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I titoli perduti delle ballerine: la gerarchia nel balletto antico

Nel balletto dei secoli passati una ballerina non era definita soltanto dal suo grado nella compagnia, ma anche dalla qualità della sua arte. I teatri dell’Ottocento e dei primi decenni del Novecento possedevano una vera e propria aristocrazia del palcoscenico: ogni titolo raccontava una vocazione diversa, una specialità, un modo particolare di incantare il pubblico. Oggi molte di queste denominazioni sono cadute in disuso, ma un tempo potevano accompagnare il nome di una grande artista sui programmi teatrali, sui giornali e nei manifesti degli spettacoli. Nei teatri di tradizione francese il titolo di première danseuse indicava la principale ballerina della compagnia. Era l’artista destinata ai ruoli più importanti, spesso protagonista dei grandi balletti del repertorio. In Italia il termine prima ballerina aveva un valore simile, ma poteva essere accompagnato da ulteriori qualifiche che descrivevano la natura del talento dell’interprete. La prima ballerina di grazia rappresentava l’ideale della leggerezza, della purezza delle linee e dell’eleganza. Era la danzatrice della delicatezza, del port de bras raffinato, della musicalità sottile. Questo tipo di ballerina apparteneva soprattutto alla sensibilità del balletto romantico e classico: una figura eterea, capace di creare poesia attraverso la morbidezza del movimento più che attraverso il semplice virtuosismo. La prima ...

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Carla Fracci e Giselle: l’identificazione perfetta

Esistono grandi ballerine che interpretano un ruolo e, più raramente, artiste che finiscono per incarnarlo fino a diventarne il riferimento storico. Carla Fracci appartiene senza alcun dubbio alla seconda categoria. Se la sua carriera è stata straordinariamente vasta – comprendendo i grandi titoli del repertorio classico, neoclassico e contemporaneo – è in Giselle che la ballerina milanese ha raggiunto una forma di identificazione artistica pressoché assoluta, tanto da essere universalmente riconosciuta come la Giselle del Novecento. Il balletto di Adolphe Adam, su libretto di Théophile Gautier, Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges e Jean Coralli, rappresenta probabilmente la più alta espressione del Romanticismo coreutico. La sua protagonista attraversa una trasformazione drammatica senza eguali: giovane contadina ingenua e innamorata nel primo atto, spirito ultraterreno e incarnazione del perdono nel secondo. È un percorso che richiede non soltanto una tecnica impeccabile, ma anche una profondissima maturità interpretativa. Carla Fracci seppe fondere entrambe le dimensioni con una naturalezza che pochi artisti hanno mai raggiunto. Diplomatasi alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala nel 1954, Carla Fracci si impose rapidamente come una delle maggiori promesse della danza italiana. Fu proprio il repertorio romantico a rivelare pienamente la sua personalità artistica. Negli anni Sessanta la sua ...

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Il linguaggio e lo stile della tecnica Cunningham

Il linguaggio della tecnica Cunningham si distingue per una concezione del movimento basata sull’autonomia del corpo rispetto alla narrazione e all’espressione emotiva. In questa visione la danza non ha il compito di raccontare una storia o rappresentare uno stato d’animo specifico, ma diventa un’esplorazione delle infinite possibilità del movimento nello spazio e nel tempo. Ogni gesto possiede un valore in sé, indipendentemente da un significato simbolico, e nasce dall’interazione tra precisione tecnica, coordinazione e consapevolezza del corpo. Lo stile della tecnica Cunningham è caratterizzato da grande chiarezza formale, controllo e complessità. Il busto mantiene generalmente una posizione eretta e stabile, mentre braccia e gambe si muovono con estrema indipendenza, dando vita a sequenze articolate che richiedono equilibrio, rapidità e precisione. Cambi improvvisi di direzione, variazioni ritmiche, salti, rotazioni e spostamenti nello spazio si alternano con continuità, creando un movimento dinamico e imprevedibile. La tecnica valorizza la neutralità espressiva del danzatore, privilegiando la qualità dell’esecuzione piuttosto che l’interpretazione drammatica. Un elemento fondamentale del linguaggio Cunningham è il rapporto con lo spazio. Ogni punto della scena può diventare il centro dell’azione, senza una gerarchia prestabilita tra primo piano e sfondo. I danzatori si muovono in tutte le direzioni, costruendo percorsi complessi che ...

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Liliana Cosi: buon compleanno ad una stella senza tempo

Oggi la ribalta del tempo si illumina ancora una volta per una delle figure più luminose, autorevoli e riconoscibili della danza italiana: Liliana Cosi, artista internazionale, maestra, educatrice e autentica icona di eleganza, celebra il suo compleanno. Ci sono artisti che appartengono alla storia e altri che, della storia, continuano a rappresentare una presenza viva, capace di parlare al presente e, soprattutto, al futuro. Liliana Cosi appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. La sua vicenda artistica e umana attraversa decenni di danza, di palcoscenici, di incontri e di grandi interpretazioni, ma non si esaurisce nel ricordo di una straordinaria carriera. Al contrario, continua attraverso l’insegnamento, la formazione, la trasmissione di valori e quella concezione della danza intesa non soltanto come sublime forma d’arte, ma come disciplina dello spirito e autentico percorso di vita. La sua è stata una carriera costruita sul talento, certo, ma soprattutto sul lavoro, sul sacrificio, sulla disciplina e sulla volontà di perfezionarsi giorno dopo giorno. Un talento mai vissuto come privilegio individuale, bensì come responsabilità da coltivare e mettere al servizio di qualcosa di più grande: l’arte, il pubblico, i giovani, la cultura. È proprio questa dimensione, lontana da ogni culto dell’apparenza e del protagonismo, ...

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Danze di Ferragosto: tra tradizione e festa popolare

Ferragosto, con il suo carico di sole, vacanze, incontri e convivialità, rappresenta uno dei momenti più significativi e partecipati del calendario italiano. È una ricorrenza che unisce generazioni, territori e tradizioni, trasformando piazze, borghi, spiagge e montagne in luoghi di festa, condivisione e appartenenza. Tra falò sul mare, sagre paesane, processioni, concerti all’aperto e spettacolari fuochi d’artificio, esiste un elemento che attraversa l’Italia da nord a sud, superando i confini regionali e raccontando l’anima più autentica del Paese: la danza popolare. Le danze tradizionali di Ferragosto costituiscono un patrimonio culturale di straordinario valore, custodito e tramandato nel tempo grazie alla memoria collettiva delle comunità. Non si tratta semplicemente di momenti di intrattenimento, ma di autentiche espressioni dell’identità locale, nelle quali si intrecciano storia, cultura, musica e relazioni sociali. Ogni passo, ogni figura e ogni melodia racchiudono il racconto di un territorio, delle sue tradizioni e delle persone che lo abitano. Nel contesto delle celebrazioni ferragostane, la danza assume il valore di un vero e proprio rito sociale. Ballare insieme significa rafforzare il senso di comunità, condividere emozioni, favorire l’incontro tra le generazioni e mantenere vivo un patrimonio immateriale che continua a essere tramandato di padre in figlio. È un linguaggio ...

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I grandi coreografi nella storia della danza: Antony Tudor

Antony Tudor occupa un posto singolare nella storia della danza per aver saputo trasformare il balletto in un luogo di introspezione, dove il movimento diventa rivelazione dell’animo umano. La sua arte si distingue per una profondità psicologica rara, per una sensibilità capace di cogliere le sfumature più nascoste dei sentimenti e per una ricerca espressiva che supera la semplice armonia delle forme. Nei suoi balletti il gesto non è mai decorativo: ogni passo, ogni pausa, ogni relazione tra i corpi possiede un significato emotivo e contribuisce a delineare un universo interiore complesso. La grandezza di Tudor risiede nella capacità di unire la purezza della tecnica classica a una visione profondamente moderna della danza. Pur radicandosi nella tradizione del balletto, egli ne amplia le possibilità comunicative, portando sulla scena personaggi autentici, attraversati da fragilità, desideri e conflitti. La danza diventa così uno strumento per esplorare la condizione umana, con una sensibilità vicina al teatro e alla psicologia, ma sempre affidata alla forza evocativa del corpo in movimento. La sua coreografia possiede un’eleganza discreta, lontana dall’effetto spettacolare fine a sé stesso. Tudor predilige la precisione del dettaglio, la verità del gesto e la costruzione di atmosfere dense di significato. Nei suoi lavori ...

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Danish Dance Theatre: “Summer Dance”

Dal 26 al 30 agosto 2026 Copenaghen torna a essere uno dei luoghi privilegiati della scena coreutica internazionale con il ritorno di “Summer Dance”, il festival en plein air promosso dal Danish Dance Theatre, realtà di riferimento nel panorama della danza contemporanea scandinava. Per questa edizione la manifestazione inaugura una nuova cornice performativa di straordinario impatto: la banchina antistante la Opera House di Copenaghen, affacciata sul porto di Holmen, con la presenza monumentale di Amalienborg sullo sfondo e l’acqua come elemento scenografico naturale. Un contesto che amplia il dialogo tra corpo, architettura e spazio pubblico, principio fondante del progetto artistico del festival. Al centro del programma Le Scénario, creazione del coreografo svedese Philip Berlin, interpretata dagli undici danzatori del Danish Dance Theatre. La pièce è una ricerca sul concetto di climax permanente: una progressione ininterrotta di energia cinetica, dove movimento, luce e paesaggio sonoro concorrono alla costruzione di una tensione scenica in costante trasformazione. I corpi dei danzatori attraversano lo spazio con una fisicità potente e dinamica, tra accelerazioni, sospensioni e slanci che sembrano mettere continuamente in discussione il rapporto con la gravità. L’universo visivo dello spettacolo, sviluppato in collaborazione con Daniel Åkerström-Steen, intreccia riferimenti apparentemente lontani: suggestioni della moda rinascimentale ...

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Ninette de Valois, la donna che inventò il balletto britannico

Nel giorno dell’anniversario della sua nascita, il ricordo di una pioniera che trasformò un sogno in una delle più grandi tradizioni coreutiche del Novecento. Il 6 giugno 1898 nasceva a Baltyboys, nella contea di Wicklow in Irlanda, una bambina destinata a cambiare per sempre la storia della danza. Il suo nome era Edris Stannus, ma il mondo l’avrebbe conosciuta come Ninette de Valois: ballerina, coreografa, pedagoga, visionaria. Una donna che non si limitò a interpretare il balletto, ma ne costruì le fondamenta di una nuova identità nazionale. Quando Ninette iniziò a studiare danza nei primi anni del Novecento, la Gran Bretagna non possedeva una tradizione classica paragonabile a quella francese, russa o italiana. Il balletto era considerato soprattutto un’arte d’importazione. Fu proprio questa assenza a suggerirle una missione che avrebbe occupato tutta la sua vita: creare una scuola inglese, una compagnia inglese e un repertorio inglese. Dopo gli esordi sulle scene londinesi, entrò a far parte dei leggendari Ballets Russes di Serge Diaghilev, la più rivoluzionaria compagnia del secolo. Fu un’esperienza determinante. Lavorando accanto a figure come Léonide Massine e Bronislava Nijinska, comprese che il balletto non era soltanto tecnica, ma anche organizzazione, cultura, educazione e visione artistica. Negli anni ...

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La danza dipinta “viaggio tra i capolavori”: Pierre-Auguste Renoir

Nel celebre Ballo al Moulin de la Galette, realizzato nel 1876 da Pierre-Auguste Renoir, la danza diventa il cuore pulsante di una scena di vita quotidiana, trasformata in un’immagine vibrante e luminosa che cattura lo spirito della Parigi moderna. Ambientato nel quartiere di Montmartre, presso il noto luogo di ritrovo popolare Moulin de la Galette, il dipinto raffigura un pomeriggio festivo all’aperto, in cui uomini e donne si incontrano, conversano e soprattutto danzano sotto la luce filtrata degli alberi. Renoir costruisce la scena con una straordinaria attenzione alla resa della luce e del movimento, elementi fondamentali anche per restituire il senso della danza. Le coppie non sono isolate o poste in primo piano in modo teatrale, ma immerse in una folla viva e dinamica, dove i gesti si intrecciano e si moltiplicano. La danza non è presentata come spettacolo da osservare, bensì come esperienza condivisa, spontanea e collettiva. I movimenti dei ballerini, spesso appena accennati, emergono attraverso tocchi rapidi di colore e pennellate leggere, che suggeriscono più che definire le posture. Ciò che rende il dipinto particolarmente significativo in relazione all’arte della danza è proprio questa capacità di evocare il movimento senza fissarlo rigidamente. Renoir non disegna contorni netti né ...

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Clug presenta Stabat Mater e Carmina Burana a Modena

La compagnia porta in scena due coreografie del suo direttore Edward Clug ispirate a capolavori di Pergolesi e Carl Orff: Stabat Mater e Carmina Burana. Prosegue domenica 19 aprile alle 20.30 la stagione di Danza al Teatro Comunale di Modena con il Balletto di Maribor impegnato in due brani di matrice classico-contemporanea firmati da Edward Clug, direttore della compagnia: Stabat Mater, su musica di Giovanni Battista Pergolesi e, in prima italiana, Carmina Burana, titolo della notissima partitura musicale di Carl Orff. Radicato a Maribor da più di trent’anni, il coreografo rumeno Edward Clug è alla guida del Balletto del Teatro Nazionale Sloveno dal 2003. Con lui, la principale compagnia di danza del Paese sta attraversando un momento di grande popolarità, grazie a un vasto repertorio, tra cui compaiono diversi suoi titoli di successo. Autore capace di reinterpretare tanto la tradizione ballettistica ottocentesca e novecentesca (Schiaccianoci, Coppelia, Petrushka) quanto di incrociare la grande letteratura (Faust, Il maestro e Margherita, Peer Gynt), Clug ha sperimentato audaci accostamenti tra passato e presente. È accaduto con il suo brano cult Radio & Juliet, presentato a Modena nel 2014, nel quale la tragica vicenda shakespeariana degli amanti veronesi incontrava la musica rock dei Radiohead. Molti ...

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