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La danza dipinta “viaggio tra i capolavori dell’arte”: Matisse

Il dipinto La Danza di Henri Matisse rappresenta una delle immagini più iconiche e rivoluzionarie dell’arte del Novecento, non solo per il suo soggetto, ma soprattutto per il modo radicale in cui esso viene tradotto in forma pittorica. Realizzato in una prima versione nel 1909 e in una seconda, più celebre, nel 1910, oggi conservata presso il Museo dell’Ermitage, il quadro nasce in un momento cruciale della carriera dell’artista, quando il linguaggio fauve si stava trasformando in una ricerca sempre più essenziale ed espressiva. L’opera fu commissionata dal collezionista Sergej Ščukin, grande sostenitore delle avanguardie europee, che chiese a Matisse una decorazione per la sua residenza moscovita. In questo contesto, La Danza si inserisce in un dialogo con un’altra tela, La Musica, formando una sorta di dittico dedicato alle arti primarie e universali. La scena è apparentemente semplice: cinque figure nude, unite in un cerchio, danzano su una collina verde sotto un cielo blu intenso. Tuttavia, dietro questa essenzialità si nasconde una complessa stratificazione culturale e storica. La composizione richiama antichi modelli iconografici, dalle danze rituali primitive alle raffigurazioni classiche delle baccanti, fino alle ronde popolari europee. Matisse non rappresenta un balletto accademico, ma una danza primordiale, quasi archetipica, che ...

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La grande bellezza nella danza classica

La danza classica possiede una qualità rara e preziosa: riesce a parlare direttamente all’anima senza bisogno di parole. È un linguaggio antico eppure sempre vivo, fatto di gesti codificati che, paradossalmente, non imprigionano l’espressione ma la rendono universale. In ogni arabesque, in ogni salto sospeso nel tempo, si cela una tensione verso qualcosa di più alto, quasi un tentativo di sottrarsi alla gravità non solo fisica, ma anche emotiva. Chi osserva un balletto viene trascinato in una dimensione altra, dove il racconto si dipana attraverso la musica e il corpo, e dove ogni movimento diventa significato. La precisione tecnica, frutto di anni di disciplina rigorosa, si dissolve agli occhi dello spettatore, lasciando spazio a una leggerezza che appare naturale, inevitabile. È proprio in questo contrasto — tra sforzo e grazia, tra controllo e abbandono — che nasce l’emozione più autentica. La danza classica non si limita a rappresentare storie: le trasfigura. L’amore, il dolore, la perdita, la speranza diventano materia visibile, prendono forma nei corpi dei danzatori e si riflettono negli occhi di chi guarda. Un semplice gesto della mano può evocare nostalgia, un’inclinazione del capo può suggerire malinconia, un giro perfetto può trasmettere gioia pura. È un’arte che richiede ...

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Le giovani leve scaligere tra classicismo e contemporaneità

Dal 7 al 10 maggio 2026, la Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala, diretta da Frédéric Olivieri, torna per cinque rappresentazioni sul palcoscenico del Teatro Strehler di Milano con l’atteso spettacolo istituzionale. Il programma, pensato per esaltare la padronanza tecnica e la maturità interpretativa di allieve e allievi accosta il virtuosismo ottocentesco di Paquita alle poetiche contemporanee di Mauro Bigonzetti e Shahar Binyamini, in un equilibrato dialogo tra tradizione e ricerca. L’apertura è affidata alla Presentazione, ideata dal Direttore Olivieri sugli Études di Carl Czerny. Vera e propria “mappa visiva” della didattica scaligera, la coreografia si sviluppa in una progressione di passi e movimenti sempre più complessi, restituendo con immediatezza l’evoluzione del percorso formativo, articolato nell’arco di 8 anni, e mettendo in luce lo stretto legame tra studio della tecnica e pratica scenica, cifra distintiva del Dipartimento Danza dell’Accademia Teatro alla Scala. Si prosegue con la Suite dal Divertissement di Paquita, balletto classico tra i più noti del repertorio, rimontato dai maestri Tatiana Nikonova e Leonid Nikonov sulla versione creata da Marius Petipa nel 1881 con le musiche di Ludwig Minkus. Questa versione, in cui spicca il celebre Grand Pas Classique, che nella prassi esecutiva compare spesso come pezzo ...

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Dal sogno alla scena: il viaggio nell’Accademia Vaganova

Il 4 maggio arriva ogni anno come una data che non si limita a segnare il tempo, ma lo trasforma in memoria viva, in gesto che continua oltre chi lo ha creato. Nell’aria sembra risuonare un’eco fatta di passi leggeri, di disciplina silenziosa, di sogni costruiti a forza di ripetizioni e cadute. L’Accademia Vaganova non è soltanto un luogo: è un linguaggio tramandato da generazioni, una grammatica del corpo che ha insegnato al mondo a raccontare senza parole. Fu fondata a San Pietroburgo il 4 maggio 1738 grazie ad un decreto dall’imperatrice Anna Ivanovna con il nome di Scuola del Teatro Imperiale e nel 1957 assunse la denominazione attuale intitolata ad Agrippina Vaganova. Ci sono sale in cui il legno conserva tracce invisibili, impronte di giovani danzatori che hanno affidato al pavimento le proprie incertezze e le proprie conquiste. Ogni esercizio alla sbarra è stato una promessa, ogni movimento un tentativo di avvicinarsi a un ideale che non si raggiunge mai del tutto, ma che proprio per questo continua a chiamare. In quel metodo rigoroso, in quella ricerca ostinata della purezza, si nasconde una forma di poesia che non indulge, che non si concede scorciatoie. Eppure, dietro la perfezione che ...

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“La Bayadère” torna a Parigi nel classico di Rudolf Nureyev

Il Balletto dell’Opéra di Parigi si prepara a riportare in scena uno dei capolavori più affascinanti del repertorio classico: La Bayadère nella versione coreografica di Rudolf Nureyev, in programma dal 17 giugno al 14 luglio 2026 all’Opéra Bastille. Questo grande balletto, nato a San Pietroburgo nel 1877, è a lungo rimasto poco conosciuto in Francia nella sua forma completa, dove per anni ha circolato quasi esclusivamente la celebre scena delle Ombre, divenuta iconica per la sua potenza visiva e la sua ipnotica processione. Fu nel 1992 che Rudolf Nureyev, ormai alla fine della sua carriera, dedicò le ultime energie alla creazione di questa sontuosa produzione per il Balletto dell’Opéra di Parigi, costruendo un allestimento capace di restituire l’intera ricchezza narrativa dell’opera. Nei tre atti si intrecciano amore, tradimento e morte, in una dimensione sospesa tra sogno e tragedia, dove la danza si sviluppa con straordinaria intensità drammatica. Le coreografie si inseriscono in un universo visivo opulento, fatto di scenografie e costumi ispirati a un’India immaginata attraverso lo sguardo orientalista, mentre la partitura di Ludwig Minkus accompagna e amplifica l’emozione della narrazione. Il ritorno di La Bayadère rappresenta non solo un appuntamento centrale della stagione, ma anche un’occasione per il pubblico ...

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A Torino arriva il “Ballo in Bianco” di Roberto Bolle

Si chiama Ballo in Bianco ed è molto più di un semplice evento: è diventato negli anni un simbolo di partecipazione collettiva, disciplina artistica e celebrazione della danza in una forma accessibile e condivisa. Ideato dall’étoile Roberto Bolle, fin dalla sua prima edizione ha registrato numeri da record, imponendosi come la più grande lezione di danza alla sbarra mai realizzata al mondo. L’edizione di quest’anno segna un momento particolarmente significativo. Domenica 7 giugno, per la prima volta, l’evento approderà nella suggestiva cornice di piazza San Carlo a Torino, trasformando uno dei luoghi simbolo urbani in un palcoscenico a cielo aperto. Qui centinaia — e probabilmente migliaia — di ballerini provenienti da tutta Italia si ritroveranno uniti da un elemento visivo distintivo: il dress code rigorosamente total white, che contribuisce a creare un colpo d’occhio scenografico e armonioso, quasi sospeso tra realtà e visione. Il Ballo in Bianco non è solo spettacolo, ma anche esperienza formativa. A guidare la lezione collettiva sarà lo stesso Roberto Bolle. La presenza dell’étoile conferisce all’evento un valore aggiunto, trasformando una lezione tecnica in un momento di ispirazione per giovani danzatori e professionisti. L’iniziativa, organizzata in collaborazione con AssoDanza, sarà trasmessa in diretta su Rai 1 ...

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Al via Gold Cup Notte delle Stelle organizzato da MSP Roma

MSP Roma organizzerà la 38.a edizione della Gold Cup-Notte delle Stelle il prossimo31 maggio al Teatro Giuseppetti (Vicolo dell’Inversata 5, Tivoli), evento che interesserà le discipline del ballo, hip pop, danza, aerobica, fitness, step, tango, swing e twirling. La manifestazione Gold Cup Notte delle Stelle inizierà alle ore 17 e sarà data possibilità a tutte le ASD/SSD affiliate di potersi esibire gratuitamente, portando massimo tre coreografie per una durata max di 2’30” minuti ciascuna Ricordiamo che partecipare all’attività sportiva organizzata dall’Ente è un aspetto fondamentale per l’iscrizione al Registro delle Attività Sportive Dilettantistiche, come illustrato nel Regolamento di Funzionamento del Registro per Associazioni e Società Sportiva Dilettantistiche .  Tutte le società interessate a partecipare alla Gold Cup-Notte delle Stelle dovranno inviare la propria adesione ai recapiti di seguito in modo da stilare il programma e calendario della manifestazione: Andrea Marchetti – Responsabile MSP Roma Danze e Ginnastiche.  Ad ogni società sarà consegnata una targa omaggio per la partecipazione all’evento Gold Cup Notte delle Stelle. Redazione www.giornaledelladanza.com ©️Riproduzione riservata 

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Nel giorno della sua nascita, danza ancora la luce di Lindsay Kemp

Oggi il tempo si piega dolcemente nel ricordo della nascita di Lindsay Kemp (Irby, 3 maggio 1938 – Livorno, 24 agosto 2018), apparizione rara e luminosa, artista capace di trasformare il gesto in visione e la scena in sogno. Nato tra le nebbie del nord dell’Inghilterra e approdato a una dimensione senza geografia, Kemp ha abitato il teatro come si abita un mondo interiore: con grazia, inquietudine e una dedizione assoluta alla bellezza. In lui convivevano disciplina e incanto, tecnica e vertigine poetica, come se ogni movimento fosse il punto d’incontro tra la carne e l’immaginazione. La sua arte nasceva da una sorgente molteplice, nutrita di letteratura e immagini: Oscar Wilde, William Shakespeare, Lewis Carroll, ma anche visioni cinematografiche sospese tra luce e silenzio, e figure mitiche della danza come Vaslav Nijinsky, Isadora Duncan e Anna Pavlova. Tutto si sedimentava in lui come materia viva, pronta a rifiorire in forme nuove, mai imitative, sempre trasfigurate. Il suo teatro non raccontava: evocava. Non mostrava: suggeriva, lasciando che lo spettatore si smarrisse in un territorio dove il confine tra realtà e immaginazione si dissolveva. La danza, per Kemp, non era mai semplice esecuzione, ma una lingua segreta fatta di respiri, attese e ...

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Allo Staatsballett Berlin debutta “Fearful Symmetries”

Nel mese di maggio, la prima di Fearful Symmetries, con coreografie di George Balanchine e Christian Spuck, celebra e al tempo stesso mette in discussione il fascino delle simmetrie e la loro rottura. La prossima settimana prende inoltre il via la prevendita per la nuova stagione, mentre il programma Education offre alle scuole la possibilità di entrare a far parte del progetto di cooperazione. Il 30 maggio 2026 debutta Fearful Symmetries una serata che unisce una nuova creazione del direttore artistico Christian Spuck, sulla musica omonima di John Adams, al capolavoro senza tempo Symphony in C di George Balanchine, su musica di Georges Bizet. Mentre la coreografia di Balanchine celebra la perfezione della simmetria classica, Christian Spuck esplora nella sua nuova creazione le simmetrie inquietanti evocate dal titolo, indagandone la rottura in chiave coreografica. Entrambe le opere si distinguono per un grande organico e per la forza musicale, portata in scena dalla Staatskapelle Berlin. In occasione dell’incontro di presentazione della prima, il 17 maggio alle ore 11.00, Christian Spuck dialogherà con la dramaturg Katja Wiegand offrendo uno sguardo sul processo creativo e sulle ispirazioni artistiche del nuovo lavoro. Il direttore d’orchestra Paul Connelly approfondirà gli aspetti musicali, mentre danzatori e maestri di balletto ...

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Nuovo sipario alla Royal Opera House per re Carlo III

Nel cuore di Covent Garden, uno dei templi più prestigiosi dell’arte lirica e coreutica europea si prepara a vivere un passaggio tanto discreto quanto carico di significato storico. La Royal Opera House di Londra, custode di tradizioni secolari e al tempo stesso laboratorio di continua innovazione artistica, si appresta infatti a sostituire il proprio sipario principale, segnando simbolicamente la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra. Per quasi tre decenni, quel sipario ha accompagnato oltre diecimila rappresentazioni, assistendo in silenzio a trionfi, debutti memorabili e interpretazioni destinate a entrare nella storia dello spettacolo. Le sue pieghe custodiscono l’eco di voci straordinarie, il fruscio dei costumi, i passi di danza, il respiro trattenuto del pubblico nei momenti più intensi. Ma più ancora della sua funzione scenica, esso ha incarnato una presenza simbolica precisa: le iniziali della regina Elisabetta II, ricamate con eleganza, hanno rappresentato un legame diretto tra la monarchia britannica e una delle sue istituzioni culturali più rappresentative. Ora, con il regno di Carlo III, anche questo elemento scenografico si rinnova, riflettendo il mutamento istituzionale in atto. Il nuovo sipario porta il monogramma CRIII, sancendo visivamente il passaggio di testimone e riaffermando il ruolo del sovrano come protettore reale dell’istituzione. Non ...

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