È nel confine tra l’intenzione e il movimento che risiede l’eleganza, qualità che spesso rimane addormentata, schiacciata dal peso della frenesia quotidiana e dalla postura da scrivania o banco scolastico. Neurobiologicamente, l’essere umano possiede un senso innato delle proporzioni, del ritmo e dell’equilibrio. Il cervello è cablato per cercare l’armonia biomeccanica. La danza agisce come un catalizzatore. Stimola i recettori propriocettivi, quella rete di sensori che informa il cervello su dove si trovi il corpo nello spazio. Insegna a percepire l’asse verticale, ossia la colonna vertebrale, come canale di energia. L’eleganza latente viene risvegliata: le spalle si abbassano, il collo si allunga, il peso si distribuisce in modo uniforme. Il corpo smette di subire la gravità, ci dialoga, la sfida e la trasforma. La danza, più di altre discipline fisiche, ha il potere di perfezionare questo tratto grazie all’unione di tre elementi fondamentali. Consapevolezza dello spazio e del limite. Ballare richiede di conoscere i confini e lo spazio altrui. Il ballerino impara a muoversi con precisione, a eliminare il gesto superfluo, la rigidità e l’inutile dispendio energetico. Economia del gesto, la vera grazia. Un movimento è elegante quando sembra privo di sforzo. La danza addestra i muscoli stabilizzatori ...
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