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Danza e bullismo: l’importanza di riconoscerlo e sconfiggerlo

Il bullismo è una forma di comportamento vessatorio attuato ripetutamente nei confronti di soggetti che per varie ragioni non sono in grado di difendersi.

Bullizzare qualcuno significa quindi intimidirlo e agire in maniera prepotente, e non necessariamente indica un’aggressione fisica. Il bullismo è rintracciabile in molti ambienti frequentati dai giovani, come la scuola o una cerchia di amicizie, e sfortunatamente, non è raro trovarlo nelle scuole di danza, dove competizione e pressione possono tirare fuori il peggio delle persone.

Lo stress e la gelosia diventano un mix pericoloso che affonda le sue radici nell’educazione ricevuta in famiglia e nella personalità dell’allievo più che nell’ambiente che frequenta. Molti ballerini, infatti, maltrattano gli altri come tentativo fuorviante di migliorare la propria autostima demolendo quella altrui.

Gli obiettivi preferiti dai bulli di solito sono i ragazzi timidi, che non si adattano facilmente, i più sensibili e talentuosi, motivo per cui suscitano invidia in compagni più insicuri e meno dotati che reagiscono denigrandone le qualità.

Il bullismo a danza può manifestarsi in modo molto sottile e spesso inizia con una banale situazione, come per esempio quando un allievo commette un errore e un compagno si sente in diritto di correggerlo di fronte alla classe. Oppure quando l’insegnante esprime un apprezzamento nei confronti di uno studente, e in spogliatoio e apertamente altri allievi alludono a una presunta preferenza del maestro verso quello studente.

I comportamenti vessatori attuati da uno o più allievi verso altri comunque si ripercuotono su tutti, anche sull’atmosfera dell’intera classe e sulle performance dei ballerini, e soprattutto cozzano con i principi base della danza, ossia disciplina, ordine, correttezza e rispetto.

Solitamente chi è oggetto di bullismo è giovane, inesperto e probabilmente incapace di difendersi, quindi  spetta all’insegnante riconoscere e arginare immediatamente atteggiamenti aggressivi e distruttivi, anche grazie all’aiuto dell’allievo/vittima.

Il maestro deve quindi stroncare sul nascere una competizione malsana, deve pretendere l’osservanza delle regole della sala danza, che includono il rispetto per tutti coloro che vi si trovano, insegnanti e altri allievi. Deve anche convocare i genitori dello studente bullo, se necessario, e invitarli ad agire sul comportamento del figlio o a lasciare lo studio di danza, dove non c’è spazio per cattiverie gratuite, ripicche e sciocche provocazioni.

Dal canto suo, l’allievo bullizzato deve aprirsi con il suo insegnante, denunciare i comportamenti di cui il maestro potrebbe non accorgersi proprio perché velati, e non deve mai soffrire in silenzio. La migliore difesa dal bullismo consiste quindi nel circondarsi di persone che hanno un’influenza positiva sulla nostra vita e possedere consapevolezza dei propri punti di forza.

Ma cosa succede se il bullo sei tu?

Vediamo quali sono gli atteggiamenti ‘da bullo’ che un ballerino potrebbe non rendersi conto di attuare.

Essere concentrati sui compagni più che su se stessi, e in modo negativo, è una spia importante di un problema. Guardare gli altri in sala è essenziale per migliorare, non per criticare o giudicare. Gli errori dei nostri compagni nove volte su dieci sono i nostri, quindi l’osservazione deve essere costruttiva, non distruttiva e colpevolizzante.

Isolare e far sentire intenzionalmente indesiderate alcune persone a lezione o in spogliatoio è un altro indizio di bullismo. Certo, tutti abbiamo simpatie e antipatie, ma se non facciamo segreto dell’avversione provata verso un compagno o peggio la fomentiamo con gli altri, qualcosa nel nostro comportamento non va.

Ritenersi migliori o superiori per tecnica, presenza scenica, aspetto fisico e affini non è solo un segno di bullismo, ma di imbecillità. Nessuno è perfetto, nella vita e a maggior ragione nella danza, quindi perché giudicare qualcun altro?

Esiste una regola d’oro che dovrebbe valere sempre e ovunque, sia nella danza sia nella vita sociale, e consiste in una semplice domanda: ‘Vorrei che qualcuno si comportasse con me in questo modo?’

A voi la risposta e il conseguente comportamento da adottare.

Stefania Napoli
Fotografia: Timothy A. Clary
www.giornaledelladanza.com

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