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Serenade: l’alba del balletto neoclassico

Il 1° marzo 1935, all’Adelphi Theatre di New York City, debuttava ufficialmente Serenade, uno dei balletti più popolari di George Balanchine. Creato sulla Serenade for Strings di Pëtr Il’ič Čajkovskij, il lavoro era stato preceduto da alcune presentazioni degli allievi della School of American Ballet e segnava un momento storico: fu il primo balletto coreografato da Balanchine in America. Nato quasi come esercitazione didattica per l’American Ballet, Serenade si trasformò rapidamente in un manifesto poetico. Balanchine, da poco arrivato negli Stati Uniti, trovò in quest’opera il terreno ideale per affermare la propria visione: una danza che non racconta una storia lineare, ma che rende visibile la musica attraverso la geometria del movimento. Serenade è uno dei celebri “balletti senza trama” di Balanchine. Eppure, paradossalmente, nasce da episodi concreti e accidentali: una caduta durante le prove, un ballerino arrivato in ritardo, una disposizione imprevista delle danzatrici in scena. Elementi casuali che il coreografo decise di conservare, trasformandoli in struttura artistica. In seguito, alcuni interpreti e ricostruzioni sceniche suggerirono un’eco narrativa più marcata: un pas de deux centrale, una figura femminile enigmatica spesso identificata come un Angelo Oscuro. Ma nulla viene mai dichiarato esplicitamente. La narrazione resta sospesa, come un sogno che ...

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Torna in scena ‘Ma a che serve la luce?’ di Virgilio Sieni

3 >4 mar h 20 | 6>7 mar h 19 | 8 mar h 17 | Cango Cantieri Goldonetta stagione la democrazia del corpo La prima dell’ultimo spettacolo di Virgilio Sieni riserva alle spettatrici e agli spettatori più giovani un’occasione speciale. Alla prima di martedì 3 marzo ore 20.00 di Ma a che serve la luce? da Le ceneri di Gramsci (1954) di Pier Paolo Pasolini le ragazze e i ragazzi under 25 anni hanno diritto al biglietto a prezzo ridotto. Virgilio Sieni Ma a che serve la luce? da Le ceneri di Gramsci (1954) di Pier Paolo Pasolini coreografia, regia e interpretazione Virgilio Sieni voce registrata Pier Paolo Pasolini musica a cura di Virgilio Sieni (Johann Sebastian Bach, William Basinski, Odetta Holmes) luci Virgilio Sieni, Marco Cassini disegno del suono Mauro Forte produzione Teatro della Toscana, Centro Nazionale di Produzione della danza Cango/Firenze in occasione del 50°anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini Ma a che serve la luce? ha debuttato in prima assoluta al Teatro della Pergola di Firenze il 26 novembre 2025, in occasione del 50° anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini. Virgilio Sieni attraversa Le ceneri di Gramsci proseguendo il percorso dello spettacolo-manifesto Solo Golberg Variations ...

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Storia della danza sul palco del Festival di Sanremo

La danza ha avuto un ruolo meno evidente rispetto alla musica, ma tutt’altro che marginale, nella storia del Festival della Canzone Italiana di Sanremo. Fin dalle prime edizioni al Teatrino del Casinò di Sanremo, a partire dal 1951, il festival era pensato come una serata elegante, più vicina al mondo della radio che a quello dello spettacolo televisivo: orchestra dal vivo, cantanti immobili al microfono, pubblico in abito da sera. In quel contesto, la danza era quasi assente, relegata a momenti di intrattenimento collaterale. Con il passaggio alla televisione e soprattutto con l’approdo al Teatro Ariston nel 1977, il Festival cambia pelle. La regia televisiva diventa più dinamica, la scenografia si amplia, e la danza inizia a trovare spazio come elemento spettacolare. Negli anni Ottanta e Novanta, con l’evoluzione del linguaggio televisivo e l’influenza dei varietà del sabato sera, i corpi di ballo diventano parte integrante delle serate, accompagnando ospiti italiani e internazionali. Momenti iconici hanno contribuito a consolidare questo legame tra musica e movimento. Le coreografie che hanno accompagnato artisti pop, le esibizioni di grandi étoile invitate come ospiti speciali, o le performance spettacolari di star internazionali hanno mostrato come il palco dell’Ariston potesse trasformarsi in uno spazio performativo ...

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“Rituel: Boulez, Millepied, Stravinsky & Bartók” [RECENSIONE]

La serata Rituel – Boulez & Millepied, Stravinsky e Bartók si configura come un vero e proprio viaggio attraverso il corpo e la musica, in cui ogni gesto coreografico nasce dall’ascolto attento della partitura e ne riflette le complessità interne. La messinscena, che unisce le coreografie di Benjamin Millepied per L.A. Dance Project alla musica di Pierre Boulez, Igor Stravinsky e Béla Bartók, ha debuttato il 26 marzo 2025 alla Cité de la Musique / Philharmonie de Paris, sotto la direzione musicale di Esa-Pekka Salonen e con l’esecuzione dell’Orchestre de Paris, nell’ambito delle celebrazioni per il centenario di Pierre Boulez. La prima sezione dello spettacolo è dedicata ben appunto a Boulez, il cui linguaggio musicale frammentato e rigoroso viene tradotto in movimenti dal sapore quasi architettonico. Millepied utilizza linee geometriche e sequenze spezzate, in cui i danzatori si muovono come ingranaggi di un meccanismo invisibile. Gli spostamenti diagonali e le rotazioni improvvise rispecchiano le accelerazioni e le pause della partitura, mentre l’uso dei livelli – corpi abbassati e torsioni improvvise – traduce visivamente le tensioni armoniche e le dissonanze orchestrali. I micro-movimenti delle mani e delle braccia accompagnano flauti e percussioni leggere, mentre i passi più ampi coincidono con gli ...

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L’estetica a confronto nei balletti “Giselle” e “La Sylphide”

La comparazione tra i due titoli non può limitarsi all’individuazione di analogie superficiali – la presenza del soprannaturale, la centralità della ballerina, la struttura bipartita – perché ciò che realmente distingue e insieme collega le due opere è il modo in cui ciascuna articola il rapporto tra desiderio, ordine sociale e trascendenza. Se La Sylphide inaugura il paradigma romantico, Giselle lo interiorizza e lo rende drammaturgicamente più complesso, trasformando l’estetica dell’etereo in una riflessione sulla colpa e sulla memoria. Nel balletto del 1832, concepito da Filippo Taglioni per Marie Taglioni, il conflitto nasce dal desiderio maschile di evasione. James abbandona la promessa sposa per inseguire una creatura dell’aria; la sua aspirazione non è sociale ma metafisica. La silfide rappresenta l’ideale irraggiungibile, l’attrazione verso ciò che sfugge alla stabilità del matrimonio e della vita domestica. L’errore di James consiste nell’incapacità di accettare il limite: egli vuole possedere l’inappropriabile. La morte della silfide – provocata dall’oggetto magico che egli stesso utilizza – sancisce l’impossibilità di trattenere l’assoluto. La tragedia è inscritta nella sproporzione tra umano e soprannaturale. In Giselle, invece, il conflitto non si fonda sull’attrazione verso un essere ultraterreno, ma sull’inganno interno all’ordine sociale. Albrecht non desidera un’alterità metafisica; desidera un ...

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L’ultimo passo di una stella: il congedo di Megan Fairchild

C’è un momento, nella vita di ogni grande artista, in cui il tempo sembra rallentare. Le luci si abbassano, il respiro del pubblico si fa sospeso e ogni gesto acquista il peso della memoria. Per Megan Fairchild, quel momento arriverà questa primavera, quando darà il suo ultimo saluto sulle scene come membro della compagnia del New York City Ballet, chiudendo un capitolo che ha segnato in modo indelebile la storia recente della danza americana. Entrata giovanissima nella compagnia, Fairchild ha incarnato per oltre due decenni un’idea di classicismo luminoso e di modernità disciplinata. Tecnica cristallina, musicalità raffinata, presenza scenica capace di unire rigore e spontaneità: la sua cifra artistica si è sempre distinta per un equilibrio raro tra precisione e calore umano. Non solo interprete impeccabile del grande repertorio neoclassico, ma anche musa per coreografi contemporanei che in lei hanno trovato intelligenza, velocità e profonda consapevolezza stilistica. Nel corso della sua carriera ha attraversato ruoli iconici, trasformando ogni variazione in un racconto personale. La sua danza non è mai stata mero virtuosismo: dietro ogni pirouette si avvertiva una narrazione interiore, una tensione emotiva trattenuta con eleganza. È questa qualità — la capacità di rendere umano ciò che è tecnicamente straordinario ...

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In tour Topo Gigio con il musical “Strapazzami di Coccole”

Topo Gigio per la prima volta a teatro: il personaggio italiano più amato al mondo sin dagli anni Sessanta prende vita sul palcoscenico. Topo Gigio il musical – Strapazzami di coccole tour è una fiaba che celebra un vero e proprio mito, raccontando la sua nascita e la visione della donna straordinaria che lo ha creato nel 1959, Maria Perego. Un musical pieno di poesia, diretto dal maestro delle fiabe Maurizio Colombi (autore e regista di grandi successi come Peter Pan – Il Musical, We Will Rock You, Rapunzel, La Regina di Ghiaccio, Aladin, e in scena con Caveman) che vuole essere un omaggio all’amato protagonista e a Maria Perego, alla forza del legame tra madre e figlio, e al potere dei sogni e dell’immaginazione. Un giorno d’inverno, una ragazza si ferma davanti alla vetrina di un negozio per guardare un albero di Natale fatto di una strana plastica… e vede, nascosto in quella plastica, un pupazzo che le sorride. Nasce così, a Milano, uno dei characters che ha segnato la nostra epoca. Topo Gigio si afferma sulle scene internazionali, diventando un simbolo di dolcezza e innocenza. Con la sua voce e il suo modo di parlare fa sognare il ...

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La prima ballerina étoile Sabrina Brazzo “allo specchio”

Il balletto classico preferito? La Bella Addormentata. Il balletto contemporaneo prediletto? Petite Mort di Jiří Kylián su musiche di Wolfgang Amadeus Mozart. Il teatro del cuore? Teatro Marinskij di San Pietroburgo. Un romanzo da trasformare in balletto? La portalettere di Francesca Giannone Un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Marie Antoinette del 2006 con Kirsten Dunst. Il costume di scena che hai preferito indossare? La grande gonna nera del balletto Bolero di Francesco Ventriglia. Quale colore associ alla danza? Un colore chiaro glitterato. Che profumo ha la danza? Quello del sudore. La musica più bella scritta per balletto? Chopin. Il film di danza irrinunciabile? Flashdance di Adrian Lyne. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Rudolf Nureyev e Carla Fracci. Il tuo passo di danza preferito? Développé. Chi ti sarebbe piaciuto essere, nella vita reale, tra i personaggi del grande repertorio della danza? Aurora (La Bella Addormetata). Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? George Balanchine. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Di rimanere immortale. Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Folle, Magica, Irresistibile. Come ti vedi oggi allo specchio? No Comment! Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com © Riproduzione riservata

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Alta Formazione Artistica e Professionale per Ballerini – 6ª edizione

Sono aperte le iscrizioni al percorso di Alta Formazione Artistica e Professionale per Ballerini, un corso gratuito co-finanziato dal Fondo Sociale Europeo e dalla Regione Emilia-Romagna, giunto alla sua sesta edizione. Nel corso degli anni il progetto ha formato numerosi danzatori che sono successivamente entrati a far parte della compagnia organizzatrice o di altre realtà nazionali e internazionali; l’80% di loro lavora tuttora, spesso ricoprendo ruoli di rilievo in compagnie di danza classica e contemporanea. Finalità del percorso Il corso si propone di preparare figure professionali capaci di operare all’interno di una compagnia o di un corpo di ballo, eseguendo repertori classici e/o contemporanei sulla base di una coreografia e di una partitura musicale. L’obiettivo è sviluppare nei partecipanti: – solide competenze tecniche nella danza classica e contemporanea; – consapevolezza artistica e padronanza del proprio corpo; – capacità di tradurre il tempo musicale in movimento espressivo; – abilità interpretative in relazione allo spazio scenico e al tempo teatrale; – autonomia nell’utilizzo degli spazi teatrali; – preparazione pratica e scenica orientata all’inserimento professionale. Il percorso è rivolto a ballerini che abbiano terminato gli studi accademici e desiderino affacciarsi concretamente alla professione, acquisendo competenze specialistiche finalizzate all’ingresso nel mercato del lavoro, sia ...

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FILM “Dirty Dancing”: il ballo come emancipazione e scoperta di sé

Quando si parla di Dirty Dancing, si pensa subito all’iconica scena del sollevamento finale sulle note di (I’ve Had) The Time of My Life, ma la vera forza del film sta nel modo in cui racconta la danza come trasformazione personale, libertà e linguaggio del desiderio. Ambientato nell’estate del 1963, il film segue la crescita di Frances “Baby” Houseman, una ragazza idealista e inesperta che scopre un mondo nuovo grazie all’incontro con l’insegnante di ballo Johnny Castle, interpretato da Patrick Swayze, accanto a Jennifer Grey nel ruolo di Baby. Ma più che una semplice storia d’amore, Dirty Dancing è un racconto di formazione che passa interamente attraverso il corpo e il movimento. Nel resort elegante in cui soggiorna la famiglia di Baby, esistono due mondi separati: quello dei ricchi villeggianti e quello dello staff. La danza è il punto d’incontro – e di scontro – tra queste realtà. I balli “ufficiali” sono composti, eleganti, controllati. Al contrario, le feste notturne dello staff esplodono di ritmo, contatto fisico, improvvisazione. Qui la danza è istintiva, sensuale, quasi ribelle. Baby, entrando in questo spazio proibito, attraversa simbolicamente una barriera sociale. Non sta solo imparando dei passi: sta mettendo in discussione le regole del ...

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