile. Virtuosismi senza anima Eseguire dieci pirouette o sollevare la gamba a 180 gradi dimostra un’eccellente dote atletica, ma se dietro il gesto non c’è un’intenzione, un sentimento o una storia, resta un esercizio ginnico. Come abbiamo già dichiarato, la tecnica è il mezzo, non il fine. Il confronto tossico Criticare i compagni per sentirsi migliori. La sala danza non è un’arena; chi vive il confronto in modo distruttivo non sta danzando, sta gareggiando. ...

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La danza, un talento meno celebrato per Judy Garland

Un’artista totale tra cinema e musica Judy Garland è ricordata soprattutto come una delle più grandi voci della storia dello spettacolo e come un’attrice capace di un’intensità emotiva rara. Dalla Hollywood degli anni d’oro fino ai palcoscenici dei concerti dal vivo, la sua figura ha incarnato l’idea stessa di performer totale: cantante, attrice e interprete di straordinaria sensibilità. Film come Il mago di Oz l’hanno resa immortale, mentre la sua carriera musicale ha consolidato un legame profondo con il pubblico. Tuttavia, ridurre Garland alla sola dimensione vocale sarebbe limitante: il suo talento si esprimeva anche attraverso il corpo, il movimento e il senso del ritmo. Sebbene non fosse una ballerina classica nel senso accademico del termine, Judy Garland possedeva un naturale senso del tempo, della musicalità e della presenza scenica che le permetteva di affrontare numeri coreografici con grande efficacia. Nei musical prodotti negli anni ’30 e ’40, la sua capacità di integrarsi nelle coreografie era fondamentale: non si limitava a cantare, ma partecipava attivamente alla costruzione visiva dello spettacolo. Il suo stile di danza non puntava sulla perfezione tecnica, bensì sull’espressività e sull’energia. Uno degli aspetti più interessanti della sua esperienza nella danza riguarda i partner con cui ha ...

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Addio a Daniel Léveillé, il coreografo dell’essenziale e dell’umano

La scomparsa di Daniel Léveillé (1952-2026) lascia un vuoto discreto ma profondo nel panorama della danza contemporanea. Non un artista dell’eccesso o dell’effetto, ma uno di quelli che hanno costruito un linguaggio intero a partire dalla riduzione, dal silenzio e dalla nudità del gesto. Il suo percorso si è sviluppato lontano dalle mode, seguendo una traiettoria coerente e quasi ostinata. Dopo la formazione e i primi anni di esperienza nella scena canadese, Léveillé ha scelto presto l’indipendenza creativa, fondando la propria compagnia e definendo una poetica personale riconoscibile: pochi elementi, movimenti essenziali, corpi esposti non come provocazione ma come condizione di verità. Nel suo lavoro, la danza non è mai decorazione. È piuttosto una forma di esposizione radicale: il corpo non interpreta, ma si presenta. Fragile, ripetitivo, a volte quasi immobile, diventa il luogo in cui si concentra una tensione emotiva che non ha bisogno di essere spiegata. La sua scrittura coreografica elimina il superfluo fino a lasciare ciò che resiste: respiro, peso, limite, presenza. Opere come Amour, acide et noix o La pudeur des icebergs hanno segnato una svolta nella percezione della danza contemporanea canadese e internazionale. In esse, Léveillé ha costruito un’estetica della sottrazione che non cerca mai ...

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Al Piccolo Teatro Strehler è di scena il flamenco internazionale

L’edizione del Milano Flamenco Festival 2026 mette al centro la figura di Federico García Lorca e il suo profondo legame con il flamenco, nel 90° anniversario della sua morte. Tre artisti di primo piano — Úrsula López, Manuel Liñán e José Maya — portano in scena, in prima nazionale, tre mondi diversi che si illuminano reciprocamente, riflettendo il mondo del grande artista granadino: visceralmente flamenco, poetico, visionario, sociale, politico e identitario. Le loro creazioni condividono la capacità di rinascere, di ridisegnare i confini dell’identità e di interrogare la tradizione, aprendola al presente. Proiezioni, incontri con gli artisti, performance diffuse completeranno il programma del Festival. Fin dalla sua nascita, il festival è stato un punto di riferimento nella danza internazionale, ospitando più di 70 compagnie e riunendo sia icone mondiali del flamenco che artisti emergenti e d’avanguardia. Nel 2024 Milano Flamenco Festival ha contribuito all’assegnazione all’Italia del Premio Catedral del Cante. Il premio è stato consegnato all’Ambasciatore Buccino Grimaldi, che lo ha ritirato personalmente. In questa nuova edizione, il Milano Flamenco Festival riafferma la sua missione di espandere gli orizzonti dell’arte flamenco, aprendo la strada a nuove forme di espressione ed esplorazione. 15 giugno COMEDIA SIN TÍTULO Compagnia ÚRSULA LÓPEZ (già ...

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Il Teatro alla Scala celebra gli 80 anni del Piccolo Teatro

Nella Stagione 2026/2027 il Teatro alla Scala e il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, nell’anno del suo Ottantesimo, intrecciano le proprie rotte e, con un doppio progetto, rinnovano una storica collaborazione. Il primo appuntamento prende forma nel segno della danza contemporanea. Al Piccolo, danzatrici e danzatori del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala, diretto da Frédéric Olivieri, sono protagonisti di Mont Ventoux, lavoro coreografico firmato da Mattia Russo e Antonio de Rosa per il collettivo KOR’SIA, fondato nel 2015 da Antonio de Rosa, Mattia Russo e Giuseppe Dagostino e basato a Madrid. De Rosa e Russo, dopo gli studi alla Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala, hanno attraversato, come interpreti, compagnie e repertori internazionali, prima di avviare una ricerca che ibrida movimento, drammaturgia e arti visive; il lavoro con il Corpo di Ballo comincerà nelle sale prova della Scala il 9 febbraio 2027, per approdare, dal 17 al 21 marzo 2027, sul palcoscenico del Teatro Strehler. Il secondo progetto interessa Arlecchino servitore di due padroni, spettacolo-simbolo del Piccolo e ambasciatore della cultura italiana nel mondo. Dopo l’omaggio che, nel 2007, lo aveva portato alla Scala – primo spettacolo di prosa sul palcoscenico del Piermarini – in ...

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La Stagione Estiva del Teatro Massimo di Palermo

Tra gli appuntamenti, l’omaggio a Ennio Morricone ed Eliodoro Sollima, la danza internazionale, il talento delle formazioni giovanili, la prima esecuzione della composizione di Maria Chiara Casà, la rarità de La Navarraise di Massenet e le attività a Danisinni, a Brancaccio e allo Zen. Palermo, 06.06 2026. Un mese di programmazione, dal 28 giugno al 26 luglio, tra le sale del Teatro di Piazza Verdi, la scalinata monumentale e nei quartieri della città. La stagione estiva 2026 del Teatro Massimo di Palermo si sviluppa lungo diverse linee tematiche: il dialogo interculturale con il Vietnam, l’omaggio ai maestri Ennio Morricone ed Eliodoro Sollima, la centralità del Corpo di ballo, la riscoperta di un’opera rara come La Navarraise, e la prima esecuzione assoluta dell’opera commissionata alla compositrice Maria Chiara Casà. I concerti sinfonici, corali e cameristici delle Formazioni Giovanili (Massimo Youth Orchestra, Massimo Kids Orchestra, Cantoria e Coro di voci bianche), e l’apertura verso il territorio, declinata attraverso “Il Massimo per la città”, che prosegue anche in estate con un programma di spettacoli nei quartieri di Danisinni, Brancaccio (Centro Padre Nostro) e Zen (Anfiteatro e Chiesa di San Filippo Neri), oltre a toccare l’Orto Botanico e la Società Siciliana per la Storia ...

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Burri Palcoscenico Aperto: la giovane creatività performativa

Una giornata speciale dedicata alla città di Milano, alle sue scuole di teatro, ma anche alle sue Università e Accademie che lavorano in ambito performativo. Un appuntamento all’insegna della creatività, promosso da Triennale Milano, che vedrà alternarsi domenica 14 giugno a partire dalle ore 14.00 sul palco del Teatro Continuo di Alberto Burri, nel cuore di Parco Sempione, nove performance create da altrettante realtà cittadine a partire dalle linee ispiratrici del progetto artistico del Teatro. Progettato da Alberto Burri nel 1973 nell’ambito della 15a Esposizione Internazionale, abbattuto nel 1989 e ricostruito nel 2015 per essere ceduto al Comune di Milano (che ne ha affidato la cura a Triennale Milano), il Teatro Continuo è uno straordinario palcoscenico democratico, pensato per accogliere spettacoli e sperimentazioni sceniche in dialogo con il landscape cittadino. In questo senso le performance di Burri Palcoscenico Aperto, della durata di circa 30 minuti ciascuna, prenderanno spunto dall’idea di apertura alla comunità che sta alla base del Teatro, dalle sue caratteristiche di essenzialità e modularità, capaci di ripensare il rapporto tra pubblico, performer e paesaggio, in un senso più ampio di incontro fra culture, scambio di esperienze e inclusione. Il progetto è realizzato con il supporto di un comitato ...

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Ninette de Valois, la donna che inventò il balletto britannico

Nel giorno dell’anniversario della sua nascita, il ricordo di una pioniera che trasformò un sogno in una delle più grandi tradizioni coreutiche del Novecento. Il 6 giugno 1898 nasceva a Baltyboys, nella contea di Wicklow in Irlanda, una bambina destinata a cambiare per sempre la storia della danza. Il suo nome era Edris Stannus, ma il mondo l’avrebbe conosciuta come Ninette de Valois: ballerina, coreografa, pedagoga, visionaria. Una donna che non si limitò a interpretare il balletto, ma ne costruì le fondamenta di una nuova identità nazionale. Quando Ninette iniziò a studiare danza nei primi anni del Novecento, la Gran Bretagna non possedeva una tradizione classica paragonabile a quella francese, russa o italiana. Il balletto era considerato soprattutto un’arte d’importazione. Fu proprio questa assenza a suggerirle una missione che avrebbe occupato tutta la sua vita: creare una scuola inglese, una compagnia inglese e un repertorio inglese. Dopo gli esordi sulle scene londinesi, entrò a far parte dei leggendari Ballets Russes di Serge Diaghilev, la più rivoluzionaria compagnia del secolo. Fu un’esperienza determinante. Lavorando accanto a figure come Léonide Massine e Bronislava Nijinska, comprese che il balletto non era soltanto tecnica, ma anche organizzazione, cultura, educazione e visione artistica. Negli anni ...

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La danza dipinta “viaggio tra i capolavori”: Pierre-Auguste Renoir

Nel celebre Ballo al Moulin de la Galette, realizzato nel 1876 da Pierre-Auguste Renoir, la danza diventa il cuore pulsante di una scena di vita quotidiana, trasformata in un’immagine vibrante e luminosa che cattura lo spirito della Parigi moderna. Ambientato nel quartiere di Montmartre, presso il noto luogo di ritrovo popolare Moulin de la Galette, il dipinto raffigura un pomeriggio festivo all’aperto, in cui uomini e donne si incontrano, conversano e soprattutto danzano sotto la luce filtrata degli alberi. Renoir costruisce la scena con una straordinaria attenzione alla resa della luce e del movimento, elementi fondamentali anche per restituire il senso della danza. Le coppie non sono isolate o poste in primo piano in modo teatrale, ma immerse in una folla viva e dinamica, dove i gesti si intrecciano e si moltiplicano. La danza non è presentata come spettacolo da osservare, bensì come esperienza condivisa, spontanea e collettiva. I movimenti dei ballerini, spesso appena accennati, emergono attraverso tocchi rapidi di colore e pennellate leggere, che suggeriscono più che definire le posture. Ciò che rende il dipinto particolarmente significativo in relazione all’arte della danza è proprio questa capacità di evocare il movimento senza fissarlo rigidamente. Renoir non disegna contorni netti né ...

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Clug presenta Stabat Mater e Carmina Burana a Modena

La compagnia porta in scena due coreografie del suo direttore Edward Clug ispirate a capolavori di Pergolesi e Carl Orff: Stabat Mater e Carmina Burana. Prosegue domenica 19 aprile alle 20.30 la stagione di Danza al Teatro Comunale di Modena con il Balletto di Maribor impegnato in due brani di matrice classico-contemporanea firmati da Edward Clug, direttore della compagnia: Stabat Mater, su musica di Giovanni Battista Pergolesi e, in prima italiana, Carmina Burana, titolo della notissima partitura musicale di Carl Orff. Radicato a Maribor da più di trent’anni, il coreografo rumeno Edward Clug è alla guida del Balletto del Teatro Nazionale Sloveno dal 2003. Con lui, la principale compagnia di danza del Paese sta attraversando un momento di grande popolarità, grazie a un vasto repertorio, tra cui compaiono diversi suoi titoli di successo. Autore capace di reinterpretare tanto la tradizione ballettistica ottocentesca e novecentesca (Schiaccianoci, Coppelia, Petrushka) quanto di incrociare la grande letteratura (Faust, Il maestro e Margherita, Peer Gynt), Clug ha sperimentato audaci accostamenti tra passato e presente. È accaduto con il suo brano cult Radio & Juliet, presentato a Modena nel 2014, nel quale la tragica vicenda shakespeariana degli amanti veronesi incontrava la musica rock dei Radiohead. Molti ...

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