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ESCLUSIVA: La nobile arte dell’insegnamento, intervista ad Anna Maria Prina

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Anna Maria Prina, milanese, diplomata alla Scuola di ballo del Teatro alla Scala sotto la direzione di Esmée Bulnes, si è perfezionata per due anni al Teatro Bolshoi di Mosca (dove ha anche ballato in ruoli solistici) e al Teatro Marinskij di San Pietroburgo. Nel 1960 ha iniziato la sua carriera al Teatro alla Scala dove ha danzato i principali ruoli di solista del repertorio classico, neo-classico e contemporaneo nelle coreografie dei più importanti artisti tra i quali Leonid Massine, Frederick Ashton, George Balanchine, John Cranko, Roland Petit, Rudolf Nureiev. Nel 1974 il Sovrintendente Paolo Grassi, su segnalazione di John Field, la chiama alla Direzione della Scuola di ballo della Scala, istituita nel 1813, ove insegna anche classico e repertorio. Apporta determinanti cambiamenti nella didattica della Scuola tra cui la danza contemporanea, Pilates, l’istituzione del primo Liceo Coreutico in Italia e, nell’anno scolastico 1999/2000, il rilascio del Diploma della Scuola scaligera sia in danza classico-accademica sia in contemporanea. Il Ministero della Pubblica Istruzione, nel 1979, le ha rilasciato il Diploma di Maestro di 1° grado e l’abilitazione all’insegnamento per Chiara Fama. Abituale membro di giuria di importanti Esami e Concorsi, fra cui il Prix de Lausanne, il Concorso di Mosca, quello di Nagoya (Giappone), il Tanzolymp di Berlino, il concorso Vaganova (San Pietroburgo) e Ulanova (Krasnojarsk, Siberia), il concorso di Spoleto e di Beijing (Cina). Ha pubblicato libri di metodologia didattica della danza classico-accademica. Ha collaborato con Case Editrici promuovendo la Danza con testi specifici. Ha tradotto dal russo pubblicazioni di danza classica (fra cui il basilare testo di N.P. Bazarova). Collabora a enciclopedie e riviste con testi sulla Danza. Dal 1976 ha curato le coreografie per gli Spettacoli della Scuola di ballo, da lei ideati, e per Opere in scena al Teatro alla Scala e altri Teatri italiani e stranieri (Anacreonte, Andrea Chénier, Un re in ascolto, Nozze di Figaro, Falstaff e Gioconda). Ha tenuto, a partire dagli anni Settanta, Corsi per Insegnanti di danza istituendoli, poi, con Corsi per Pianisti accompagnatori al Teatro alla Scala. I Corsi sono tuttora funzionanti così come i Corsi di Propedeutica alla danza da lei più avanti istituiti. Ha ricevuto numerosi Premi e riconoscimenti per la sua meritoria attività nel campo della danza. Ha realizzato la nuova Sede della Scuola di ballo in via Campolodigiano, attiva dal 1998, ottenendo la sponsorizzazione della Fondazione San Paolo di Torino. Nell’Ottobre 2006 ha lasciato l’incarico di Direttrice della Scuola di ballo del Teatro alla Scala. 32 anni dedicati con professionalità, rigore e aperture verso il nuovo ai giovani talenti della storica Istituzione milanese. Si dedica alla diffusione della Cultura della Danza e al sostegno dei giovani, è impegnata nel sociale. Collabora attivamente con Istituzioni e Concorsi di Danza nazionali ed esteri e con magazine on line. Dal 2013-14 tiene il Corso di Formazione per Insegnanti di danza per la Regione Lombardia presso il Teatro Oscar di Milano. Il dicembre 2014 la vede interprete dello spettacolo di teatro-danza “Madame” diretto dalla coreografa contemporanea Michela Lucenti al Teatro Due di Parma. Nel maggio 2016 è stata interprete, al Teatro dell’Arte di Milano, dello spettacolo TreD: Design, Danza, Disability con la Compagnia Dreamtime.

Carissima Anna Maria, per iniziare ti chiedo di raccontarci i tuoi esordi nel mondo coreico e la tua formazione. A quanti anni hai iniziato a danzare e come hai scoperto l’amore per la danza?
Ho iniziato la Scuola della Scala a 9 anni senza conoscere né la danza né la musica. Ora mi rendo conto che mi accadde qualcosa di molto speciale. Passando per via Cusani a Milano vidi un cartellone di colore paglierino sul muro e ne rimasi attratta: una cornice arzigogolata con una imponente croce rossa in alto e all’interno della bordura un testo intitolato “TEATRO ALLA SCALA – Ammissione alla Scuola di ballo”. Allora non sapevo di cosa trattasse, ma mi attirò l’armonia di quel “quadro”. Mi fermai a leggere qualche riga e subito dissi a mia madre: “Voglio andare lì”. Mamma Rosa fece di tutto per iscrivermi. Arrivò il giorno dell’esame e con grande emozione salii le scale di via Filodrammatici 2 fino a raggiungere la sala Mazzucchelli, dove attendevano la Direttrice Esmée Bulnes e le Maestre Elide Bonagiunta e Edda Martignoni. Ci misero alla sbarra, osservarono con attenzione le nostre gambe dopo averci fatto alzare le gonne, poi ci fecero ballare in piccoli gruppi un valzer accompagnato dal pianoforte. Dopo l’esame cominciò l’attesa della famosa “cartolina azzurra” che doveva dare il responso. Finalmente ai primi di Settembre arrivò: esito negativo. Disperazione! Ma grazie all’intervento della mitica sciura Bianca (la bidella) il mio destino cambiò: lei strappò la cartolina sentenziando che le mie gambe fossero bellissime, quindi iniziai i Corsi alla Scuola di ballo. E così cominciai a fare conoscenza con la danza, ad appassionarmi e ad amarla. Gli otto lunghi anni di Scuola passarono presto grazie al mio impegno, agli insegnamenti dei valorosi Maestri e all’appassionante partecipazione ad Opere e Balletti del Teatro alla Scala. Tutto era molto eccitante e i personaggi con cui venivo a contatto mi stimolavano in continuazione. Nel 1960 mi diplomai e fui assunta nel Corpo di ballo del Teatro.

Qual è stata la grande occasione che ti ha condotto a diventare, per ben 32 anni, la direttrice della Scuola di Ballo del Teatro alla Scala?
Ero nel Corpo di ballo, allora diretto da Sir John Field, e danzavo spesso ruoli di solista. Il mio lavoro mi piaceva molto anche se, dopo il perfezionamento a Mosca e San Pietroburgo negli anni ‘60, mi ero appassionata all’insegnamento e mi sarebbe piaciuto poter trasmettere ad altri gli straordinari insegnamenti ricevuti. Un giorno Mister Field mi convocò e mi fece un sacco di domande inerenti la mia professione e il mio futuro, in particolare volendo chiarire se avessi voluto fare la coreografa: il mio NO fu deciso. Dopo poco fui chiamata da Paolo Grassi, allora illuminato Sovrintendente, che mi annunciò di avermi nominata, in accordo con Mister Field, Assistente del Maestro. Sarei dovuta partire per fare un giro di alcuni mesi nei più grandi Teatri del mondo per capire come funzionava l’organizzazione e la gestione di un teatro. Al ritorno dal viaggio lavorai per qualche mese con John Field per la Scuola (di cui era infelice direttore) e per il Corpo di ballo. Lavorare con lui mi piaceva: era una persona corretta, competente, garbata e ci intendevamo bene. Ma il suo stile british poco si accordava con il modo di fare italiano… Così una sera di fine Agosto 1974 fui chiamata dal dottor Grassi che mi annunciava le dimissioni di John Field e il passaggio dello scettro a me. Presi in mano la Scuola scaligera con grande emozione e senso di responsabilità e non senza polemiche da parte di alcuni (ero piuttosto giovane). Il lavoro si presentava faticoso e complicato, ma io ero determinata a farcela e desiderosa di attuare miglioramenti.

Come hai vissuto il passaggio da ballerina a maestra di danza?
Benissimo! Era qualcosa a cui pensavo da qualche tempo, anche se sinceramente non mi aspettavo che questa possibilità arrivasse, tanto meno così presto. Ero ormai molto innamorata anche dell’insegnamento della danza, quindi accettai l’incarico con gioia e con un pizzico di angoscia per la pesante eredità (dei grandi Maestri del passato) che mi accingevo a sostenere. La voglia di migliorare, la mia grinta e determinazione, la conoscenza e la passione per la Danza mi hanno guidato in questa impresa di Direzione. Da subito ho cercato di mantenere una visuale aperta sul mondo con studi e aggiornamenti costanti e come Direttrice della Scuola ho saputo tessere legami con scuole e teatri esteri in modo da innescare proficui scambi.

La differenza tra l’essere una brava interprete e una brava insegnante?
C’è un mondo in mezzo! E pochi danzatori lo vogliono capire … Aver ballato su prestigiosi palcoscenici e interpretato bene un ruolo non significa sapere e potere insegnare. Un danzatore intelligente potrebbe tenere una lezione ai professionisti, ma insegnare ai giovani è molto diverso. Oltre ad una naturale predisposizione verso l’insegnamento, sono necessarie basi pedagogiche e tecniche, occorre conoscere la metodologia della danza, l’anatomia, sapersi comportare con l’allievo durante la lezione. Più di tutto, è fondamentale essere curiosi, aggiornarsi costantemente, mettersi in discussione ed applicarsi per trovare una soluzione adatta per ogni tipologia di allievo.

Tu hai appreso, adorato ed introdotto il metodo Vaganova, tra i più seguiti oggigiorno; ci descrivi cosa ha significativamente apportato ed innovato nel mondo della danza classica accademica?
Il metodo Vaganova è il metodo Cecchetti ampliato, attualizzato e reso ancora più danzante – per ammissione della stessa Vaganova. Lei ha codificato in modo chiaro e concreto l’insegnamento della danza accademica. La sua precisione nell’indicare i muscoli da attivare e la suddivisione musicale è unica. Innovazione altrettanto importante è stata l’introduzione dell’épaulement. Il metodo Vaganova costituisce la solida base per ogni tipo di stile di danza. Parlo di stile, poiché a mio avviso, e non solo mio, tutto quello che è arrivato dopo, fino ai giorni nostri, è un qualcosa che si aggiunge alle regole di Cecchetti e Vaganova. La metodologia di studio che ho introdotto alla Scuola della Scala nel 1975 era la base sicura del metodo Vaganova rivisto e corretto per i fisici italiani del tempo, ovvero corpi non molto dotati. Inoltre, durante la mia Direzione, esigevo la revisione costante della modalità di esecuzione dei passi secondo la tendenza del periodo nelle varie compagnie internazionali: in questo modo gli allievi non si sarebbero presentati alle audizioni impreparati. Quello che non ho mai accettato e inserito è il cosiddetto overcrossing americano, modo di eseguire che può essere adottato solo da veri professionisti.

A proposito di Russia, che ricordi hai dei tuoi anni di perfezionamento trascorsi a Mosca e San Pietroburgo ?
Ricordi straordinari e certamente indimenticabili. L’esperienza che ho vissuto negli anni Sessanta è stata per me un arricchimento che ha segnato il futuro della mia vita professionale e mi ha insegnato cosa sono l’amicizia e la solidarietà. Ho conosciuto e lavorato con tutti i più grandi artisti e Maestri dell’epoca. Alcuni, come per esempio Vladimir Vasiliev e Iuri Grigorovich, sono ancora attivi. Fra gli altri, posso citare meravigliosi danzatori come Ekaterina Maximova, Natasha Bessmertnova, Maia Plisezkaya, Nikolai Fadeecev, Maris Liepa e i Maestri Vera Vasilieva, Galina Ulanova, Marina Semionova, Elisaveta Gerdt, Olga Iordan e ultimo ma non ultimo Asaf Messerer. A loro va la mia eterna gratitudine, così come a Rosa, la mamma russa (nostra interprete) che per molti anni ha assistito gli allievi della Scala a Mosca, e ai miei amici russi che mi hanno accolta come una di loro. Di Mosca ricordo le serate trascorse a teatro, dove ogni sera potevo assistere a un balletto del Bolshoi con interpreti diversi, a spettacoli di prosa al Teatro Taganka diretto da Iuriy Liubimov, di marionette al Teatro di Obrastzov. A tavola non mancavano vodka e caviale in casa di amici che soltanto per me imbandivano cene meravigliose. Alla fine riuscivamo anche a far volare i piatti per terra, tanto eravamo presi dalla spiegazione dei vari passi! Ricordo anche bellissime passeggiate notturne sulla Piazza Rossa, gite nelle campagne russe nelle dace di amici e Maestri, visite ai Musei. Anche a Leningrado (ora San Pietroburgo) ho vissuto un’esperienza gratificante, trascorrendo alcuni mesi con la mia Maestra Galina Kekisheva, e avendo l’onore di studiare con Natalia Dudinskaiya, moglie di Costantin Serghieiev allora Direttore del Corpo di ballo del Marinskiy (fu Teatro Kirov). Erano i tempi di Alla Ossipenko, Gabriela Komleva, Alla Shelest, Yuriy Soloviev e dei giovani Mikhail Barishnykov e Galina Mesentzeva. Un concentrato di talenti e personalità straordinarie. Infine, mi piace citare le mie compagne del primo anno di scambi culturali fra la Scala e il Teatro Bolshoi: Liliana Cosi, Franca Merla, Luciana Pastore e Luciana Savignano.

Quali sono i momenti più importanti ed emozionanti della tua carriera, quelli che hanno determinato una svolta nella tua vita professionale e anche nella tua crescita interiore?
Potrei raccontare tanti avvenimenti salienti, ma qui ne cito brevemente alcuni.
– Il mio debutto sul palcoscenico della Scala a 9 anni come chierichetto nella Tosca, poi nel 1955 nella Cenerentola di Alfred Rodrigues;
– fare le prove di Sagra della Primavera nel 1958 con l’allora Maitre de ballet Ugo Dell’Ara;
– la prima volta che la mia Direttrice Esmée Bulnes mi disse “brava”. Ero già all’8° corso;
– lavorare, ancora allieva, con Leonid Massine, George Balanchine, Roland Petit, Sir Frederick Ashton;
– le prove a Mosca con Yuriy Grigorovich e la prima volta che ho ballato in un ruolo solistico al Bolshoi – accolta con un fragoroso applauso – nel 1964: sulla locandina era scritto, accanto al mio nome, ITALIA!
– l’incontro con Paolo Grassi, che mi ha regalato la sua fiducia, i suoi consigli e la sua stima tanto da nominarmi Direttrice della Scuola di ballo del Teatro alla Scala;
– ideare e realizzare, per la prima volta alla Piccola Scala, lo spettacolo didattico “Incontro con la Danza” rivolto alle scuole;
– l’apertura del primo Liceo Coreutico in Italia, di cui fui l’appassionata promotrice (fu poi chiuso per motivi politici);
– l’entusiasmante esperienza della realizzazione della Sede della Scuola di ballo in via Campolodigiano: ho seguito il progetto fin dall’inizio con l’architetto Daniela Pietroboni e l’ingegner Giorgio Ceruti e con il costante supporto del dottor Vittorio Foroni Lo Faro del S. Paolo di Torino;
– lo spettacolo per i 180 anni della Scuola di ballo, una festa bellissima con allievi, Maestri, Corpo di ballo, danzatori étoile ed ex danzatori tutti usciti dalla Scuola e con i loro partner. Fu una fatica particolarmente gratificante poiché avevo appena subìto una operazione, di cui pochissimi erano a conoscenza, e ho dimostrato a me stessa forza d’animo e fisica;
– l’occasione unica di poter lavorare con Nureyev come ballerina (nel 1966 ha creato per me il ruolo della Fata dei lillà nella Bella addormentata) e poi come direttrice della Scuola. Per me è stato di grande insegnamento soprattutto per la sua dedizione allo studio e alla ricerca del particolare.
Per me sono stati preziosi ed emozionanti ogni lezione, ogni spettacolo, ogni colloquio con genitori e allievi, ogni incontro con gente famosa e non. Che dire poi dello staff della Scuola di ballo scaligera? Era davvero coinvolgente costruire con loro! Ci vorrebbe un romanzo per raccontare tutto…

Quali sono i ruoli che hai prediletto da ballerina?
Non essendo stata prima ballerina né étoile, i miei ruoli solistici e di Corpo di ballo preferiti sono stati quelli nei balletti di George Balanchine e Roland Petit. Ho tuttora una particolare ammirazione e stima per Mister B, che trovo un genio assoluto, adoro la sua musicalità! Fui scelta da lui per una parte solistica quando ero ancora in Scuola. Con Roland Petit, invece, ho cominciato a lavorare a 16 anni. Mi appariva un po’ strano, ma di grande fascino e personalità. Sono ancora oggi una sua grande ammiratrice!

Tutti gli allievi che hai cresciuto e le persone con cui hai lavorato ti adorano e ti stimano. Che cosa ti rende così amata e a volte anche temuta?
Il mio ruolo di Direttrice richiedeva un certo tipo di comportamento che ovviamente non poteva piacere a tutti. Non si può e non si deve piacere a tutti quando si hanno delle responsabilità e bisogna prendere decisioni. A qui tempi ero severa ed esigente, come lo era Nureiev che pretendeva oltre il massimo da sé stesso e dagli altri. Ho allevato decine, centinaia di ragazze e ragazzi e la maggioranza – incluso chi è stato bocciato – ha riconosciuto che l’educazione e la disciplina impartite sono loro servite per la vita. Chi mi ha amato come Direttrice ed insegnante e mi stima ancora, ha compreso che la mia severità era accompagnata dalla mia gentilezza d’animo, da generosità spontanea e da una forte empatia verso i giovani.

La maggior parte dei tuoi allievi alla Scala sono diventati, in seguito, celebri ballerini, due su tutti Roberto Bolle e Massimo Murru. Che ricordi hai di loro da allievi?
Ho dei bellissimi ricordi! Erano due allievi studiosi e disciplinati, ognuno con la propria personalità, ma ambedue timidi, riservati e diligenti. La fisicità di Roberto era prorompente, mentre Massimo era più esile e delicato. Devo dire che ambedue sono stati seguiti con particolare cura da tutti i Maestri e da me poiché le loro capacità, assai diverse fra loro, furono da subito evidenti. Ora Roberto è la rock star della danza e Massimo è felicemente diventato Maitre al corpo di ballo della Scala!

Immagino tu abbia avuto tanti contatti con il bel mondo della cultura, non solo protagonisti del balletto… Quali sono stati gli incontri più fortunati, in questo senso, e anche gratificanti?
Durante la mia carriera ho lavorato con tanti artisti, registi, cantanti, scenografi, direttori d’orchestra, scrittori e pittori. Difficile estrapolare dalla memoria quello che più mi ha colpito, poiché tante sono le persone che ho avvicinato e con cui ho avuto rapporti. Potrei dire che da giovane mi hanno segnata artisticamente Margherita Walmann e Nicola Benois. Il M° Giampiero Tintori, che fu lo storico direttore del Museo Teatro alla Scala, ha contribuito non poco alla mia cultura e alla mia formazione. Il Sovrintendente della Scala Antonio Ghiringhelli che ha contribuito fattivamente e di persona alla ricostruzione della Scala e ha avuto il merito di istituire gli scambi Scala-Bolshoi negli anni Sessanta. Lo svizzero Philippe Braunschweig, uomo di cultura e fondatore con la moglie Elvira Kremis (ballerina e pittrice) del Prix de Lausanne, mi ha insegnato il buon senso, la capacità decisionale veloce e la comprensione degli altri mantenendo le distanze. Che dire di Giorgio Strehler! Assistere alle sue prove era come aprire un prezioso libro di Teatro; ho fatto anche coreografie in opere da lui dirette ed era sempre un’esperienza unica, soprattutto quando si misurava con il M° Riccardo Muti!

Un tuo ricordo personale di Paolo Grassi, fondatore con Giorgio Strehler del Piccolo Teatro e Sovrintendente alla Scala durante la tua nomina alla direzione della Scuola di Ballo?
Ho conosciuto Paolo Grassi nelle vesti di Fondatore del Piccolo Teatro e di Sovrintendente alla Scala. Uomo di grande cultura teatrale ed equilibrio, aveva preso le redini del Teatro alla Scala in un momento di grande cambiamento e aveva dovuto gestire situazioni complicate specialmente con i Sindacati. Era un uomo retto che non accettava scorrettezze. Ha dovuto subire parecchie critiche, anche dal suo partito politico, per la sua determinazione, capacità decisionale e a volte inflessibilità. Al contempo era dotato di umiltà perché se non conosceva bene qualcosa o qualcuno chiedeva il parere di esperti. Data la sua estrazione teatrale ha mantenuto la tradizione innovando. Sicuramente è stato il miglior Sovrintendente post Ghiringelli.

(fine prima parte)


Michele Olivieri
Foto: Yulia Maksimova / Franco Covi
www.giornaledelladanza.com

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