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Tag Archives: Balletto contemporaneo

Il coreografo internazionale David Dawson “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? La Bella Addormentata. È, per me, l’espressione più pura della danza classica. Un capolavoro architettonico in cui musica, coreografia e scenografia esistono in perfetto equilibrio. Se il balletto avesse una cattedrale, sarebbe questa. Ogni volta che vi ritorno, scopro qualcosa di nuovo. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Agon. Ha cambiato per sempre il linguaggio del balletto. Una conversazione perfetta tra Stravinskij e Balanchine, tra musica e movimento, ridotti alla loro essenza. Nulla è decorativo; tutto è necessario. Ogni passo sembra inevitabile e, al tempo stesso, completamente inatteso. Ogni volta che lo vedo, ho la sensazione che il futuro del balletto venga nuovamente inventato. Quale teatro occupa un posto speciale nel tuo cuore? Il Teatro dell’Opera di Roma. È un luogo in cui la storia sembra essere ancora viva, dove le pareti paiono ricordare ogni spettacolo, ogni trionfo e ogni silenzio. Nel momento in cui entro, mi sento connesso alle generazioni di artisti che mi hanno preceduto su quel palcoscenico. Intriso di storia, eppure infinitamente vivo, è un luogo di memoria, bellezza e possibilità. Quale romanzo vorresti più di ogni altro vedere adattato per il balletto? Lettere a un giovane poeta di ...

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Il coreografo e performer Riccardo Buscarini “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? Sylvia di Frederick Ashton. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Manon di Kenneth McMillan. Quale teatro occupa un posto speciale nel tuo cuore? Covent Garden. Quale romanzo ti piacerebbe maggiormente vedere adattato in un balletto? Il deserto dei tartari di Dino Buzzati. E quale film pensi potrebbe diventare un ottimo balletto? Melancholia di Lars Von Trier. Quale costume di scena ti è piaciuto di più indossare? Arlecchino nella Traviata di Franco Zeffirelli. Quale colore associ alla danza? Il colore del cielo e delle sue infinite possibilità. Di che profumo sa la danza? Velluto rosso di tutti i teatri. Qual è il brano musicale più bello mai scritto per un balletto? Tutte le sinfonie di Tchaikovsky. Quale film di danza consideri imprescindibile? The Company di Robert Altman. Chi sono le tue due leggende della danza del passato, un uomo e una donna? Rudolf Nureyev e Margot Fonteyn come icone di stile e classe immortale. Qual è il tuo passo o movimento di danza preferito? Grande allegro. Tra i grandi personaggi del repertorio del balletto classico, quale avresti voluto essere nella vita reale? La fata dei Lillà! Chi consideri il più grande genio della ...

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Il maestro internazionale Raymond Lukens “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? Les Sylphides, nella versione originale di Michel Fokine, preservata da Dimitri Romanoff. Non la versione resa celebre dal film con Mikhail Baryshnikov: quella oggi in repertorio è stata riportata in scena da Kirk Peterson su richiesta di Kevin McKenzie. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Rodeo. Quale teatro occupa un posto speciale nel tuo cuore? Il Metropolitan Opera House di New York. Quale romanzo ti piacerebbe maggiormente vedere adattato in un balletto? Una banda di idioti (A Confederacy of Dunces) di John Kennedy Toole. E quale film pensi potrebbe diventare un ottimo balletto? Frida. Quale costume di scena ti è piaciuto di più indossare? Quello di The Four Temperaments. Quale colore associ alla danza? Il bianco. Perché contiene tutti i colori, come la danza contiene tutte le emozioni. È il colore della luce, dell’eleganza e di quella pagina ancora vuota sulla quale il corpo comincia a scrivere. Di che profumo sa la danza? Sa di palcoscenico: di legno, di resina, di sudore e di fiori. Ma soprattutto sa di passione. È un profumo che non si può comprare e che, una volta respirato, rimane per sempre. Qual è il brano musicale più ...

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Il direttore e coreografo Eric Gauthier “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? Romeo e Giulietta. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Grand Finale di Hofesh Shechter. Quale teatro occupa un posto speciale nel tuo cuore? Theaterhaus Stuttgart. Quale romanzo vorresti più di ogni altro vedere adattato per il balletto? Il signore delle mosche. E quale film pensi che sarebbe perfetto per diventare un balletto? Annie. Quale costume di scena ti è piaciuto di più indossare? Mercuzio nella versione di Cranko. A quale colore associ la danza? A tutti. Che odore ha la danza? Di duro lavoro, di sudore! Qual è il brano musicale più bello mai scritto per un balletto? Romeo e Giulietta (Prokof’ev). Quale film di danza consideri imperdibile? West Side Story. Chi sono le tue due leggende della danza del passato, un uomo e una donna? Marcia Haydée e Mikhail Baryshnikov. Qual è il tuo passo o movimento di danza preferito? Il balancé. Tra i grandi personaggi del repertorio del balletto classico, quale avresti voluto essere nella vita reale? Romeo. Chi consideri il più grande genio coreografico di tutti i tempi? John Cranko e William Forsythe. Se potessi tornare indietro nel tempo e incontrare Tersicore, cosa le diresti? Vuoi ballare? In tre ...

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I grandi coreografi nella storia della danza: Mark Morris

Parlare di Mark Morris significa parlare di un artista che, più di molti altri, ha saputo restituire alla danza una delle sue dimensioni originarie e più profonde: quella dell’ascolto. Nato a Seattle nel 1956, Morris ha costruito nel corso di oltre quattro decenni una carriera che sfugge alle definizioni troppo semplici. È coreografo, danzatore, regista e direttore d’orchestra, ma soprattutto è un artista per il quale le diverse discipline non rappresentano territori separati. Nella sua opera la musica diventa movimento, il movimento diventa teatro e il teatro torna alla musica in un continuo scambio di significati. È questa circolarità, più ancora della riconoscibilità del suo stile, ad aver reso la sua ricerca così influente. La sua formazione nasce lontano dall’idea di una traiettoria artistica già tracciata. Morris entra in contatto con linguaggi differenti, studia danza e si confronta con esperienze che comprendono anche le tradizioni popolari. È un apprendistato che contribuisce a formare una concezione del corpo libera dai confini rigidi fra alto e basso, fra accademico e popolare, fra disciplina e spontaneità. Nel suo lavoro futuro tutto questo confluirà in una scrittura coreografica estremamente rigorosa, ma mai intimidatoria, capace di conservare qualcosa di concreto, terrestre, persino quotidiano. Nel 1990 ...

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La Solista scaligera Gaia Andreanò “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Don Chisciotte. Il balletto contemporaneo prediletto? Wolf works di Wayne McGregor. Il Teatro del cuore? Teatro alla Scala. Un romanzo da trasformare in balletto? Cime tempestose di Emily Brontë. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Orgoglio e pregiudizio. Il costume di scena indossato che hai preferito? Gamzatti. Quale colore associ alla danza? Rosa, come le scarpette da punta. Che profumo ha la danza? Fresia. La musica più bella scritta per balletto? Ovviamente, la musica di Čajkovskij. Il film di danza irrinunciabile? Due vite e una svolta. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Rudolf Nureyev e Carla Fracci. Il tuo “passo di danza” preferito? Grand jeté e gli equilibri. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Kitri. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Dal più classico come Nureyev, ai più innovativi, Balanchine e Forsythe. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Considerando che sono anche la figlia di una maestra di Danza, penso che la ringrazierei per aver doppiamente condiviso l’arte di danzare nella mia famiglia. Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Disciplina, forza ...

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I grandi coreografi nella storia della danza: Maurice Béjart

Parlare di Maurice Béjart significa evocare una delle personalità più visionarie e influenti della danza del Novecento. La sua arte non si limitò a rinnovare il linguaggio coreografico, ma trasformò il balletto in un’esperienza culturale totale, capace di dialogare con la filosofia, la musica, la spiritualità e le inquietudini dell’uomo contemporaneo. In un’epoca in cui la danza rischiava talvolta di apparire confinata entro codici estetici consolidati, Béjart ne ampliò gli orizzonti, restituendole una forza comunicativa diretta e universale. Le sue creazioni possedevano una straordinaria capacità di parlare a pubblici diversi, abbattendo le barriere che spesso separano l’arte colta dalla sensibilità popolare. Nei suoi spettacoli il gesto non era mai puro esercizio formale, ma diventava veicolo di pensiero, emozione e ricerca interiore. Ogni movimento sembrava nascere da una necessità profonda, come se il corpo potesse esprimere ciò che le parole non riescono a raccontare. L’universo artistico di Béjart si caratterizza per una costante tensione verso l’assoluto. Le sue coreografie attingevano a tradizioni culturali differenti, fondendo Oriente e Occidente, sacro e profano, rigore classico e slancio contemporaneo. In questa sintesi risiedeva gran parte della sua originalità: la danza diventava un luogo di incontro tra culture, idee e sensibilità, una forma di conoscenza ...

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Il direttore artistico Alexei Kremnev “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? Da danzare: Giselle. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Da danzare: La Dama delle Camelie. Da vedere: Mayerling, Apartment e Sygnes. Quale teatro occupa un posto speciale nel tuo cuore? Il Bol’šoj e l’Opéra di Parigi. Quale romanzo ti piacerebbe maggiormente vedere adattato in un balletto? Qualcosa che possa parlare al pubblico più giovane… E quale film pensi potrebbe diventare un ottimo balletto? Vi presento Joe Black (Meet Joe Black). Quale costume di scena ti è piaciuto di più indossare? Praticamente tutti. Mi sono piaciuti tutti i ruoli che ho interpretato; proprio per questo, per sentirmi autentico in ciascun personaggio, dovevo riuscire a sentirmi a mio agio e naturale in ogni costume. Quale colore associ alla danza? Ogni opera è diversa, quindi in ciascuna c’è una grande varietà di colori. Di che profumo sa la danza? Per me, il profumo più bello è quello delle quinte del Bol’šoj e dell’Opéra di Parigi (prima della ristrutturazione). Qual è il brano musicale più bello mai scritto per un balletto? Ce ne sono così tanti che sarebbe davvero ingiusto sceglierne uno solo. Quale film di danza consideri imprescindibile? Purtroppo non ce ne sono molti, ma ...

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Il direttore artistico Ted Brandsen “allo specchio”

Il balletto classico preferito? La bella addormentata. Il balletto contemporaneo prediletto? Troppo difficile sceglierne uno! Adoro The Four Seasons di David Dawson, Solitude di Alexei Ratmansky, la serie Blake Works di William Forsythe, qualsiasi lavoro di Hans van Manen… e la lista potrebbe continuare! Il Teatro del cuore? Il nostro teatro di Amsterdam, il Dutch National Opera & Ballet, dove ho trascorso quarant’anni, fin dalla sua apertura. Un romanzo da trasformare in balletto? Nessuno. Il balletto può fare a meno delle storie, anche se adoro un buon balletto narrativo. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Lo stesso: nessuno in particolare. Il costume di scena indossato che hai preferito? Semplici body e calzamaglie. Quale colore associ alla danza? L’azzurro del cielo. Che profumo ha la danza? Di sudore e di rose. La musica più bella scritta per balletto? Agon di Igor Stravinskij, oppure qualsiasi composizione di Čajkovskij. Il film di danza irrinunciabile? Scarpette rosse (The Red Shoes) e Due vite, una svolta (The Turning Point). Due miti della danza del passato, uomo e donna? La nostra coppia d’oro della danza olandese: Han Ebbelaar e Alexandra Radius. Il tuo “passo di danza” preferito? Impossibile sceglierne uno solo dall’intero ...

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Recensione del libro “Giselle nostra contemporanea”

  Ci sono balletti che il tempo consegna alla storia e balletti che, al contrario, sembrano sottrarsi alla storia proprio per continuare a interrogarla. Giselle appartiene a questa seconda, più rara categoria. Ogni epoca che l’ha incontrata ha finito per riconoscervi qualcosa di sé: il Romanticismo vi proiettò il desiderio dell’assoluto, la fascinazione per il soprannaturale e la morte, il Novecento ne fece un banco di prova per la grande tradizione accademica, mentre la contemporaneità ha scoperto nel suo fragile fantasma una materia sorprendentemente disponibile alla reinvenzione. È da questa inesauribile capacità di mutare senza cessare di essere Giselle che prende le mosse Giselle nostra contemporanea. Conversazioni, ricostruzioni e riletture, il volume curato da Roberta Albano e Maria Venuso, pubblicato da Piretti Editore (348 pagine con numerosi contributi critici in italiano e inglese e fotografie). Il titolo contiene già una dichiarazione di poetica. Quel “nostra” non indica soltanto la vicinanza cronologica, né pretende di attualizzare artificiosamente un capolavoro dell’Ottocento. Indica piuttosto un’appartenenza: Giselle continua a essere nostra perché ogni generazione è costretta a ridefinire il proprio rapporto con la memoria della danza. E proprio la memoria, in questo libro, assume un valore tutt’altro che nostalgico. È materia viva, instabile, continuamente ...

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