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Danzare significa abitare il proprio corpo

La danza nasce prima delle parole e sopravvive a ogni confine. È un linguaggio antico che attraversa i secoli, un gesto che si fa voce quando la voce non basta. In ogni suo passo vive un’idea semplice e potentissima: la libertà.

Danzare significa abitare il proprio corpo senza chiedere permesso. È un atto di presenza totale, un modo per affermare “io sono qui” nel ritmo del respiro e nel battito del cuore.

Quando il corpo si muove, le regole si allentano: la gravità diventa dialogo, lo spazio si apre, il tempo smette di essere una gabbia. La danza trasforma l’istante in possibilità.

In molte culture, la danza è stata – ed è – un gesto di resistenza. Dai rituali tribali alle danze popolari, dai balli nati nelle comunità oppresse alle forme urbane contemporanee, muoversi insieme ha significato preservare identità, memoria e dignità.

Quando tutto sembra negato, il corpo resta l’ultimo territorio libero. Ed è proprio lì che la danza accende la sua scintilla: nel diritto di esistere e di esprimersi.

La libertà della danza non è solo ribellione; è anche ascolto. Chi danza impara a sentire: il peso, l’equilibrio, l’aria che scorre. È una libertà consapevole, che nasce dal contatto con sé stessi.

Non c’è fuga dalla realtà, ma un incontro profondo con essa. Ogni movimento diventa una scelta, ogni pausa un significato. La danza insegna che essere liberi non vuol dire fare tutto, ma sentire davvero.

C’è poi una libertà che si crea nell’incontro. Quando i corpi dialogano, le differenze diventano armonia. La danza unisce senza uniformare: ognuno porta il proprio stile, la propria storia, il proprio limite.

In scena o in strada, in silenzio o con la musica, si costruisce una comunità temporanea dove il rispetto nasce dal ritmo condiviso. È una libertà che non esclude, ma accoglie.

Nella danza contemporanea, la libertà si manifesta come ricerca. Si esplorano nuove forme, si rompono schemi, si rifiutano definizioni rigide. Il corpo non è più solo strumento di bellezza, ma spazio di verità.

Anche l’imperfezione trova posto, perché è reale. In questo senso, la danza diventa un atto etico: afferma che ogni corpo è degno di esprimersi.

Eppure, la danza come simbolo di libertà non appartiene solo ai palcoscenici.

Vive nei gesti quotidiani: nel ballo improvvisato in una stanza, nel passo che segue una musica ascoltata per caso, nel movimento che scioglie una giornata pesante. È un promemoria silenzioso: la libertà non è lontana, è a portata di movimento.

In un mondo che spesso chiede di stare fermi, la danza invita a muoversi. In un tempo che chiede di adattarsi, la danza invita a creare.

Non promette risposte definitive, ma offre uno spazio in cui respirare, sentire e scegliere. Per questo, da sempre, la danza è simbolo di libertà: perché insegna che il corpo, quando ascoltato, sa trovare la sua strada.

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

©️ Riproduzione riservata

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