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Chiude la “Carolyn Carlson Company” con un ultimo saluto

Dopo undici anni di attività, la Carolyn Carlson Company si avvia alla chiusura, segnando la fine di una delle esperienze più liriche e riconoscibili della danza contemporanea europea.

Una notizia che colpisce profondamente il mondo dello spettacolo dal vivo, non solo per il prestigio della sua fondatrice, ma per il valore artistico e simbolico che la compagnia ha rappresentato nel panorama internazionale.

Fondata e diretta da Carolyn Carlson, figura cardine della danza del Novecento e pioniera di una scrittura coreografica fortemente poetica, la compagnia ha incarnato per oltre un decennio un’idea di danza come spazio meditativo, visivo e spirituale.

Un linguaggio che ha saputo coniugare gesto, parola, musica e silenzio, rimanendo fedele a una visione artistica rigorosa e fuori dalle logiche di consumo rapido.

Alla base della decisione di interrompere le attività vi sono difficoltà economiche strutturali e un contesto finanziario sempre più complesso per le compagnie indipendenti, soprattutto quelle votate alla ricerca e alla trasmissione di un repertorio d’autore.

Una situazione che riflette una crisi più ampia del settore culturale, in cui la sostenibilità artistica fatica a trovare un equilibrio con i modelli di finanziamento attuali.

La chiusura sarà accompagnata da un ultimo saluto al pubblico: The Tree, una delle creazioni più emblematiche di Carlson, andrà in scena per le ultime rappresentazioni il 30 e 31 gennaio 2026 al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi.

Un commiato che assume il valore di un rito finale, coerente con l’estetica della coreografa, da sempre attenta ai cicli della natura, alla trasformazione e alla memoria.

La fine della compagnia non coincide tuttavia con il silenzio artistico di Carolyn Carlson.

La coreografa continuerà a essere presente attraverso progetti di trasmissione, insegnamento e creazione, mantenendo vivo un patrimonio immateriale che ha influenzato generazioni di danzatori e coreografi.

Si chiude così un capitolo fondamentale della danza contemporanea, ma resta aperta l’eredità di un pensiero coreografico che ha saputo resistere al tempo, ricordandoci che l’arte, anche quando perde una struttura, non perde la sua voce.

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

©️ Riproduzione riservata

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