
Il balletto classico preferito?
Adoro tutti i balletti classici molto drammatici, ma il mio preferito è sicuramente L’Histoire de Manon di Kenneth MacMillan.
Il balletto contemporaneo prediletto?
Sicuramente Playlist di William Forsythe.
Il Teatro del cuore?
Ho avuto l’onore di ballare al Teatro alla Scala quando ero in Accademia e per me resterà sempre il mio teatro del cuore.
Un romanzo da trasformare in balletto?
Il rosso e il nero di Stendhal perché il romanzo è un avvicendarsi di eventi drammatici, avventurosi e passionali.
Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto?
Le pagine della nostra vita è la storia perfetta. Potrebbe essere la nuova versione di Romeo e Giulietta ma ambientato negli anni ‘40.
Il costume di scena indossato che hai preferito?
Il costume che ho indossato allo YAGP per la variazione di Albrecht, indossato da Julio Bocca.
Quale colore associ alla danza?
Mi viene in mente il bianco. Per citare Martha Graham, “La danza è il linguaggio nascosto dell’anima” e l’anima per me è segno di purezza che associo al bianco.
Che profumo ha la danza?
Ha il profumo di camelia perché è un fiore dal sentore dolce, delicato, raffinato ed elegante. È un fiore antico che ricorda amori e passioni di altri tempi.
La musica più bella scritta per balletto?
Romeo e Giulietta di Prokofiev ha tutto. Perché è un’alternanza tra passionalità romantica e tragicità travolgente.
Il film di danza irrinunciabile?
Non posso che citare Billy Elliot, visto che ho cominciato a ballare proprio dopo averlo visto.
Due miti della danza del passato, uomo e donna?
Mikhail Baryshnikov per la sua tecnica eccezionale e Alessandra Ferri per la sua incredibile capacità interpretativa in ogni ruolo.
Il tuo “passo di danza” preferito?
Mi piacciono in generale tutti i salti e i giri quindi scelgo un passo che ha entrambi. I famosi tour en l’air che mi fanno provare leggerezza e potenza allo stesso momento.
Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico?
Basilio, con la sua spiritosaggine, astuzia ma anche con il suo romanticismo.
Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica?
È difficile sceglierne uno, ma forse direi George Balanchine. Non è facile riuscire ad arrivare al pubblico con scenografie, costumi e stile coreografico così minimalisti.
Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti?
Le chiedere ispirazione per essere più leggero sul palco.
Tre parole per descrivere la disciplina della danza?
Eleganza, libertà e anima.
Come ti vedi oggi allo specchio?
Vedo i sogni del bambino di cinque anni che si stanno realizzando nel corpo di un uomo con dei muscoli sempre più armoniosi e una luce negli occhi di chi ha la stessa passione di quando ha iniziato.
Michele Olivieri
www.giornaledelladanza.com
© Riproduzione riservata
Giornale della Danza La prima testata giornalistica online in Italia di settore