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Mourad Merzouki – definito da Le Figaro “le Béjart du hip-hop”

«Guardo al corpo consumato, al corpo che ha vissuto, al corpo che porta i segni e i dolori del tempo. La nostalgia qui non è un sentimento amaro, è una forza viva che rinasce e si dispiega». Con queste parole il coreografo francese Mourad Merzouki – definito da Le Figaro “le Béjart du hip-hop” – descrive Beauséjour, sua creazione che esplora attraverso la danza il cambiamento del fisico e la trasformazione dei corpi col passare del tempo, affermando così una nuova visione della bellezza e celebrando l’universalità della danza come disciplina transgenerazionale. Il balletto, realizzato con il suo progetto Compagnie Käfig e nato nel 2024 per Les Nuits de Fourvière – Festival international de la Métropole de Lyon, va in scena in prima ed esclusiva italiana al Comunale Nouveau venerdì 6 e sabato 7 marzo alle 20.30 sui ritmi electro-tango di Müller & Makaroff (Gotan Project) e su testi di Fabrice Daboni aka Fafapunk, anche voce insieme a Gilles Fisseau. «In questa nuova creazione, esploro il corpo al cospetto del tempo – racconta Merzouki – Ho scelto di costruire una coreografia attorno a questa realtà. Quella del corpo che invecchia. La nostra società accetta il corpo e lo valorizza, ma entro i criteri specifici che si è imposta. Beauséjour è l’utopia sia ...

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“La gioia di danzare” tra memoria e presente [RECENSIONE]

Nello storico Teatro Ponchielli di Cremona, tra ori antichi e velluti che custodiscono memorie ottocentesche, il gala La gioia di danzare, prodotto da ARTEDANZA, ha trovato la sua naturale dimora. In una sala gremita in ogni ordine di posti, l’emozione non era frutto di attesa mondana, ma di autentica partecipazione a un’arte che qui si è mostrata nella sua continuità, dal grande repertorio classico alle scritture contemporanee. Protagonisti della serata, il primo ballerino Timofej Andrijashenko e l’étoile Nicoletta Manni, interpreti di riferimento del Teatro alla Scala, hanno dato forma a un programma articolato e coerente, capace di intrecciare virtuosismo e consapevolezza stilistica. L’apertura con La bella addormentata di Marius Petipa, sulle immortali architetture musicali di Pëtr Il’ič Čajkovskij, ha subito inscritto il gala nella linea aurea del classicismo imperiale. Nel passo a due, Manni e Andrijashenko hanno restituito la purezza accademica del dettato petipiano: equilibri nitidi, linee distese, un dialogo limpido fra sostegno e abbandono. Non vi era ostentazione tecnica, bensì la chiarezza di un linguaggio che vive di proporzione e di ascolto musicale. Con Almost Blue, creazione di Mauro Bigonzetti sulle malinconiche sonorità di Chet Baker, Maria Celeste Losa ed Emanuele Cazzato hanno abitato uno spazio più intimo, quasi ...

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Il balletto classico racconta l’eterno paradosso dell’amore

Nel grande tempio del balletto classico, dove la musica si fa respiro e il gesto diventa destino, le coppie leggendarie non sono soltanto amanti: sono archetipi. Figure speculari che incarnano luce e ombra, carne e spirito, istinto e redenzione. Ogni passo a due è un dialogo cosmico, un’ellisse tracciata nell’aria che unisce il visibile all’invisibile. Tra tutte, Odette e Siegfried – anime eterne de Il lago dei cigni – danzano il dramma dell’illusione e della fedeltà. Lei, cigno bianco, è la purezza imprigionata, la luna riflessa sull’acqua scura del sortilegio; lui, principe inquieto, è l’uomo diviso tra l’apparenza e la verità. Nel loro adagio il tempo si sospende: le braccia di Odette sono ali e preghiera, promessa e addio. Il loro amore non redime il mondo, ma lo rivela nella sua fragilità. Speculare e ingannevole è la fiamma che arde tra Kitri e Basilio in Don Chisciotte. Qui l’amore è terra rossa e sole verticale, è ventaglio che si apre come un segreto svelato. I loro fouettés e i salti brillano come lame di luce: non c’è tragedia, ma trionfo; non incantesimo, ma astuzia e vitalità. Sono l’eros che ride, l’arguzia popolare che vince sull’autorità, la celebrazione del corpo come ...

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A Milano Op. 22 No. 2: assolo del coreografo Alessandro Sciarroni

Op. 22 No. 2 è un assolo del coreografo Alessandro Sciarroni, Leone d’Oro alla carriera alla Biennale Danza di Venezia e già Artista Associato di Triennale Milano Teatro, creato per la danzatrice Marta Ciappina, con la quale il coreografo collabora da diversi anni. L’opera è ispirata al poema sinfonico del compositore finlandese Jean Sibelius, Il cigno di Tuonela, a sua volta basato sul poema epico Kalevala della mitologia finlandese. A partire da sequenze autobiografiche di Ciappina, che nascono da una definita stratificazione di gesti e movimenti del suo percorso di interprete, nasce un lavoro sull’amicizia necessaria in ogni processo di composizione, che si riflette in un emozionante dialogo tra performer e spettatori. “Alessandro scrive una figura femminile agghindata di piume affilate e dotata di unghie limate. Eppure, nascosti dal luccichio di un presunto vigore, gli occhi appaiono ridotti a una sottile fessura, l’eloquio zoppicante al cospetto della morte, la pelle tremolante. Non sono forse io? Ex bambina che ha ridicolizzato la vita sfidando gli eventi con frecce purple. Lo scrittore si avvicina, comprende e non teme. La felicità è afferrata. Grazie.” (Marta Ciappina) Alessandro Sciarroni è un artista italiano il cui lavoro oltrepassa le tradizionali definizioni di genere: partendo da un’impostazione concettuale ...

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Eun-Me Ahn – Post Orientalist Express: un viaggio coreografico oltre gli stereotipi

Dopo i successi di Dragons e Koshigi Monologue, Eun-Me Ahn torna con una creazione che amplia e radicalizza la sua riflessione sull’identità asiatica nel contesto globale contemporaneo: Post Orientalist Express, uno spettacolo che mette in discussione lo sguardo occidentale sull’Asia e, al tempo stesso, interroga l’Asia su come desidera rappresentarsi oggi. Il titolo dello spettacolo ‒ in scena il 6 marzo 2026, al Grand Théâtre a Lussemburgo ‒ richiama esplicitamente l’“orientalismo”,  ovvero quell’insieme di stereotipi e costruzioni culturali attraverso cui l’Oriente è stato storicamente raccontato dall’Occidente come esotico, misterioso, spirituale o immutabile. Ahn non si limita a denunciare questi cliché: li espone, li amplifica, li deforma fino a renderli grotteschi. In questo processo di esagerazione e straniamento, l’assurdo diventa uno strumento critico. Costumi sgargianti, riferimenti mitologici, musica tradizionale e cultura pop convivono in una stratificazione volutamente eccessiva. Il risultato è una scena vibrante, quasi sovraccarica, che riflette la complessità di un continente spesso ridotto a immagine semplificata.  Radicata in rituali sciamanici e pratiche corporee tradizionali, la coreografia si intreccia con movimenti urbani, gestualità contemporanee e dinamiche collettive che evocano la vitalità delle metropoli asiatiche. I corpi diventano archivi viventi: portano memoria, ma anche trasformazione. Ahn mette in tensione l’idea di ...

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Silvia Gribaudi al Teatro Dadà con Graces

La Stagione di Emilia Romagna Teatro / ERT Teatro Nazionale a Castelfranco Emilia continua con Silvia Gribaudi, che presenta giovedì 5 marzo alle ore 20.30 alTeatro Dadà Graces, lo spettacolo di successo in tournée dal 2019, che la vede impegnata non solo in veste di coreografa ma anche di performer insieme a Andrea Rampazzo, Francesco Saverio Cavaliere e Siro Guglielmi. Graces è un progetto ispirato alla scultura e al concetto di bellezza e natura che Antonio Canova realizzò tra il 1812 e il 1817. L’ispirazione è mitologica: le tre figlie di Zeus, Aglaia, Eufrosine e Talia, erano creature divine che diffondevano splendore, gioia e prosperità.  I corpi maschili dei tre danzatori, Andrea Rampazzo, Francesco Saverio Cavaliere e Siro Guglielmi, si riversano in un’opera scultorea che simboleggia la bellezza, in un viaggio di abilità e tecnica che li porta in un luogo e in un tempo sospesi fra l’umano e l’astratto. Qui il maschile e il femminile si incontrano, lontano da stereotipi e ruoli, liberi, danzando al ritmo stesso della natura. Sul palco anche Silvia Gribaudi, che ama definirsi “autrice del corpo” perché la sua poetica trasforma in modo costruttivo le imperfezioni, elevandole a forma d’arte con una comicità diretta, crudele ed empatica senza confini tra danza, teatro ...

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Cléopâtre: l’aurora dorata dei Ballets Russes

Il balletto Cléopâtre occupa un posto eminente nella storia della danza del primo Novecento. Nato come visione sensuale e orientalizzante, si impose ben presto quale manifesto di una nuova estetica scenica, capace di fondere suggestioni archeologiche, costruzione sinfonica e un inedito splendore cromatico destinato a ridefinire il gusto teatrale europeo. La prima rappresentazione ebbe luogo il 2 marzo 1908 al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, in forma di spettacolo di beneficenza, con il titolo Une Nuit d’Égypte. In quell’occasione salirono in scena Anna Pavlova nel ruolo di Ta-Hor, Michel Fokine (Amoun), Elizaveta Tihmé nella parte di Cleopatra, affiancati da Tamara Karsavina e Vaslav Nijinsky come schiavi prediletti della sovrana. La coreografia, ideata da Fokine, rivelava già un deciso distacco dalla grammatica accademica del balletto imperiale: gesto e dramma si saldavano in un linguaggio espressivo unitario, sorretto da un tessuto musicale costruito su brani sinfonici di Anton Arenskij, riorganizzati in un efficace mosaico orchestrale. Il 2 giugno 1909 l’opera fu presentata al pubblico parigino dai Ballets Russes di Sergej Djagilev al Théâtre du Châtelet. In questa occasione il balletto assunse definitivamente il titolo Cléopâtre e conobbe una risonanza europea. Protagonista fu Ida Rubinstein, figura magnetica e aristocratica, la cui presenza statuaria ...

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La danza è ovunque: ogni giorno è una coreografia irripetibile

La danza è ovunque. Non abita soltanto i palcoscenici illuminati o le sale prova rivestite di specchi; respira nelle cucine all’alba, nei marciapiedi affollati, nei corridoi silenziosi degli uffici. È un linguaggio antico quanto il battito del cuore, eppure così quotidiano da passare inosservato. La danza non è solo arte: è ritmo incarnato, è corpo che risponde al tempo. Ogni mattina comincia con una coreografia inconsapevole. Il gesto di scostare le lenzuola, l’equilibrio precario mentre si infilano le pantofole, la traiettoria quasi perfetta del cucchiaio che gira il caffè nella tazza: sono movimenti che si ripetono, si perfezionano, diventano sequenze. Il corpo conosce già la partitura, come se un invisibile coreografo avesse scritto per noi una variazione personale sul tema del risveglio. Camminare per strada è un passo a due con il mondo. Evitiamo uno sconosciuto con una torsione del busto, acceleriamo il ritmo per attraversare sulle strisce, rallentiamo davanti a una vetrina. È una danza urbana, simile a quella celebrata nella Giornata Internazionale della Danza promossa dall’International Dance Council: un invito a riconoscere che il movimento è cultura, relazione, identità. Anche chi non ha mai studiato un plié partecipa a questa grande coreografia collettiva. La danza vive nei gesti ...

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In scena “Après La Pluie” con le Ballet de l’Opéra Nice Côte d’Azur

Questo programma riunisce due opere che affrontano la condizione umana da due poli opposti: uno segnato dalla perdita, l’altro dal risveglio. Dancing on the Front Porch of Heaven si rivolge all’interno, mentre Petrichor si apre all’esterno, alla vita, al desiderio e alla connessione. Ulysses Dove ha creato Dancing on the Front Porch of Heaven nel 1993, su una composizione di Arvo Pärt, in canoni sovrapposti che crollano nel silenzio. La coreografia trasforma il virtuosismo tecnico classico in uno stile raffinato e architettonico, radicale nella sua sobrietà. Dove, ex membro del Gruppo di Ricerca Coreografica dell’Opéra di Parigi, ha composto quest’opera in risposta alla perdita di persone care durante la crisi dell’AIDS, una malattia che gli avrebbe tolto la vita tre anni dopo. Questa è la prima esecuzione del pezzo in Francia. Petrichor, la prima opera di Pontus Lidberg per il Nice Opera Ballet, è stata creata per il Miami City Ballet. Il titolo si riferisce al profumo della terra dopo la pioggia. Sulle note di un concerto di Philip Glass, questo vibrante balletto, in bilico tra minimalismo strutturale e lirismo emotivo, attinge alla tecnica classica, rifiutandone però la simmetria. I ballerini, come uccelli del paradiso, combinano fluidità e precisione per ...

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A Milano “Peter Pan il musical” per il 20° anniversario

Milano torna a volare verso l’Isola che non c’è con un’edizione speciale di PETER PAN – IL MUSICAL, che celebra i vent’anni dalla sua nascita. Un anniversario imperdibile per uno degli spettacoli più amati dal pubblico italiano in una nuova, emozionante produzione arricchita da musica dal vivo, effetti speciali e la magia intramontabile di un racconto capace di affascinare intere generazioni di spettatori. Nato nel 2006 dall’incontro fortunato tra il produttore Gianmario Longoni, il regista Maurizio Colombi e il genio creativo di Edoardo Bennato, Peter Pan il musical si appresta a celebrare i suoi vent’anni di vita tornando sul palco dove tutto ha avuto inizio, il TAM Teatro Arcimboldi Milano. Questo anniversario non è un traguardo numerico, ma il riconoscimento di un impatto culturale profondo che ha visto lo spettacolo accompagnare nel tempo il proprio pubblico, arrivando a vedere quei bambini del 2006 portare oggi i propri figli a teatro, in un rito di passaggio che unisce nonni, genitori e bambini nel segno della fantasia. Un’intuizione visionaria tutta italiana, che in pochi anni diventa un fenomeno nazionale, un vero e proprio Must-see show, che ha insegnato a volare a tre generazioni di spettatori e ha conquistato oltre un milione di ...

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