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Oltre la grazia: l’allenamento mentale del danzatore

I danzatori sono universalmente riconosciuti come artisti aggraziati e capaci di emozionare il pubblico. Tuttavia, ogni passo cela un’intensa attività mentale e fisica che va ben oltre la performance artistica. L’allenamento di un ballerino non consiste soltanto nell’affinare la tecnica o nell’interpretare coreografie: è una vera e propria sfida cognitiva. Il cervello e il corpo devono elaborare e integrare informazioni sotto pressione e in tempo reale. Si tratta di un costante esercizio di attenzione, memoria e rapidità decisionale, che coinvolge numerose aree cerebrali. Il balletto, per esempio, richiede: una memoria ferrea per memorizzare le sequenze coreografiche; una spiccata capacità di ragionamento spaziale per orientarsi in scena; una regolazione emotiva che consenta di trasmettere sensazioni autentiche senza perdere il controllo del movimento. A queste si aggiungono la pianificazione motoria, per anticipare e coordinare ogni gesto, e l’auto correzione costante, per adattarsi a eventuali imprevisti o errori. Tutto ciò avviene simultaneamente, rendendo la danza una disciplina articolata e completa che favorisce lo sviluppo di competenze preziose. Il cervello dei ballerini si adatta e si rafforza, sviluppando abilità che altre discipline non riescono a stimolare con la medesima intensità. L’integrazione tra pensiero, emozione e movimento potenzia infatti le funzioni esecutive e la connettività ...

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Al Teatro Grande di Brescia un duo internazionale d’eccezione

Il palinsesto dedicato alla Danza nella Stagione 2026 del Teatro Grande prosegue venerdì 13 marzo alle ore 20.00 con la performance Il Cimento dell’Armonia e dell’Inventione, coreografia firmata da Anne Teresa De Keersmaeker e Radouan Mriziga, due tra i nomi di riferimento della danza internazionale. Vincitrice del Praemium Imperiale 2025 dalla Japan Art Association, Anne Teresa De Keersmaeker è figura di culto della danza mondiale: la ricerca spazio-temporale, la polverizzazione minimal, la reiterazione e la musica sempre al centro delle creazioni sono le sue caratteristiche distintive, note che richiamano le rigorose geometrie post-moderne dell’americana Lucinda Childs e certe asprezze e angolosità di Pina Bausch. Il coreografo Radouan Mriziga è tra le voci più interessanti della nuova generazione: il suo lavoro si distingue per la ricerca della relazione del corpo danzante con il pubblico oltre la pura esperienza estetica della performance. Ne Il Cimento dell’Armonia e dell’Inventione i molteplici stilemi tipici dei due artisti si intrecciano e danno vita a un linguaggio coreografico fluido e omogeneo. Lo spettacolo nasce da un’esplorazione tanto musicale quanto esistenziale delle Quattro stagioni di Antonio Vivaldi e si dispiega sulla versione incisa nel 2015 dalla violinista Amandine Beyer con il suo ensemble Gli Incogniti. Condividendo la ...

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A Bologna “An Echo, A Frame” ideato da Philippe Kratz

Venerdì 13 marzo, alle ore 18:30 e alle ore 19.30, e domenica 15 marzo alle ore 11:30 e alle ore 12:30, in occasione della mostra I Preferiti di Marino. Capitolo II – Opus Mundi, in programma fino al 28 giugno 2026 al Centro Arti e Scienze Golinelli, Fondazione Golinelli promuove, in collaborazione con il Centro Coreografico Nazionale / Aterballetto, il progetto performativo AN ECHO, A FRAME, ideato dal coreografo Philippe Kratz. AN ECHO, A FRAME Fondazione Golinelli Via Paolo Nanni Costa, 14, 40133 Bologna 13 marzo 2026 H 18:30 e 19:30 15 marzo 2026 H 11:30 e 12:30 La performance si declina in due forme complementari, entrambe pensate per dialogare in modo diretto con le opere e con lo spazio espositivo: una versione site-specific dal vivo, proposta in date selezionate all’interno degli spazi del Centro Arti e Scienze, e una versione in realtà virtuale, fruibile attraverso i visori presenti in mostra. La versione site-specific dal vivo nasce dal desiderio di creare una danza capace di guidare lo sguardo tra le opere, attraversarle e metterle in moto, attivando lo spazio espositivo come un organismo vivo. All’interno della mostra, le opere sono disposte secondo le grandi transizioni del nostro tempo, non come ...

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Kinkaleri è in scena a Cango/Firenze, in prima assoluta

Ispirandosi all’immaginario onirico de Il Giardino delle delizie di Bosch, Kinkaleri è in scena a Cango/Firenze con Some dances on dickfaces, una ricerca profonda sull’incontro con l’altro. Lo spettacolo, in prima assoluta, celebra il corpo come soglia del desiderio e ogni creatura nella sua unicità, trasformando il palcoscenico in uno spazio dove la diversità genera ricchezza e bellezza. «Una scommessa, una ricerca e un incontro con i corpi degli altri, creature che nella loro unicità diffondono ricchezza e meraviglia. Un inno fuori dal tempo, una ricerca. Non una ripiegatura, ma un rilancio verso l’essenza dell’umano cercando di non confonderlo con l’efficienza, la produzione di un senso funzionale, le rivoluzioni passate. In questo senso lo studio del trittico del pittore fiammingo diventa una vera esplorazione, un safari popolato da tutte le creature, viventi ed immaginarie, con la stessa intenzione di scoperta e vicinanza, di apertura avventurosa nell’accoglienza immaginifica di un mondo come Eden, non più perduto nella colpa ma danzante, individuale e collettivo, nell’ebrezza dell’esperienza. SDOD, danzare sulle dickfaces, diventa un modo per ribadire che ad ogni corpo deve essere concesso l’accesso al desiderio da condividere, che ognuno è simultaneamente l’altro, che ogni creatura nella sua unicità ha la pretesa di ...

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Kathryn Bradney nominata Ospite d’Onore al New York Swiss Gala

Già Prima Ballerina del Ballet Lausanne di Maurice Béjart, direttrice del Prix de Lausanne dal 2018 e cittadina di entrambe le nazioni, Kathryn Bradney incarna perfettamente i legami artistici e umani tra la Svizzera e gli Stati Uniti. Sabato 14 marzo 2026, la Swiss Society of New York terrà il suo annuale Swiss Gala a New York City. Per questa serata simbolo della comunità svizzero-americana, la Società ha nominato Kathryn Bradney, Direttrice Artistica ed Esecutiva del Prix de Lausanne, come Ospite d’Onore. Il Prix de Lausanne riceverà inoltre il Fellowship Prize, assegnato ogni anno ad un’organizzazione che apporta benefici alla comunità — una doppia distinzione che riflette l’influenza di Losanna e della Svizzera nel mondo globale della danza. Una carriera che rispecchia il ponte culturale che rappresenta Nata negli Stati Uniti e oggi anche cittadina svizzera residente a Losanna, Kathryn Bradney ha costruito inizialmente una straordinaria carriera internazionale come Prima Ballerina del Béjart Ballet Lausanne, lavorando al fianco dello stesso Maurice Béjart, prima di proseguire come interprete, insegnante e coreografa sui palcoscenici di tutto il mondo. Dal 2018 guida il Prix de Lausanne con la missione di scoprire e sostenere giovani talenti della danza a livello globale. Come sottolinea la ...

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Il Trittico Neumeier Godani /Millepied al Teatro dell’Opera di Roma [Anteprima bozzetti costumi “I Feel the Earth Move”]

Torna anche nella stagione 2025/26 il Trittico, fortemente voluto da Eleonora Abbagnato. Dopo due grandi classici, Lo schiaccianoci e La Bayadère, dal 17 al 22 marzo al Costanzi si esplorano il Novecento e la contemporaneità con tre coreografie presentate per la prima volta a Roma e interpretate dal Corpo di Ballo della Fondazione capitolina. Lo spettacolo, un nuovo allestimento del Teatro dell’Opera, si apre con Spring and Fall di John Neumeier: creato per l’Hamburg Ballett nel 1991 su musica di Antonín Dvořák, il balletto gioca sull’ambiguità del titolo richiamando la primavera e l’autunno ma anche la caduta e il recupero, i principi fondamentali del movimento elaborati da Doris Humphrey. Dal Novecento si passa a due creazioni della scorsa decade: Echoes from a Restless Soul (Dresden Frankfurt Dance Company, 2016) ripensato da Jacopo Godani per i ballerini della compagnia romana. Pièce astratta, in cui la musica di Maurice Ravel ha un ruolo di assoluto rilievo, è un manifesto della concezione artistica del coreografo, che cura anche scene, costumi e luci. Chiude il programma I Feel the Earth Move di Benjamin Millepied (American Ballet Theatre di New York, 2017) su musiche di Philip Glass: i danzatori fanno il loro ingresso su un palcoscenico completamente libero da scene e sipari, un’espediente pensato dal coreografo francese per cercare di cambiare la ...

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Marius Petipa, il maestro per eccellenza del Balletto Classico

Nel panorama della storia della danza, pochi nomi possiedono il peso e l’eredità di Marius Petipa, il coreografo che più di ogni altro ha definito l’estetica e la grammatica del balletto classico. Nel giorno dell’anniversario della sua nascita — avvenuta a Marsiglia l’11 marzo 1818 — il mondo della danza celebra non soltanto un artista straordinario, ma l’architetto di un linguaggio scenico che continua a vivere nei teatri di tutto il mondo. Figlio di una famiglia di artisti itineranti, Petipa crebbe immerso nell’atmosfera del teatro europeo dell’Ottocento. Tuttavia, fu nella Russia imperiale che il suo talento trovò il terreno più fertile. Trasferitosi a San Pietroburgo a metà del secolo, divenne progressivamente la figura centrale del balletto dei Teatri Imperiali, trasformando la compagnia in una delle istituzioni artistiche più prestigiose d’Europa. Il suo nome è indissolubilmente legato ad alcuni dei capolavori assoluti del repertorio. Tra questi spiccano La Bayadère, il monumentale Don Quixote e soprattutto The Sleeping Beauty, creato nel 1890 sulle musiche di Pyotr Ilyich Tchaikovsky. In quest’ultima opera Petipa raggiunse una sintesi perfetta tra coreografia, musica e spettacolo scenico, stabilendo uno standard estetico che avrebbe definito il balletto classico per generazioni. Il suo contributo non fu soltanto artistico, ma ...

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Erik Bruhn: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Il principe del balletto maschile: Erik Bruhn è considerato il modello del danzatore classico moderno: linee pure, tecnica impeccabile, eleganza naturale. Ha ridefinito l’idea del ballerino come protagonista, non solo come “partner” della ballerina. Il leggendario Albrecht in Giselle: Il suo Albrecht è entrato nella storia: famoso per la perfezione dei salti, l’equilibrio assoluto e soprattutto per l’intensità drammatica. Molti lo considerano ancora oggi un punto di riferimento insuperato. Una carriera internazionale da giovanissimo: Debuttò come primo ballerino al Royal Danish Ballet a soli 18 anni e divenne rapidamente una star mondiale, danzando con le più grandi compagnie, tra cui American Ballet Theatre e Opéra di Parigi. Difensore della tradizione bournonvilliana: Bruhn fu un custode rigoroso dello stile Bournonville: leggerezza, musicalità, modestia apparente della tecnica. Lo studiò a fondo e lo trasmise come maestro e direttore artistico, soprattutto durante la sua direzione del National Ballet of Canada. Un artista colto e riservato: Amava la letteratura, la filosofia e l’arte visiva. Fu una persona estremamente discreta sulla propria vita privata, ma è noto il suo legame profondo con Rudolf Nureyev, fatto di stima, confronto artistico e sentimento. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ Riproduzione riservata

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Adieu à l’Opéra di Yonathan Kellerman [RECENSIONE]

In Adieu à l’Opéra, Yonathan Kellerman firma un documentario di rara delicatezza, capace di guardare al mondo del balletto non attraverso l’abbaglio della perfezione scenica, ma dal punto esatto in cui la luce si spegne e resta il silenzio. È un film sull’addio, certo, ma soprattutto sul tempo: quello che modella i corpi, ridefinisce le identità e impone scelte irrevocabili. Il regista costruisce il racconto intrecciando tre traiettorie molto diverse all’interno dell’Opéra di Parigi. Da un lato le Étoiles Alice Renavand e Stéphane Bullion, figure consacrate, corpi che hanno incarnato l’ideale assoluto del balletto classico; dall’altro Aurélia Bellet, ballerina del corpo di ballo, presenza essenziale ma invisibile, che ha vissuto l’arte senza mai godere del riconoscimento pubblico. Kellerman evita ogni gerarchia retorica: la fama e l’anonimato vengono messi sullo stesso piano, accomunati dalla stessa fine obbligata. La forza del documentario risiede nella sua messa in scena sobria e rispettosa. La macchina da presa osserva, attende, non invade. I momenti più intensi non sono le prove o gli applausi, ma le pause: uno sguardo nello specchio della sala danza, un gesto ripetuto per l’ultima volta, il rumore secco delle scarpette sul pavimento. È lì che emerge la verità del film: il ...

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Quattro cignetti, un solo respiro: la danza dell’armonia

Nel cuore del balletto Il Lago dei Cigni, composto da Pëtr Il’ič Čajkovskij nel 1875-76, si trova uno dei momenti più iconici della danza classica: la Danza dei Piccoli Cigni (Pas de Quatre), conosciuta anche come la Danza dei Quattro Cigni. La danza fu creata da Lev Ivanov per la versione classica del balletto nel 1895, nel contesto della coreografia definitiva del Lago dei Cigni al teatro Mariinsky di San Pietroburgo. I piccoli cigni rappresentano una comunità fragile che sopravvive grazie alla collaborazione. In contrasto con i temi più drammatici del balletto, questa danza introduce un momento di leggerezza e candore. La breve (90 secondi circa) ma intensissima coreografia appare nel secondo atto del balletto: elegante, precisa e geometricamente perfetta è diventata uno dei momenti più riconoscibili e amati del balletto classico accademico. L’illusione è quella di una creatura sola composta da più “ali”. È interpretata da quattro ballerine che rappresentano giovani cigni, legate fisicamente — spesso incrociando le braccia o tenendosi per mano — eseguono una serie di passi piccoli, rapidi e sincronizzati, chiamati pas de bourrée. Non c’è spazio per respirare o aggiustare: la musica comanda, il corpo deve seguirla alla perfezione. Il fascino di questo pezzo non ...

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