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Intervista a Julien Favreau: nuovo direttore artistico del Béjart Ballet Lausanne

 

Julien Favreau ha studiato danza classica e contemporanea presso la “National Dance School” di La Rochelle sotto la direzione di Colette Milner. Nel 1994, è entrato a far parte di “Ecole-Atelier Rudra Béjart Lausanne”, poi è entrato a far parte della compagnia “Béjart Ballet Lausanne” nel 1995. Maurice Béjart ha creato ruoli importanti per lui, in particolare in “Zarathoustra, le chant de la danse”, “L’Amour-la Danse”, “Elton Berg ou La Route de la Soie”. Gli affida diversi ruoli principali, tra gli altri in “Le Sacre du Printemps”, “Serait-ce la Mort?” e “La Flûte enchantée”. Negli anni assume ruoli importanti in “Boléro”, “Light”, “Le Concours”, “Suite Barocco” e “Le Marteau sans maître”. Nel 2006 ha ricevuto il “Prix des Etoiles de Ballet 2000” a Cannes e, nel 2012, il “Premio Positano Leonide Massine per la danza”. Nel 2018 ha danzato il “Boléro” di Maurice Béjart sul palcoscenico del Teatro alla Scala di Milano. Nel febbraio 2024 Favreau è stato nominato Direttore Artistico del Béjart Ballet Lausanne”.

Congratulazioni Julien! Con questa nomina si chiude in qualche modo un cerchio: sei entrato nel mondo di Béjart da allievo ed oggi giungi alla Direzione artistica del “Béjart Ballet Lausanne”. Quali sono le tue sensazioni, le tue emozioni e se ti riguardi indietro come è stato questo percorso legato ad uno dei nomi più leggendari della coreografia internazionale?

La mia nomina è arrivata all’improvviso e inaspettatamente. In fondo speravo di avere un ruolo nel futuro della compagnia ma non immaginavo che mi avrebbero offerto la direzione artistica. Ho conosciuto Maurice Béjart quando avevo 16 anni, oggi ne ho 46. Mi sono sempre sentito a casa al BBL, per questo ho trascorso qui tutta la mia carriera. Lo stile, il pensiero, lo spirito di Maurice corrispondevano e corrispondono tuttora alla danza che ho sempre desiderato fare. Ho imparato, sono cresciuto con il Maestro, come una creatura con il suo creatore. Sono emozionato, eccitato e motivato nel guidare la Compagnia, ma è soprattutto il poter trasmettere la mia esperienza e la mia conoscenza a nuovi ballerini ciò che mi entusiasma maggiormente.

 

A tuo avviso quanto e come è cambiato il mondo della danza… se pensiamo ai Balletti Russi con Nijinsky e Diaghilev fino alla grande stagione di Maurice Béjart?

La danza ovviamente si è evoluta ma sono soprattutto i ballerini ad essere ora più forti, più versatili, più efficienti. I loro corpi sono cambiati e usano influenze diverse, stili diversi, che integrano attentamente nel mondo del balletto. Anche il linguaggio coreografico si evolve e propone ormai spettacoli completi. Béjart ha ampiamente contribuito a questi sviluppi con le sue creazioni, a volte maestose e altre più intime. Mi piacciono queste differenze, questi contrasti… Petipa, Diaghilev, Béjart, Bausch, Ek …sono tutti ormai dei classici della nuova generazione di coreografi.

Quale saranno i tuoi obiettivi primari e le tue linee guida nel ruolo di Direttore del BBL?

Il mio primo obiettivo è mantenere in vita il BBL e i suoi ballerini. Voglio rimettere in scena i balletti del repertorio che sono stati un po’ messi da parte. I successi di Béjart sono e rimarranno in cartellone ma si aggiungeranno altre coreografie meno conosciute, a volte all’avanguardia. Adoro Ballet for Life su musiche dei Queen tanto quanto Mallarmé III su musiche di Boulez. Il repertorio lasciato da Maurice è ampio, vario, ricco e colorato. Oltre a ciò, voglio invitare coreografi che metteranno in risalto i ballerini del BBL e presenteranno le loro creazioni anche all’estero, non solo a Losanna.

 

Prevedi collaborazioni con coreografi esterni per le future produzioni?

È ufficialmente passato un mese da quando ho assunto l’incarico di direttore artistico e ho già ricevuto otto proposte di collaborazione. A giugno a Losanna presenteremo due creazioni: “Amleto” di Valentina Turcu e “Rapsodia in blu” di Giorgio Madia. Poi penserò alla prossima stagione.

 

Pensi anche di creare personalmente qualche coreografia o vuoi concentrarti solo nel ruolo di Direttore artistico?

Non sono un coreografo e non voglio esserlo. Al momento devo ancora ballare alcuni ruoli come Boléro e Ballet for Life, ma presto vorrei dedicarmi esclusivamente alla direzione artistica e anche alla trasmissione del repertorio di Béjart.

 

Continuerai ancora a danzare con la compagnia oltre a dirigerla?

Ballerò presto il “Boléro” in Cina, Losanna e Tokio ma saranno sicuramente le ultime volte. Nel dicembre 2024 danzerò “Ballet for Life” a Losanna per dare il mio addio alle scene.

 

Come ti piacerebbe definire e improntare il tuo lavoro con i ragazzi che da colleghi oggi diventano i “tuoi ballerini”?

Tutto accade naturalmente Michele… Essendo al BBL da quasi 30 anni, non esito ormai da tempo a condividere con i ballerini la mia esperienza con Maurice. Le parole, le immagini, i riferimenti, i dettagli, i sapori… Tutto quello che ho visto, letto o sentito. Adesso lo faccio ancora di più, con passione e rispetto, sempre!

 

Hai ballato tutto il repertorio di Béjart, quanto conterà nella programmazione mantenere vivo il suo ricordo e il suo lavoro per le future generazioni?

Il BBL resta il miglior strumento per mantenere vivo il lavoro di Maurice Béjart. Il team artistico, i miei assistenti, hanno lavorato tutti a fianco del Maestro. Questo è un patrimonio importante ed è quindi insieme che trasmettiamo le nostre conoscenze ai nuovi ballerini. Il nuovo pubblico, i giovani, devono scoprire e conoscere ciò che fa parte della storia della danza.

 

Hai ancora un sogno nel cassetto o con questa nomina hai raggiunto la realizzazione artistica completa?

Prendo questo incarico come un dono, un’opportunità, una missione per la quale mi sento legittimato e nella quale metterò tutta la mia energia e la mia passione. Prendo le cose come vengono, giorno per giorno. Penso al futuro, ma al futuro del BBL.

 

Michele Olivieri

Foto: © Anoush Abrar

www.giornaledelladanza.com

 

 

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