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Fairytale Ballets: quando le fiabe danzano in alta definizione

Il balletto classico ha sempre trovato nelle fiabe una delle sue fonti d’ispirazione più inesauribili. Principesse addormentate, fanciulle trasformate dalla magia, cigni incantati e bambole che prendono vita hanno attraversato oltre un secolo di storia della danza, conquistando generazioni di spettatori. Oggi questo patrimonio torna protagonista grazie al cofanetto Fairytale Ballets pubblicato da Opus Arte, una raccolta che offre l’occasione di riscoprire alcuni dei titoli più rappresentativi del repertorio del Royal Ballet. L’interesse di questa pubblicazione non risiede soltanto nella qualità tecnica delle registrazioni, realizzate con immagini in alta definizione e una ripresa capace di valorizzare ogni dettaglio della coreografia. Il vero valore del cofanetto è la possibilità di osservare come il linguaggio del balletto continui a parlare al pubblico contemporaneo senza rinunciare alla propria identità. Ogni titolo racconta una diversa sfaccettatura del mondo delle fiabe. La bella addormentata rappresenta il trionfo dell’eleganza accademica, con la sua struttura monumentale e il celebre vocabolario coreografico derivato dalla tradizione di Marius Petipa. Cenerentola, nella raffinata versione di Frederick Ashton, unisce poesia, ironia e teatralità, dimostrando come una storia universalmente conosciuta possa acquisire nuova profondità attraverso il movimento. Coppélia introduce invece un tono brillante e leggero, giocando sul confine tra realtà e fantasia, ...

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La Biennale di Venezia: Sir Wayne McGregor confermato Direttore artistico del settore Danza per il biennio 2027-2028

Si conclude domani, sabato 1 agosto, il 20. Festival Internazionale di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia, registrando 17.000 presenze e sale piene al 90%. Sir Wayne McGregor è stato confermato nell’incarico di Direttore artistico del settore Danza per il successivo biennio 2027-2028 dal CdA della Biennale di Venezia, presieduto da Pietrangelo Buttafuoco. La riconferma di Sir Wayne McGregor alla direzione artistica del Settore Danza – afferma Pietrangelo Buttafuoco – rappresenta un segnale di continuità nella volontà di eccellenza della Biennale. La sua visione ha profondamente ampliato i confini del linguaggio coreografico, valorizzando sia i grandi protagonisti internazionali sia l’attenzione per le nuove generazioni attraverso Biennale College. Nel rafforzare il profilo internazionale e il prestigio del Settore, Sir Wayne McGregor continuerà per i prossimi due anni a fare di Venezia un laboratorio privilegiato a cui guardare per scorgere il futuro della danza contemporanea. Sono onorato di continuare a ricoprire il ruolo di Direttore della Biennale Danza per altri due mandati – dichiara Wayne McGregor – È stato un privilegio lavorare al fianco di artisti, pubblico e collaboratori eccezionali, esplorando la danza come potente forza di innovazione, immaginazione e connessione. Sono profondamente grato al Presidente Pietrangelo Buttafuoco e all’intero, straordinario team ...

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“Orizzonti Verticali”: gli appuntamenti di agosto a San Gimignano

Nel cuore del patrimonio medievale di San Gimignano, la danza contemporanea continua a ridefinire il dialogo tra arte, spazio urbano e memoria. È questo uno dei tratti distintivi della quattordicesima edizione di “Orizzonti Verticali – Arti sceniche in cantiere”, il festival diretto da Tuccio Guicciardini e Patrizia de Bari. La Rocca di Montestaffoli, affacciata sul profilo inconfondibile delle torri di San Gimignano, ospiterà gli ultimi due appuntamenti del cartellone coreutico, entrambi accomunati da una forte tensione verso la ricerca e la contaminazione dei linguaggi. Sabato 1 agosto 2026 la Compagnia Arearea presenterà Fioriture autoritratte, un viaggio nell’identità attraverso il movimento. Ideato e interpretato da Irene Ferrara e Marco Pericoli, sulle musiche di Marin Marais, lo spettacolo nasce dall’incontro tra ricerca coreografica e pratiche di residenza artistica, sviluppandosi nell’ambito dei progetti “Raccont/ARTI – Caring Stories by Arts” e “Per-Forma”, con l’accompagnamento artistico di Marta Bevilacqua. Fioriture autoritratte esplora il tema dell’identità come processo in continua trasformazione, affidando al corpo il compito di raccontare fragilità, relazioni e possibilità di rinascita. La danza si fa così linguaggio essenziale, capace di instaurare un dialogo intimo con lo spazio della Rocca e con il pubblico, in un intreccio di memoria, paesaggio e contemporaneità. La programmazione ...

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Zorba il Greco torna al Teatro Romano di Verona: il capolavoro di Theodorakis riaccende la magia del sirtaki

Il 25 e 26 agosto 2026 il Teatro Romano di Verona ospiterà il ritorno di Zorba il Greco, il celebre balletto sulle indimenticabili musiche di Mikis Theodorakis e con le coreografie di Lorca Massine, inserito nel cartellone del 103° Arena di Verona Opera Festival. Due serate che riportano in scena uno dei titoli più amati dal pubblico internazionale, capace di coniugare la forza della danza classica con il calore della tradizione popolare greca. Nato dall’incontro tra la straordinaria musica composta da Theodorakis – rielaborazione della celebre colonna sonora del film Zorba il Greco del 1964, tratto dall’omonimo romanzo di Nikos Kazantzakis – e la visione coreografica di Lorca Massine, il balletto debuttò in prima mondiale proprio all’Arena di Verona nell’agosto del 1988. A interpretare i ruoli principali furono due autentiche leggende della danza, Vladimir Vasiliev e Gheorghe Iancu, dando vita a uno spettacolo destinato a diventare un classico del repertorio internazionale. Da allora Zorba il Greco ha compiuto un lungo viaggio nei principali teatri del mondo, conquistando il pubblico di oltre quaranta Paesi. La sua forza risiede nella capacità di raccontare una storia universale: quella dell’incontro tra culture diverse, dell’amicizia, dell’amore per la vita e della libertà. Attraverso il personaggio ...

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Il cosiddetto tutù Degas: tra arte, scena e immaginario del balletto

L’espressione tutù Degas è una definizione comunemente utilizzata per descrivere il costume da balletto immortalato dal pittore francese Edgar Degas nelle sue celebri opere dedicate alle ballerine. Più che un capo specifico, rappresenta un’icona visiva che racchiude l’estetica del balletto nella seconda metà dell’Ottocento, unendo realtà teatrale e interpretazione artistica. A differenza del tutù classico rigido, sviluppatosi pienamente tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, il cosiddetto tutù Degas era caratterizzato da una gonna morbida composta da numerosi strati di tulle leggero, generalmente lunga fino al ginocchio o appena sotto. Il tessuto, privo della rigidità che contraddistingue i modelli moderni, seguiva con naturalezza i movimenti della danzatrice, creando un effetto di leggerezza che Degas seppe tradurre magistralmente nelle sue tele e nei suoi pastelli. Questa foggia rifletteva l’evoluzione del costume teatrale iniziata con il balletto romantico. Le gonne, progressivamente accorciate rispetto agli abiti di scena del primo Ottocento, permettevano una maggiore libertà di movimento e rendevano più visibile il lavoro tecnico delle gambe e dei piedi. Il pubblico poteva così apprezzare con maggiore chiarezza la precisione dell’esecuzione, mentre la silhouette della ballerina acquistava un equilibrio tra eleganza e funzionalità. Nelle opere di Degas, il costume assume però ...

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Biennale di Venezia / Due grandi debutti per raccontare il presente: What is War di Wen Hui ed Eiko Otake e Scirocco di WINNDance Company

Un finale spettacolare che schiera i più bei nomi della danza contemporanea in tutte le sue declinazioni, riuniti a Venezia per la Biennale dal programma ideato da Wayne McGregor. Eiko Otake e Wen Hui, grandi artiste da Cina e Giappone attive sulla scena internazionale debutteranno in prima italiana al Teatro Piccolo Arsenale (ore 18.00) con il profetico What is War, mentre al Teatro Malibran(ore 21.00) ci sarà la prima mondiale di Scirocco (Death in Venice; Bridge of Sighs), un omaggio alla città lagunare firmato da John Neumeier, Imre e Marne van Opstal, Rainer Behr, Omar Román de Jesús, Javier de Frutos, interprete la WINNDance, neonata compagnia di Stoccarda al suo debutto internazionale. E ancora: una delle figure più influenti del post modern, Molissa Fenleycon un’altra stella della danza, Cassandra Trenary, rispettivamente interpreti di Bardo e State of Darknessalle Tese dei Soppalchi (ore 20.00); e infine Adam Linder con i danzatori di Dansk Danseteters al Teatro alle Tese (ore 21.00) con Drip Tekhne. What is War È uno spettacolo unico e personale What is War, nato dall’incontro tra Eiko Otake, formata in Giappone dai maestri del butoh Kazuo Ohno e Tatsumi Hijikata, attiva a New York dal 1976 e presente in ...

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Alicia Alonso e il tempo eterno della leggenda

Attorno alla figura di Alicia Alonso il tempo ha compiuto un’operazione singolare: ha attenuato il ricordo degli avvenimenti, lasciando invece intatta un’impressione. Non quella di una carriera esemplare, ma di una presenza destinata a superare il proprio secolo. Le grandi personalità della danza del Novecento sembravano nascere in un’epoca in cui il palcoscenico possedeva ancora il potere di creare leggende. Erano anni in cui il pubblico riconosceva negli interpreti qualcosa che oggi appare quasi perduto: una distanza. Non la distanza dell’inaccessibilità, ma quella del mito. L’artista non era soltanto visto; era immaginato. Attorno al suo nome si costruiva un racconto che oltrepassava gli spettacoli, trasformando la memoria in una forma di attesa. Alicia Alonso appartiene a quella stagione. Non tanto perché ne sia stata una protagonista, quanto perché continua a rappresentarne l’essenza. La sua immagine sembra provenire da un tempo in cui la danza custodiva ancora un’aura quasi sacrale, quando il sipario divideva due mondi e il teatro conservava il privilegio dell’irripetibile. Oggi, nell’epoca della riproduzione infinita delle immagini, quella dimensione appare remota. Proprio per questo la sua figura acquista un valore che supera il dato storico. Il mito, del resto, non nasce dall’assenza di realtà, ma dalla capacità della ...

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Consumare passi o imparare a danzare? La sfida della didattica coreutica oggi

Viviamo nell’era della sovrastimolazione e della fame insaziabile del nuovo. Se qualcosa non cambia o succede subito, ci si annoia. Questa dinamica disfunzionale ha contagiato anche le sale di danza, dove sempre più spesso si scambia la quantità di materiale coreografico con la qualità dell’insegnamento: più passi, più sequenze, più novità. Ma accumulare movimenti non significa imparare. La pedagogia e le neuroscienze infatti ricordano una verità fondamentale: il cervello ama la novità, ma il corpo cresce con la ripetizione. Il sistema nervoso è biologicamente programmato per reagire agli stimoli rilasciando dopamina. Il “nuovo” ci dà una scossa immediata di gratificazione, ma è una soddisfazione effimera. Quando questa logica viene applicata alla danza, si crea un cortocircuito, allievi che consumano passi e coreografie senza mai metabolizzarli davvero. Accelerare i tempi per inseguire la ridotta soglia di attenzione produce esecutori di movimenti, non ballerini e annulla una parte fondamentale della danza, il lato artistico. Il cervello ha bisogno di tempo per introiettare le informazioni, viverle, tradurle in movimento e comunicarle. Ogni volta che un gesto viene eseguito con intenzione, ripetuto nel tempo e corretto, i circuiti neurali si rafforzano. La guaina mielinica che avvolge i neuroni si ispessisce, trasformando un movimento in ...

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Biennale Danza

Addio a Simone Forti, pioniera della danza postmoderna

Si è spenta a Los Angeles all’età di 91 anni Simone Forti, tra le figure più innovative e influenti della danza e della performance del Novecento. Forti ha rivoluzionato il linguaggio del movimento con le sue celebri Dance Constructions, anticipando la danza postmoderna e influenzando generazioni di artisti. Il suo lavoro, fondato su improvvisazione, gesto quotidiano e ricerca sul corpo, ha lasciato un’eredità fondamentale nella storia dell’arte contemporanea. Nata a Firenze il 25 marzo 1935 in una famiglia ebraica, emigrò negli Stati Uniti nel 1938 per sfuggire alle leggi razziali fasciste. Dopo gli studi con Anna Halprin in California, si trasferì a New York, dove entrò in contatto con alcuni dei protagonisti dell’avanguardia americana, tra cui Robert Morris, Yvonne Rainer, Trisha Brown e Steve Paxton. Nel 1961 presentò le celebri Dance Constructions, opere destinate a cambiare il corso della storia della danza, introducendo un linguaggio basato su gesti essenziali, improvvisazione, strutture minimali e azioni quotidiane. Nel corso della sua lunga carriera, Simone Forti ha intrecciato danza, scrittura, disegno, musica e arti visive, sviluppando una ricerca originale che ha esplorato il movimento come forma di conoscenza e di percezione del mondo. Le sue opere sono state presentate nei più importanti musei ...

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Biennale

Biennale Danza: Molissa Fenley, Cassandra Trenary, Adam Linder

Nomi di primo piano che hanno fatto e fanno tuttora la storia della danza sono in scena giovedì 30 luglio al 20. Festival Internazionale di Danza Contemporanea diretto da Wayne McGregor. Molissa Fenley, danzatrice e coreografa americana, pioniera del post modern e autrice di assoli diventati di culto e Cassandra Trenary, già principal dancer dell’America Ballet Theater e dallo scorso anno dello Staatsballett di Vienna saranno alle Tese dei Soppalchi dell’Arsenale (ore 18.00) con State of Darkness e Bardo; mentre il coreografo e artista australiano Adam Linder, presente con le sue opere in contesti teatrali e anche espositivi come il MoMA di New York, presenta al Teatro alle Tese (ore 21.00) Drip Tekhne con il Dansk Danseteater di Copenhagen. Un singolo danzatore in dialogo con un’intera orchestra sulle note della Sagra stravinskiana. È State of Darkness, intensa esecuzione solista creata nell’88 da Molissa Fenley e diventata banco di prova per resistenza e tecnica di tanti danzatori. Come Cassandra Trenary, già prima ballerina dell’American Ballet Theatre, poi della Wiener Staatsoper diretta da Alessandra Ferri, più volte interprete del celebre assolo sotto la guida della stessa Fenley. “Si tratta di uno scambio molto diretto tra la partitura e la coreografia. Al culmine ...

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