
Qual è il tuo balletto classico preferito?
Romeo e Giulietta.
Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito?
Petite mort di Jiří Kylián.
Il teatro a cui sei più legato?
Il London Coliseum, perché ormai era diventato casa! Abbiamo fatto così tanti spettacoli con l’English National Ballet che, quando arrivavo al mattino, avevo davvero la sensazione di tornare a casa.
Se potessi trasformare un romanzo in balletto, quale sceglieresti?
Ce ne sarebbero davvero molti! Ultimamente, però, mi sto appassionando ai libri di Gianluca Gotto. In particolare, il primo che ho letto, e che mi ha letteralmente rapito la fantasia, è Succede sempre qualcosa di meraviglioso. Secondo me, c’è davvero tutto: azione, una storia d’amore e avventura!
Quale film trasformeresti in un balletto?
Un film, che è anche un libro, che mi piacerebbe molto coreografare è Lasciami entrare. Racconta la storia di amicizia tra un adolescente e una ragazza–vampiro e affronta temi molto attuali, come il bullismo e la sociopatia. Credo che sarebbe davvero interessante trasformarlo in un balletto.
Qual è il costume di scena che hai amato di più?
Uno solo sarebbe un po’ riduttivo… Al primo posto, però, metterei sicuramente quello di Mercuzio; poi, senza dubbio, quello di In the Middle, Somewhat Elevated.
Di che colore è la danza?
Un solo colore? Oddio… secondo me è impossibile essere rappresentati da un unico colore. La danza, come qualsiasi forma d’arte, ti dà la possibilità di interpretare ruoli diversi e di dare vita alle molte sfaccettature del tuo carattere. Puoi sicuramente averne uno prediletto, quello che più ti rappresenta e ti caratterizza. Personalmente sceglierei il rosso: passione, calore, movimento… Ma, per essere davvero completo, devi saper regalare alla danza un vero e proprio arcobaleno di colori.
Che profumo ha la danza?
La danza profuma di sogni che prendono forma, di pece, di scarpette consumate, di pelle, di sudore e di desideri nascosti. Profuma di sacrifici trasformati in bellezza, a volte finalmente ripagati; di silenzi che diventano musica e di emozioni che il corpo racconta senza bisogno di parole. Ma, soprattutto, profuma di libertà: quella sensazione rara e preziosa di sentirsi davvero vivi, quando, per un istante, il corpo vola e l’anima dimentica di avere un peso.
Qual è la musica di balletto più bella mai scritta?
La musica più bella… senza dubbio il passo a due del balcone di Romeo Giulietta composto da Prokofiev.
Un film sulla danza indispensabile?
Due vite e una svolta…
Una leggenda della danza: un uomo e una donna.
Due miti? Semplice: Baryshnikov, anche se Tetsuya Kumakawa non scherza! E, tra le donne, Viviana Durante.
Qual è il tuo passo o movimento preferito?
Tutto ciò che va en tournant! Pirouettes in tutte le salse e a tutti i livelli.
Tra i personaggi del balletto classico, chi vorresti essere nella vita reale?
Mercuzio: fuori di testa, figo, sfrontato, impavido, temerario… anche se, purtroppo, a volte bisogna essere fin troppo diplomatici e usare molta educazione!
Chi è stato il più grande genio della coreografia?
Non esiste un unico genio… Nella storia del balletto ce ne sono stati diversi, e ognuno di loro ha dato vita a creazioni indimenticabili. Ma, secondo me, il vero genio è colui che riesce a dare ai corpi dei danzatori qualcosa da raccontare, anche nella pura semplicità di un gesto, senza fermarsi alla mera esecuzione dei passi.
Se potessi incontrare Tersicore, cosa le diresti?
A Tersicore direi: grazie. Grazie perché non mi ha mai promesso nulla e, soprattutto, non mi ha mai regalato nulla. L’ho sentita però sempre accanto a me, nei momenti belli e di soddisfazione, così come in quelli di sconfitta, quando dubitavo delle mie capacità, magari a causa di opinioni negative ricevute da altri. Mi viene da fare un paragone con un film che va per la maggiore in questo periodo, The Odyssey: per me Tersicore è stata un po’ come Atena per Ulisse, sempre al suo fianco, anche nel momento in cui finalmente è riuscito a tornare a casa.
In tre parole, come descriveresti la disciplina della danza?
Disciplina, dedizione e libertà.
Quando oggi ti guardi allo specchio, cosa vedi?
Il rapporto con lo specchio è sempre stato un po’ complicato… Prima mi guardavo per capire se riuscivo a trasformarmi in qualcosa di bello. E, anche se inconsciamente sapevo che qualcosa c’era, non riuscivo mai a valutarlo davvero in modo obiettivo: sembrava mancasse sempre un tassello. Ora, invece, mi specchio e vedo un uomo — ahimè, perché sono cresciuto! — che ha realizzato molti dei suoi sogni perché ci ha creduto e si è impegnato per raggiungere tanti traguardi. Vedo tanta esperienza e sarebbe incoerente non ammetterlo… ma vedo anche che c’è ancora tanta voglia di fare, di scoprire e di diventare. È come se i ruoli si fossero invertiti: prima, davanti allo specchio, ero io a chiedergli cosa dovessi fare; ora, invece, è lui a chiedermi: “Cos’altro vuoi imparare?”.
Michele Olivieri
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