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Cantiere Nuova Scena, la Call for Artists: il lavoro più interessante nel cartellone del Festival Danza I Cento Passi 2027

Una grande opportunità per la giovane coreografia d’autore arriva con Cantiere Nuova Scena, la Call for Artists inserita nel programma del Festival Danza I Cento Passi, con la direzione artistica di Loredana Errico e Amalia Salzano e la consulenza artistica di Sara Zuccari, direttrice del Giornale della Danza e critica di danza per L’Espresso. Tra le proposte presentate nell’edizione 2026 della sezione Danza – Corpo d’Archivio / Corpo Presente, emergerà infatti un progetto destinato a proseguire il proprio percorso artistico anche nel 2027. La Call prevede che, tra i lavori presentati, venga individuata una proposta di danza alla quale sarà offerta la possibilità di tornare a L’Aquila nel corso del 2027 per una residenza artistica di cinque giorni. Ma non solo. Il progetto selezionato avrà l’opportunità di compiere un ulteriore e significativo passo nel proprio percorso: il lavoro della sezione Danza verrà inserito nel cartellone del Festival Danza I Cento Passi 2027. Un riconoscimento importante per la giovane creazione coreografica e, soprattutto, un’occasione concreta per accompagnare un’opera oltre la prima presentazione pubblica. La residenza non viene infatti concepita come un semplice premio conclusivo, ma come un momento di approfondimento e di accompagnamento alla creazione, durante il quale gli artisti potranno ...

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Equilibrio Dinamico in una coreografia di (LA)HORDE a Reggio Emilia

Sabato 10 ottobre 2026, alle ore 19, al Teatro Cavallerizza di Reggio Emilia, la XVIII edizione del Festival Aperto della Fondazione I Teatri accoglie People used to die, coreografia del collettivo francese (LA)HORDE — direttori artistici del CCN Ballet national de Marseille dal 2019, nel 2025 fra i cento artisti più influenti al mondo secondo ArtReview. In scena Equilibrio Dinamico Dance Company, compagnia barese fondata da Roberta Ferrara nel 2011, che con questo pezzo celebra i propri quindici anni: quindici interpreti, una transenna sullo sfondo, i codici della Mainstream Hardcore — hardjump, hakken, jumpstyle — nati nei rave gabber del Nord Europa a cavallo fra gli anni Novanta e i primi Duemila, qui estratti dai piazzali e riscritti come partitura per la scena. L’hardjump e il jumpstyle sono nati nella scena hardcore europea come stili di ballo per la musica gabber; l’hakken è la variante olandese, sviluppatasi nei rave dei primi anni Duemila. Sono linguaggi cresciuti fuori dal teatro, nei piazzali, nelle sale industriali, nei rave illegali. (LA)HORDE li riconduce a una scrittura coreografica: le figure tecniche — quello che nel gergo si chiama tricks — perdono progressivamente la loro funzione originaria e diventano materiale per interrogare il rapporto fra ...

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Boris Charmatz a Milano per FOG con un assolo intimo e radicale

Tra le figure più influenti della danza internazionale, Boris Charmatz presenta a FOG un assolo intimo e radicale che lavora sulla danza come atto essenziale, trasformando il silenzio e il non detto in gesto. Concepito come prosecuzione di SOMNOLE, presentato in Triennale nell’ambito di FOG 2022, Muette riduce al minimo ogni elemento scenico per lasciare emergere una coreografia minimalista che tuona nel silenzio. Di fronte alle incertezze di una realtà indicibile e all’impossibilità di pronunciare una parola Charmatz crea una danza sospesa sul filo del respiro: una danza silenziosa, fragile come una bolla di saliva, che racchiude una profusione di tensioni, nodi e slanci. Un assolo essenziale, nel quale la bocca e il volto costituiscono il centro nevralgico. Come un sismografo, la danza dà forma a un magma di sensazioni, facendo vibrare la pelle come una membrana sensibile alle più lievi variazioni: interno ed esterno si intrecciano, portando in superficie un confine invisibile, spartiacque tra il disordine intimo e il clamore del mondo. Tra momenti sospesi e una profusione di movimenti, Muette coreografa un lungo minuto di silenzio, tendendo alla ricerca di una calma interiore. Nell’immediata prossimità con il pubblico, il movimento nasce dall’ascolto del corpo e delle sue vibrazioni ...

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Giselle dalla Scala: appuntamento imperdibile su Rai 5

Giovedì 8 ottobre, in prima serata alle ore 21.20, Rai 5 regala agli appassionati del grande balletto un appuntamento imperdibile con uno dei capolavori assoluti e più immortali della storia della danza romantica, Giselle, proposto in una magnifica ripresa televisiva che vede protagonisti il talento luminoso di Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko nei ruoli dei due sfortunati amanti. L’opera, pietra miliare del balletto d’azione, affonda le sue radici storiche nella Parigi della monarchia di luglio, debuttando con trionfo assoluto all’Académie Royale de Musique il 28 giugno 1841 su un libretto di Théophile Gautier e Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges e sulle struggenti, evocative musiche di Adolphe Adam, pensate per dare un’anima sonora a ogni sfumatura psicologica e drammaturgica della vicenda. La celeberrima coreografia originale firmata da Jean Coralli e Jules Perrot — con i passi a due e le variazioni solistiche integrate da Marius Petipa nei decenni successivi — trova in questa produzione scaligera una delle sue espressioni più alte, nobilitata dal prezioso lavoro di ripresa curato nel 1950 dalla leggendaria étoile Yvette Chauviré, la quale impresse al titolo un sigillo di stile e di eleganza stilistica che da allora appartiene indissolubilmente al patrimonio genetico del Teatro alla Scala. La drammaturgia ...

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L’insegnante di danza ha davvero un allievo preferito? Ebbene sì, e spieghiamo perché

Lo diciamo subito, a costo di infrangere un tabù e scatenare un piccolo terremoto: sì, gli insegnanti di danza hanno un allievo preferito. È inutile fingere che tutti gli allievi siano uguali. C’è sempre quella presenza che cambia l’energia della lezione, quella persona su cui lo sguardo cade più spesso. Ma chi è il ‘favorito’? Nell’immaginario comune, complici film, talent show e una narrativa superficiale, il preferito è l’étoile della classe, il ballerino con il collo del piede sviluppato, capace di eseguire una spaccata senza neanche scaldarsi e con quel carisma che cattura la scena. Eppure, non è lui. Certo, le doti fisiche sono importanti, ma se chi ne è dotato vi si adagia, sbuffa se deve ripetere la diagonale o affronta la lezione con l’aria di chi sa già tutto, non è il preferito di nessuno e non ha capito niente della danza. Il vero prediletto spesso non è il più forte, non ha la gamba più alta e lotta da mesi per tenere un retiré in equilibrio. Eppure, è lui ed ecco i motivi. Non molla mai. È perseverante e costante, è il primo ad arrivare e l’ultimo ad uscire. Quando un passo non viene, non cerca scuse, non colpevolizza ...

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“Posso solo credere a una dea che danza: memorie del Novecento”

  Il 15 ottobre 2026 debutterà in prima assoluta alla Fonderia di Reggio Emilia Posso solo credere a una dea che danza: memorie del Novecento, la nuova creazione firmata dalla giovane autrice e coreografa Marianna Basso per Stazione Utopia di Firenze, a cura di Aldo Nolli, realizzata con il sostegno del Ministero della Cultura e di SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”, in collaborazione con CCN/Aterballetto. Nata da un’idea di Luca Scarlini, la performance, inserita nella rassegna “Dance Playground” del Centro Corografico Nazionale Aterballetto, si ispira a Mine-Haha di Frank Wedekind. Sul palco Luca Scarlini, autore del racconto, le danzatrici Vitapia Motta, Linda Pasquini e la stessa Marianna Basso, che firma anche scene e costumi. Lo spettacolo si avvale delle musiche originali di Spartaco Cortesi e della mise en espace di Saverio Cona. Frank Wedekind, maestro del grottesco teatrale e precursore dell’Espressionismo, ha firmato nel 1900 un racconto perfetto: Mine-Haha, la storia di una misteriosa scuola in cui bambine e bambini vengono guidati verso una perfezione tecnica ineguagliabile, trasformando un luogo di apoteosi estetica in una spietata macchina di prigionia. Questa favola nera ha ispirato Dario Argento per il suo Suspiria, ambientato in una Tanzakademie a Friburgo teatro di orrori ...

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Gauthier Dance Juniors//Theaterhaus Stuttgart a “Danza in Fonderia”

Dream Team è il titolo della serata composta da sei creazioni di altrettanti coreografi di fama mondiale, con cui la compagnia con sede al Teatro di Stoccarda, Gauthier Dance JUNIORS//Theaterhaus Stuttgart inaugura Dance Playground la nuova stagione di Danza in Fonderia del Centro Coreografico Nazionale / Aterballetto pensata per gli spazi della propria sede di Via della Costituzione 39 a Reggio Emilia. La Gauthier Dance JUNIORS // Theaterhaus Stuttgart è il progetto nato in seno alla già consolidata Gauthier Dance del coreografo Eric Gauthier, con l’idea di guardare al futuro, puntare sulla professionalizzazione dei giovani talenti, ma anche ricercare un dialogo diretto con un pubblico di teenagers, alla pari. Dream Team prevede creazioni firmate da Alejandro Cerrudo, Marco Goecke, Ohad Naharin, Aszure Barton, Mauro de Candia, Virginie Brunelle. Danza in Fonderia è la stagione di spettacoli ospitati dal Centro Coreografico Nazionale / Aterballetto nella sua sede di Reggio Emilia, e Dance Playground rappresenta la volontà di riscoprire la danza come uno spazio di gioco e di sperimentazione: un terreno condiviso fatto di regole, convenzioni e pratiche che non limitano il gesto, ma ne rendono possibile la libertà, aprendo a infinite possibilità creative. Il playground è il luogo in cui si ...

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Il maestro internazionale Franco De Vita “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? Giselle. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Giselle di Mats Ek. Quale teatro occupa un posto speciale nel tuo cuore? Il Metropolitan Opera House di New York. Quale romanzo ti piacerebbe maggiormente vedere adattato in un balletto? Il Piccolo Principe. E quale film pensi potrebbe diventare un ottimo balletto? Evita. Quale costume di scena ti è piaciuto di più indossare? Uccellino Azzurro. Quale colore associ alla danza? Viola. Di che profumo sa la danza? Dolce. Qual è il brano musicale più bello mai scritto per un balletto? La Bella Addormentata. Quale film di danza consideri imprescindibile? Due vite una svolta. Chi sono le tue due leggende della danza del passato, un uomo e una donna? Carla Fracci e Rudolf Nureyev. Qual è il tuo passo o movimento di danza preferito? Batteria – Entrechat. Tra i grandi personaggi del repertorio del balletto classico, quale avresti voluto essere nella vita reale? Franz in Coppélia. Chi consideri il più grande genio della coreografia di tutti i tempi? George Balanchine. Se potessi tornare indietro nel tempo e incontrare Tersicore, cosa le diresti? Sarebbe orgogliosa della straordinaria bellezza dei ballerini di tutto il mondo. In tre parole, ...

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La Lalangue: una coreografia di Giacomo Luci tra pianoforte e corpo

Daniele Cipriani Entertainment LA LALANGUE: UNA COREOGRAFIA DI GIACOMO LUCI Kreisleriana, Op. 16 di Robert Schumann — tra pianoforte e corpo Dopo l’anteprima, in programma al Teatro Abeliano di Bari (8 ottobre, ore 21:00), la performance La Lalangue debutterà al Romaeuropa Festival nell’ambito del programma della sezione Dancing Days presso il Mattatoio (10 ottobre, ore 19). Sarà poi al Teatro Civico di Sassari (11 ottobre, ore 20:30) e, infine, al Visavì Gorizia Dance Festival presso il Teatro Comunale di Cormons (GO) (17 ottobre, ore 18). La Lalangue nasce dall’ascolto di Kreisleriana, il ciclo che Robert Schumann scrisse nel 1838, e dalla lettura che ne offre Roland Barthes nel saggio Rasch (1975), dove riconosce nella partitura musicale l’irruzione di un linguaggio che precede la parola — fatto di colpo, ritmo e pulsione. Nella trasposizione coreografica e registica di Giacomo Luci, quel quasi parlando, che la musica conosce come indicazione espressiva, prende corpo e diventa immagine enigmatica che conduce alla soglia del dire. Non si tratta di un commento coreografico alla musica, ma di un tentativo di rendere visibile la semantica musicale che Barthes individua nel ciclo schumanniano. Kreisleriana viene eseguita dal vivo e integralmente dalla pianista Beatrice Barison, e costituisce l’ossatura ...

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Il maestro internazionale Raymond Lukens “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? Les Sylphides, nella versione originale di Michel Fokine, preservata da Dimitri Romanoff. Non la versione resa celebre dal film con Mikhail Baryshnikov: quella oggi in repertorio è stata riportata in scena da Kirk Peterson su richiesta di Kevin McKenzie. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Rodeo. Quale teatro occupa un posto speciale nel tuo cuore? Il Metropolitan Opera House di New York. Quale romanzo ti piacerebbe maggiormente vedere adattato in un balletto? Una banda di idioti (A Confederacy of Dunces) di John Kennedy Toole. E quale film pensi potrebbe diventare un ottimo balletto? Frida. Quale costume di scena ti è piaciuto di più indossare? Quello di The Four Temperaments. Quale colore associ alla danza? Il bianco. Perché contiene tutti i colori, come la danza contiene tutte le emozioni. È il colore della luce, dell’eleganza e di quella pagina ancora vuota sulla quale il corpo comincia a scrivere. Di che profumo sa la danza? Sa di palcoscenico: di legno, di resina, di sudore e di fiori. Ma soprattutto sa di passione. È un profumo che non si può comprare e che, una volta respirato, rimane per sempre. Qual è il brano musicale più ...

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