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CCN/Aterballetto nel palinsesto di Internazionale Kids

In occasione di Internazionale Kids a Reggio Emilia, il Centro Coreografico Nazionale / Aterballetto presenta Alla ricerca della meraviglia è un percorso fatto di tre studi coreografici, firmati da Fernando Melo, Jacopo Jenna e Francesco Marilungo, che coinvolgono e rigenerano lo sguardo di grandi e piccoli. Che cosa si cerca? Il nuovo spettacolo del CCN/Aterballetto per bambini e ragazzi che girerà per i teatri. Il pubblico di Internazionale Kids vedrà in anteprima i risultati di questa ricerca prima del debutto a giugno 2026 e potrà dialogare con gli artisti.

Il confronto con lo sguardo dell’infanzia — libero, esigente, non mediato — diventa così parte integrante del processo creativo stesso. Non un semplice test, ma un’occasione di dialogo autentico tra creazione e spettatore: una scelta che riflette la convinzione profonda del CCN/Aterballetto nella necessità di coinvolgere il pubblico, e in particolare le nuove generazioni, non come semplici fruitori di un prodotto già definito, ma come interlocutori attivi, capaci di contribuire alla creazione, di conoscerne i meccanismi e i protagonisti, e di sviluppare così una maggiore consapevolezza e sensibilità verso la danza contemporanea.

Il Mondo dei Quasi di Fernando Melo, è uno strano e giocoso mondo fatto di pareti morbide e in continuo movimento, in cui due figure appaiono, scompaiono, giocano a nascondino e si cercano. Si avvicinano, si allontanano e si incontrano di nuovo in modi sempre diversi, come se fosse lo spazio stesso a giocare con loro. Intorno a loro, tutto è in costante trasformazione, pieno di piccole sorprese che rendono ogni incontro imprevedibile. Attraverso il movimento, la sorpresa e l’immaginazione, lo spettacolo invita il giovane pubblico a entrare in un mondo in cui nulla è mai completamente fermo e incontrarsi è sempre un’avventura—dove ogni ostacolo diventa un invito a giocare, esplorare e scoprire. Al centro, il lavoro riflette sul nostro profondo bisogno umano di connessione: su come ci avviciniamo agli altri, su come attraversiamo la distanza e su come la connessione non sia sempre immediata, ma qualcosa che costruiamo attraverso curiosità, pazienza e gioco. Entrando in contatto con queste idee, i bambini sono incoraggiati a riflettere sull’empatia, sulla comunicazione e sulla gioia di cercare di comprendere ed essere compresi. Un viaggio visivo e poetico sulla curiosità, la distanza e i molti modi di cercare di raggiungersi.

In Se puoi immaginarlo, puoi danzarlo, il coreografo Jacopo Jenna, mostra come l’immaginazione e la danza sono strumenti potenti per trasformare la realtà. La fantasia apre varchi inaspettati, ribalta logiche, permette agli oggetti di parlare e ai bambini di compiere gesti impossibili. Un corpo che danza non riproduce forme: crea nuovi linguaggi, possibilità, territori di libertà unici. Attraverso il movimento, il corpo diventa un luogo in cui l’immaginazione si materializza, si fa gesto, ritmo e spazio. Come nelle fiabe rodariane, attraverso il suo binomio fantastico, la danza può liberarsi da ciò che conosciamo: una camminata può diventare un viaggio cosmico, un salto può aprire una porta, una pausa può raccontare un segreto. Nella danza l’immaginazione è un atto fisico per generare nuove relazioni e narrazioni, come una storia che non si legge ma si attraversa; un racconto in cui ogni gesto può riscrivere i confini del mondo.

Le ninnenanne della tradizione – veneziana, romagnola, salentina – sono l’ispirazione e la colonna sonora di ANNINNÌA la creazione di Francesco Marilungo che, attraverso questo canto che con dolcezza e intimità accompagna il graduale passaggio all’inconsapevolezza del bambino, vuole attraversare le paure infantile e suggerire ai piccoli spettatori un mezzo privilegiato per superarle, vale a dire il gioco.

La coreografia incarna con efficacia nei corpi dei due danzatori sia l’insicurezza generata dall’incontro con quanto spaventa perché ignoto, mai visto; sia la fiducia in sé stessi e la gioia esito del progressivo processo di avvicinamento e conoscenza, realizzato grazie al gioco. Un percorso attraverso i territori più bui della mente e del cuore dei bambini reso più agevole dall’originale segno scenografico eletto dal coreografo marchigiano: il peluche. Sul palcoscenico ce ne sono più di seicento: uno sull’altro a formare morbide colline, oppure cuciti a sagomare un tappeto che, all’occorrenza, diventa coperta oppure mantello; o, ancora, accostati così da plasmare maschere – una strega e poi il lupo, archetipi delle fiabe. Fare delle paure i propri migliori compagni di gioco, per superarle e diventare più forti e felici.

Il Mondo dei Quasi
Coreografia, scena, costumi Fernando Melo
Musiche Bill Evans, Laurent Dury
Realizzazione costumi Nuvia Valestri
Assistente alla coreografia Ivana Mastroviti
Danzatori Matilde Di Ciolo e Matteo Capetola

Se puoi immaginarlo, puoi danzarlo
Coreografia, video e costumi Jacopo Jenna
Musica Pure Imagination remix di KwayT Man Frekm pt.1 – Djrum
Danzatori Alessia Giacomelli e Kiran Gezels

ANNINNÌA – studio
Regia, coreografia e costumi Francesco Marilungo
Scene e maschere Luca Luchetti
Danzatori Alessia Giacomelli e Kiran Gezels
Con il supporto di Associazione Congerie e Centro del Riuso di Macerata

Fernando Melo, coreografo brasiliano attivo in Europa, sviluppa un linguaggio fisico intenso e teatrale, capace di unire dinamica, immaginario e dimensione emotiva. Le sue creazioni si distinguono per una forte qualità visiva e per una scrittura coreografica che intreccia energia, relazione e narrazione non lineare.

Jacopo Jenna concentra la sua ricerca sull’analisi del movimento e sulla relazione tra danza, immagini e dispositivi visivi. Il suo lavoro attraversa archivi, cultura pop, storia della danza e media contemporanei, costruendo opere che interrogano il modo in cui guardiamo e siamo guardati, con un approccio concettuale ma sempre profondamente fisico.

Francesco Marilungo porta avanti una ricerca radicale sul corpo e sulla rappresentazione, affrontando spesso temi legati all’identità, al rito e alla trasformazione. Il suo linguaggio è stratificato, ironico e a tratti perturbante, capace di aprire spazi di riflessione attraverso una forte tensione scenica.

Michele Olivieri

Foto di Valeria Civardi

www.giornaledelladanza.com

©️ Riproduzione riservata

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